Nei dintorni di Djokovic: la lunga strada di Ivo Karlovic. “A volte non bisogna essere realisti”

Interviste

Nei dintorni di Djokovic: la lunga strada di Ivo Karlovic. “A volte non bisogna essere realisti”

Rientrato in Croazia dalla Florida, “Dr. Ivo” ha ricordato le difficoltà di inizio carriera. Con un po’ amarezza (“A mio figlio direi che non ne vale la pena”), ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di non scontato (“Non è stato un percorso normale”). Ovviamente, senza prendersi troppo sul serio (“Non c’era niente che sapessi fare meglio”)

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Ivo Karlovic - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Avevamo lasciato Ivo Karlovic a Melbourne, in gennaio, dove alla sua 17° presenza nello Slam australiano aveva conquistato un altro paio di record di longevità. Era diventato il primo over 40 nel main draw australiano da Ken Rosewall nel 1978 e poi, superando al primo turno Pospisil in tre set, anche il primo over 40 a vincere un match del tabellone principale, quarantadue anni dopo il leggendario “Muscle”. In realtà, il tennista zagabrese era sceso in campo ancora in un paio di ATP 250 e infine al Challenger canadese di Calgary – dove al secondo turno il francese Blancaneaux gli aveva tolto la soddisfazione di festeggiare, il giorno dopo, il suo 41° compleanno in campo – prima che la pandemia fermasse il mondo del tennis (e non solo, purtroppo).

Dopo aver trascorso il periodo del lockdown in Florida, dove vive insieme alla moglie Alsi e ai due figli Jada Valentina e Noah, il gigante croato un paio di settimane fa è rientrato in Croazia, dove è stato intervistato dal quotidiano sportivo “Sportske Novosti”. Prima tappa ovviamente la città natale, Zagabria, per riabbracciare genitori e parenti, prima di passare qualche giorno di vacanza al mare, in attesa di decidere quando riprendere l’attività agonistica. “Non ho ancora deciso se andrò allo US Open, nel caso in cui venga disputato. C’è ancora tempo. Vedremo cosa succede”. Per il momento, Ivo, è nella entry list del torneo.

Per uno che non si è ancora stancato di andare in giro per tornei dopo aver iniziato a calcare i campi a livello Challenger al crepuscolo del secolo scorso (era il 29 novembre 1999 quando esordì in India, a Lucknow, battendo il giocatore di casa Mustafa Ghouse, oggi noto per essere l’Amministratore Delegato di JSW Sport, la Divisione sportiva della multinazionale indiana JSW) la risposta alla domanda se il tennis gli è mancato, è stata un pochino  – ma non troppo, conoscendo il gusto per la battuta di Ivosorprendente: “Devo ammettere che il tennis non mi è mancato molto. È bello stare a casa con la famiglia. Abbiamo avuto molto tempo a disposizione e abbiamo potuto fare tante cose che altrimenti non avremmo potuto fare”.

 

Dopo un commento su come siano cambiati i rapporti tra le persone dopo il lockdown (“Dopo qualche tempo, le persone sono tornate a una vita relativamente normale, ma si percepisce l’insicurezza nello stabilire contatti con le altre persone”) al n. 124 del mondo è stata anche chiesta un’opinione sulle varie iniziative a sostegno dei tennisti non di prima fascia, in considerazione delle loro difficoltà economiche a causa dello stop. “Penso che alcuni tennisti abbiano sicuramente bisogno di un aiuto finanziario. E per me, personalmente, è molto bello vedere la solidarietà dei tennisti di vertice nell’aiutare i colleghi meno fortunati”.

Quando si parla di Ivo Karlovic il pensiero va immediatamente al “suo” colpo: il servizio. Logico che sia così, considerato che si tratta del giocatore che ha piazzato più ace di tutti nel circuito ATP –  ben 13.599 in 687 match –  e che sull’efficacia di questo fondamentale ha basato la sua ormai ultraventennale carriera. Ma un best ranking di n. 14 della classifica mondiale, otto tornei ATP vinti e altre undici finali disputate, 369 partite vinte nel circuito maggiore, non sono risultati che si raggiungono solo con il servizio, seppur scagliato da 211 cm di altezza, ma con un impegno e una dedizione al lavoro assoluta. Specie se parliamo di un giocatore che da ragazzo erano veramente in pochissimi a pensare avesse qualche chance di sfondare nel tennis che conta. “Credo che nessuno si aspettasse che raggiungessi la top 100, figuriamoci il 14° posto e vent’anni di carriera professionistica”.

Il famoso servizio di Ivo Karlovic – US Open 2015 (foto: Luca Baldissera)

Chi conosce anche solo un po’ la storia del tennista croato, sa che il percorso di Karlovic per arrivare al tennis che conta non è stato per niente facile. Basterà ricordare come a causa del fallimento dell’attività imprenditoriale del padre il giovane Ivo si trovò a non aver la possibilità di affidarsi ad allenatori costosi o ad accademie e a non poter viaggiare per disputare i tornei in cui avrebbe potuto guadagnare qualcosa, privo anche di un qualsiasi sostegno da parte della Federtennis croata. Persino trovare degli sparring partner era un’impresa: in pochi infatti volevano giocarci assieme, dato che il servizio era già a ottimi livelli mentre gli altri colpi assolutamente no e quindi le sessioni di allenamento con lui erano ritenute poco proficue (una situazione con cui si è ritrovato a convivere anche a livello “pro”).

A queste si aggiungevano le difficoltà nella sfera personale: timido e riservato, Ivo non aveva molte amicizie, anche perché la balbuzie di cui soffriva lo ostacolava nel rapporti con gli altri. E proprio in virtù del suo vissuto, giusto chiedere al gigante croato se abbia dei consigli da dare ad un giovane che desidera diventare un giocatore di tennis (“Beh, molti giovani giocatori con cui mi alleno mi chiedono un consiglio. Soprattutto negli Stati Uniti, dove le persone sono generalmente più disponibili a ricevere consigli”), soprattutto se con lui Madre Natura sembra non essere stata particolarmente generosa quando ha dispensato il talento tennistico. “Nel mio caso hanno giocato un ruolo determinate la mia perseveranza e la mia volontà di allenarmi quando ero giovane. Non ho avuto delle buone condizioni, spesso nemmeno le opportunità, per allenarmi, ma ho lottato in tutti i modi per progredire il più possibile. Nel tennis, a volte, è necessario non essere realisti e perseverare, qualunque cosa accada“.

E se a chiedergli un consiglio fosse suo figlio? “Se decidesse di farlo, lo sosterrei. Perché so che per lui la strada sarebbe più semplice rispetto alla mia. Se dovesse passare tutto quello che ho passato io, gli direi che non ne vale la pena.” Dalle parole di Ivo si percepisce che tanta è stata la fatica e tanti sono stati i bocconi amari ingoiati, ma nel chiedergli quali siano state le maggiori difficoltà, la sua ironia e la sua capacità di sdrammatizzare hanno la meglio. “La cosa che mi ha facilitato nel cercare di sfondare nel tennis mondiale è stato il fatto che non c’era niente che sapessi fare meglio. Per me, in quel momento, era una cosa normale. Non ero consapevole di nient’altro se non dei bisogni fondamentali. Oggi, a volte, ripenso a com’è stato il mio percorso: non è stato normale!”. Una risposta più di tutte, seppur sempre tra il serio e il faceto, fa capire quanto “Dr. Ivo” si sia impegnato per arrivare. Quella alla domanda se abbia mai saltato un allenamento perché non aveva voglia, soprattutto all’inizio della carriera. “Mai, quando ero più giovane. Adesso capita sempre più spesso”.

Interessante anche sapere se secondo lui – un giocatore da vent’anni nel circuito professionistico – fosse più facile diventare uno sportivo di alto livello ai suoi tempi o se sia più facile adesso. “Oggi dal punto di vista logistico-organizzativo tutto funziona molto meglio. Dall’organizzazione del viaggio alle tattiche in campo, dove molte informazioni si possono ottenere anche su You Tube. I bambini si allenano meglio. Quindi da un lato oggi è più facile sistemare le cose che non vanno e raggiungere un certo livello nel tennis, ma dall’altro è più facile per tutti e quindi questo crea più competizione, cioè ci sono molti più tennisti di prima”.

E quale sarà il domani di Ivo Karlovic? Ivo si vede ancora nel tennis il giorno che smetterà di impallinare gli avversari con la prima di servizio? ”Penso che rimarrò sicuramente nel tennis. In che modo… Questa è una domanda a cui devo ancora trovare una risposta. Dipende da dove sceglierò di trascorrere la maggior parte del mio tempo al termine della carriera. Naturalmente ho anche altri interessi, che spero quindi di aver il tempo di approfondire”.  Un’ipotesi è quindi anche quella di allenare. Anni addietro, prima di mettere radici in Florida, Ivo aveva manifestato il desiderio di aprire una propria accademia a Zagabria. Un’idea che sembra non del tutto tramontata, magari spostando la sede al di là dell’Atlantico. “Vedremo a fine carriera”. Anche se, come detto, una decisione su dove la famiglia Karlovic si stabilirà definitivamente una volta che il capofamiglia appenderà la racchetta al chiodo non è stata presa. Sebbene un’idea di massima ci sia già. “La Croazia è un paese bellissimo, e indipendentemente da ciò che la gente dice la qualità della vita è buona. Trascorrerò sicuramente parte dell’anno in Croazia. Allo stato attuale, molto probabilmente il rapporto sarà otto mesi negli Stati Uniti e quattro in Croazia”.

Ma quali doti deve avere, secondo Karlovic, un allenatore? “La cosa più importante è adattarsi al singolo giocatore. Cioè capire come il giocatore recepisce le indicazioni più facilmente. Il tennis è uno sport individuale in cui i livelli di stress sono piuttosto elevati e frequenti. Affrontare tante situazioni stressanti tende a far diventare le persone testarde. Di conseguenza non è facile riuscire a relazionarsi con un tennista”.

Di certo senza quella testardaggine, che lo ha aiutato a non mollare quando in molti gli consigliavano di lasciar perdere, quel timido e silenzioso giovane spilungone del quartiere zagabrese di Salata non si sarebbe ritrovato a battere nel 2003, all’esordio in un tabellone Slam, il campione uscente Lleyton Hewitt al primo turno di Wimbledon (era la prima volta nell’Era Open e la seconda nella storia del torneo – nel 1967 Charlie Pasarell batté Manolo Santana – che il defending champion veniva subito eliminato). Fu la vittoria della svolta: il 24enne Karlovic raggiunse poi il terzo turno e due mesi dopo entrò per la prima volta in top 100, lui che prima di quella edizione dei Championships non era mai nemmeno arrivato tra i primi 150.

Wimbledon 2003, I turno: Ivo Karlovic elimina Lleyton Hewitt, campione in carica (Foto: Getty)

Ma a farci percepire quanto lavoro, quanta dedizione e quanti sacrifici c’erano dietro a quel risultato e a tutti quelli che seguirono, è ancora una volta una risposta semi-seria di Ivo ad un’altra domanda, quella del ricordo della sua prima volta a Church Road, ovviamente lo Slam preferito per un battitore di razza come lui. “Uh, è stato tanto tempo fa. Avevo 21 anni. Persi al terzo turno delle qualificazioni (contro l’attuale capitano di Coppa Davis israeliano, Harel Levy, ndr), giocate su un prato a venti minuti da Wimbledon (in realtà i campi del “The Bank of England Tennis Center” di Roehampton, ndr). Ma dopo quella partita andai a Wimbledon a vedere l’allenamento di Goran (Ivanisevic, ndr). Ma più che all’atmosfera di Wimbledon, ero interessato all’allenamento di Goran”.
Ancora convinti che Ivo Karlovic sia arrivato ai vertici solo perché aveva un gran servizio?

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Wimbledon, Norrie: “Posso vincere con Nole. Sono cresciuto gradualmente”

“Non mi aspettavo di arrivare fin qui”, spiega l’idolo britannico Cameron Norrie, in vista della sfida con Djokovic. “Con lui non posso permettermi cali di concentrazione”

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Cameron Norrie - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

L’ultima volta in cui Wimbledon potè gioire di un britannico tra i migliori quattro fu nel 2016, quando Andy Murray vinse poi il torneo in finale contro Milos Raonic. A riportare alta la bandiera di Sua Maestà è un inglese un po’ atipico, un mancino emerso tardi sui grandi palcoscenici, ma che migliora sempre più col passare del tempo: Cameron Norrie. La tds n.9 ha vinto, anche lui in rimonta, contro David Goffin al quinto set, e si prepara all’appuntamento con la storia contro Novak Djokovic venerdì (che sa di giocare in trasferta contro il beniamino del pubblico). Prima semifinale Slam per Norrie, che per una volta, in campo e in conferenza post gara, riesce a lasciarsi andare all’emozione.

D: “Non siamo abituati a vederti essere super emotivo alla fine delle partite. Puoi provare a mettere in parole quello che ti passava per la testa?”

Norrie: “Tutto il duro lavoro, i sacrifici e tutto il resto mi hanno colpito una volta. Soprattutto la situazione, qui a Wimbledon, davanti alla mia famiglia, ai miei amici e ovviamente a molte persone che seguivano quella partita. Per me, ripensandoci, tutto il duro lavoro, i sacrifici e il resto era giusto, in realtà non sapevo cosa dire ovviamente. Mi sono emozionato lì, ed è stata una giornata folle e una partita pazza da superare, soprattutto per il modo in cui è iniziata. Questo è il motivo per cui pratichi questo sport“.

 

D: “Il prossimo è Novak, contro cui hai giocato solo una volta. Pensi di poterlo battere?

Norrie: “Di sicuro. Penso che sia ovviamente uno dei compiti più difficili nel tennis; direi che l’erba è sua superficie preferita e il suo record è incredibile qui a Wimbledon, sarà dura. Dovrò migliorare molte cose rispetto ad oggi, non credo che avrò la possibilità di perdere la concentrazione come ho fatto. Penso di essere stato un po’ fortunato: un paio di volte ho perso un po’ di concentrazione e sono riuscito rientrare, non credo che con lui ci sia spazio per quello. Ora non vedo l’ora di affrontarlo e vedere il livello che porta. Non ho guardato molto di lui oggi, ma ovviamente si sente abbastanza bene dopo aver rimontato da due set a zero. Sarà difficile“.

D: “Hai parlato della folla. Vorrei chiederti se puoi parlare di come hai usato la loro energia, soprattutto nel quarto e quinto set. Vorrei anche chiederti se hai visto il Duca e la Duchessa di Cambridge cambiare il Campo Centrale per il tuo. Lo hai notato durante la partita?

Norrie: “Non me ne sono accorto durante la partita ma li ho visti alla fine lì. Ovviamente è molto speciale giocare davanti a loro, e ovviamente avevano più interesse per la mia partita, il ché è piuttosto bello. Penso che David (Goffin) abbia fatto un buon lavoro nel mettere a tacere la folla, visto che stava giocando ad un livello così alto e non mi regalava davvero nulla. Penso che alla fine del quarto, in quel game del 4-3, ho davvero coinvolto la folla, e da quel momento in poi, loro erano con me in ogni punto; penso che lo abbia frustrato un po’. Forse era questa la differenza oggi; c’erano solo uno o due punti di distacco, credo di aver visto una statistica in cui ha effettivamente vinto più punti di me nell’incontro. Dimostra solo che ho giocato meglio di lui i punti più importanti. È qualcosa di cui ho parlato e su cui sto lavorando molto con il mio team, ed è bello farlo nella partita più importante della mia vita finora“.

D: “So che ritieni di appartenere a questo livello perché hai lavorato duramente per arrivare qui e sei stato top 10, ma c’è un po’ del ragazzino in te che ti fa venir voglia di darti un pizzicotto per il fatto di essere in semifinale a Wimbledon contro uno dei più grandi giocatori che abbia mai calpestato questi campi?

Norrie: “Sì, è molto bello, soprattutto quando ho raggiunto i quarti di finale l’altro giorno, pensavo a quando ero bambino e guardavo i giocatori in TV fare i quarti di finale pensando: ‘Wow, sembra proprio così difficile da fare, e ci sono quasi zero possibilità che lo faccia’. Ma farlo davvero, viverlo e sperimentarlo è molto bello e piuttosto pazzesco, in realtà. E ora sono andato un altro passo avanti, in semifinale, quindi posso prendere molta fiducia da quello. Ovviamente sarà dura contro Novak, ma attendo la sfida. Sì, credo che l’ultima volta in cui l’ho affrontato, a Torino in un altro grande torneo, ha giocato molto bene e penso di aver imparato molto da quello. Penso che mi approccerò tatticamente in modo diverso, e mi riposerò e preparerò per questo“.

D: “Quando hai lasciato il college per la prima volta e sei entrato nel circuito, pensavi di essere capace di un risultato del genere? So che prendi le cose una partita alla volta, ma come sentivi i tuoi limiti allora?

Norrie: “Non pensavo davvero di provare a farlo così velocemente. Il primo obiettivo era, per me, entrare in top 100, e l’ho fatto. Una volta che l’ho fatto, allora era tra i primi 50, poi l’ho fatto, ed era tra i primi 10. Proprio così: spuntare le caselle e progredire lentamente, e penso che diventi sempre più credibile man mano che va avanti. Non ho pensato direttamente, appena fuori dal college, va bene, sarò in semifinale di un Grande Slam, o a fissare obiettivi pazzeschi come quello; è fantastico farlo, ma che in quel momento era piuttosto irrealistico. Quindi penso di aver fatto un buon lavoro per mantenere basse le aspettative, e quindi soddisfare massimizzando il talento che ho. Ho ancora molte cose su cui posso migliorare, il che è eccitante“.

D: “Una domanda su cosa significhi unirsi ad altri giocatori britannici che hanno raggiunto le semifinali di Wimbledon. Sei il primo uomo britannico dai tempi di Andy. Ti ha raggiunto dopo uno qualsiasi dei tuoi risultati passati? Lui è una delle poche persone ad aver battuto Novak qui. Gli chiederai consigli?

Norrie: “Andy è stato super di supporto per me e per il mio team. Mi alleno sempre con lui e lo contatto spesso per avere nuove idee; è super solidale con noi. Anche prima della partita di oggi (martedì), è venuto in palestra e mi ha augurato buona fortuna; ovviamente ama il tennis quindi sta seguendo tutto e tutti i risultati. Penso che sia abbastanza bello, e non credo che sia un cattivo ragazzo a cui chiedere alcune tattiche. Mi godrò oggi e forse lo sentirò per vedere cos’ha da dirmi“.

D: “Ho visto anche tua madre molto emozionata sullo schermo. Potresti dirci un po’ come ti fa sentire raggiungere questo obiettivo di fronte a loro, e anche se hai parlato con i tuoi genitori?

Norrie: “A ogni partita che ho vinto questa settimana mia madre ha pianto, a prescindere di quale fosse. Le partite sono sempre più grandi e i momenti stanno diventando più speciali, penso che siano semplicemente super felici per me che sto facendo qualcosa che amo, ed è solo un bonus l’essere vincente, e penso che sia stato probabilmente piuttosto stressante per loro oggi. Sono venuti dopo la partita quando ero sulla cyclette ed entrambi mi hanno dato un grande abbraccio, e anche mia sorella, è molto bello averli qui a guardare. Ovviamente è molto raro per loro essere qui e vedere le partite, soprattutto negli gli ultimi due anni. Vedermi giocare al livello in cui sono stato, ottenere alcune vittorie e vivere momenti del genere è esattamente il perché sono venuti. Sono felice che abbiano fatto il viaggio“.

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Wimbledon, Jabeur: “Tutto accade per una ragione, credo di meritare di essere qui”

“Non mi piace la routine; cambiare ritmo rispecchia il mio carattere”. E in vista della partita contro Tatjana Maria: “Forse non saremo amiche per un paio d’ore, ma alla fine torneremo ad esserlo”

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Ons Jabeur - Wimbledon 2022 (Twitter - @WTA)

Dopo la vittoria contro Marie Bouzkova in quarti di finale Ons Jabeur è diventata la prima tennista araba di sempre ad accedere in una semifinale ai Championships. Ora la attende la sfida con l’amica Tatjana Maria. Di seguito la conferenza stampa della giocatrice tunisina dopo il suo match di quarti di finale.

IL MODERATORE: Ons, semifinali. Dicci le tue sensazioni.

ONS JABEUR: Molto felice. Spero che il mio viaggio continui. Oggi è stata una partita difficile, ma sono contenta di aver giocato ancora meglio nel secondo e terzo set.

 

D. Hai detto che era una vera battaglia, ma sembrava che durante quel secondo set il tuo livello sia salito. È questo il miglior tennis che tu abbia giocato da un po’ di tempo a questa parte, cosa ne pensi?

ONS JABEUR: Sì, penso di aver giocato davvero bene da inizio del secondo set, soprattutto avendo ottenuto un break all’inizio mi ha aiutata a guadagnarmi la fiducia. So che non è facile giocare contro Marie. Lei prende tutte le palle e non mi rende facile vincere un punto. Sono contenta di aver alzato il mio gioco. Ero più aggressiva nel secondo set, e soprattutto tatticamente ho trovato un po’ di angoli che non le piacevano molto.

D. Durante l’intervista in campo hai detto che ti sei “svegliata”. Cosa significa svegliarsi sul Centre Court nel mezzo dei quarti di finale?

ONS JABEUR: Di solito quando dormi. Proprio come me penso di essere stata davvero tesa all’inizio del primo set, e non ho fatto i miei scatti. Non giocavo come avrei dovuto. Forse mia sorella lo era. Non ne sono sicura. Ma sono felice di aver servito forse un po’ meglio, ho calpestato il campo, e mi sono svegliata, davvero.

D. Nel tennis, rimanere indietro di un set, ti può scoraggiare o infastidirti, per questo quando sei 6 pari o 7-6, ha importanza? Sei indietro, ma hai tempo per recuperare. Ti senti in difficoltà quando sei sotto?

ONS JABEUR: Dipende, davvero, contro chi stai giocando. A volte mentalmente potrebbe essere davvero dura, soprattutto sapendo che giocherai contro qualcuno che non ti concederà il secondo set. Ma penso giocando molte partite e imparando come giocare meglio e non mollare mai mi aiuterà personalmente a vincere il secondo set e il terzo set. Ma credo di pensare davvero a ogni punto. Io non penso, ‘oh, c’è un altro set e un altro set’. io non so come pensano i ragazzi di cinque set (sorride). Ma è davvero dura. Penso che devi prendere un punto alla volta, ogni partita alla volta. Questo ti aiuterà ad attraversare la partita lentamente.

D. Hai fatto un sacco di Storia stasera non solo per te stessa ma per il tuo paese, per gli arabi e gli africani del tennis. Cosa significa per te?

ONS JABEUR: Significa molto. Speravo di poterlo fare arrivando a questa fase già da molto tempo. Ho lottato poche volte nei quarti di finale. Sono felice di poterlo fare, perché stavo parlando da un po’ con Hicham Arazi, e lui mi ha detto: “Gli arabi perdono sempre nei quarti di finale e noi siamo stufi di questo. Per favore, rimedia”. Io mi sono detta, ‘ci proverò, amico mio, non farlo, non mettere questo nelle mie mani’ (sorride). Stavamo solo scrivendo messaggi ed ero davvero felice. Erano del tipo ‘grazie per essere finalmente arrivata in semifinale. Ora tu può davvero andare a prendere il titolo‘.

D. La prossima volta giocherai contro la tua buona amica Tatjana. Io mi chiedevo mentalmente ed emotivamente cosa cambia in una partita quando giochi con qualcuno con cui sei così in buoni rapporti. Inoltre, prima del torneo hai detto che sei una di quelle giocatrici che non guarda il sorteggio.

ONS JABEUR: No.

D. C’era qualche battuta tra voi due immaginando di potervi incontrare nella semifinale di Wimbledon?

ONS JABEUR: No, in realtà lei non ci pensava. Ha avuto un sorteggio davvero difficile, insomma, ha vinto contro Ostapenko, vinto contro Sakkari. Davvero, ha giocato veramente bene. So che può giocare davvero bene sull’erba. Ovviamente è difficile giocarci contro e ci stavo scherzando con Charlotte, le stavo dicendo, mi sosterrai contro tua madre? Sto cercando di portare tutti i bambini dalla mia parte, usando la famiglia (sorridendo). Sono davvero carini. Sono davvero felice per lei per quello che ha ottenuto, ciò che si merita. So che ha lottato molto. Non è facile tornare dopo aver avuto due bambini. E sarà un grande incontro tra noi, molto rispetto, di sicuro. Forse non saremo amiche per due ore o, non so quanto a lungo la partita durerà, ma alla fine torneremo ad essere amiche.

D. In aggiunta a questo, ti ha chiamato Zia Ons alla stampa tedesca. Quanto sei vicina ai bambini?

ONS JABEUR: Sono bambini adorabili. È così bello vedere lei con dei bambini in tour. Il fatto che sia davvero tornata e ha fatto tutto questo, merita di essere qui. Amo Charlotte. È davvero simpatica. Lei sta giocando a tennis, quindi è davvero incredibile vederla. La piccola è sempre sorridente, grande energia. Amo la famiglia in generale. Mi hanno invitato una volta a casa loro. Era davvero fantastico stare con loro.

D. In termini tattici contro una giocatrice come lei, proverai a giocare tanto in slice in questa partita? Come cercherai di interrompere ciò che le riesce bene e che ha dato noie a tutte le altre finora?

ONS JABEUR: Penso che ci saranno molti slice in questa partita. Devi aspettartelo. Farò il mio gioco. So di poter essere aggressiva. Io posso usare i tagli, posso cambiare il ritmo. Lo so sulle mie gambe, devo essere davvero pronta a quelle palle. Non è facile. Mi ricorda un po’ la partita che ho giocato contro Parry, perché affetta davvero molto e mescola in quantità. Questo è ciò che cercherò di fare. Devo parlare di più al mio allenatore e vedere.

D. C’è ovviamente molto per cui essere felice. Questa è stata una grande corsa e non è ancora finita. Voglio solo chiedere se sei delusa all’idea di non avere punti in classifica a prescindere da che piazzamento tu ottenga in queste due settimane?

ONS JABEUR: Forse, forse un po’. Non ho intenzione mentirti. Più fai bene, più ti pentirai se non ci sono punti. Sinceramente non guardo solo me stessa. Ma guardo anche Tatjana, perché ha lottato con la sua classifica per tornare. Ha sempre voluto avere delle wild card, ma non è mai facile. Ora fa un buon torneo e non avrà punti. Anche per la giovane tedesca, (Niemeier, ndr) se lo merita davvero di ottenere punti, per Marie, per tutti quelli che sono passati qui. Ma, sai, è quello che è. Smettiamo di concentrarci sui punti, e forse vedere un po’ di soldi va bene (sorride).

D. Mi chiedevo solo come e quando hai imparato a giocare bene di slice?

ONS JABEUR: Il mio slice?

D. Sì. Come hai imparato?

ONS JABEUR: Ho chiesto al mio allenatore ‘come ho iniziato a fare questo, quando ho iniziato ad usare la palla corta e tutto il resto?’ Mi ha risposto, ‘forse per aver guardato un sacco di TV prima, e raccolto alcune cose’. Non sono sicura di chi ho guardato davvero, ma ho appena iniziato a farlo da sola e lui semplicemente lo ha sostenuto. E sono contenta che l’abbia fatto. Rispecchia un po’ il mio carattere, il fatto che cambio un po’ il ritmo e non mi piace molto la routine è una specie di me stessa in campo.

D. Oggi ho parlato con una giovane giocatrice giapponese che ha giocato il torneo ITF in Tunisia e ha detto che ha visto le tue foto non solo sul sito di tennis, ma ovunque in città. Questo per la tua semifinale in Wimbledon, cosa pensi possa significare per il tuo paese, non solo per i tennisti ma anche per le persone in generale, soprattutto per le ragazze?

ONS JABEUR: Forse mi portano la foto in Giappone, No? La metteranno lì. (Risata) Significa davvero molto da vedere.. non vado in Tunisia da un paio di mesi. Non sono sicura di che tipo di foto stanno mettendo ma spero che siano quelli carine. È davvero bello e spero, davvero, di provare a ispirare la nuova generazione. Sappiamo di avere molto talento a livello di giocatori. Abbiamo grandi tornei in Tunisia, non solo junior ma molti altri. Spero che questo possa spingerli di più a fare meglio e vedere più giocatori in tour.

D. Negli ultimi anni, i tuoi progressi sono stati molto graduali, costanti. Quando eri più giovane te lo immaginavi così? Quanto è simile e quanto diverso da come pensavi...

ONS JABEUR: Di solito sono impaziente e voglio i risultati subito. Non immaginavo di prendermi il mio tempo. Ma è un bene che mi sono presa il mio tempo, perché mi ha aiutato a capire molte cose. Io onestamente mi aspettavo di fare meglio dopo gli juniores, perché ero una di quelle brave e vedere altre giocatrici della mia età che mi surclassavano mi ingelosiva. Ma ho anche cercato di essere paziente. Sai, tutto accade per una ragione, e io credo di meritare di essere qui proprio ora quest’ann,.

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Wimbledon, Djokovic: “L’inizio del terzo set era cruciale. So cosa aspettarmi dalla folla contro Norrie”

“Parlare con te stesso ti rianima” spiega Nole Djokovic, dopo la grande rimonta su Sinner. “Quello che succederà dopo Wimbledon è imprevedibile al momento”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2022

Per due set, l’Italia del tennis aveva potuto sognare l’impresa di Jannik Sinner, salvo che quel cannibale che risponde al nome di Novak Djokovic è rientrato con autorità alzando il livello su quello che sempre più è il prato di casa sua, e portato a casa il match. Per la settima volta il serbo riesce a risalire da due set a 0, per la seconda qui a Wimbledon, e affronterà Norrie in semifinale (un beniamino del pubblico che rimanda alle antiche sfide con Sir Andy Murray). Nella sala stampa dopo il match non può che essere ampiamente soddisfatto dei suoi sforzi il n.3 al mondo (dopo Wimbledon scivolerà addirittura alla settima posizione…), e come sempre si mostra tale anche nella cortesia e nell’analisi alle domande che vengono poste.

D: “Dacci i tuoi pensieri sulla partita

Djokovic: “Una partita di cui è stato emozionante far parte. Non così eccitanti per me i primi due set, ma, dopo, ho giocato una nuova partita, ad essere onesto. Dall’inizio del terzo ho giocato tre set davvero molto solidi, da tennis di altissima qualità; fin da lì, quando ho trovato presto il break, ho sentito di aver trovato il mio ritmo e il mio tempo sui colpi. Sono state due diverse partite e mi sono sentito completamente diverso dall’inizio del terzo“.

 

D: “Hai detto che dopo il secondo set hai avuto una piccola conversazione con te stesso durante il toilet break. Immagino sia stata abbastanza aggressiva

Djokovic: “Non proprio, non c’era aggressività lì, era solo un discorso di incoraggiamento, positivo. Come ti senti negativo e giù in quei momenti, anche se non sembra vero, ti dà davvero un effetto e un supporto se stai cercando di trovare le giuste sensazioni, e parlare con te stesso in un certo senso ti rianima, quindi è quello che ho fatto. Lo feci dopo aver perso due set in finale del Roland Garros contro Tsitsipas, e oggi ha funzionato, ma non sempre funziona. Mi sentivo come se dovessi cambiare qualcosa, non stavo giocando bene, non mi sentivo bene in campo, ero dominato da Sinner. Per fortuna i Grandi Slam si giocano al meglio dei cinque, quindi ho avuto l’opportunità di rientrare“.

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D: “Puoi dirci cos’è andato male nei primi due set. Perché non ti sentivi bene

Djokovic: “Penso di aver iniziato molto bene, ero in vantaggio di 4-1 e palla del doppio break, ma ha servito bene. Stavo giocando controvento e ho giocato un pessimo game, due doppi falli, due smorzate sbagliate per perdere il servizio 4-3, e lo slancio è passato al suo lato. Ho iniziato a dubitare dei miei colpi, lui ha iniziato a crederci di più, aveva una migliore mentalità sul campo, con la fiducia per intervenire e dettare il gioco. Io non stavo negli scambi, ero troppo passivo, e succede a questo livello, soprattutto sull’erba dove tutto accade molto velocemente. Quindi anche se non stai servendo bene, come me dalla fine del primo e per l’intero secondo set, lui stava leggendo e attaccando i miei servizi. Ma ho sempre creduto di poter rientrare, so che l’esperienza che ho mi avrebbe alla fine potuto far prevalere in questo tipo di situazioni. Non avevo lesioni fisiche o altro come quello, era solo una questione di cambiamento di slancio. Ho sentito quell’inizio del terzo set cruciale per iniziare bene, provare a strappare presto il suo servizio. Questo è ciò che accaduto“.

D: “Quando entri nelle partite di un Grande Slam, sapendo che probabilmente non ne giocherai per un po’ di tempo, c’è una pressione aggiunta? Ti senti come se stessi giocando più del tuo avversario a volte?

Djokovic: “Non direi necessariamente di avere una motivazione completamente nuova a causa delle circostanze, mi sento sempre molto motivato e ispirato a giocare il miglior tennis negli Slam, in particolare qui. Voglio dire, questo è probabilmente il più importante torneo nella storia del nostro sport, o almeno sicuramente per me lo è. Questo torneo e questo Centrale mi hanno ispirato a iniziare a giocare a tennis, è sempre stato il mio sogno d’infanzia essere qui. Ogni volta che esco su quel campo, mi sento obbligato a dare tutto. Ma sono anche ispirato dalla splendida cornice del Centrale e di Wimbledon come più storico e tradizionale torneo. Quello che succederà dopo Wimbledon è davvero imprevedibile al momento, quindi non ci presto molta attenzione. Cerco di concentrare i miei pensieri qui e poi vedremo cosa succede“.

D: “Cos’hai da dire sul tuo prossimo avversario? Contro Cameron Norrie potresti avere la folla contro di te e potresti dover correre tutto il giorno perché è quello che Cam fa. Ci hai giocato l’anno scorso, cosa sai di lui e dei suoi talenti?

Djokovic: “Abbiamo giocato al coperto alle ATP Finals, un solo precedente, e ovviamente in condizioni diverse, torneo diverso, ambiente diverso rispetto a quello in cui giocheremo qui a Wimbledon. Semifinale sul Centrale di uno slam nel suo Paese. So cosa aspettarmi in termini di supporto della folla e tutto ciò che hai menzionato. Ancora una volta, per lui, non c’è molto da perdere, ogni vittoria da ora in poi è un grosso affare. Mi ci sono allenato un paio di volte, conosco bene il suo gioco. Ovviamente farò il mio e mi preparerò. Ma è una semifinale di un Grande Slam, quindi chiunque tu debba affrontare, è un momento di spettacolo, perciò è meglio che sia al tuo meglio“.

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