Sinner c’è ed è davvero forte, ma perde un match rocambolesco con Khachanov. Tante ingenuità reciproche

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Sinner c’è ed è davvero forte, ma perde un match rocambolesco con Khachanov. Tante ingenuità reciproche

Lo ha perso al quinto set confermando le sue grandi doti. Ma perché non ha chiamato una seconda volta il fisioterapista?

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Jannik Sinner - Indian Wells 2020 (foto Luigi Serra)
 

Un match rocambolesco, una partita incredibile nello svolgimento più che nell’esito, quella che ha finito per perdere Sinner con Khachanov al tiebreak di un quinto set piuttosto surreale fra un giocatore zoppo, il nostro, e un altro andato via di testa, il russo. Un match che sembrava segnato fin dall’inizio del terzo set quando Sinner si è malauguratamente infortunato. Che peccato e che sfortuna per il ragazzino della Val Pusteria.

Aveva vinto i primi due set, 6-3 7-6 annullando due set point nel secondo set, contro il russo n.16 del mondo, 11 del tabellone nonché n.8 ATP soltanto un anno fa. Sinner sembrava proprio in grado di conquistare una grande grandissima vittoria contro il russo. Sarebbe stata così la seconda vittoria azzurra in questo US Open cominciato malissimo per i nostri colori. Invece ha perso 7-6 al quinto e 7 punti a 4 nel tiebreak finale, ma per mera jella.

"Ha vinto più la sfortuna che Khachanov, Sinner ha dimostrato di essere veramente forte". Il commento di Ubaldo Scanagatta sulla sfortunata sconfitta di Jannik.

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 1 settembre 2020

Già, la sfortuna era proprio in agguato. Sull’1 pari del terzo set, dopo un’ora e 50 minuti, e quando Sinner non aveva ancora ceduto una volta il servizio, il tennista altoatesino si è procurato improvvisamente una contrattura sul lato sinistro della schiena. Quella si è presto tradotta a seguito della modificata postura anche in crampi. Per la contrattura Sinner aveva potuto ricorrere a un medical time out e a un massaggio. Ma per i crampi no. Il regolamento non lo consente.

 

Così in poco più di un’oretta Khachanov ha vinto terzo e quarto set, 6-2 e addirittura 6-0 con Sinner assolutamente impossibilitato a muoversi però ostinatamente deciso a non ritirarsi. Perché però, una volta superato il discorso crampi, Sinner non abbia più richiamato il fisioterapista non mi è chiaro. Poteva farlo. Gli è mancata l’esperienza, credo. Sua e del suo clan. Credo sia stato abbastanza ingenuo, quasi quanto dall’altra parte della rete si è dimostrato il ventiquattrenne moscovita.

Tuttavia nel quinto set con smisurato orgoglio Sinner ha continuato a battersi. Sempre zoppicando. E lo ha inevitabilmente perso. Consoliamoci dicendo che se fosse stato un match di un qualsiasi torneo due set su tre Sinner lo avrebbe vinto a testimonianza delle sue indubbie qualità.

Se non ci fossero stati cinque mesi di lock down dovuto al Covid, Sinner avrebbe potuto presentarsi a questo appuntamento sulla distanza sui 3 set su cinque in modo ben diverso. Non credo che si sia allenato male. Molti giocatori, del resto, hanno ammesso di aver sofferto il lungo digiuno agonistico. L’allenamento è una cosa, la gara un’altra. Perfino io mi accorgevo che in allenamento potevo giocare 3 ore e non perdevo un etto, giocavo in gara e in due set perdevo 2 chili. Jannik era stato fortissimo per due set e mentre lo guardavo mi dispiaceva essermi perso quello spettacolo dal vivo dopo 36 anni di US Open seguiti ininterrottamente dal vivo negli States. Guardare il tennis in tv non è la stessa cosa.

Non avevo capito come mai gli americani avessero confinato il duello Sinner-Khachanov, vestiti entrambi in stile Agassi anni ’90 dalla Nike, sul periferico campo n.8. Per me era abbastanza scontato che sarebbe stato un match interessante. Purtroppo i tre set finali, con Sinner zoppicante e sconsolato ma determinato a non mollare e Khachanov confuso dalla condizione del suo avversario, hanno rovinato quello che era stato un ottimo show per quasi due ore. Poi è subentrata la suspense perché il russo inconsciamente, sbagliando lo sbagliabile perché non è mai facile giocare contro chi è infortunato, aiutava Sinner a non mollare. Addirittura si arrivava a un Sinner avanti 5-4 nel set decisivo con Khachanov costretto a servire per restare nel match. E poi al tiebreak.

Jannik ha confermato tutto quanto di buono tanti campioni, da McEnroe a Wilander, hanno sempre detto di lui. Anche se per ora lui è solo n.75 – che è comunque all’incirca la classifica che aveva Novak Djokovic alla sua età -Sinner ha dimostrato di valere molto di più del suo ranking, fin quando ha potuto esprimersi nelle migliori condizioni fisiche. Ma il tennis è anche “atletismo”, ci vuole il fisico, non solo i colpi.

Tutto sommato la sua bella partita per due set era stata per molti quasi inattesa, dopo che nel Masters 1000 di Cincinnati-New York la settimana scorsa Sinner aveva perso da Caruso. Il match con Khachanov Sinner lo ha affrontato con grande attenzione fin dall’inizio, strappando subito il servizio al russo e portandosi sul 2-0. Da quel momento ha tenuto sempre bene il proprio servizio e in 39 minuti ha chiuso 6-3. Nessun break ma diverse occasioni per farlo per Sinner, che però ha salvato un set point sul 6-5 prima di annullarne un altro nel tiebreak sbagliato dal russo che era stavolta al servizio ma ha sbagliato un dritto per troppa foga.

Poi dall’1 pari nel terzo set il match non è più stato un vero match ma una pièce teatrale, lo zoppo e il medico misericordioso, con il russo che quasi sembrava temere di infierire ma in realtà da giocatore di istinto e d’incontro non riusciva a capire quel che doveva fare. Ma questa ormai è storia. Peccato davvero sia finita male. Sinner meritava una diversa sorte. E forse Khachanov lo…scialacquatore anche lui. Avesse perso questo match con quel Sinner avrebbe dovuto fare harakiri.

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