La vittoria di Musetti sulla stampa italiana (Crivelli, Grilli, Azzolini, Franci). Picchia, medita e sorride: è la nuova Azarenka (Grilli)

Rassegna stampa

La vittoria di Musetti sulla stampa italiana (Crivelli, Grilli, Azzolini, Franci). Picchia, medita e sorride: è la nuova Azarenka (Grilli)

La rassegna stampa di venerdì 18 settembre 2020

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Strepitoso Musetti, stende pure Nishikori (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Banzai. Diecimila di questi giorni. Musetti schianta anche Nishikori e a 18 anni e sei mesi diventa il giocatore più giovane ad approdare agli ottavi di un Masters 1000 sulla terra dai tempi di Rafa Nadal ad Amburgo nel 2003: chiamarla favola, adesso, non gli rende più merito. Perché Lorenzo, nella notte spettrale del Foro vuoto e muto, conferma le sensazioni che ha disseminato nella settimana della sua clamorosa epifania: il braccio e la testa sono quelli di un campione in velocissimo divenire, non di un fuocherello destinato a estinguersi presto. Certo, Kei ha fronteggiato le paure del virus, da cui è stato contagiato a metà agosto, e dunque non possedeva la condizione e lo spirito dei giorni miliori, ma Lollo non trema. […] e negli ottavi se la vedrà con il qualificato mancino tedesco Koepfer, 97 Atp. Già: il sogno potrebbe prolungarsi. Musetti si unisce a Berrettini, Travaglia e Sinner in un festival tricolore assistito pure da un tocco di sorte benevola: alle 21.58, con Nishikori al servizio sul 4-4 30-15 del secondo set, sul Foro si spengono tutte le luci. Un miniblackout che dura otto minuti e che al rientro spegne incredibilmente le ultime velleità del più esperto Nishikori: «Ringrazio chi non ha pagato le bollette. Scherzi a parte, Kei non mi ha regalato nulla, è partito subito aggressivo ma quando ho annullato quelle palle break all’inizio ho capito che potevo giocarmela. In questo match la chiave è stata la mia capacità di giocare bene i punti importanti, sono davvero soddisfatto della mia prestazione, credo sia stata davvero di alto livello». Negli ottavi non ci saranno invece Sonego, che si inchina alla solidità di Ruud, e soprattutto Fognini, che deve ancora masticare il pane duro di una tortuosa riabilitazione dal doppio intervento alla caviglia di fine maggio. Fabio sbuffa, sbraita, pizzica verbalmente il giudice di sedia, manda occhiatacce ai giudici di linea che gli chiamano troppi falli di piede («Ma non voglio parlarne») e alterna le solite, deliziose prodezze a errori marchiani (alla fine 58 gratuiti) contro il francesino di mano mancina Humbert. «La parola fondamentale di questo 2020 è automatismi: che non ho ancora e ovviamente devo ritrovare. Però sono contento al 99% di questa partita, ho fatto un grande passo avanti rispetto a Kitzbuehel (perse subito col 303 del mondo, ndr), anche se mi è dispiaciuto perdere. Non lo nego, in campo sto ancora soffrendo, non sono rapido e reattivo». […]

Mago Musetti, un altro show (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

 

Il mondo salvato dai ragazzini. Magnifico Lorenzo, che ha superato senza tremare la fatidica prova del nove, malgrado anche il tentativo di disturbo di un blackout che sul Centrale è durato poco meno di un quarto d’ora, dimostrando che l’exploit di martedì contro Wawrinka non era solo una splendida illusione. Magnifico Musetti, diciotto anni compiuti il 3 marzo, che ha smontato punto dopo punto il trentenne Kei Nishikori, numero 35 del ranking, qui semifinalista nel 2016 ma appena alla terza partita quest’anno. Un break al quarto gioco del primo set, uno al nono del secondo: ieri il veterano sembrava il ragazzo di Carrara, capace di reggere da fondo campo senza apparente fatica il ritmo del giapponese, per poi sfoderare i suoi tocchi, i suoi passanti, le sue smorzatine. E con l’aiuto di un servizio sempre robusto, che ha contribuito ad annullare tutte e 5 le palle break a disposizione di Nishikori. Grazie all’exploit di Musetti, portiamo quattro italiani agli ottavi di finale di oggi. «Un altro match incredibile – ha detto a caldo – sono davvero felice, su questi campi mi trovo sempre meglio. E’ stata una partita diversa da quella con Wawrinka, credo di aver giocato molto bene, soprattutto di dritto, cosa che mi ha consentito di spingere tanto, anche dalla risposta». Oggi negli ottavi se la vedrà con il tedesco Koepfer; 26 anni e numero 97 del mondo. Vediamo se Lorenzo ha ancora voglia di stupirci. La partita di Musetti era stata preceduta dalle sconfitte di Fognini e Sonego. Fabio è rimasto in campo due ore esatte contro il francese Humbert, numero 42 del mondo, in una partita molto irregolare, cominciata con sei break consecutivi, dove il ligure ha ottenuto gli stessi punti dell’avversario (75) ma ha perso in due set, «perché mi manca – ha detto in conferenza stampa – la lucidità nei momenti decisivi, mi mancano gli automatismi». […] «Ma io sono molto contento della mia prestazione: questi mesi rappresentano un allenamento agonistico ai tornei dei 2021, e le mie sensazioni sono positive. Gioco soffrendo, non sono ancora veloce e reattivo come al solito, ma penso che avrei meritato di giocarmi il terzo set. Ora vado ad Amburgo poi al Roland Garros quindi deciderò se fermarmi o proseguire con i tornei indoor». […]

Lorenzo Magnifico (Daniele Azzolini, Tuttosport)

«Lui è meglio di me». Jannik Sinner lo aveva presentato così. Con la semplicità che fa da supporto ai ragionamenti accurati. Lo è davvero? Il dibattito si è aperto ieri, sul web e nei circoli. Musetti meglio di Sinner? Ma dai. Ha addirittura un anno in meno, il ragazzo di Carrara, ed esperienze ridotte nel Tour che conta. Ha scelto la strada dei tornei juniores: dopo la finale agli Us Open, ha vinto i baby Australian Open 2019, poi ha frequentato Future e Challenger, ficcando il naso nei tornei maggiori solo quando gliel’hanno permesso. Due modi dissimili di giungere alla fioritura. Ma perché metterli in contrapposizione? Quello che conta è che sono entrambi negli ottavi a Roma, il diciannovenne che ha battuto Paire e Tsitsipas e il diciottenne che sembra aver preso di mira gli ex Top Five. Prima Stan Wawrinka, dominato dall’alto di un 8-0 in avvio. Ieri sera Kei Nishikori, uno dei più forti ribattitori che vi siano. Vero, entrambi usciti da infortuni e periodi di sfiga che difficilmente dimenticheranno, ma soprattutto impreparati a controbattere la verve fisica ed emotiva di Lorenzo, che ti ha sovrastati per spirito di iniziativa e inventiva. «Ho giocato moltissimo in queste settimane», racconta Lorenzo. «Credo di essere alla settima partita consecutiva. Sto scoprendo un mondo nuovo. Sul Centrale è stato amore a prima vista. Nishikori mi ha presentato problemi diversi da quelli di Wawrinka. Ho cercato sempre di fare il mio gioco, di non subire il peso della loro esperienza. Ho spinto e alternato i colpi. E andata bene, ma tutto andrà rivisto con coach SimoneTartarini e immagazzinato. Per ora posso solo dire che è bellissimo sia successo. Sono orgoglioso di me, stavolta ho servito molto bene». La verità è che Musetti, ogni qual volta il giapponese abbia cercato di imporre le proprie geometrie, ha trovato contromosse naturali. Questione di talento. «Non solo. Mi sto preparando con grande intensità al mestiere di tennista, ci metto anima e corpo. Ma non ne sento il peso. Provo per questo sport un’autentica devozione». […] Da oggi, nuovi esami: c’è il tedesco Koepfer, che ha eliminato Monfils. […]

Musetti, la favola continua: battuto anche Nishikori (Paolo Franci, La Nazione)

Quattro italiani agli ottavi di finale al Foro Italico 41 anni dopo. Un colpo di grancassa nel circuito della racchetta, forte e potente come lo è il tennis del baby boom Lorenzo Musetti da Carrara, 18enne dal talento enorme e l’approccio al campo di un veterano. Lui è il quarto della lista dopo Berrettini, Travaglia e Sinner. L’ultima volta, gli eroi del Foro erano stati quelli che hanno scritto la storia del tennis mondiale: Panatta, Bertolucci, Barazzutti e “l’intruso” Ocleppo. Era il 1979. Il ragazzino toscano ieri sera ha martellato e messo ko il giapponese Nishikori, gran brutto cliente, anche se tormentato dagli infortuni. Musetti ha battuto il giapponese 6/3 6/4 e ha dovuto fare i conti anche con un blackout che ha spento le luci del Centrale per otto lunghissimi minuti. «Nishikori è stato un avversario molto diverso da Wawrinka – ha detto il talento azzurro dopo il match – lui non concede davvero nulla. Ringrazio chi non ha pagato la bolletta, dopo il blackout le cose si sono messe bene per me…». Oggi c’è il derby italiano tra Matteo Berrettini e Stefano Travaglia. E poi c’è Jannik Sinner, il baby-killer di Stefanos Tsitsipas che sente l’odore dei quarti contro Dimitrov e se la giocherà fino all’ultimo lungolinea. Disegnare l’incrocio tra Berrettini – numero 4 del tabellone – e Travaglia è forse più semplice. Il tennista romano è certamente favorito per ranking e abitudine a certi livelli. Però va ricordato che in questo torneo Stefano ha già battuto due Top 50 e c’è anche qualcosa che vale la pena ricordare, perlomeno come curiosità. Sì perchè Travaglia ha sempre battuto Berrettini, anche se a livello di Futures, mettendolo sotto in tre occasioni. In ogni caso, un italiano è già nei quarti. […]

Picchia, medita e sorride: è la nuova Azarenka (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

Vika ci sta prendendo gusto. Vincitrice al torneo di Cincinnati-New York e poi finalista agli Us Open, la trentunenne Azarenka – in piena rincorsa alle prime pozioni della classifica – continua nella sua demolizione del tennis statunitense. Dopo aver battuto in pochi giorni le sorelle Williams (Serena nella semifinale di Flushing Meadows, Venus mercoledì nel primo turno al Foro) ieri ha letteralmente travolto Sofia Kenin, numero 5 del mondo e tre del tabellone (e vincitrice a gennaio degli Open d’Australia) assolutamente incapace di controbattere alla furia agonistica della bielorussia. E’ stato un impietoso 6-0 6-0, raro da trovare a questi livelli. Sessantuno minuti che la ventunenne americanina – che ha trattenuto a stento le lacrime – rischia di ricordare a lungo e che rilanciano anche a Roma le ambizioni della Azarenka, sempre più a suo agio (ieri solo 4 errori forzati) nella sua nuova e sorridente versione. La maternità, la penosa lite con il marito in merito all’affidamento del piccolo Leo, il ritiro dal circuito come opzione possibile, sono state infatti negli ultimi tre anni tappe determinanti di una profonda rifondazione interna, di una nuova mentalità finalmente aperta – grazie anche al ricorso alla meditazione – al mondo che circonda le righe di un campo da tennis. «Quando sei giovane – ha detto Azarenka nei giorni scorsi – è facile che certe persone ti mettano il paraocchi, per così dire. Ti dicono di non guardare a destra, non guardare a sinistra, diventi così una macchina focalizzata solo sull’essere una giocatrice di tennis. Ora mi sento più realizzata, fuori e dentro il campo. Penso che sia un vero successo, molto più importante per me a livello personale». Ma anche sul campo i risultati sono arrivati: dal ritorno in campo dopo l’emergenza Covid, Vika ha vinto 13 partite sulle 15 giocate. Numero 50 a fine 2019, ora è numero 14. Oggi negli ottavi affronterà la Kasatkina (2-0 a suo favore i precedenti) inseguendo quella finale raggiunta qui nel 2013 (e persa contro Serena Williams). «Ho disputata una partita di grande consistenza – ha detto ieri – dal primo all’ultimo game. Con Sofia siamo amiche, ci alleniamo insieme, abbiamo anche giocato in doppio, però oggi io avevo più voglia. Ho servito bene, ho trovato subito il ritmo della partita. E devo continuare così».

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

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Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

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Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

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Ne resterà uno solo (Cocchi). Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 20 maggio 2022

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Ne resterà uno solo (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Stavolta hanno voglia di vedersi prima. Lo ha deciso il sorteggio, lo ha deciso anche la classifica con il maiorchino sceso al numero 5. Nadal e Djokovic atto 59, se mai dovesse esserci, potrebbe essere ai quarti di finale del Roland Garros. E dire che loro ci hanno abituati a sfide per il titolo, alla semifinale, come accadde l’anno scorso. Soltanto in due occasioni avevano incrociato le racchette ai quarti di finale, nel 2006, con la vittoria di Nadal per il ritiro di Nole, e nel 2015. Segno dei tempi, segno anche dell’età che avanza soprattutto per un Nadal sofferente, costretto a uscire di scena a Roma nel duello mancino con Shapovalov, ma soprattutto per il tiro mancino della sorte che ha voluto di nuovo accanirsi contro Rafa. Il piede, quello che soffre della sindrome di Mueller Weiss, il sinistro operato l’estate scorsa, è tornato a farsi sentire forte: «Non sono infortunato – ha detto il campione di 21 Slam -, io vivo con un infortunio». Il richiamo di Parigi, però, era troppo forte e Nadal è tornato in campo per preparare lo Slam che per 13 volte ha visto scrivere il suo nome sull’albo doro. Per entrambi, l’appuntamento di Parigi ha un sapore speciale. Per lo spagnolo un (probabilmente) ultimo tentativo di sollevare il trofeo più amato, per il serbo la prima grande rivalsa. Per Rafa anche il bisogno di allontanare ancora un po’ il sorpasso di Carlos Alcaraz, il 19enne che ha battuto entrambi a Madrid e potrebbe aspettare uno di loro in semifinale: «Basta paragoni – la supplica di Nadal – lo dico per lui…». Una stagione partita malissimo per Djoko, con le polemiche per l’opposizione al vaccino e l’espulsione dal primo Slam della stagione, a Melbourne, dove puntava alla decima vittoria e a ripartire nella corsa per il Grande Slam. E invece, paradossalmente, in questa storia di destini incrociati, a Melbourne ha vinto Rafa, diventando così il più vincente in ambito Slam nella storia del tennis e lasciando Nole a quota 20. Rivalità e affetto, perché se per 20 anni sei abituato a fare la stessa vita di lavoro, abnegazione e sacrifici, è difficile non provare stima, quasi affetto, per quello dall’altra parte della rete. Su 58 incroci a tutte le latitudini e su tutte le superfici, il numero 1 al mondo ha esultato 30 volte contro le 28 di Rafa. Una contabilità record, che anche Djokovic ha voluto nobilitare con parole di affetto a Roma. Appena festeggiato il successo contro Stefanos Tsitsipas al Foro Italico, Nole ha mandato un messaggio allo spagnolo: «Se voglio vincere uno Slam più di lui? C’è sempre competizione tra noi. Nadal è il più grande avversario che ho avuto nella mia carriera; finché gioca lui, gioco io… Sono cresciuto come giocatore perché l’ho affrontato tante volte a questo livello, mi ha sempre dato una spinta in più. Mi auguro che lo faremo ancora in altre occasioni». Dubbi Se lo augurano anche tutti gli amanti del tennis che sperano di vedere a Parigi l’ennesimo duello. Molto dipenderà dalle condizioni di Rafa, arrivato al Roland Garros mercoledì e subito sceso in campo a lavorare sotto lo sguardo di Carlos Moya. Ieri Nadal ha fatto allenamento con Jannik Sinner ed è sembrato muoversi senza troppa fatica: «Il piede ha vissuto momenti migliori, ma anche peggiori – ha detto l’ex numero 1 al mondo ora al fianco del mancino -. Si sta allenando bene e le sensazioni in generale sono buone».

Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

L’Italia avrà una finalista nel WTA 250 di Rabat. A contendersi il posto saranno Martina Trevisan e Lucia Bronzetti, opposte domani in semifinale dopo aver battuto rispettivamente nei quarti l’olandese Rus (7-6(4), 6-3) e la spagnola Parrizas-Diaz (6-1, 3-6, 7-6(5)). Nell’altra semifinale si affronteranno invece l’ungherese Bondar e l’americana Liu. A Parigi è stato invece sorteggiato il tabellone principale del Roland Garros. L’ultimo italiano ad unirsi al gruppo dei già presenti è stato Giulio Zeppieri che ieri nell’ultimo turno delle qualificazioni ha battuto in due set il francese Cuerin e che ora dovrà aspettare la fine delle qualificazioni per scoprire il suo avversario. Nel tabellone maschile, oltre a Zeppieri e in attesa di capire se alla legione azzurra dovesse unirti anche un lucky loser, il sorteggio più ostico è toccato in sorte a Lorenzo Musetti che al primo turno affronterà il greco Stefanos Tsitsipas (n. 4), finalista a Roma. Sinner invece, testa di serie n.11 del seeding, inizierà la sua campagna parigina contro un qualificato. Sinner e stato sorteggiato nella parte bassa del tabellone, quella della testa di serie n.2 Daniil Medvedev tornato in campo dopo la recente operazione di ernia e subito sconfitto all’esordio nell’ATP250 di Ginevra. In caso di vittoria per l’attuale n.12 del mondo potrebbe aprirsi un cammino decisamente alla sua portata che solo al quarto turno lo vedrebbe opposto al russo Rublev. Decisamente più competitiva la parte alta del draw dove, oltre alla testa di serie n.1, Novak Djokovic, sono presenti anche Rafa Nadal e Carlos Alcaraz. Marco Cecchinato farà il suo esordio contro l’esperto spagnolo Pablo Andujar. Fabio Fognini invece se la vedrà contro l’australiano Popyrin.

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