Musetti show (Esposito-Crivelli). L'urlo di Caruso. E ora c'è Djokovic (Azzolini). Il guerriero Caruso innesca l'italshow (Grilli). Coco, ragazza di marmo con un destino da Venus (Marchetti)

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Musetti show (Esposito-Crivelli). L’urlo di Caruso. E ora c’è Djokovic (Azzolini). Il guerriero Caruso innesca l’italshow (Grilli). Coco, ragazza di marmo con un destino da Venus (Marchetti)

La rassegna stampa di mercoledì 16 settembre 2020

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Musetti show (Elisabetta Esposito – Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Siamo fatti della stessa materia dei sogni. Una notte magica che potrebbe aver tenuto a battesimo la meravigliosa deflagrazione di una stella brillantissima. Lorenzo Musetti si prende il cuore di Roma annichilendo un monumento come Wawrinka ed entra nel libro dei record con la leggerezza di un talento ancora grezzo ma di qualità altissima: era già diventato il primo giocatore del 2002 ad approdare a un tabellone principale di un Masters 1000, adesso è anche il primo della sua classe d’età ad aver vinto una partita Atp. Peccato soltanto non ci fosse il pubblico: in una serata come questa, gli avrebbe tributato il trionfo che meritava. Tra i due avversari sul Centrale ci sono 17 anni, 232 posizioni in classifica (lo svizzero è 17, Musetti 249) e qualche centinaio di vittorie di differenza. Eppure, con la personalità del campione consumato, Lorenzo affonda fin dai primi scambi il coltello nella precaria condizione tecnica e atletica di Stanimal, al debutto assoluto post lockdown. Soprattutto, nella sfida tra rovesci a una mano, è il colpo del giovane azzurro a impressionare per profondità e incisività, a illuminare per pulizia di esecuzione. Una clamorosa lezione di tennis, che in 24 minuti produce il più incredibile degli esiti: il vincitore degli Australian Open juniores 2019 conquista il primo set per 6-0. Roba da brividi: «Mi sono sentito bene fin dall’allenamento del pomeriggio, il Centrale mi esalta e non mi spaventa. Quando ho visto il sorteggio, per un attimo mi è mancato il fiato, perché Wawrinka è uno dei miei idoli, ma ho avvertito subito sicurezza. Lui non si aspettava che cominciassi così forte e così convinto». Pienamente padrone di sé e della partita, Musetti sale 2-0 anche nel secondo, fino a quando il trionfatore di tre Slam mostra segnali di vita, che si sublimano in un rendimento al servizio finalmente all’altezza, anche se i punti con la seconda rimarranno sotto il 50% per tutto il match. Stan recupera il break, finalmente capisce che fare a botte rovescio contro rovescio contro il giovanotto è sconsigliabile, ma nel tiebreak decisivo regala ancora troppo per sperare di allungare la sfida e far valere poi il peso della gloria e dell’esperienza. Giusto così, Musetti è stato il miglior giocatore in campo e può permettersi di esultare: «Nel 2° set lui ha cominciato a servire molto meglio, io sono stato bravo a rimanere agganciato alla partita senza farmi prendere dall’ansia. D’altronde sto lavorando molto sull’aspetto mentale e nell’ultimo mese ho fatto grandissimi progressi. Questo è il giorno più bello della mia vita, più del successo da junior a Melbourne. Adesso avrò 24 ore per metabolizzarlo, devo restare con i piedi per terra per la prossima partita». Troverà Nishikori, un altro califfo: ma dopo una vittoria così, l’obiettivo può essere solo il cielo. […]

L’urlo di Caruso. E ora c’è Djokovic (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Un italiano che abbatte il più celebrato schianta-azzurri di questi ultimi mesi. Salvatore Caruso è lì, sotto l’asciugamano, fra rimembranze ed emozioni tutte sue. Stremato. Forse piange, avvolto nell’asciugamano bianco, forse no, «ma avevo gli occhi lucidi» confesserà di lì a poco. La gioia ha un che di lirico, come si potrebbe chiedere di trattenerla a uno che si chiama Caruso? L’altro se la svigna. La baldoria è finita. Da Wimbledon dell’anno scorso Tennys il Terribile ha sconfitto Fognini (due volte), Berrettin e Sonego. Ci ha provato con Caruso ed è giunto a un tanto così dall’ennesima vittoria, poi quello l’ha trafitto con un colpo che non si aspettava. Gli ha sfilato il match point sotto il naso ed è corso a prendersi il premio. Ma possibile? Si caro Tennys Sandgren, le belle storie finiscono così, per mano di uno del sud, lontano 45 posizioni in classifica, un ragazzo dal sorriso largo e dalla pelle mora, che ricorda un po’ quei messicani che è “meglio se stanno dall’altra parte del muro”, come hai sempre auspicato. Ma chissenefrega di Sandgren. Parliamo di Caruso Salvatore, da Avola e della sua ennesima prima volta. «Del match point non mene sono nemmeno accorto, l’ho giocato in serenità. Ero più preoccupato quando mi ha fatto il break sul 3-2 del terzo. Se non lo avessi ripreso subito sarebbe andato 5-2 e non avrei avuto più molte chance. Invece sono stato bravo, ho fatto le cose giuste». Primo turno superato a Roma, una scalata che lo porterà a battere per la seconda settimana consecutiva il best ranking, oggi al numero 87. «Peccato non ci fosse il pubblico. Il bello della vittoria è sentire tutti vicini, sapere che li hai fatti felici». Il pubblico gli mancherà ancora di più oggi, contro Djokovic. Mancherà a tutti, e chissà con quale verve si sarebbero espressi i Pasquini del Foro Italico. Avrebbero issato cartelli per suggerire a Sabbo di stare attento alle pallate di Djokovic, soprattutto quelle tirate dietro le spalle ad altezza della gola. Hai visto mai? Lui risponde serio. «Lo incontro per la seconda volta, e il match del Roland Garros, in terzo turno, lo ricordo bene. Cercherò di evitare gli errori di quella volta. Mi piacerebbe sfilargli un set». Ci pensa su. «Magari due», chiude con un sorriso. […]

Il guerriero Caruso innesca l’italshow (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Un tris così non ce l’aspettavamo. La seconda giornata di gare ha i volti felici di Caruso, lottatore sotto un sole implacabile, di Cecchinato, finalmente vicino ai livelli di un paio di anni fa, e soprattutto dell’incredibile Musetti, classe 2002, che ha maramaldeggiato con la copia sbiadita di Wawrinka. Un colpo clamoroso, quello del ragazzo di Carrara, che può davvero dargli la spinta decisiva per una carriera da predestinato. «Vai Salvuzzo, forza», sembrava quasi implorare il suo clan, nel finale di una partita estenuante, con tutte le marcature saltate, contro Sandgren (numero 49 del mondo), che non vedeva l’ora di appendere nella sua cameretta nel Tennessee l’ennesimo scalpo azzurro, dopo quelli strappati quest’anno a Berrettini, Fognini e Sonego. Alla fine, dopo quasi tre ore di lotta e un match point annullato, l’happy end lo ha regalato una risposta sbagliata dell’americano (che appena uscito dalla Next Gen Arena ha sfogato la sua rabbia distruggendo la racchetta sul cemento romano), per l’urlo liberatorio di Salvatore Caruso, che ha festeggiato il suo primo successo in un Masters 1000 finendo in lacrime. «Qua a Roma avevo perso tante battaglie – ha detto più tardi – finalmente sono riuscito a vincerne una». Oggi però gli toccherà affrontare un certo Djokovic, già suo avversario un anno fa al Roland Garros. «Mi sento bene e spero di poter reggere lo scontro. Devo entrare in campo pensando di poter vincere». A completare la bella giornata della Sicilia, è arrivato poi il trionfo del palermitano Cecchinato, 113 del mondo, a capo di un’altra rimonta, contro l’inglese Edmund (45). Il semifinalista di Parigi 2018 ha pagato a caro prezzo un paio di distrazioni nel primo set, è rimasto attaccato all’avversario nel secondo, chiuso in un laboriosissimo tie-break, prendendo poi il largo nella terza frazione. Alla soavità di un gioco solo di classe, Musetti ha aggiunto chili di muscoli e di grinta che hanno irrobustito il suo stile. Disarmante la facilità con cui questo diciottenne, dalla manina benedetta dagli dei del tennis, ha travolto nei primi giochi un Wawrinka lento e appesantito, ma sempre numero 17 (Lorenzo è 249). Servizio robusto, botte da fondocampo, smorzate, tocchi irridenti sotto rete, smash da fondo campo, e poi il solito rovescio da favola (a una mano), che ha retto senza paura il confronto con il maestro Stan. Otto giochi a zero prima di vedere lo svizzero conquistare il primo game, un breve passaggio a vuoto sul 3-1. Lorenzo ha continuato a sfoderare prodezze in serie fino al tie-break stradominato, chiuso con un passante vincente. […]

Coco, ragazza di marmo con un destino da Venus (Christian Marchetti, Corriere dello Sport)

L’insidia di Coco, la tunisina Ons Jabeur, veste uno zuccheroso e a tratti abbacinante completino fucsia. Tira però tranvate di dritto, rimanda spallate di rovescio, poi ciniche smorzate e pallonetti. Vuole dire a Coco, al secolo Cori Gauff, 16 anni e mezzo, che sulla terra non è ospite gradita. Ma Cori detta Coco è paziente, quadrata e precisa. Le basta giocare sulla profondità e crea voragini. Un gesto di stizza solo nel secondo set, si rammarica per un erroruccio veniale di un copione perfetto. Gauff batte Jabeur 6-4 6-3 in un’ora e 21 minuti di tennis matematico. Finisce così il debutto al Foro Italico di Cori Gauff, per molti la nuova Williams. Venus, che oggi a Roma sfida la Azarenka, reduce dalla finale Slam di New York, più che Serena. Diverse le analogie tra Coco e le sorellone. A cominciare dal papà coach che guida l’ingresso nel tennis. Quello di Coco si chiama Corey, ex cestista alla Georgia State University; poco lontana la madre Candi, ex nuotatrice: è lei che le ha fatto da insegnante, tra una partita di tennis e l’altra, e consigliera. Il team Gauff “vale” oggi la 53° piazza del ranking mondiale, numero 49 lo scorso febbraio, e contratti di sponsorizzazione a 6 cifre. «Quando ti guarda e ti dice che diventerà la numero 1 puoi solo crederci», ha detto di lei il francese Patrick Mouratoglou, stella polare di Serena Williams. Dopo i signori Gauff, che hanno lasciato le rispettive attività per seguirla, il primo a scommettere sulla ragazza di Delray Beach è stato proprio Mouratoglou, che le ha spalancato le porte dell’Academy a 10 anni. «Sono contenta di aver vinto all’esordio a Roma perché venivo da tre sconfitte consecutive. Penso di aver imparato molto su me stessa come giocatrice. Da dopo la sosta forzata non mi sento ancora a mio agio, ma credo di aver davvero trovato la mia strada». Il suo talento è sbocciato con largo anticipo. A 13 anni diventa la più giovane finalista degli US Open Junior. A 14 vince il Roland Garros Junior (2018). A 15 è la più giovane a superare le qualificazioni a Wimbledon. E ad arrivare agli ottavi del torneo, battendo all’esordio in tabellone proprio Venus in un match diventato già leggenda. Carisma puro, come quando va al muro contro muro con la Wta perché, da regolamento, fino a 18 anni potrà giocare un numero limitato di tornei. O quando diventa una delle paladine antirazziste di Black Lives Matter con frasi tipo quella pronunciata in Florida: «Voglio il cambiamento, ora. Se scegli il silenzio, scegli la parte dell’oppressore». Coco Gauff, marmo tra i marmi.

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Rafa-Serena per la storia (Grilli). L’apertura di Parigi è Sinner con Goffin (Azzolini). Musetti trionfa a Forlì: «Adesso voglio la top-100» (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 27 settembre 2020

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Rafa-Serena per la storia (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Appuntamento con la storia. Succede infatti che questo stralunato e sfortunato Roland Garros, stretto tra la morsa del Covid (escluso un furibondo Verdasco perché positivo, ammesso Paire) e di un autunno che sembra avere già invaso i campi del Bois de Boulogne, possa riscrivere gli almanacchi. Parliamo naturalmente di Rafael Nadal e Serena Williams, che provano di nuovo a pareggiare il record di titoli Slam vinti, in possesso di Roger Federer (20, che tornerà a giocare solo nel 2021) e di Margaret Court (24). I due campioni partono però da situazioni diverse: Rafa Nadal è l’incontestato re di Parigi, dove ha trionfato 12 volte su 15, vincendo la bellezza di 93 partite su 95. Serena Williams invece, dal trionfo agli Open d’Australia del 2017 ha disputato quattro finali, mentre a Parigi – lo Slam dove ha vinto di meno, “solo” tre volte – non è andata oltre il quarto turno nel 2018 e il terzo un anno fa. Dopo un’assenza di sei mesi, Nadal è tornato in campo a Roma dove – dopo aver facilmente domato Carreno Busta e Lajovic – si è trovato improvvisamente disarmato (e privo anche del servizio) di fronte alle fiondate di Schwartzman. La Williams – ieri ha festeggiato 39 anni – l’abbiamo vista arrancare sin dall’inizio a Flushing Meadows, vincere quattro partite al terzo set solo grazie alla grinta e alle martellate che spediva quasi da ferma, arrendendosi poi in semifinale di fronte alla Azarenka, comincerà (come a Flushing Meadows) con la connazionale Ahn, al secondo turno potrebbe incrociare la Pironkova, avversaria nei quarti di New York, poi negli ottavi ancora la Azarenka. Non facile, quindi. In campo maschile si stacca naturalmente Djokovic. A Roma non ha impressionato, ha vinto senza sfidare nessun Top 10, poi c’è Thiem, finalista quest’anno in Australia e vincitore a New York. […] In campo femminile la Halep su tutte: è l’unica imbattuta dopo il lockdown (10 partite vinte su 10) e a Roma si è mostrata nettamente superiore alle rivali. Non ci sarà la campionessa uscente e numero 1 del mondo Barty, non ci saranno Osaka e Andreescu, possono fare strada Pliskova – se avrà superato l’infortunio di Roma – Azarenka, Svitolina, Muguruza, che su questi campi ha vinto quattro anni fa. […]

L’apertura di Parigi è Sinner con Goffin (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

L’uomo che ha portato il tennis nella fantascienza, e ha firmato un record di 12 trionfi in un unico Slam fece una promessa al termine del Roland Garros di un anno fa, subito dopo i baci al trofeo e le pose rituali in cui prende a morsi (finti, quelli veri li riserva agli avversari) la Coppa dei Moschettieri. «Proverò a conquistate il trofeo anche il prossimo anno». Il tredicesimo. Impresa fuori da qualsiasi paragone fantascientifico. Lungo la strada che là conduce, Rafael Nadal ha però scoperto nuovi avversari. Uno già frequentato e conosciuto (e battuto), Dominik Thiem, giunto ormai a maturazione completa. L’altro infido e non meno fantascientifico, un virus che ha cambiato la faccia del mondo, e sta cambiando quella del tennis, unico fra gli sport più cosmopoliti e sopranazionali a dover fare i conti con le restrizioni (giuste, sbagliate o sciocche che siano) imposte da un numero di Paesi superiore a quelli che siedono alle Nazioni Unite. Succede, a puro titolo di esempio, che nella Francia parecchio restia a dichiarare disastrose le scelte fin qui operate in materia di precauzioni e distanziamento sociale, il Roland Garros abbia imboccato la strada opposta, quella della caccia a ogni singola entità biologica che abbia caratteristiche di agente patogeno. I colleghi de L’Équipe, non privi di humor, hanno ribattezzato “Crash Test” il sistema di esame anti-Covid cui vengono ripetutamente sottoposti i tennisti. Noah Rubin, discreto tennista ma ottimo comunicatore, si è chiesto se la sconfitta subita nelle qualifiche non sia dipesa dalla parte di cervello che gli è stata asportata durante il test: «Non voglio parlare nemmeno di chirurgia, ma di bassa macelleria», si è sfogato. Sembra che il tampone nasale non si limitino a sfregarlo, ma lo facciano salire fin quasi a farlo uscire dall’orecchio. La raccolta di informazioni ha fermato parecchi tennisti (Dzumhur, l’ultimo caso) molti dei quali negativi, ma accompagnati da coach positivi. […] Si va in scena oggi, nella speranza che la bolla tenga, e che il pubblico si comporti in termini corretti. E forse si tornerà a parlare del 13° trofeo di Rafa e di chi potrebbe negarglielo. L’ouverture è affidata a Jannik Sinner, ore 11 sul Centrale. Un impegno difficile, contro Goffin, per un 19enne alla prima sortita nel tabellone principale dello Slam alla Porte d’Auteuil. […]

Musetti trionfa a Forlì: «Adesso voglio la top-100» (Riccardo Crivelli; La Gazzetta dello Sport)

Il Rubicone non è troppo lontano e intanto Lorenzo Musetti ha attraversato il suo: al culmine di due settimane favolose tra Roma e Forlì, vince il primo Challenger in carriera a 18 anni e si proietta al numero 138 del mondo, confermando una crescita tecnica e caratteriale da stella emergente. Nel bel torneo sulla terra romagnola Lorenzo, invitato con una wild card, piega in finale 7-6 (2) 7-6 (5) il brasiliano Monteiro, 89 Atp, giocando i punti decisivi con più freddezza ed esperienza del rivale, mostrando il consueto bagaglio tecnico ricco di inventiva e soluzioni d’attacco. Dopo aver sconfitto Wawrinka e Nishikori agli Internazionali, in questa settimana Musetti ha battuto altri quattro top 100: oltre al rivale della finale, c’era già riuscito con Tiafoe, Seppi e Harris. Ovviamente non sta più nella pelle dalla felicità: «E’ un sogno che si avvera. L’anno scorso ci ero andato vicino a Milano, quest’anno a Trieste, fermandomi in semifinale in entrambi i tornei: a Forli mi sono trovato benissimo sin dal primo giorno e ho raggiunto l’obiettivo. Credo di essermelo meritato, è stata una settimana di grande tennis. Dedico il titolo alla mia famiglia e al mio team. In campo vado io, ma dietro c’è tantissimo lavoro che non si vede». E sul futuro: «Non sono ancora nessuno nel circuito. Sto giocando molto bene, ho battuto tanti top 100 nelle ultime due settimane e non me lo aspettavo. Ora devo continuare a crescere senza fretta. Obiettivi? Adesso voglio la top 100, ci proverò entro fine stagione».

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Musetti, prima finale Challenger. Se vince entra nei primi 140 (Gazzetta). Il boom di Musetti. Cecchinato, la rinascita (Bertellino)

La rassegna stampa del 26 settembre 2020

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Musetti, prima finale Challenger. Se vince entra nei primi 140 (La Gazzetta dello Sport)

La prima finale non si scorda mai, soprattutto se in caso di vittoria ti proietta tra i primi 140 del mondo. Lorenzo Musetti, 18 anni, oggi contro il ben più esperto brasiliano Thiago Monteiro, 26 anni e 89 al mondo, si giocherà oggi il titolo a Forlì. […] Musetti, nella semifinale contro il sudafricano Lloyd Harris, ha ceduto il primo set, ma è partito benissimo nel secondo guadagnandosi un break poco prima che il rivale si procurasse un infortunio all’anca, ritirandosi e cedendo 4-6 6-0 4-1. «Dopo Roma ho acquisito fiducia – ha detto il carrarese -, però ci sono ancora tanti aspetti da migliorare» Dieci a Parigi Intanto al Roland Garros diventano 10 gli italiani nel tabellone maschile con l’ingresso di Giustino, al primo turno con Moutet, e Marco Cecchinato che nell’ultimo turno di qualificazione ha dominato Coppejans 6-1 6-2 (n.161). Per lui, semifinalista a Parigi nel 2018, l’esordio sarà tosto contro l’australiano De Minaur n. 27. Tra le donne si qualifica Sara Errani, che incrocerà Monica Puig, ma l’Italia è certa di avere una giocatrice al secondo turno. Martina Trevisan si è qualificata e all’esordio sarà protagonista di un derby con Camila Giorgi. Eredi di lusso Le qualificazioni regalano anche due nomi illustri come Sebastian Korda e Emilio Gomez. Si tratta dei figli di Andres, campione a Parigi nel 1990, e Petr che da quella finale uscì sconfitto. Intanto ieri lo spagnolo Fernando Verdasco è stato cancellato dal torneo per essere risultato positivo al Covid.

Il boom di Musetti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Missione compiuta per Lorenzo Musetti, che nel Challenger di Forfl (88.520 euro) centra la sua prima finale a questo livello proseguendo il percorso di crescita tecnica e popolarità intrapreso nell’ultimo mese. […] Ha dovuto adattarsi Musetti, soffrendo nel primo set, con partenza ad handicap (un break subito) e cercando di metabolizzare il tennis atipico del rivale, abile nel non dargli ritmo e al contempo ad incontrare i suoi fendenti. Vinta la prima frazione 6-4, però, Harris si è spento nella seconda, subendo il cambio di passo di Musetti, un po’ di eccessivo nervosismo e un piccolo problema fisico, per il quale non ha peraltro richiesto il medical time-out che via via ne ha limitato gli spostamenti. Il carrarino non ha perso concentrazione, dimostrando anche in questo maturità, e ha chiuso 6-0. All’inizio del terzo set è stato bravo in due occasioni ad evitare di subire il break, dal 15-40 del primo gioco e dal 30-40 del terzo ed ha invece strappato il servizio ad Harris nel quarto gioco. Ha tenuto quindi il proprio ed incassato il ritiro del rivale sul 4-1, volando in finale. «Innanzitutto mi dispiace per Harris – le dichiarazioni di Musetti dopo la semifinale -, è un bravissimo ragazzo e avrebbe meritato di vincere, visto che stava giocando meglio di me. Non era al 100%e ha preferito non rischiare ulteriori problemi, quindi ha deciso di ritirarsi. Io ero molto nervoso, non ho gestito bene il vento, ma chiaramente sono molto felice di questa prima volta in finale. L’avventura agli Internazionali d’Italia mi ha dato fiducia e consapevolezza, tuttavia so di dover lavorare ancora tanto per migliorare i vari aspetti del mio tennis». Quindi la mente si sposta alla finale, contro Thiago Monteiro. «Speravo di giocare il derby contro il mio amico Andrea Pellegrino, ma Monteiro è stato più bravo. E’ un avversario forte, top 100, mancino, ma di certo entrerò in campo per vincere». Il brasiliano in tre set ha domato l’altro semifinalista. Nella prima frazione il pugliese non ha sfruttato una palla break per andare a servire sul 5-4 e a sua volta ha subito il riscatto del giocatore verdeoro che ha chiuso al 10° gioco. Andamento opposto nel secondo set, vinto dall’azzurro 6-4. Nella terza frazione troppi però gli errori del tennista di Bisceglie, comunque autore di una gran settimana e 6-1 finale per Monteiro. Appuntamento oggi alle 12 dopo la finale di doppio tra Golubev-Vavassorie Bride-Cade

Cecchinato, la rinascita (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Terzo main draw del Roland Garros negli ultimi tre anni, per Marco Cecchinato, semifinalista nel 2018. […] Il palermitano, che piano piano sta ritrovando colpi e convinzioni sotto la “cura” Sartori, ha rispedito al mittente in nemmeno un’ora di gioco e con il netto score di 6-1 6-2 il belga Kimmer Coppejans, n° 161 del mondo. A tratti il “Ceck” ha sciorinato rovesci di antica fattura tracciando il campo con maestria. Con lui salgono a nove gli azzurri presenti a Parigi. In avvio troverà l’australiano De Minaur, testa di serie n° 25. Giustino, invece, l’altro qualificato azzurro, sfiderà il francese Moutet. Le qualificazioni hanno deciso anche il primo avversario in tabellone del torinese Lorenzo Sonego. Sarà l’ecuadoriano Emilio Gomez, figlio di Andres che fu campione a Parigi nel 1990. Nelle qualificazioni femminili ha conquistato perla prima volta un posto nel main draw (la seconda in un Major dopo gli Australian Open 2020) la fiorentina Martina Trevisan, grazie al doppio 6-1 inflitto all’australiana Astra Sharma, n°132 del ranking. Per Martina sarà subito derby con Camila Giorgi. Sorride anche la 33enne romagnola Sara Errani, n°150 WTA e 24a testa di serie, che si è imposta 6-3 7-5 alla ceca Tereza Martincova, n° 121 WTA. Per l’ex n° 5 del mondo sarà la 12a presenza a Parigi dove ha giocato una finale (2012), una semifinale (2013) e due quarti (2014 e 2015). Errani chiamata alla prima in tabellone contro la portoricana Monica Puig. Nulla da fare, invece, per la torinese Giulia Gatto-Monticone, che cercava il terzo main draw Slam dopo i due (Roland Garros e Wimbledon) del 2019. Nel turno decisivo la 32enne azzurra, attuale n°156 WTA, ha ceduto 6-16-3 alla 24enne egiziana Mayar Sherif, n° 171 del ranking.

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Roland Garros, subito botti (Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 25 settembre 2020

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Roland Garros, subito botti (Federica Cocchi, La Gazzetta dello sport)

Accantonate per un attimo le polemiche sul Covid e sui numeri del pubblico, sceso da 5000 a 1000 al giorno per motivi di sicurezza dopo una prima ottimistica ipotesi di 20.000, il Roland Garros si presenta con il sorteggio dei tabelloni ed è subito tormentone. Rafa Nadal riuscirà a fare 13? E Djokovic, vincitore a Roma e rinfrancato nell’anima dalla squalifica di New York, sarà un reale candidato per il successo? Per non parlare del tormentone sullo Slam numero 24 della Williams, più abbordabile in un tabellone che non vede grosse complicazioni salvo una Halep in forma e motivata. Domande lecite in questa strana edizione al via domenica per la prima volta nell’umido e piovoso autunno, con condizioni di campo diverse e palle nuove. Insomma, forse mai come quest’anno il Roland Garros si presta a immaginare scenari meno scontati. Otto gli italiani direttamente nel tabellone principale nell’attesa che si concludano le qualificazioni. Interessante l’esordio sul rosso di Jannik Sinner. L’altoatesino per la prima volta giocherà lo Slam parigino, e con lui la sorte (elettronica, visto che i sorteggi a mano sono vietati per Covid) non è stata troppo benevola: gli ha riservato David Goffin. Il folletto belga numero 12 al mondo a Parigi sa come si fa: ha raggiunto i quarti nel 2016 (ma anche gli ottavi nel 2012 e nel 2018). Più morbido l’avvio di Matteo Berrettini che trova Vasek Pospisil, numero 76 al mondo e non troppo a suo agio sulla terra. Due italiane già in tabellone: la Giorgi che trova una qualificata e Paolini la spagnola Bolsova (98). Rafa Nadal, testa di serie numero 2 nella parte basse di tabellone, inizierà la sua campagna per il 13° titolo a Parigi, e soprattutto per l’aggancio ai 20 Slam di Federer, contro il bielorusso numero 83 al mondo Egor Gerasimov. All’orizzonte un ottavo di finale suggestivo, un duello rosso fuoco con il nostro Fabio Fognini. Il maiorchino avrebbe un teorico quarto di finale contro Zverev, fresco finalista agli Us Open e la semifinale con Thiem, sempre che l’austriaco sopravviva al tabellone infernale che la sorte gli ha riservato. Primo turno con Cilic, quarti con Schwartzman, e varie insidle nel mezzo. Djokovic, nella parte alta di tabellone ha avuto la dea bendata più dalla sua, con scontri sul velluto e un’eventuale prima volta contro il nostro Berrettini ai quarti. Un primo turno dei vecchi tempi, di lusso, nella parte bassa del tabellone con sei Slam divisi da una rete. Andy Murray, a Parigi con una wild card, affronterà Stan Wawrinka testa di serie numero 16. […]

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