Internazionali di Roma da record per l'Italia: otto azzurri sono nei sedicesimi

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Internazionali di Roma da record per l’Italia: otto azzurri sono nei sedicesimi

Dal 1968 non si vedevano otto italiani nei sedicesimi al Foro Italico. Il record di azzurri agli ottavi (4) resiste invece dal ’79. I nostri saranno in grado di batterlo?

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Lorenzo Musetti - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Per quanto sia davvero terribile assistere a un torneo con gli spalti completamente vuoti, l’edizione 2020 degli Internazionali d’Italia verrà comunque ricordata in positivo. Tra mercoledì e giovedì ben otto italiani saranno in campo nei sedicesimi di finale (o secondo turno) del torneo, il numero più alto dell’Era Open nel torneo di Roma. Ciò significa che quest’anno un giocatore su quattro nel secondo turno sarà italiano. Per trovare otto azzurri nei sedicesimi bisogna tornare indietro fino al 1968, mentre nell’Era Open ci si è avvicinati al record solo in due occasioni (1971 e 1972) con sette rappresentanti. Ecco un prospetto più dettagliato:

  • 8 nel 1968 (tabellone a 52, degli 8 italiani ai 16esimi due avanzano per bye e uno per W/O)
  • 2 nel 1969 (tabellone a 81 giocatori; 128 con 47 bye)
  • 2 nel 1970 (il tabellone era a 32)
  • 7 nel 1971 (tabellone a 48)
  • 7 nel 1972 (tabellone a 64)
  • 5 nel 1973 (tabellone a 96)
  • 2 nel 1974 (tabellone a 64)
  • 4 nel 1975 (tabellone a 64)
  • 3 nel 1976 (tabellone a 64)
  • 5 nel 1977 (tabellone a 64)
  • 4 nel 1978 (tabellone a 64)
  • 5 nel 1979 (tabellone a 64)
  • 2 nel 1980 (tabellone a 64)

Quest’anno, con il tabellone a 64 e otto bye per le prime otto teste di serie, due azzurri sono al secondo turno grazie a un bye al primo round, Matteo Berrettini in qualità di quarta testa di serie e Fabio Fognini, la settima (nel ’68 in tre avanzarono senza giocare, uno per walkover). Ci sono poi tre wild card: Jannik Sinner, Stefano Travaglia e Salvatore Caruso. C’era anche una quarta wild card ai nastri di partenza del torneo, Gianluca Mager, che purtroppo ha ceduto in due set a Grigor Dimitrov e non ha permesso alla pattuglia azzurra di battere il record del ’68 con nove presenze ai sedicesimi. Ma il bilancio è comunque eccezionale: abbiamo applaudito anche le vittorie dei qualificati Musetti (ieri partita straordinaria vinta contro Wawrinka) e Cecchinato e di Lorenzo Sonego.

Volendo essere ottimisti e guardando al prossimo round, il numero maggiore di atleti italiani negli ottavi di finale degli Internazionali si è registrato nel 1979, quando furono quattro ad accedervi: Barazzutti, Bertolucci, Ocleppo e Panatta. Speriamo che nel silenzio di un Foro Italico semi-deserto si possa almeno eguagliare (ma anche superare, perché no) questo record di 41 anni fa.

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Roland Garros, Evans: “Le nuove palle non sono buone nemmeno per i cani”

Il n.1 britannico critica le palle Wilson da quest’anno in uso all’Open di Francia. E lo fa a modo suo. “A Roma e ad Amburgo abbiamo usato le Dunlop. Non sarebbe stato male avere tempo per abituarsi”

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Daniel Evans - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Sono tanti cambiamenti in questa particolarissima edizione del Roland Garros in tempi di Coronavirus rispetto al passato. Una però sta suscitando un mare di critiche da parte dei tennisti. Si tratta delle palle. Infatti, a partire da quest’anno Wilson ha soppiantato Babolat come fornitore ufficiale. L’azienda americana ha sviluppato una nuova palla specifica per il torneo ma pare che non piaccia a nessuno. La ragione è la sua eccessiva pesantezza che, unita al rigido clima autunnale a Parigi, contribuisce a rendere le condizioni di gioco estremamente lente. Nadal, in conferenza stampa, l’ha definita “non adatta alla terra rossa”.

Dan Evans, n.34 del ranking ATP e n.1 del Regno Unito, al termine del match perso contro Kei Nishikori, ha pure detto la sua sulle nuove palle del torneo. E lo ha fatto, come è suo solito, con toni molto coloriti. “Queste palle non le daresti nemmeno ad un cane per masticarle”, ha detto. Evans, che peraltro gioca con una racchetta Wilson. “Le condizioni sono quello che sono. Fa un gran freddo. Ma le palle sono il problema più grosso. Sono pessime. È dura dare la direzione alla palla, è troppo pesante. E i giocatori non hanno nemmeno avuto modo di prenderci confidenza dato che nei tornei di Roma e di Amburgo sono state utilizzate palle diverse. “In entrambi i casi abbiamo usato le Dunlop. Non sarebbe stato male avere due o tre settimane per abituarcisi. Penso sarebbe stato meglio per tutti”, ha proseguito il 30enne di Birmingham. 

Insomma, l’unico ad essere contento potrebbe essere il suo cane, che si vedrà recapitato un bel regalo. “No, ve l’ho detto, non sono abbastanza buone per lui!”, ha scherzato il britannico. 

 

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Roland Garros: Wilander critica Murray, che se la ride

Secondo il campione svedese (ora opinionista su Eurosport), il britannico starebbe togliendo delle opportunità ai più giovani: “Ha il diritto di fare quello che sta facendo?”

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Andy Murray - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Corinne Dubrevil / Kosmos Tennis)

Come noto, la partita più attesa della prima domenica parigina si è conclusa con una vittoria nettissima di Stan Wawrinka su Andy Murray per 6-1 6-3 6-2, un risultato sorprendente non tanto per l’esito quanto per l’entità. Dopo la fine del match, Mats Wilander non ha lesinato pareri tranchant, come da costume, e su Eurosport ha attaccato il tennista britannico per aver deciso di tornare a giocare in seguito all’operazione chirurgica all’anca.

“Sono preoccupato per Andy Murray. Sarei felice di sentirgli spiegare le sue ragioni per continuare a giocare, illudendoci che un giorno tornerà quello di una volta. Continuo a restare un po’ deluso, ha il diritto di fare quello che sta facendo? Perché? Io ho provato a tornare al top e non avrei dovuto, è stato il più grande errore della mia carriera. Credo che Andy Murray dovrebbe smettere di pensare a sé stesso e iniziare a pensare a chi era. Ha il diritto di continuare a togliere wildcard ai più giovani?”

 

Le parole come sempre oneste dello svedese non sono state accolte affettuosamente dal mondo del tennis, per usare un eufemismo, anche perché il paragone fra i comeback dei due stride un pochino: è vero che Wilander cercò per anni di tornare ai fasti di inizio carriera, ma il suo crollo (avvenuto a 24 anni) non fu dovuto a infortuni gravi come quello di Murray ma piuttosto a un’usura psico-fisica – sarebbe più corretto se si paragonasse a Courier o a Hewitt, probabilmente. In generale, però, l’argomentazione più criticata è quella relativa a quella che lui definisce l’egoismo del tre volte campione Slam, a suo dire deleterio per molti giovani che si vedono privati di un posto nei main draw dei tornei più importanti da un giocatore che non ha più cittadinanza in quelle sfere.

Muzza, da sempre dotato di laconico british humour, non ha fatto attendere la sua replica, pubblicando una storia su Instagram con la frase di Wilander con un “Love this” come chiosa.

Anche l’allenatore di Wawrinka, Dani Vallverdu, si è schierato a difesa di Murray, twittando: “[Wilander] ha il diritto ad avere una sua opinione, così come ce l’ho io di pensare che questi commenti di Mats siano assolutamente PATETICI [maiuscolo nell’originale, ndr]”.

Molti degli altri commenti, tuttavia, hanno argomentato il proprio parere negativo nei confronti di Wilander, affermando che:

a) le condizioni di gioco erano decisamente favorevoli a Wawrinka, che oltre a trovarsi sulla sua superficie preferita beneficiava di un campo particolarmente pesante;
b) Murray ha vinto un torneo meno di un anno fa, ad Anversa (battendo proprio Stan the Man in finale), e poco più di un mese fa ha battuto colui che poco dopo avrebbe raggiunto la finale a Flushing Meadows, vale a dire Sascha Zverev;
c) il fatto che sia tornato a giocare dopo un infortunio tanto grave da necessitare l’innesto di una protesi non può che renderlo un esempio per i più giovani in termini di passione per il gioco;
d) si è guadagnato il diritto di giocare finché vorrà grazie alle sue vittorie in una delle epoche più competitive di sempre, diventando peraltro il primo uomo a vincere due ori olimpici in singolare;
e) il Roland Garros è notoriamente sciovinista nell’assegnazione delle sue wildcard, quindi il posto di Murray sarebbe andato a un tennista francese sì giovane, ma non necessariamente pronto a giocare a questi livelli;
f) corollario del punto precedente: siamo sicuri che un teenager transalpino battuto con triplice 6-1 al primo turno su un campo periferico sia una pubblicità per il tennis migliore di quella data da un ex-campione che sta ancora provando a giocarsela?

Qualche mese fa, Mats Wilander ha detto ad UbiTennis che il suo lavoro è stato reso molto più semplice dal fatto che i giocatori si siano sempre mostrati aperti alle sue critiche, permettendogli di essere brutalmente onesto, come nel caso degli attributi di Federer e come in questo – il suo ultimo parere, pertanto, sembra coerente con quanto fatto in questi anni, condivisibile o meno.

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Bublik serve da sotto e lascia Garin esterrefatto

Il tennista kazako, non nuovo a questo genere di colpi, mette a segno un ace poco ortodosso

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Degli otto ace messi a segno da Alexander Bublik contro Cristian Garin nei quarti di finale del torneo di Amburgo, ce n’è uno a dir poco particolare. Il kazako sta aumentando la sua credibilità tennistica (è n. 56 del ranking), ma è anche sempre più vicino al titolo di giocoliere numero 1 del circuito, e non si è lasciato scappare l’occasione contro il cileno. In vantaggio di un break nel primo set, Bublik si è esibito in un servizio da sotto che ha innervosito il suo avversario, che lamentatosi forse di non essere ancora pronto a rispondere. Alla fine comunque Garin si è vendicato vincendo l’incontro per 3-6 6-4 6-4 e guadagnando la semifinale con Tsitsipas, che avrebbe poi perso.

L’underarm serve non è certo nuovo nel mondo del tennis, soprattutto di recente. Ne aveva fatto uso Pablo Cuevas per vincere il titolo a San Paolo nel 2017, mentre si può dire che Nick Kyrgios conta sul servizio da sotto quasi come se fosse un colpo usuale, come tutti gli altri.

 

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