Roma, per la presentazione degli Internazionali le comiche. Una gaffe dopo l’altra. E i rimborsi? Boh

Editoriali del Direttore

Roma, per la presentazione degli Internazionali le comiche. Una gaffe dopo l’altra. E i rimborsi? Boh

Il presidente FIT Angelo Binaghi promuove il super-voucher virtuale, ma non offre altre opzioni agli acquirenti di 7 milioni di biglietti già spesi. Prende in contropiede il sindaco Virginia Raggi e Luigi Abete di BNL. Irrita la Regione Lazio che pretende le scuse. Tiriac e Madrid invece hanno già rimborsato

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Le comiche. Beh sì, scene da ridere mi pare ce ne siano state diverse ieri, nel corso della presentazione degli Internazionali d’Italia. Alla buon’ora! Mancano appena tre giorni all’inizio delle qualificazioni del torneo. Un altro po’ e la presentazione la organizzavano a fine torneo. Non sto a ricapitolare tutto quel che è stato scritto in due articoli usciti su Ubitennis ieri. Il primo è questo, Binaghi: “Super-voucher per chi ha comprato i biglietti. Cerchiamo coperture per i rimborsi”. Il secondo è la replica della Regione Lazio, che trovate qui. Ma poiché qualcuno è magari pigro e non ha voglia di aprirseli, prima di entrare nei dettagli delle comiche che vedono involontari attori il presidente FIT Angelo Binaghi, il sindaco di Roma Virginia Raggi, il presidente di BNL Luigi Abete, provo a ricostruire la piece teatrale.

Nel primo articolo in sostanza il presidente FIT Angelo Binaghi non accenna a rimborsare i 7 milioni incassati dalla prevendita dei biglietti se non offrendo agli acquirenti ante maggio (ma ATTENZIONE: sul sito degli Internazionali BNL d’Italia c’era – almeno fino a ieri – ancora la possibilità di acquistare biglietti per il torneo) un’unica opzione: si tratta, al momento, di un voucher di un valore maggiorato del 25% rispetto al prezzo del biglietto (del cui prezzo, peraltro, in questo momento non si può avere idea naturalmente) e spendibile nei prossimi due anni sia per le prossime edizioni degli Internazionali d’Italia che per le ATP Next Gen Finals (ma è sicuro che ci saranno ancora? Chi l’ha detto? E semmai dove? Milano? Torino? Nota di UBS) e le ATP Finals di Torino.

Un lettore di Ubitennis ha “postato”: “Se poi aumentassero i biglietti del 50% sarebbe sempre un guadagno o una fregatura?”. Un altro mi ha scritto: “Un supervoucher supervirtuale! I prezzi li fanno loro”. Un altro ancora ironizzava: “Saranno ticket ristorante?”

 

La postilla aggiuntiva pronunciata in corso di presentazione da Binaghi poteva già suscitare più d’un sorriso ironico: “Stiamo cercando la copertura finanziaria per coloro che non intendono usufruire del super-voucher”. In altre parole, certo molto meno “furbe” ma di sicuro più oneste e sincere, Angelo Binaghi avrebbe anche potuto dire: “Cari amici appassionati, ci dispiace tanto ma quei soldi ce li siamo già spesi e non li abbiamo più. Ora dateci il tempo di capire come ritrovarli, li stiamo cercando con un po’ di finanza creativa (ehi, dico io, ma in cinque mesi non vi è ancora venuta nessuna idea?)… intanto per adesso e per un po’ scusateci (già! Ogni tanto un minimo accenno di scuse a questi bravi appassionati che hanno scucito tanti soldini in anticipo non si poteva proprio fare?) abbiate pazienza”.

Dopo di che riguardo alla incerta procedura di quel rimborso che Ion Tiriac e Madrid hanno invece saputo attivare con grande professionalità in pochissime ore… beh, chi vivrà vedrà. Ubitennis non può che dirvi:Armatevi tutti di santa pazienza oppure accettate a occhi chiusi quel cosiddetto super-voucher e raccomandatevi alla Provvidenza” (che in questo caso non è Divina ma Binaghiana. Tutto non si può pretendere).

Alla conferenza di presentazione degli Internazionali, cui non era stato invitato quale relatore – a differenza degli ultimi anni – Giovanni Malagò, presidente del CONI, di Binaghi prima nemico, poi amico, poi di nuovo nemico, poi chissà… l’importante è la salute, più che lo Sport e la Salute… – c‘era invece come in tutti gli ultimi anni il sindaco Virginia Raggi in odor di rielezione per un secondo mandato. Il sindaco/a avrà certamente chiesto in separata sede a Binaghi come si fa a essere rieletti per sei mandati di fila, se lei fatica a conquistarne due. Pare che Binaghi le abbia dato questo consiglio: “Prima di tutto cara Virginia, cerca di fare in modo che non si presenti alcun altro candidato. Le probabilità di rielezione aumentano esponenzialmente”.

Preso atto dello spassionato consiglio di un Binaghi che per ora non sogna di diventare sindaco di Roma, dopo aver aspirato a cariche importanti d’altro tipo nella sua Sardegna e magari anche al Coni… (se riuscisse a togliere di mezzo Malagò, hai visto mai…), Virginia ha fatto una appassionata dichiarazione d’amore per il torneo di Roma, “un fiore all’occhiello per la sua città” e per lei che, con tutto il suo partito, ha sempre amato l’idea di poter offrire ai propri cittadini i più grandi eventi sportivi. Tranne che le Olimpiadi (ma questo non l’ha detto).

Ovviamente Binaghi, gentiluomo quasi come Malagò anche se non indulge nei baciamano alle signore, si è sperticato nei dovuti (e solo apparentemente sentiti) ringraziamenti e, in brodo di giuggiole, si è sbilanciato un pochino ai begli occhi di Virginia gonfiando il petto e definendo gli Internazionali d’Italia: “Il più grande evento sportivo italiano”. Pare che gli organizzatori del Gran Premio di Formula Uno a Monza abbiano incaricato i loro avvocati di stendere una lettera di diffida nei confronti della visione “tenniscentrica” di Binaghi. Avrebbero voluto dare vita a una analoga diffida anche i legali della Gazzetta dello Sport che organizza un altro evento sportivo in fondo non modestissimo, il Giro d’Italia, ma poi Urbano Cairo ha preferito soprassedere per salvaguardare i rapporti commerciali che da anni legano la “Rosea” alla FIT, soprattutto ora che – si mormora – un altro gruppo editoriale si sarebbe fatto sotto per scalzarli. Garantendo ovviamente la censura su ogni accenno critico alla politica federale per tutti gli anni a venire.

Ma aveva da poco finito di ringraziare la Raggi che il presidente FIT si è malauguratamente distratto… Quando si ha un microfono sotto un naso è umano. Può capitare. Imbufalito per la decisione che lo obbligava a rinunciare al pubblico e a tanti soldini così difficili da recuperare e restituire agli sfortunati creditori (poveretti) ecco che Binaghi non ha più retto il semolino, ma ha preso cappello (come suol dirsi… e poi a lui piace anche se non è elegante) e ha rovesciato fiele su tutta la Regione Lazio definendo quella decisione – in un’intervista senza peli sulla lingua (e io che pensavo che Binaghi quei peli li avesse…) – “un’idiozia!”.

Come la Regione, attraverso il suo Capo di Gabinetto Albino Ruberti lo abbia poi aspramente rimpolpettato, chiedendogli pubbliche scuse potete leggerlo in questo secondo articolo con tutto il testo della reprimenda e di cui vi fornisco nuovamente il link. Ruberti si illude. Binaghi, come il bell’uomo di quello spot che reclamizzava una schiuma da barba (“L’uomo che non deve chiedere mai…”) non è tipo che concepisca l’istituto delle scuse. Altrimenti lo avrebbe messo in atto con il sottoscritto, quando un anno fa i suoi scherani con un pretesto ridicolo mi ritirarono l’accredito media il sabato delle semifinali degli Internazionali facendomi pedinare l’indomani da quattro agenti della sicurezza, dopo che io mi ero acquistato un normale biglietto “ground” (senza accesso al centrale) per vedermi la finale al megaschermo del Foro Italico.

Una figuraccia internazionale, un boomerang. Accreditato per La Nazione mi ero permesso di criticare la gestione biglietti, campi, orari del torneo di un anno fa su Ubitennis, testata per la quale non avevo fatto la richiesta di accredito. Fu questa la motivazione ufficiale! Ovunque i freelance collaborano per più testate, non di rado concordano collaborazioni perfino durante un evento. Era una scusa evidente. Un dispetto. Alla FIT arrivarono lettere ufficiali di biasimo da parte di tutti gli organismi sindacali italiani, USSI, FNSI, AST, ODG, più quella dell’ITWA (International Tennis Writers Association), ma per un evidente disguido postale le scuse di Binaghi non sono mai arrivate.

La gaffe compiuta ieri con la Regione Lazio non sarebbe stata l’unica. Nel giorno delle comiche sarebbe sopraggiunta anche quella con Virginia Raggi, tradita da un “corno” quasi brutale, un vero atto di… infedeltà coniugale. “Se l’avessimo saputo avanti – ecco l’ingenua rivelazione di Binaghi pochi minuti dopo il ringraziamento al sindaco di Roma – avremmo potuto giocare il torneo a Genova dove si svolge il più grande challenger italiano o in Puglia dove in passato si sono svolti gli Internazionali”. N.B. Binaghi la storia del tennis la racconta spesso a modo suo: nel 1985 i cosiddetti Internazionali si trasferirono effettivamente in Puglia, a Taranto. Li vinse Raffaella Reggi: il montepremi era 50.000 dollari, il torneo con 16 sole partecipanti fu di serie C, nemmeno B. Raffi non me ne voglia. Batté in semifinale Caterina Nozzoli 6-0 6-1 e in finale (6-4 6-4) l’americana Vicky Nelson che aveva superato Garrone 6-4 6-0. Parterre de roi.

La gaffe non era stata consumata solo ai danni di Roma e della Raggi. Ma anche del title sponsor del torneo dal 2007, BNL la cui sede storica è a Roma. Difatti Luigi Abete, presidente della Banca Nazionale del Lavoro che ha rinnovato nel 2017 la sua sponsorship per 8 anni (fino al 2024 compreso) per una cifra vicina ai 25 milioni di euro, ha subito smentito il presidente FIT dichiarando: “Veramente noi di BNL con l’idea di spostarsi da Roma non saremmo stati d’accordo!.

Ok, ho un po’ maramaldeggiato sulle “comiche”, sulle imprecisioni e le gaffes del Presidente FIT, però, ragazzi mi volete spiegare perché mai lui e i suoi consiglieri potevano ritenere che al Foro Italico per il tennis il pubblico avrebbe dovuto e potuto entrare tranquillamente quando invece all’adiacente Olimpico per le gare di Roma e Lazio non lo si consente?Vogliamo paragonare gli strumenti di pressione del calcio, della FIGC, della Lega, dei network televisivi? Se non ce la fa il calcio a persuadere il ministro dello Sport – che non mi pare di aver visto alla presentazione… del più grande evento sportivo d’Italia: un manifesto segnale di distacco se non di disinteresse? – si poteva ragionevolmente pensare che ce l’avrebbe fatta il tennis?

Allo stadio Olimpico sarebbe molto meno complicato – una volta disciplinati gli ingressi – distanziare qualche migliaio di spettatori piuttosto che al Foro Italico dove separare una zona dall’altra, un campo dall’altro, in spazi talvolta angusti, è tutt’altro che banale. Paragoni con le strutture del Roland Garros, tre centrali, due da 15.000 e 10.000 posti, un terzo da 5/6.000, in un’area di 12 ettari (quasi 10 volte quelli di Roma), sono assolutamente improponibili. A Parigi c’è la possibilità di limitare la circolazione delle 11.500 persone che potranno entrare ogni giorno, ma distribuite in tre zone non incrociabili fra loro. A Roma no. Binaghi lo sa benissimo, anche se finge di non saperlo.

Tutt’al più posso concedere che lo slittamento del campionato a… post Internazionali, non abbia giovato. È stata una vera sfortuna. Un “via libera”, eventuale, eventualissimo, al calcio, avrebbe potuto far entrare anche il tennis dalla porta di servizio… anziché sbatter le porte in faccia ai 5.000 spettatori al giorno che Binaghi avrebbe voluto far entrare anche per non veder sfumare un paio di milioncini provenienti dagli stand commerciali (cui sarebbe stato praticato uno sconto per la ridotta affluenza).

In tutto questo approccio approssimativo a un torneo che comincia con le qualificazioni fra solo tre giorni, ai lettori di Ubitennis interesserà pochissimo sapere che una comunicazione ufficiale ai giornalisti che hanno inoltrato l’accredito stampa per seguire il torneo non è ancora giunta. Nessuno giornalista, nessun media, sa cosa succede, che cosa il comitato disorganizzatore abbia in mente. Se si può seguire il torneo in loco oppure no, quali protocolli sanitari vadano eventualmente eseguiti, se quella trentina di giornalisti che dovrebbero essere ammessi – vox populi, in assenza di ufficialità – potranno vedere le partite fuori dagli schermi della sala stampa, naturalmente con le mascherine indosso. Insomma pare che non si possano seguire i match neppure dalla tribuna del campo centrale, che pure è certo a distanza di sicurezza da dove si esprimono i tennisti.

Vero che anche a New York per l’US Open l’accesso ai campi è stato consentito ai giocatori e a pochi rappresentanti della stampa, però c’è la possibilità da tutto il mondo di intervistare i giocatori collegandosi in via remota attraverso Zoom al termine di ogni partita. A Roma no. Qui in Italia il presidente della Lega Calcio e l’USSI hanno a suo tempo concordato che 70 fra giornalisti e fotografi possono accedere allo stadio per servizi di cronaca a margine delle partite di calcio. Egualmente il presidente della Federbasket ha concordato con l’USSI la presenza di 10 fra giornalisti e fotografi agli incontri di basket… i cui palazzetti dello sport raramente sono grandi come il centrale del tennis del Foro Italico che ha quasi 10.000 posti.

Ma questi presidenti hanno ritenuto importante una presenza mediatica il più allargata possibile. Forse in Federtennis invece si preferisce circoscriverla al massimo. Dall’estero non credo che verrà nessun collega. Saranno forse presenti alcuni corrispondenti romani di agenzie e testate estere. Al momento non c’è nessuna previsione che consenta di intervistare i giocatori, salvo per quella trentina di giornalisti che dovrebbero essere ammessi al Foro, ma i quali anche dovranno farlo a distanza… da quel poco che si è capito. Come vedete, appunto, si è capito poco… ma il silenzio comunicazionale è stato fino a oggi assordante. Ci siamo basati su voci, non confermate, di corridoio.

Chissà che prima dell’inizio del torneo non si venga informati un po’ di più. Per poter svolgere il nostro lavoro e informare anche voi. Concludendo questo editoriale vengo assalito da un terribile dubbio: non sarà che tutte queste vicende che riferisco sono in realtà frutto della mia fantasia? Perché è vero che non le leggo su nessun giornale, non le sento in alcuna radio, non le vedo e le sento commentare in nessuna tv. Le sogno allora? O magari interessano solo a me? In quest’ultimo caso farei meglio a non perdere tempo.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Meno male che ci sono quattro azzurri in campo oggi, perché match avvincenti come Alcaraz-Ramos Vinolas e Zverev-Baez non me li aspetto

Favoriti Sinner e Sonego. Putintseva un osso duro per Camila Giorgi. Per Hurkacz ci vorrebbe il Cecchinato 2018. Djokovic torna alla carica. L’ATP non rappresenta i tennisti come la PTPA. Arrivano a Parigi i boss di Wimbledon. Saltate 17 teste di serie

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il leggendario, e mai esistito, Nicolas Chauvin, immaginario soldato francese della Grand Armée di Napoleone eponimo dell’esagerato patriottismo – il mito dice che fu ferito 18 volte ma sempre volle tornare a combattere per amor patrio – si sarebbe molto rallegrato a vedere la programmazione iper-sciovinistica del Roland Garros sul Philippe Chatrier per questo giovedì 26 maggio. L’eccezione è il match d’apertura alle 11 che secondo me potrebbe rivelarsi il più interessante della giornata e potrebbe anche portare in sé un esito sorprendente. Rischia abbastanza con il serbo Djere il russo operato recentemente d’un’ernia, Daniil Medvedev secondo tennista del mondo e prossimo scontato n.1 senza neppure bisogno di vincere troppo: gli basterà aspettare che a Djokovic scadano i 2000 punti vinti a Wimbledon 2021 visto che al momento sembra proprio che a seguito della discutibile decisione dell’ATP quei punti gli verranno azzerati.

QUOTE 26 MAGGIO

 

Ma dopo Djere-Medvedev il centrale offre questi incontri: Garcia-Keys, Simon-Johnson e come serale Cornet-Ostapenko. Roba da leccarsi i baffi, che sicuramente aveva, per Monsieur Chauvin.

Detto questo scagli la prima pietra chi non avrebbe peccato: anche a Roma avremmo messo Camila Giorgi sul centrale e Fabio Fognini nel suo ultimo giorno al Foro Italico, anche se dubito che saremmo riusciti ad organizzare una celebrazione come quella che i francesi hanno fatto martedì sera per Jo Wilfried Tsonga e si apprestano a fare per Gilles Simon quando perderà (e non credo che succederà stasera se si sarà ripreso dalla faticosissima rimonta con Carreno Busta).

Va poi detto che mentre nella metà superiore del tabellone i big che hanno giocato lunedì e mercoledì non mancano (Djokovic, Nadal, Zverev, Alcaraz), chi ha avuto la sfortuna di comprare mesi fa i biglietti per il martedì, il giovedì e il sabato della prima settimana, difficilmente assisterà a grandi e memorabile partite dei migliori.

Gli italiani in gara questo giovedì saranno quattro, Sinner, Sonego, Cecchinato e Giorgi (contro Carballes Baena, Sousa, Hurkacz e Putintseva). Tre su quattro sono favoriti. Solo Cecchinato non lo è, a meno che si ricordi di come giocò nel 2018. Dei due in campo ieri… Martina Trevisan ha dominato la polacca Magda Linette lasciandole soltanto 5 game a dispetto dei sette posti di vantaggio nel ranking, mentre Fabio Fognini è stato bloccato da un…doppio infortunio. Prima quello della testa (nel senso di una dovuta concentrazione) che lo ha abbandonato quando era avanti 5-1 nel secondo set con l’olandese Van der Zandschulp. Poi quello muscolare ad una coscia che lo ha costretto al ritiro quando la situazione di punteggio era comunque ormai compromessa per un giocatore di 35 anni: due set indietro e 3-2. Chissà se Fabio si riprenderà in tempo per andare a giocare sull’erba oppure andrà davvero a Formentera…visto che a Wimbledon non ci saranno punti…salvo che l’ATP ritorni sulla decisione presa un po’ troppo precipitosamente e fortemente contestata da Paire e da parecchi giocatori.

Fra questi più critici mi ha dato l’impressione di essere anche Novak Djokovic, sebbene l’altra sera avesse detto testualmente: “Sull’argomento non ho ancora le idee chiare, salvo il fatto che qualunque decisione venisse presa avrebbe inevitabilmente creato degli scontenti”.
Però dopo aver battuto lo slovacco Molcan (“E mi auguro di non ritrovarmi più un avversario che abbia per coach Marian Vajda…!” ha scherzato ancora sul campo rispondendo a Marion Bartoli), in conferenza stampa Nole ha sottolineato ancora una volta la poca informazione che viene data ai giocatori prima di prendere decisioni importanti che li riguardano. Uno spot per la sua PTPA naturalmente.

“La PTPA continuerà a esistere anche c’è un sacco di gente che nei posti di “governo” non vorrebbe che fossimo presenti in questo ecosystem. Ma è un fatto che la PTPA è la sola associazione che rappresenta il 100% dei diritti dei giocatori, uomini e donne. Siamo una organzzazione ancora giovane, ci vorrà del tempo a farci accettare dal sistema. Per ora non è così. Non sediamo al tavolo delle negoziazioni, perchè gli Slam e altri non ci riconoscono. Ho parlato con qualche giocatore, speci quelli che lo scorso anno fecero bene a Wimbedon e sono i più danneggiati. Ci sono lamentele. Sapevamo che qualunque decisione presa dall’ATP in reazione al provvedimento preso da Wimbledon per russi e bielorussi, avrebbe avuto come conseguenza tanti tennisti infelici e insoddisfatti. Non sono più nel Council quindi non so bene come si sia arrivati a reagire a quel modo. So dal presidente dell’ATP (Gaudenzi) che ci sono state conversazioni con la LTA (la federatennis britannica), ma non mi ha detto più di questo. Dubito che l’ATP farà retromarcia. Ma i giocatori vorrebbero discuterne con l’ATP, visto che non possono discuterne con gli Slam. Continuo a ritenere che la struttura dell’ATP (al 50% rappresentante i tennisti, ma per l’altro 50% i direttori dei tornei; n.di UBS) che va avanti da decenni non sia il miglior sistema possibile. E’ un sistema che ha fallito tante, tantissime volte e questa è la ragione dell’esistenza della PTPA, perché quando si arriva a prendere decisioni importanti le voci dei tennisti non sono abbastanza ascoltate. Oggi c’è il problema di Wimbledon, domani un altro problema, in passato un altro ancora, ma sempre ci scontreremo con questo sistema e questa struttura (che non funziona)”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

In questi giorni sono in corso tante riunioni. Anche quella che dovrebbe decidere ciò che sta tanto a cuore al presidente FIT Angelo Binaghi e adesso pure all’IMG che ha pagato 350 milioni di dollari a quel furbone di Ion Tiriac per comprare il torneo di Madrid: il prolungamento a 10 giorni per la durata dei 2 Masters 1000. Binaghi ha (scherzosamente…) minacciato il licenziamento di Sergio Palmieri in caso di mancato raggiungimento di un obiettivo annunciato da anni. Ma qualche torneo dovrebbe farsi da parte per lasciare una settimana altrimenti occupata. Non è così’ semplice.

Intanto da Wimbledon viene annunciato l’arrivo qui a Parigi per venerdì di Ian Hewitt, il chairman dell’All England Club, e di Sally Bolton, la chief executive. Sono loro due ad aver annunciato di non avere altre opzioni che l’esclusione dei tennisti russi e bielorussi. Ma tanti non sono convinti che non esistessero altre opzioni più blande. Ma le voci che si sono sparse di presunta riduzione del montepremi del torneo secondo quanto mi risulta sarebbero infondate. Anche se circolano insistentemente. La sola cosa che non capisco è perché l’All England Club non si affretti a smentirle. Non ha senso continuare a farle serpeggiare, perché in questo modo si spinge i giocatori – già infastiditi dalla decisione di azzerare i punti quando si potevano invece “congelarli” per una parte come in epoca COVID – a rilasciare dichiarazioni tipo quella di Fognini “Vado a Formentera…” o di Camila Giorgi “Vado in Thailandia”.

Degli emozionanti incontri di questo mercoledì, con Zverev e Alcaraz soravvissuti a un matchpoint ciascuno con Baez  e Ramos Vinolas , avrete letto qui su Ubitennis in altri articoli.

Prima di tutto dico che di Baez sono un grande estimatore. Fin dal Next gen di un anno fa. E lui mi ha sorpreso meno di Ramos Vinolas: è Peque quanto il Peque originale, ma di Schwartzman mi pare perfino più completo. Posso solo aggiungere – ripensando al calo psicofisico di Musetti con Tsitsipas che dal canto suo ha cominciato a servire come sa soltanto da metà del secondo set- che Lorenzo non ha ancora la forza mentale di Carlos Alcaraz e neppure la tigna di Sebastiano Baez. Ma ha una mano altrettanto buona, se non migliore. Ed è dai tempi di Panatta che non avevamo un artista così dotato. Ribadisco quanto detto ieri nel mio editoriale: abbiate pazienza. Lorenzo arriverà in alto.

Forse ci arriverà anche la Raducanu, sebbene il suo tennis così piatto e senza top-spin non mi sembri troppo adatto alla terra rossa. Però ha 19 anni, tempo al tempo.

Segnalo che Djokovic, che si è… allenato con il secondo mancino di fila… in vista Nadal, ha dominato Molchan così come Nadal ha fatto con Moutet a dispetto del pubblico entusiasta di queste fredde serate parigine (ci vuole la coperta e molte signore se la portano) che avrebbe voluto assistere alla prima lotta di Rafa al Roland Garros. Nadal non ha mai perso da un francese e l’unico che lo fece sudare un po’, ma nel 2004!, fu Olivier Mutis.

In Australia sarebbe successo ancora di tutto per il match serbo croato vnto da Krajinovic su Borna Gojo, ma in Europa no.  Ha vinto il serbo, 7-6 6-2 5-7 6-1 e non ci sono stati incidenti di sorta. Chiudo ricordando che venerdì sono curioso di seguire Korda contro Alcaraz. A Milano, finale NextGen, vinse lo spagnolo, a Montecarlo Korda. Dovrebbe venirne fuori una bella partita.

Otto teste di serie sono saltate nel torneo maschile e nove in quello femminile, ma è soprattutto la qualità delle ragazze eliminate a risultare significativa: ben 4 delle prime sei e 5 delle prime 10 sono uscite già di scena, mentre fra gli uomini tutte le prime 12 sono ancora in gara, visto che il più alto in classifica finito k.o., l’americano Fritz, era seeded n.13. Vero, peraltro, che due tennisti dei primi 6, la n.3 Zverev e la n.6 Alcaraz hanno dovuto fronteggiare un matchpoint e in entrambi i casi il loro avversario – l’argentino Baez (28 centimetri più basso, 1m.e 70cm contro 1m e 98 cm) ha sbagliato un dritto per nulla impossibile, anzi, proprio gratuito. Braccino? Forse sì. Più giustificabile nel giovanissimo Baez che nell’esperto Ramos Vinolas. Se Alcaraz avesse perso avrebbe cominciato a credere che il campo Simonne Mathieu gli portasse male: lo scorso anno perse lì, al terzo turn, da Jan-Lennard Struff.

Un breve riassunto su chi sono tutte le 17 teste di serie già eliminate, in quale turno e da chi:

 MASCHILE

13 Fritz (2T Zapata Miralles)

14 Shapovalov (1T Rune)

16 Carreno Busta (1T Simon)

17 Opelka (1T Krajinovic)

19 De Minaur (1T Gaston)

25 Davidovich Fokina (1T Grieekspoor)

30 Paul (1T Garin)

31 Brooskby (1T Cuevas)

FEMMINILE

2 Krejcikova (1T Parry)

4 Sakkari (2T Muchova)

5 Kontaveit (1T Tomljanovic)

6 Jabeur (1T Linette)

10 Muguruza (1T Kanepi)

12 Raducanu (2T Sasnovich)

25 Samsonova (1T Kovinic)

26 Cirstea (2T Stephens)

32 Kvitova (2T Saville)

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Musetti ci ha fatto ancora sognare finché Tsitsipas ci ha risvegliato bruscamente. Ma Corretja lo vede top5 in quattro anni. Ha ragione?

Sei italiani su dodici al secondo turno. Sinner impressiona, Sonego convince, Cecchinato rimonta, la Giorgi sorprende…per la maglietta. Paire imbastisce un discreto casino. Wimbledon minaccia di ridurre il montepremi in risposta all’azzeramento dei punti ATP e WTA. Una piccola guerra a fronte di quella vera

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ieri su parte del titolo del mio editoriale si leggeva: “Oggi 8 italiani in campo, finirà 4 pari?”.

E’ finita effettivamente 4 pari, perché hanno vinto Sinner, Sonego, Giorgi e Cecchinato, hanno perso Bronzetti, Paolini, Zeppieri e Musetti. Ma i rimpianti per un possibilissimo 5-3, se non addirittura 6-2 ci sono, perché Jasmine Paolini ha servito per il match – ammesso che il servire fosse un vantaggio – e poi ha perso al tiebreak decisivo del terzo set, cominciato bene, 3-1, ma finito malissimo 10-5. E poi perché quando Musetti ha vinto, giocando stupendamente, i primi due set contro Tsitsipas, era certo lecito sperare che non si ripetesse la stessa storia di un anno fa con Djokovic, quando Lorenzo aveva vinto i primi due al tiebreak e poi era letteralmente crollato nei set successivi, 6-1,6-0,4-0 e ritiro.

Invece anche questa volta, e contro il greco che a sua volta lo scorso anno contro lo stesso Djokovic in finale aveva dilapidato anche lui un vantaggio di due set a zero, Musetti fra terzo, quarto e quinto set, non è riuscito che a raccogliere pochi game, sette in tutto, 2-3-2.

 

Questa volta non è stato soltanto un crollo fisico, ma anche un po’ di testa, anche se certamente Tsitsipas dal terzo set in poi è apparso debordante, con una condizione atletica paurosa, una potenza nei colpi impressionante, una concentrazione mostruosa. Proprio il contrario di Lorenzo che invece ha cominciato a guardare sempre più spesso il proprio angolo, come se Tartarini potesse fare chissà quale miracolo. E poi a parlare, a lamentarsi, come quando sul 5-3 15-0 del quarto set lo si è sentito dire “Ma perché – e giù un moccolo – perdo sempre, mi manca anche tanta fortuna, ma non è possibile!”…e quelle sono frasi che un Djokovic, un Nadal e anche uno Tsitsipas non direbbero mai quando, a ben vedere, lui era ancora avanti due set a uno con tutto un quinto set ancora da giocare.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Lo sfogo del ragazzo di Carrara denoterebbe una certa fragilità di testa, però sembra più giusto osservare che Lorenzo ha 4 anni meno di Tsitsipas e semmai fidarsi di uno che di tennis ha sempre capito molto come Alex Corretja, lo spagnolo ex n.2 del mondo oggi opinionista di Eurosport-Discovery Channel: Musetti è un talento straordinario, da anni non ricordavo un primo turno di Slam di questa qualitàe Alex ha citato un match di Kafelnikov all’inizio del terzo millennio – e il ragazzo italiano è ancora giovanissimo. Secondo me entro pochi anni sarà uno dei primi 5 tennisti del mondo…”.

Beh, mi pare una profezia lusinghiera. Che può consolare Lorenzo per questa sgradita remuntada, peraltro effettuata dal maggior candidato della metà bassa del tabellone ad un posto in finale, nonché –come appena ricordato – già finalista qui un anno fa.

Nello spareggio fra due “rimontati” è normale che la maggior esperienza del greco si facesse valere. Il tennis è forse lo sport più completo che esista, anche se il fatto che lo dica io possa sembrare di parte. Ma nel tennis ci vuole il fisico, la testa, un gran braccio, grandi gambe, l’esperienza e anche quella parola diventata ultimamente un po’ abusata, la resilienza, che però è fondamentale. Lorenzo ha 20 anni, era reduce da un infortunio che ne ha minato la preparazione, ha giocato un secondo set da fenomeno e, sempre contando sul grande talento naturale, ha tutto il tempo necessario per costruirsi fisico, testa, esperienza, resilienza. “Credo di avere il livello per avere un futuro importante e sono contento di essermi battuto fino alla fine“.

Tsitsipas – che ha fatto tanti complimenti a Lorenzo (ma intanto lo ha battuto tre volte su tre) – aveva vinto soltanto due partite dopo aver perso i primi due set, con Munar nel 2020 e con Rafa Nadal nel 2021 in Australia nei quarti, quando poi in semifinale perse con Medvedev. Stefanos è stato bravo, soprattutto a non perdersi d’animo e a tenere i nervi saldi – la testa – e incontenibile da metà del terzo set in poi quando il trend del match è completamente cambiato.

Insomma, alla fine, 4 pari poteva essere e 4 pari è stato. Così, esaurito il primo turno, dei 12 azzurri al via, possiamo ricordare che sei sono approdati al secondo, cioè quelli vittoriosi questo martedì e appena enunciati in aggiunta a Fognini  e Trevisan che giocano il loro secondo turno questo mercoledì, rispettivamente contro l’impronunciabile olandese Van de Zandschulp – la pronuncia me la sono fatta ripetere 3 o 4 volte dal collega olandese del De Telegraph finché ho rinunciato – e la polacca Linette, giustiziera di Jabeur e n.52 WTA, ma abbordabile dalla Trevisan di questi giorni felici. Chi non lo sarebbe dopo il primo torneo vinto, a Rabat il weekend scorso, e 26 posti guadagnati nel ranking che adesso la vede a n.59? La differenza di soli 7 posti nel ranking dice che la vittoria la si può raggiungere. Sono meno ottimista, invece, sul match di Fabio, n.51 e alle prese con l’olandesone di Wageningen che è salito recentemente a n.26. Penso che Fabio possa vincere in 3 set, ma che sia difficile ci riesca in 4, e sia quasi impossibile una vittoria in cinque. [Le quote non lo danno per favorito].

Lo scorso anno qui avevamo portato in tabellone 11 uomini e 4 donne, isnomma 15 contro i 12 di quest’anno. Dieci avevano passato il primo turno: Sinner, Berrettini, Cecchinato, Musetti, Mager, Seppi, Fognini, Paolini, Giorgi e Trevisan.

Al terzo turno erano passati poi Fognini, Sinner, Berrettini, Musetti e Cecchinato (che si sarebbero sfidati nel derby) e nessuna delle ragazze. Agli ottavi arrivarono Sinner (battuto da Nadal), Musetti (da Djokovic) e Berrettini che si sarebbe poi ritrovato nei quarti senza giocare per il ritiro di Roger Federer.

Quest’anno le cose si sono messe meno bene, un po’ per sfortuna – vedi gli infortuni a ripetizione di Berrettini (ma anche di Sinner e Musetti) e i sorteggi tipo quello occorso a Parigi per Musetti – e un po’ perché i ragazzi italiani non hanno ancora ripetuto gli stessi exploit.

Ho fiducia nei progressi di Sinner che contro Fratangelo – di cui ho parlato diffusamente nel video, del suo nome Bjorn, di papà Mario, di quel suo status di top 100 per una sola settimana, dopo che nel 2011 aveva vinto qua il torneo junior …sia pur deludendo gli appassionati del gossip…e rimedio qui: è “fidanzato” con Madison Keys – ha servito molto bene e non ha mai perso la battuta, concedendo solo due pallebreak annullate con grande spavalderia.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Questo Sinner non dovrebbe avere problemi con Caballes Baena che ha sofferto per 5 set prima di eliminare il tedesco Otte. E io penso che vincerà anche con Basilashvili o McDonald. Né lo darei per battuto in ottavi con Rublev o Garin (che ha eliminato Paul, testa di serie n.30).

Cecchinato ha approfittato dei 36 anni del tennista del Park Genova Andujar per dominarlo alla distanza dopo essere stato sotto due set a uno, ma ora de la dovrà vedere con un avversario molto più tosto, Hurkacz, che non ha concesso neppure una pallabreak ne 7-5,6-2,7-5 con cui ha regolato Zeppieri alla prima esperienza, qualificatosi in uno Slam. Con Khachanov a Roma, dopo aver battuto Molcan, e con Hurkacz, Zeppieri non ha sfigurato ma ha dato l’impressione di essere sulla strada giusta insieme al suo nuovo allenatore Fischetti. Immagino il dispiacere di Melaranci, ma la vita è così.

Sonego ha dominato Gojowczyk e è leggermente favorito con il portoghese Sousa. 1 a 1 i duelli diretti, ma la sconfitta di Lorenzo risale a Roma 2016, mentre quella di Joao è di Antalya 2019. Sousa è n.79 ATP e ha recentemente dimostrato un grande stato di forma raggiungendo la finale al torneo di Ginevra dove ha messo alla frusta Casper Ruud cedendo al norvegese soltanto 7-6 al terzo, ma in semifinale aveva battuto Gasquet e prima, a ritroso, Ivashka, Basilashvili e Andujar. Però potrebbe risentire, a 33 anni, della fatica compiuta nella maratona di 5 set e 4h e 23 m.,  per aver ragione del cinese di Taipei Tseng.

Non ci sono state chances per la Bronzetti con la Ostapenko all’inizio. Poi invece qualcuna è affiorata. Ma l’azzurra un anno fa non sognava neppure di arrivare dove è arrivata. Diamole il tempo che merita. Ne ha meno Camila, che mi ha rimproverato perché guardando solo pochi punti del suo match su un monitor non ho fatto caso al fatto – eccezionale mi dicono – che avesse giocato indossando una maglietta e non un abitino disegnato da mamma Giorgi. Chissà se mai mi perdonerà. Con l’ostica e battagliera Putintseva non avrà vita facile secondo me, sia che indossi un’altra magliettina oppure un abitino. La piccola guerriera kazaka (1m e 63cm secondo il media guide WTA ma a me sembra meno) lasciò il…tennis russo perché non le dettero una wild card al torneo di Mosca anni fa. Ora con passaporto kazako potrà giocare tranquillamente a Wimbledon anche se è moscovita. Non si sarà certo pentita della decisione presa a suo tempo per quella impuntatura.

Mettendo da parte il tennis italiano le notizie del giorno sono venute dal danese Rune che ha inflitto una severissima lezione a Shapovalov. A 19 anni questo ragazzino che l’aveva sparato grossa qualche mese fa quando aveva dichiarato di poter battere il record dei 13 Roland Garros appartenente a Rafa Nadal, ha tenuto sempre l’iniziativa aiutando Sciupavalov a sbagliare lo sbagliabile: 53 errori gratuiti sono tanti. Rune si è fermato a 19. Quasi un terzo.

Nella giornata si è parlato molto della decisione di ATP e WTA di non attribuire punti al torneo di Wimbledon, e si dice che Wimbledon – che ha fatto a parer mio un errore clamoroso nell’impedire a russi e bielorussi di partecipare ai Championships –  potrebbe inasprire il conflitto abbassando drasticamente il montepremi. Cosa che spingerebbe un numero ancora superiore al previsto a recarsi altrove. Fognini ha buttato lì Formentera, Camila Giorgi ci ha detto che “potrebbe essere la volta buona che vado finalmente in Thailandia”, mentre Sonego ha fatto capire che dopo lo sbaglio di Wimbledon anche l’ATP è stata forse un po’ troppo precipitosa.

Di quel che ha detto Benoit Paire senza tanti mezzi termini “Ma l’ATP difende la Russia o i giocatori? Il 99% dei giocatori, mai interpellati, sono contrari… e decidendo di concedere lui una intervista che nessuno gli aveva richiesto proprio per attaccare l’ATP che non avrebbe consultato i giocatori che lui ha raccontato essere contrarissimi agli zero punti di Wimbledon per tutti, trovate un ampio servizio in questa home page.

È molto probabile che se Djokovic vedrà scadere i suoi 2.000 punti di Wimbledon 2021 senza poterne sostituire alcuno, chi godrà sarà Medvedev che diventerà n.1 del mondo nel modo ancora una volta più strano. E questa volta potrebbe restarci molto più a lungo della prima.

2.000 punti da conquistare non sono uno scherzo, non sono certo i 180 che Daniil non può recuperare dal Wimbledon 2021.

Commovente il canto del cigno Jo Wilfried Tsonga, ragazzo cui tutti hanno sempre voluto bene. Commossi sono apparsi tutti i giocatori francesi che gli hanno tributato il doveroso omaggio, da Monfils a Gasquet, a Simon che…anche lui aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo Roland Garros e sembrava proprio che anche il suo ultimo giorno fosse lo stesso di quello di Tsonga, era sotto di un break nel quinto set, dopo aver perso nettamente terzo e quarto con Carreño Busta, e invece trascinato da un pubblico entusiasta “Allons enfants de la Patrie” si è concesso almeno un paio di giorni di gloria sciovinista in più.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Gilles Moretton, presidente Federtennis francese: “Vogliamo persuadere l’ITF a rivedere la Coppa Davis. Era più bella prima!” Oggi 8 italiani in campo: finirà 4 pari? Musetti-Tsitsipas clou by night

Mentre Djokovic domina Nishioka e poi parla dei 2000 punti che non potrà recuperare, una super Martina Trevisan sogna di diventare una top-32 a fine anno. Oggi Sonego e Sinner non devono fare brutti scherzi

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Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta
Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta

Il primo lunedì delle due settimane del Roland Garros per me è un giorno bellissimo, perfino quando piove o pioviscola, come è accaduto oggi a più riprese.

Da non so più quanti anni, dei 46 che ho coperto dal 1976 (l’anno del trionfo di Panatta) a oggi, senza altra soluzione di continuità che il 2020 causa Covid, al lunedì mattina vado a Clichy agli uffici Piaggio per ritirare uno scooter che mi rende molto più facile la vita in questo torneo dove per via del nuovo Philippe Chatrier, del tetto e delle sessioni notturne, si fanno le ore piccole e la caccia al taxi diventa una pura questione di sopravvivenza.

 

Mi è bastata la serata di domenica, dove mi sono dovuto arrangiare con i mezzi, per sognare questo lunedì e il primo giorno con il “mio” MP3 500 Piaggio (tre ruote e non serve il cavalletto per posteggiarlo!).

Chi esce dalla nuova uscita del Roland Garros è imprigionato per 1.600 metri e una serie di transenne fino alla Metro di Porte D’Auteuil. Ti vedi scorrere davanti i taxi ma non puoi fermarli e se tu avessi l’agilità di Sotomayor e provassi a saltare le transenne, ci sono decine di flics pronti a farti la multa.

Da Clichy-Clignancourt attraverso la circonvallazione “periferica”  si arriva all’uscita del Roland Garros in circa 23 minuti se sei in macchina, in meno di una dozzina in moto. Tutti i lunedì di tanti Roland Garros sorpasso migliaia di auto sulle quattro corsie. Non centinaia, migliaia. Un traffico pazzesco ma veloce. Da far paura se ci devi scorrere nel mezzo. In mezzo alle corsie c’è un po’ più di un metro per le moto. Se appena appena rallenti un po’, ecco che le moto da dietro cominciano a suonare. O vai a minimo 60 l’ora, ma parecchi sfilano a 100 e fanno ginkane pazesche, o te ne dicono di tutti i colori. Però è bello. Ti senti libero. E poter parcheggiare vicino al Roland Garros, se non sotto al Suzanne Lenglen come mi veniva concesso una volta, dà una soddisfazione impagabile. So che non vi importa nulla di tutto ciò, però cominciare bene la giornata e andare via alla svelta dopo più di 12 ore fra campi, sala stampa e conferenze stampa che si susseguono a ritmo da…moto sulla “periferica”, è una gioia impagabile. Anche se il ricordo di quando Internet non c’era, l’articolo per La Nazione era in tipografia per le 20 o le 21, e riuscivo a raggiungere gli amici a un ristorante di St. Germain de Pres a un’ora decente, dopo aver costeggiato la Senna con i suoi Bateaux Mouche e sfilato davanti alla Tour Eiffel ancora illuminata, suscita incredibile nostalgia. Bei tempi.

Non si pensava allora che da anziani si sarebbe lavorato meno e che alla mia età sarei stato in pensione da un pezzo? Macchè! Ma guai a lamentarsi. Anche perché tanti di voi che hanno la pazienza di leggermi – e oggi vi ce ne vuole più del solito – vorrebbero essere qui, a vedere questo grande spettacolo con le più grandi racchette del mondo, in questo complesso straordinario e sempre più affascinante, sempre meglio strutturato e organizzato, più moderno, efficiente e popolato. Io stesso, del resto, mi considero un privilegiato. Faccio il lavoro che mi piace, nessuno mi obbliga a farlo visto che sono padrone di me stesso e anche se ogni tanto (poco?) sogno di lavorare un po’ meno, poi in fondo se non fossi in grado di farlo (con o senza MP3 a tre ruote) sarei molto più triste.

Non posso, ad esempio, non pensare ai miei compagni di avventure tennistico-giornalistiche e televisive, Rino Tommasi e Gianni Clerici, e anche Roberto Lombardi,  che purtroppo non possono essere qui a godersi questo Roland Garros insieme a me. E quante volte li ho portati sui vari modelli delle mie Vespe qui come a Wimbledon. Mi mancano e so che pagherebbero per poter essere qui. Ecco perché dico: guai a lamentarsi prima di passare a parlare di cose diverse. Comprese alcune che magari vi interessano il giusto.

Eccone una di quelle. Domenica sera sono stato al tradizionale cocktail dell’International Club di Francia. Invitato quale segretario onorario dell’International Club d’Italia, il cui presidente (e inesauribile “motore”) è Marco Gilardelli, ex prima categoria italiano, sono diventato membro onorario di quello di Francia…ma siccome pochi sanno cosa sia l’International Club, fondato il 26 novembre 1924 dagli inglesi, con il club francese che gli fece seguito il 24 luglio 1929, e quello statunitense che si è aggiunto nel 1931, vi inserisco qui un link molto datato ma che ne spiega la storia, non senza avervi detto che attualmente i club nazionali che vi aderiscono nel mondo sono nel frattempo diventati 42.

Questi club hanno la vocazione di restaurare attraverso incontri tennistici (e conviviali…) amichevoli di buon livello, i rapporti di amicizia sorti in tanti anni di gare fra tennisti di svariati International Club di vari Paesi. All’inizio quei rapporti erano sorti primariamente fra le nazioni che avevano sofferto le tragedie della guerra 15-18. Il primo presidente dell’International Club di Francia è stato uno dei quattro moschettieri, Jean Borotra. Poi lo sono stati anche Brugnon, Bernard e Cochet (tutti nomi che hanno fatto la storia del tennis francese e mondiale). Quindi Pierre Darmon, antico rivale di mille battaglie contro Nicola Pietrangeli, Beppe Merlo e Fausto Gardini. L’Italia ha sempre fatto fatica ad allineare squadre competitive dell’International Club, nonostante i mille sforzi del suo presidente Gilardelli. Ma le trasferte a volte sono onerose, anche se di solito viene offerta l’ospitalità dal club di casa, e non è facile coinvolgere i nostri migliori giocatori anche per motivi – per così dire – culturali.

Ogni anno si disputano decine e decine di incontri amichevoli bilaterali in tutto il mondo, dalle Bahamas all’Australia (il cui presidente è Frank Sedgman, ma ultimamente in un incontro a Sydney fra Australia e Francia padrone di casa è stato Ken Rosewall, ottantottenne lucidissimo che ogni tanto mi telefona per chiedere degli amici italiani), ma talvolta anche minicompetizioni a squadre, come la Potter Cup che si disputa sempre in Spagna, prima a Maiorca e in tempi più recenti a Barcellona. Recentemente, ad esempio, si è giocato Italia-Francia al TC Parioli alla vigilia degli Internazionali d’Italia. I francesi, nostro ospiti, e per un giorno ospiti anche al Foro Italico in tribuna d’onore, hanno vinto il confronto per 8 incontri a 5. Ha partecipato all’incontro anche Sandrine Testud che ha naturalmente giocato per la Francia. Per l’Italia c’era Vincenzo Franchitti, il solo tennista italiano ad aver battuto Bjorn Borg. E anche lui ha vinto. Giocano di solito questi incontri ex campioni, che hanno vestito i colori delle nazionali (anche junior, anche veterani), ma con il tempo sono stati nominati membri anche dirigenti, personaggi che hanno contribuito al successo del tennis.

E’ stato il presidente francese dell’International Club di Francia Thierry Pham a darmi la cravatta argentea con le sole due strisce rosa.  

Quello britannico ne ha una, quello americano 3, e poi c’è tutta una complicatissima grafica che con gli stessi colori disegna le cravatte di ognuno dei 42 club.

L’altra sera qui a Parigi c’erano più di 200 membri dell’IC di Francia. Incluso il presidente della Federazione Francese Gilles Moretton che mi ha ricordato di aver battuto Adriano Panatta nel mio circolo di Firenze nel 1981: “Ma Adriano cominciava ad essere vecchietto…” ha scherzato. Beh,a vedere certi “vecchietti” di oggi, i Federer che ha vinto fino a 37, Djokovic che vince a 35, Nadal a 36…Adriano nel maggio ’81 non aveva ancora 31 anni! Ma aveva fatto un’altra vita, Adriano. Meno da atleta. Più da bon-vivant. Ognuno fa le sue scelte.

Moretton ha detto alcune cose interessanti: “Stiamo collaborando molto di più di quanto si facesse prima noi dei 4 Slam, cerchiamo di uniformare più cose, ad esempio i tiebreak del set finale a 10, ma anche altro. Poi, però ogni Slam mantiene la sua autonomia, tant’è che noi abbiamo accolto i tennisti russi e bielorussi al Roland Garros, mentre a Wimbledon sono stati di diverso avviso. Stiamo cercando di collaborare maggiormente anche con ATP e WTA, mentre per quanto riguarda l’ITF non siamo in genere contenti di come è stata trasformata la Coppa Davis…vorremmo tornare all’antico. Era più bella prima. Faremo pressioni sull’ITF in tal senso. Anche questo fatto che prima la fase finale dovesse essere a Abu Dhabi, poi in Spagna (Malaga…), o che per la Billie Jean King Cup non sappiamo ancora dove dovremmo giocare…Mah…!” 

A far da madrina alla serata dell’IC al Roland Garros nel Club des Loges l’ex campionessa australiana (avversaria di Lea Pericoli) Gail Sherriff che è stata poi sposata a due tennisti francesi di prima categoria, Lovera e Chanfreau, ma ora ha un italiano Benedetti. Una signora simpatica e molto vivace più a suo agio con francese e inglese di Moretton. Fra i nuovi membri dell’IC de France, con nuova cravatta anche lui, anche il marocchino Youness el Aynaoui (ricordate il suo match maratona contro Roddick all’Australian Open: 21-19 cito a memoria…). Youness che parla benissimo italiano, fu uno degli allievi di Alberto Castellani, ora vive a Nantes: “Mio figlio è centrocampista nel Nantes, ha 18 anni e già diverse richieste da procuratori italiani…”. E io: “Stai attento, c’è un sacco di gente senza troppi scrupoli…”. Lui: ”Lo so, lo so!”

Chiudo questo editoriale diverso dal solito rimandandovi al prossimo perché questo era già fin troppo lungo. In sintesi hanno perso altre teste di serie importanti, dopo la Jabeur domenica e cioè la Krejcikova testa di serie n.2 campionessa in carica ma ferma per il tennis elbow da Doha, quindi da tre mesi,  e k.o. anche la Kontaveit testa di serie n.5 e battuta dall’ex compagna di Matteo Berrettini, Ajla Tomljanovic. La sconfitta di Naomi Osaka con la Anisimova invece non può destare grande sorpresa. Dopo la Swiatek la Anisimova è la ragazza che ha vinto più match di tutte sulla terra battuta. Neppure lei ci aveva fatto caso.

Ho visto vincere alla grande Martina Trevisan cui non sarà dispiaciuta la sconfitta della Jabeur che avrebbe dovuto affrontare al secondo turno. La polacca Linette che l’ha battuta è certo avversaria più addomesticabile. Martina non ricordava di averci giocato in…casa sua, al torneo di Santa Croce sull’Arno diversi anni fa. Meno male che ha avuto l’ispirazione di andare a vederla giocare contro la Jabeur. “Di solito non guardo mai oltre al mio round in tabellone…ma stavolta ho guardato quella partita”.

Io non ho mai capito perché non si debba guardare un tabellone. Mi sembra pura superstizione. Basta non pensare alle semifinali, o anche agli ottavi, quando si deve giocare ancora il primo turno. Però dare un’occhiata ai propri potenziali avversari non dovrebbe distrarre troppo un giocatore e potrebbe invece essere molto utile quando non si sa come giochino tutti e si può andare a studiarseli un pochino. Se poi si perde potrà servire per una prossima volta, no?

Martina, dopo l’exploit di Rabat che l’ha issata a n.59 WTA, punta a raggiungere un posto tra le prime 32 del mondo a fine anno, in modo da essere testa di serie all’Australian Open. Battere la Linette, e poi la vincente di Kvitova-Saville, e poi già che c’è anche la Raducanu (che ha vinto in 3 set sulla Noskova che confesso di non conoscere…) vorrebbe dire essere sulla buona strada. Mi sembra miglioratissima e in fiducia, soprattutto al servizio su cui ha lavorato molto e si vede.

Hanno perso, e avrete letto le cronache i due italiani ripescati dalle qualificazioni, Agamenone (cui è difficile non pronunciare una enne in più se appena si è letto Omero) e Giannessi, quest’ultimo dopo 4 ore e 58 minuti. Decisamente il croato Gojo a noi non porta bene. Peccato perché se avesse vinto lo spezzino avrebbe affrontato poi un argentino dal nome italiano, Carebelli, uscito dalle qualifizionei e protagonista di un’altra maratona (con Karatsev, la prima conclusa al tiebreak a 10 punti nell’ultimo set).

Stava un set pari invece Paolini con Begu. Oggi otto italiani in campo, sette dall’inizio più Paolini per il terzo set con la Begu. E i sette sapete chi sono. Ovviamente il match che ci interessa di più sembra essere Musetti-Tsitsipas. Magari Lorenzo riuscisse a dare battaglia al greco come un anno fa qui contro Djokovic quando vinse i primi due set. Se giocano cinque set e si fa le due di notte …io ci sto. Tanto ho lo scooter Piaggio che mi riporta a casa!

Nel mezzo spero e credo che Sinner non ci faccia brutti scherzi con Fratangelo, idem Sonego con Gojowczyk, Giorgi con Zhang. Sulla carta il Cecchinato d’una volta potrebbe battere Andujar che ha più anni di lui, mentre temo sia molto dura per la Bronzetti con la Ostapenko e per Zeppieri con Hurkacz. E’ – dopo il 2 a 2 di questi primi due giorni, ok Fognini e Trevisan, ko Agamenone e Giannessi, in attesa del terzo set fra Paolini e Begu –  giornata azzurra da 4 pari, 3-5 o 5-3. Un quarto e diverso risultato mi stupirebbe.

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