TIU: partite truccate anche tra le esibizioni

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TIU: partite truccate anche tra le esibizioni

La Tennis Integrity Unit ha ricevuto 24 segnalazioni di scommesse sospette durante le esibizioni post-lockdown

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Lo stop del tennis agonistico ha precluso ai giocatori le entrate economiche provenienti dai tornei e se a inizio pandemia alcuni, più o meno scherzosamente, avevano iniziato a offrire le loro competenze come allenatori, altri invece hanno trovato modi alternativi per battere cassa. Ma, a quanto pare, tutt’altro che legali. Da diverse settimane ormai in giro per il mondo si stanno svolgendo svariate esibizioni e se alcune di esse ricevono grande attenzione mediatica (come l’Adria Tour e l’Ultimate Tennis Showdown), altre si svolgono lontano dalle telecamere e a prendervi parte sono tennisti sconosciuti ai più. Questi eventi purtroppo non sono esenti da fenomeni di corruzione ed è ancora una volta la Tennis Integrity Unit a dare l’allarme.

L’organizzazione che si occupa delle indagini sulle partite truccate ha infatti annunciato di aver ricevuto 24 segnalazioni di scommesse sospette tra aprile e giugno 2020; le scommesse sospette di solito richiedono ulteriori indagini e possono indicare partite truccate o scommesse interne tra giocatori. “Le scommesse sospette sul tennis durante la pausa sono un chiaro indicatore del fatto che le persone corrotte sono rimaste attive e questo rischia di aumentare la loro attività quando il tennis professionistico riprenderà” si legge su un comunicato della TIU, la quale ha ricevuto queste informazioni dalle agenzie di betting che offrivano la possibilità di scommettere sulle partite.

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WTA Doha: la giornata degli sgambetti. Fuori Rybakina, Wang e Bencic

Siegemund vince in due tie break una dura lotta con la kazaka, la cinese e Belinda travolte da Pegula e Keys. Avanti anche Jabeur e Pavlyuchenkova

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Scossoni un po’ più sonori nella seconda giornata di gare a Doha. Merito delle partecipanti giunte dalle qualificazioni, in buona parte: Laura Siegemund e Jessica Pegula, uscite dal setaccio del pre-torneo, hanno battuto contro classifica Elena Rybakina e Qiang Wang. Fa particolarmente scalpore la precoce eliminazione della kazaka, la quale, giusto un paio d’anni fa, si era prodotta in una performance d’eccezione in Medio Oriente. Due tie-break e due ore e mezza di gioco hanno invece spedito al secondo round contro Vika Azarenka la riccioluta fantasista di Filderstadt, alla quale il punteggio finale va persino un po’ stretto. Al solito molto intelligente nel scegliere dall’arsenale le variazioni più nocive per i potenti cannoni delle avversarie, Laura ha mandato a lungo fuori giri la collega lucidando il drop shot e imponendo continui cambi di ritmo, che le hanno garantito un break di vantaggio tanto nel primo quanto nel secondo set.

Comunque decisa a giocarsi le proprie chance al meglio, Elena ha rimontato in entrami i casi, arrivando addirittura a set point nel tie break della prima frazione, prima che il rovescio l’abbandonasse nei due punti che l’hanno invece consegnata all’avversaria. Nella seconda, ancor più tortuosa, la numero ventitré WTA ha annullato un match point sul cinque-tre e un altro sul cinque quattro forzando un nuovo decider, stavolta perdendolo con poche attenuanti. Lo sgambetto inflitto da Siegemund è stato il secondo di giornata, preceduto di pochi minuti dallo scherzo, in realtà piuttosto atteso, fatto da Jessica Pegula a Qiang Wang. La classifica diceva Cina, ma se upset è stato, lo è stato solo sulla carta. La cinese è in crisi, nel 2021 la bilancia dice 2-6 laddove sei non sono le vittorie, mentre Pegula è una giocatrice tra le più in forma del circuito, per giunta corroborata dal clamoroso quarto di finale strappato all’Australian Open. I bookies, che difficilmente sbagliano, davano Jessica nettamente favorita, e Jessica ha rispettato tali favori, cedendo quattro game in una passeggiata durata meno di un’ora: vedremo se la nuova potenziale diva del circuito avrà vita altrettanto facile con l’insondabile Aliona Ostapenko nel prossimo turno.

Detto che l’avversaria di Karolina Pliskova, attesa domani all’esordio nel torneo, sarà la scintillante Ons Jabeur che ha spianato la malcapitata Anna Blinkova, il match più atteso era quello tra Bencic e Keys, le quali, non si sa se più per demeriti di Belinda o per meriti di Madison, hanno finito per deludere alquanto le speranze suddette. Forse ancora condizionata dal jet-lag australe e dalla finale di Adelaide ceduta a Iga Swiatek, la svizzera ha ceduto in poco più di un’ora raccogliendo la miserie di cinque giochi. La ventiseienne da Rock Island, alla prima partita dopo il Roland Garros autunnale, ha mostrato invece una forma che non le sospettavamo: probabile l’abbia aiutata un’avversaria in versione fantasma, ma ha spinto bene e convinto alquanto: chissà che questo non possa essere anche il suo anno, dopo un periodo complicato così lungo.

 

Risultati:
[Q] L. Siegemund b. E. Rybakina 7-6(7) 7-6(5)
[Q] J. Pegula b. Q. Wang 6-3 6-1
O. Jabeur b. A. Blinkova 6-2 6-2
A. Pavlyuchenkova b. Kr. Pliskova 6-2 6-3
M. Keys b. [6] B. Bencic 6-4 6-1
S. Zheng vs [LL] M. Do

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ATP Rotterdam: avanti Rublev e de Minaur, Khachanov elimina Wawrinka

Rublev non brilla contro il qualificato Giron ma vince in due set, il suo connazionale rischia poco contro Stan. L’australiano e Chardy vincono due derby

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Il martedì di Rotterdam si apre con il derby australiano tra Alex de Minaur e John Millman che rispetta il pronostico. Come nell’unico precedente, la vittoria di de Minaur arriva in due set, questa volta per 6-1 6-4, con dieci game consecutivi conquistati dal ventitreenne di Sydney fino a 4-0 del secondo set, quando Millman inizia la rincorsa che lo porta in pareggio nel parziale, prima di cedere definitivamente. A John non ha particolarmente giovato quel 45% di prime in campo, peraltro trasformandone meno della metà, a fronte di una prima avversaria ben più efficace. Ma, in generale, è complicato battere uno che contrattacca e corre meglio di te se non hai le armi per variare o per sfondarlo. Non solo complicato, ma sembra quasi che tu sia lì per fargli fare bella figura, come nel punto da 44 colpi, chiuso sì da Demon in un modo che avrebbe meritato la folla sugli spalti, però con grosso merito di John che, con l’altro per tre volte consecutive a scodellare recuperi in spaccata, non schioda i piedi dalla linea di fondo per andare a chiudere con una volée facile anche per… Ma non tiriamo in ballo gli assenti.

Dopo un primo set equilibrato, Andrey Rublev dilaga nel tie-break e fa suo anche il secondo parziale contro il qualificato statunitense Marcos Giron. È la sedicesima vittoria consecutiva per Rublev a livello di ATP 500: nella seconda parte della scorsa stagione, infatti, il ventitreenne moscovita ha alzato i trofei ad Amburgo, San Pietroburgo e Vienna. Non che questa stagione sia iniziata male, con una sola sconfitta, ai quarti dell’Australian Open, dopo l’en plein in ATP Cup. Al prossimo turno lo aspetta Andy Murray che, pur in grado di girare il match contro un ottimo Haase lunedì, avrà bisogno di più continuità e attenzione per avere possibilità di giocarsela.

 

È un brutto Stan Wawrinka quello che viene sconfitto in due set da Karen Khachanov. Una prima su due in campo per Stan, che sbaglia tanto all’inizio e, se salva il servizio di apertura, capitola al turno successivo. Karen annulla due opportunità consecutive del rientro al sesto gioco, ma Wawrinka continua a essere impreciso, cosa evidente soprattutto nei punti pesanti o quando sta comandando lo scambio, e il set va in archivio per 6-4.
Khachanov gioca un buon match e sfrutta molto meglio la risposta sulla seconda, ma, se vince dei punti remando in difesa, c’è qualcosa che non va dall’altra parte della rete. Se ne va con uno smash sbagliato l’occasione svizzera per il 15-40 in quel secondo gioco dove arriva comunque a un’inutile palla break, l’unica del set. È ancora 15-30 quando affossa una risposta di dritto sulla seconda russa. Nessuna sorpresa all’undicesimo gioco quando sbaglia tutto mandando l’altro a servire per il match, missione oggi fin troppo possibile per Khachanov. Per lui, al prossimo turno, la sfida inedita contro il qualificato Cameron Norrie, mancino britannico dallo stile “personale” e dalla mite velocità di palla, ma che difficilmente commetterà i 30 non forzati odierni di uno Stan ancora alle prese con gli strascichi del Covid-19. Chardy salva due match nel terzo set nel derby contro Humbert prima di chiudere al tie-break decisivo.

In serata, non prima delle 19.30, esordirà il secondo favorito del tabellone Stefanos Tsitsipas contro Egor Gerasimov, esentato speciale in virtù della semifinale raggiunta la settimana scorsa a Montpellier, dimostrando di essersi rialzato senza conseguenze dopo che a Melbourne gli era passato sopra un Karatsev.

Risultati:

A. de Minaur b. Millman 6-1 6-4
[4] A. Rublev b. [Q] M. Giron 7-6(1) 6-3
K. Khachanov b. [8] S. Wawrinka 6-4 7-5
[SE] E. Gerasimov vs [2] S. Tsitsipas
B. Coric vs [WC] B. Van de Zandschulp
H. Hurkacz b. A. Mannarino 6-3 7-6(6)
[Q] J. Chardy b. U. Humbert 4-6 7-6(5) 7-6(4)

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Ivanisevic: “Il titolo all’Australian Open di Djokovic è il più dolce di tutti”

Secondo il croato “Nole è semplicemente il più forte di tutti e le persone faticano ad ammetterlo”. Difficile un rientro in campo a Miami: “Preferisco sia al 100% per la terra rossa”

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Marian Vajda, Novak Djokovic e Goran Ivanisevic a Wimbledon 2019 (foto Facebook)

Nel 18esimo titolo Slam di Nole Djokovic (nono in Australia) c’è lo zampino di Goran Ivanisevic. Da quando il croato ha iniziato a seguire Djokovic a Wimbledon 2019, il numero uno del mondo non solo ha messo in saccoccia tre titoli dello Slam, ma ha anche migliorato in maniera evidente il servizio. Senza una resa così solida della battuta, avrebbe avuto tante difficoltà in più a superare il terzo turno contro Fritz, il giorno in cui si infortunò al muscolo obliquo e la spuntò in cinque set. La chiave era servire bene e attaccare, come ha lui stesso dichiarato, dal momento che non riusciva a stare a lungo nel palleggio per via del dolore.

Per tanti motivi dunque la vittoria a Melbourne nell’edizione 2021 è la più dolce di tutte” secondo Ivanisevic, intervistato da Sasa Ozmo. “Probabilmente Novak non sarà d’accordo e direbbe quella al Roland Garros 2016 o il primo Wimbledon. Ma per me, dopo un anno in cui è stato distrutto dai media in tutti i modi possibili… è una bella sensazione. Dopo 42 giorni in Australia, la quarantena, l’infortunio, il pubblico che se ne va nel bel mezzo della partita, l’atmosfera triste in alcuni giorni, alla fine è arrivata la prestazione perfetta in finale”.

Come detto, Novak non ha mai servito bene come nell’ultimo Slam giocato e gran merito va dato a Ivanisevic, che però si limita a dire che ha solo “cercato di portare un atteggiamento positivo e tenerlo rilassato. Avevamo i nostri giochi da tavolo e Nole non doveva pensare all’infortunio”. Il calendario del serbo però subirà dei tagli d’ora in poi: da lunedì deterrà il record di settimane in cima al ranking ATP (311) e (a detta sua) si concentrerà solo sugli Slam e giocherà meno tornei, anche nell’immediato: “Negli ultimi anni in realtà non ha mai giocato un sacco di tornei. Non penso che ci si possa concentrare solo sugli Slam perché ci vuole una buona preparazione per entrare in un Major. Al momento non c’è alcuna fretta per rientrare. L’unico torneo che potrebbe giocare prima della stagione su terra è Miami. Preferirei vederlo al 100% sulla terra rossa per provare a vincere un altro titolo al Roland Garros“.

 

Tornando sul trionfo australiano, ormai celebrato in tutte le salse, secondo Ivanisevic Djokovic è semplicemente più forte di chiunque altro e le persone hanno difficoltà ad ammetterlo. Non ho mai incontrato qualcuno che sia una roccia come lui a livello mentale. Mentalmente è uno degli atleti più forti del mondo, non solo nel tennis”. Tuttavia ha avuto dei problemi a superare quanto era accaduto durante l’estate, soprattutto la squalifica dallo US Open. Difficoltà che sono tutte emerse nel finale di stagione e nella finale del Roland Garros, in cui è stato schiacciato da Nadal.

Non riusciva a togliersi di dosso ciò che era successo nei mesi precedentiha detto Goran. “Ciò che è successo a New York è stato uno shock. Non voglio nemmeno parlare della finale di Parigi, dove non è quasi sceso in campo, mentre Nadal è stato eccellente. In Australia aveva nuove energie. Difficilmente se incontrerà Nadal in finale a Parigi andrà come l’ultima volta. In quella finale non era mentalmente pronto a stare in campo anche per 15 ore pur di battere Nadal. Sbagliava le scelte e accorciava troppo i punti”.

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