Challenger Forlì: trionfo di Musetti, sulle orme di Sinner

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Challenger Forlì: trionfo di Musetti, sulle orme di Sinner

Battuto in finale il brasiliano Monteiro grazie a due tie-break. In due settimane, il 18enne di Carrara ha guadagnato 111 posti nel ranking ATP. L’Italia non ha più una sola speranza

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Dal nostro inviato a Forlì Massimo Gaiba

[WC] L. Musetti b. [Q] T. Monteiro 7-6(2) 7-6(5)

Chi ferma più Lorenzo Musetti? Quel che sta facendo il ragazzino di Carrara è impressionante. Passi, anzi balzi, da gigante. Lo scorso anno ci siamo esaltati per Jannik Sinner, che era stato lì lì per conquistare la prima vittoria su un top-ten (Goffin è stato il primo ma la vittoria è arrivata quest’anno a Rotterdam, mentre quando aveva battuto Monfils il francese non lo era più, era n,13, ma insomma, lo era stato prima e lo è stato subito dopo). Sinner aveva poi vinto le ATP Next Gen Finals che, sia pure giocate con quelle strane regole – un conto è vincere set che finiscono a 4, un altro quelli “normali” – lo vedeva pur sempre di fronte a giocatori come De Minaur, Tiafoe, Kecmanovic.

Sinner è stato il più giovane vincitore di tre challenger in un anno dai tempi di Richard Gasquet (2003) ed è diventato il più giovane top-100 a fine 2019. Lorenzo Musetti potrebbe diventarlo a fine 2020. Lorenzo nell’arco di due settimane ha compiuto un balzo di 111 posti in classifica ATP, da n.249 a n.138, infilando una serie impressionante di scalpi fra i top-100, ben 6, fra Roma e Forlì. Li ricordiamo qui: Wawrinka 17, Nishikori 35, Tiafoe 67, Seppi 97, Harris 96 e infine nella combattuta eppur sempre condotta finale Monteiro 89!

 

La media del ranking dei 6 avversari battuti fa 66,8. Dire che ormai vale un top-100 non è un’esagerazione. Si potrà dire che qualche giocatore battuto da Musetti non era nelle migliori condizioni, e alludiamo in particolare a Wawrinka e Nishikori oltre a Seppi, però è anche vero che le classifiche di quei giocatori rispettano appunto una condizione non ottimale, perché proprio quei tre giocatori appena citati (ma anche Tiafoe…) hanno conquistato best ranking ben diversi. E certo loro in termini di esperienza potevano farsi un boccone di un diciottenne come Lorenzo. Nei giorni scorsi una delle firme più note e autorevoli del mondo, Christopher Clarey aveva scritto: “Se fossi parte della direzione del Roland Garros vorrei avere nel mio tabellone Lorenzo Musetti!”. E non so se Clarey, oltre a leggere i risultati, abbia visto giocare Musetti… perché è soprattutto il bel tennis di Lorenzo a entusiasmare.

Dopo una notte di pioggia il sole torna a splendere sul Tennis Villa Carpena, meritato premio per la bravura e la professionalità di chi ha reso possibile questo primo Challenger Città di Forlì. Il pubblico, molto numeroso, freme per vedere all’opera il giovane talento italiano. Una signora che urla: “Lorenzo facci divertire” coglie, forse senza volere, il senso profondo di questo momento. Musetti non vuole solo vincere, vuole conquistare gli occhi e il cuore degli spettatori, come faceva, tanti anni fa, Adriano Panatta. Come continua a fare un certo signore svizzero di quasi quaranta anni. Il problema è che il 26enne brasiliano che sta dall’altra parte della rete non è certo rassegnato al ruolo di vittima sacrificale. In fin dei conti la classifica non dice che lui è più forte?

Perdere però il servizio già nel primo game dell’incontro non è per lui molto rassicurante. Il ragazzo spinge, varia il gioco, lo beffa con la palla corta. Musetti domina e si procura un’occasione per il doppio break del 3-0, ma Monteiro comincia finalmente ad entrare in ritmo, allunga le traiettorie e la sua palla diventa sempre più pesante. Contro-break e 3-3. Il brasiliano però non fa nemmeno in tempo a gioire che il nostro tennista gli rende il favore e va a servire per il set sul 5-3.

A questo punto un po’ di tensione e un paio di folate di vento rovinano tutto portando il primo set al tie-break. Che Musetti vince 7-2 giocando almeno tre Picasso che lasciano increduli sia il pubblico sia l’avversario. Diremmo soprattutto l’avversario che nel terzo gioco del secondo set si trova subito a dover fronteggiare due pericolosissime palle break. Il livello di gioco è notevolmente salito, entrambi giocano per il vincente e i turni di servizio non corrono più pericoli. Si arriva così ad un altro tie-break in cui Musetti si porta velocemente sul 6-4, sul primo match point un brutto errore potrebbe mettergli un po’ di ansia. No, niente ansia, seconda occasione sfruttata e braccia al cielo a festeggiare il primo successo in carriera.

“È il mio primo titolo, un sogno che si avvera. L’anno scorso ci ero andato vicino a Milano, quest’anno a Trieste ma era destino che coronassi il mio sogno qui in Romagna, una terra che mi ha sempre portato bene. Dedico questa vittoria alla mia famiglia e al mio team. Il giocatore che scende in campo sono io ma dietro ci sta tantissimo lavoro”.

Il primo titolo ma sicuramente non l’ultimo… signora stia tranquilla che il ragazzo ci farà divertire! Con questa vittoria Musetti dovrebbe salire al n.138 della classifica ATP con un balzo in avanti strepitoso anche se il suo coach Simone Tartarini puntualizza: In questo momento per noi la classifica non è la cosa più importante anche se certamente può aiutare con le entry list”.

D’accordo con lui il giovane Lorenzo: A livello ATP non sono ancora nessuno. Ho battuto sei top 100 in due settimane, il che significa soprattutto che oltre alle capacità tecniche, che ho sempre avuto, si stanno aggiungendo quelle mentali e quelle fisiche su cui sto lavorando. Ho già raggiunto quello che era il mio obiettivo di classifica per quest’anno e cioè entrare nei primi 150. Ma, ripeto, la cosa più importante rimane il duro lavoro per salire di livello”.

Adesso per Musetti una settimana di pausa e quindi in sequenza Challenger di Parma e Sardinia Open. Li giocherà con una diversa consapevolezza. Se non sarà il favorito n.1, però rientrerà nel lotto dei favoriti nonostante la giovanissima età. Abbiamo accennato ai tre challenger vinti da Sinner un anno fa. Lorenzo ha poco tempo e poche opportunità per raggiungere lo stesso traguardo, ma chi può escluderlo? Auguriamo a Musetti di trovare presto un ranking fra i primi 104 del mondo che gli eviti di dover disputare le qualificazioni dell’Open d’Australia, ma chissà che in Australia Craig Tiley – che lo ha visto trionfare nella prova junior – non pensi comunque di offrirgli una wild card se nei pochi mesi che restano a Lorenzo per migliorare il ranking non ce la dovesse fare ad effettuare un altro balzo di 34 posti.

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Challenger di Andria, vince ancora lo svizzero Leandro Riedi. A Valencia trionfa Krutykh

Grande prestazione anche del 18enne francese Van Assche che a Valencia sfiora di nuovo il successo. Vittorie anche di Yosuke Watanuki e Guido Andreozzi

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Alexey Krutykh - Challenger Valencia 2022 (Twitter @atpchallengertour)
Alexey Krutykh - Challenger Valencia 2022 (Twitter @atpchallengertour)

Al Challenger 80 di Andria (cemento indoor) lo svizzero Leandro Riedi concede il bis e conquista il suo secondo torneo consecutivo, dopo la vittoria della settimana scorsa ad Helsinki. Il kazako Mikhail Kukushkin (n.223 ATP) ha fatto il possibile per contrastarlo e bisogna ammettere che ha anche avuto le sue occasioni come sul 5-5 del primo set quando è riuscito a strappare il servizio al giovane elvetico. Ma Riedi si è mostrato ancora una volta imperturbabile e ha subito restituito il favore, raggiungendo un tie-break che ha poi dominato. Come ha dominato il secondo parziale in cui è andato subito in fuga, fino alla vittoria finale col punteggio di 7-6(4) 6-3, in poco meno di due ore di gioco. Il 20enne nativo di Frauenfeld non ha concesso un solo set in tutto il torneo e, a parte la finale, ha dovuto soffrire solo all’esordio contro il francese Hugo Gaston (testa di serie n.2) che l’ha costretto ad un doppio tie-break. Con questo risultato Riedi migliora ovviamente il proprio best alla posizione n.161 ATP e si prepara ad un grande 2023 che anche per lui inizierà agli antipodi.

Un altro ragazzo che quanto a talento non deve invidiare niente a nessuno è il teenager francese Luca Van Assche che al Challenger 90 di Valencia (terra outdoor) si è fermato solo in finale, sconfitto 6-2 6-0 in poco meno di un’ora dall’ucraino Oleksii Krutykh. Una sconfitta amara per il 18enne transalpino, figlio di padre belga e madre italiana, ancor più amara perché va a sommarsi alle due finali perse tra Lisbona e Brest nel mese di ottobre. Ma si sa che di solito è questo il pedaggio che bisogna pagare prima di sollevare dei trofei. E siamo assolutamente convinti che Luca di trofei ne solleverà parecchi perché, oltre ad essere già forte adesso, i suoi margini di miglioramento sono enormi. E la sua straordinaria velocità di piedi, che di solito sta alla base di tutto, è una garanzia per il futuro. Nel frattempo migliora ulteriormente il proprio best al n.176 ATP e anche lui può cominciare a preparare le creme solari perché le qualificazioni degli AO lo aspettano.

Al Challenger 80 di Yokkaichi (cemento outdoor) Yosuke Watanuki batte in finale Frederico Ferreira Silva con un doppio 6-2. Attenzione che quanto scriviamo non è frutto di un refuso ma è da imputare ad un destino bizzarro che si è divertito a riproporre, ad una sola settimana di distanza, la stessa finale di Kobe. L’unica differenza è che questa volta il portoghese si è arreso senza combattere mentre sette giorni fa si era difeso con tenacia, andando anche vicino alla vittoria. Strana parabola quella del tennista giapponese che a 24 anni si riscopre campione e frantuma di nuovo il proprio best salendo al n.145 ATP, terzo giocatore del suo paese nella classifica mondiale.

 

Si giocava anche a Temuco, città nel sud del Cile (Challenger 80, cemento outdoor) dove in una finale tutta argentina Guido Andreozzi ha battuto Nicolas Kicker col punteggio di 4-6 6-4 6-2. Per il 31enne nativo di Buenos Aires è la nona vittoria Challenger che gli garantisce una boccata d’ossigeno in un momento difficilissimo della sua carriera che l’ha visto sprofondare in classifica, dopo che nel 2019 era arrivato ad essere n.70 ATP.

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Andrea Pellegrino e Stefano Travaglia raggiungono i quarti nella penultima settimana Challenger

In chiusura di stagione Pellegrino a Valencia e Travaglia ad Andria cercano di togliersi un’ultima soddisfazione

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Pellegrino - Instagram

Per quasi tutti i nostri tennisti i Challenger di Valencia (terra outdoor) e Andria (cemento indoor) sanciranno la fine della stagione 2022. In realtà gli azzurri non sono andati benissimo e solo due di loro sono approdati ai quarti di finale. A Valencia (Challenger 90, terra battuta outdoor) è toccato ad Andrea Pellegrino che prima ha battuto il non irresistibile qualificato Lopez San Martin (n.401 ATP) e poi il ben più ostico portoghese Nuno Borges. Quella contro il portoghese per Andrea è la 12esima vittoria contro un top 100, la prima da quando nella semifinale del Challenger di Genova a settembre aveva superato il serbo Dusan Lajovic, per poi fermarsi in finale di fronte a Thiago Monteiro. Ora troverà sulla propria strada l’ucraino Oleksii Krutykh (n.252 ATP) che si è sbarazzato con un doppio 6-4 del nostro Luciano Darderi. Eliminati invece al secondo turno Andrea VavassoriJimbo Moroni. Il tennista piemontese ha ceduto 6-4 1-6 7-6(2) allo spagnolo Javier Barranco Cosano (305 ATP) al termine di un match molto duro, durato quasi tre ore, in cui nel set decisivo si era ritrovato sotto 4-1. A quel punto Andrea è stato molto bravo a trovare in un serbatoio ormai vuoto il carburante per raggiungere un tie-break che, purtroppo per lui, non ha avuto storia. Sicuramente non c’è stato il lieto fine che Andrea auspicava ma pensiamo che sia più che comprensibile dopo una stagione estremamente impegnativa (56 partite solo in singolo) e ricca di soddisfazioni (due finali Challenger in singolo e cinque vittorie in doppio). Probabilmente il 2023 sarà altrettanto duro, inevitabile del resto se si vuole portare avanti il doppio impegno singolo/doppio, e gli obiettivi saranno non solo la prima vittoria Challenger in singolo con l’ingresso in top 100 ma anche finalizzare la ricerca di un compagno stabile in doppio, se fosse Sonego meglio. Meno soddisfatto della propria stagione sarà invece Jimbo Moroni che ha giocato molto meno perché perseguitato da malanni fisici (mal di schiena in primis). Malanni che gli hanno impedito di trovare il giusto ritmo e la necessaria continuità. Anche per lui appuntamento a un 2023 che si spera più sereno.

Nella località pugliese (Challenger 80, cemento indoor) il solo Stefano Travaglia è riuscito a superare un paio di turni e a guadagnare i quarti di finale, con un piccolo brivido quando nel secondo parziale contro il ceco Andrew Paulson ha dovuto annullare un set point, sul quale il 21enne avversario gli ha comunque dato una bella mano con un sanguinoso doppio fallo. In ogni caso risultato non disprezzabile per il tennista ascolano in una stagione che gli ha riservato pochissime gioie, facendolo sprofondare oltre la 300esima posizione in classifica. Suo prossimo avversario sarà il n.1 ungherese Marton Fucsovics (n.98 ATP) che partirà con i favori del pronostico, anche se in realtà pure lui non è nel suo momento migliore come ha dimostrato faticando sia con Arthur Fils che con Ryan Peniston. Con il mancino britannico ha addirittura sprecato un vantaggio di 4-1 nel secondo set, dopo aver vinto il primo. E alla fine del tie-break perso ha distrutto la racchetta in un impeto di rabbia. Ormai mentalmente in vacanza Federico Arnaboldi, Gianmarco Ferrari, Flavio Cobolli e Mattia Bellucci, che però ha avuto tre match point contro Dalibor Svrcina, tutti molto stanchi dopo una stagione in cui hanno giocato molto e, chi più chi meno, vinto molto.

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Nella settimana Challenger brillano le stelle dei ventenni Riedi e Shelton

Il giovane elvetico vince ad Helsinki il suo primo Challenger, mentre a Champaign il suo coetaneo Shelton è protagonista di un’incredibile tripletta. Vittorie anche di Pospisil, Watanuki e Varillas.

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Al Challenger 90 di Helsinki (cemento indoor) lo svizzero Leandro Riedi batte 6-3 6-1 il talentuoso Tomas Machac (n.112 ATP) in una finale a senso unico durata poco più di un’ora. Il 22enne tennista ceco non è mai riuscito a trovare il bandolo di una matassa che anzi si è fatta sempre più intricata man mano che passava il tempo. I cinque servizi ceduti su otto totali ci raccontano in maniera chiara delle sue difficoltà. Un applauso incondizionato invece per il vincitore (originario di Frauenfeld, Canton Turgovia) che a inizio stagione galleggiava senza infamia né lode nel circuito ITF per poi esplodere prepotentemente in primavera: un paio di vittorie Futures (Trimbach e Nottingham) e la finale al Challenger di Lugano persa col nostro Nardi. La vittoria in Finlandia gli vale il nuovo best alla posizione n.197 ATP e soprattutto la chance di riavvicinarsi a Stricker (contro cui perse la finale juniores del Roland Garros 2020) per fare coppia nel tentativo di regalare nuova linfa al tennis elvetico.

A Champaign (Challenger 80, cemento indoor) un Ben Shelton tarantolato centra la terza vittoria in tre settimane  dopo quelle di Charlottesville e Knoxville. Il mancino nativo di Atlanta ci aveva già molto colpiti nelle due precedenti finali in cui aveva domato un incredulo Christopher Eubanks. Ma sui campi veloci della cittadina dell’Illinois ha veramente esagerato, non dando scampo ad un Alexandar Vukic (n.141 ATP) che, dopo aver portato a casa a zero il primo set, si era probabilmente illuso. Invece proprio in quel momento è iniziato per lui un vero incubo che dopo un’ora e mezza di partita (0-6 6-3 6-2) l’ha rispedito mestamente negli spogliatoi. Shelton (già giustiziere di Sonego e Ruud a Cincinnati) entra trionfalmente in top 100 e lo rivedremo con grande piacere ai prossimi AO, per verificare se il cambio di palcoscenico comporterà anche un diverso spartito.

Al Challenger 80 di Drummondville (Canada, cemento indoor) vince il padrone di casa Vasek Pospisil (n.115 ATP) che doma in tre set 7-6(5) 4-6 6-4, in quasi tre ore di gioco, un Michael Mmoh (n.118 ATP) che ha opposto una strenua resistenza. Per l’ex n.25 del mondo è l’undicesima vittoria nel circuito Challenger.

 

A Kobe (Challenger 80, cemento indoor) vince il padrone di casa Yosuke Watanuki che batte 6-7(3) 7-5 6-4 il portoghese Frederico Ferreira Silva (n.291 ATP). Per il 24enne tennista del Sol Levante è il primo titolo Challenger, dopo che due settimane fa aveva raggiunto la finale a Yokohama. Con questa vittoria Watanuki risale a ridosso del suo best, alla posizione n.173 ATP, quarto tennista nipponico in classifica.

Si giocava anche in Brasile (Challenger 80 di Sao Leopoldo, terra battuta) dove Facundo Bagnis e Juan Pablo Varillas hanno giocato esattamente la finale che ci si poteva aspettare da loro. Oltre tre ore di gioco che hanno (forse) messo a dura prova la pazienza dei numerosi spettatori presenti sugli spalti, sicuramente quella di chi vi scrive. In ogni caso alla fine ad alzare le braccia al cielo è il 27enne peruviano che ha la meglio col punteggio di 7-6(5) 4-6 6-4 e mette in bacheca il suo quinto titolo Challenger, risalendo al n.106 ATP, una posizione decisamente interessante in ottica Slam. Sempre nella stessa ottica lo sconfitto di giornata può dichiararsi ancor più soddisfatto: la sua posizione n.93 lo mette al sicuro da ogni sorpresa e i circa 90.000 dollari del primo turno degli AO sono ormai in banca.

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