Le accuse a Zverev: Olga Sharypova racconta la sua versione a Racquet Magazine

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Le accuse a Zverev: Olga Sharypova racconta la sua versione a Racquet Magazine

Ben Rothenberg ha realizzato un’intervista con l’ex-fidanzata di Alexander Zverev. La giovane russa racconta le violenze che avrebbe subito durante la loro relazione, arrivando a tentare il suicidio

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Qualche giorno fa, Olga Sharypova aveva accusato Alexander Zverev di abusi domestici, in particolare durante lo US Open 2019. Zverev ha replicato con un breve post su Instagram in cui ha scritto sia di questa vicenda che della gravidanza di un’altra sua ex, Brenda Patea, negando in toto, e la sua posizione è stata ribadita da Bela Anda, uno specialista nella risoluzione di crisi legate alle pubbliche relazioni assunto dal tedesco.  

In una nuova intervista, però, la giovane russa è entrata nei particolari di una vicenda che, se confermata, potrebbe avere delle gravi conseguenze per uno dei tennisti più in vista del pianeta, sebbene Sharypova abbia ribadito di non voler sporgere denuncia. Ben Rothenberg, freelance che solitamente scrive per il New York Times, l’ha intervistata per oltre due ore (qui potete leggere l’articolo originale), ripercorrendo una relazione durata 13 mesi ma con radici profonde.

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I PRIMI EPISODI

L’intervista si apre con la testimonianza del giornalista stesso a cui viene mostrato lo screenshot di una conversazione su WhatsApp di un anno fa contenente due foto di Sharypova con dei lividi sul volto e sul braccio, a cui fa seguito uno scambio di battute con un’amica, che le chiede, “cos’è questo?”. “Questo è Sascha”, è la risposta di Olga – va sottolineato che questa schermata non è presente nell’articolo, mentre altre chat risalenti a quei giorni a New York lo sono.

 

La ventitreenne moscovita, ex-giocatrice a livello juniores, ha raccontato di aver conosciuto Zverev a un torneo negli Stati Uniti quando i due avevano 14 anni. “L’anno dopo, ha voluto che diventassi la sua ragazza. Sono rimasta in America per un mese; durante quel periodo abbiamo parlato tanto, e poi abbiamo iniziato a frequentarci. Ci mandavamo messaggi, parlavamo durante i tornei e passeggiavamo”. A 15 anni, però, Olga (Olya per gli amici) ha smesso di giocare, e i due si sono persi di vista. Nel 2018, però, i rapporti si sono riallacciati quasi per errore: durante lo US Open, Sharypova aveva postato una foto scattata a New York anni prima, e Zverev, in città per il torneo, l’aveva contattata perché pensava che si trovasse lì in quel momento. Anche se non era così, i due hanno ricominciato a sentirsi: Mi ha chiesto di andare a Montecarlo per vedersi, e così abbiamo ricominciato a frequentarci per una seconda volta”.

È sempre nel Principato che si sarebbe verificato il primo episodio di violenza, anche se Sharypova non ricorda precisamente in che periodo del 2019. “Eravamo nel suo appartamento a Monaco. Me ne stavo andando perché avevamo litigato pesantemente. Ero all’ingresso, e mi ha sbattuto la testa contro il muro”. Dopo essere stata colpita, si sarebbe accasciata sul pavimento:Si è spaventato e ha iniziato a mentire, dicendo che l’avevo colpito per primo e che non aveva fatto niente, che non aveva mai fatto niente del genere. Io ho solo detto, ‘cosa? Sono io quella accasciata sul pavimento, di cosa stai parlando?’”.

I litigi sarebbero iniziati durante una vacanza alle Maldive, anche se all’epoca non vi era stata una deriva fisica: “Credo sia importante dire che non è solo la violenza fisica ad essere importante, c’è anche quella psicologica, da cui poi è scaturita quella fisica. Posso gestire il fatto che degli sconosciuti mi diano della puttana sui social media o che scrivano che sono una cattiva persona, ma non è qualcosa che voglio sentirmi dire dalla persona che amo. Era una situazione tossica, mi diceva cose terribili come ‘non sei nessuno. Non hai guadagnato niente in vita tua. Io sono una persona di successo, io guadagno dei soldi, mentre tu non sei nessuno’”.

Secondo Sharypova, Zverev era molto possessivo anche quando lei si allontanava per tornare a Mosca: “Quando decidevo di lasciarlo di solito smettevo di parlargli e bloccavo il suo contatto, ma lui mi faceva comunque arrivare messaggi attraverso i miei amici o attraverso la mia famiglia. Magari ero con degli amici e lui iniziava a chiamarmi. Io dicevo, ‘Sascha, sono con i miei amici, posso passare un po’ di tempo con loro?’ e lui rispondeva, ‘no, devi parlare con me. Io sono importante. Non sono forse importante per te?’ Io gli dicevo, ‘certo che voglio parlare con te, ma più tardi. Va bene se ti richiamo fra qualche ora?’ ma lui ribatteva ‘no. Non sono importante per te? Non mi ami? Non vuoi passare del tempo con me?’. Anche se andavo in un bar, finivo per passare tutto il tempo al telefono perché lui voleva così. Non avevo il tempo per farmi una vita. Non so neanche come avesse il tempo di comportarsi così, fra allenamenti e preparazione fisica”.

I momenti peggiori si verificavano quando i due erano insieme, però. “Non avevo nessuno a supportarmi e a dirmi che non fossi una cattiva persona. Venivo incolpata di tutte le sue brutte prestazioni. Ero la ragione delle sue sconfitte. Per lui ero la fonte di tutti i suoi problemi”. Sharypova afferma di essersi sentita pronta a “sacrificare” carriera e amici per Zverev, ma che non era preparata alla sensazione di vuoto e di inutilità che ne è seguita. “Lui piaceva molto ai miei genitori; non dicevano niente, ma si erano accorti di quanto fossi cambiata. Ero una persona sempre attiva, sempre positiva, a cui piaceva stare con le persone […]. Invece in quel periodo ero sempre in casa, e loro mi dicevano, ‘perché non esci con i tuoi amici? Che ti è successo?’. E io rispondevo, ‘non so, non mi va’. Non volevo che Sascha stesse male per questo motivo”.

Alla domanda, lecita, sul perché non se ne sia andata prima, risponde così: “Restavo sempre, e dicevo, ‘cosa stai facendo? Non è normale, non puoi comportarti così con una donna’. Dopo ogni litigata cercavo di sistemare le cose. Lui si scusava, capiva di aver fatto qualcosa di sbagliato. Era un circolo vizioso. Subito dopo, iniziava ad incolparmi, e io incolpavo me stessa, perché forse avevo torto, forse avrei dovuto stare zitta ad ascoltarlo. Avevo un alto grado di sopportazione, ma non per tutto. Ogni tanto gli dicevo, ‘se sono una persona tanto cattiva, perché stai con me? Lasciamoci. Ora me ne vado – perché andiamo avanti con questa storia?’”.

US OPEN 2019

Le cose avrebbero iniziato a prendere una piega ancora peggiore, come noto, a New York: Quella volta ho temuto per la mia vita. Non è stata la solita litigata – ho davvero avuto paura. Stavo urlando, e lui mi ha spinta sul letto e mi ha messo un cuscino in faccia. Per un po’ non sono riuscita a respirare, e ho solo cercato di scappare. Liberatasi, Sharypova è corsa a piedi nudi nel corridoio del quarantaseiesimo piano del Lotte New York Palace, un albergo con cui Zverev aveva un accordo di sponsorizzazione. “Ho avuto il tempo di scappare fino all’atrio; lui aveva paura ad inseguirmi perché lì ci sarebbero potuti essere dei testimoni”.

La giovane dichiara di essersi rifugiata su un divano nell’area della reception, dove temeva di essere vista. “C’erano tante persone, e io volevo andarmene. Non volevo che nessuno dell’ambiente del tennis mi vedesse mentre piangevo”. Da lì si sarebbe spostata verso l’ingresso posteriore, dove degli sconosciuti, notando le sue condizioni, l’avrebbero aiutata a nascondersi da Zverev: “Mi hanno visto, e hanno visto Sascha che veniva a cercarmi, e alcuni di loro sono andati a parlare con lui. Nel frattempo sono scappata dove non potesse vedermi”. Sharypova vuole trovare le immagini dell’ingresso dell’hotel di quella sera per confermare la sua storia, ma l’ufficio del Lotte ha fatto sapere che le pubblicherebbe solo se costretto da un giudice, e che comunque non è certo che le immagini siano state conservate.

Olya ha quindi scritto a un amico d’infanzia, Vasil Surduk, che si trovava in New Jersey, e di questo possiamo avere la certezza perché ci sono gli screenshot:

Screenshot from phone of Vasil Surduk, subtitled by @SaltyTennis

I due (e una terza persona) avevano passato insieme il pomeriggio, e Surduk ricorda che Sharypova si era messa a piangere durante una telefonata con Zverev. Aveva poi riportato l’amica in albergo, ma appena arrivato a casa aveva iniziato a ricevere messaggi e telefonate che lo pregavano di andarla a riprendere. “Mi ha scritto, ‘puoi venirmi a prendere? Non so chi altro chiamare all’infuori di te’”. Olya è quindi stata ospitata nell’abitazione di Surduk, dove sua cugina le ha dato scarpe e vestiti. Vasil dice: “Non pensavo fosse una cosa seria, e invece ha finito per diventare una brutta situazione. […] Mi ha detto della litigata, ma non mi ha detto che era già successo o di quanto fosse grave la questione”.

Qualche ora dopo, Zverev avrebbe iniziato a mandargli dei messaggi chiedendo di lei, e Surduk dice di avergli creduto: “Tendo sempre a fidarmi prima dell’uomo, perché sono un uomo anch’io, anche se conoscevo Olga da tanto tempo”.  Il giorno dopo l’ha riportata in albergo per prendere le sue cose, che Sharypova ha trovato sparse per il corridoio, come si vede dalla foto:

Screenshot from phone of Vasil Surduk, subtitled by @SaltyTennis

Gli unici oggetti mancanti erano il passaporto, cosa che le impediva di tornare subito in Russia come avrebbe voluto, e i regali che le aveva fatto Zverev; il tennista tedesco aveva deciso di riprenderseli. Una volta tornati in New Jersey, la matrigna di Surduk (che non ha voluto essere citata ed è quindi chiamata Mrs V nell’articolo) avrebbe organizzato un incontro con Sascha a casa loro, contravvenendo alla richiesta di Sharypova. Vasil è quindi andato a prenderlo al Billie Jean King National Tennis Center. A quel punto, lui e Mrs V avrebbero cercato di far rappacificare i due, come confermato dalla donna: “Ha iniziato a dire, ‘la amo, la voglio’. Quando un ragazzo così famoso dice cose del genere ci credi, no? Aveva fatto tutta quella strada per lei”.

La donna avrebbe quindi incoraggiato Sascha a chiederle di sposarlo, e lui avrebbe risposto: “Lo farei, ma continua a scappare da me”. In quel momento, sia Surduk che la sua matrigna confermano di essere stati dalla parte del tedesco, convincendo Sharypova a fare pace.Sono io quella che l’ha spinta a tornare da lui perché nessuno di noi voleva crederle. Lei non voleva, siamo stati io e Vasil. Abbiamo creduto a [Zverev], la sua storia era così convincente. Mi sento fottutamente in colpa per non aver creduto ad Olga”.

LA LAVER CUP

Sharypova è quindi tornata con Zverev per un po’: “L’ho davvero perdonato perché mi avevano convinta a farlo. Ho pensato, ‘forse sono fuori di testa e non capisco cosa sto facendo e cosa dovrei fare’. Così siamo volati a Ginevra”. In Svizzera, l’attuale N.7 ATP doveva giocare la Laver Cup, organizzata da Team 8, l’agenzia che lo rappresenta. Ed è lì che si sarebbe sfiorata la tragedia: Ero profondamente depressa. Non sapevo più per cosa stessi vivendo. Ciò che è successo a Ginevra è stato molto peggio degli episodi precedenti […] Abbiamo litigato di nuovo, e per la prima volta mi ha dato un pugno in faccia, e quando ha lasciato la stanza stavo morendo dentro. […] Ho realizzato di non poter più vivere così; non potevo più stare con lui, ma sapevo che non mi avrebbe lasciata andare”.

Avrebbe quindi deciso di iniettarsi dell’insulina trovata nella camera di Zverev (sembra che tedesco soffra di diabete, anche se non l’ha mai confermato direttamente). “Sapevo che una persona sana rischia la morte iniettandosi dell’insulina. L’ho fatto e non ho avuto paura; volevo solo andarmene in qualche modo perché non ce la facevo più. Quando è tornato io ero chiusa a chiave in bagno, ad aspettare che succedesse. Lui ha capito e ha iniziato a supplicarmi di aprire”.

Stando alla versione della russa, Zverev ha trovato un organizzatore che l’ha convinta a lasciarli entrare nel bagno (questa persona è stata contattata da Rothenberg ma non si è fatto intervistare perché professionalmente deve mantenere privati episodi di questo tipo legati ai giocatori). Una volta uscita, le sarebbe stato somministrato del glucosio per contrastare l’insulina, ma pur stando bene avrebbe passato i successivi tre giorni chiusa in camera a pensare al tentato suicidio.

Ora Olga sta molto meglio, anche grazie alla decisione di condividere la sua versione dei fatti. Rothenberg ha concluso alludendo a ciò che sarebbe successo nel mese successivo, quando Sharypova avrebbe definitivamente lasciato Zverev durante la tournée asiatica, ma per ora non ci sono dettagli su questi ulteriori sviluppi. Ha voluto però aggiungere un’ultima cosa: “Voglio solo dire che all’epoca sono stata ignorata, ma non succederà più. Non sono insignificante. Sono una persona, ho una voce e non voglio più stare in silenzio. […] Voglio mostrare a tutti che ci può essere un lieto fine, perché un anno fa non volevo più vivere e ora invece sono qui a raccontare la mia storia”.

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Konta, buone sensazioni da Nottingham: non vinceva un torneo dal 2017

L’ex numero quattro del mondo (oggi 30) convive con problemi ai tendini ma ha imparato a gestirsi. “Adesso so leggere i segnali del mio fisico, non era scontato tornare a sollevare un trofeo”

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Johanna Konta - WTA Nottingham 2021 (dal suo profilo Twitter)

Nelle gerarchie più che mai fluide del circuito femminile, merita un cerchio rosso il ritorno al successo di Johanna Konta. Superando nettamente Shuai Zhang (6-2, 6-1) nella finale del WTA 250 Nottingham, l’ex numero quattro del mondo (oggi 30) è tornata a sollevare un trofeo dopo quattro anni dall’ultima volta.

Era Miami 2017, il punto più alto di una carriera che l’ha vista per due volte semifinalista Slam sulla terra e sull’erba. Un bel segnale che arriva proprio in apertura della breve stagione sui prati e con la finestra sull’atteso appuntamento olimpico, da parte di una giocatrice la cui solidità è stata minata dagli infortuni. Un ginocchio in disordine l’aveva costretta a fermarsi dopo lo US Open 2019 (anno in cui ha perso anche la finale di Roma, contro Karolina Pliskova), per poi vivere un 2020 tormentato dalla tendinite e altri guai. “Non credo molto nelle ricompense del destino – ha raccontato a WTA Insider -, ma mi sento grata di aver avuto l’opportunità di tornare a vincere un titolo. Non lo davo assolutamente per scontato, considerando il mio percorso recente. Le problematiche ai tendini mi hanno costretta ad approfondire la conoscenza del mio corpo, imparando a gestirlo. Un lavoro che è andato oltre quello strettamente legato al campo. Il successo qui a Nottingham lo interpreto come un premio alla perseveranza mia e del mio staff“.

VERSO WIMBLEDON – La transizione dalla terra all’erba è stata migliore del previsto, rispolverando l’universalità che la numero uno britannica ha mostrato nei giorni migliori. “La verità è che non pensavo di giocare a Nottingham perché speravo di andare più avanti a Parigi – ha sorriso -, ma amo questo torneo e ogni volta che posso ci vengo molto volentieri. Prima di questa settimana mi mancavano le belle sensazioni che dà una serie di vittorie, sappiamo quanto conti abituarsi a stare in campo e a vincere. Aver giocato cinque partite qui mi ha fatto bene e penso possa servirmi per il prosieguo“.

 

Konta non riusciva a infilare due successi consecutivi da Cincinnati 2020 e al Roland Garros era finita fuori già al primo turno, contro Sorana Cirstea. “Ho dolori alle ginocchia e agli addominali – l’ammissione – è una sofferenza che avevo messo in conto e va gestita. Questi due anni mi hanno insegnato a saper leggere i segnali del mio corpo“. Sarà interessante vederla a Wimbledon, in quello che potrebbe essere – stando a una sua recente intervista – il penultimo anno di carriera prima di dedicarsi alle gioie della famiglia, compresa una maternità che non riterrebbe conciliabile con la vita nel circuito. Come ha fatto sapere proprio oggi sui social, per la tennista britannica che un mese fa ha compiuto trent’anni sembra imminente anche la programmazione del matrimonio.

Le vittorie e le sconfitte le vivi in maniera differente quando vai avanti con l’età – ha chiuso il cerchio -, la mancanza dei successi in questi ultimi anni non la avvertivo come un peso, quello che invece senti quando devi ancora vincerne uno e non sai se puoi essere in grado di farlo. Rispetto alle precedenti, questa vittoria l’ho vissuta con maggiore gioia e leggerezza“.

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Al femminile

Il Roland Garros di Krejcikova e dei ritiri

Lo Slam sulla terra rossa ha proposto quattro semifinaliste esordienti e una vincitrice a sorpresa. Ma anche tanti problemi fisici delle giocatrici di vertice

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Barbora Krejcikova - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Il Roland Garros 2021 femminile si è concluso da alcuni giorni, la finale è stata disputata sabato scorso, eppure sono ancora intatte le mie perplessità sul torneo. Che Slam è stato? Come mettere in ordine di importanza gli eventi accaduti? Come ricorderemo la vittoria di Barbora Krejcikova? Come l’avvento di una giocatrice dalla maturazione tardiva, ma poi capace di mantenersi stabilmente ai piani del tennis? O invece come una impresa irripetibile, favorita da una serie di circostanze del tutto particolari?

Probabilmente solo i tempi della storia ci consentiranno di capire con certezza quali aspetti vadano considerati più rilevanti, e come inquadrarli. Ma credo che un discorso sulla qualità generale offerta dal torneo vada affrontato già oggi. Per questo tema rimando all’ultima pagina dell’articolo. Intanto cominciamo a parlare di chi ha vinto.

Barbora Krejcikova
E così, a Roland Garros terminato, gli albi d’oro ci dicono che Barbora Krejcikova non è solo la campionessa del singolare, ma anche la regina del torneo di doppio. Una impresa straordinaria: la accoppiata nei due tornei parigini non riusciva da 21 anni, dai tempi di Mary Pierce (edizione del 2000). E prima di lei, nell’era Open, ci sono riuscite solo Navratilova (1982, 1984), Ruzici (1978), Evert (1974, 1975), Court Smith (1973) e King (1972). E con il titolo di doppio, conquistato insieme alla storica compagna Siniakova, Barbora è tornata numero 1 delle classifiche di coppia.




 

In pratica nel giro di qualche mese Krejcikova si è trasformata da giocatrice specialista del doppio a protagonista assoluta, capace di risultati eccezionali in singolare. Come è stato possibile? Nata nel dicembre 1995, Barbora ha sviluppato una carriera inusuale, con una accelerazione di risultati in parte dovuta alla anomalia della stagione 2020, quella della pandemia.

Nella sua storia si possono identificare una serie di passaggi cruciali, che l’hanno portata fino alla situazione di oggi. Il primo momento chiave risale al 2013. Barbora, allora teenager, dopo essere stata una ottima junior (numero 3 del ranking), deve decidere se tuffarsi nel mare aperto del professionismo o se optare per soluzioni meno ambiziose ma più sicure, come per esempio l’attività nei tornei NCAA (il circuito delle università americane). Ne parla con i genitori, e d’accordo con la mamma prova a rivolgersi a Jana Novotna per avere un consiglio. Sia Krejcikova che Novotna sono nate e abitano a Brno, perché non approfittarne e sentire il parere di una campionessa così esperta?

Krejcikova si presenta a casa di Novotna con una lettera, e la risposta di Jana è sorprendente: non solo le consiglia di abbracciare senza tentennamenti l’attività professionistica, ma si offre di farle da coach per affrontare il complicato mondo dei tornei ITF, il passaggio obbligato che precede il ben più ricco Tour WTA.

Anche se non arrivano risultati immediati, le stagioni con Novotna la formano sul piano tecnico e mentale, e costituiscono la base della sua esperienza di giocatrice professionistica. Barbora in seguito dovrà per forza proseguire con altri coach quando Jana è costretta a smettere di allenarla per l’aggravarsi delle condizioni di salute.

Un secondo momento fondamentale nella carriera di Krejcikova va datato 2018, quando torna a formare un team stabile di doppio insieme a Katerina Siniakova. Barbora e Katerina sono quasi coetanee (Siniakova è più giovane di sei-sette mesi), e hanno giocato insieme già in diverse occasioni. Ma soprattutto la loro coppia ha conquistato tre junior Slam (Roland Garros, Wimbledon, US Open) nel 2013, prima che le loro strade si separassero alla fine della attività giovanile. Dal 2018 affrontano di nuovo insieme i tornei a livello WTA, e i risultati arrivano molto in fretta, risvegliando l’antica alchimia: semifinale a Doha, finale a Miami, vittoria al Roland Garros, vittoria a Wimbledon. La semifinale allo US Open e la finale al Masters valgono anche la posizione numero 1 delle classifiche di specialità.

I successi nel doppio significano non solo la tranquillità economica per proseguire la attività in singolare, ma permettono a Krejcikova di affrontare stadi e pubblici in occasioni importanti, che da singolarista non avrebbe la possibilità di sperimentare.

Un terzo momento fondamentale della carriera di Krejcikova arriva nel 2020, con la pandemia. Al contrario di quasi tutte le altre giocatrici, per lei lo stop del circuito internazionale si trasforma in una insperata fase di crescita. Lo ha raccontato lei stessa diverse volte. Qui mi rifaccio alla conferenza stampa di qualche giorno fa a Parigi, dopo la vittoria su Sloane Stephens. Domanda: “Durante il torneo di Strasburgo hai raccontato che per te sono state fondamentali alcuni tornei giocati nel periodo della pandemia in Repubblica Ceca. Hai detto che ti hanno fatto sentire più pronta ad affrontare la sfida del singolare”.

Risposta: “Sì, penso siano stati davvero importanti. Ho avuto l’opportunità di giocare contro tutte le migliori ragazze della Repubblica Ceca, che ha tante buone giocatrici. Non ho avuto solo l’occasione di misurarmi con loro, ma anche di osservare come si allenano, come si preparano per le partite, etc. etc. Tutto questo mi ha davvero aiutato perché io ero fuori dalla top 100, ma in quei giorni mi sono resa conto di potermela giocare con tutte. Solo la mia classifica non era all’altezza, e non mi permetteva di partecipare ai loro stessi tornei. Ho capito che dovevo progredire nel ranking per dimostrarlo”.

Al primo impegno dopo lo stop per pandemia, Krejcikova partecipa al WTA di Praga grazie a una wild card (in quel momento è numero 118 del ranking) e perde al secondo turno da Simona Halep per 3-6, 7-5, 6-2. Ha di fronte una Halep in ottima condizione, che avrebbe vinto non solo quel torneo, ma anche i successivi Internazionali di Italia, eppure Barbora nei primi due set gioca benissimo, impegnando molto seriamente la numero 2 del mondo. Il salto di qualità è evidente, e mancano solo le occasioni per confermarlo.

Arriva il Roland Garros 2020, lo Slam autunnale. Grazie ai forfait di diverse giocatrici, Krejcikova entra per la prima volta direttamente nel tabellone principale di un Major. Di fatto è la sua terza volta in assoluto in uno Slam, visto che in precedenza, su 17 tentativi, 15 volte non aveva superato le qualificazioni: solo in due occasioni era riuscita entrare nel main draw (Roland Garros 2018 e Australian Open 2020) . Ma quella che scende in campo a Parigi è ormai una giocatrice matura, molto più sicura di sé e delle proprie possibilità. E infatti raggiunge il quarto turno (sconfitta da Podoroska in tre set) dopo avere battuto Strycova e Pironkova.

La crescita si consolida ulteriormente nel 2021, con altri due passaggi fondamentali: la finale a Doha, torneo WTA 1000, persa contro Muguruza; e infine il primo successo in carriera, nel WTA 250 di Strasburgo. La vittoria nella finale alsaziana contro Sorana Cirstea è l’ultimo gradino che le serve per scendere in campo a Parigi senza porsi limiti.

a pagina 2: Krejcikova al Roland Garros 2021

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Focus

Steve Flink: “Il terzo set di Djokovic-Nadal al Roland Garros è stato il più bello della loro rivalità”

Ultimo video con il Direttore Scanagatta: Djokovic può fare il Grande Slam? La doppietta di Krejcikova e i difetti caratteriali di Zverev

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Quella del 2021 è stata un’edizione del Roland Garros con tanti spunti e altrettanti momenti da ricordare, non c’è dubbio. Ubaldo Scanagatta e Steve Flink hanno provato a fare il punto, spaziando dalle grandi rimonte di Djokovic all’interruzione del regno di Rafa Nadal, con uno sguardo anche a Wimbledon già imminente. Di seguito il video:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

1:14 – Su Djokovic-Nadal. Ubaldo: “Il terzo set è stato uno dei migliori set che abbia mai visto e anche Djokovic lo ha evidenziato come uno dei suoi migliori match giocati al Roland Garros”. Flink: “Nel primo set erano entrambi nervosi, non è stato un grande set, il secondo è stato giocato molto bene, il terzo è stato il miglior set che abbiano giocato l’uno contro l’altro, nel quarto Djokovic ha giocato benissimo mentre Nadal era esausto. È stata una grande performance da parte di Djokovic, una fantastica rimonta e un terzo set che tutti noi ricorderemo”. Ubaldo: “Nel terzo set ci sono stati sette game ai vantaggi, entrambi hanno avuto break point. Per quanto concerne le emozioni non potevamo chiedere di meglio, un ritmo e una intensità incredibili”.

 

4:40 – Flink: “Chiunque avesse vinto il terzo set avrebbe portato a casa il match”. Ubaldo: “Quando hanno iniziato il tie-break del terzo set la sensazione è stata la stessa. L’inizio del quarto set stava per smentirci, ma poi Djokovic ha vinto sei game di fila”. Flink: “Rafa sembrava una po’ scoraggiato, non sembrava avere la stessa fiducia in sé stesso che di solito lo contraddistingue”.

08:40 – Flink: “Djokovic ha fatto un gran lavoro sia agli Australian Open che a Parigi. L’anno scorso la sua priorità era il record di settimane da numero 1 e lo ha ottenuto, quest’anno il suo obiettivo era di vincere tutti e quattro gli Slam e ha conquistato i primi due dell’anno”.

09:40 – Sulla finale con Tsitsipas. Flink: “La partita è cambiata nel momento in cui ha fatto il break del 3-1 nel terzo set in quel game molto combattuto, da lì in avanti non hai più avuto problemi nei suoi turni di servizio”. Ubaldo: “A volte Tsitsipas gioca bene all’inizio e poi perde un po’ la concentrazione, ma da quel momento Djokovic non ha concesso più nulla”.

11:50 – Ubaldo: “Ci sono stati due Djokovic. Quello contro Nadal è stato molto emozionante, le urla, le grida, l’incoraggiarsi. In finale invece è stato un po’ piatto all’inizio, come se fosse stanco e volesse conservare le energie. Anche dopo la vittoria è stato molto calmo”.

17:00 – Flink: “Djokovic ricorderà questo torneo principalmente per il match contro Nadal, ma anche per aver trovato il modo di vincere questa finale dopo essersi trovato due set in svantaggio, anche se non era ispirato come lo era contro Nadal”.

18:50 – Ubaldo: “Djokovic è stato criticato per il suo modo di comportarsi contro Berrettini, quando ha urlato prima e dopo il match point. Nadal e Federer non si sarebbero mai comportati in quel modo”. Flink: “Aveva un sacco di emozioni represse nel match contro Berrettini. È una questione di personalità, esprime le sue emozioni ma è anche una persona cortese. Penso che i media e i fan lo prendano di mira. Non gli danno abbastanza credito per le sue qualità”.

24:45 – Su Tsitsipas-Zverev: Ubaldo: “Quando Zverev si avvicina alla rete e non sta troppo a fondocampo è il miglior atleta tra i giovani, insieme a Tsitsipas. È molto pericoloso sia con il dritto che con il rovescio”. Flink: “Concordo, e se Zverev avesse fatto il break nel primo game del quinto set avrebbe affrontato lui Djokovic in finale invece di Tsitsipas”.

26:00 – Sulla performance di Zverev: “Non puoi giocare in quel modo e poi lamentarti, non puoi permettere che uno come Tsitsipas vada due set sopra. Non credo lui abbia il giusto temperamento, perché si trova spesso in situazioni simili”.

28:20 – Sulle possibilità del Grande Slam. Ubaldo: “Adesso tutti parlano della possibilità di Djokovic di vincere tutti e quattro gli Slam, e per me è il favorito a Wimbledon, dove ha già vinto cinque volte, e probabilmente lo sarà anche allo US Open. Zverev forse è l’unico vero avversario di Novak a Wimbledon”. Flink: “Concordo con te, ma ricordiamoci del 2016, quando era nella stessa situazione di oggi e perse al terzo turno contro Querrey per eccesso di confidenza. Sarei molto sorpreso se una cosa del genere si ripetesse. Non sentirà la pressione a Wimbledon, mentre potrebbe avvertirla allo US Open”.

34:45 – Sul torneo femminile. Flink: “Speravo vincesse Sakkari, perché è dinamica sul campo, si muove bene ed è divertente da vedere in campo. Krejcikova e Pavlyuchekova hanno giocato una finale di buona qualità”. Ubaldo: “Principalmente il terzo set, perché nei primi due set non hanno mai giocato bene nello stesso momento”. Flink: “Krejcikova dovrebbe essere orgogliosa di quello che ha fatto, ha sconfitto Stephens, Gauff e salvato match point contro Sakkari”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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