Le vittorie di Sinner e Musetti sulla stampa italiana (Crivelli, Franci, Grilli, Azzolini). Djokovic-Nadal, buona la prima (Grilli)

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Le vittorie di Sinner e Musetti sulla stampa italiana (Crivelli, Franci, Grilli, Azzolini). Djokovic-Nadal, buona la prima (Grilli)

La rassegna stampa di giovedì 17 settembre 2020

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Il Principino del Foro (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Rinascimento italiano. Il Foro diventa un museo a cielo aperto delle bellezze tricolori, raccontando di imprese che riportano alla memoria i bei tempi andati, ma con la solida promessa di replicarli qui e ora: era dal 1984 che tre nostri giocatori non approdavano agli ottavi degli Internazionali e siccome oggi al secondo turno se ne esibiscono altri tre, sussiste la splendida opportunità che venga battuto il record del 1979, quando ci riuscirono in quattro. E almeno uno di loro è già sicuro dei quarti, perché Berrettini e Travaglia si sono regalati un gustoso derby casalingo al prossimo passo. Narra la leggenda che Cimabue cacciò Giotto dalla sua bottega quando si accorse che era più bravo di lui a disegnare una mosca. L’anno scorso, l’implume Sinner proprio al secondo turno come adesso, cozzò contro Tsitsipas, che era già un apprezzato artista della racchetta. Ma Jannik è uno che impara in fretta e al greco, numero sei del mondo, stavolta ha fatto saltare la mosca al naso, con un successo ottenuto con il cuore e il cervello, più ancora che con il talento puro, diventando così il più giovane italiano a battere due volte un top ten (era già accaduto con Goffin a Rotterdam in febbraio), record sottratto a Gaudenzi. E poco importa che l’apollo ateniese confermi il momento critico e la scarsa adattabilità alla terra con un primo set inguardabile. Primo set a passeggio, ma un po’ di confusione e di comprensibile braccino di Jannik nel secondo riporta a galla Stefanos, fino al tiebreak surreale (8 minibreak nei primi 10 punti) in cui il nostro non sfrutta due match point e resuscita una partita già morta, accompagnando la parziale controprestazione con un warning per una pallina scagliata verso l’Olimpico: «A volte una reazione ci vuole, qualche frustrazione è bene che esca, non si può stare sempre zitti». Ma è lì, all’inizio del terzo set, che Sinner la vince mettendoci la testa, resettando subito i regali fatti al greco e allungando con il break decisivo: «Anche quando ho perso il set, anche se sbagliavo il colpo, sentivo di fare la cosa giusta. Contro Stefanos non è mai facile, un anno fa era il mio primo match contro un top 10 e da allora ho imparato molte cose, sapevo di avere i mezzi per competere e ho meritato di vincere, sono davvero contento. Dopo il secondo set ho messo via tutto e sono ripartito fresco. In questo sport la testa è fondamentale, non si può giocare bene tutto l’anno, devi trovare il modo per risolvere le situazioni. Io l’ho fatto». Negli ottavi incrocerà Dimitrov, e non sarà un pronostico imperforabile nella magia di un torneo che sta esaltando un altro teenager come Musetti, di cui Jannik parla con estasi: « E’ bello che dietro di me ci sia qualcun altro, ho visto la partita con Wawrinka in albergo, come potenziale Lorenzo forse è anche meglio di me». […]

Sinner-Musetti, colpo capitale (Paolo Franci, La Nazione)

 

Per raccontare quanto sia stata verticale l’arrampicata di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, c’è da fare un passo indietro fino alla scorsa edizione degli Internazionali. Il sogno del giovinotto altoatesino nel 2019, dopo aver vinto il primo match in un Master 1000, si interruppe proprio contro Tsitsipas. Ma non è di quel match contro il biondo Stefanos che vogliamo parlare, ma del derby dei millennials Sinner-Musetti andato in scena lo scorso anno nella finale delle prequalificazioni nella quale i due si giocarono una wild card per il tabellone dei grandi e fu una battaglia di quelle da ricordare tra i marmi e le statue del Pietrangeli. E già lì s’era capito che questi due avevano i tratti di quelli che vogliono e possono arrivare. II ricordo dello stadio strapieno di gente quell’8 maggio del 2019 è ancora lì, con file e file di persone in piedi. Mai visto prima per un match tra due ragazzini. Ma è chiaro che il profumo del talento s’era sparso in ogni angolo del Foro Italico richiamando una folla di persone. Vinse Jannik 6/7 7/6 6/3 dopo una battaglia di 2 ore e 39 minuti e un match point annullato nel secondo set. Un anno dopo, Jannik elimina il numero tre del tabellone, Stefanos Tsitsipas. Però ricordiamolo: Sinner non solo è il più giovane italiano della storia ad avere vinto un torneo Challenger, ma è uno degli 11 tennisti del pianeta ad averne vinti almeno due prima dei 18 anni di età: come Nadal, Djokovic Del Potro e Zverev. Jannik compie l’impresa poche ore dopo la straordinaria impresa di Lorenzo sul Centrale contro Wawrinka, un signore che ha in bacheca tre titoli dello Slam – Australian Open nel 2014, Roland Garros nel 2015 e Us Open nel 2016 – n°17 del mondo e 10 del tabellone, messo ko in due set. E mettiamoci dentro, ci mancherebbe anche Matteo Berrettini, numero 4 del torneo che supera Federico Coria 7/5 6/1 e giocherà domani il derby con Travaglia, altro italiano che ha compiuto la sua impresona, battendo Coric 7/6 7/5 e conquistando gli ottavi di finale proprio come Matteo e Jannik. L’altoatesino ieri ha dato dimostrazione di quello che potrà fare continuando su quella strada. Ora lo aspetta Dimitrov. Lorenzo invece se la vedrà nei sedicesimi con Nishikori. Dice Jannik di Lorenzo: «Come colpi è più forte di me. Abbiamo molti giovani, forti come Zeppieri, Nardi. E’ bello essere tanti e questo mi rende felice per il tennis italiano» […]

Fenomeno Sinner. E’ nextgen Italia (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Il futuro è adesso, e corre veloricsimo. Agli Internazionali del 2019, Jannik Sinner e Lorenzo Musetti si affrontarono nell’ultimo turno delle prequalificazioni. In un “Pietrangeli’ già bello pieno (altri tempi…), vinse il ragazzo di Sesto (6-7 7-6 6-3), che poi battè anche l’americano Johnson al primo turno del tabellone principale prima di perdere proprio da Tsitsipas. Un anno e mezzo dopo, i due ragazzi (insieme sommano 37 anni, due meno di Federer..) sono entrati da protagonisti nella storia del torneo. Martedì è stato il giorno di Musetti, primo 2002 a vincere una partita del circuito principale, che ha brutalizzato la brutta copia di Wawrinka, ieri i titoli li ha meritati Sinner 19 anni, che ha eliminato in tre set diseguali la testa di serie numero 3 del torneo, Tsitsipas, ottenendo la sua seconda vittoria su un Top 10 (precedente Goffin, numero 10) e vendicando così la sconfitta di un anno fa. Sinner – che domani sfiderà Dimitrov – ha cominciato subito a martellare da fondocampo uno Stefanos inaspettatamente lento e incapace di pensare ad una contromisura adatta al gioco d’incontro del nostro. Sul 6-1 5-2, qualcosa cambia. L’emozione accorcia i colpi di Jannik, Tsitsipas gioca qualche palla sporca in più, allunga gli scambi e prende coraggio, arrivando a servire sul 6-5. Inutilmente, perché Sinner rimonta e arriva al tie-break, un frullato di emozioni che – dopo due match-point scialacquati dall’azzurro, due pallate fuori non di poco – premia il greco per 11 punti a 9. Partita finita? Tanti giocatori anche più esperti si sarebbero persi, non l’azzurrino, che ricomincia a picchiare come se niente fosse, in un attimo si trova 4-0, fino al 6-2 finale, a festeggiare con l’indice puntato sulla tempia. «Sì, la testa è fondamentale – conferma in conferenza stampa – Sono stato bravo a restare concentrato. Mi ripetevo che nel tie-break avevo sbagliato un paio di colpi facendo però le scelte giuste. Così ho cancellato quanto era successo e ho pensato solo a ripartire bene, come ho fatto. Penso di essere migliorato molto in un anno, i risultati si vedono. Cera Djokovic in tribuna? Sono contento, ma non me n’ero nemmeno accorto…». Ne ha fatta di strada anche Musetti. Nel 2019 ha vinto gli Open d’Australia juniores, quest’anno ha giocato a febbraio la sua prima partita nel tabellone principale di un torneo Atp a Dubai, perdendo da Rublev ma senza sfigurare (6-4 6-4). Martedì ha spazzato via un triplo vincitore di Slam come Wawrinka (numero 17, ma è stato anche 3). «Ho visto tutta la partita in Tv – ha detto ieri Sinner – Lorenzo gioca un tennis bellissimo, e come potenziale forse è anche più forte di me. E poi sono contento che ci sia un italiano più giovane che fa grandi risultati. Ma di talenti di valore ce ne sono tanti, saranno belle sfide in futuro». […]

Sinner è uno spettacolo (Daniele Azzolini, Tuttosport)


C’è tutta l’Italia di De Gregori. Quasi tutta. Manca l’Italia del pubblico, e non è poco, ma chissà se avrebbe aggiunto qualcosa di buono, di utile. È una domanda che gira, in questi giorni di conteggi da record. Otto italiani in secondo turno nel torneo degli italiani. Tre già agli ottavi e oggi vanno in campo Fognini, Musetti e Sonego. Dite, si era mai vista tanta abbondanza? Di lavoro ne è stato fatto tanto, da quando accademie e coach hanno avuto i sostegni che era giusto attribuire loro, e danno corpo a un unico motore, in marcia tutti nella stessa direzione. È l’Italia di Jannik Sinner, che non c’era fino a due anni fa. O meglio, c’era ma nessuno ne parlava, perché iragazzi vanno condotti per mano sui blocchi di partenza, prima di dare loro il via. Senza squilli e annunci conditi di troppe speranze. Scovato da Sartori, consegnato a Piatti, cresciuto in un’università del tennis con cinque o sei professori a disposizione, oggi Sinner rappresenta un insieme unico, che integra con naturalezza due anime distinte, rendendole entrambe tennistiche. Non come Stefanos Tsitsipas, che diverso da se stesso proprio non riesce a essere. Conosce uno spartito, e lo mette in pratica. Viene da 12 mesi di cemento, tanti, non si rende conto che i suoi movimenti sono accorciati, non hanno la rotondità che il rosso meriterebbe. Sinner se ne accorge subito, perché è naturalmente portato a pensare, valutare, a cercare soluzioni. Muove il match, insomma, perde in maniera rocambolesca il secondo set ma non si scompone. Libera il braccio e mette in pratica i suoi propositi. Ha ragione Piatti. Dategli ancora qualche anno. Ma la fretta di dire che avremo presto un altro top ten è tanta. Tratteniamola. […]

Djokovic-Nadal, buona la prima (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Uno doveva cancellare quanto accaduto agli Us Open, la pallata alla giudice di linea, la squalifica, il pensiero di uno Slam che probabilmente avrebbe vinto. l’altro tornava in campo duecento giorni dopo l’ultima partita giocata e sfidava uno dei semifinalisti a New York. I due di cui parliamo si chiamano Djokovic e Nadal, avrete quindi già capito come sono finite le loro partite: 6-3 6-2 per Nole, 6-1 6-1 per Rafa. Djokovic e Nadal, sempre loro: ritorna al Foro Italico la sfida tra i primi due della classifica mondiale, che su questi campi si sono già incrociati otto volte (Nadal in vantaggio per 5 vittorie a 3), cinque in finale. Contro il bravo Caruso Djokovic ha giocato 84 minuti molto attenti, con qualche errore di troppo ma sempre in controllo, senza mai offrire palle break all’avversario. «Aspettavo con una certa ansia questo momento – ha detto il serbo – perché desideravo disputare match ufficiali prima possibile per rimuovere sul piano mentale quanto è accaduto a New York. Sono riuscito a gestire gli scambi servendo bene quando contava. So che il cambio di superficie richiede tempo per adattarsi bene alla terra, ma nel giro di qualche giorno riuscirò a sentirmi del tutto a mio agio». A caccia del decimo trionfo romano, il riscaldamento agonistico di Nadal è durato meno di cinque minuti, il tempo di annullare il break point nel primo gioco. Poi dall’1-1 ha vinto 16 dei successivi 22 punti, facendo subito capire al suo avversario, il connazionale Carrello Busta, che sarebbe finita come nei cinque predenti incontri tra i due, con la vittoria cioè del tennista più forte. «Mi marcava il campo, sono stato solido, mi sono piaciuto sia di dritto che di rovescio. Non mi aspettavo di giocare così bene mentre lui era forse un po’ stanco dopo tutti i suoi match a New York».

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Sonego show, altra favola azzurra. Una lezione al numero 1 Djokovic (Scanagatta). Sonego fa la storia (Crivelli, Mastroluca, Bertellino, Calabresi, Frasca, Lombardo, Semeraro, Balestracci, Mecca)

La rassegna stampa del 31 ottobre 2020

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Sonego show, altra favola azzurra. Una lezione al numero 1 Djokovic (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

In quest’anno così strano e imprevedibile, può anche succedere che un tennista italiano, sconfitto nelle qualificazioni del torneo Atp 500 di Vienna domenica scorsa, venga ripescato e domini il numero 1 del mondo Novak Djokovic con un punteggio che (62 61 in 68 minuti) neppure a Rafa Nadal capita di imporre. E si ritrovi in semifinale di un torneo nel quale le prime teste di serie erano Djokovic, Thiem, Tsitsipas, Medvedev, Riublev, Schwartzman, Monfils, Shapovalov. […] II tennista italiano in questione è Lorenzo Sonego, 25 anni e n.42 Atp (un posto davanti a Sinner). Il torinese, (torinista convinto), era stato battuto dallo sloveno Bedene in qualificazione. Da lucky loser («perdente fortunato» subentrato a Schwartzman grazie al forfait dell’argentino) Sonego ha esordito nel tabellone principale eliminando al primo turno il serbo Lajovic, n.26 ATP, ha proseguito battendo il polacco Hurkacz. n.31, e ieri ha sconfitto nientemeno che il n.1 del mondo che in tutto l’anno aveva perso una sola volta, la finale del Roland Garros con Rafa Nadal, se non si considera il match perso per squalifica all’Us Open con lo spagnolo Carreno Busta a causa di quello sfortunato lancio della palla che colpì alla gola una giudice di linea. Salirà come minimo a n.35 Sonego, in giornata straordinaria sia con il servizio (8 ace e zero doppi falli) oltre che con il dritto, caratteristiche tecniche simili a quelle del quasi gemello Matteo Berrettini di cui è anche inseparabile compagno. E’ il settimo italiano a battere un n.1 del mondo.[…] I sei che c’erano riusciti erano stati Barazzutti nei quarti a Monaco di Baviera nel ’74 contro Nastase (36 76 61), poi due volte Adriano Panatta sempre contro Jimmy Connors, in finale a Stoccolma 1975 sotto i miei occhi (46 63 75) e al primo turno a Houston 1977 (61 75), Gianluca Pozzi al terzo turno del Queen’s 2000 sull’erba su Agassi (46 32 ritirato), Filippo Volandri al terzo turno a Roma 2007 su Roger Federer (63 64), Fabio Fognini a Roma 2017 su Andy Murray (62 64). Vero che Djokovic è apparso poco motivato, quando ha visto che le cose si sono messe male «Ero venuto a Vienna soprattutto con l’obiettivo di chiudere l’anno da n.1 del mondo, per la sesta volta come Pete Sampras, e l’obiettivo l’ho raggiunto…». «E’ la miglior partita che io abbia mai giocato, il servizio è stata l’arma determinante, non l’ho mai ceduto, il campo è velocissimo, e mi ha dato grande fiducia. Djokovic non sarà stato al massimo, ma a me non importa…», le parole a caldo di un Sonego al settimo cielo che oggi, ancora una volta, non avrà nulla da perdere. Su www.ubitennis.com le intervista di Sonego e Djokovic. Oggi semifinali live: Rublev (76 62 a Thiem) vs Anderson (64 76 a Medvedev), Sonego contro il vincente di Evans-Dimitrov.

Super Sonego! (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

[…] Da ieri, Lollo Cuore Toro, un passato da centravanti nelle giovanili granata e un presente da stella illuminatasi con tempi molto personali ma adesso brillantissima, è il sesto giocatore azzurro ad aver sconfitto un numero uno in carica. E da lucky loser. Una fortuna assai meritata. Più che una vittoria, infatti, si rivelerà un cataclisma: Djokovic raccoglie appena tre game in 68 minuti di una lezione a senso unico. Stropicciatevi pure gli occhi per l’incredulità: tre game. La debacle numericamente più sciagurata della carriera del serbo in una partita due set su tre: l’unica altra volta in cui aveva conquistato appena tre giochi risaliva agli Australian Open dei 2005, quando ancora bambino venne travolto in tre set da Marat Safin. Servizio e nervi saldi Nole, fin qui, aveva perso appena due volte da un italiano: nel 2004 da Volandri a Umago, ma era un ragazzino praticamente al debutto, e poi due anni fa nell’indimenticabile pomeriggio dell’apoteosi di Cecchinato al Roland Garros. […] Il Djoker di questa settimana, invece, si era presentato in Austria con appena una sconfitta sul campo nel 2020 in 41 match (quella con Nadal in Francia, l’altra era l’ormai celebre squalifica newyorkese) e con l’intenzione di chiudere una volta per tutte la questione del primo posto in classifica a fine stagione, per eguagliare Sampras a sei e lasciarsi dietro, con una forte carica simbolica, gli eterni nemici Federer e Nadal. Invece dovrà aspettare ancora qualche giorno, non tanto perché è uscito dagli spogliatoi svogliato, lento e macchinoso, per una volta senza uno straccio di strategia, ma soprattutto perché di fronte si è trovato un avversario che lo ha aggredito senza paura, tecnicamente e mentalmente solidissimo. Sonego si appoggia al servizio per fare subito la voce grossa e alla fine, con 8 ace e l’80% di punti con la prima, avrà disinnescato la mortifera risposta di Djokovic. Ma è da fondo campo, negli scambi con cui il serbo prova a sollecitargli il rovescio, il colpo meno nobile, che il torinese costruisce le sue fortune, non arretrando di un passo e anzi riuscendo spesso a girare attorno alla palla poco profonda di Novak per azionare il micidiale dritto, anomalo oppure lungolinea. Traguardo possibile Una dimostrazione di enorme lucidità: «Dovevo avere coraggio — spiegherà Lollo a fine match — e cercare di rimanere concentrato sui miei punti di forza. Quando giochi contro un campione del genere, devi predisporti a imparare, qualunque cosa succeda. ma senza avere timore». Non avrà il talento puro di un Sinner, la fantasia di un Musetti, l’esplosività di un Berrettini, però possiede una grande etica lavorativa e soprattutto la tigna di non sentirsi battuto contro nessuno. Una dote esaltante. Così, quando a metà del secondo set il numero uno del mondo, sotto 3-1, ha un sussulto d’orgoglio e si procura le prime tre palle break della partita che lo riporterebbero psicologicamente nel cuore della contesa, Lorenzo replica come si conviene al padrone emozionale dell’incontro, senza tremori e con il solito uno-due servizio dritto, fino al passante in corsa che nel game successivo gli consegna il doppio break di vantaggio e dunque anche il bottino completo. Con annessi complimenti del serbo bastonato, che nelle precedenti 12 occasioni non era mai stato sconfitto da un ripescato: «Mi ha letteralmente spazzato via dal campo, è stato migliore di me in tutti gli aspetti del gioco». Eppure, prima della resurrezione al Roland Garros con il prestigioso traguardo degli ottavi, Lollo aveva trascorso una stagione altalenante pre e post lockdown, con appena tre vittorie conquistate in 18 partite: «Però tutte le sconfitte mi sono servite per capire su quali dettagli era opportuno lavorare di più. E sono riuscito a ripartire. Così adesso posso festeggiare il successo più bello della mia vita». Del resto, malgrado i 25 anni, Sonego resta un prospetto in divenire che solo ora, come pronosticato dallo storico (e bravissimo) coach Gipo Arbino a inizio 2018, sta completando la maturazione tecnica e fisica: a 13 anni, non dimentichiamolo, era ancora indeciso tra calcio e tennis e lo chiamavano Polipo perché con una racchetta in mano sapeva solo proporre un gioco difensivo. Lunedì, comunque vada, sarà almeno 36 del mondo (da 42 a inizio settimana), ma è giusto offrirsi altri sogni, perché una semifinale contro Evans (33 Atp), l’avversario di oggi, apre intriganti prospettive: «Non dovrò guardare a lui, ma pensare a riproporre la qualità e la mentalità che ho messo in campo contro Djokovic». Volare. Nell’azzurro più azzurro che c’è.

Sonego fa la storia (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

Un’impresa da leggenda. Lorenzo Sonego la racconterà negli anni a venire. Ha inflitto a Novak Djokovic la sconfitta più severa della sua carriera. […] Di sicuro, è la più bella vittoria della mia vita» ha detto Sonego, più a suo agio con i passanti di dritto che con l’inglese al microfono. «Novak è il migliore al mondo, io oggi ho giocato benissimo. È davvero incredibile». […] Eppure, niente di tutto questo sembrava possibile cinque giorni prima della partita, quando perdeva nell’ultimo turno di qualificazione contro lo sloveno Aljaz Bedene. Ma è entrato in tabellone come lucky loser dopo il forfait di Diego Schwartzman, l’argentino in corsa per l’ultimo posto alle ATP Finals. ITALIANI CONTRO NUMERI 1. Sonego diventa così il primo lucky loser a battere Djokovic in un torneo ATP e il sesto italiano a sconfiggere un numero 1 del mondo in carica dal 1973, quando è stato introdotto il ranking computerizzato. Prima di lui ci erano riusciti solo Corrado Barazzutti contro Ilie Nastase a Monaco di Baviera nel 1974, Adriano Panatta due volte contro Jimmy Connors (finale di Stoccolma 1975, primo turno WCT Houston 1977), Gianluca Puzzi contro Andre Agassi che si ritirò al Queen’s nel 2000, Filippo Volandri contro Roger Federer agli Internazionali BNL d’Italia 2007 e Pabio Fognini sempre al Foro Italico contro Andy Murray dieci anni dopo. Djokovic ha commesso un numero inusuale di errori gratuiti, c’è chi ha parlato di “fantasma di Nole”. Ma anche contro il fantasma, l’opera va sempre realizzata. E portata a temine. In questo, Sonego ha dimostrato maestria e coraggio.Il dritto ha funzionato senza pause, ha comandato il gioco, ha soprattutto attaccato con la consapevolezza di potercela fare. Con la convinzione di non partire sconfitto. […] Lo storico maestro “Gipo” Arbino l’ha conosciuto, e iniziato ad allenare, quando era un ragazzino gracile con una coordinazione nella corsa sorprendente. Ha regalato al tennis italiano un giocatore capace di appassionare, a cui è bastata a Vienna un’ora da campione per far innamorare. FUTURO. Il primo set si chiude con la velocità di un’apparizione, nel secondo Djokovic prova almeno a mettere in campo il peso del blasone. Ma non c’è storia, e il segno lampante arriva con il passante di dritto con cui si guadagna il secondo break di vantaggio. il tennis, si dice, è pugilato senza contatto, altrimenti a questo punto avrebbe lanciato l’asciugamano al centro del quadrato. La partita procede su un binario, senza scarti di lato. Sonego vince l’80% dei punti con la prima di servizio contro il giocatore che risponde meglio nel circuito ATP. Con questa semifinale, la prima in un ATP 500, è virtualmente numero 35 del mondo. E può sognare di essere testa di serie all’Australian Open 2021. Solo tre anni fa, a Melbourne vinceva la sua prima partita nel circuito maggiore. Il meglio deve ancora venire

Meraviglia Sonego (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Fantastica prima assoluta per Lorenzo Sonego, 25 anni, torinese, n. 42 Atp, contro Novak Djokovic, n° 1 del mondo, sul centrale dell’impianto che ospita l’ATP 500 di Vienna, ed è stata da inconiciare. […] Partenza sontuosa la sua, che in 11 minuti lo ha portato sul 3-0 e servizio con due break. Aggressione costante a Djokovic, ad onor del vero un po’ sopito e sorpresa, da ogni zona del campo. E cosi è il 4-0 Sonego. Il serbo si è sbloccato dopo 18 minuti conquistando il primo game per l’ 1-4. Sonego non si è scomposto e con rinnovata autorevolezza ha concluso con un ace il game di servizio, per il 5-1 parziale. Altro game conquistato da Novak Djokovic, già certo di essere ancora il primo del lotto a fine 2020, ma nel successivo è stato il torinese a chiudere con un ace e quattro punti consecutivi incamerati dallo 0-15: 6-2 in 31 minuti. Subito palla break in apertura di seconda frazione per l’azzurro che non si è fatto pregare ed ha approfittato di un errore. Gioco di grande intensità il quarto, con Sonego costretto ad annullare tre palle break Passante vincente ancora di Sonego pochi minuti dopo per il secondo break del set e volo sul 4-1 e servizio. Game difficile il sesto, ma Sonego lo ha recuperato da tre palle break consecutive per il nobile rivale e concluso con uno smash spettacolare che ha strappato gli applausi del pubblico. ENTUSIASMO La partita della vita, per le emozioni assortite che ha generato in lui, in chi lo segue e in chi lo conosce da sempre, ha visto il sigillo su una risposta perfetta: 6-2 6-1 e sensazioni uniche: «Il mio inglese non è il massimo -ha esordito a caldo il torinese – La vittoria più importante della mia carriera, contro il numero 1. Ho giocato molto bene, mi piacciono il torneo e le condizioni qui a Vienna. E’ straordinario». Bravissimo Lorenzo a sfruttare l’opportunità che ha avuto come lucky loser e giocare alla pari con Djokovic anche sulla parte del rovescio. Oggi troverà Evans, alle 15, che ha battuto Dimitrov 7-6 (3) 4-6 6-3. Nell’altra semifinale Anderson, che ha fermato Medvedev, troverà Rublev, che ha battuto il campione in carica Thiem. Sonego è in semifinale ed è il sesto italiano di sempre a battere il migliore, a fianco di Adriano Panana, Corrado Barazzutti, Filippo Volandri, Fabio Fognini e GianlucaPozzi. Lorenzo, che salirà ancora nella classifica Atp, ha ricevuto complimenti dal Toro, la sua squadra del cuore, sul profilo Twitter ufficiale della società granata, così come dal sindaco Chiara Appendino: «Siamo entusiasti per l’exploit di Sonego, che magnifica affermazione!». Entusiasmo anche al Circolo della Stampa Sporting, il cui presidente Luciano Borghesan ha commentato: «Qui Lorenzo è cresciuto, qui abbiamo già collocato la sua sagoma all’ingresso quando è diventato Campione d’Italia; ora ne metteremo sei e una per il Numero Uno del mondo, Djokovic. Sperando di averli entrambi con noi per allenarsi assieme sui nostri campi nell’Atp 2021, visto che dal prossimo anno le Finals si disputeranno a Torino»

Magico Sonego, ipnotizza Djokovic (Marco Calabresi, Il Corriere della Sera)

[…] Nel mondo che sta chiudendo le porte degli eventi sportivi, Sonego è stato fortunato a trovare la gente (distanziata) sulle tribune della Wiener Stadthalle: ma forse è stato più fortunato il pubblico di Vienna, ad assistere a una giornata così straordinaria. Nella negatività della prestazione di Novak Djokovic ma anche nella perfezione di quella di Lorenzo cuore granata. Nei 2005, quando Nole aveva perso per l’ultima volta una partita così nettamente (6-o, 6-2, 6-1 agli Australian Open da Marat Safin, ma il serbo era numero 188 del mondo e il russo 4°), Sonego doveva compiere 10 anni e non aveva ancora preso in mano una racchetta. Anzi, prendeva a calci il pallone, nella scuola calcio del Toro, e sognava di arrivare tra i grandi anche se nei contrasti pagava una fisicità che non reggeva il confronto. Ci è riuscito lo stesso, ma in un altro sport, dopo che Gipo Arbino, il suo coach storico, se lo è preso sotto braccio sin da bambino e non lo ha mai mollato: già in questo mese di ottobre, Sonego aveva raggiunto il suo miglior ranking, il numero 42 del mondo, ma la semifinale conquistata nell’Atp 50o di Vienna lo catapulterà nei primi 4o, con la prospettiva di entrare nei primi 3o in caso di vittoria del torneo (oggi la semifinale contro Evans, che ha battuto Dimitrov). Lontano ancora dai posti che valgono le Atp Finals, ma per guadagnarsi un altro sogno, quello di giocarle nel 2021 (o negli anni seguenti) a Torino, casa sua, c’è ancora tempo. […] Vincenti da ogni zona del campo (26), errori ridotti all’osso (7, nel 6-2, 6-1 durato 68′), Djokovic inerme davanti allo show del 25enne che all’improvviso si è scrollato di dosso l’ombra di Fognini e Berrettini — che lo precedono in classifica — ma anche di Sinner e Musetti, eredi designati del tennis azzurro nel decennio appena iniziato. «Tutto questo è incredibile — ha detto —. Nole è il migliore al mondo, ma ho giocato la partita più importante della mia vita». Servono quelle, per entrare nella lista ristretta degli italiani ad aver battuto un numero i del mondo: prima di ieri, era successo soltanto 6 volte, a 5 giocatori diversi. Corrado Barazzutti contro Nastase (1974), Adriano Panatta due volte contro Connors (1975 e 1977), Gianluca Pozzi contro Agassi (2000, per ritiro), Filippo Volandri contro Federer (2007) e Fabio Fognini, ultimo a riuscirci nel 2017 a Roma contro Andy Murray. E pensare che Sonego questo torneo non avrebbe dovuto neanche giocarlo: domenica aveva perso nelle qualificazioni contro lo sloveno Bedene. Poi, il forfait dell’argentino Diego Schwartzman (che lo aveva battuto negli ottavi a Parigi) gli ha spianato le porte del tabellone principale. Lucky loser, perdente fortunato: Djokovic, contro un ripescato, in vita sua non aveva mai perso.

Super Sonego, scacco al re (Guido Frasca, Il Messaggero)

Strepitoso. Lorenzo Sonego ha rifilato un incredibile 6-2 6-1 in poco più di un’ora al n1 del mondo Novak Djokovic nei quarti a Vienna La peggior sconfitta in carriera del 33enne campione serbo in match al meglio dei tre set a livello Atp. «La partita più bella della mia vita», ha sottolineato il 25enne torinese. […] La sua storia è nota giocava soprattutto sulla terra rossa, vinceva con i polmoni ancor prima che con la tecnica. Accanto a lui c’è Gipo Arbino, il coach con la pipa che ha rinunciato allo stipendio sicuro alla Vagnone&Boeri Abrasivi per inseguire un sogno: aveva visto nel braccio di Lorenzo qualcosa di speciale ed era convinto che quel ragazzo alto e magro, ma dal cuore gigante (“cuore Toro”, ripete sempre), gli avrebbe regalato grandi soddisfazioni. Nonostante la statura, si muove molto bene, è solido in difesa e con il tempo si è trasformato nel “bomber” versatile di oggi. Un risultato mai in discussione contro un avversario capace di vincere 37 match in stagione e che si già assicurato la prima posizione mondiale alla fine di questo tormentato 2020 condizionato dalla pandemia da Covid-19. […] E pensare che Sonego a Vienna era stato ripescato come lucky loser dopo il ko nelle qualificazioni. L’impresa c’è, ed è grande, anche se il Djokovic visto contro l’azzurro è apparso spento e fuori dal match. Ma tutto ciò non deve togliere nulla alla grandissima prestazione del piemontese, che da lunedì entrerà nei top 40 (è già virtualmente numero 35): ha collezionato 26 vincenti, tenendo in campo tantissime risposte e concedendo appena 4 errori non forzati di rovescio. Due break per l’azzurro nei primi due turni di battuta del rivale: subito 4-0 e poi 6-2 senza correre rischi nei propri turni di servizio (8 ace in totale). Nel secondo set il diritto di Lorenzo filava via che era una meraviglia, il rovescio teneva. Non ha mai tremato: ha cancellato 3 palle break in favore di Nole sul 2-1 e poi altre 3 consecutive (era sotto 0-40) sul 4-1, quando ha chiuso con uno smash acrobatico il game più combattuto dell’incontro volando 5-1, prologo al quinto break in suo favore che ha decretato il 6-1 conclusivo. ADESSO EVANS Sonego è il sesto italiano nell’era open a battere il n1 al mondo. Il primo è stato Corrado Barazzutti, che nel1974 nei quarti di Monaco superò lie Nastase per 3-6 7-6 6-1. Nel 1975 fu la volta di Adriano Panatta nella finale di Stoccolma sconfisse Jimmy Connors (4-6 6-3 7-5), successo replicato dallo stesso romano sempre contro lo statunitense due anni dopo al primo turno di Houston (6-1 7-5). Nel 2000 Gianluca Pozzi sull’erba del Queeñ s approfittò negli ottavi del ritiro di Andre Agassi, che aveva vinto il primo set. Quindi Filippo Volandri centrò l’impresa al terzo turno contro Federer (6-3 6-4) nel 2007 al Foro Italico. L’ultimo squillo portava la firma di Fabio Fognini: 6-2 6-4 sempre a Roma contro Andy Murray al secondo turno. Sonego in semifinale sfiderà Evans che ha battuto per 2 seta l (7-6 4-6 6-3) Dimitrov

Sonego si traveste da Nole e batte Dio Nole (Marco Lombardo, Il Giornale)

[…] Lorenzo Sonego insomma è un altro di quelli che sta riportando il tennis italiano ai vertici del mondo, 191 centimetri di razza piemontese con lo sguardo di chi non ha paura e il tennis spavaldo. Si era capito che a 25 anni era pronto per la maturazione, ma il 6-2, 6-1 affibbiato ieri nei quarti dell’Atp 500 di Vienna al numero uno del mondo va oltre ogni previsione. Anche se non è roba che succede per caso: con un punteggio così si entra nella storia, e dalla porta principale. Insomma con Sinner che si era arreso a una vescica al piede giovedì, il nostro tennis si era apprestato ieri a vivere il solito incontro in cui la sfida era resistere a Djokovic. Invece il serbo, che sa già di poter raggiungere il record di Sampras (chiuderà per il sesto anno al vertice del ranking), ha trovato quel giorno un po’ così in cui il suo mental game va in tilt. Ma soprattutto un italiano di quelli che non devono chiedere mai quando il momento giusto bussa alla porta. E quindi: il risultato fa scalpore, anche perché era dal 2005 che Nole non finiva un match con soli tre game nel sacco (contro Safin a Melbourne, ma allora era al meglio dei 5 e finì 6-0, 6-2, 6-1 per il russo), e perché tutto sommato alla fine la partita l’ha proprio vinta Sonego. «E stata la vittoria più importante della mia carriera – ha ovviamente commentato lui ad impresa appena compiuta -. Nole è il migliore al mondo ma oggi ho giocato molto bene: mi piace questo torneo e mi piacciono le condizioni in cui si gioca. E veramente incredibile e straordinario». Già, forse incredibile, ma anche per Sonego questa partita potrebbe diventare ordinarietà. E fanno un po’ sorridere le parole dell’ex campione Jim Courier che solo qualche ora prima aveva vaticinato così il futuro prossimo: «Solo la salute e Nadal possono dar fastidio a Djokovic». Da ieri c’è anche Lorenzo

Sonego piega Djokovic, il rinascimento continua (Stefano Semeraro, La Stampa)

Il tennis è uno sport individuale, ma il tennis italiano degli ultimi due anni sembra una staffetta. Il testimone delle vittorie di prestigio passa da una mano all’altra, – da Fognini vincitore a Monte Carlo a Cecchinato semifinalista al Roland Garros, da Sinner re delle Next Gen e fenomeno a Parigi a Berrettini semifinalista a New York, a Musetti stella di Roma, senza dimenticare le perle di Caruso e Travaglia. L’ultimo frazionista, per ora, ha la maglia da ex granata di Lorenzo Sonego che ieri nei quarti di finale dell’Atp 500 di Vienna si è tolto lo sfizio di rimandare a casa il numero 1 del mondo Novak Djokovic in 68 minuti – dicasi un’ora e 10 – lasciandogli appena 3 game (6-2 6-1). […] Solo altri due italiani, Filippo Volandri e Marco Cecchinato, erano riusciti a battere Djokovic, solo altri cinque nell’era Open l’avevano spuntata contro un number one in carica: Corrado Barazzutti contro Ilie Nastase a Monaco nel 1974, Adriano Panatta contro Connors a Stoccolma nel 1975 e a Houston nel 1977, Gianluca Pozzi contro Agassi nel 2000 al Queen’s (ma il Kid si ritirò), Filippo Volandri contro Federer a Roma nel 2007 e Fabio Fognini nel 2017 contro Andy Murray, sempre al Foro. Oggi sfida Evans alle 15. Magari non è stato il miglior Djokovic della storia, di sicuro non quello che fino a ieri nel 2020 aveva vinto 39 match su 41, inchinandosi solo a un immenso Nad al nella finale del Roland Garros e alla squalifica per la pallata alla giudice di sedia degli us Open. Ma Sonny non lo ha mai fatto entrare in partita, sorprendendolo con una partenza da microonde (4-0), e reggendo nell’interminabile quarto gioco del secondo set quando il Djoker, fra lo stupito e il dimesso, ha provato a riagganciarsi al match. «Non mi aspettavo nemmeno io di partire così bene», ammette che Lorenzo, che il successo se l’è costruito soprattutto con l’80 percento di punti vinti con la prima di servizio (contro la miglior risposta del pianeta), il 53 in risposta, e con 25 vincenti totali (appena 7 quelli di Djokovic): «È stata la miglior partita della mia vita, ho servito bene, risposto bene, mi sono mosso da paura, e l’ho fatto per tutta la partita, su una superficie che si adatta bene al mio gioco». Il Djoker non ha cercato scuse: «Mi ha spazzato via dal campo, è stato migliore in tutto. Io non ho giocato una gran partita, ma lui si è meritato la vittoria».A Djokovic sfugge così la certezza matematica di finire l’anno da numero 1, che avrebbe avuto in caso di vittoria nel torneo, Sonego invece è già sicuro di ottenere la miglior classifica in carriera, per ora al numero 35 Atp. E oggi sfiderà per un posto in finale il britannico Daniel Evans (ore 15, Supertennis) numero 33 del mondo. «E una soddisfazione importante, dopo un anno difficile e impegnativo. Di partite ne ho perse tante, ma mi sono servite». Gipo Arbino coach storico di Sonego, apre il libro delle spiegazioni: «Finalmente vediamo il vero Sonego. La sosta in realtà è stata utile, finalmente abbiamo potuto allenarci molto, migliorando i suoi punti deboli, la risposta, il rovescio, ma soprattutto puntando su quelli forti, diritto e servizio. Uno che serve a 230 all’ora prima o poi doveva arrivare, e io sempre creduto nel salto di qualità, che è figlio anche del momento strepitoso che sta vivendo il nostro tennis: Lorenzo è amico di Berrettini, Sinner, Musetti, noi coach andiamo d’accordissimo e questo serve a motivarci». Tutti per uno, uno per tutti

Sonego o son desto? (Roberto Balestracci, Libero)

Il tennis italiano è davvero in buone mani. Dopo l’exploit di Musetti a Roma (il diciottenne ha raggiunto gli ottavi di finale battendo tennisti del calibro di Wawrinka e Nishikori) e l’esplosione definitiva di Sinner – senza dimenticare la stagione scorsa stratosferica di Berrettini con la partecipazione alle Atp Finals -, c’è una nuova stella nel firmamento azzurro: Lorenzo Sonego. Il 25enne di Torino, nei quarti di finale del torneo Atp 500 d’Austria a Vienna, ha battuto con il punteggio di 6-2/6-1 il numero uno al mondo Novak Djokovic. Una partita durata poco più di un’ora (68 minuti) dove Sonego ha dominato il suo avversario in lungo e in largo senza mai perdere il servizio e strappandoglielo ben cinque volte. […] Un match meraviglioso, quello di Sonego, che da lunedì entrerà nei primi 40 della classifica Atp (attualmente è il numero 42): e pensare che Lorenzo non doveva nemmeno esserci ai quarti di finale di questo torneo, visto che è stato ripescato dopo la sconfitta nel secondo turno di qualificazione contro Bedene. «E stata la vittoria più importante della mia carriera – ha commentato Sonego al termine dell’impresa – Lui (Djokovic, ndr) è il migliore al mondo ma io ho giocato molto bene. Mi piace questo torneo e mi piacciono le condizioni in cui si gioca. È veramente tutto incredibile e straordinario». CUORE GRANATA Sonego nasce a Torino 1’11 maggio 1995, ma la sua carriera tennistica inizia relativamente tardi. Lorenzo diventa un grande tifoso granata visto che, prima di cimentarsi nel tennis, gioca fino a 13 anni nelle giovanili del Toro e a giudicare dal “cuore” che mette in campo quando gioca a tennis sembra aver recepito le qualità tipiche di un tifoso granata (che sui social si sono complimentati con lui). Ma il calcio non è il solo sport che Sonego pratica prima di approdare al tennis: visto il suo metro e novantuno di altezza, Lorenzo si dà al basket prima di decidere di passare ad uno sport individuale cominciando molto più tardi (a vent’anni, nel 2014), rispetto ai suoi colleghi, la carriera da professionista. Nel 2016 lascia il circuito Futures e si dedica esclusivamente ai tornei Challenger con il primo titolo che arriva ad Ortisei nel 2017, anno che conclude al 212° posto del ranking mondiale. Nel 2018, grazie al secondo turno raggiunto nel primo Slam a cui prende parte (gli Australian Open) viene conosciuto dal grande pubblico chiudendo poi l’anno in top-90. Nel 2019 raggiunge la top-70 grazie ad una serie di buoni risultati, tra cui spiccano i quarti di finale raggiunti sulla terra di Marrakesh e di MonteCarlo. il 29 giugno 2019 vince il suo primo torneo in carriera, l’Atp 250 di Antalya sull’erba, che gli vale il primo ingresso in top-50 in carriera. Lorenzo fa del servizio e del dritto i suoi colpi di forza su cui costruire i punti, ma contro Djokovic si è visto un netto miglioramento anche in altri fondamentali: nei drop shot (palle corte) e nel rovescio con cui Sonego ha saputo sorprendere il numero uno al mondo aprendosi il campo e sorprendendo Djokovic in tutti i colpi senza dare punti di riferimento. Quello contro Djokovic è il primo grande risultato ottenuto da Sonego contro un top tennista e così, dopo aver ben figurato al Roland Garros raggiungendo gli ottavi, l’azzurro ora spera di proseguire il cammino a Vienna cercando di volare in finale.

“Il mio miglior match” (Giorgia Mecca, Il Corriere – Torino)

Il numero uno del mondo Novak Djokovic quest’anno ha perso soltanto due partite sul campo. La prima a Parigi contro Nadal, il re della terra rossa, la seconda ieri a Vienna contro il nostro Lorenzo Sonego, che ha vinto 6-2 6-i. Era la sua prima sfida contro il numero uno del mondo, il venticinquenne torinese l’ha vissuta come se fosse normale amministrazione. […] La sera della vigilia, il coach Gipo Arbino aveva commentato: «Chi l’avrebbe mai detto, Djokovic contro Sonego, domani mi godrò lo spettacolo». Come a dire, in occasioni come queste, il risultato non conta, andrà bene comunque. Ma siccome non si scende in campo per fare le comparse, nemmeno contro i cannibali, Sonego fin dall’inizio ha fatto il proprio gioco, senza considerare chi aveva di fronte: servizio e dritto e qualche perla di rovescio lungolinea messa a punto durante i mesi di lockdown. Djokovic era stanco, svogliato, apatico: è vero ma non significa niente. La brutta prestazione del giocatore serbo non sminuisce per niente quella eccellente di Sonny. […] Mai un rischio inutile né una sbavatura, mai una distrazione che avrebbe potuto permettere al serbo di ritornare nel match. L’atteggiamento del giocatore dello Sporting è sempre stato chiaro nei confronti dell’avversario: «Se vuoi vincere questa partita, devi venirtela a prendere». Djokovic ieri non ne ha avuto le forze, merito anche di Sonego, che non gli ha concesso né il tempo né lo spazio per rianimarsi. «In che momento hai capito che avresti potuto battere il numero uno del mondo?», gli hanno chiesto a fine match, e lui con il suo solito sorriso ha risposto che non lo sapeva o forse non se lo ricordava, c’era troppa adrenalina in circolo, troppa tensione: «Ho solo giocato il miglior tennis della mia vita». Sì, vero, non succede a tutti di riuscirci contro il numero uno del mondo. Servono fiducia e personalità, Sonego ne ha da vendere, oltre ad un atteggiamento in campo che dovrebbero insegnare in ogni scuola non soltanto di tennis. In Federazione lo chiamano il gigante buono, perché è alto quasi due metri e sorride sempre a tutti, mai una cattiveria, né dentro né fuori dal campo, mai una parolaccia. Sa di essere fortunato e sa anche che la fortuna non basta. A chi gli ha sempre rimproverato un deficit di talento rispetto ai suoi colleghi top 4o lui ha risposto correndo il doppio degli altri, allenandosi fino allo sfinimento, partecipando a tutti i tornei a cui poteva iscriversi. Perché non si arriva in semifinale di un Atp 5oo per caso. Lui ripescato dopo aver perso durante le qualificazioni, da lucky losers domani giocherà contro il vincente tra Dimitrov ed Evans e da lunedì sarà almeno il numero 35 del mondo. Si è guadagnato ogni posizione in questi anni, la fortuna aiuta gli audaci e anche le persone buone: nel tennis ognuno occupa il posto che si merita.

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Dolore a un piede, Sinner dà forfait (Barana). Sonego si regala un giro con Nole (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 30 ottobre 2020

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Dolore a un piede, Sinner dà forfait (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Ritiro lampo. Jannik Sinner dà forfait dopo appena tre game a Vienna contro Andrej Rublev. Motivo: il dolore per una vescica al piede destro che pare portarsi dietro fin dalla settimana scorsa a Colonia e che ieri non gli ha dato tregua. Negli ottavi del torneo austriaco Rublev, otto del mondo, era in vantaggio 2-1 nel primo set, fresco di break. Sinner, si sa, non è tipo da arrendersi facilmente ma, riscorrendo le immagini del breve match, ci si accorge che il 19enne di Sesto Pusteria, prima di alzare bandiera bianca, non si muoveva con la consueta naturalezza ed elasticità. Nel terzo (e ultimo) game il nostro 43 del mondo ha perso malamente il servizio, quasi non ci credesse più e la testa fosse già negli spogliatoi. La sua partita si è spenta su un rovescio in corridoio: a quel punto anziché raggiungere la sua sedia per il cambio campo, Jannik ha fatto un cenno al suo angolo (dove c’erano il coach Riccardo Piatti e il preparatore Dalibor Sirola), si è tolto il polsino, ha raggiunto la metà campo di Rublev per salutarlo e si è avviato negli spogliatoi senza nemmeno chiamare il medical time. Un infortunio, sembrerebbe, nato a Colonia, di lieve entità ma comunque fastidioso, fisiologico per un ragazzo che dopo la forzata pausa per il lockdown, da agosto ha giocato tanto e a ritmi intensi. Certamente ora Sinner si prenderà qualche giorno di assoluto riposo per curarsi, per poi rientrare nel circus il 9 novembre a Sofia, 250 indoor, ultimo torneo della stagione prima delle Finals di Londra. Piatti, raggiunto al telefono, conferma la tabella di marcia: «Sì, Jannik sarà a Sofia. Peccato per oggi, in queste settimane stava giocando bene». Ancora in forse invece la partecipazione al Challenger di Ortisei, al via il 14 novembre, vinto l’anno scorso. Jannik sarebbe la stella, la speranza di rivederlo giocare vicino a casa c’è.

Sonego si regala un giro con Nole (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Lorenzo Sonego si è “regalato” il match dei match, contro il n° 1 del mondo, Novak Djokovic. Lo ha fatto battendo 7-6 (6), 7-6 (2) ieri con la solita grinta il polacco Hubert Hurkacz, lungo e potente che con il servizio è in grado di far male a molti sulle superfici veloci come quella indoor di Vienna. Ma il torinese è andato oltre e con due tie-break il primo vinto in modo a dir poco rocambolesco, si è issato nei quarti di finale dell’ATP 500, affrontato in main draw da lucky loser. Il primo set lo ha visto andare a servire sul 5-4, grazie al break conquistato in precedenza, ma non gli è stato sufficiente. Nel tie-break si è trovato a rincorrere (0-4) ma non si è fatto sfuggire l’occasione quando Hurkacz ha perso l’ultimo minibreak di vantaggio sbagliando una voleè non impossibile di diritto. Dal 4-5 Sonego ha così chiuso 8-6. Nel secondo set il torinese, che lunedì prossimo entrerà per la prima volta in carriera tra i top 40 ATP, ha avuto il primo match point sul 5-4 servizio Hurkacz, annullato con un ace di gran livello dal polacco, ma nel tie-break ha dominato chiudendo 7-2. Sonego al termine era soddisfatto del match disputato e pronto al grande testa a testa con Djokovic: «Non ho mai perso la concentrazione contro Hurkacz e ho gestito con lucidità il difficile finale del primo set. Lui non ha mai mollato ed ha alzato il ritmo in quella fase di match. Sono orgoglioso di poter affrontare il n° 1 del mondo e farlo in un contesto così importante. Molto meglio che sfide del genere arrivino a livello di quarti di finale piuttosto che al 1° turno come accaduto lo scorso anno al Roland Garros con Federer. Dovrò servire al meglio e fare il mio gioco. Sarà in ogni caso un’esperienza che mi permetterà di crescere ancora». E’ durato invece una manciata di minuti, per l’esattezza otto, il confronto di ottavi di finale tra Jannik Sinner e Andrey Rublev. Il talento azzurro ha tenuto il servizio di apertura senza particolari difficoltà. Incassato il pareggio del russo nel game successivo, ha ceduto il game numero tre con un diritto uscito di poco, quindi si è diretto verso il giudice di sedia, dopo uno sguardo fugace verso il proprio angolo, annunciando il ritiro e lasciando al momento tutti di stucco, compreso il rivale di giornata. La causa, un problema fisico (vescica al piede destro già infiammata) riacutizzatosi nel corso dei pochi minuti di permanenza in campo. […]

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Rassegna stampa

Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 28 ottobre 2020

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Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Jannik Sinner è lo sportivo italiano del momento. Giovane, 19 anni, ma già capace di sfidare senza paura i grandi del tennis, è un modello di semplicità e determinazione. In due anni è passato da sconosciuto a top 50 che batte i migliori e sfida Nadal. Sinner, come è cambiato? «Sono sempre lo stesso. E non ho paura di giocare contro nessuno. Se una cosa in campo mi dà fastidio, lo dicevo prima e lo dico adesso. Ma è vero che oggi mi trattano in maniera diversa».

Con Zverev a Colonia vi siete beccati…

 

Ogni tanto capita. Poi in quel momento dovevo inventarmi qualcosa per cambiare la partita, magari lui si poteva innervosire. Le partite non si vincono stando in campo e basta, quello che conta in questo sport è la testa. Gli altri vedono i miei risultati, iniziano a conoscermi. E nessuno vuole più perdere contro di me.

Le aziende la corteggiano, il pubblico la ammira. Unico appunto: in campo è troppo freddo.

Ma la gente cosa sa di me? Mi osserva quando entro in campo, concentrato al massimo, e pensa: “questo è uno chiuso”. Invece chi mi conosce fuori dal campo sa che sono aperto, che parlo di tutto con tutti. In campo me ne sto zitto, ma le assicuro che so divertirmi un casino, perché ci vuole anche quello.

Us Open, Roma, Parigi: dove si è trovato meglio nella “bolla”?

L’Atp sta facendo il meglio che può. Vuole che giochiamo, ma anche che stiamo bene. Agli Us Open è stata dura. Ho perso al primo turno delle qualificazioni del torneo precedente e sono stato dieci giorni li, poi ho perso per crampi agli Us Open, e sono rimasto altri dieci giorni. Ma alla fine sono tutte cose che ti rendono più forte.

Abbastanza per sfidare Nadal sul rosso a viso aperto: a Parigi è stato lei a strappargli più game di tutti, persino di Djokovic.

Quella contro Rafa sulla terra battuta è stata una grande sfida, ho giocato bene nel primo e nel secondo set, nel terzo Rafa ha spinto di più. Ma mi sentivo pronto a giocare contro di lui. Sono andato in campo con l’atteggiamento giusto.

In che cosa deve migliorare ancora?

A volte ho troppa fretta di fare il punto. Dovrei migliorare la percentuale con il servizio e variare di più i colpi. Invece sono soddisfatto della testa. Quella sta funzionando bene.

Tutti si chiedono: quanto vale davvero Sinner?

Che dicano pure quello che pensano, tanto non ci bado. Per uno valgo i primi 10, per l’altro non arriverò mai. Non ascolto nessuno dei due. Guardi, la cosa migliore che ho non sono i colpi. Anzi, se parliamo di quelli, non credo di avere tanto talento. Il mio vero talento è un altro, e lo devo alla mia famiglia, che mi ha trasmesso il rispetto per il lavoro, e insegnato a dare sempre il massimo. Per questo ogni volta che vado in campo, non importa contro chi, penso sempre: “lo con questo ci vinco”. Non sciolgo mai, non lascio mai un punto. Con Simon a Colonia ho perso il secondo set 6-0, ma è durato comunque un’ora, e non ho regalato nulla. Così l’altro lo fai pensare, gli fai capire che ci sei, e che piuttosto di mollare sei disposto a morire in campo. […]

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