Massimo Sartori: "Sinner ascolta e non parte mai con il dubbio. L'ostacolo di Quinzi è il passato"

Interviste

Massimo Sartori: “Sinner ascolta e non parte mai con il dubbio. L’ostacolo di Quinzi è il passato”

Il coach di Seppi e Cecchinato a 360° sui tennisti italiani: “Ceck deve ritrovare ordine e lavorare sul servizio”. Sul rovescio: “Con quello a una mano si gioca per più tempo”

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Massimo Sartori - Italia-Francia, Coppa Davis 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Massimo Sartori – uno dei più affermati coach italiani – da qualche mese ha fatto ritorno a Vicenza, sua città natale. Qui sotto trovate il video dell’intervista che ha rilasciato a Ubitennis, nella quale sono stati toccati diversi argomenti: dai dettagli tecnici fondamentali per tirare su un tennista ai giudizi sui ragazzi italiani. E sull’eterna diatriba tra rovescio a una mano e bimane, Massimo dà una risposta che sorprende un po’.

LA VIDEO INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 

00:50 – Le ragioni del suo ritorno a Vicenza e la decisione di creare – in seno al Circolo Tennis Vicenza – una scuola tennis dedicata ai migliori prospect veneti di età compresa tra i 14 e i 16.

04:40 – Le tappe che conducono un bambino che impugna per la prima volta la racchetta sino al debutto nel professionismo e ciò che comporta la scelta del professionismo per un adolescente e la sua famiglia.

12:50 – I progetti a breve di Andreas Seppi, Marco Cecchinato e Thomas Fabbiano, al netto di eventuali modifiche al calendario internazionale dovuto all’emergenza sanitaria.

15:30 – “Progetto Cecchinato”: il piano per riportare il giocatore palermitano ai livelli raggiunti nel 2018 quando giunse in semifinale a Parigi.

19:15 – Da qualche mese Gianluigi Quinzi è giunto alla corte di Sartori; sotto la sua guida il ventiquattrenne veneto riuscirà finalmente a concretizzare le potenzialità mostrate quando vinse il torneo junior di Wimbledon nel 2013?

21:40 – Un giudizio (molto positivo, ndr) su Musetti e Zeppieri.

23:10 – Rovescio a due mani o ad una? 

24:00 – Quale è l’aspetto tecnico a suo giudizio più importante per giungere al top nel tennis moderno.

26:50 – Un parere sulle innovazioni regolamentari attualmente in fase di studio (torneo Next Gen… Mouratoglou).

28:50 – Dopo i tre soliti noti, chi potrebbe essere il futuro numero 1 del mondo del tennis maschile e una riflessione su Jannik Sinner.

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Focus

Nadal dribbla il GOAT: “Parliamone alla fine delle nostre carriere”

Lo spagnolo in una lunga intervista al sito ATP si dichiara onorato di aver raggiunto Federer a quota 20 Slam. E racconta come è arrivato al successo numero 13 a Parigi: “Vincere non è mai la normalità”

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

C’è chi sogna di rimetterli l’uno contro l’altro, nel posto meno prevedibile. Herwig Straka, direttore dell’ATP 500 di Vienna, vorrebbe portare in Austria anche Rafael Nadal dopo aver strappato il sì di Novak Djokovic. “Stiamo cercando di fare il possibile – le sue parole -, sarà a lui a decidere se vorrà ottenere più punti per provare a inseguire il numero uno del ranking“. Anche Djokovic, del resto, ha scelto Vienna (anche) per ragioni di contabilità. L’agenda di Nadal da qui alla conclusione dell’assurdo 2020 non è ancora nota, ma la lunga intervista concessa al sito ATP è stata per il maiorchino l’occasione per metabolizzare il trionfo di Parigi. Analizzarlo alle radici, ponderarlo sul piano statistico, aprire una prospettiva. A partire da una sintesi di apprezzabile efficacia: “Ho disputato un ottimo torneo, date le condizioni. Facendo passi avanti ogni giorno, giocando abbastanza bene da vincere le partite fino a interpretare poi quella perfetta in finale“.

IL PRECEDENTE – Tenendo a margine l’ultimo testa a testa dell’ATP Cup, Nadal e Djokovic si erano ritrovati l’ultima volta su terra nella finale di Roma 2019. “Mi è servito il ricordo di un anno fa – ha raccontato – anche a maggio 2019 arrivavo da un periodo non positivo (tre ko in semifinale a Montecarlo, Barcellona e Madrid, ndr) ma alla fine ho giocato bene e ho vinto. Domenica avevo preparato un piano partita, la cosa più difficile era metterlo in atto e ci sono riuscito, ha funzionato tutto al meglio”. Con la spinta, al solito determinante, della forza mentale: “Ogni volta che arrivo al Roland Garros non penso a priori di vincere, ma sono eccitato dall’idea di poterlo fare. So bene che riuscire a sollevare un trofeo non è mai la normalità. E sono molto soddisfatto della concentrazione mantenuta per tutto il torneo, non semplice nel periodo che stiamo vivendo e con la preoccupazione per la situazione dei contagi in Spagna”.  

IL PERCORSO – L’attenzione alle news dal mondo è stata costante nelle due settimane del Roland Garros, vissute a stretto contatto con i tecnici Carlos Moya e Rafael Maymo. Anche perché Nadal alla semi-clausura in hotel non ci era abituato, al punto da aver ripreso in mano una Playstation dopo tre anni. Le giornate extra campo andavano accorciate, in qualche modo. Al netto della quotidianità parigina, nel racconto del maiorchino spiccano le pagine del diario dei mesi scorsi. La vera costruzione del successo. Il trionfo di Parigi è stato frutto di programmazione, ma anche di letture congiunturali e mai decontestualizzate dal momento. “La mia preparazione in termini di partite giocate è stata pressoché inesistente“, ricorda, facendo riferimento ai soli tre match romani (ko ai quarti contro Schwartzman) dal rientro post lockdown.

 
Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

C’è stato però un ampio e complesso dietro le quinte, vissuto in gran parte sui campi di casa. “Quando ho ripreso ad allenarmi dopo lo stop il corpo non ha risposto nel migliore dei modi – riavvolge il nastro -, con l’assenza di un obiettivo chiaro per il rientro che complicava la pianificazione del lavoro. Lo sport è una questione di risultati, tutto viene giudicato giusto o sbagliato in base a essi. Ma io sono anche molto contento del percorso e del team che ho avuto al mio fianco: mi hanno spinto a dare tutto quando necessario ma anche concesso la giusta libertà quando era giusto staccare“. Dinamiche gestionali collaudate negli anni, che hanno ammortizzato gli effetti di una stagione imponderabile nelle sue coordinate spazio-temporali.

GOAT, MA A TEMPO DEBITO – L’immediato riflesso del Roland Garros numero 13 è stato anche raggiungere Roger Federer a quota 20 Slam, dato che alimenta l’aspetto strettamente aritmetico del dibattito sul più grande di tutti i tempi. “È una cosa di cui parlate molto voi giornalisti – è il punto di vista di Nadal -, in ogni caso ho eguagliato un record che sembrava impossibile. Mi onora condividerlo con Roger, abbiamo un grande rapporto anche fuori dal campo e questo rende tutto più bello. I numeri dovrebbero essere analizzati da chi ha una buona conoscenza della storia del tennis, onestamente non ci penso molto. Bisognerà vedere cosa succederà nel prosieguo anche per Djokovic e per Federer, quando tornerà. Avremo il tempo di analizzare il tutto quando le nostre carriere saranno finite”. Lo stimolo per tenere il piede sull’acceleratore, evidentemente, è ancora un altro. “Adesso, più che contare i successi, fa la differenza l’entusiasmo con cui mettersi a lavorare ogni giorno per mantenersi ai massimi livelli. Quando questo verrà meno, sarà giusto fermarsi e guardare ad altro“.

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Focus

Ivanisevic ci ripensa: “Ho esagerato, ma credevo davvero potesse vincere Djokovic”

Alla vigilia il coach di Djokovic aveva dichiarato che Nadal non avrebbe avuto chance nella finale. “Ma spero possa batterlo a Parigi nel 2021. Sul GOAT: “Se Novak dovesse superare Federer e Nadal per titoli Slam conquistati, non ci sarebbe più da discutere”

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Ha peccato di sfrontatezza. Poi ha ammesso l’abbaglio, a giochi fatti, salendo su una ben nota scialuppa di salvataggio: ricordare che i pronostici non li sbaglia soltanto chi non si espone. In ogni caso, dopo aver dichiarato alla vigilia della finale del Roland Garros che Nadal non avrebbe avuto possibilità, Goran Ivanisevic è stato chiamato a renderne conto di fronte all’esito della finale di domenica. Specie dopo il candido Mi ha surclassato che Djokovic ha lasciato agli atti a fine partita.

Ho di certo esagerato – l’ammissione del croato a Tennismajors -, ho mandato quel messaggio anche ad altri del team, ma allo stesso tempo nella vittoria di Nole ci credevo sul serio. So che il Philippe Chatrier è il salotto di Rafa e che lì può vincere anche giocando male, ma ero sinceramente convinto fosse l’anno di Djokovic. Purtroppo ha iniziato a trovare i suoi colpi quando era sotto di due set e un break, troppo tardi. Giocando male in avvio ha fatto sentire Rafa a suo agio, vantaggio che non è possibile concedergli”.

Novak Djokovic e Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

PRONOSTICI – Nella sua analisi a posteriori, Ivanisevic ha richiamato un altro precedente tra i due a senso unico (ma dalla parte opposta): “È andata come nella finale dell’Australian Open 2019, lì Nole aveva distrutto Rafa, ora è stato ripagato con la stessa moneta. Non sono state due belle partite, a pensarci bene“. E si smarca dalla comodità delle previsioni comode, quelle col paracadute: “Mi piace esprimere pareri diretti – spiega – poi magari posso non prenderci. È sempre troppo facile mantenersi sul vago o dire che a vincere sarà il più in forma in quella giornata. Stavolta ho detto semplicemente quel che pensavo e Nadal, gliene va dato atto, mi ha smentito. Non smetto di credere però che Nole possa batterlo anche a Parigi, sarebbe bello rivederli a giocarsi la finale nel 2021.

Più nell’immediato, il finale di stagione prevede per il numero uno ATP gli appuntamenti di Vienna, Parigi Bercy e Londra per le Finals dal 15 novembre. “Decideremo con Marjan Vajda come dividerci – guarda l’agenda -, non so quanto senso abbia giocare a Parigi visto che lì (dove l’anno scorso ha sollevato il trofeo, ndr) non può né guadagnare né perdere punti. Sarà importante invece far bene a Londra, dove nel 2019 non è andato al meglio“.

ALTRI TRE ANNI – Interpellato sul futuro, nemmeno troppo lontano, Ivanisevic vede ancora per Djokovic la possibilità di raggiungere Federer e Nadal nella corsa al maggior numero di Slam vinti. Anche se il ritardo (oggi di tre lunghezze) va ponderato guardando le carte d’identità. “Nole, a 33 anni, ha davanti a sé almeno altre tre stagioni ad alto livello – è il pensiero del coach croato -, lo dico anche perché abbiamo visto cosa è capace di fare Nadal a 34 anni (QUI la visione sul futuro del maiorchino di Steve Flink e del direttore Scanagatta, ndr). La striscia dei suoi successi a Parigi entra di diritto tra le più grandi imprese della storia dello sport. Come Rafa parte indiscutibilmente favorito ogni anno a Parigi, Novak lo è in Australia, a Wimbledon e allo US Open. Penso che abbia davanti a sé la possibilità di vincere altri Slam e confermo quanto detto tempo fa: sia lui sia Nadal supereranno Federer in questa particolare classifica“.

 

PROSPETTIVA GOAT – Al netto della semplice statistica, c’è chi si appassiona anche al dibattito (qui una delle puntate precedenti, con il parere di Andy Roddick) su chi dei big three contemporanei possa fregiarsi del titolo di più grande di tutti i tempi. “Sarà sempre una questione di preferenze personali – conclude -, per me è Djokovic, altri non saranno d’accordo. Oltre agli Slam valuterei quante settimane abbiano passato al numero uno ATP, i titoli Masters 1000 e i testa a testa tra loro. Voglio però semplificare: se Novak dovesse superarli entrambi per titoli Slam conquistati, non ci sarebbe più da discutere“.

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La rassegnazione e la sportività di Djokovic: “Nadal mi ha semplicemente surclassato”

In conferenza stampa, uno sconsolato Nole ammette candidamente i meriti dell’avversario e non cerca scuse: “Stavo bene fisicamente. Ero pronto, ma mi ha sopraffatto”

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Un Novak Djokovic sconsolato, forse addirittura rassegnato, quello che si presenta in conferenza stampa dopo la durissima sconfitta patita in finale al Roland Garros per mano di Rafael Nadal. L’espressione e le parole del serbo sembrano quelle di chi ha assistito impotente al verificarsi di qualcosa di straordinario, fuori dalla sua portata.

A metà tra ammirazione e incredulità, Nole traccia con pochi schizzi un quadro della partita molto fedele, quasi crudele nella sua semplicità. “Non ho molto da dire se non che sono stato completamente sopraffatto da Rafa, di gran lunga il miglior giocatore in campo oggi. Non ha sbagliato niente, ha ributtato di là ogni palla e giocato alla grande tatticamente. Mi sono sentito bene per tutto il torneo, pensavo di essere in ottima forma. Certamente avrei potuto giocare meglio, soprattutto nei primi due set, ma mi ha sorpreso il modo in cui stava giocando, la qualità del tennis che stava producendo, il livello. Voglio dire, è fenomenale. Ha giocato una partita perfetta, soprattutto nei primi due set”.

Nessuna scusa dunque, nessun guaio fisico come pure era stato ipotizzato alla luce dei precedenti incontri del serbo, sceso in campo con vistose fasciature al collo. Nole ribadisce che il fisico era a posto, semplicemente oggi aveva di fronte un tennista inavvicinabile su questo campo. “Stavo bene. Ero pronto per questa partita. Sono solo stato sopraffatto. Voglio dire, sono stato battuto da un giocatore che è stato semplicemente perfetto oggi. Non ho assolutamente intenzione di trovare nessun’altra giustificazione per questa sconfitta“.

 

E dire che le condizioni sembravano essere quelle ideali per Nole. La preventiva chiusura del tetto poi aveva indotto molti ad attribuirgli un piccolo vantaggio nei confronti dello spagnolo. Il campo però ha raccontato una storia ben diversa o meglio, ha raccontato la stessa storia di sempre: freddo o caldo, Wilson o Babolat, tetto o non tetto, sullo Chatrier vince sempre Nadal. “Anche io pensavo che queste condizioni fossero più favorevoli a me. Mi sono sentito benissimo per tutto il corso del torneo. Stavo giocando un grande tennis, avevo vinto a Roma, avevo molta fiducia nel mio gioco. Rafa ha smentito tutti. Ecco perché è un grande campione“.

Rafa ha aggredito la partita sin da subito, mettendo all’angolo Djokovic che ha abusato della smorzata per cercare di accorciare gli scambi e uscire dal braccio di ferro da fondo. A infastidire il serbo, in particolare, era proprio la sensazione di non riuscire mai a chiudere il punto, sensazione che solitamente è condivisa proprio dagli avversari di Nole. “Probabilmente avevo un po’ troppa fretta, cercavo di giocare punti più brevi, di mettere a segno vincenti. Non stavo costruendo bene i punti. Probabilmente ha influito sul risultato, ma anche questo è stato causato da lui, dalla sua straordinaria difesa. Ributtava di là molte palle. Normalmente tutti i colpi che faccio dopo due, tre accelerazioni da fondocampo, diritto o rovescio che sia, contro nove giocatori su dieci, è un vincente, il punto è fatto. Ma non contro di lui, soprattutto in queste condizioni“.

Per Nole, così come per tutti, è davvero difficile commentare quanto realizzato sulla terra parigina da Nadal. Non si è mai visto niente del genere nella storia del tennis e probabilmente dello sport in generale. Siamo ormai giunti alla classica situazione in cui una parola è poco e due sono troppe. “Non sembra esserci niente in grado di fermarlo. È fantastico. Ammiro tutti i suoi risultati, soprattutto quelli raggiunti qui. Ha perso due partite in tutta la sua carriera e ha vinto tredici volte. Tutti i superlativi che potete usare, se li merita”.

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