Musetti show (Esposito-Crivelli). L'urlo di Caruso. E ora c'è Djokovic (Azzolini). Il guerriero Caruso innesca l'italshow (Grilli). Coco, ragazza di marmo con un destino da Venus (Marchetti)

Rassegna stampa

Musetti show (Esposito-Crivelli). L’urlo di Caruso. E ora c’è Djokovic (Azzolini). Il guerriero Caruso innesca l’italshow (Grilli). Coco, ragazza di marmo con un destino da Venus (Marchetti)

La rassegna stampa di mercoledì 16 settembre 2020

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Musetti show (Elisabetta Esposito – Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Siamo fatti della stessa materia dei sogni. Una notte magica che potrebbe aver tenuto a battesimo la meravigliosa deflagrazione di una stella brillantissima. Lorenzo Musetti si prende il cuore di Roma annichilendo un monumento come Wawrinka ed entra nel libro dei record con la leggerezza di un talento ancora grezzo ma di qualità altissima: era già diventato il primo giocatore del 2002 ad approdare a un tabellone principale di un Masters 1000, adesso è anche il primo della sua classe d’età ad aver vinto una partita Atp. Peccato soltanto non ci fosse il pubblico: in una serata come questa, gli avrebbe tributato il trionfo che meritava. Tra i due avversari sul Centrale ci sono 17 anni, 232 posizioni in classifica (lo svizzero è 17, Musetti 249) e qualche centinaio di vittorie di differenza. Eppure, con la personalità del campione consumato, Lorenzo affonda fin dai primi scambi il coltello nella precaria condizione tecnica e atletica di Stanimal, al debutto assoluto post lockdown. Soprattutto, nella sfida tra rovesci a una mano, è il colpo del giovane azzurro a impressionare per profondità e incisività, a illuminare per pulizia di esecuzione. Una clamorosa lezione di tennis, che in 24 minuti produce il più incredibile degli esiti: il vincitore degli Australian Open juniores 2019 conquista il primo set per 6-0. Roba da brividi: «Mi sono sentito bene fin dall’allenamento del pomeriggio, il Centrale mi esalta e non mi spaventa. Quando ho visto il sorteggio, per un attimo mi è mancato il fiato, perché Wawrinka è uno dei miei idoli, ma ho avvertito subito sicurezza. Lui non si aspettava che cominciassi così forte e così convinto». Pienamente padrone di sé e della partita, Musetti sale 2-0 anche nel secondo, fino a quando il trionfatore di tre Slam mostra segnali di vita, che si sublimano in un rendimento al servizio finalmente all’altezza, anche se i punti con la seconda rimarranno sotto il 50% per tutto il match. Stan recupera il break, finalmente capisce che fare a botte rovescio contro rovescio contro il giovanotto è sconsigliabile, ma nel tiebreak decisivo regala ancora troppo per sperare di allungare la sfida e far valere poi il peso della gloria e dell’esperienza. Giusto così, Musetti è stato il miglior giocatore in campo e può permettersi di esultare: «Nel 2° set lui ha cominciato a servire molto meglio, io sono stato bravo a rimanere agganciato alla partita senza farmi prendere dall’ansia. D’altronde sto lavorando molto sull’aspetto mentale e nell’ultimo mese ho fatto grandissimi progressi. Questo è il giorno più bello della mia vita, più del successo da junior a Melbourne. Adesso avrò 24 ore per metabolizzarlo, devo restare con i piedi per terra per la prossima partita». Troverà Nishikori, un altro califfo: ma dopo una vittoria così, l’obiettivo può essere solo il cielo. […]

L’urlo di Caruso. E ora c’è Djokovic (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Un italiano che abbatte il più celebrato schianta-azzurri di questi ultimi mesi. Salvatore Caruso è lì, sotto l’asciugamano, fra rimembranze ed emozioni tutte sue. Stremato. Forse piange, avvolto nell’asciugamano bianco, forse no, «ma avevo gli occhi lucidi» confesserà di lì a poco. La gioia ha un che di lirico, come si potrebbe chiedere di trattenerla a uno che si chiama Caruso? L’altro se la svigna. La baldoria è finita. Da Wimbledon dell’anno scorso Tennys il Terribile ha sconfitto Fognini (due volte), Berrettin e Sonego. Ci ha provato con Caruso ed è giunto a un tanto così dall’ennesima vittoria, poi quello l’ha trafitto con un colpo che non si aspettava. Gli ha sfilato il match point sotto il naso ed è corso a prendersi il premio. Ma possibile? Si caro Tennys Sandgren, le belle storie finiscono così, per mano di uno del sud, lontano 45 posizioni in classifica, un ragazzo dal sorriso largo e dalla pelle mora, che ricorda un po’ quei messicani che è “meglio se stanno dall’altra parte del muro”, come hai sempre auspicato. Ma chissenefrega di Sandgren. Parliamo di Caruso Salvatore, da Avola e della sua ennesima prima volta. «Del match point non mene sono nemmeno accorto, l’ho giocato in serenità. Ero più preoccupato quando mi ha fatto il break sul 3-2 del terzo. Se non lo avessi ripreso subito sarebbe andato 5-2 e non avrei avuto più molte chance. Invece sono stato bravo, ho fatto le cose giuste». Primo turno superato a Roma, una scalata che lo porterà a battere per la seconda settimana consecutiva il best ranking, oggi al numero 87. «Peccato non ci fosse il pubblico. Il bello della vittoria è sentire tutti vicini, sapere che li hai fatti felici». Il pubblico gli mancherà ancora di più oggi, contro Djokovic. Mancherà a tutti, e chissà con quale verve si sarebbero espressi i Pasquini del Foro Italico. Avrebbero issato cartelli per suggerire a Sabbo di stare attento alle pallate di Djokovic, soprattutto quelle tirate dietro le spalle ad altezza della gola. Hai visto mai? Lui risponde serio. «Lo incontro per la seconda volta, e il match del Roland Garros, in terzo turno, lo ricordo bene. Cercherò di evitare gli errori di quella volta. Mi piacerebbe sfilargli un set». Ci pensa su. «Magari due», chiude con un sorriso. […]

Il guerriero Caruso innesca l’italshow (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Un tris così non ce l’aspettavamo. La seconda giornata di gare ha i volti felici di Caruso, lottatore sotto un sole implacabile, di Cecchinato, finalmente vicino ai livelli di un paio di anni fa, e soprattutto dell’incredibile Musetti, classe 2002, che ha maramaldeggiato con la copia sbiadita di Wawrinka. Un colpo clamoroso, quello del ragazzo di Carrara, che può davvero dargli la spinta decisiva per una carriera da predestinato. «Vai Salvuzzo, forza», sembrava quasi implorare il suo clan, nel finale di una partita estenuante, con tutte le marcature saltate, contro Sandgren (numero 49 del mondo), che non vedeva l’ora di appendere nella sua cameretta nel Tennessee l’ennesimo scalpo azzurro, dopo quelli strappati quest’anno a Berrettini, Fognini e Sonego. Alla fine, dopo quasi tre ore di lotta e un match point annullato, l’happy end lo ha regalato una risposta sbagliata dell’americano (che appena uscito dalla Next Gen Arena ha sfogato la sua rabbia distruggendo la racchetta sul cemento romano), per l’urlo liberatorio di Salvatore Caruso, che ha festeggiato il suo primo successo in un Masters 1000 finendo in lacrime. «Qua a Roma avevo perso tante battaglie – ha detto più tardi – finalmente sono riuscito a vincerne una». Oggi però gli toccherà affrontare un certo Djokovic, già suo avversario un anno fa al Roland Garros. «Mi sento bene e spero di poter reggere lo scontro. Devo entrare in campo pensando di poter vincere». A completare la bella giornata della Sicilia, è arrivato poi il trionfo del palermitano Cecchinato, 113 del mondo, a capo di un’altra rimonta, contro l’inglese Edmund (45). Il semifinalista di Parigi 2018 ha pagato a caro prezzo un paio di distrazioni nel primo set, è rimasto attaccato all’avversario nel secondo, chiuso in un laboriosissimo tie-break, prendendo poi il largo nella terza frazione. Alla soavità di un gioco solo di classe, Musetti ha aggiunto chili di muscoli e di grinta che hanno irrobustito il suo stile. Disarmante la facilità con cui questo diciottenne, dalla manina benedetta dagli dei del tennis, ha travolto nei primi giochi un Wawrinka lento e appesantito, ma sempre numero 17 (Lorenzo è 249). Servizio robusto, botte da fondocampo, smorzate, tocchi irridenti sotto rete, smash da fondo campo, e poi il solito rovescio da favola (a una mano), che ha retto senza paura il confronto con il maestro Stan. Otto giochi a zero prima di vedere lo svizzero conquistare il primo game, un breve passaggio a vuoto sul 3-1. Lorenzo ha continuato a sfoderare prodezze in serie fino al tie-break stradominato, chiuso con un passante vincente. […]

Coco, ragazza di marmo con un destino da Venus (Christian Marchetti, Corriere dello Sport)

L’insidia di Coco, la tunisina Ons Jabeur, veste uno zuccheroso e a tratti abbacinante completino fucsia. Tira però tranvate di dritto, rimanda spallate di rovescio, poi ciniche smorzate e pallonetti. Vuole dire a Coco, al secolo Cori Gauff, 16 anni e mezzo, che sulla terra non è ospite gradita. Ma Cori detta Coco è paziente, quadrata e precisa. Le basta giocare sulla profondità e crea voragini. Un gesto di stizza solo nel secondo set, si rammarica per un erroruccio veniale di un copione perfetto. Gauff batte Jabeur 6-4 6-3 in un’ora e 21 minuti di tennis matematico. Finisce così il debutto al Foro Italico di Cori Gauff, per molti la nuova Williams. Venus, che oggi a Roma sfida la Azarenka, reduce dalla finale Slam di New York, più che Serena. Diverse le analogie tra Coco e le sorellone. A cominciare dal papà coach che guida l’ingresso nel tennis. Quello di Coco si chiama Corey, ex cestista alla Georgia State University; poco lontana la madre Candi, ex nuotatrice: è lei che le ha fatto da insegnante, tra una partita di tennis e l’altra, e consigliera. Il team Gauff “vale” oggi la 53° piazza del ranking mondiale, numero 49 lo scorso febbraio, e contratti di sponsorizzazione a 6 cifre. «Quando ti guarda e ti dice che diventerà la numero 1 puoi solo crederci», ha detto di lei il francese Patrick Mouratoglou, stella polare di Serena Williams. Dopo i signori Gauff, che hanno lasciato le rispettive attività per seguirla, il primo a scommettere sulla ragazza di Delray Beach è stato proprio Mouratoglou, che le ha spalancato le porte dell’Academy a 10 anni. «Sono contenta di aver vinto all’esordio a Roma perché venivo da tre sconfitte consecutive. Penso di aver imparato molto su me stessa come giocatrice. Da dopo la sosta forzata non mi sento ancora a mio agio, ma credo di aver davvero trovato la mia strada». Il suo talento è sbocciato con largo anticipo. A 13 anni diventa la più giovane finalista degli US Open Junior. A 14 vince il Roland Garros Junior (2018). A 15 è la più giovane a superare le qualificazioni a Wimbledon. E ad arrivare agli ottavi del torneo, battendo all’esordio in tabellone proprio Venus in un match diventato già leggenda. Carisma puro, come quando va al muro contro muro con la Wta perché, da regolamento, fino a 18 anni potrà giocare un numero limitato di tornei. O quando diventa una delle paladine antirazziste di Black Lives Matter con frasi tipo quella pronunciata in Florida: «Voglio il cambiamento, ora. Se scegli il silenzio, scegli la parte dell’oppressore». Coco Gauff, marmo tra i marmi.

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Quarantena in Australia (Bertellino)

La rassegna stampa del 16 gennaio 2021

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Quarantena in Australia (Roberto Bertellino, Tuttosport)

I giocatori e le giocatrici aventi diritto e qualificati stanno raggiungendo in questi giorni Melbourne (quasi tutti) e Adelaide (i migliori tre delle classifiche e i rispettivi compagni di allenamento della prima settimana) per la “quarantena liberatoria” in vista dei primi appuntamenti ATP in terra australiana e dello Slam d’inizio stagione, al via l’8 febbraio. Non mancano le defezioni di lusso, in parte dovute a scelte personali (vedi Federer e Inner) ed in parte a infortuni o positività al COVID-19. Gli ultimi ad essere colpiti dalla pandemia sono stati Andy Murray, cinque volte finalista a Melbourne, ed attualmente in isolamento a casa (anche se non è ancora stata ufficializzata la sua problematica), lo spagnolo numero 53 del mondo Davidovich Fokina, l’americana Madison Keys e la russa Amanda Anisimova che non si è ancora negativizzata e dopo aver saltato il WTA 500 di Abu Dhabi dovrà rinunciare anche agli AO. Come dovrà fare il cileno Cristian Garin, 22 ATP, causa infortunio. Sono intanto atterrati ad Adelaide Jannik Sinner e il suo coach Riccardo Piatti che ha ringraziato l’organizzazione e Rafa Nadal e il suo staff per l’opportunità che il giovane azzurro avrà di allenarsi con il 20 volte campione Slam nella prima settimana di isolamento. E’ ufficiale la lista delle 32 teste di serie del draw femminile, guidata dalla numero 1 del mondo e giocatrice di casa Ashleigh Barty, che tornerà a competere dopo un’assenza di alcuni mesi. La seguono nell’ordine Simona Halep, Naomi Osaka, Sofia Kenin, campionessa in carica, Elina Svitolina, Karolina Pliskova, Aryna Sabalenka, BiancaAndreescu, Petra Kvitova e Serena Williams. L’ultima giocatrice inserita tra le 32 big al via è la finalista di Abu Dhabi, Veronika Kudermetova. Non ci sono azzurre tra le teste di serie. In campo maschile invece sono tre le racchette italiane comprese tra quelle dei favoriti al via Matteo Berrettini è il numero 9, Fabio Fognini il numero 16 e Lorenzo Sonego il numero 31. Prima volta per il torinese come testa di serie in un torneo dello Slam. […]

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Finals, inizia il sogno (Crivelli). «C’è l’Italia al centro del tennis» (Bonsignore). Gaudenzi progetta: «Un tennis unito» (Guerrini)

La rassegna stampa di venerdì 15 gennaio 2021

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Finals, inizia il sogno (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Circondati dalle montagne innevate che si specchiano sulle vetrate dello splendido Grattacielo Intesa, gli «alpinisti per caso» si ritrovano a celebrare l’inizio dell’avventura. La definizione è del presidente della Federtennis, Angelo Binaghi: «Il successo degli Internazionali d’Italia è stato l’apice del nostro percorso di vent’anni. Così, un po’ per caso, quando nel novembre del 2018 ci è stato detto che si apriva il bando per le Atp Finals, ci siamo messi in moto per capire fino a che punto avremmo potuto arrivare. E alla fine ci siamo ritrovati ad aver scalato l’Everest, riuscendo a portarle a Torino con uno sforzo straordinario che ha coinvolto tutte le istituzioni, mai così coese». Il Masters, definizione romantica dell’ultimo appuntamento stagionale che raccoglie i migliori otto del mondo, dal 1970 è garanzia di spettacolo tecnico e, con il passare del tempo, si è trasformato in un evento di massa capace di coniugare lo sport con il business grazie a un indotto che può approdare anche a 600 milioni di euro per i cinque anni del contratto che lega la Federazione all’Atp (il torneo si disputerà in Italia dal 2021 al 2025). Pareva un’impresa folle, poiché si trattava di entrare in un circolo virtuoso che nella storia aveva coinvolto anche metropoli come New York, Shanghai e Londra, sede delle ultime 12 edizioni. Invece, a dieci mesi esatti dal primo punto che si giocherà sul campo (debutto il 14 novembre, finale il 21), i numeri di partenza destano impressione. Nel primo mese la prevendita ha fatto registrare richieste per 40.000 biglietti sui 180.000 a disposizione, con il 20% di acquisti effettuato da appassionati al di fuori dall’Europa. L’incasso sfiora già i 5 milioni di euro. La speranza, ovviamente, è che alla fine dell’autunno la pandemia abbia smesso di mordere, consentendo l’affluenza piena, ma in ogni caso al momento sono stati assegnati solo i settori e non i posti, in modo da poter reagire con prontezza ad eventuali nuove regole sul distanziamento. Le Finals sono l’occasione di un rilancio di tutta l’economia cittadina e regionale, come ricorda la sindaca, Chiara Appendino: «Dovremo far conoscere le nostre eccellenze, a tutti i livelli. Per cinque anni Torino sarà al centro del mondo, perciò stiamo lavorando tutti insieme per creare un evento in grado di durare tutti i giorni dell’anno, con la città coinvolta e con grande attenzione a tutte le realtà del territorio». […] E così una scommessa all’apparenza incosciente sta prendendo il largo con un vento assai favorevole, accompagnata pure dal rinascimento azzurro delle racchette, con Berrettini numero 10 al mondo, Fognini numero 17 e Sinner miglior under 20 planetario: «Vogliamo trasformare le 15.000 persone che ci attendiamo ogni giorno da spettatori a tifosi – sogna il presidente Binaghi – perché siamo sicuri che a Torino, magari già da quest’anno, vedremo giocatori italiani alle Finals». […]

«C’è l’Italia al centro del tennis» (Filippo Bonsignore, Corriere dello Sport)

 

«Faremo vedere al mondo l’Italia e Torino». Andrea Gaudenzi guarda la città della Mole dall’alto del grattacielo di Intesa Sanpaolo e lancia le Atp Finals 2021 con grande orgoglio italiano. C’è una sfida epocale che il nostro Paese ha conquistato: l’organizzazione fino al 2025, nel capoluogo piemontese, del grande evento tennistico. Un appuntamento che l’ex tennista faentino ha soltanto sfiorato da giocatore e che ora vivrà da presidente dell’Atp, l’Associazione dei tennisti professionisti. «Era un sogno ma purtroppo non ho mai partecipato; ora lo farò da presidente e, da italiano, sono orgoglioso che si svolga in Italia e in una città bella come Torino». Il countdown è partito, mancano 303 giomi al 14 novembre, quando i migliori otto giocatori del mondo e le migliori otto coppie di doppio sbarcheranno sotto la Mole. Una settimana di spettacolo, sotto gli occhi di tutto il pianeta «Lo standard è alto, perché Londra ha accumulato 2,8 milioni di spettatori in dodici anni, ma siamo molto ambiziosi e fiduciosi di poter fare un grande lavoro. Il progetto della Fit e dei suoi partner è importante: in Italia siamo bravi ad ospitare, ad accogliere, a creare. La vittoria è stata una combinazione di molti fattori: l’entusiasmo, la passione e la qualità del progetto sono stati fondamentali, così come la credibilità ottenuta negli anni con gli Internazionali d’Italia e la crescita di tanti giovani italiani». […] La grande incognita, ovviamente, che pesa sull’evento è la pandemia. Gaudenzi rilancia: «Cominciamo in un anno difficile con il Covid, ma sapremo superare queste difficoltà, sono molto ottimista. Il tennis è uno sport globale, abbiamo un miliardo di fan nei cinque continenti: vogliamo migliorare la distribuzione del prodotto attraverso i media e offrire ai tifosi lo spettacolo migliore. Le Finals possono rappresentare una svolta come le Olimpiadi invernali di Torino 2006: stiamo discutendo di soluzioni innovative con la Fit, bisogna sempre evolvere». […]

Gaudenzi progetta: «Un tennis unito» (Piero Guerrini, Tuttosport)

E’ diventato presidente dell’Atp Tour, primo non di origine anglosassone, in piena pandemia. Ma Andrea Gaudenzi, ex campione, protagonista dell’ultima marcia azzurra verso la finale di Davis (1998, quando si infortunò alla spalla) non è tipo da preoccuparsi. Gaudenzi le sue sensazioni sulle Finals a Torino? «Il tennis è uno dei pochi sport globali, ha un miliardo di fans. E le Finals, con le prove dello Slam, sono uno dei migliori veicoli promozionali nel mondo intero. Anzi le Finals rappresentano l’evento più importante organizzato da AtpTour. Sono felice e orgoglioso, da italiano, che siano arrivate dopo 50 anni in Italia. E sono sicuro che faremo bene, vogliamo mostrare al mondo il nostro Paese e una città bella come Torino. L’Atp, da missione, deve aiutare gli organizzatori locali: il progetto della Fit e dei partner è importante. In Italia siamo bravi a ospitare, ad accogliere, a creare. Londra ha strutture eccellenti, numeri importanti, 8-9 milioni di abitanti. Ma qui credo che possiamo attrarre anche chi è vicino, Milano è a 45 minuti di treno. Non sono preoccupato».

Comincia un anno difficile per il tennis.

Si, ma lo è per tutti gli sport e per il mondo in generale. Cercheremo di fare del nostro meglio. Il tennis ha la complessità di dover gestire i viaggi internazionali, intercontinentali. Le difficoltà si amplificano. Pero l’anno scorso abbiamo fatto un buon lavoro. Quest’anno muovendoci trimestre per trimestre col calendario e la classifica, collaborando con i grandi Slam e Wta, siamo ottimisti e fiduciosi. Da aprile in poi, per ora, non abbiamo toccato nulla. Dipenderà dalle decisioni dei singoli governi. Poi c’è il tema del supporto economico ai tornei, perché senza gli spettatori è un bel bagno di sangue. I più piccoli soffrono parecchio. […]

Il tennis deve cambiare qualcosa, a prescindere? «Sono partito con l’idea di ripensare tutto a lungo termine, immaginando un foglio di carta bianco, appena possibile, riprenderò. Abbiamo i nostri punti di forza, ma ci sono tanti aspetti da migliorare, ad esempio come lavoriamo tra Atp, Wta, Grandi Slam. Alla fine offriamo un prodotto unico, eppure siamo molto frammentati fra regole e diritti, dati. Possiamo migliorare, ma assieme. E l’aspetto positivo è che la pandemia ci ha costretti a farlo. Siamo in un condominio, dobbiamo imparare a lavorare assieme. Abbiamo cominciato in remoto, è un bene. Vedersi 4 volte l’anno è troppo poco per cambiare.

Rapporti con la nuova associazione di Djokovic?

Siamo in contatto con tutti, c’è questo movimento, il desiderio che i giocatori siano più ascoltati. Siamo disponibili ma convinti che l’Atp, dove i giocatori hanno 3 rappresentanti su 6 nel board e governano di fatto, sia l’ideale. L’alternativa è il divorzio, ma ci si dovrebbe comunque confrontare. Siamo disponibili, ma cercheremo di convincerli che questa è la struttura migliore. Ora abbiamo bisogno di unione, non di un’altra divisione. […]

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Miracolo Jones, campionessa con tre dita (Crivelli). Torino si sente pronta per Finals verdi, sostenibili e low cost (Bonsignore)

La rassegna stampa di giovedì 14 gennaio 2021

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Miracolo Jones, campionessa con tre dita (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Non arrenderti. Rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo. Nella saggezza popolare dei proverbi si celano spesso emozionanti lezioni di vita. I medici erano stati chiari, con Francesca Jones: la sua invalidità le avrebbe impedito di inseguire il sogno di sempre, giocare a tennis. Perché la ventenne di Leeds è nata con una sindrome rarissima, la ectrodattilia-displasia ectodermica, per cui si ritrova con le dita centrali delle mani e dei piedi fuse tra loro. Ne ha quindi quattro per mano e sul piede sinistro, appena tre sul piede destro, dopo aver subito una serie di interventi chirurgici; non solo: la malattia porta anche strascichi per la pelle, i denti e i capelli. Complicazioni gravi che negherebbero qualsiasi approccio allo sport professionistico, ma Fran non ha mai chinato la testa al destino e da ieri è una delle 128 tenniste che dall’8 febbraio giocheranno gli Australian Open, grazie alla netta vittoria (6-1 6-0) sulla cinese Lu nell’ultimo turno delle qualificazioni. Più che un miracolo, il trionfo della volontà: «La mia sindrome è complicata perché ci sono molti sintomi. Mi avevano detto che non potevo giocare, e la mia reazione è stata: ‘Visto che l’avete detto, vi dimostrerò che vi sbagliate”. Il mio corpo non è destinato ad essere quello di un’atleta, ma non significa che io non possa esserlo. Anche una Rolls Royce è costruita da zero». L’inglese, numero 241 del mondo con il rovescio bimane, si allena a Barcellona all’Accademia dei Sanchez e impugna una racchetta più leggera e con un grip più piccolo. Lavora molto anche per il potenziamento e l’equilibrio dei piedi: «Quando si hanno meno dita, è più difficile metterci sopra il peso e si rischiano lesioni, ma mi piacciono le sfide». Nella storia, nessun giocatore o giocatrice con un problema simile ha mai raggiunto i suoi straordinari risultati, anche se al grande Bill Tilden venne amputata la falangetta del medio. Semmai, il suo caso ricorda molto da lontano quello di Tonino Zugarelli, capace di arrivare in finale a Roma (1977) e di diventare 27 del mondo senza la falange del pollice destro, persa a 10 anni per un incidente […]

Torino si sente pronta per Finals verdi, sostenibili e low cost (Filippo Bonsignore, Corriere dello Sport)

Meno dieci. La clessidra corre verso il 14 novembre prossimo quando Torino diventerà il centro del mondo del tennis con la prima edizione delle Atp Finals, che si svolgeranno nel capoluogo piemontese fino al 2025. Mancano dieci mesi esatti oggi, quindi. Il countdown è in pieno corso e il tennis italiano è pronto ad entrare nel futuro: sportivo – con Sinner, Berrettini, Fognini e Sonego pronti alla caccia di un posto tra i maestri e organizzativo. E allora, che cosa ci aspetta? Saranno Finals verdi, sostenibili e low cost, come immaginato dalla Awe International Group di Londra, presieduta da Romy Gai, il partner scelto per realizzare il masterplan dell’evento. Torino raccoglie il testimone proprio da Londra, casa del Masters per dodici anni. Dalla 02 Arena al PalaAlpitour, con orizzonte il mondo. «Si tratta di un evento trasmesso ogni anno in oltre 180 mercati e capace di raggiungere circa 100 milioni di spettatori, soltanto in televisione – rileva Marco Nazzari, Managing Director International Business di Nielsen Sports – E’ stato capace di generare ricavi annui per circa 25 milioni di euro in sponsorizzazioni e per 15 milioni in ticketing. Il Comune di Torino ha stimato in circa 600 milioni la sua ricaduta sul territorio». Il capoluogo piemontese torna così protagonista a quindici anni dalle Olimpiadi invernali del 2006. «Torino e Londra sono due città totalmente non comparabili – riflette Andrea Sartori, Global Head of Sports di Kpmg – Torino può capitalizzare aspetti che sono unici, come il pregio e il vantaggio di essere più piccola, per creare un “boutique event”, puntando su aspetti organizzativi di nicchia, come il made in Italy e il turismo enogastronomico. Le leve da sfruttare? Comunicazione, marketing, organizzazione e innovazione». […] Le stelle emergenti del tennis azzurro avranno un ruolo fondamentale per trainare la crescita del movimento: «Sinner e Berrettini già costituiscono delle solide ed efficaci piattaforme di comunicazione – riflette Nazzari – Su Instagram, nel 2020, Jannik ha più che raddoppiato i seguaci (+128%), mentre Matteo si è consolidato (+ 15%). Entrambi inoltre hanno generato sui loro profili degli “engagement rate” notevoli: 11.42% Sinner e 9.61% Berrettini, superiori a quelli della “triade” Nadal (2.51%), Federer (6.61%), Djokovic (3.24%)». La presenza di almeno un azzurro a Torino sarebbe quindi benedetta. L’incognita maggiore è legata naturalmente alla pandemia. Ci sarà il pubblico? «Senza spettatori, diverse attività salterebbero – sottolinea Sartori – Ci sarebbe un impatto sui ricavi da ticketing, sui valori dei ricavi commerciali, sul numero di persone impiegate e forse anche sui diritti tv. E poi verrebbe a mancare tutto il moltiplicatore di spese generate dal turista sportivo, stimabili in circa 300 euro al giorno». […] «Tennis e padel, in ogni caso, sono fra gli sport che meno hanno risentito durante la pandemia, facendo registrare il maggior incremento di seguito fra i Millennials: +14%».

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