Sonego, il sogno sfuma in finale. Ma nel ranking scala 10 posizioni (Scanagatta). Sonego da applausi nel giorno di Rublev (Mastroluca). Sonego, una favola ma senza il lieto fine, Rublev vola al Masters (Gazzetta dello Sport). Rublev è una macchina, Sonego si ferma sul più bello (Calabresi)

Rassegna stampa

Sonego, il sogno sfuma in finale. Ma nel ranking scala 10 posizioni (Scanagatta). Sonego da applausi nel giorno di Rublev (Mastroluca). Sonego, una favola ma senza il lieto fine, Rublev vola al Masters (Gazzetta dello Sport). Rublev è una macchina, Sonego si ferma sul più bello (Calabresi)

La rassegna stampa di lunedì 2 novembre 2020

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Sonego, il sogno sfuma in finale. Ma nel ranking scala 10 posizioni (Ubaldo Scanagatta, Giorno – Carlino – Nazione Sport)

L’Andrey Rublev di quest’anno, 39 vittorie come Djokovic, ma un torneo vinto in più, cinque su cinque finali disputate, era troppo forte per il pur bravissimo Lorenzo Sonego. II ragazzo torinese si è difeso per come ha potuto, ha perso soltanto una volta il servizio per ciascun set, sul 2 pari nel primo e sul 4 pari nel secondo e tanto è bastato al russo dai capelli rossicci e da un tennis terribilmente aggressivo per vincere 64 64 il suo terzo ATP 500 consecutivo dopo Amburgo e San Pietroburgo, in aggiunta a quelli di inizio anno a Adelaide e Doha. Ma Sonego, pur avendo conquistato soltanto 9 punti in 10 turni servizio del giovane russo, 23 anni compiuti il 20 ottobre (4 punti nel primo set e 5 nel secondo) non ha sfigurato, dimostrando che il suo livello di tennis è decisamente cresciuto. Da oggi sarà n.32 nelle classifiche mondiali, un balzo di 10 posti, suo best ranking e tale che, se mantenuto, gli consentirebbe di ottenere un posto fra le 32 teste di serie all’Australian Open.

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Per i tennisti italiani si trattava della centosessantaseiesima finale. Ne avevano vinte 67. Lorenzo non ha nulla da rimproverarsi per aver perso con un giocatore che si è assicurato la qualificazione alle finali Masters ATP di Londra quale n.8 perché si contano sia i punti ATP del 2019 sia quelli del 2020, ma che in realtà quest’anno sarebbe il n.4. Ha vinto più tornei di tutti, perfino di Djokovic. Lorenzo ha avuto anche due pallebreak per il 5 pari nel primo set ma Rublev – che aveva cominciato il match conquistando 13 punti di fila sul proprio servizio – non ha tremato neppure lì. Oggi comincia il Masters 1000 di Parigi Bercy. Favoriti Nadal, Tsitsipas, Medvedev, Zverev, Rublev, Schwartzman, Berrettini e diversi azzurri (oltre a Berrettini e Sonego, il vincente del derby Travaglia-Mager, Cecchinato favorito con Coria).

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Sonego da applausi nel giorno di Rublev (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Un torneo speciale. L’hanno ripetuto come in coro, Andrey Rublev e Lorenzo Sonego dopo la finale dell’ATP 500 di Vienna Il russo ha vinto il quinto titolo stagionale sui dodici tornei giocati e si è qualificato per le ATP Finals come già aveva fatto l’amico Daniil Medvedev. Sonego, sconfitto 6-4 6-4 ha confermato come la vittoria contro Novak Djokovic, per quanto agevolata dalle circostanze, non sia stata solo frutto del caso. L’azzurro, mai così avanti in un ATP 500, può comunque godersi il nuovo best ranking al numero 32 del mondo. Se finisse così la stagione, sarebbe testa di serie all’Australian Open 2021.

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Rublev è infatti il primo giocatore dopo oltre un anno a vincere un torneo senza mai perdere il servizio. Ci era riuscito da ultimo l’australiano Alex De Minaur ad Atlanta ne12019. RUBLEV DA RECORD. ll russo, giocatore più titolato del 2020, ha raggiunto le 39 vittorie in stagione: primato condiviso solo con Djokovic

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Settimana dopo settimana, ha rinforzato la nouvelle vague tennistica della Russia, unica nazione che avrà due rappresentanti al “Masters”. Rublev, però, non si siede sugli allori. «Devo migliorare ancora in tante cose, e sarà una grande sfida per me poter competere a questo livello, con gli otto migliori giocatori del mondo», ha spiegato dopo la finale. SONEGO, BEST RANKING. Da questo punto di vista, Rublev ha lo stesso approccio di Sonego. Il torinese, alto e filiforme, generoso e appassionato, è soprattutto elastico. Questa dote atletica, questa capacità di rimbalzare in campo e muoversi velocemente nonostante sia alto un metro e novanta, si rispecchia in una flessibilità di testa e di carattere. Sonego, raccontava a Supertennis il suo storico coach “Gipo” Arbino, si adatta facilmente a tutte le situazioni. Non patisce i viaggi né i periodi lunghi lontano da casa. E convinto di potersela giocare, sempre e con tutti. Si è visto contro il distratto Djokovic a cui ha lasciato tre game nei quarti, contro il britannico Dan Evans in semifinale e anche nella finale contro Rublev in cui non ha smesso di provarci, di fare le scelte giuste anche dopo gli errori che gli sono costati i break decisivi nei due set.

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Sonego, una favola ma senza il lieto fine, Rublev vola al Masters (La Gazzetta dello Sport)

Sonego si fermò. Stavolta il giro di valzer si rivela troppo complicato e Vienna apre il salone delle feste a Rublev, il ballerino russo che è semplicemente ll giocatore più caldo del momento. È il primo in stagione a conquistare cinque tornei, raggiunge Djokovic nelle partite vinte (39, contro 7 sconfitte) e si assicura un posto per le Atp Finals di Londra, dove farà il suo debutto. E pensare che appena quattro anni fa, quando si affacciava sul circuito, malgrado avesse già vinto il Roland Garros juniores, lo consideravano troppo gracile e troppo distratto per ambire a un posto al sole. Lollo da applausi Tra due contendenti che hanno trascorso una settimana infuocata al servizio, il colpo di inizio gioco segna ovviamente la differenza: Lorenzo trova poche prime, e all’inizio si salva perché il moscovita non trova il ritmo nella risposta. Però aggredisce ogni palla, spinge ogni colpo da fondo e l’azzurro, per rimanere a galla, deve tenere una velocità troppo alta, fino a incrinarsi pure nelle certezze, come i due errori di dritto che consegnano a Rublev il break del 3-2 nel primo set, decisivo a indirizzare il parziale. Sarà un altro break chirurgico nel nono game del secondo set a chiudere la disfida, dominata dalla battuta del russo che concede appena 4 punti con la prima (9 in totale) e solleva il trofeo senza mai aver perso ll servizio in cinque partite: praticamente intoccabile. Eppure, nonostante lo stop a un passo dal sogno, Sonego si porta via dall’Austria una consapevolezza e una solidità mai viste prima: entrato in tabellone come lucky loser (da 42 del mondo, a segnalare ll livello del torneo), ha battuto quattro avversari meglio piazzati in classifica, ha scritto la storia sconfiggendo il numero uno Djokovic e adesso si ritrova al 32 posto del ranking,

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Insomma, la comprensibile delusione non può silenziare il dolce rumore degli applausi

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Quanto a Rublev, che dell’Italia apprezza molto la cucina (la famiglia possiede alcuni ristoranti multietnici), sarà opportuno tenerlo d’occhio almeno fino al 22 novembre, giorno della finale al Masters, per le qualità e per la cabala: l’ultimo russo a vincere cinque tornei in un anno fu Davydenko nel 2009, e poi si impose alle Finals. Rivali avvisati.

Rublev è una macchina, Sonego si ferma sul più bello (Marco Calabresi, Corriere della Sera)

Andrei Rublev versione 2020 è al livello dei primissimi del mondo. Il russo vale più dell’attuale numero 8 e, in una stagione non spezzata in due dal Covid e con i punti Atp «congelati», sarebbe molto più in alto. Eppure, contro il giocatore che al mondo quest’anno ha vinto più tornei di tutti (cinque, in altrettante finali), Lorenzo Sonego se l’è giocata alla pari dal primo all’ultimo punto della finale del 5oo di Vienna. Per il torinese è stata la settimana più bella della sua vita sportiva e anche ieri, al momento di ritirare il premio per il secondo classificato, gli brillavano gli occhi.

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lui non solo è entrato nel tabellone principale, ma ha battuto il numero 1 del mondo ed è arrivato in finale. Ma contro questo Rublev c’era veramente poco da fare: il russo aveva iniziato a vincere a gennaio, trionfando a Doha e Adelaide prima del lockdown, e ripetendosi anche dopo la ripresa dell’attività con Amburgo e a casa sua, a San Pietroburgo. Ingiocabile: delle ultime 20 partite ne ha vinte 19, e soltanto Djokovic (sì, proprio lui, battuto da Sonego) ha vinto lo stesso numero di match, 39. Per una settimana, Rublev non ha mai perso il servizio:

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Sonego aveva già i punti per giocare i Masters 1000 dal tabellone principale, e chissà se il numero 32 in classifica (best ranking ufficiale da oggi) gli sarà sufficiente per essere testa di serie al prossimo Australian Open, a patto che si giochi.

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Inevitabili, anche dalla voce di Sonego, i complimenti all’avversario: «Mi prendeva sempre il tempo, veniva avanti, tanti schiaffi al volo dopo il servizio, era davvero difficile prendere in mano il gioco, è stato molto bravo». Ma Lorenzo ci si è avvicinato.

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A un passo dalla storia.”Decisivo lo spirito”(Palliggiano). Missione possibile (Azzolini). Matteo, il quinto uomo (Martucci).

La rassegna stampa del 26 novembre

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A un passo dalla storia. “Decisivo lo spirito” (Davide Palliggiano)

Sogniamo la finale, che non arriva dal 1998. Da quella giocata a Milano e persa nettamene contro la Svezia (4-1). La strada per la gloria passa inevitabilmente dalla sfida di oggi contro il Canada e da una Nazionale che è tra le più talentuose di quelle arrivate a Malaga per la fase finale della Coppa Davis. La vittoria sugli Stati Uniti è ancora negli occhi di tutti, la prova straordinaria di Sonego contro Tiafoe, la lotta di Musetti con Fritz, il doppio vintage Fognini-Bolelli che ci ha regalato il punto decisive. E poi, il team Italia: più che una panchina, una curva. Con Berrettini capo degli ultrà. Matteo ieri si è allenato come mai aveva fatto nell’ultimo mese dopo l’infortunio patito a Napoli lo scorso 23 ottobre durante la finale persa contra Musetti. Ma da qui a essere pronto per un match di Davis ce ne passa. «Giocherei anche su una gamba sola» ha ammesso. Volandri l’ha confermato: «Berrettini s’è allenato, ci sta provando in tutti i modi». Ma squadra che vince non si cambia. Ed è anche giusto così, visto che il romano viene da un mese di inattività: «Bisogna essere oggettivi e pensare al meglio per la squadra: in questo momento i miei compagni stanno meglio e io mi limiterò a dare il mio contributo, cosa come ho fatto contro gli Stati Uniti». L’ULTIMA VOLTA. Berrettini era in campo nell’ultimo precedente contro il Canada, datato 2019. Era il debutto della nuova formula, l’Italia non fece una bella figura e da Madrid tornammo a casa praticamente subito. Sonego e Musetti non c’erano, ma c’erano quelli che oggi saranno i loro avversari nei singolari, Shapovalov e Auger-Aliassime, protagonisti di un Canada arrivato fino alla sua prima e unica finale, poi persa contro la Spagna. «Possiamo batterli con lo stesso spirito con cui abbiamo battuta gli Stati Uniti – ha detto Volandri, che ha iniziato il percorso da capitano di Davis due anni fa –l’ importante riportare il nostro termometro alla stessa temperatura della vigilia con gli Usa e poi dare il 110% contro il Canada». […] «Sarà importante mantenere lo spirito alto, sempre. Ciò ha differenza soprattutto per Sonego, che si è caricato grazie all’aiuto del pubblico. Con Shapovalov, però, avrà bisogno di una partita tecnicamente diversa». SPIRITO DI GRUPPO. Il concetto di squadra è stato più volte sottolineato. E sembra strano in uno sport cosi individuale e talvolta un po’ individualistico. Quelli dell’Italia, però, sono così. I singoli, in una competizione del genere, funzionano meglio se sentono il supporto dei propri compagni. Succede quindi che questi giorni a Malaga siano un continuo motivarsi a vicenda nonostante in campo poi vada soltanto uno di loro, o al massimo due nel doppio. Tutti si sentono un po’ coach, tutti fanno gruppo, a partire dall’hotel, dove si fa un gioco da tavolo chiamato Sequence. «Il gruppo si crea curando ogni piccolo particolare e avendo una relazione con loro durante tutto l’anno – ha spiegato Volandri – Se mi limitassi ad avere contatti solo durante la Davis cì vorrebbe il quadruplo del tempo per creare una squadra. Poi con ognuno di loro devo ovviamente relazionarmi in modo diverso». Si passa in effetti dai 20 anni di Musetti ai 37 di Bolelli. Età diverse, coach diversi, ma spirito azzurro e rispetto per la maglia e per la propria Nazionale. Quello che giovedì l’americano Tiafoe, durante l’inno, non sembra aver avuto indossando delle cuffie. «Bisognerebbe chiedergli il motivo, ma con me in panchina nessuno avrebbe tenuto le cuffie in un momento simile». Capitano, amico, consigliere, ma anche leader di una Nazionale che sta facendo miracoli. Saremo anche sfavoriti, ma il sogno di arrivare in finale, a partire dalle 13 di oggi, non ce lo toglie proprio nessuno.

Missione possibile (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Di buono c’è che il tennis dei pronostici, quello dei favoriti sulla carta, del confronto fra i risultati del passato, nei giochi della Coppa non è mai contato granché. Tutto si azzera, al momento di accendere le nuove disfide. E tutto deve essere rivisitato e riscritto, aggiornato secondo i criteri che appartengono esclusivamente alle risposte che vengono dal campo da gioco. […] Nel destino dell’Italia che insegue il sogno di una nuova finale, 24 anni dopo l’ ultima a Milano cancellata dalla sfiga (l’ infortunio alla spalla di Gaudenzi), e quarantasei dall’unica vinta in Cile, si sono manifestate le uniche due formazioni di queste Finals Eight che siano riuscite a trascinare a Malaga un Top Ten n. Taylor Fritz (numero 9) non è bastato agli Stati Uniti, vedremo se Felix Auger-Aliassime (numero 6) sarà sufficiente al Canada. Ma non è detto. La regola che qualsiasi conferma o ribaltone sarà il campo a deciderlo rimane in vigore. E in questa logica gli azzurri potranno ben giocare le loro carte migliori. Ripuliamo dunque il campo da qualsiasi riscontro del passato, per concedere agli azzurri i termini d’ingaggio tratti dagli ultimi match giocati, proprio quelli di Malaga. Conta il giusto sia il 2-2 nei precedenti fra Auger-Aliassime e Lorenzo Musetti, senza dimenticare che l’ultimo favorevole al canadese è giunto a Firenze dopo un curioso intoppo subito dall’italiano, bloccato prima del match da un problema al diaframma che gli rendeva faticosa la respirazione. Lo stesso vale per l’ 1-0 colto da Denis Shapovalov su Lorenzo Sonego al primo turno degli ultimi internazionali di Roma. Potrebbero contare di più, invece, varie altre considerazioni tratte da quanto osservato, a cominciare dal notevole afflato di squadra mostrato dall’Italia. Musetti, per esempio… Ha ben giocato contro Fritz mentre Auger-Aliassime ha stentato non poco a trovare la misura contro Otte, il tedesco. Eppure Musetti ha perso il proprio match, mentre il canadese si è tirato su, un po’ alla volta, fino ad avere ragione dell’avversario, che a dirla tutta un po’ strampalatolo è davvero. Felix veniva da Torino dunque il cambio di superficie può aver gravato sul suo gioco, ma se i problemi non saranno superati, e il ventiduenne di origini togolesi non riuscirà a imporre subito i ritmi del proprio tennis di spinta, Lollo potrebbe approfittarne per dare forma a un match giocato non solo su pochi colpi, ma su geometrie più varie. Certo Felix conosce meglio di Lorenzo il clima della Spagna tennistica. Si allena con Toni Nadal ormai da due anni, e forse anche lui lo considera un po’ come uno “zio’: Shapovalov ha giocato bene in doppio, riprendendosi da un pessimo singolare, nel quale come spesso portato a fare (e strafare) è sembrato dare per scontato che prima o poi il tedesco Struff gli sarebbe caduto sul piatto dalla racchetta. È un giocatore di gran fascino stilistico, il canadese, ma è anche una delle delusioni di quest’ultima stagione. Uno dalle immense possibilità, che non riesce però a dare al proprio tennis la concretezza che serve. Proprio la concretezza, la lucidità, la solidità, invece, sono statti fattori che hanno concesso a Sonego di destabilizzare Tiafoe, obbligandolo quasi sempre a subire. Infine il doppio, con le due coppie salvifiche, entrambe vittoriose nel match che ha portato ltalia e Canada alla semifinale. Pospisll e Shapovalov, da una parte, Fognini e Bolelli dall’altra. Più classici i due azzurri, sebbene anche il doppio, come il singolare, si giochi ormai a suon di scapaccioni alla palla. Più dominanti a rete, per caratteristiche tecniche e di indole personale, i due canadesi. «Auger-Aliassime ha trovato la continuità, in questa stagione, ha grandi mezzi e non mi sorprende vederlo tra primi dieci», ragiona capitan Filippo Volandri, «Shapovalov è un fenomeno, ma discontinuo. Li conosciamo, ci confronteremo su come affrontarli, li conosce bene anche Berrettini e attendiamo qualche buona idea da lui. Siamo un gruppo, e così si deve fare. Ci siamo preoccupati soprattutto di recuperare le energie e di ritrovare la giusta tensione che abbiamo portato in campo contro gli Stati Uniti. Abbiamo una nostra chat, neIla quale ci scambiamo messaggi e opinioni per tutto l’anno. E stata una buona cosa, e mi permette di far sentire tutti parte del gruppo. È successo con Sonego quando non era con noi a Bologna, sta succedendo ora con Sinner». Una nuova esperienza da tifoso attende Berrettini. «Preferirei giocare, ma anche esserci è importante. A casa soffro troppo, qui almeno mi sfogo tifando E mi alleno. Il piede sta tornando a posto». In ritardo perla Davis, ma è una buona notizia. 

Matteo, il quinto uomo (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

«Vinciamo 2-1, mi piace di più se ci riusciamo allo spareggio». Il tifoso Vip della panchina azzurra di coppa Davis è molto di più del quinto uomo, e del nome, Matteo Berrettini, il primo finalista italiano a Wimbledon: è l’anima del gruppo, lo spirito della squadra che, senza lui e Sinner – convalescenti -, ha battuto gli Stati Uniti e oggi in semifinale sfida il Canada, ancora contro pronostico. INSIEME “Squadra” è il credo degli azzurri che ritornano alle semifinali 8 anni dopo. «E’ una parola complessa per un tennista, che è individualista per tutta la stagione ATP, ma in Davis scambiandosi esperienze e cose personali ne ricava dei benefici. Un anno e mezzo fa Filippo (Volandri) mi ha presentato il progettoDavis con lui come capitano e ha messo al primo posto il concetto di gruppo, che in Davis dev’essere più condiviso e coeso per fare la differenza com’è stato contro gli Stati Uniti», spiega Berrettini che mercoledì mattina s’è svegliato alle 5 per raggiungere Malaga: «Era l’unico volo, ma la levataccia valeva comunque la pena. Quando, ho capito che non avrei potuto partecipare in campo perché il recupero dopo l’ultimo infortunio andava a rilento ho chiamato il capitano, gli ho detto che ci tenevo a esserci anch’io, in panchina, per sostenere i compagni e dare un contributo alla squadra. Da casa avrei sofferto troppo e ho già rinunciato troppo spesso, volevo esserci». AMORE Il ruolo di super-tifoso è difficile: «Non puoi scatenare tutta l’adrenalina magari picchiando la palla con forza, però durante le partite dei ragazzi ho urlato e ho dato qualche bella manata contro la balaustra. Di sicuro, viverla così dal vivo è più stressante che giocare». Per amore solo per amore: «Io gioco da sempre le competizioni a squadre, prima al circolo della Corte dei Conti, poi all’Aniene, con Vincenzo Santopadre che mi ha inculcato quai è il meglio per la squadra. Pensando a che cosa mi piacerebbe che gli altri facessero per me se potessi giocare». I primi flash di Davis a chi sono legati? «Potito Staraceci ho giocato insieme in serie A e Fabio (Fognini) che batte Murray a Napoli, una delle sue partite più belle». SUGGERITORE Il valore aggiunto di Matteo è anche tecnico. «Conosco bene Tommy Paul, sapevo che ama servire in certi angoli e alla Laver Cup ho visto Sock cosa faceva in doppio, ne ho parlato anche con Novak (Djokovic) ed Andy (Murray), e l’ho fatto presente al capitano». Chissà che dritte potrà dare su Aliassime e Shapovalov: «Non ho visto il doppio del Canada con la Germania, eravamo cotti, ma so che Denis, col suo talento, ha dato la svolta. Aliassime è in forma, ha avuto un’annata portentosa, sarà anche stanco, serve bene e su questa superficie è particolarmente pericoloso, ma Musetti ha il talento per batterlo. Quei due sono molto giovani, e vicini d’età, sono cresciuti insieme, sono una squadra da sempre. Ma non mi preoccupa che il Canada sia favorito, a noi piace anche un po’ giocare contro pronostico: guarda come ha reagito Sonego contro Tiafoe dopo una stagione con momenti complicati. Qui dovevamo esserci Jannik ed io e invece hanno giocato i singolari i due Lorenzo, e l’hanno fatto alla grande perché hanno fatto gruppo, superando anche le differenze d’età». La curiosità LIMITI Matteo ha ripreso in mano la racchetta qualche giorno fa, coach Santopadre è venuto come lui in vacanza a Malaga e guarda le partite in tribuna coi figli: «Finalmente ho ritrovato il campo, ma una cosa è allenarsi e un’altra è essere performante, e io non devo forzare i tempi anche se ho ritrovato anche sensazioni positive. Devo riconoscere i miei limiti. Anche se giocherei su una gamba sola ci sono i miei compagni». E c’è la famosa squadra. Avversari ripescati al posto della Russia Curiosamente, il Canada, avversaria dell’Italia nelle semifinali di coppa Davis di oggi a Malaga, è stata ripescata al posto della Russia, detentrice della Coppa, che non potrà difendere il titolo per l’espulsione da parte della federazione internazionale dopo l’invasione dell’Ucraina. La scelta è stata presa seguendo il ranking ITF e i nordamericani hanno ufficialmente usufruito di una wild card. Malgrado, per l’assenza dei suoi gioielli, Aliassime e Shapovalov, la formazione guidata dall’ex pro Dancevic era stata eliminata per 4-0 dall’Olanda. […]

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Davis, Italia in semifinale (Bertolucci, Palliggiano, Panatta, Martucci, Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 25 novembre 2022

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Italia quasi perfetta, adesso in semifinale può succedere di tutto (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Non c’è nulla da fare: malgrado la formula ridicola, gli orari senza senso e un’organizzazione quantomeno rivedibile, le farfalle nello stomaco che provocano le emozioni della Coppa Davis non sono replicabili da nessun torneo, nemmeno da uno Slam. Per questo mi sono esaltato di fronte all’impresa dell’Italia, vivendo le stesse sensazioni che provavo quando stavo in panchina. Era evidente che per battere gli Stati Uniti in assenza dei nostri due migliori giocatori c’era bisogno da parte dl tutti gli altri di una prestazione al limite della perfezione, elevando il rendimento rispetto agli standard stagionali: un fenomenale Sonego e lo straordinario doppio azzurro dei veterani Fognini e Bolelli hanno senza dubbio giocato le loro migliori partite dell’anno nel giorno in cui serviva di più. In particolare, il piemontese ha sorpreso per la solidità mostrata, dopo che in altre occasioni, in Coppa, si era fatto travolgere dalla tensione e dalle eccessive aspettative. L’inizio titubante di Tiafoe gli ha certamente fatto capire che la partita era alla sua portata, così non si è mai irrigidito sotto il peso della pressione, conservando la fluidità tecnica necessaria per portare alla squadra il primo, preziosissimo punto. Lorenzo non era tra i convocati prima che Sinner e Berrettini dessero forfeit, ma ha sempre avvertito la fiducia dell’ambiente e gli va dato atto di aver effettuato, nei giorni scorsi, una preparazione accelerata ma sicuramente efficace. La sconfitta di Musetti rientra nelle normali dinamiche del tennis, perché maturata contro un avversario più forte: ma il carrarese ha giocato comunque un match di sostanza. Potremmo invece aprire un libro sulle scelte del capitano Usa Mardy Fish in doppio, o ringraziare Sock per il pomeriggio orribile, però Fognini e Bolelli hanno dimostrato perché in carriera sono stati capaci anche di vincere uno Slam: hanno mantenuto un rendimento elevatissimo, non hanno consentito agli avversari in difficoltà di rientrare in qualche modo in partita, sono stati solidissimi mentalmente e letali in risposta. Una prestazione di squadra che deve renderci orgogliosi e che sarebbe meraviglioso veder ripetuta anche In semifinale. […]

Italia, il sogno continua (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

 

Sfavoriti, eppure in semifinale. Enorme, commovente Italia. E il tennis azzurro, con Filippo Volandri capitano, è tornato ad essere uno sport di squadra. Di quelle unite al di là dei pronostici e contro le difficoltà. Siamo in semifinale e mancavamo dal 2014: il sogno di bissare il successo ormai vintage del 1976 è ancora difficilissimo, ma ora è un po’ più vicino. Merito degli azzurri, del team, dell’ambiente, perché a Malaga è sembrato di giocare in casa In tanti sono arrivati qui, altri ci vivono, alcuni andalusi si sono invece convertiti dopo l’eliminazione della Spagna. Il resto ce l’hanno messo loro: Sonego, Musetti, Fognini, Bolelli e, perché no, Berrettini, arrivato per fare il capo ultrà dalla panchina. Più squadra gli azzurri, nonostante le assenze di quelli che sulla carta sono i due singolaristi più forti, Sinner e appunto Berrettini. Ma siamo andati avanti coi “gregari” e ciò ha reso la vittoria sugli Stati Uniti ancor più bella. «Sono orgoglioso dei miei ragazzi -ha ammesso Filippo Volandri, capitano quasi commosso -. È un successo che abbiamo costruito nel tempo. Dopo aver vinto il girone di Bologna non mi aspettavo fossimo così avanti nel percorso». Volandri batte le mani sul petto, se li è coccolati tutti: «Le loro prestazioni sono state pazzesche. Sonego aveva un’energia incredibile, Musetti ha giocato bene contro un tennista che era in gran forma. La presenza di Berrettini ci ha aiutato tanto, Matteo ci ha dato carica e anche qualche spunto dalla panchina per il doppio». Tanto da ricevere i complimenti di capitan Fish, sorpreso in positivo dalla presenza a Malaga del romano nonostante l’infortunio: «Ha ragione, siamo stati più squadra. È merito della disponibilità di tutti». La mattinata è iniziata con la straordinaria vittoria di Sonego su Tiafoe, criticato ancor prima di cominciare per aver indossato le cuffie durante l’inno statunitense. È proseguita con il ko di Musetti, quello che era il nostro tennista più in forma, con il numero 9 del mondo, Fritz. Poi, il doppio dei ‘vecchietti’ Fognini e Bolelli ha fatto il suo battendo in due set Sock e Paul. […] Quella di domani, a partire dalle 13, sarà la 18^ semifinale per l’Italia. Ma in bacheca, di Davis, ce n’è sempre e solo una, quella del 1976.

Una confortante maturità. Fish, perché no a Ram? (Adriano Panatta, Tuttosport)

Bravi ragazzi, e grazie. Bella prova, anzi, più che bella… E’ stato un confronto ben costruito e ben giocato. Gli azzurri hanno dato forma a una gara tesa, solida, schietta, affrontata nei modi e con i pensieri giusti. Badando al sodo, senza strafare. Prova di grande autorevolezza, e di confortante maturità. Dalle giuste scelte del capitano, alla generosa determinazione di Lorenzo Sonego, fino all’impegno strenuo di Lorenzo Musetti e alla risolutezza con cui Fabio Fognini e Simone Bolelli hanno preso in mano il doppio per condurlo dalla loro parte. Grazie anche a Mardy Fish, capitano statunitense, quasi eroico nella cocciuta determinazione di fare a pezzi il proprio doppio, quello che così buoni risultati gli aveva dato nei gironi d’avvio della fase finale. Ram e Sock si sono trasformati in Paul e Sock. Dov’è l’errore? Sono due, non uno soltanto. Il primo è quello di aver dimenticato Ram nel momento di diramare le convocazioni per Malaga. Il vincitore delle Finals, figurarsi, quello che con Sock avrebbe ricomposto un doppio di ben diversa caratura. Inspiegabile… Chissà che c’è sotto. II secondo errore è giunto di conseguenza: privato di Ram, perché scegliere Paul che il doppio Io gioca saltuariamente, giusto per sciogliere i muscoli, e non invece Tiafoe? Mistero. […] Mi dicevano che erano favoriti gli Stati Uniti, e forse era vero. Ma siamo qui a festeggiare una bellissima vittoria azzurra. E comunque, i match si capovolgono se dalla parte degli “sfavoriti” c’è volontà, cuore, unità d’intenti e soprattutto, non si offrono agli avversari dei buoni motivi per tirare su la testa, e magari riprendersi. Gli azzurri se ne sono ben guardati. In questo la vittoria è stata perfetta. Mi sono piaciuti tutti, da Sonego a Musetti. da Fognini a Bolelli. Mi è piaciuto II trasporto della panchina, l’impegno di Berrettini nel tifare i compagni di cordata. Mi è piaciuto meno Tiafoe, che so essere stravagante il suo. Quando l’ho visto con le cuffie mentre suonavano gli inni, non ho resistito e con la massima spontaneità (senza cattiveria, ma di cuore, credetemi) mi è venuto da dire che fossi stato il capitano, gli avrei mollato un bel pedatone sul sedere. Non avrei dovuto? Ho esagerato? Ma dai, sei a Malaga per rappresentare il tuo Paese e ti presenti con le cuffie quando suonano l’inno? Non sono cose che si possano vedere.

Un’Italia da sogno vola in semifinale (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Matrimonio all’italiana Meglio del film. Un sogno. L’Italia batte gli Stati Uniti e va in semifinale in coppa Davis contro pronostico. Perché la coppa Davis esalta i singoli che fanno squadra. Non i primi ma i secondi che, senza i titolari Jannik Sinner e Matteo Berrettini – Oscar ex aequo degli infortuni – , superano le star Taylor Fritz e Frances Tiafoe, e riportano gli azzurri in semifinale 8 anni dopo l’impossibile sfida a Federer e Wawrinka. Alle 10 di mattina, quando parte l’indimenticabile giornata di Malaga, dà l’esempio Lorenzo Sonego, bastonato un anno fa dal signor nessuno Gojo. Sonny/Lollo, caricato dal tifo amico, ridiventa il famigerato Polpo, che sta sempre attaccato alla partita, e firma l’importantissimo 1-0 contro l’estroso, velocissimo, Frances Tiafoe, più avanti in classifica (numero 19 contro 45), semifinalista agli US Open di settembre e forte dell’ultimo, recente, precedente con Sonego, a Bercy. Il gruppo è forte perché è pronto, è sicuro, è coeso. Così, non c’è contraccolpo psicologico al tentativo fallito dal braccio d’oro Lorenzo Musetti contro Taylor Fritz, oggi ancora troppo più forte ed esperto, reduce dalle belle prove di Torino, sulla superficie veloce indoor che lo esalta e col pettorale più alto (n. 8 ATP) fra i protagonisti della fase finale a 8 di Malaga. Sull1-1, con la famigerata “coppa Piqué” che, in contro-tendenza rispetto all’ATP assegna al doppio un ruolo decisivo, l’Italia trova la coppia che ha cercato per anni, che temeva di aver perso dopo il trionfo agli Australian Open 2015 e che non credeva più d’altissimo livello dopo la mancata qualificazione al Masters della settimana scorsa a Torino. Invece, all’improvviso, dà una lezione di tennis e di affiatamento a Sock e Paul. Due accoppiati per caso dopo l’esclusione dello specialista Ram e la rinuncia di Tiafoe, deluso da sé stesso dopo la batosta dal giovedì azzurro da leoni. «Deve andare in campo leggero, è molto più forte dell’anno scorso e non ha nulla da perdere». Gipo Arbino, coach/psicologo ha indottrinato al meglio Sonego, che produce 17 ace e l’84% di punti con la prima, volando via facile nel primo set dal 4-2, e poi reagendo all’1-3 ed a un set point nel tie-break: «Atmosfera incredibile: con tanti italiani a sostenermi, sembrava di essere a Roma. E’ fra le mie partite più belle. Sono rimasto concentrato punto dietro punto, senza mai pensare al risultato, al dopo, ho vissuto il presente. Ho cercato di essere sempre aggressivo. Così i valori, che in realtà sono sempre molto vicini, si sono avvicinati ancora di più. Anche grazie all’esperienza di Torino e Bratislava». […] «Siete una vera squadra, anche senza Berrettini che è venuto a tifare in panchina», applaude capitan Mardy Fish. «Sono orgoglioso di tutti i ragazzi, quel che conta è la prestazione non il risultato. Matteo ci ha aiutato tantissimo con la presenza e con le sensazioni anche in doppio», chiosa Filippo Volandri. […]

La Davis fa bella l’Italia (Stefano Semeraro, La Stampa)

Vince la panchina lunga. Vincono lo spirito di squadra, la voglia di farcela nonostante le assenze pesanti, anzi pesantissime. Vince l’Italia che come diceva qualche settimana fa Lorenzo Musetti, «deve guardare all’Italia di Mancini campione di Europa, alla forza di quel gruppo». Vince il progetto «che parte da lontano» di Filippo Volandri, ct che alla vigilia delle Final 8 di Coppa Davis a Malaga aveva scoperto di dover rinunciare ai due centravanti Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Ma che ha sempre creduto in quello che potevano dargli, non le riserve, ma gli altri uomini di Coppa. A partire da Lorenzo Sonego, punto debole un anno fa contro la Croazia a Torino, ma protagonista ieri, sempre nei quarti, contro gli Usa a Malaga. E stato «Sonny» a mettere il timone a diritta nel primo incontro, superando in due set (6-3 7-6) il numero 2 degli States, Frances Tiafoe, che tre settimane fa lo aveva eliminato in scioltezza a Parigi-Bercy. Un primo set da leone, contro un Tiafoe ancora sonnolento, reduce da una vacanza alle Maldive; poi la determinazione di chiudere al secondo, annullando anche tre set point. Servizio devastante (17 ace, 84 di prime palle) e tanta solidità da fondo. L’altro Lorenzo, Musetti, non è riuscito a sigillare il discorso contro Taylor Fritz, il n. 1 degli yankee fresco semifinalista alle Atp Finals (7-6 6-3) così a staccare il biglietto per le semifinali ci ha pensato la coppia di veterani che non ne vogliono sapere di tramontare, Simone Bolelli – migliore in campo – e Fabio Fognini: 6-4 6-4 e una lezione per Jack Sock e Tommy Paul, il singolarista di riserva schierato a sorpresa (e incomprensibilmente) dal capitano Mardy Fish che molto ha fatto rimpiangere lo specialista Ram, lasciato a casa nonostante la vittoria al Masters. Confusione e presunzione Usa contro concretezza e «fame» azzurra. Il risultato fa 2-1 per l’Italia, che entra fra le prime quattro di Davis come non capitava dal 2014, e domani affronta la vincente fra Canada e Germania. Con il valore aggiunto di Berrettini, che nonostante il piede ko è volato lo stesso a Malaga, per tifare, incoraggiare, suggerire. Essere, comunque, uno del gruppo. Insomma una Squadra, con la maiuscola, come quella che 46 anni fa ci regalò l’unica Zuppiera della nostra storia. […]

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Flash

Italia, istruzioni per gli USA (Bertolucci). Musetti si risveglia n. 1: «Sono l’italia, un onore» (Palliggiano). Ottimismo Musetti (Bertellino)

La rassegna stampa di mercoledì 23 novembre 2022

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Italia, istruzioni per gli USA (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Italia-Usa al via oggi alle 10 è un quarto di finale di Coppa Davis che sfugge a ogni pronostico. Lo sarebbe stato anche con la presenza dei nostri big, Matteo Berrettini e Jannik Sinner. L’unica certezza è che gli Stati Uniti partiranno da favoriti nell’eventuale doppio decisivo. Certo, l’Italia, con Lorenzo Musetti e Lorenzo Sonego, che non sono riserve, nei due singolari che apriranno la sfida di Malaga può giocarsi le sue carte. Il Musetti visto negli allenamenti è in gran spolvero, il giocatore è apparso sereno e tranquillo. Evidentemente la superficie si adatta bene ai suoi ritmi e ai suoi tempi. Il carrarino ha fatto un buon rodaggio con i primi due match di singolare in Davis giocati quest’anno, uno a marzo in trasferta e l’altro più difficile tecnicamente a Bologna a settembre: il primo vinto in 3 set su Gombos (Slovacchia-Italia 2-3), il secondo in 2 parziali con Gojo (Italia-Croazia 3-0). In entrambi i casi ha gestito bene le due situazioni. Ma oggi l’ostacolo è più alto e duro. Il Fritz visto a Torino è un giocatore in grande forma e fiducia, il miglioramento evidente nel suo tennis lo ha spinto tra i primi 10 al mondo. È riuscito a completare il suo bagaglio tecnico dopo due anni dove era caduto in un purgatorio tennistico. L’unico aspetto che potrebbe penalizzare lo statunitense è la superficie, meno veloce rispetto alle Atp Finals di Torino. Fritz parte favorito. Per essere competitivo Lorenzo dovrà per prima cosa risolvere il problema della risposta perché il suo avversario serve bene. Sulla seconda di Fritz mi aspetto l’azzurro aggressivo. L’americano è un classico giocatore da dietro con un buon rovescio incrociato e discrete accelerazioni di diritto. Musetti ha un bagaglio tecnico più fornito ma meno pesante nei colpi, l’importante è che assuma sul campo la posizione corretta perché a volte fa ancora un po’ confusione restando troppo lontano dalla linea di fondo. L’altro singolare vedrà protagonista Lorenzo Sonego. L’azzurro in Davis ha sempre pagato delle cambiali durissime gestendo molto male sia in casa che fuori le occasioni che ha avuto. E per uno come lui, un lottatore nato, è una cosa che risulta incomprensibile. Lo reputavo sufficientemente freddo ma ci sono giocatori che si esaltano in Davis e altri che rendono meno nelle gare a squadre, e fino a oggi per lui è stato così. Mi auguro che questo tributo all’azzurro lo abbia pesantemente pagato e che in questa occasione così importante riesca a esprimere un tennis migliore. Un’ora prima del match Sonego conoscerà il nome del suo rivale. Sulla carta dovrebbe essere Frances Tiafoe, ma dagli spogliatoi di Malaga si vocifera di un possibile sorpasso di Tommy Paul. […]

Musetti si risveglia n. 1: «Sono l’italia, un onore» (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

 

Nemmeno una settimana fa sarebbe stato la prima riserva. Ora si ritrova numero 1 dell’Italia che domattina alle 10 scende in campo al `Martin Carpena’ contro gli Stati Uniti nei quarti di Coppa Davis. Prima Sinner e poi Berrettini hanno dato forfait; ma negli ultimi due mesi, e qui non ci sono dubbi, Lorenzo Musetti è stato il miglior italiano in assoluto. E a 20 anni è qui a Malaga pronto a sfidare il mondo con quel suo rovescio a una mano che incanta e quelle variazioni di gioco che spesso fanno impazzire gli avversari. Ieri il carrarese s’è allenato con Sonego sul campo adiacente al palazzetto dello sport in cui si giocano le Final 8. Ognuno seguito dai rispettivi coach, ma con la supervisione del capitano Volandri. Due ore intense, serie, il giusto mix tra sfottò e imprecazioni. Tensione si, ma fino a un certo punto prima di debuttare in quella Coppa che manca all’Italia dal ’76. Arriva a Malaga da numero 1 Italiano. C’è pressione? «Un po’, ma la sto vivendo molto bene, l’armonia nel gruppo me la fa sentire meno. Rappresentare l’Italia mi rende felice e orgoglioso e spero di non far rimpiangere Sinner e Berrettini. In più, quest’anno ho fatto tante esperienze mi sento un tennista e una persona migliore».

In che condizioni ci arriva?

Ho cercato di allenarmi al meglio, ma anche di riposare ed è stato fondamentale per ricaricare le pile. Ora mi sento pronto per questa avventura e sono convinto che tutta la squadra può fare un bel percorso nonostante le assenze.

Domani affronterà Fritz, semifinalista alle Atp Finals di Torino.

Ultimamente ha espresso il suo miglior tennis, ma potrebbe anche ritrovarsi in una condizione fisica non ottimale. È un giocatore fastidioso e il cemento è la sua superficie preferita. Tra di noi c’è solo il precedente di Wimbledon, dove ho perso in tre set al primo turno. Da quel confronto sono cresciuto parecchio, ho battuto giocatori più in alto di me in classifica: spero di fare una bella prestazione e portare il punto a casa. Siamo sfavoriti rispetto agli Stati Uniti, ma abbiamo le carte in regola per batterli. Il campo è leggermente più veloce rispetto a quello di Bologna ma questa cosa ci può anche favorire. Siamo pronti a lottare fino all’ultimo respiro per questa maglia. […]

Berrettini arriva oggi per fare il tifo. Si sta creando un bel legame tra voi.

Purtroppo Matteo non può giocare per infortunio, ma è bello e onorevole che abbia trovato il tempo per venire qui. Siamo davvero contenti di vederlo. Farà il tifo per noi, ce n’è bisogno.

Ottimismo Musetti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Ha esordito in singolare a inizio marzo a Bratislava, conquistando nell’ultimo match, in rimonta, il punto del successo sulla Slovacchia che ha aperto all’Italia le porte dei gironi delle DavisCup Finals. Poi a Bologna, a metà settembre, battendo nel primo incontro Borna Gojo, ha aperto le danze per la preziosa affermazione sulla Croazia. Ora però le defezioni per infortunio dei top 20 Jannik Sinner e Matteo Berrettini proiettano Lorenzo Musetti al ruolo di numero uno della squadra capitanata da Filippo Volandri che domani a Malaga sfida gli Stati Uniti nei quarti di finale. «Sinceramente per adesso non sento pressione, la sto vivendo molto bene, siamo amici, in questo gruppo e c’è davvero una bella atmosfera, anche durante gli allenamenti riusciamo a divertirci con energia e motivazione, e credo che questo sia importante quando si gioca per una squadra – afferma il 20enne di Carrara -. Siamo dispiaciuti per le assenze di Sinner e Berrettini, le punte di diamante del nostro team, ma ci daranno supporto da lontano e noi metteremo sul campo tutto ciò che abbiamo per provare a non farli rimpiangere. Gli Stati Uniti sono forti ma abbiamo le carte in regola per batterli, sono convinto che possiamo vincere anche senza Matteo e Jannik. Cercherò di tirare fuori il meglio, rappresentare l’Italia è sempre un orgoglio: questo gruppo ti spinge a non mollare mai». Salvo sorprese dell’ultim’ora, il NextGen azzurro dovrà misurarsi con Taylor Fritz, numero 9 della classifica mondiale, reduce dalla semifinale alle Atp Finals di Torino. Il 25enne Californiano è il leader del team stelle e strisce, che comprende anche Frances Tiafoe (n.19), Tommy Paul (n.33), oltre allo specialista del doppio Jack Sock. «Contro Fritz sarà dura, visto che arriva da una stagione incredibile. E’ fastidioso, in questi campi serve bene ed è pesante da fondo. A Wimbledon ci ho perso in tre set, però da allora sono cambiato molto, ho battuto anche giocatori di un certo calibro ed è aumentata la mia fiducia. Spero di giocare senza pensieri ed esprimere il mio miglior tennis con l’obiettivo di cogliere un punto prezioso per l’Italia. La Coppa Davis è molto importante, la viviamo in più tappe e unisce tantissimo. Ci fa vivere con intensità ed energia grazie alla squadra e al gruppo, che raddoppia le emozioni». […] Lorenzo ha voglia di chiudere in bellezza un 2022 in crescendo con la Nazionale. «Il debutto in Davis con la Slovacchia è uno dei momenti che ricordo con più piacere. L’attaccamento alla maglia è incredibile, non lasci andare mai niente e lotti fino alla fine. Senti l’energia dei compagni, dello staff e questo ti porta a dare sempre il 100%. E’ stato un anno ricco di nuove belle esperienze, e la Davis è una di queste: mi ha fatto migliorare non solo come atleta ma anche come persona. Credo nel lavoro e nell’umiltà di non entrare sconfitti – chiosa Lorenzo – sarà una bella sfida contro una grande squadra».

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