Grande Italia al Roland Garros (Scanagatta, Mastroluca, Crivelli, Azzolini). Super Trevisan e un infortunio: Gauff e Williams a casa (Crivelli). Il vaffa di Sara: «Tutta scena» (Azzolini)

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Grande Italia al Roland Garros (Scanagatta, Mastroluca, Crivelli, Azzolini). Super Trevisan e un infortunio: Gauff e Williams a casa (Crivelli). Il vaffa di Sara: «Tutta scena» (Azzolini)

La rassegna stampa di giovedì 1 ottobre 2020

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Da Sinner a Travaglia, azzurro speranza a Parigi (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

La giornata del Roland Garros finalmente risparmiata dalla pioggia parte con due botti. Il primo è scambiato per una bomba da Wawrinka e Koepfer in campo e dai 1000 spettatori ammessi al Roland Garros. Che paura! Era stato un aereo dell’aviazione francese che, alzatosi in volo per raggiungere un aereo civile che aveva perso contatto con i controllori di volo, ha superato il muro del suono. Il secondo botto verso mezzogiorno: Serena Williams annuncia il suo ritiro. Tendine di Achille. «Mi dava fastidio da New York, ma speravo di poter recuperare». Per la campionessa di 23 Slam sfugge il sospirato Slam n.24 al decimo Major di fila. Uguaglierà mai il record di Margaret Court? Ha compiuto 39 anni, gli acciacchi si susseguono e conciliare tennis e maternità diventerà sempre più dura. Poi il match dai contorni quasi drammatici e perso da Sara Errani con l’olandese Kiki Bertens n.5 del seeding. Sara non batteva una top-ten dal 2015 e questa volta ha avuto il matchpoint sul 6-5 nel terzo, ma lo ha perso 9-7. La Bertens da un’ora accusava crampi a una mano e a una coscia, si lamentava e fermava dopo ogni punto. Poi però correva come una lepre facendo imbestialire la Errani, già nervosa da quando, avanti 5-2 nel primo set, aveva iniziato a fare doppi falli: non riusciva ad effettuare un corretto lancio di palla. Lo sbagliava, due, tre, quattro e anche cinque volte, fino a che rimediava una prima ammonizione e poi una seconda per il mancato rispetto della regola dei 25 secondi massimi fra un punto e l’altro. Per evitare la terza ammonizione e la perdita del punto, Sara dopo 3 o 4 lanci sbagliati, batteva dal sotto. Avrà perso la palla per aria una cinquantina di volte. Roba mai vista a livelli Slam. Eppure stava per vincere ugualmente. Negli scambi comandava lei. L’olandese l’ha però spuntata per 76 36 97, e poi si è buttata per terra in preda a crampi ancora più forti. Sara non l’ha aspettata. E’ uscita dal campo lanciando un gran “vaffa…” amplificato dai microfoni. La giornata azzurra filava molto meglio dopo. Al femminile, colpo di Martina Trevisan (n.159 del ranking) che si concedeva il lusso di battere il baby fenomeno Usa Coco Gauff (n.51) 46 62 75. Poi tutti i tennisti italiani tranne Giustino in mission impossible con Schwartzman, sono approdati al terzo turno, Sonego, Travaglia, Cecchinato e Sinner. Per Sonego, Travaglia e Sinner è la prima volta. Non accadeva dal 1958 che ne portassimo 4 al terzo turno. Sonego (n.46 Atp) ha annullato due setpoint al kazako Bublik (n.49) nel primo set e vinto in 3 (76 61 75). Stefano Travaglia (n.73) ha sconfitto il “giap” Nishikori (n.35) 64 26 76 46 62 (3h e 53m) e trova ora Nadal. Un Cecchinato ritrovato ha battuto l’argentino Londero 63 62 57 62, Sinner ha travolto ìl francese Bonzi 62 64 64. Oggi è poi il turno di Matteo Berrettini contro il sudafricano Harris.

Italtennis nella storia (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Cecchinato, Sinner, Sonego, Travaglia. I quattro moschettieri azzurri che, nella casa dei moschettieri del tennis, hanno scritto la storia. In attesa di Matteo Berrettini, che giocherà oggi il suo incontro di secondo turno contro Harris (in caso di sua vittoria gli italiani passati sarebbero cinque) l’Italia può già festeggiare un’edizione da record nell’era Open (ovvero dal 1968 ad oggi). Per trovarne un’altra con più di tre giocatori italiani al terzo turno bisogna tornare al 1958, con Beppe Merlo, Antonio Maggi, Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola. Tante le prime volte dentro questa giornata da ricordare. Stefano Travaglia, mai così avanti in un torneo dello Slam, ha vinto la sua prima partita in carriera al quinto set. Ha sconfitto Kei Nishíkori. Il giapponese non perdeva un match al quinto set dall’Australian Open del 2017. A quasi 29 anni, Travaglia regala la quasi certezza di scendere in campo sul Philippe Chatrier per il prossimo match. Affronterà infatti il 12 volte campione del Roland Garros Rafa Nadal. LORENZO. Prima volta al terzo turno di un major anche per Lorenzo Sonego, più continuo rispetto al kazako Alexander Bublik, numero 49 del mondo. Per un posto agli ottavi sfiderà Taylor Fritz, testa di serie numero 27. Prosegue il Roland Garros del riscatto di Marco Cecchinato, a cui evidentemente fa bene l’aria di Parigi. Il siciliano ha fatto la differenza anche sulla diagonale del rovescio contro l’argentino terraiolo Juan Ignacio Londero. L’azzurro ha tirato un po’ il fiato nella parte finale del terzo set, ma la partita non è mai stata in discussione. Cecchinato sfiderà Alexander Zverev numero 7 del ranking. Jannick Sinner, alla prima partecipazione nel torneo, sembra già perfettamente a suo agio, padrone del mestiere. Non ha avuto alcuna difficoltà contro il francese Benjamin Bonzi, sconfitto 6-2 6-4 6-4. Lo aspetta un terzo turno non proprio impossibile contro Federico Coria, il fratello dell’ex top 5 argentino Guillermo, che ha eliminato Benoit Paire. L’ultima impresa della serata la firma Martina Trevisan, che supera 4-6 6-2 7-5 la sedicenne Cori Gauff. «E’ la mia vittoria più bella».

L’Italia che fa storia (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

E’ un’Italia che va e nessuno la ferma più. Il cielo di Parigi si illumina di straordinari riflessi di azzurro in questa strana edizione autunnale dell’ultimo Slam di stagione. Non era mai accaduto, nell’Era Open, che quattro nostri giocatori approdassero al terzo turno del Roland Garros e per trovare la stessa impresa bisogna scartabellare annali ormai ingialliti dal tempo: nel 1958 ci riuscirono Orlando Sirola, Nicola Pietrangeli, Antonio Maggi e Beppe Merlo, nomi mitici che danno plasticamente il senso del momento che stiamo vivendo 62 anni dopo. E se oggi Matteo Berrettini confermerà il pronostico contro il sudafricano Harris, ne porteremo addirittura 5, come solo nel 1955 (il record è del 1947 con sei, quando pertò il torneo scontava le defezioni postbelliche). L’ultimo a qualificarsi è anche il più veloce sul campo e quello che soffre di meno. Del resto, il Sinner ammirato fin qui sulla terra, da Roma a Parigi, è un campione in erba di appena 19 anni ma con grande maturità e solidità. Perciò non può spaventarlo il francese di chiarissime origini italiane Bonzi, numero 227 Atp. Troppo diverso il peso della palla, troppo centrato il gioco di Jannik da un angolo all’altro perché la partita possa avere una storia diversa rispetto alla lezione in tre set data al rivale transalpino, che non appena prova a reggere lo scambio non trova più il campo. […] L’unica difficoltà di giornata si è rivelata la lunghissima attesa: «Ho fatto riscaldamento alle dieci del mattino, un’ora dopo ero in hotel nella bolla e ho dovuto aspettare fino a sera per giocare. Per fortuna le condizioni ambientali stavolta erano buone, non c’era vento e io credo di aver giocato bene, ho gestito il ritmo del match a mio piacimento». Ció che sorprende è la forza mentale complessiva dei nostri, che non abbandonano mai la partita anche quando l’inerzia sembra spostarsi dall’altra parte della rete. Così Travaglia, conquistato il terzo set dopo aver annullato tre set point nel tiebreak a Nishikori, si ritrova un po’ svuotato e con l’altro che lo aggredisce pure scendendo a rete, fino a un quinto set che dovrebbe rappresentare un salto nel buio. Lo dicono i numeri: il giapponese ha un record di 23-6 al quinto e ha vinto le ultime 9 partite, Travaglia invece un match così lungo non l’ha mai vinto. Infatti trionfa lui, ritrovando la spinta da fondo che gli consente di aprirsi il campo e pizzicare con il dritto un rivale ormai affannato, regalandosi il meraviglioso sogno di un terzo turno sul Centrale (e dove altrimenti?) contro Nadal, 12 volte signore di queste lande: «Sarà una bella sensazione, ma non credo mi emozionerò o che farò una figuraccia. Ormai ho imparato a dare sempre il cento per cento e credo che in campo si veda». […]

Ciac: Paris, Italia (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Lo spirito è quello giusto, lo stesso dei marinai di una volta. Si va e si vede che cosa appare all’orizzonte. Non è un gioco, e i nostri non sono più bambini, ma tennisti già da un bel po’. Il bello è che non hanno ancora messo da parte l’idea di imparare, e di crescere, di conoscere. Ognuno con i propri modi. Sonego dalle gambe bislunghe e l’aria trasognata, Travaglia che estrae colpi pregiati dagli affanni, Cecchinato che esegue giochi di prestidigitazione con le smorzate. E anche Sinner, che per motivi di età è costretto a ripetere di essere qui per imparare, e intanto dà lezioni. La cosa buffa è che loro stessi esplorano e vengono esplorati. Sono in tanti ormai a chiedersi da dove siano usciti tutti questi italiani. Anche Matteo Berrettini, che è già al numero 8, è costretto alle forche dell’altrui curiosità. In fondo nei suoi Roland Garros non ha ancora raccolto granché, ma i servizi e i dritti che produce, e quel suo modo di stare sul campo, dove sembra più grande di avversari che lo superano in altezza, incuriosisce. Lo chiamano Le Marteu, il martello. Tutto il mondo lo chiama allo stesso modo. Re Martello torna oggi, contro il sudafricano Lloyd Harris. […] Sonego aveva il match meno decifrabile, con il russo Bublik, che infila colpi spesso simili a perle, ma li dispone sempre a casaccio. E’ la sua filosofia, non l’ha mai nascosto. È convinto, il russo stipendiato dal Kazakhstan, che a tennis vinca chi più di altri sa domare la fortuna, o la sa indirizzare. Il principio lo induce a tentarle tutte, anche le più strambe. Se la fortuna gira per il verso giusto che problema volete che vi sia? […] «Vincere il primo set ha dato al match l’impronta giusta. Da lì il kazako non mi è sembrato più così lucido. È un tipo strano, di gran talento e fa cose che uno non si aspetta. Come servire da sotto… Io mi sono tenuto aggrappato al match, sapevo che resistendogli avrei finito per ricevere un bel po’ di regali. Così è stato. Ora Fritz, forte ma poco da terra rossa». L’impresa la firma Stefano Travaglia. Cinque set arrabbiati per battere un Nishikori in ripresa dopo infortuni e coronavirus. Timido in avvio, Steto esce allo scoperto nel secondo, e impone le sue manovre da fondo, che sono consistenti e preparano bene il punto. Il set che decide tutto è il quinto e Nishikori ne ha persi pochissimi in carriera. Ma Steto mostra personalità e idee chiare. Si porta avanti di due break, 5-1, e chiude due game più tardi, regalandosi Nadal. […]

Super Trevisan e un infortunio: Gauff e Williams a casa (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Mancava un tocco di rosa a illeggiadrire la splendida avventura tricolore a Parigi. E così la fenomenale Martina Trevisan, con talento e dedizione e senza alzare la voce, si regala e regala al tennis femminile italiano un pomeriggio da ricordare. Aveva appena vinto la prima partita in carriera in uno Slam approfittando del ritiro della Giorgi, ci ha aggiunto l’asso di uno splendido successo in rimonta al secondo turno sulla Gauff, 51 del mondo (lei è 159), forse troppo presto battezzata come prossima dominatrice tra le donne ma sicuramente avversaria di spessore mondiale. Approfittando di 19 doppi falli della sciagurata rivale, la fiorentina risale con pazienza fino a mettere molta pressione all’americanina: «Fin dall’inizio, non mi sono fatta intimidire, non ho voluto pensare a chi avevo davanti, sono sempre stata propositiva e tranquilla». Così tranquilla da metabolizzare in fretta una chiamata orribile e sbagliata sul 5-4 per lei nel terzo set, fino al trionfo più bello della carriera: «Nell’ultimo anno la mia mentalità è cambiata, ci sto lavorando molto». La testa, nella vita di Martina, ha sempre avuto un ruolo decisivo: nel 2009, a 15 anni, travolta dalle aspettative non realizzate, cadde in depressione e vittima dell’anoressia, tanto da smettere con il tennis per oltre quattro anni, prima che le tornasse il fuoco dentro anche grazie all’aiuto di una psicoterapeuta. Con un fantasma sta invece facendo i conti Serena Williams: è quello di Margaret Court e dell’ormai maledetto 24° Slam, un film dell’orrore che l’ex numero uno si vede passare sullo schermo dal 2017 agli Australian Open e che le agita i sonni a ogni Major. Stavolta il problema non è stata l’avversaria, la bulgara Pironkova già battuta agli Us Open, perché l’americana ha dovuto arrendersi prima ancora di scendere in campo, sconfitta da un tendine infiammato che la tormenta dalle semifinali di New York: «Soffro di un’elongazione del tendine d’Achille, è un infortunio serio che non ti permette di giocarci sopra perché se peggiora la situazione si complica». In ogni caso, sulla sua stagione cala il sipario e l’appuntamento è per gli Australian Open di gennaio, dove il record dei 24 Slam tornerà a pizzicarle i pensieri: «Adesso devo stare assolutamente ferma dalle quattro alle sei settimane, ma il mio è solo un arrivederci all’anno prossimo. Intanto mi godo la mia famiglia».

Il vaffa di Sara: «Tutta scena» (Daniele Azzolini, Tuttosport)

La stagione del vaffa si apre ufficialmente anche sui campi da tennis. Madrina d’eccezione, Sara Errani, che chiosa nel modo più semplice e diretto gli attriti e le incomprensioni di un incontro che l’ha vista arrivare per prima al match point e poi perdere contro l’olandese Kiki Bertens. Il vaffa si fa largo fra i corridoi dell’impianto, appena la nostra ha messo i piedi fuori dal campo da gioco. Ma è pieno, rotondo, urlato, e arriva nei microfoni delle telecamere. «L’ho detto? Si, l’ho detto. Ma ero ormai fuori, e potevo dire quello che mi pare». Storia di un match talmente brutto da catturare l’occhio degli spettatori e indurli in uno stato ipnotico. Uno di quei match in cui il gioco quasi non conta, mentre spiccano le situazioni ingarbugliate, tali da muovere incomprensibili emozioni. Una battaglia che ha preso forma sin dalle prime battute, con una Errani spregiudicata e padrona del campo. Due break immediati, che hanno costretto l’olandese (n.5 del tabellone e 7 Wta) a reagire. Ecco il contro break, che dà la stura a una serie infinita di servizi perduti. Per tre volte Errani serve per il primo set, ma il suo servizio è in uno di quei giorni che non vuole entrare. Ha difficoltà già dal lancio di palla, e al terzo tentativo infruttuoso si becca un “time violation” cui segue un “15” di penalizzazione. Ce n’è abbastanza per decidere di battere da sotto. Lo fa, e Kiki rimonta e si prende il set, ma nel secondo Sara non sbaglia niente (servizio a parte) e nel terzo le due si sfidano a chi riesce per prima a ottenere un punto con il proprio servizio. Break dopo break (dieci di seguito) si arriva ai match point. Quello di Sara sul 6-5, annullato con autorità dalla Bertens. La quale, nel frattempo, ha cominciato ad accusare i crampi. Non alla gamba, ma dappertutto, perfino alle dita del piede e a quelle della mano. Sara reagisce male. È convinta che l’olandese stia bluffando, e il match s’incarognisce. Kiki tiene finalmente un servizio e sull’8-7 ha i primi tre match point, Sara li assorbe con grande vigore, ma sul quarto affonda. Bertens viene portata via in lacrime, su una sedia a rotelle. Sara, liberato il vaffa, non demorde: «Sedia a rotelle? Ma se l’ho vista ora al ristorante, fresca come una rosa. Mi chiedete se abbia bluffato? La mia risposta è semplice: sì». […]

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Sonego show, altra favola azzurra. Una lezione al numero 1 Djokovic (Scanagatta). Sonego fa la storia (Crivelli, Mastroluca, Bertellino, Calabresi, Frasca, Lombardo, Semeraro, Balestracci, Mecca)

La rassegna stampa del 31 ottobre 2020

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Sonego show, altra favola azzurra. Una lezione al numero 1 Djokovic (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

In quest’anno così strano e imprevedibile, può anche succedere che un tennista italiano, sconfitto nelle qualificazioni del torneo Atp 500 di Vienna domenica scorsa, venga ripescato e domini il numero 1 del mondo Novak Djokovic con un punteggio che (62 61 in 68 minuti) neppure a Rafa Nadal capita di imporre. E si ritrovi in semifinale di un torneo nel quale le prime teste di serie erano Djokovic, Thiem, Tsitsipas, Medvedev, Riublev, Schwartzman, Monfils, Shapovalov. […] II tennista italiano in questione è Lorenzo Sonego, 25 anni e n.42 Atp (un posto davanti a Sinner). Il torinese, (torinista convinto), era stato battuto dallo sloveno Bedene in qualificazione. Da lucky loser («perdente fortunato» subentrato a Schwartzman grazie al forfait dell’argentino) Sonego ha esordito nel tabellone principale eliminando al primo turno il serbo Lajovic, n.26 ATP, ha proseguito battendo il polacco Hurkacz. n.31, e ieri ha sconfitto nientemeno che il n.1 del mondo che in tutto l’anno aveva perso una sola volta, la finale del Roland Garros con Rafa Nadal, se non si considera il match perso per squalifica all’Us Open con lo spagnolo Carreno Busta a causa di quello sfortunato lancio della palla che colpì alla gola una giudice di linea. Salirà come minimo a n.35 Sonego, in giornata straordinaria sia con il servizio (8 ace e zero doppi falli) oltre che con il dritto, caratteristiche tecniche simili a quelle del quasi gemello Matteo Berrettini di cui è anche inseparabile compagno. E’ il settimo italiano a battere un n.1 del mondo.[…] I sei che c’erano riusciti erano stati Barazzutti nei quarti a Monaco di Baviera nel ’74 contro Nastase (36 76 61), poi due volte Adriano Panatta sempre contro Jimmy Connors, in finale a Stoccolma 1975 sotto i miei occhi (46 63 75) e al primo turno a Houston 1977 (61 75), Gianluca Pozzi al terzo turno del Queen’s 2000 sull’erba su Agassi (46 32 ritirato), Filippo Volandri al terzo turno a Roma 2007 su Roger Federer (63 64), Fabio Fognini a Roma 2017 su Andy Murray (62 64). Vero che Djokovic è apparso poco motivato, quando ha visto che le cose si sono messe male «Ero venuto a Vienna soprattutto con l’obiettivo di chiudere l’anno da n.1 del mondo, per la sesta volta come Pete Sampras, e l’obiettivo l’ho raggiunto…». «E’ la miglior partita che io abbia mai giocato, il servizio è stata l’arma determinante, non l’ho mai ceduto, il campo è velocissimo, e mi ha dato grande fiducia. Djokovic non sarà stato al massimo, ma a me non importa…», le parole a caldo di un Sonego al settimo cielo che oggi, ancora una volta, non avrà nulla da perdere. Su www.ubitennis.com le intervista di Sonego e Djokovic. Oggi semifinali live: Rublev (76 62 a Thiem) vs Anderson (64 76 a Medvedev), Sonego contro il vincente di Evans-Dimitrov.

Super Sonego! (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

[…] Da ieri, Lollo Cuore Toro, un passato da centravanti nelle giovanili granata e un presente da stella illuminatasi con tempi molto personali ma adesso brillantissima, è il sesto giocatore azzurro ad aver sconfitto un numero uno in carica. E da lucky loser. Una fortuna assai meritata. Più che una vittoria, infatti, si rivelerà un cataclisma: Djokovic raccoglie appena tre game in 68 minuti di una lezione a senso unico. Stropicciatevi pure gli occhi per l’incredulità: tre game. La debacle numericamente più sciagurata della carriera del serbo in una partita due set su tre: l’unica altra volta in cui aveva conquistato appena tre giochi risaliva agli Australian Open dei 2005, quando ancora bambino venne travolto in tre set da Marat Safin. Servizio e nervi saldi Nole, fin qui, aveva perso appena due volte da un italiano: nel 2004 da Volandri a Umago, ma era un ragazzino praticamente al debutto, e poi due anni fa nell’indimenticabile pomeriggio dell’apoteosi di Cecchinato al Roland Garros. […] Il Djoker di questa settimana, invece, si era presentato in Austria con appena una sconfitta sul campo nel 2020 in 41 match (quella con Nadal in Francia, l’altra era l’ormai celebre squalifica newyorkese) e con l’intenzione di chiudere una volta per tutte la questione del primo posto in classifica a fine stagione, per eguagliare Sampras a sei e lasciarsi dietro, con una forte carica simbolica, gli eterni nemici Federer e Nadal. Invece dovrà aspettare ancora qualche giorno, non tanto perché è uscito dagli spogliatoi svogliato, lento e macchinoso, per una volta senza uno straccio di strategia, ma soprattutto perché di fronte si è trovato un avversario che lo ha aggredito senza paura, tecnicamente e mentalmente solidissimo. Sonego si appoggia al servizio per fare subito la voce grossa e alla fine, con 8 ace e l’80% di punti con la prima, avrà disinnescato la mortifera risposta di Djokovic. Ma è da fondo campo, negli scambi con cui il serbo prova a sollecitargli il rovescio, il colpo meno nobile, che il torinese costruisce le sue fortune, non arretrando di un passo e anzi riuscendo spesso a girare attorno alla palla poco profonda di Novak per azionare il micidiale dritto, anomalo oppure lungolinea. Traguardo possibile Una dimostrazione di enorme lucidità: «Dovevo avere coraggio — spiegherà Lollo a fine match — e cercare di rimanere concentrato sui miei punti di forza. Quando giochi contro un campione del genere, devi predisporti a imparare, qualunque cosa succeda. ma senza avere timore». Non avrà il talento puro di un Sinner, la fantasia di un Musetti, l’esplosività di un Berrettini, però possiede una grande etica lavorativa e soprattutto la tigna di non sentirsi battuto contro nessuno. Una dote esaltante. Così, quando a metà del secondo set il numero uno del mondo, sotto 3-1, ha un sussulto d’orgoglio e si procura le prime tre palle break della partita che lo riporterebbero psicologicamente nel cuore della contesa, Lorenzo replica come si conviene al padrone emozionale dell’incontro, senza tremori e con il solito uno-due servizio dritto, fino al passante in corsa che nel game successivo gli consegna il doppio break di vantaggio e dunque anche il bottino completo. Con annessi complimenti del serbo bastonato, che nelle precedenti 12 occasioni non era mai stato sconfitto da un ripescato: «Mi ha letteralmente spazzato via dal campo, è stato migliore di me in tutti gli aspetti del gioco». Eppure, prima della resurrezione al Roland Garros con il prestigioso traguardo degli ottavi, Lollo aveva trascorso una stagione altalenante pre e post lockdown, con appena tre vittorie conquistate in 18 partite: «Però tutte le sconfitte mi sono servite per capire su quali dettagli era opportuno lavorare di più. E sono riuscito a ripartire. Così adesso posso festeggiare il successo più bello della mia vita». Del resto, malgrado i 25 anni, Sonego resta un prospetto in divenire che solo ora, come pronosticato dallo storico (e bravissimo) coach Gipo Arbino a inizio 2018, sta completando la maturazione tecnica e fisica: a 13 anni, non dimentichiamolo, era ancora indeciso tra calcio e tennis e lo chiamavano Polipo perché con una racchetta in mano sapeva solo proporre un gioco difensivo. Lunedì, comunque vada, sarà almeno 36 del mondo (da 42 a inizio settimana), ma è giusto offrirsi altri sogni, perché una semifinale contro Evans (33 Atp), l’avversario di oggi, apre intriganti prospettive: «Non dovrò guardare a lui, ma pensare a riproporre la qualità e la mentalità che ho messo in campo contro Djokovic». Volare. Nell’azzurro più azzurro che c’è.

Sonego fa la storia (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

Un’impresa da leggenda. Lorenzo Sonego la racconterà negli anni a venire. Ha inflitto a Novak Djokovic la sconfitta più severa della sua carriera. […] Di sicuro, è la più bella vittoria della mia vita» ha detto Sonego, più a suo agio con i passanti di dritto che con l’inglese al microfono. «Novak è il migliore al mondo, io oggi ho giocato benissimo. È davvero incredibile». […] Eppure, niente di tutto questo sembrava possibile cinque giorni prima della partita, quando perdeva nell’ultimo turno di qualificazione contro lo sloveno Aljaz Bedene. Ma è entrato in tabellone come lucky loser dopo il forfait di Diego Schwartzman, l’argentino in corsa per l’ultimo posto alle ATP Finals. ITALIANI CONTRO NUMERI 1. Sonego diventa così il primo lucky loser a battere Djokovic in un torneo ATP e il sesto italiano a sconfiggere un numero 1 del mondo in carica dal 1973, quando è stato introdotto il ranking computerizzato. Prima di lui ci erano riusciti solo Corrado Barazzutti contro Ilie Nastase a Monaco di Baviera nel 1974, Adriano Panatta due volte contro Jimmy Connors (finale di Stoccolma 1975, primo turno WCT Houston 1977), Gianluca Puzzi contro Andre Agassi che si ritirò al Queen’s nel 2000, Filippo Volandri contro Roger Federer agli Internazionali BNL d’Italia 2007 e Pabio Fognini sempre al Foro Italico contro Andy Murray dieci anni dopo. Djokovic ha commesso un numero inusuale di errori gratuiti, c’è chi ha parlato di “fantasma di Nole”. Ma anche contro il fantasma, l’opera va sempre realizzata. E portata a temine. In questo, Sonego ha dimostrato maestria e coraggio.Il dritto ha funzionato senza pause, ha comandato il gioco, ha soprattutto attaccato con la consapevolezza di potercela fare. Con la convinzione di non partire sconfitto. […] Lo storico maestro “Gipo” Arbino l’ha conosciuto, e iniziato ad allenare, quando era un ragazzino gracile con una coordinazione nella corsa sorprendente. Ha regalato al tennis italiano un giocatore capace di appassionare, a cui è bastata a Vienna un’ora da campione per far innamorare. FUTURO. Il primo set si chiude con la velocità di un’apparizione, nel secondo Djokovic prova almeno a mettere in campo il peso del blasone. Ma non c’è storia, e il segno lampante arriva con il passante di dritto con cui si guadagna il secondo break di vantaggio. il tennis, si dice, è pugilato senza contatto, altrimenti a questo punto avrebbe lanciato l’asciugamano al centro del quadrato. La partita procede su un binario, senza scarti di lato. Sonego vince l’80% dei punti con la prima di servizio contro il giocatore che risponde meglio nel circuito ATP. Con questa semifinale, la prima in un ATP 500, è virtualmente numero 35 del mondo. E può sognare di essere testa di serie all’Australian Open 2021. Solo tre anni fa, a Melbourne vinceva la sua prima partita nel circuito maggiore. Il meglio deve ancora venire

Meraviglia Sonego (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Fantastica prima assoluta per Lorenzo Sonego, 25 anni, torinese, n. 42 Atp, contro Novak Djokovic, n° 1 del mondo, sul centrale dell’impianto che ospita l’ATP 500 di Vienna, ed è stata da inconiciare. […] Partenza sontuosa la sua, che in 11 minuti lo ha portato sul 3-0 e servizio con due break. Aggressione costante a Djokovic, ad onor del vero un po’ sopito e sorpresa, da ogni zona del campo. E cosi è il 4-0 Sonego. Il serbo si è sbloccato dopo 18 minuti conquistando il primo game per l’ 1-4. Sonego non si è scomposto e con rinnovata autorevolezza ha concluso con un ace il game di servizio, per il 5-1 parziale. Altro game conquistato da Novak Djokovic, già certo di essere ancora il primo del lotto a fine 2020, ma nel successivo è stato il torinese a chiudere con un ace e quattro punti consecutivi incamerati dallo 0-15: 6-2 in 31 minuti. Subito palla break in apertura di seconda frazione per l’azzurro che non si è fatto pregare ed ha approfittato di un errore. Gioco di grande intensità il quarto, con Sonego costretto ad annullare tre palle break Passante vincente ancora di Sonego pochi minuti dopo per il secondo break del set e volo sul 4-1 e servizio. Game difficile il sesto, ma Sonego lo ha recuperato da tre palle break consecutive per il nobile rivale e concluso con uno smash spettacolare che ha strappato gli applausi del pubblico. ENTUSIASMO La partita della vita, per le emozioni assortite che ha generato in lui, in chi lo segue e in chi lo conosce da sempre, ha visto il sigillo su una risposta perfetta: 6-2 6-1 e sensazioni uniche: «Il mio inglese non è il massimo -ha esordito a caldo il torinese – La vittoria più importante della mia carriera, contro il numero 1. Ho giocato molto bene, mi piacciono il torneo e le condizioni qui a Vienna. E’ straordinario». Bravissimo Lorenzo a sfruttare l’opportunità che ha avuto come lucky loser e giocare alla pari con Djokovic anche sulla parte del rovescio. Oggi troverà Evans, alle 15, che ha battuto Dimitrov 7-6 (3) 4-6 6-3. Nell’altra semifinale Anderson, che ha fermato Medvedev, troverà Rublev, che ha battuto il campione in carica Thiem. Sonego è in semifinale ed è il sesto italiano di sempre a battere il migliore, a fianco di Adriano Panana, Corrado Barazzutti, Filippo Volandri, Fabio Fognini e GianlucaPozzi. Lorenzo, che salirà ancora nella classifica Atp, ha ricevuto complimenti dal Toro, la sua squadra del cuore, sul profilo Twitter ufficiale della società granata, così come dal sindaco Chiara Appendino: «Siamo entusiasti per l’exploit di Sonego, che magnifica affermazione!». Entusiasmo anche al Circolo della Stampa Sporting, il cui presidente Luciano Borghesan ha commentato: «Qui Lorenzo è cresciuto, qui abbiamo già collocato la sua sagoma all’ingresso quando è diventato Campione d’Italia; ora ne metteremo sei e una per il Numero Uno del mondo, Djokovic. Sperando di averli entrambi con noi per allenarsi assieme sui nostri campi nell’Atp 2021, visto che dal prossimo anno le Finals si disputeranno a Torino»

Magico Sonego, ipnotizza Djokovic (Marco Calabresi, Il Corriere della Sera)

[…] Nel mondo che sta chiudendo le porte degli eventi sportivi, Sonego è stato fortunato a trovare la gente (distanziata) sulle tribune della Wiener Stadthalle: ma forse è stato più fortunato il pubblico di Vienna, ad assistere a una giornata così straordinaria. Nella negatività della prestazione di Novak Djokovic ma anche nella perfezione di quella di Lorenzo cuore granata. Nei 2005, quando Nole aveva perso per l’ultima volta una partita così nettamente (6-o, 6-2, 6-1 agli Australian Open da Marat Safin, ma il serbo era numero 188 del mondo e il russo 4°), Sonego doveva compiere 10 anni e non aveva ancora preso in mano una racchetta. Anzi, prendeva a calci il pallone, nella scuola calcio del Toro, e sognava di arrivare tra i grandi anche se nei contrasti pagava una fisicità che non reggeva il confronto. Ci è riuscito lo stesso, ma in un altro sport, dopo che Gipo Arbino, il suo coach storico, se lo è preso sotto braccio sin da bambino e non lo ha mai mollato: già in questo mese di ottobre, Sonego aveva raggiunto il suo miglior ranking, il numero 42 del mondo, ma la semifinale conquistata nell’Atp 50o di Vienna lo catapulterà nei primi 4o, con la prospettiva di entrare nei primi 3o in caso di vittoria del torneo (oggi la semifinale contro Evans, che ha battuto Dimitrov). Lontano ancora dai posti che valgono le Atp Finals, ma per guadagnarsi un altro sogno, quello di giocarle nel 2021 (o negli anni seguenti) a Torino, casa sua, c’è ancora tempo. […] Vincenti da ogni zona del campo (26), errori ridotti all’osso (7, nel 6-2, 6-1 durato 68′), Djokovic inerme davanti allo show del 25enne che all’improvviso si è scrollato di dosso l’ombra di Fognini e Berrettini — che lo precedono in classifica — ma anche di Sinner e Musetti, eredi designati del tennis azzurro nel decennio appena iniziato. «Tutto questo è incredibile — ha detto —. Nole è il migliore al mondo, ma ho giocato la partita più importante della mia vita». Servono quelle, per entrare nella lista ristretta degli italiani ad aver battuto un numero i del mondo: prima di ieri, era successo soltanto 6 volte, a 5 giocatori diversi. Corrado Barazzutti contro Nastase (1974), Adriano Panatta due volte contro Connors (1975 e 1977), Gianluca Pozzi contro Agassi (2000, per ritiro), Filippo Volandri contro Federer (2007) e Fabio Fognini, ultimo a riuscirci nel 2017 a Roma contro Andy Murray. E pensare che Sonego questo torneo non avrebbe dovuto neanche giocarlo: domenica aveva perso nelle qualificazioni contro lo sloveno Bedene. Poi, il forfait dell’argentino Diego Schwartzman (che lo aveva battuto negli ottavi a Parigi) gli ha spianato le porte del tabellone principale. Lucky loser, perdente fortunato: Djokovic, contro un ripescato, in vita sua non aveva mai perso.

Super Sonego, scacco al re (Guido Frasca, Il Messaggero)

Strepitoso. Lorenzo Sonego ha rifilato un incredibile 6-2 6-1 in poco più di un’ora al n1 del mondo Novak Djokovic nei quarti a Vienna La peggior sconfitta in carriera del 33enne campione serbo in match al meglio dei tre set a livello Atp. «La partita più bella della mia vita», ha sottolineato il 25enne torinese. […] La sua storia è nota giocava soprattutto sulla terra rossa, vinceva con i polmoni ancor prima che con la tecnica. Accanto a lui c’è Gipo Arbino, il coach con la pipa che ha rinunciato allo stipendio sicuro alla Vagnone&Boeri Abrasivi per inseguire un sogno: aveva visto nel braccio di Lorenzo qualcosa di speciale ed era convinto che quel ragazzo alto e magro, ma dal cuore gigante (“cuore Toro”, ripete sempre), gli avrebbe regalato grandi soddisfazioni. Nonostante la statura, si muove molto bene, è solido in difesa e con il tempo si è trasformato nel “bomber” versatile di oggi. Un risultato mai in discussione contro un avversario capace di vincere 37 match in stagione e che si già assicurato la prima posizione mondiale alla fine di questo tormentato 2020 condizionato dalla pandemia da Covid-19. […] E pensare che Sonego a Vienna era stato ripescato come lucky loser dopo il ko nelle qualificazioni. L’impresa c’è, ed è grande, anche se il Djokovic visto contro l’azzurro è apparso spento e fuori dal match. Ma tutto ciò non deve togliere nulla alla grandissima prestazione del piemontese, che da lunedì entrerà nei top 40 (è già virtualmente numero 35): ha collezionato 26 vincenti, tenendo in campo tantissime risposte e concedendo appena 4 errori non forzati di rovescio. Due break per l’azzurro nei primi due turni di battuta del rivale: subito 4-0 e poi 6-2 senza correre rischi nei propri turni di servizio (8 ace in totale). Nel secondo set il diritto di Lorenzo filava via che era una meraviglia, il rovescio teneva. Non ha mai tremato: ha cancellato 3 palle break in favore di Nole sul 2-1 e poi altre 3 consecutive (era sotto 0-40) sul 4-1, quando ha chiuso con uno smash acrobatico il game più combattuto dell’incontro volando 5-1, prologo al quinto break in suo favore che ha decretato il 6-1 conclusivo. ADESSO EVANS Sonego è il sesto italiano nell’era open a battere il n1 al mondo. Il primo è stato Corrado Barazzutti, che nel1974 nei quarti di Monaco superò lie Nastase per 3-6 7-6 6-1. Nel 1975 fu la volta di Adriano Panatta nella finale di Stoccolma sconfisse Jimmy Connors (4-6 6-3 7-5), successo replicato dallo stesso romano sempre contro lo statunitense due anni dopo al primo turno di Houston (6-1 7-5). Nel 2000 Gianluca Pozzi sull’erba del Queeñ s approfittò negli ottavi del ritiro di Andre Agassi, che aveva vinto il primo set. Quindi Filippo Volandri centrò l’impresa al terzo turno contro Federer (6-3 6-4) nel 2007 al Foro Italico. L’ultimo squillo portava la firma di Fabio Fognini: 6-2 6-4 sempre a Roma contro Andy Murray al secondo turno. Sonego in semifinale sfiderà Evans che ha battuto per 2 seta l (7-6 4-6 6-3) Dimitrov

Sonego si traveste da Nole e batte Dio Nole (Marco Lombardo, Il Giornale)

[…] Lorenzo Sonego insomma è un altro di quelli che sta riportando il tennis italiano ai vertici del mondo, 191 centimetri di razza piemontese con lo sguardo di chi non ha paura e il tennis spavaldo. Si era capito che a 25 anni era pronto per la maturazione, ma il 6-2, 6-1 affibbiato ieri nei quarti dell’Atp 500 di Vienna al numero uno del mondo va oltre ogni previsione. Anche se non è roba che succede per caso: con un punteggio così si entra nella storia, e dalla porta principale. Insomma con Sinner che si era arreso a una vescica al piede giovedì, il nostro tennis si era apprestato ieri a vivere il solito incontro in cui la sfida era resistere a Djokovic. Invece il serbo, che sa già di poter raggiungere il record di Sampras (chiuderà per il sesto anno al vertice del ranking), ha trovato quel giorno un po’ così in cui il suo mental game va in tilt. Ma soprattutto un italiano di quelli che non devono chiedere mai quando il momento giusto bussa alla porta. E quindi: il risultato fa scalpore, anche perché era dal 2005 che Nole non finiva un match con soli tre game nel sacco (contro Safin a Melbourne, ma allora era al meglio dei 5 e finì 6-0, 6-2, 6-1 per il russo), e perché tutto sommato alla fine la partita l’ha proprio vinta Sonego. «E stata la vittoria più importante della mia carriera – ha ovviamente commentato lui ad impresa appena compiuta -. Nole è il migliore al mondo ma oggi ho giocato molto bene: mi piace questo torneo e mi piacciono le condizioni in cui si gioca. E veramente incredibile e straordinario». Già, forse incredibile, ma anche per Sonego questa partita potrebbe diventare ordinarietà. E fanno un po’ sorridere le parole dell’ex campione Jim Courier che solo qualche ora prima aveva vaticinato così il futuro prossimo: «Solo la salute e Nadal possono dar fastidio a Djokovic». Da ieri c’è anche Lorenzo

Sonego piega Djokovic, il rinascimento continua (Stefano Semeraro, La Stampa)

Il tennis è uno sport individuale, ma il tennis italiano degli ultimi due anni sembra una staffetta. Il testimone delle vittorie di prestigio passa da una mano all’altra, – da Fognini vincitore a Monte Carlo a Cecchinato semifinalista al Roland Garros, da Sinner re delle Next Gen e fenomeno a Parigi a Berrettini semifinalista a New York, a Musetti stella di Roma, senza dimenticare le perle di Caruso e Travaglia. L’ultimo frazionista, per ora, ha la maglia da ex granata di Lorenzo Sonego che ieri nei quarti di finale dell’Atp 500 di Vienna si è tolto lo sfizio di rimandare a casa il numero 1 del mondo Novak Djokovic in 68 minuti – dicasi un’ora e 10 – lasciandogli appena 3 game (6-2 6-1). […] Solo altri due italiani, Filippo Volandri e Marco Cecchinato, erano riusciti a battere Djokovic, solo altri cinque nell’era Open l’avevano spuntata contro un number one in carica: Corrado Barazzutti contro Ilie Nastase a Monaco nel 1974, Adriano Panatta contro Connors a Stoccolma nel 1975 e a Houston nel 1977, Gianluca Pozzi contro Agassi nel 2000 al Queen’s (ma il Kid si ritirò), Filippo Volandri contro Federer a Roma nel 2007 e Fabio Fognini nel 2017 contro Andy Murray, sempre al Foro. Oggi sfida Evans alle 15. Magari non è stato il miglior Djokovic della storia, di sicuro non quello che fino a ieri nel 2020 aveva vinto 39 match su 41, inchinandosi solo a un immenso Nad al nella finale del Roland Garros e alla squalifica per la pallata alla giudice di sedia degli us Open. Ma Sonny non lo ha mai fatto entrare in partita, sorprendendolo con una partenza da microonde (4-0), e reggendo nell’interminabile quarto gioco del secondo set quando il Djoker, fra lo stupito e il dimesso, ha provato a riagganciarsi al match. «Non mi aspettavo nemmeno io di partire così bene», ammette che Lorenzo, che il successo se l’è costruito soprattutto con l’80 percento di punti vinti con la prima di servizio (contro la miglior risposta del pianeta), il 53 in risposta, e con 25 vincenti totali (appena 7 quelli di Djokovic): «È stata la miglior partita della mia vita, ho servito bene, risposto bene, mi sono mosso da paura, e l’ho fatto per tutta la partita, su una superficie che si adatta bene al mio gioco». Il Djoker non ha cercato scuse: «Mi ha spazzato via dal campo, è stato migliore in tutto. Io non ho giocato una gran partita, ma lui si è meritato la vittoria».A Djokovic sfugge così la certezza matematica di finire l’anno da numero 1, che avrebbe avuto in caso di vittoria nel torneo, Sonego invece è già sicuro di ottenere la miglior classifica in carriera, per ora al numero 35 Atp. E oggi sfiderà per un posto in finale il britannico Daniel Evans (ore 15, Supertennis) numero 33 del mondo. «E una soddisfazione importante, dopo un anno difficile e impegnativo. Di partite ne ho perse tante, ma mi sono servite». Gipo Arbino coach storico di Sonego, apre il libro delle spiegazioni: «Finalmente vediamo il vero Sonego. La sosta in realtà è stata utile, finalmente abbiamo potuto allenarci molto, migliorando i suoi punti deboli, la risposta, il rovescio, ma soprattutto puntando su quelli forti, diritto e servizio. Uno che serve a 230 all’ora prima o poi doveva arrivare, e io sempre creduto nel salto di qualità, che è figlio anche del momento strepitoso che sta vivendo il nostro tennis: Lorenzo è amico di Berrettini, Sinner, Musetti, noi coach andiamo d’accordissimo e questo serve a motivarci». Tutti per uno, uno per tutti

Sonego o son desto? (Roberto Balestracci, Libero)

Il tennis italiano è davvero in buone mani. Dopo l’exploit di Musetti a Roma (il diciottenne ha raggiunto gli ottavi di finale battendo tennisti del calibro di Wawrinka e Nishikori) e l’esplosione definitiva di Sinner – senza dimenticare la stagione scorsa stratosferica di Berrettini con la partecipazione alle Atp Finals -, c’è una nuova stella nel firmamento azzurro: Lorenzo Sonego. Il 25enne di Torino, nei quarti di finale del torneo Atp 500 d’Austria a Vienna, ha battuto con il punteggio di 6-2/6-1 il numero uno al mondo Novak Djokovic. Una partita durata poco più di un’ora (68 minuti) dove Sonego ha dominato il suo avversario in lungo e in largo senza mai perdere il servizio e strappandoglielo ben cinque volte. […] Un match meraviglioso, quello di Sonego, che da lunedì entrerà nei primi 40 della classifica Atp (attualmente è il numero 42): e pensare che Lorenzo non doveva nemmeno esserci ai quarti di finale di questo torneo, visto che è stato ripescato dopo la sconfitta nel secondo turno di qualificazione contro Bedene. «E stata la vittoria più importante della mia carriera – ha commentato Sonego al termine dell’impresa – Lui (Djokovic, ndr) è il migliore al mondo ma io ho giocato molto bene. Mi piace questo torneo e mi piacciono le condizioni in cui si gioca. È veramente tutto incredibile e straordinario». CUORE GRANATA Sonego nasce a Torino 1’11 maggio 1995, ma la sua carriera tennistica inizia relativamente tardi. Lorenzo diventa un grande tifoso granata visto che, prima di cimentarsi nel tennis, gioca fino a 13 anni nelle giovanili del Toro e a giudicare dal “cuore” che mette in campo quando gioca a tennis sembra aver recepito le qualità tipiche di un tifoso granata (che sui social si sono complimentati con lui). Ma il calcio non è il solo sport che Sonego pratica prima di approdare al tennis: visto il suo metro e novantuno di altezza, Lorenzo si dà al basket prima di decidere di passare ad uno sport individuale cominciando molto più tardi (a vent’anni, nel 2014), rispetto ai suoi colleghi, la carriera da professionista. Nel 2016 lascia il circuito Futures e si dedica esclusivamente ai tornei Challenger con il primo titolo che arriva ad Ortisei nel 2017, anno che conclude al 212° posto del ranking mondiale. Nel 2018, grazie al secondo turno raggiunto nel primo Slam a cui prende parte (gli Australian Open) viene conosciuto dal grande pubblico chiudendo poi l’anno in top-90. Nel 2019 raggiunge la top-70 grazie ad una serie di buoni risultati, tra cui spiccano i quarti di finale raggiunti sulla terra di Marrakesh e di MonteCarlo. il 29 giugno 2019 vince il suo primo torneo in carriera, l’Atp 250 di Antalya sull’erba, che gli vale il primo ingresso in top-50 in carriera. Lorenzo fa del servizio e del dritto i suoi colpi di forza su cui costruire i punti, ma contro Djokovic si è visto un netto miglioramento anche in altri fondamentali: nei drop shot (palle corte) e nel rovescio con cui Sonego ha saputo sorprendere il numero uno al mondo aprendosi il campo e sorprendendo Djokovic in tutti i colpi senza dare punti di riferimento. Quello contro Djokovic è il primo grande risultato ottenuto da Sonego contro un top tennista e così, dopo aver ben figurato al Roland Garros raggiungendo gli ottavi, l’azzurro ora spera di proseguire il cammino a Vienna cercando di volare in finale.

“Il mio miglior match” (Giorgia Mecca, Il Corriere – Torino)

Il numero uno del mondo Novak Djokovic quest’anno ha perso soltanto due partite sul campo. La prima a Parigi contro Nadal, il re della terra rossa, la seconda ieri a Vienna contro il nostro Lorenzo Sonego, che ha vinto 6-2 6-i. Era la sua prima sfida contro il numero uno del mondo, il venticinquenne torinese l’ha vissuta come se fosse normale amministrazione. […] La sera della vigilia, il coach Gipo Arbino aveva commentato: «Chi l’avrebbe mai detto, Djokovic contro Sonego, domani mi godrò lo spettacolo». Come a dire, in occasioni come queste, il risultato non conta, andrà bene comunque. Ma siccome non si scende in campo per fare le comparse, nemmeno contro i cannibali, Sonego fin dall’inizio ha fatto il proprio gioco, senza considerare chi aveva di fronte: servizio e dritto e qualche perla di rovescio lungolinea messa a punto durante i mesi di lockdown. Djokovic era stanco, svogliato, apatico: è vero ma non significa niente. La brutta prestazione del giocatore serbo non sminuisce per niente quella eccellente di Sonny. […] Mai un rischio inutile né una sbavatura, mai una distrazione che avrebbe potuto permettere al serbo di ritornare nel match. L’atteggiamento del giocatore dello Sporting è sempre stato chiaro nei confronti dell’avversario: «Se vuoi vincere questa partita, devi venirtela a prendere». Djokovic ieri non ne ha avuto le forze, merito anche di Sonego, che non gli ha concesso né il tempo né lo spazio per rianimarsi. «In che momento hai capito che avresti potuto battere il numero uno del mondo?», gli hanno chiesto a fine match, e lui con il suo solito sorriso ha risposto che non lo sapeva o forse non se lo ricordava, c’era troppa adrenalina in circolo, troppa tensione: «Ho solo giocato il miglior tennis della mia vita». Sì, vero, non succede a tutti di riuscirci contro il numero uno del mondo. Servono fiducia e personalità, Sonego ne ha da vendere, oltre ad un atteggiamento in campo che dovrebbero insegnare in ogni scuola non soltanto di tennis. In Federazione lo chiamano il gigante buono, perché è alto quasi due metri e sorride sempre a tutti, mai una cattiveria, né dentro né fuori dal campo, mai una parolaccia. Sa di essere fortunato e sa anche che la fortuna non basta. A chi gli ha sempre rimproverato un deficit di talento rispetto ai suoi colleghi top 4o lui ha risposto correndo il doppio degli altri, allenandosi fino allo sfinimento, partecipando a tutti i tornei a cui poteva iscriversi. Perché non si arriva in semifinale di un Atp 5oo per caso. Lui ripescato dopo aver perso durante le qualificazioni, da lucky losers domani giocherà contro il vincente tra Dimitrov ed Evans e da lunedì sarà almeno il numero 35 del mondo. Si è guadagnato ogni posizione in questi anni, la fortuna aiuta gli audaci e anche le persone buone: nel tennis ognuno occupa il posto che si merita.

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Rassegna stampa

Dolore a un piede, Sinner dà forfait (Barana). Sonego si regala un giro con Nole (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 30 ottobre 2020

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Dolore a un piede, Sinner dà forfait (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Ritiro lampo. Jannik Sinner dà forfait dopo appena tre game a Vienna contro Andrej Rublev. Motivo: il dolore per una vescica al piede destro che pare portarsi dietro fin dalla settimana scorsa a Colonia e che ieri non gli ha dato tregua. Negli ottavi del torneo austriaco Rublev, otto del mondo, era in vantaggio 2-1 nel primo set, fresco di break. Sinner, si sa, non è tipo da arrendersi facilmente ma, riscorrendo le immagini del breve match, ci si accorge che il 19enne di Sesto Pusteria, prima di alzare bandiera bianca, non si muoveva con la consueta naturalezza ed elasticità. Nel terzo (e ultimo) game il nostro 43 del mondo ha perso malamente il servizio, quasi non ci credesse più e la testa fosse già negli spogliatoi. La sua partita si è spenta su un rovescio in corridoio: a quel punto anziché raggiungere la sua sedia per il cambio campo, Jannik ha fatto un cenno al suo angolo (dove c’erano il coach Riccardo Piatti e il preparatore Dalibor Sirola), si è tolto il polsino, ha raggiunto la metà campo di Rublev per salutarlo e si è avviato negli spogliatoi senza nemmeno chiamare il medical time. Un infortunio, sembrerebbe, nato a Colonia, di lieve entità ma comunque fastidioso, fisiologico per un ragazzo che dopo la forzata pausa per il lockdown, da agosto ha giocato tanto e a ritmi intensi. Certamente ora Sinner si prenderà qualche giorno di assoluto riposo per curarsi, per poi rientrare nel circus il 9 novembre a Sofia, 250 indoor, ultimo torneo della stagione prima delle Finals di Londra. Piatti, raggiunto al telefono, conferma la tabella di marcia: «Sì, Jannik sarà a Sofia. Peccato per oggi, in queste settimane stava giocando bene». Ancora in forse invece la partecipazione al Challenger di Ortisei, al via il 14 novembre, vinto l’anno scorso. Jannik sarebbe la stella, la speranza di rivederlo giocare vicino a casa c’è.

Sonego si regala un giro con Nole (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Lorenzo Sonego si è “regalato” il match dei match, contro il n° 1 del mondo, Novak Djokovic. Lo ha fatto battendo 7-6 (6), 7-6 (2) ieri con la solita grinta il polacco Hubert Hurkacz, lungo e potente che con il servizio è in grado di far male a molti sulle superfici veloci come quella indoor di Vienna. Ma il torinese è andato oltre e con due tie-break il primo vinto in modo a dir poco rocambolesco, si è issato nei quarti di finale dell’ATP 500, affrontato in main draw da lucky loser. Il primo set lo ha visto andare a servire sul 5-4, grazie al break conquistato in precedenza, ma non gli è stato sufficiente. Nel tie-break si è trovato a rincorrere (0-4) ma non si è fatto sfuggire l’occasione quando Hurkacz ha perso l’ultimo minibreak di vantaggio sbagliando una voleè non impossibile di diritto. Dal 4-5 Sonego ha così chiuso 8-6. Nel secondo set il torinese, che lunedì prossimo entrerà per la prima volta in carriera tra i top 40 ATP, ha avuto il primo match point sul 5-4 servizio Hurkacz, annullato con un ace di gran livello dal polacco, ma nel tie-break ha dominato chiudendo 7-2. Sonego al termine era soddisfatto del match disputato e pronto al grande testa a testa con Djokovic: «Non ho mai perso la concentrazione contro Hurkacz e ho gestito con lucidità il difficile finale del primo set. Lui non ha mai mollato ed ha alzato il ritmo in quella fase di match. Sono orgoglioso di poter affrontare il n° 1 del mondo e farlo in un contesto così importante. Molto meglio che sfide del genere arrivino a livello di quarti di finale piuttosto che al 1° turno come accaduto lo scorso anno al Roland Garros con Federer. Dovrò servire al meglio e fare il mio gioco. Sarà in ogni caso un’esperienza che mi permetterà di crescere ancora». E’ durato invece una manciata di minuti, per l’esattezza otto, il confronto di ottavi di finale tra Jannik Sinner e Andrey Rublev. Il talento azzurro ha tenuto il servizio di apertura senza particolari difficoltà. Incassato il pareggio del russo nel game successivo, ha ceduto il game numero tre con un diritto uscito di poco, quindi si è diretto verso il giudice di sedia, dopo uno sguardo fugace verso il proprio angolo, annunciando il ritiro e lasciando al momento tutti di stucco, compreso il rivale di giornata. La causa, un problema fisico (vescica al piede destro già infiammata) riacutizzatosi nel corso dei pochi minuti di permanenza in campo. […]

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Rassegna stampa

Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 28 ottobre 2020

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Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Jannik Sinner è lo sportivo italiano del momento. Giovane, 19 anni, ma già capace di sfidare senza paura i grandi del tennis, è un modello di semplicità e determinazione. In due anni è passato da sconosciuto a top 50 che batte i migliori e sfida Nadal. Sinner, come è cambiato? «Sono sempre lo stesso. E non ho paura di giocare contro nessuno. Se una cosa in campo mi dà fastidio, lo dicevo prima e lo dico adesso. Ma è vero che oggi mi trattano in maniera diversa».

Con Zverev a Colonia vi siete beccati…

 

Ogni tanto capita. Poi in quel momento dovevo inventarmi qualcosa per cambiare la partita, magari lui si poteva innervosire. Le partite non si vincono stando in campo e basta, quello che conta in questo sport è la testa. Gli altri vedono i miei risultati, iniziano a conoscermi. E nessuno vuole più perdere contro di me.

Le aziende la corteggiano, il pubblico la ammira. Unico appunto: in campo è troppo freddo.

Ma la gente cosa sa di me? Mi osserva quando entro in campo, concentrato al massimo, e pensa: “questo è uno chiuso”. Invece chi mi conosce fuori dal campo sa che sono aperto, che parlo di tutto con tutti. In campo me ne sto zitto, ma le assicuro che so divertirmi un casino, perché ci vuole anche quello.

Us Open, Roma, Parigi: dove si è trovato meglio nella “bolla”?

L’Atp sta facendo il meglio che può. Vuole che giochiamo, ma anche che stiamo bene. Agli Us Open è stata dura. Ho perso al primo turno delle qualificazioni del torneo precedente e sono stato dieci giorni li, poi ho perso per crampi agli Us Open, e sono rimasto altri dieci giorni. Ma alla fine sono tutte cose che ti rendono più forte.

Abbastanza per sfidare Nadal sul rosso a viso aperto: a Parigi è stato lei a strappargli più game di tutti, persino di Djokovic.

Quella contro Rafa sulla terra battuta è stata una grande sfida, ho giocato bene nel primo e nel secondo set, nel terzo Rafa ha spinto di più. Ma mi sentivo pronto a giocare contro di lui. Sono andato in campo con l’atteggiamento giusto.

In che cosa deve migliorare ancora?

A volte ho troppa fretta di fare il punto. Dovrei migliorare la percentuale con il servizio e variare di più i colpi. Invece sono soddisfatto della testa. Quella sta funzionando bene.

Tutti si chiedono: quanto vale davvero Sinner?

Che dicano pure quello che pensano, tanto non ci bado. Per uno valgo i primi 10, per l’altro non arriverò mai. Non ascolto nessuno dei due. Guardi, la cosa migliore che ho non sono i colpi. Anzi, se parliamo di quelli, non credo di avere tanto talento. Il mio vero talento è un altro, e lo devo alla mia famiglia, che mi ha trasmesso il rispetto per il lavoro, e insegnato a dare sempre il massimo. Per questo ogni volta che vado in campo, non importa contro chi, penso sempre: “lo con questo ci vinco”. Non sciolgo mai, non lascio mai un punto. Con Simon a Colonia ho perso il secondo set 6-0, ma è durato comunque un’ora, e non ho regalato nulla. Così l’altro lo fai pensare, gli fai capire che ci sei, e che piuttosto di mollare sei disposto a morire in campo. […]

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