Tennis, delusione Berrettini. Festa Ruud dopo tre ore di lotta (Franci). Il rimpianto di Berrettini (Esposito). Demolitor pentito. Così Berrettini regala le semifinali (Azzolini). Nadal giù per terra, la Decima sfuma (Crivelli). Djokovic nervoso e vincente: «Roma mi ama» (Marchetti)

Rassegna stampa

Tennis, delusione Berrettini. Festa Ruud dopo tre ore di lotta (Franci). Il rimpianto di Berrettini (Esposito). Demolitor pentito. Così Berrettini regala le semifinali (Azzolini). Nadal giù per terra, la Decima sfuma (Crivelli). Djokovic nervoso e vincente: «Roma mi ama» (Marchetti)

La rassegna stampa di domenica 20 settembre 2020

Pubblicato

il

Tennis, delusione Berrettini. Festa Ruud dopo tre ore di lotta (Paolo Franci, La Nazione)

Il sogno di Matteo Berrettini e dell’Italia tennistica finisce così, con un maledetto tie break al terzo set dopo tre ore di battaglia durissima contro il norvegese Casper Ruud. Una specie di iceberg in maglia rossa, solidissimo, atleticamente eccellente e meno falloso del tennista romano. Evapora così il sogno di incrociare la racchetta con Nole Djokovic, che tra l’altro, prima di scendere il campo sul Centrale per battere al terzo set il giustiziere di Musetti, il tedesco Koepfer, s’era presentato al ‘Pietrangeli’ per studiare il suo prossimo avversario. Chissà, forse anche lui era convinto che sarebbe stato Matteo Berrettini. Poi però, come si dice, in campo c’è anche l’avversario e certamente Ruud è quel che negli spogliatoi i giocatori definiscono «cagnaccio», dal tennis fastidioso, che non scende mai a rete, che corre come tre persone facendo sfiancare l’avversario. Matteo era partito bene per portare a casa la semifinale di Roma, casa sua. Ha vinto il primo set dando la sensazione di poter chiudere la storia. Da quel momento però, la partita diventa una scivolosa salita, sulla quale Casper s’arrampica i virtù di un tennis essenziale e una condizione atletica notevole. Quando tutto sembra perduto al tie break del terzo set, Berrettini torna dominatore per un lampo di partita. Uno sguardo al tabellone luminoso e quel 5-3 sembra sufficiente a spingere il numero 8 del mondo lassù, dove lo attende Nole. E invece no: dritto fuori, due ace di Ruud e ancora un errore sul dritto, anche banale. Ruud esulta. Matteo rimane lì, immobile, testa china e chissà quante cose gli passano per la testa. Tre ore, 4/6, 6/3, 7/6 e l’ultimo degli italiani, dopo l’eliminazione di Sinner e Musetti, saluta il Foro e se ne va.

Il rimpianto di Berrettini. «Il tifo mi sarebbe servito, però ho sbagliato troppo» (Elisabetta Esposito, La Gazzetta dello Sport)

 

E’ vero, non bisogna vivere di rimpianti. Ma dietro all’eliminazione di Matteo Berrettini, l’ultimo italiano ancora in corsa in questi strani Internazionali, ce ne sono tanti. Troppi. Rimpianti per i colpi mancati, prima di tutto. La partita dei quarti contro Casper Ruud, numero 34 del ranking, è finita 4-6, 6-3, 7-6(5). Matteo, che era partito a mille attaccando con potenza il norvegese e mostrando un grande gioco fatto di rovesci incrociati, lungolinea all’angolino, smash, ace e una straordinaria efficacia sottorete, è poi mancato nei momenti chiave, non riuscendo a sfruttare le chance di divorare il match e prendersi le tanto desiderate semifinali. Il 24enne romano, 8 del mondo, ci ripensa e non si nasconde. «Ci sono due-tre occasioni che proprio non mi vanno giù: quella volée nel primo game del terzo set per andare sull’1-0, e poi ho subito il break; il dritto fuori di poco sul 5-4 30-30; soprattutto quello vincente ma appena fuori misura nel tie break, quando stavo avanti 5-3. Io purtroppo ho molta memoria, mi ricordo ogni singolo punto…». Altro rimpianto: l’assenza del pubblico. Matteo, infatti, analizzando la sua partita, fa una sincera autocritica: «Nel secondo set ho abbassato un pochino l’intensità e a questo livello ogni minimo calo si paga caro. Dopo aver vinto il primo, mi sono sentito comodo, e di conseguenza moscio, poco adrenalinico. Non era una questione fisica, ma di energia emotiva. Di certo se ci fossero stati i tifosi al mio fianco sarebbe stato tutto diverso. Non so dire se avrei vinto, ma di certo avrei avuto molta più adrenalina, sarei stato più teso». Ma non è finita. Berrettini confessa anche di aver avuto qualche problema sul Pietrangeli: «Finora avevo sempre giocato sul Centrale, quindi lì sarei stato più abituato. E il Pietrangeli secondo me è in condizioni un pochino più brutte, proprio dal punto di vista del manto. Mi sarebbe piaciuto il Centrale, insomma, ma non voglio trovare alibi: staremmo parlando di tutt’altro se avessi tirato dentro quel dritto sul 5-3». Allora basta rimpianti. Del resto il Berrettini visto oggi ha fatto vedere anche moltissime cose buone. Il gioco c’è e lui è ottimista per il futuro, a partire dall’imminente Roland Garros: «Qui a Roma ho giocato tre partite ad alto livello, nonostante mancassi dalla terra rossa da oltre un anno e nonostante le tre ore di match contro Casper non mi sento neanche stanco. Avrei potuto fare tranquillamente altri due set. Quindi sono contento di me, sto bene, e lo penso anche in ottica Parigi. Margini di miglioramento? Ce ne sono, ma il mio livello si sta già alzando, lo dico io e lo dicono i miei allenatori. Poi certo, non posso ritenermi soddisfatto, anche se sono fiero di come ho affrontato le partite dopo tanto tempo senza terra».

Demolitor pentito. Così Berrettini regala le semifinali (Daniele Azzolini, Tuttosport)

A volte Matteo incanta. Anzi, quasi sempre. Lo fa quando sembra volteggiare fra le asperità più acute dei match. A suo modo un artista, anche se non lo direste mai, visti gli spari che produce. Altre volte ammalia con quel suo modo di incombere sul match, e sembra ingrandirsi a ogni punto che incamera. La storia questa volta ribolle di suggestioni psicologiche, e non sapremmo quale titolo affidarle, se non sommando i momenti centrali del match. Forse… Il Demolitor Pentito Sottotitolo: come regalare altrui una semifinale che sembrava già scritta. Tranquillo, Matteo. Ti sei appena iscritto a una lista di attori di grande spessore, che sanno come strappare le emozioni dalle nostre anime. Su quei campi abbiamo visto regalare finali e vittorie, altro che semifinali, e se hai voglia di leggere i nomi che hanno condiviso quello stesso malessere, al primo posto trovi nientemeno che Federer, dissipatore di due match point nel 2006 al cospetto di Nadal. Eppure, anche tu hai saputo aggiungere un tocco di magnificenza alla recita. Perché hai capovolto la trama quando nessuno se l’aspettava. Filava tutto liscio, e non c’erano motivi per lasciarsi prendere dai dubbi. E allora, perché? Hai dato come l’impressione di esserti pentito di tanta supremazia, quasi fossi convinto che il norvegese – per quello che poneva in atto – non meritasse un trattamento tanto soverchiante. Gli hai offerto di tirare su la testa per respirare. Lo hai fatto a inizio secondo set. Forse perché ti sentivi comodo, o chissà, non vedevi in che modo lui potesse salire fino al tuo livello. Ti diranno – vedrai – che sei mancato di personalità. Noi, al contrario, pensiamo che tu ne abbia sin troppa. Malgrado ciò, c’era solo una cosa da fare, la più semplice: colpire Casper fino a trasformarlo in una illusione. Il resto è venuto da sé, anche quando hai recuperato il break del terzo e hai condotto le operazioni nel tie break finale. Lì è mancato qualcosa, un dritto l’hai sprecato un filo fuori, sul 5-3 del tie break. […]

Nadal giù per terra, la Decima sfuma (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il re è nudo. Nadal è a terra. Smascherato dal Peque, il prode gaucho Schwartzman, che dal basso del suo metro e 70 dimentica gli schiaffoni precedenti negli scontri diretti (9-0 Rafa, con un parziale di 22 set a 2) e giganteggia contro l’ombra del campionissimo che su questa polvere rossa si è preso nove volte il trionfo. Il 2020, a suo modo, continua perciò a essere memorabile e d’altronde 200 giorni senza partite, nemmeno in esibizione (tanti ne sono passati dalla vittoria ad Acapulco di febbraio al debutto romano di mercoledì), tutto d’un tratto presentano il conto al maiorchino, troppo falloso e troppo passivo per opporsi alla serata stellare dell’argentino tascabile. Del resto, se servi con il 42% di prime contro uno dei migliori ribattitori del circuito, sei destinato ad un’apnea prolungata: forte di una smagliante condizione atletica ed esaltato dalla prospettiva di abbattere il monumento, Diego può così azzannare al collo Nadal fin dall’inizio dello scambio, resiste sulla diagonale del rovescio al dritto uncinato dello spagnolo e anzi lo pizzica più volte fuori posizione con il lungolinea. Una lezione al dominatore degli ultimi 15 anni: oggi entrerà il pubblico, ma non troverà Nadal, che esce dal torneo con mille dubbi e senza l’opportunità di un eventuale test in finale con Djokovic sulla via di Parigi. Nole la sua semifinale la agguanta interrompendo la corsa del sorprendente Koepfer, ma si porta ancora appresso il fardello del fattaccio degli Us Open: «Quella pallata mi accompagnerà per tutta la carriera, dovrò imparare a conviverci». Sul campo, i tanti pensieri hanno annacquato una delle sue armi letali, il killer instinct nei momenti decisivi. Capita anche contro il mancino della Foresta Nera, che fino a una settimana fa non aveva mai vinto una partita Atp sulla terra. Eppure Djokovic comincia da Djokovic, inchiodando subito l’avversario a un parziale di quattro game a zero. Lì però si concede la prima dormitina, esorcizzata con il break del 5-3 che gli consegna in pratica il primo set. E quando sale 2-0 nel secondo, la 68 semifinale in un Masters 1000 pare una semplice questione di minuti. E invece Novak piomba d’improvviso nei tormenti della confusione, compie scelte tecniche affrettate, perde il dritto che ora gli esce corto dalle corde e spesso non riesce a contrastare il rovescio incrociato del tedesco. Roso dal nervosismo, il numero uno adesso soffre le accelerazioni del Pitbull Koepfer, non sfrutta quattro palle break nel nono game che lo porterebbero a servire per il match e si incarta finendo per regalare il set. Per la frustrazione distrugge la racchetta: «Mi spiace, non sono perfetto. Sono umano». Con il carisma e l’orgoglio, più che con la qualità del gioco, Nole allunga di nuovo a inizio terzo set, e stavolta non si farà più raggiungere.[…]

Djokovic nervoso e vincente: «Roma mi ama» (Christian Marchetti, Corriere dello Sport)

Nole (Djokovic) sull’orlo di una crisi di nervi. Di questi tempi non è una novità. Stavolta c’è una partita contro Koepfer che è il festival dei blackout, ma anche una racchetta fracassata. Shapo (Shapovalov), invece, è all’ultimo respiro. Perché per correre come lui serve almeno un’altra coppia di polmoni. In un’ideale corsa sui 100 metri, sul traguardo vede comunque la top 10 del ranking mondiale. Non parte male il numero 1 del mondo. Un battito di ciglia ed è già 4-0. Poi Koepfer riesce a limitare i danni fino al 6-3 del serbo. Il secondo set è regalato al tedesco. In mezzo una racchetta fracassata, che «non è la prima né sarà l’ultima che spaccherò nella mia carriera. Sto lavorando sull’aspetto mentale». Arriviamo al terzo set, dove il povero Dominik esce con le gambe rotte da quel terzo gioco che invece fa crescere Nole fino al traguardo (6-3, 4-6, 6-3). E, per quest’ultimo, strada spianata per la settima semifinale a Roma. «Credo di avere un feeling speciale con i romani E non mi riferisco soltanto a quelli sugli spalti. Tolte Serbia e Cina, qui trovo tanto calore e sono riconoscente per come riescono a farmi sentire le persona». A vedere andare Denis così veloce, viene quasi da pensare che abbia impegni per la serata. Che diventano impellenti quando utilizza il rovescio. Rovescio mancino e a una mano, farina del diavolo. Il solito Shapo, insomma Dimitrov fa quel che può: cede il primo set 6-2 e corre. E, quando prova a tornare, dall’altra parte trova una difesa efficace. Eppure vince il secondo set, colpa anche della frenesia di Shapovalov. Ma il terzo è un monologo del canadese. Un dinamico, insostenibile, monologo: 3-0 e ancora 5-2 che diventa 6-2. Denis parla del successo contro il bulgaro, che poi è il numero 100 in totale, come di «un grande passo avanti per la mia carriera» e di questo ringrazia tutti, compreso il suo psicologo «che mi ha aiutato tanto, anche per il mio gioco».

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

Pubblicato

il

Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

(…)

 

Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

(…)

Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

(…)

Continua a leggere

Rassegna stampa

Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

Pubblicato

il

Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

Continua a leggere

Rassegna stampa

Ne resterà uno solo (Cocchi). Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 20 maggio 2022

Pubblicato

il

Ne resterà uno solo (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Stavolta hanno voglia di vedersi prima. Lo ha deciso il sorteggio, lo ha deciso anche la classifica con il maiorchino sceso al numero 5. Nadal e Djokovic atto 59, se mai dovesse esserci, potrebbe essere ai quarti di finale del Roland Garros. E dire che loro ci hanno abituati a sfide per il titolo, alla semifinale, come accadde l’anno scorso. Soltanto in due occasioni avevano incrociato le racchette ai quarti di finale, nel 2006, con la vittoria di Nadal per il ritiro di Nole, e nel 2015. Segno dei tempi, segno anche dell’età che avanza soprattutto per un Nadal sofferente, costretto a uscire di scena a Roma nel duello mancino con Shapovalov, ma soprattutto per il tiro mancino della sorte che ha voluto di nuovo accanirsi contro Rafa. Il piede, quello che soffre della sindrome di Mueller Weiss, il sinistro operato l’estate scorsa, è tornato a farsi sentire forte: «Non sono infortunato – ha detto il campione di 21 Slam -, io vivo con un infortunio». Il richiamo di Parigi, però, era troppo forte e Nadal è tornato in campo per preparare lo Slam che per 13 volte ha visto scrivere il suo nome sull’albo doro. Per entrambi, l’appuntamento di Parigi ha un sapore speciale. Per lo spagnolo un (probabilmente) ultimo tentativo di sollevare il trofeo più amato, per il serbo la prima grande rivalsa. Per Rafa anche il bisogno di allontanare ancora un po’ il sorpasso di Carlos Alcaraz, il 19enne che ha battuto entrambi a Madrid e potrebbe aspettare uno di loro in semifinale: «Basta paragoni – la supplica di Nadal – lo dico per lui…». Una stagione partita malissimo per Djoko, con le polemiche per l’opposizione al vaccino e l’espulsione dal primo Slam della stagione, a Melbourne, dove puntava alla decima vittoria e a ripartire nella corsa per il Grande Slam. E invece, paradossalmente, in questa storia di destini incrociati, a Melbourne ha vinto Rafa, diventando così il più vincente in ambito Slam nella storia del tennis e lasciando Nole a quota 20. Rivalità e affetto, perché se per 20 anni sei abituato a fare la stessa vita di lavoro, abnegazione e sacrifici, è difficile non provare stima, quasi affetto, per quello dall’altra parte della rete. Su 58 incroci a tutte le latitudini e su tutte le superfici, il numero 1 al mondo ha esultato 30 volte contro le 28 di Rafa. Una contabilità record, che anche Djokovic ha voluto nobilitare con parole di affetto a Roma. Appena festeggiato il successo contro Stefanos Tsitsipas al Foro Italico, Nole ha mandato un messaggio allo spagnolo: «Se voglio vincere uno Slam più di lui? C’è sempre competizione tra noi. Nadal è il più grande avversario che ho avuto nella mia carriera; finché gioca lui, gioco io… Sono cresciuto come giocatore perché l’ho affrontato tante volte a questo livello, mi ha sempre dato una spinta in più. Mi auguro che lo faremo ancora in altre occasioni». Dubbi Se lo augurano anche tutti gli amanti del tennis che sperano di vedere a Parigi l’ennesimo duello. Molto dipenderà dalle condizioni di Rafa, arrivato al Roland Garros mercoledì e subito sceso in campo a lavorare sotto lo sguardo di Carlos Moya. Ieri Nadal ha fatto allenamento con Jannik Sinner ed è sembrato muoversi senza troppa fatica: «Il piede ha vissuto momenti migliori, ma anche peggiori – ha detto l’ex numero 1 al mondo ora al fianco del mancino -. Si sta allenando bene e le sensazioni in generale sono buone».

Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

L’Italia avrà una finalista nel WTA 250 di Rabat. A contendersi il posto saranno Martina Trevisan e Lucia Bronzetti, opposte domani in semifinale dopo aver battuto rispettivamente nei quarti l’olandese Rus (7-6(4), 6-3) e la spagnola Parrizas-Diaz (6-1, 3-6, 7-6(5)). Nell’altra semifinale si affronteranno invece l’ungherese Bondar e l’americana Liu. A Parigi è stato invece sorteggiato il tabellone principale del Roland Garros. L’ultimo italiano ad unirsi al gruppo dei già presenti è stato Giulio Zeppieri che ieri nell’ultimo turno delle qualificazioni ha battuto in due set il francese Cuerin e che ora dovrà aspettare la fine delle qualificazioni per scoprire il suo avversario. Nel tabellone maschile, oltre a Zeppieri e in attesa di capire se alla legione azzurra dovesse unirti anche un lucky loser, il sorteggio più ostico è toccato in sorte a Lorenzo Musetti che al primo turno affronterà il greco Stefanos Tsitsipas (n. 4), finalista a Roma. Sinner invece, testa di serie n.11 del seeding, inizierà la sua campagna parigina contro un qualificato. Sinner e stato sorteggiato nella parte bassa del tabellone, quella della testa di serie n.2 Daniil Medvedev tornato in campo dopo la recente operazione di ernia e subito sconfitto all’esordio nell’ATP250 di Ginevra. In caso di vittoria per l’attuale n.12 del mondo potrebbe aprirsi un cammino decisamente alla sua portata che solo al quarto turno lo vedrebbe opposto al russo Rublev. Decisamente più competitiva la parte alta del draw dove, oltre alla testa di serie n.1, Novak Djokovic, sono presenti anche Rafa Nadal e Carlos Alcaraz. Marco Cecchinato farà il suo esordio contro l’esperto spagnolo Pablo Andujar. Fabio Fognini invece se la vedrà contro l’australiano Popyrin.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement