Gli Internazionali d’Italia visti da un americano

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Gli Internazionali d’Italia visti da un americano

Michael Mewshaw, autore di 11 romanzi e storico inviato agli Internazionali d’Italia, ci ha regalato quello che lui stesso ha definito “un ritratto impressionistico” del torneo di Roma

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Roma 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Michael Mewshaw è un decano del giornalismo americano, sebbene la sua attività sia andata ben oltre il giornalismo: il 77enne ha infatti scritto 11 saggi e 11 romanzi, da uno dei quali è stato anche tratto un film (interpretato, tra gli altri, da Sharon Stone e Valeria Golino). Tra le sue grandi passioni, e oggetto di diversi suoi scritti, c’è il tennis. Ospitiamo qui la traduzione di un suo articolo sugli Internazionali d’Italia, scritto prima dell’inizio dell’edizione 2020.


In un coinvolgente rito primaverile, sono stato molte volte all’Open d’Italia. Quest’anno il torneo si terrà a metà settembre, quasi un addio all’estate, ma io non ci sarò a causa del COVID-19. Ad ogni modo, ricordo gli anni scorsi, quando tornavo a Roma per guardare gli estenuanti incontri sulla terra rossa e per partecipare allo spettacolo vorticante dei campi secondari. Se si può dire di una città così sfaccettata e complessa come Roma che abbia un microcosmo, questo è rappresentato proprio dagli Internazionali d’Italia, che comprimono in una settimana gli elementi essenziali di una città con 2700 anni di storia, una città che si auto-definisce eterna ma allo stesso tempo mostra l’energia frenetica di un moscerino della frutta che vive soltanto per un momento.

Tutti gli archetipi romani sono concentrati qui – i colori scintillanti, il continuo movimento, la luce dorata del sole, il cibo e il vino, l’alta moda e la comicità sboccata, le amicizie spontanee e il fervente nazionalismo, la calma sotto pressione e le goffe rievocazioni di un passato reale ed immaginario. Il luogo del torneo, il Foro Italico, è un arruffato pot-pourri di ordine e di anarchia. L’ordine è esclusivamente architettonico, eredità dello stile Fascista. Costruito nel 1935 durante il regime di Benito Mussolini, il Foro ancora oggi include le strutture, le statue e un alto obelisco che portano il nome del Duce [appellativo utilizzato nell’originale, ndr], intenzionato a ricordare al mondo la grandezza della Roma antica, che il dittatore era determinato a ricreare. Al contrario, finì per condurre la nazione alla sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, e le lastre di marmo del Foro sono oggi usate come panchine o come tavolozze per i graffiti.

 

L’anarchia all’Open d’Italia non sembra disturbare gli italiani, ma può essere angosciante per i fan provenienti dall’estero che si picchino di una forma mentis più lineare. Nei parcheggi, i veicoli seguono percorsi tutti loro e cercano di accaparrarsi un posto in modi che pochi americani possono immaginare – è un po’ come un allegro giro sugli autoscontri. Alle biglietterie e ai cancelli d’ingresso, laddove ci si aspetterebbe di vedere file ordinate, gli italiani tendono a formare arabeschi sgomitanti. Non quest’anno, però, perché le autorità italiane hanno proibito agli spettatori di presenziare al torneo per via del COVID-19 (successivamente è stato consentito l’ingresso a 1000 spettatori per semifinali e finali, ndr).

Una volta passati i cancelli e raggiunto l’impianto, la folla usava sparpagliarsi non solo per guardare il tennis, ma anche per spiare la concomitante sfilata di moda. Difficile a questo proposito dire chi fosse vestito in maniera più elegante, se i giocatori o gli spettatori, anche perché spesso indossavano i medesimi completi. Capi da tennis firmati con strisce audaci o colori pastello sono sinonimo di italianità, e in nessun posto come al Foro Italico sono meglio rappresentati i prodotti di Fila, Ellesse e Sergio Tacchini – lo stile e la creazione di una “bella figura” [dall’originale, ndr] sembra essere importante tanto per gli spettatori quanto per i giocatori.

Cintati da Viale delle Olimpiadi e da Viale dei Gladiatori, i campi sono situati in anfiteatri che affondano al di sotto del livello della strada, e l’aria che si raccoglie in queste cavità è calda e pregna di pollini, di profumi da donna e dell’aroma di aglio e origano proveniente dai ristoranti vicini. Maestose statue di marmo bianco raffiguranti gli atleti circondano e troneggiano sul Campo centrale. Ironicamente, tutti gli atleti raffigurati – anche lo sciatore e il pattinatore su ghiaccio – sono nudi, e, dopo i recenti rifacimenti che hanno aggiunto posti a sedere nella parte più alta dello stadio, ora ricordano dei paradossali guardoni che, seppur nudi, spiano gli spettatori riccamente vestiti.

Il Pietrangeli, circondato e ‘protetto’ dalle sue statue

Durante la mia prima visita al Foro Italico, negli anni Settanta, un uomo immenso con una voca ancora più immensa si alzava in piedi intonando delle arie ai cambi di campo. Quell’uomo si chiamava Serafino, e le arie erano per incoraggiare Adriano Panatta, numero uno italiano dell’epoca. Eppure, non tutti i compatrioti di Serafino avevano la sua stessa grazie nel sostenere i beniamini locali, e la storia degli Internazionali d’Italia è stata macchiata da lanci di cuscinetti, lattine e persino panini da parte degli astanti. In alcune occasioni i giocatori si sono ritirati, piuttosto che sopportare gli oltraggi che tifosi e arbitri italiani perpetravano con l’obiettivo di supportare gli atleti locali.

Nel 1976, Harold Solomon si ritirò durante le semifinali dopo aver subito svariate chiamate avverse, palesemente errate. Due anni dopo, lo spagnolo Josè Higueras, noto per il comportamento impeccabile, se ne andò dallo stadio dopo essere stato coperto da insulti e lanci di monetine da parte degli spettatori. Un giorno più tardi, durante l’incontro fra Adriano Panatta e Bjorn Borg, lo svedese manifestò, di fronte allo stesso comportamento, una superiorità inattaccabile; era infatti uso ad essere ricoperto di denaro, ancorché metaforicamente, visto che promotori e pubblicisti lo facevano da anni. Quando gli spettatori cominciarono a lanciare monetine, Borg semplicemente ne intascò un paio e chiese all’arbitro di fare qualcosa così da non costringerlo a ritirarsi (non sarebbe stata una buona pubblicità per il torneo), e completò l’opera vincendo su Panatta.

I campi secondari si trovano sul fondo di un’enorme cavità ispirata allo stile del Circo Massimo, il luogo dove si svolgevano le corse dei carri nell’antica Roma. Negli anni passati, i fan più accaniti rimanevano in piedi sui vialetti che circondano i campi. Ciò consentiva loro di ripararsi sotto i pini che adombrano i sentieri. In quei punti l’aria è fresca, mentre sui campi, durante gli scambi più duri e combattuti, gli atleti grondano di un sudore che a contatto con la sabbia rossa scurisce fino a sembrare sangue, evocando delle corride. Guillermo Villas, il campione argentino, una volta descrisse gli Internazionali d’Italia come potrebbe fare un matador che si prepari ad affrontare la morte nel pomeriggio: “Il sole è caldo, il campo lento, le palle pesanti. Non è facile”.

In quella che sembra una vita passata, gli spettatori erano costretti a ritirarsi dal solleone e sorseggiare Campari e soda nei ristoranti attorno ai campi, dove assistevano ad un intrattenimento differente. Si può dire quello che si vuole sugli italiani e la loro frequente indifferenza vis-à-vis le nozioni di efficienza nordiche, ma sicuramente sanno come impiattare artisticamente. Come del resto accade anche in Francia, il pasto è un rituale quasi religioso, ancorché più vicino alla chiesa delle origini piuttosto che a una liturgia gregoriana, più revival fondamentalista che solenne benedizione. Ogni portata è annunciata da inni di giubilo o disappunto, dal tintinnio di piatti e posate, dal balletto dei camerieri di bianco vestiti che si destreggiano fra un “momento!” ed un “subito!”.

Durante gli anni Ottanta, in una delle tante, parossistiche coincidenze romane, il tennis occupava solo la seconda posizione per importanza al Foro Italico: infatti, a Viale delle Olimpiadi, in un sito barricato da sacchi di sabbia e protetto dalle forze armate, si stava svolgendo il processo italiano più importante del secolo, durato tre anni. E mentre i giocatori si scambiavano dritti e rovesci, i giudici valutavano le prove contro le Brigate Rosse nel processo per il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, ex Presidente del Consiglio. Per fare un paragone, è come se John Hinckley Jr, attentatore di Reagan, fosse stato processato in uno spogliatoio di Flushing Meadows durante lo US Open. Ma a Roma nessuno lo trovava bizzarro.

Nel 2020 almeno una cosa sarà estremamente prevedibile, con Rafael Nadal in campo per conquistare il suo decimo titolo agli Internazionali d’Italia. Anche se a Roma nessuno può mai sapere quale surreale o sublime incidente potrà mischiare le carte in tavola (a posteriori, questo ‘incidente’ ha avuto il nome e le sembianze di Diego Schwartzman, ndr). Io sarò sintonizzato a migliaia di km di distanza, seguendo nervosamente gli eventi.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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ATP

Vienna: Sonego strapazza Djokovic, è la peggior sconfitta di sempre per Nole

Prestazione sontuosa di Lorenzo Sonego, che confeziona la settima impresa di un italiano contro un numero uno del mondo

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

[LL] L. Sonego b. [1/WC] N. Djokovic 6-2 6-1

È un Lorenzo Sonego strepitoso quello che batte il numero 1 del mondo Novak Djokovic lasciandogli appena tre giochi e infliggendogli la peggior sconfitta in carriera nei match giocati al meglio dei tre set a livello ATP. 6-2 6-1 in sessantotto minuti, un risultato mai in discussione nonostante da un momento all’altro fosse attesa la reazione di Djokovic, che è effettivamente salito nel corso del secondo set, ovviamente non ai livelli di colui che ha vinto 38 match in stagione e mercoledì scorso si era già assicurato il numero 1 di fine stagione.

Tanto merito dell’azzurro, autore della prestazione della vita (finora, gli auguriamo), tirando 26 vincenti complessivi, tenendo in campo tantissime risposte e concedendo appena quattro errori non forzati di rovescio. Lo avevamo visto in ottima forma già dal primo turno contro Lajovic, con i piedi molto rapidi che gli permettevano di giocare dritti filanti, dimostrando di meritare la fortuna del ripescaggio come lucky loser, poi confermandosi contro Hurkacz. Nel venerdì viennese, si è preso la semifinale contro – lo ribadiamo così cominciamo a crederci – contro Djokovic. È anche il primo successo contro un top 10 al quarto tentativo.

 

IL MATCH – Nei primi due incontri, Djokovic è stato piuttosto passivo e relativamente impreciso nel set iniziale; anche se in entrambi i casi Nole è riuscito a a far suoi quei parziali grazie anche alla tensione degli avversari di fronte alla possibilità di prenderseli, sarebbe importante per Lorenzo rimanere aggrappato al servizio e quindi al punteggio. Evidentemente questa parte gli sta stretta perché comincia addirittura con un break a favore, l’azzurro, che incamera due macroscopici errori serbi – uno smash e un dritto comodi – su altrettante difese disperate. Il dritto di Lorenzo fila che è una meraviglia, il rovescio tiene, Djokovic ancora non è entrato in partita e si fa sorprendere da solidità e intensità di un avversario che per il momento non accenna a tremare, come dimostrano anche un paio di buone smorzate. Quando il numero 1 del mondo tiene un turno di battuta mettendo a referto il suo primo game, Sonego ne ha già incamerati quattro e non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Lorenzo Sonego – ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Aiutato anche dal servizio, il venticinquenne di Torino si assicura la possibilità di servire due volte per il set, mentre Novak insegue a fatica, con meno di metà di prime in campo e un punto su tre vinto sulla seconda. Il momento della verità non rallenta né il braccio né i piedi di Lorenzo che chiude 6-2, vincendo il suo primo set contro un top ten dopo le sconfitte con Isner, Federer e Thiem del 2019. Ci si aspetta la reazione veemente del campione e, invece, si ricomincia dall’inizio, con il break in apertura di Sonego che risponde quasi sempre, prende il campo e continua ad approfittare delle imprecisioni di un Djokovic un po’ perplesso un po’ dimesso – e non può essere altrimenti se l’altro consolida il vantaggio con tre ace.

Comincia a salire, il rendimento del fenomeno di Belgrado, il quarto gioco si allunga e arrivano le prime opportunità di strappare il servizio, ma Lorenzo le cancella tutte e tre con coraggio. E, nel game successivo, si concede pure il lusso di fallire una palla facile con Djokovic battuto, perché si prende ugualmente un altro break con un bel passante dopo il servizio e volée serbo. Djokovic preme sull’acceleratore e va sullo 0-40 in risposta, ma Sonego annulla anche queste, una grazie anche a una smorzata inguardabile dell’altro (zero punti su quattro con i drop shot, alla fine), per poi prendersi il game dopo due gran recuperi, con tanto di smash non chiuso da parte di Nole. Finisce in bellezza, trafiggendo il più forte del 2020 che chiude con un serve al quale non può far seguire la volley.

Sarà allora semifinale contro Daniel Evans, semifinalista ad Anversa sette giorni fa, che ha superato Grigor Dimitrov 7-6(3) 4-6 6-3, per due ore e tre quarti di tennis assolutamente godibile, ricco di spunti e punti giocati a tutto campo. Un primo set cominciato con uno scambio indolore di break, poi l’allungo di Evans al quinto gioco affacciandosi spesso a rete, anche se il punto decisivo risulta uno smash sbagliato di Grisha, che poco dopo si fa perdonare agguantando il 4 pari con un delizioso passantino di rovescio. Manca un po’ di continuità il trentenne di Birmingham, ma è lui quello più intraprendente e al tie-break piazza presto due gran risposte per uno strappo che non può essere più ricucito dal tardivo rovescione lungolinea bulgaro.

Il Maestro del 2017 si fa pregare per esibire il tennis offensivo di cui è capace, ma quando lo fa, magari perché sta rischiando lo 0-2, è spesso ineccepibile. Con una buona dose di complicità inglese, è allora lui a prendere la testa del parziale, mantenendola senza correre rischi fino al 6-4. Nella partita finale, invece, parte meglio “Evo”, mentre Grigor, che ci ha messo del suo con un doppio fallo inopportuno, deve anche salvare tre palle dello 0-4. Non riuscirà però a rientrare, nonostante Evans metta in campo una prima su due.

Un avversario scomodo per Sonego, con un dritto da cui escono vincenti, uno slice basso e preciso che può diventare un’accelerazione “coperta” e ottime volée grazie alle quali si presenta a rete sicuro anche in controtempo quando l’altro è in recupero. Recupero che le volte successive sarà meno tranquillo. Se entrambi mantengono il livello di questi giorni, sabato (non prima delle 15) ci sarà da divertirsi.

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ATP

Vienna: l’ex maestro Dimitrov butta un tie-break, poi rimonta il maestro in carica Tsitsipas

Dopo aver perso il primo set da un vantaggio di 5-0 nel tie-break, Grigor si improvvisa cuor di leone e butta fuori Tsitsipas. Avanza facile Thiem, meno facile Medvedev

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Grigor Dimitrov - Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Non solo Italia nel giovedì di Vienna, quello che ha promosso Sonego ai quarti (dove sfiderà Djokovic) e che ha visto Sinner ritirarsi dopo tre game contro Rublev per una vescica al piede, ereditata da Colonia. Il ricco programma è iniziato con la vittoria in due set di Evans su Rodionov ed è proseguito con le vittorie in rimonta di Medvedev – a favore di pronostico, contro Pospisil – e Dimitrov, che invece il pronostico l’ha sovvertito alla grande contro Tsitsipas, vendicando anche la recente sconfitta di Parigi. Nel mezzo, la facile affermazione di Thiem su Garin in una sfida tra giocatori nati per rendere sulla terra battuta; chiaramente, ha vinto quello più strutturato per rendere anche sul veloce.

È stata davvero dura, perché Vasek ha giocato un tennis incredibile” è stato il commento di Medvedev a caldo. Se Thiem-Garin era in qualche modo la sfida dei terraioli, Medvedev-Pospisil ha visto invece affrontarsi due tra i peggiori giocatori sul rosso (undici vittorie nel circuito ATP in totale tra i due) che però su fondo indoor sanno come dare spettacolo. Il russo ha avuto bisogno di servire 17 ace per venirne a capo, ma a dargli una mano sono sopraggiunti i quattro errori di fila commessi da Pospisil nell’ottavo game del secondo set, quando il canadese era avanti di un set e vantava un servizio ancora illibato. A quel punto Daniil ha ingranato la marcia giusta, vinto il parziale e non ha offerto al suo avversario (che questo febbraio lo aveva sconfitto a Rotterdam) occasioni di vincere il terzo set. Ai quarti di finale affronterà Kevin Anderson.

Val la pena spendere due parole per la rimonta di Dimitrov, che in realtà ha avuto origine da una rimonta subita. Dopo un primo set volato al tie-break senza intoppi per chi serviva, Grigor si è trovato avanti 5-0 nel gioco decisivo ed è riuscito nell’impresa di perdere sette punti di fila. Classic Dimitrov, abbiamo pensato un po’ tutti, e invece il bulgaro ha fatto una cosa che di solito gli fa parecchia fatica – resettare la mente, dimenticare le occasioni sciupate e rimettersi a giocare come o persino meglio di prima. Forse il greco ha creduto di aver già vinto la partita, consapevole di non affrontare un cuor di leone, e invece Dimitrov ha stupito tutti offrendo due sole palle break (nel terzo set, entrambe cancellate) e difendendo meglio del solito la seconda di servizio.

 

Non è mai facile venire fuori da situazioni del genere. Nel tie-break un paio di punti combattuti sono finiti dalla sua parte, non c’era molto altro che potessi fare. Ma ho continuato a crederci e fare le cose giuste“. Battuta d’arresto inaspettata per il numero 5 del mondo, reduce dalla finale di Amburgo e dalla semifinale al Roland Garros, che adesso avrà a disposizione soltanto Bercy per preparare la difesa del titolo alle ATP Finals. Dimitrov, altro ex maestro, proseguirà invece a giocarsi le sue chance viennesi con Dan Evans.

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ATP

ATP Vienna: Sonego vola ai quarti da Djokovic. Sinner si ritira dopo tre giochi con Rublev

Lorenzo batte Hurkacz in due tie-break e si regala un grande match contro Novak Djokovic. Vede ora l’ingresso nei primi 40 del mondo. Jannik abbandona subito il match per un fastidio al piede

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Lorenzo Sonego - Kitzbuhel 2019 (foto Felice Calabrò)

[LL] L. Sonego b. H. Hurkacz 7-6(6) 7-6(2)

Ottima vittoria per Lorenzo Sonego che supera in due tiebreak il numero 31 del mondo, Hubert Hurkacz e si qualifica per i quarti di finale dell’Erste Bank Open di Vienna. Ad attenderlo tra gli ultimi otto del torneo ci sarà nientemeno che il numero uno del mondo, Novak Djokovic. L’azzurro partirà sicuramente sfavorito contro il serbo, ma se si manterrà solido al servizio come nella partita odierna, avrà certamente occasione di fare una bella figura.

Lorenzo ha iniziato benissimo l’incontro: la battuta girava a meraviglia, il dritto faceva male e anche a rete i risultati erano davvero incoraggianti. Il break in suo favore è arrivato già nel quinto gioco e Sonego si è rapidamente issato sul 5-3, avendo perso appena tre punti col servizio a disposizione. Al momento di chiudere però il meccanismo perfetto si è un po’ inceppato e Hurkacz ne ha prontamente approfittato per rimettersi in partita. Avanti 6-5, il polacco ha addirittura avuto un break point che gli sarebbe valso la vittoria del set, ma con un paio di risposte imprecise ha tolto lui stesso le castagne dal fuoco a Sonego. Nel tiebreak, Hurkacz è andato avanti 5-3, si è fatto riprendere, ma è comunque riuscito a procurarsi un secondo set point. Persa anche quest’ultima chance, è stato Sonego ha piazzare la zampata decisiva e ad aggiudicarsi il parziale.

 

Nel secondo set i due non hanno concesso praticamente niente al servizio fino al 5-4, quando Sonego si è procurato un match point in risposta, cancellato da un ace di Hurkacz. Ancora una volta è stato dunque il tiebreak a dirimere la contesa. Stavolta però l’esito è stato molto meno incerto: un doppio fallo del polacco ha infatti consegnato un provvidenziale vantaggio a Sonego che poi ha giocato sul velluto fino al 7-2 finale. Con questo successo, Lorenzo si piazza virtualmente alla posizione numero 38 del ranking ATP (suo nuovo best ranking) in attesa di conoscere i risultati di Adrian Mannarino, ancora in gioco a Nur Sultan.

SINNER OUT – Dura appena tre giochi la partita tra Jannik Sinner e Andrey Rublev. L’azzurro, dopo aver subito un break, si è ritirato per un fastidio al piede che si portava dietro da inizio torneo. Avendo avvertito dolore, Jannik ha probabilmente deciso di non aggravare ulteriormente la situazione e ha lasciato via libera a Rublev. Il russo ora attende il vincente della sfida tra Dominic Thiem e Cristian Garin.

Risultati:

[LL] L. Sonego b. H. Hurkacz 7-6(6) 7-6(2)
G. Dimitrov b. [3] S. Tsitsipas 6-7(5) 6-4 6-3
[SE] D. Evans b. [WC] J. Rodionov 7-5 6-3
[4] D. Medvedev b. [Q] V. Pospisil 4-6 6-3 6-2
[5] A. Rublev b. [WC] J. Sinner 2-1 rit.
[2] D. Thiem b. C. Garin 6-3 6-2

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