Ceck-in: ritorno in finale (Scanagatta). Cecchinato ritrova un posto in top-100 (Bertellino). Cecchinato vola in finale. Musetti, stop sul più bello (Mastroluca). Ceck...rinato (Cocchi)

Rassegna stampa

Ceck-in: ritorno in finale (Scanagatta). Cecchinato ritrova un posto in top-100 (Bertellino). Cecchinato vola in finale. Musetti, stop sul più bello (Mastroluca). Ceck…rinato (Cocchi)

La rassegna stampa di domenica 18 ottobre 2020

Pubblicato

il

Ceck-in: ritorno in finale (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Non cì sarà una finale tutta italiana a Santa Margherita di Pula, nell’Atp 250. Purtroppo il “gomito del tennista” ha bloccato sul più bello Lorenzo Musetti, costretto a prendere un antidolorifico prima di scendere in campo contro il serbo Laslo Djere e a ritirarsi sull’1 a 4 nel terzo set dopo aver vinto il primo 62 e perso il secondo con l’identico punteggio. Ma il confronto italo-serbo di ieri si è concluso in un pareggio. Nella seconda semifinale Marco Cecchinato, dopo un break iniziale ha battuto Petrovic 61 60 e conquistato contro Djere la sua quarta finale Atp (tutte vinte sinora) e la prima da quella di Buenos Aires nel febbraio 2019. Con questo risultato Cecchinato, si è garantito il ritorno fra i top 80 Atp (era n.103 lunedì, è virtualmente n.77) e potrebbe salire intorno a n.66 se dovesse battere Djere (n.77) oggi, come fece nei quarti ad Umago nel 2018 (64 61).

Cecchinato ritrova un posto in top-100 (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

E’ di Marco Cecchinato il sorriso più largo e bello nelle semifinali dell’ATP 250 di Santa Margherita di Pula. Il 28enne palermitano ha raggiunto la sua quarta finale in carriera nel massimo circuito (ha vinto le precedenti tre a Budapest, Umago e Buenos Aires) superando 6-1 6-0 il “lucky loser” serbo Danilo Petrovic, che aveva preso il posto di Fabio Fognini in tabellone a livello di ottavi: «Sono molto contento perché i lucky loser sono sempre pericolosi. Era quindi fondamentale entrare in campo senza sottovalutarlo e l’ho fatto. Petrovic ha un ottimo servizio e io sono stato bravo a rispondere nel modo adeguato. L’obiettivo di stagione, concordato con il coach Max Sartori, era tornare nei 100. Siamo andati oltre, con un’altra finale ATP. Sembra passato un secolo dall’ultima ed invece risale soltanto al febbraio del 2019. Abbiamo preparato bene il match con Max e occorrerà fare la stessa cosa in ottica finale per il titolo». Sartori è contento: «Con Marco lavoriamo insieme da 5-6 mesi ed è tutto merito suo. È stato bravo a ritrovarsi, capire cosa doveva fare e cosa gli mancava. Ha ritrovato smalto e in questi giorni quel coraggio che serve in partita». Ora Ceck affronterà un altro tennista serbo, Laslo Djere, contro il quale l’unico precedente (quarti a Umago 2018) è a lui favorevole. Si è arrestata invece proprio contro Djere (2-6 6-2 4-1 ritiro) in semifinale, anche a causa di un problema al gomito destro, la bella corsa di Lorenzo Musetti, che domani farà registrare l’ennesimo miglioramento nel ranking. Nella terza frazione, sull’ 1-2 e servizio, Musetti ha avvertito due fitte al gomito destro in battuta. Dopo due giochi e un intervento medico si è arreso sull’ 1-4 e servizio: «Già nell’allenamento del mattino – ha detto al termine Musetti – sentivo che qualcosa non andava Ho preso un antidolorifico che mi ha coperto nella prima parte del match. Nella seconda lui è stato abile a salire di rendimento e girarsi meglio sul diritto. Per come stavano andando le cose ha meritato comunque di vincere. Ora valuteremo il problema L’idea è di fermarmi una settimana e allenarmi sul veloce in vista del Challenger ad Amburgo, in Germania. Il finale di stagione è in ogni caso ancora da pianificare». […]

Cecchinato vola in finale. Musetti, stop sul più bello (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

La felicità ha il sorriso aperto e orgoglioso di Marco Cecchinato. Il siciliano ha dominato 6-1 6-0 il lucky loser serbo Danilo Petrovic e ha così festeggiato al Forte Village Sardegna Open la quarta finale ATP in carriera, la prima dal torneo di Buenos Aires del 2019. «E’ passato un anno e mezzo, ma sembra un’eternità. Avevo bisogno di questa finale. Mi sono allenato tanto e con qualità». Cecchinato può godersi anche un’altra missione compiuta, il ritorno fra i primi 100 del mondo. È partita una collaborazione tecnica con il coach Massimo Sartori che sta dando grandi risultati. «A livello di gioco ho più pazienza, sono più ordinato durante tutta la partita. Gioco dal primo all’ultimo punto ad alto livello». ha spiegato in conferenza stampa. Il siciliano affronterà in finale Laslo Djere. Ed è un buon segno, perché l’ha battuto due volte su due, nettamente, e ha sempre vinto il torneo. Djere, numero 71 del mondo, ha eliminato Lorenzo Musetti. L’azzurro si è ritirato per un problema al gomito quando era sotto 2-6 6-2 4-1. «Non mi era mai capitato – ha spiegato in conferenza stampa – ho sentito due fitte e ho preferito non peggiorare la situazione. La settimana farò degli accertamenti poi spero di poter giocare il Challenger di Amburgo e iniziare la stagione sul duro».

Ceck…rinato (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

«Ma il vero Cecchinato è quello della semifinale al Roland Garros 2018 o quello che non riesce più a vincere?». Glielo avevamo chiesto, a bruciapelo, durante il lockdown, quando il tennis si era fermato e con lui anche la spirale negativa dei risultati del palermitano. La risposta era stata decisa, sicura: «Di certo non è quello che avete visto negli ultimi mesi, e sto lavorando sodo per dimostrarlo». Aveva ragione, e lo ha dimostrato: da quando il tennis è ricominciato, Marco Cecchinato è rinato, con le motivazioni giuste, il coach giusto, l’approccio giusto. E oggi, al Sardinia Open che si gioca al Forte Village di Pula, il palermitano che batté Djokovic a Parigi, torna finalmente a giocarsi un trofeo dopo aver liquidato il lucky loser serbo Petrovic. Con umiltà, un Atp 250, che però lo ha già tirato fuori dal girone di chi è uscito dalla top 100. La classifica dice numero 77 al mondo, una posizione che cambia il panorama, le carte in tavola, i programmi. Un’iniezione di fiducia che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile. Il bilancio degli ultimi mesi parla chiaro: dal Roland Garros 2019 fino al lockdown. Marco aveva un bilancio di due vittorie e 21 sconfitte. Dalla ripresa invece ha vinto 18 partite su 24 giocate, qualificazioni e challenger compresi. Oggi, nelle vene di Ceck, torna a scorrere l’adrenalina di una finale, sensazione che non provava da febbraio del 2019, quando trionfo a Buenos Aires sconfiggendo Diego Schwartzman: «Sono felice di avere un’altra occasione. Sembra passata una vita ma è solo un anno e mezzo…». Si vinca o si perda oggi, i motivi sono tanti. Dalla fiducia ritrovata alla famiglia allargata con l’arrivo di Edoardo, il suo primogenito, avuto dalla compagna Gaia, che oggi saranno davanti alla televisione: «All’inizio è stato difficile abituarmi a viaggiare da solo. Ma con l’arrivo del bambino abbiamo deciso che era meglio non andare troppo in giro vista la situazione Covid. Appena si potrà, anche lei tornerà a seguirmi nei tornei perché mi dà una grande carica. Voglio fare bene anche per mio figlio». Il vero “miracolo” sportivo, far resuscitare tennisticamente Cecchinato, è opera di coach Massimo Sartori. Uno che la sa lunga: da sempre tecnico di Andreas Seppi e scopritore della perla Jannik Sinner. Con Sartori. Marco aveva iniziato a lavorare da giovane per poi dividere le loro strade, finalmente ricongiunte: «Quando ero nel momento più nero della crisi ho capito che solo lui avrebbe potuto aiutarmi. Tecnicamente e mentalmente. Perché mi conosce da quando ero ragazzino, è un coach preparatissimo e sa come prendermi. Quando parla io ascolto, apro le orecchie, mi fido ciecamente di quello che dice. Abbiamo lavorato tantissimo, sia fisicamente che in campo per tutti i mesi del lockdown. E allenarmi tanto e bene mi ha rigenerato. Ora ho più pazienza, gioco dal primo all’ultimo punto con la stessa concentrazione. All’inizio della stagione ci eravamo dati come obiettivo di rientrare tra i primi 100 e ora abbiamo fatto meglio rispetto alle nostre aspettative. Dovremo rivedere un po’ i nostri programmi da qui alla fine dell’ anno, magari chiudendo la stagione prima del previsto per prepararci meglio all’Australia». Intanto, oggi, c’è da completare l’opera portandosi a casa il titolo. […]

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Dolore a un piede, Sinner dà forfait (Barana). Sonego si regala un giro con Nole (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 30 ottobre 2020

Pubblicato

il

Dolore a un piede, Sinner dà forfait (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Ritiro lampo. Jannik Sinner dà forfait dopo appena tre game a Vienna contro Andrej Rublev. Motivo: il dolore per una vescica al piede destro che pare portarsi dietro fin dalla settimana scorsa a Colonia e che ieri non gli ha dato tregua. Negli ottavi del torneo austriaco Rublev, otto del mondo, era in vantaggio 2-1 nel primo set, fresco di break. Sinner, si sa, non è tipo da arrendersi facilmente ma, riscorrendo le immagini del breve match, ci si accorge che il 19enne di Sesto Pusteria, prima di alzare bandiera bianca, non si muoveva con la consueta naturalezza ed elasticità. Nel terzo (e ultimo) game il nostro 43 del mondo ha perso malamente il servizio, quasi non ci credesse più e la testa fosse già negli spogliatoi. La sua partita si è spenta su un rovescio in corridoio: a quel punto anziché raggiungere la sua sedia per il cambio campo, Jannik ha fatto un cenno al suo angolo (dove c’erano il coach Riccardo Piatti e il preparatore Dalibor Sirola), si è tolto il polsino, ha raggiunto la metà campo di Rublev per salutarlo e si è avviato negli spogliatoi senza nemmeno chiamare il medical time. Un infortunio, sembrerebbe, nato a Colonia, di lieve entità ma comunque fastidioso, fisiologico per un ragazzo che dopo la forzata pausa per il lockdown, da agosto ha giocato tanto e a ritmi intensi. Certamente ora Sinner si prenderà qualche giorno di assoluto riposo per curarsi, per poi rientrare nel circus il 9 novembre a Sofia, 250 indoor, ultimo torneo della stagione prima delle Finals di Londra. Piatti, raggiunto al telefono, conferma la tabella di marcia: «Sì, Jannik sarà a Sofia. Peccato per oggi, in queste settimane stava giocando bene». Ancora in forse invece la partecipazione al Challenger di Ortisei, al via il 14 novembre, vinto l’anno scorso. Jannik sarebbe la stella, la speranza di rivederlo giocare vicino a casa c’è.

Sonego si regala un giro con Nole (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Lorenzo Sonego si è “regalato” il match dei match, contro il n° 1 del mondo, Novak Djokovic. Lo ha fatto battendo 7-6 (6), 7-6 (2) ieri con la solita grinta il polacco Hubert Hurkacz, lungo e potente che con il servizio è in grado di far male a molti sulle superfici veloci come quella indoor di Vienna. Ma il torinese è andato oltre e con due tie-break il primo vinto in modo a dir poco rocambolesco, si è issato nei quarti di finale dell’ATP 500, affrontato in main draw da lucky loser. Il primo set lo ha visto andare a servire sul 5-4, grazie al break conquistato in precedenza, ma non gli è stato sufficiente. Nel tie-break si è trovato a rincorrere (0-4) ma non si è fatto sfuggire l’occasione quando Hurkacz ha perso l’ultimo minibreak di vantaggio sbagliando una voleè non impossibile di diritto. Dal 4-5 Sonego ha così chiuso 8-6. Nel secondo set il torinese, che lunedì prossimo entrerà per la prima volta in carriera tra i top 40 ATP, ha avuto il primo match point sul 5-4 servizio Hurkacz, annullato con un ace di gran livello dal polacco, ma nel tie-break ha dominato chiudendo 7-2. Sonego al termine era soddisfatto del match disputato e pronto al grande testa a testa con Djokovic: «Non ho mai perso la concentrazione contro Hurkacz e ho gestito con lucidità il difficile finale del primo set. Lui non ha mai mollato ed ha alzato il ritmo in quella fase di match. Sono orgoglioso di poter affrontare il n° 1 del mondo e farlo in un contesto così importante. Molto meglio che sfide del genere arrivino a livello di quarti di finale piuttosto che al 1° turno come accaduto lo scorso anno al Roland Garros con Federer. Dovrò servire al meglio e fare il mio gioco. Sarà in ogni caso un’esperienza che mi permetterà di crescere ancora». E’ durato invece una manciata di minuti, per l’esattezza otto, il confronto di ottavi di finale tra Jannik Sinner e Andrey Rublev. Il talento azzurro ha tenuto il servizio di apertura senza particolari difficoltà. Incassato il pareggio del russo nel game successivo, ha ceduto il game numero tre con un diritto uscito di poco, quindi si è diretto verso il giudice di sedia, dopo uno sguardo fugace verso il proprio angolo, annunciando il ritiro e lasciando al momento tutti di stucco, compreso il rivale di giornata. La causa, un problema fisico (vescica al piede destro già infiammata) riacutizzatosi nel corso dei pochi minuti di permanenza in campo. […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 28 ottobre 2020

Pubblicato

il

Sinner: “Non credo di avere talento. La forza è nella mia testa” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Jannik Sinner è lo sportivo italiano del momento. Giovane, 19 anni, ma già capace di sfidare senza paura i grandi del tennis, è un modello di semplicità e determinazione. In due anni è passato da sconosciuto a top 50 che batte i migliori e sfida Nadal. Sinner, come è cambiato? «Sono sempre lo stesso. E non ho paura di giocare contro nessuno. Se una cosa in campo mi dà fastidio, lo dicevo prima e lo dico adesso. Ma è vero che oggi mi trattano in maniera diversa».

Con Zverev a Colonia vi siete beccati…

 

Ogni tanto capita. Poi in quel momento dovevo inventarmi qualcosa per cambiare la partita, magari lui si poteva innervosire. Le partite non si vincono stando in campo e basta, quello che conta in questo sport è la testa. Gli altri vedono i miei risultati, iniziano a conoscermi. E nessuno vuole più perdere contro di me.

Le aziende la corteggiano, il pubblico la ammira. Unico appunto: in campo è troppo freddo.

Ma la gente cosa sa di me? Mi osserva quando entro in campo, concentrato al massimo, e pensa: “questo è uno chiuso”. Invece chi mi conosce fuori dal campo sa che sono aperto, che parlo di tutto con tutti. In campo me ne sto zitto, ma le assicuro che so divertirmi un casino, perché ci vuole anche quello.

Us Open, Roma, Parigi: dove si è trovato meglio nella “bolla”?

L’Atp sta facendo il meglio che può. Vuole che giochiamo, ma anche che stiamo bene. Agli Us Open è stata dura. Ho perso al primo turno delle qualificazioni del torneo precedente e sono stato dieci giorni li, poi ho perso per crampi agli Us Open, e sono rimasto altri dieci giorni. Ma alla fine sono tutte cose che ti rendono più forte.

Abbastanza per sfidare Nadal sul rosso a viso aperto: a Parigi è stato lei a strappargli più game di tutti, persino di Djokovic.

Quella contro Rafa sulla terra battuta è stata una grande sfida, ho giocato bene nel primo e nel secondo set, nel terzo Rafa ha spinto di più. Ma mi sentivo pronto a giocare contro di lui. Sono andato in campo con l’atteggiamento giusto.

In che cosa deve migliorare ancora?

A volte ho troppa fretta di fare il punto. Dovrei migliorare la percentuale con il servizio e variare di più i colpi. Invece sono soddisfatto della testa. Quella sta funzionando bene.

Tutti si chiedono: quanto vale davvero Sinner?

Che dicano pure quello che pensano, tanto non ci bado. Per uno valgo i primi 10, per l’altro non arriverò mai. Non ascolto nessuno dei due. Guardi, la cosa migliore che ho non sono i colpi. Anzi, se parliamo di quelli, non credo di avere tanto talento. Il mio vero talento è un altro, e lo devo alla mia famiglia, che mi ha trasmesso il rispetto per il lavoro, e insegnato a dare sempre il massimo. Per questo ogni volta che vado in campo, non importa contro chi, penso sempre: “lo con questo ci vinco”. Non sciolgo mai, non lascio mai un punto. Con Simon a Colonia ho perso il secondo set 6-0, ma è durato comunque un’ora, e non ho regalato nulla. Così l’altro lo fai pensare, gli fai capire che ci sei, e che piuttosto di mollare sei disposto a morire in campo. […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Nole, che missione. Chiudere sei stagioni da numero uno come l’idolo Sampras (Cocchi)

La rassegna stampa di martedì 27 ottobre 2020

Pubblicato

il

Nole, che missione. Chiudere sei stagioni da numero uno come l’idolo Sampras (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

L’ultima volta a Vienna era un ragazzino. Era il 2007, e aveva appena 20 anni, ma sapeva già come vincere. A due settimane dalla batosta rimediata in finale al Roland Garros da Nadal, Novak Djokovic rimette piede nell’arena austriaca, e con una motivazione superiore. Non è fame, è piuttosto voglia di qualcosa di diverso: raggiungere il suo idolo di gioventù, Pete Sampras. Solo due vittorie, che dovrebbero arrivare questa settimana, lo separano da chiudere l’anno aritmeticamente al numero 1 del mondo per la sesta volta in carriera. Solo due vittorie lo separano dal record di Pistol Pete, l’unico fino ad ora a riuscirci e, consecutivamente, dal 1993 al 1998. Un obiettivo che il campione di 17 Slam definisce amazing, stupefacente. Per l’aspetto affettivo, ovvero raggiungere l’eroe di bambino, ma anche per quello ferocemente agonistico. Arrivare alla sesta stagione chiusa in vetta al ranking, avrebbe un sapore più dolce perché gli permetterebbe di staccare, almeno in questa speciale classifica, gli arcirivali Federer e Nadal. Nole ha chiuso l’anno sul trono finora cinque volte: 2011, 2012, 2014, 2015 e 2018. Lo stesso numero di Rafa e Roger, i primi della classe, quelli che sotto sotto non lo hanno mai davvero considerato “uno di loro”. E allora perché non dare un’accelerata e iniziare il sorpasso proprio questa settimana dalla capitale austriaca? Per il campione serbo sarà anche l’ultimo appuntamento della “regular season”. Nole infatti ha annunciato tempo fa che non parteciperà al Masters 1000 di Parigi Bercy, dove il palcoscenico sarà tutto di Nadal, uno che in città ha dimostrato di trovarsi bene. «Se dovessi raggiungere Sampras sarebbe straordinario, una specie di sogno di bambino che si realizza. Quando cresci ammirando un idolo e poi riesci ad avvicinarti così tanto a lui è bellissimo. Comunque il mio obiettivo è restare numero uno al mondo per il maggior tempo possibile». Messaggio a chiare lettere per i diretti concorrenti nella rincorsa al titolo di più grande di tutti i tempi. Soprattutto a Federer, e al suo primato di 310 settimane in cima al mondo. Un appuntamento con la storia che potrebbe andare in scena già a inizio del prossimo anno. Ieri Nole ha cominciato la sua 292a settimana totale da numero 1 e se la situazione rimanesse tale passerebbe lo svizzero a inizio marzo del 2021: «Con i tempi che corrono non me la sento di fare previsioni. Ma certamente se il calcolo dei punti rimarrà così, per me che ho vinto molto a inizio anno sarebbe un vantaggio. Però vi prego, non trascinatemi ancora nel discorso su chi sarà il più grande di sempre» […]

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement