Finalmente Thiem: è lui il campione dello US Open

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Finalmente Thiem: è lui il campione dello US Open

Dominic Thiem rimonta due set ad Alexander Zverev e conquista il suo primo titolo del Grande Slam

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Dominic Thiem - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

[2] D. Thiem b. [5] A. Zverev 2-6 4-6 6-4 6-3 7-6(6)

In barba alle norme anti-COVID che hanno tenuto l’Arthur Ashe Stadium vuoto durante tutto il torneo e durante questa finale, alla fine dei 242 minuti di battaglia Dominic Thiem e Alexander Zverev si sono abbracciati in mezzo al campo, scambiandosi una stretta di mano quasi “da gang” e congratulandosi a vicenda per il risultato ottenuto. Non è stata una finale straordinaria dal punto di vista del gioco, perché nell’ottovolante di questa partita quasi mai i due hanno giocato bene contemporaneamente.

La differenza di due miseri punti alla fine ha premiato Dominic Thiem, che per la terza volta in carriera ha rimontato un vantaggio di due set a zero. Entrambi hanno avuto occasioni su occasioni, Zverev avrà parecchio da recriminare nei prossimi giorni, così come ne avrebbe avuto Thiem se avesse perso. L’austriaco ha comunque portato a casa una finale giocata da grandissimo favorito, almeno per i bookmakers, un po’ meno per gli analisti, e diventa così il primo atleta nato dopo il 1990 a vincere un titolo del Grande Slam.

 

IL MATCH

La partenza è di quelle che non ci si aspetta: Zverev decisamente più aggressivo del solito, particolarmente sulla sua battuta, e Thiem molto teso, probabilmente per l’importanza della posta in palio. Il tedesco ottiene il primo break al terzo gioco con due discese a rete vincenti (saranno 7 su 8 per lui alla fine del parziale) e poi martella con il servizio con il quale ottiene 12 punti su 13 con la prima. In mezz’ora esatta Zverev incamera il primo set per 6-2 raddoppiando il break al settimo game grazie anche a due doppi falli di un Thiem sempre più confuso e costretto sulla difensiva.

Alexander Zverev – US Open 2020 (photo by Simon Bruty/USTA)

L’austriaco continua a essere sotto pressione nei propri turni di battuta: deve salvare una palla break, la quarta nel match, già in apertura di secondo parziale, e poi cede di nuovo il servizio due game più tardi perdendo gli scambi violenti da fondocampo con entrambi i giocatori diversi metri dietro la linea di fondo. Thiem precipita a 1-4 pesante poco dopo quando altri tre errori gratuiti da fondocampo e il quinto doppio fallo gli costano il quarto break dell’incontro: a Zverev basta palleggiare da fondo per ottenere punti. Per fortuna di Dominic anche il suo avversario avverte un po’ di tensione quando, vistosi annullare tre set point sul 5-1, ne fallisce un quarto sul suo servizio mettendo in corridoio una volée di diritto elementare e poi finisce per perdere la battuta. Tra mille patemi comunque Zverev riesce a chiudere il secondo set sul 6-4, e dopo un’ora e 19 minuti si trova a un set dal suo primo titolo dello Slam.

Il livello di gioco rimane non eccelso, anche perché alla giornata decisamente non entusiasmante di Thiem si aggiunge anche un leggero calo di Zverev, che dopo aver conquistato per primo il break di vantaggio al terzo game si incarta in due doppi falli (quelli suoi soliti con la seconda tirata a tutta velocità) e restituisce subito il controbreak. Dominic è ormai attaccato alle posizioni dei giudici di linea in fase di risposta, a quasi otto metri dalla linea di fondo, e le incursioni a rete di Zverev sono diventate molto meno frequenti. A fine parziale, è proprio il tedesco che trema per primo: quando serve sul 4-5, dal 15-0 perde quattro punti consecutivi con un doppio fallo (questa volta piuttosto tremebondo) e due gratuiti, e così consente a Thiem di aggiudicarsi il terzo set e rientrare in corsa.

Nel quarto parziale la tesa di serie n.2  prende progressivamente il controllo dei suoi turni di battuta, cedendo solamente due “quindici” in tutto il set ed eliminando quasi del tutto gli errori gratuiti: solo due “non forzati” per lui contro i dodici di Zverev, che dal primo set in poi non è mai riuscito a salire sopra il 43% di punti vinti sulla seconda di servizio e la cui percentuale di prime è in costante declino. Il break arriva all’ottavo game, quando Thiem si vede concedere la terza palla break del set con un doppio fallo (il sesto per Zverev) e ottiene l’allungo decisivo sul 5-3 grazie a un errore di diritto dell’avversario. Si va al quinto set.

Dominic Thiem allo US Open 2020 (foto via Twitter, @usopen)

IL QUINTO SET

La tremarella si impossessa di entrambi all’inizio del set decisivo: Zverev sembra a corto di energie e cede il servizio in apertura, ma Thiem gli restituisce il favore immediatamente concludendo il suo game di servizio con un doppio fallo. Sul 4-3 il forcing di Zverev costringe Thiem a tre passanti da molto lontano e provoca il break mandando il tedesco a servire per il match. Il braccio di Sascha però trema ancora una volta, due diritti volano via all’inizio del game, e sul 30-40 il serve and volley finisce con una volée di diritto in rete.

Sul 5-5 ogni punto sembra una battaglia, Zverev non ci prova nemmeno più a tirare forte la prima di servizio, semplicemente la mette in campo. Due passanti di diritto in corsa di Thiem accendono l’agonismo, anche se l’assenza della folla è ora come non mai tangibile. Zverev spedisce un diritto lungo sul 30-40 e manda a servire per il match Dominic, che cammina sempre più a fatica e chiama il fisioterapista durante l’ultimo cambio di campo a massaggiargli la coscia.

La fine più giusta e più appropriata è il tie break: Zverev sprinta sul 2-0, ma un doppio fallo rimette tutto in parità sul 2-2. Un altro doppio errore del tedesco da a Thiem il 5-3 che gli consente di arrivare a servire per il match. Un passante di diritto lo manda a due match point sul 6-4: il primo lo sbaglia mettendo in rete un diritto da tre quarti campo, il secondo lo sciupa ugualmente con un diritto in corridoio, dopo che Zverev aveva servito una seconda ad appena 68 miglia orarie.

Dopo il cambio campo sul 6-6 è Thiem che ottiene il terzo match point con tre passanti a impallinare Zverev a rete. L’ultimo colpo è un rovescio incrociato del tedesco che vola oltre il corridoio con Thiem che si sdraia a terra esausto per celebrare il “suo” US Open.

Dominic Thiem – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

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Opinioni

Australian Open: non si può dire senza essere fraintesi. Lo sanno Djokovic, Bautista Agut e Azarenka

La quarantena è una pericolosa cassa di risonanza: lo hanno scoperto i tennisti sparsi tra Melbourne e Adelaide. Povera Putintseva, Cuevas si salva ballando

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Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Che stiamo attraversando tempi difficili è fuori discussione. La situazione legata alla pandemia contribuisce a inasprire le reazioni verso comportamenti e dichiarazioni che forse sarebbero passati quasi inosservati fino a un anno fa. Finiti in fretta i giorni dei canti dai balconi, rieccoci pronti a prendere di mira chiunque non tenga, a nostro insindacabile giudizio, comportamenti impeccabili, al contempo trovando sacrosante giustificazioni per nostre azioni tutt’altro che irreprensibili. D’altronde, contemporanei a quei canti, c’erano i balconi presidiati dalle sentinelle pronte a urlare all’untore verso il solitario runner notturno.

Non importa nemmeno la bontà dei propositi alla base di un pensiero espresso magari un po’ ingenuamente: nulla viene perdonato. Come il tweet di Anastasia Potapova, che ringraziando gli australiani dei cinque mesi di lockdown per permettere di giocare il torneo, si è prestato fin troppo facilmente a una lettura ben diversa rispetto alle migliori intenzioni che lo avevano animato. Per quello che da queste pagine ci interessa, ne stanno facendo le spese in misura eccessiva i tennisti impegnati nella trasferta australiana, messi a dura prova dalla combinazione potenzialmente esplosiva di quarantena/isolamento e wi-fi.

PRIGIONIERO – Cominciamo con Roberto Bautista Agut, a quanto pare colpevole di essersi dimenticato della regola sulle conversazioni private: non contarci. È successo così che il paragone del nostro RBA, imbeccato dall’intervistatore, tra la sua quarantena e una prigione ha suscitato reazioni quantomeno perplesse quando non feroci. E non perché i detenuti godono dell’ora d’aria e lui no. Si è allora affidato ai social, il n. 13 ATP, scusandosi e spiegando l’accaduto.

 

“Voglio chiedere scusa a chiunque si sia sentito offeso dal video su di me recentemente pubblicato. È una conversazione privata estrapolata dal contesto che purtroppo è stata divulgata senza che ne fossi a conoscenza e senza il mio consenso. Prosegue assicurando che lui e il coach seguono i protocolli e ringraziando le persone che rendono possibile giocare.

OVER THE TOP – Se il prison-gate si può considerare chiuso, dev’essere rimasto aperto il cancelletto della gabbia dei topolini. L’altro giorno, Yulia Putinseva protestava per la presenza di un piccolo, iperattivo e inaspettato inquilino. Per quanto un’identica lagnanza avrebbe potuto farla lo stesso roditore, a Yulia è stato concesso di cambiare camera. A quarantotto ore di distanza, tuttavia, la situazione non è migliorata, anzi: sembra che ora ci sia più di un topo a farle compagnia. È vero che, proprio un anno fa al secondo turno dell’ultimamente poco-happy Slam, Yulia non uscì benissimo dalla sconfitta contro Belinda Bencic con quel dito medio alzato verso il pubblico; però, l’aspetto ironico sulle severe misure per la tutela della salute in mezzo ai topi lascia il posto a tutta la nostra comprensione per le più che legittime rimostranze della tennista kazaka che sul suo profilo Twitter appaiono fin troppo contenute, nonostante alla reception le abbiano comunicato che l’hotel è pieno e non ci sono altre stanze a disposizione.

BEL TENTATIVO? – Un altro protagonista di questi giorni della quarantena australiana è Novak Djokovic, uno degli eletti che stanno trascorrendo le due settimane ad Adelaide. Il numero 1 del mondo ha compilato una lista di richieste in favore dei colleghi che sono stati considerati “contatti stretti” e quindi impossibilitati a lasciare le rispettive stanze per allenarsi. Se le intenzioni erano lodevoli, la faccenda non è stata gestita nel migliore dei modi. Non si è trattato di una richiesta formale (non certo in quanto leader della PTPA che, per quanto se ne parli, ancora non esiste) rivolta a Tennis Australia o al governo dello Stato di Victoria, né di una richiesta in sé, poiché pare che la lista sia “trapelata”. Anche il contenuto lasciava perplessi a causa dell’idea secondo cui si potrebbe ridurre la durata dell’isolamento sottoponendo i tennisti a un numero maggiore di test, anche perché dall’Australia ci confermano che i test vengono effettuati ogni giorno.

A ogni modo, con il problema dei pasti risolto immediatamente, il premier Daniel Andrews ha seccamente rifiutato le proposte, richieste o “suggerimenti”, così definiti da Craig Tiley per smorzare i toni visto che, come si rilevava all’inizio, le reazioni degli abitanti non possono non essere esacerbate dalla situazione. Dal loro punto di vista, infatti, ci sono il rischio di vanificare mesi di lockdown e i parenti all’estero che aspettano da tempo di poter rientrare in patria. Dopo questo tentativo da alcuni percepito in modo non dissimile a un regale invito al popolo a mangiare brioche, anche Nole si è sentito in dovere di replicare a chi ha frainteso la bontà delle sue motivazioni e si è rivolto all’Australia tutta con una lunga lettera pubblicata sui social. Vedremo se ciò stimolerà un nuovo intervento da parte di Nick Kyrgios, il quale, però, non ha nemmeno la scusa della quarantena.

MANEGGIARE CON CURA – Immancabili sono anche le preoccupazioni di e per Kei Nishikori, per il quale l’aggettivo cristallino viene solitamente affiancato al fisico molto prima che al talento. Considerando che parliamo di un finalista Slam ed ex quarto tennista del mondo, è facile intuire anche per chi non ne conosce la carriera che il trentunenne di Shimane ha più volte dovuto fare i conti con diversi problemi fisici. Spesso infortunato ma anche sfortunato, Kei non solo ha contratto il Covid-19 lo scorso agosto (dovendo così rinunciare a “Cincinnati” e allo US Open), ma si è pure ritrovato su uno degli aerei “infetti” e quindi costretto nella sua stanza.

Purtroppo per lui come del resto per Tennys Sandgren, per quanto rara e tuttora oggetto di studi, esiste la possibilità di essere nuovamente infettati e, evidentemente, le autorità locali hanno preferito la strada dell’estrema precauzione. “Sto bene, ma dovrò giocare degli incontri (ATP Cup) appena due giorni dopo la fine di questa quarantena. Sono preoccupato per il rischio di infortunarmi e per il livello di gioco ha spiegato in un video, aggiungendo la sua routine quotidiana: “Sveglia alle nove, colazione, due ore di allenamento, pranzo, pisolino e un altro allenamento. Cerco di mantenere la sensazione di giocare a tennis così provo i colpi e giochicchio con le palline”. Ma anche libri, videogiochi e altri passatempi, “eppure un po’ mi annoio”.

ATLETI VERI – Oltre a Nishikori, c’è tutta una schiera di tennisti concentrati su allenamenti di ogni tipo, ben decisi a tirare fuori il meglio dal proprio fisico (o, quanto meno, di perderne il meno possibile), benché costretti nello spazio ridotto delle loro camere. Per catapultarsi verso la porta, infilarsi il borsone portaracchette e farsi trovare prontissima, a Elina Svitolina bastano 4,5 secondi dal momento in cui sente bussare. Non che qualcuno abbia bussato. Si danno tutti e tutte davvero da fare, almeno durante quei brevissimi video che ci mostrano.

CARTE FALSE – Non è mancato neanche un politico locale che, apparentemente a caccia di facili consensi da bar, ha commentato in modo offensivo la foto postata da uno Stan Wawrinka intento a fare colazione in rigoroso rispetto del distanziamento sociale, nonché #happytobehere e #grateful. Questo non troppo ameno personaggio, membro del Parlamento, pochi mesi fa aveva pubblicato la propria versione delle carte da gioco “most-wanted Iraqi” usate nel 2003 dai militari statunitensi in Iraq per identificare i membri del governo di Saddam Hussein da catturare o uccidere. Ovviamente, nella sua versione, sulle carte c’erano le foto del premier Andrews e della sua squadra. Non ci farebbe piacere vederne una con il viso di Stan.

SE NON RISPONDI AL TELEFONO – Bravo a guadagnarsi la qualificazione in quel di Doha, Viktor Troicki ha i nervi a fior di pelle: Non posso preparare un match tre su cinque così, non sarei venuto se lo avessi saputo riportano i media serbi. La storia del “non lo sapevamo” è stata però smentita da Tiley e dal doppista Artem Sitak che ha raccontato di una teleconferenza con Tennis Australia in cui sono stati messi al corrente della spiacevole possibilità. Lo stesso Sitak ha tuttavia notato che, almeno in quella occasione, non erano tantissimi i colleghi presenti.

IN RIGA – A questo punto, era necessario qualcuno che mettesse un po’ di ordine: chi meglio di mamma Vika poteva assumersi l’onere? Con un lungo post, Azarenka ha allora chiesto ai colleghi cooperazione, comprensione ed empatia nei confronti della comunità locale. Inutile dire che nemmeno l’ex n. 1 del mondo è stata esente da critiche. Colpa della frase “stare in quarantena stretta per 14 giorni è molto dura da accettare”. Impossibile dire qualcosa senza tirarsi addosso le ire di qualcuno, ma nemmeno starsene zitti potrebbe ovviare al problema: “Uhm, cosa avrà da nascondere quello che non posta nulla?”.

IL PREFERITO – Concludiamo con Pablo Cuevas e le sue storie Instagram giornaliere. Appoggiato il materasso alla parete, lo ha utilizzato come “muro” contro cui scagliare rovesci a tutto braccio. Il giorno dopo lo ha rimesso a posto (beh, probabilmente la sera stessa per poter dormire sdraiato) e ha usato il letto munito di rotelle per fare “surf en Australia”. Scenette telefoniche,, tentativi di grafica, party solitari… Insomma, il Pablo che un anno fa all’ATP Cup era andato un po’ fuori testa potrebbe trascorrere queste due settimane meglio di tutti. Oppure lo perdiamo per sempre.

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ATP

L’ATP annuncia nuove modifiche al calendario: si gioca a Singapore e Marbella

Ufficializzati due nuovi tornei, a Singapore (22-28 febbraio) e Marbella (5-11 aprile). Il torneo di Budapest si sposta a Belgrado, mentre Houston viene cancellato

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Come già nella passata stagione, anche nel 2021 il calendario del tennis sarà suscettibile di varie modifiche e aggiunte in corso d’opera in modo da far fronte all’emergenza coronavirus, garantendo al tempo stesso un adeguato numero di eventi. L’ATP ha dunque annunciato l’inserimento di due nuovi tornei, cui è stata concessa una licenza della validità di un anno. Il primo si disputerà sul cemento indoor di Singapore nella settimana successiva all’Australian Open (22-28 febbraio), mentre il secondo avrà luogo a Marbella, in Spagna, dal 5 all’11 aprile e la superficie prescelta sarà la terra rossa.

Per dare ai tennisti maggiori possibilità di giocare e guadagnare, l’ATP ha inoltre aumentato le dimensioni dei tabelloni di alcuni tornei. il caso del torneo di Dubai il cui tabellone principale passerà da 32 a 48 giocatori, mentre quello delle qualificazioni verrà allargato da 16 a 24. Anche i tornei di Acapulco, Cordoba e Santiago del Chile disporranno di tabelloni allargati da 16 a 32 giocatori per le qualificazioni.

Altre misure di aggiornamento del calendario prevedono lo spostamento del torneo di Budapest a Belgrado (19-25 aprile) e la cancellazione dello storico U.S. Men’s Clay Court Championship di Houston (unico torneo nordamericano su terra) inizialmente programmato per la settimana del 5 aprile. Alla data attuale, tutti gli altri eventi presenti nel calendario ufficiale non subiscono variazioni.

 

L’ATP ha inoltre annunciato di essere disponibile a concedere altre licenze temporanee (valide per il solo 2021) in modo da riempire eventuali vuoti nel calendario.

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Focus

Classifica ATP: “Eppur si muove!” Nadal è in top 10 da 800 settimane

Nella primavera del 2005 il maiorchino entra tra i primi dieci giocatori del mondo. Hurkacz raggiunge il best ranking

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Lunedì 25 aprile 2005 gli italiani celebrarono il sessantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Rafael Nadal quel giorno celebrò la prima settimana della sua vita tra i dieci migliori tennisti del mondo alla posizione numero 7, esattamente dodici mesi dopo avere fatto la prima apparizione tra i migliori 100.

Il maiorchino da allora non ne è più uscito e oggi festeggia il traguardo delle 800  settimane consecutive in top 10, 570 delle quali trascorse o al primo o al secondo posto della classifica; traguardo che – in assenza delle regole introdotte lo scorso anno a causa del coronavirus –  avrebbe raggiunto con tre mesi di anticipo.

 

Tradotto in anni siamo ben oltre i 15, ovvero – come ci ricorda il sito ufficiale dell’ATP – più di quanto siano durate la guerra civile americana, la prima e la seconda guerra mondiale messe insieme o – in alternativa – poco meno del progetto di risanamento dell’Alitalia.

Il tempo ci dirà chi si sarà mostrato più recalcitrante: l’Alitalia al risanamento oppure Nadal a lasciare la top 10.

Lasciamo le altezze siderali riservate agli immortali dello sport per dare un’occhiata alla Top 20 che – seppure di poco – eppur si è mossa in seguito ai primi tornei dell’anno disputati:

TOP 20
PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12030 
2NadalSpagna9850 
3ThiemAustria9125 
4MedvedevRussia8470 
5FedererSvizzera6630 
6TsitsipasGrecia5940 
7ZverevGermania5615 
8RublevRussia4164 
9SchwartzmanArgentina3455 
10BerrettiniItalia3120 
11MonfilsFrancia2860 
12ShapovalovCanada2830 
13Bautista AgutSpagna2710 
14GoffinBelgio26002
15RaonicCanada2580-1
16Carreno BustaSpagna2580-1
17FogniniItalia2420 
18WawrinkaSvizzera2365 
19DimitrovBulgaria2260 
20KhachanovRussia2245 

Dovremo attendere il primo major dell’anno per poter commentare modifiche più sostanziali all’interno del ranking.

CASA ITALIA

ITALIANI  TOP 200 
ClassificaGiocatorePuntiVariazione
10Berrettini3120 
17Fognini2420 
34Sonego1588-1
36Sinner1464 
71Travaglia8944
76Caruso858 
79Cecchinato838 
95Mager7706
106Seppi699-1
129Musetti514 
136Gaio481 
146Lorenzi457-1
151Giustino433 
162Giannessi393 
173Fabbiano379 
180Marcora359 

Inizio di stagione in chiaroscuro per gli italiani.

Alle ottime performance di Luca Travaglia e Gianluca Mager, giunti ai quarti di finale rispettivamente ad Antalya e Delray Beach, fa da contraltare l’eliminazione dei nove tennisti italiani presenti al torneo di qualificazione per l’accesso al tabellone principale dell’Australian open. Soltanto Lorenzo Giustino e Gian Marco Moroni hanno raggiunto il secondo turno mentre sono usciti al primo Lorenzo Musetti, Federico Gaio, Paolo Lorenzi, Alessandro Giannessi, Thomas Fabbiano, Roberto Marcora e Matteo Viola.

TOP TEN TEEN

Di seguito la classifica dei migliori dieci giocatori del mondo tra quelli nati dopo il 31 dicembre 2001

TOP 10 TEEN
PosizioneGiocatoreNazioneNato nel
129MusettiITA2002
142Alcaraz GarfiaSPA2003
432MayoyFRA2003
477RuneDK2003
535IonelROU2002
634MochizukiJPN2003
681RuizSPA2002
740CazauxFRA2002
753KodatUSA2003
782SvajdaUSA2002

All’undicesimo posto l’italiano Luca Nardi, classe 2003, posizione numero 791.

BEST RANKING

Solo due giocatori questa settimana meritano i complimenti per avere raggiunto il proprio best ranking. Si tratta del vincitore del torneo di Delray Beach, il polacco Hubert Hurkacz, attualmente numero 29, e del finalista di Antalya, Alexander Bublik, ritiratosi dopo soli due giochi per un problema alla caviglia destra ma comunque salito per la prima volta al numero 45 delle classifiche.

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