Le accuse a Zverev: Olga Sharypova racconta la sua versione a Racquet Magazine

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Le accuse a Zverev: Olga Sharypova racconta la sua versione a Racquet Magazine

Ben Rothenberg ha realizzato un’intervista con l’ex-fidanzata di Alexander Zverev. La giovane russa racconta le violenze che avrebbe subito durante la loro relazione, arrivando a tentare il suicidio

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Qualche giorno fa, Olga Sharypova aveva accusato Alexander Zverev di abusi domestici, in particolare durante lo US Open 2019. Zverev ha replicato con un breve post su Instagram in cui ha scritto sia di questa vicenda che della gravidanza di un’altra sua ex, Brenda Patea, negando in toto, e la sua posizione è stata ribadita da Bela Anda, uno specialista nella risoluzione di crisi legate alle pubbliche relazioni assunto dal tedesco.  

In una nuova intervista, però, la giovane russa è entrata nei particolari di una vicenda che, se confermata, potrebbe avere delle gravi conseguenze per uno dei tennisti più in vista del pianeta, sebbene Sharypova abbia ribadito di non voler sporgere denuncia. Ben Rothenberg, freelance che solitamente scrive per il New York Times, l’ha intervistata per oltre due ore (qui potete leggere l’articolo originale), ripercorrendo una relazione durata 13 mesi ma con radici profonde.

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I PRIMI EPISODI

L’intervista si apre con la testimonianza del giornalista stesso a cui viene mostrato lo screenshot di una conversazione su WhatsApp di un anno fa contenente due foto di Sharypova con dei lividi sul volto e sul braccio, a cui fa seguito uno scambio di battute con un’amica, che le chiede, “cos’è questo?”. “Questo è Sascha”, è la risposta di Olga – va sottolineato che questa schermata non è presente nell’articolo, mentre altre chat risalenti a quei giorni a New York lo sono.

 

La ventitreenne moscovita, ex-giocatrice a livello juniores, ha raccontato di aver conosciuto Zverev a un torneo negli Stati Uniti quando i due avevano 14 anni. “L’anno dopo, ha voluto che diventassi la sua ragazza. Sono rimasta in America per un mese; durante quel periodo abbiamo parlato tanto, e poi abbiamo iniziato a frequentarci. Ci mandavamo messaggi, parlavamo durante i tornei e passeggiavamo”. A 15 anni, però, Olga (Olya per gli amici) ha smesso di giocare, e i due si sono persi di vista. Nel 2018, però, i rapporti si sono riallacciati quasi per errore: durante lo US Open, Sharypova aveva postato una foto scattata a New York anni prima, e Zverev, in città per il torneo, l’aveva contattata perché pensava che si trovasse lì in quel momento. Anche se non era così, i due hanno ricominciato a sentirsi: Mi ha chiesto di andare a Montecarlo per vedersi, e così abbiamo ricominciato a frequentarci per una seconda volta”.

È sempre nel Principato che si sarebbe verificato il primo episodio di violenza, anche se Sharypova non ricorda precisamente in che periodo del 2019. “Eravamo nel suo appartamento a Monaco. Me ne stavo andando perché avevamo litigato pesantemente. Ero all’ingresso, e mi ha sbattuto la testa contro il muro”. Dopo essere stata colpita, si sarebbe accasciata sul pavimento:Si è spaventato e ha iniziato a mentire, dicendo che l’avevo colpito per primo e che non aveva fatto niente, che non aveva mai fatto niente del genere. Io ho solo detto, ‘cosa? Sono io quella accasciata sul pavimento, di cosa stai parlando?’”.

I litigi sarebbero iniziati durante una vacanza alle Maldive, anche se all’epoca non vi era stata una deriva fisica: “Credo sia importante dire che non è solo la violenza fisica ad essere importante, c’è anche quella psicologica, da cui poi è scaturita quella fisica. Posso gestire il fatto che degli sconosciuti mi diano della puttana sui social media o che scrivano che sono una cattiva persona, ma non è qualcosa che voglio sentirmi dire dalla persona che amo. Era una situazione tossica, mi diceva cose terribili come ‘non sei nessuno. Non hai guadagnato niente in vita tua. Io sono una persona di successo, io guadagno dei soldi, mentre tu non sei nessuno’”.

Secondo Sharypova, Zverev era molto possessivo anche quando lei si allontanava per tornare a Mosca: “Quando decidevo di lasciarlo di solito smettevo di parlargli e bloccavo il suo contatto, ma lui mi faceva comunque arrivare messaggi attraverso i miei amici o attraverso la mia famiglia. Magari ero con degli amici e lui iniziava a chiamarmi. Io dicevo, ‘Sascha, sono con i miei amici, posso passare un po’ di tempo con loro?’ e lui rispondeva, ‘no, devi parlare con me. Io sono importante. Non sono forse importante per te?’ Io gli dicevo, ‘certo che voglio parlare con te, ma più tardi. Va bene se ti richiamo fra qualche ora?’ ma lui ribatteva ‘no. Non sono importante per te? Non mi ami? Non vuoi passare del tempo con me?’. Anche se andavo in un bar, finivo per passare tutto il tempo al telefono perché lui voleva così. Non avevo il tempo per farmi una vita. Non so neanche come avesse il tempo di comportarsi così, fra allenamenti e preparazione fisica”.

I momenti peggiori si verificavano quando i due erano insieme, però. “Non avevo nessuno a supportarmi e a dirmi che non fossi una cattiva persona. Venivo incolpata di tutte le sue brutte prestazioni. Ero la ragione delle sue sconfitte. Per lui ero la fonte di tutti i suoi problemi”. Sharypova afferma di essersi sentita pronta a “sacrificare” carriera e amici per Zverev, ma che non era preparata alla sensazione di vuoto e di inutilità che ne è seguita. “Lui piaceva molto ai miei genitori; non dicevano niente, ma si erano accorti di quanto fossi cambiata. Ero una persona sempre attiva, sempre positiva, a cui piaceva stare con le persone […]. Invece in quel periodo ero sempre in casa, e loro mi dicevano, ‘perché non esci con i tuoi amici? Che ti è successo?’. E io rispondevo, ‘non so, non mi va’. Non volevo che Sascha stesse male per questo motivo”.

Alla domanda, lecita, sul perché non se ne sia andata prima, risponde così: “Restavo sempre, e dicevo, ‘cosa stai facendo? Non è normale, non puoi comportarti così con una donna’. Dopo ogni litigata cercavo di sistemare le cose. Lui si scusava, capiva di aver fatto qualcosa di sbagliato. Era un circolo vizioso. Subito dopo, iniziava ad incolparmi, e io incolpavo me stessa, perché forse avevo torto, forse avrei dovuto stare zitta ad ascoltarlo. Avevo un alto grado di sopportazione, ma non per tutto. Ogni tanto gli dicevo, ‘se sono una persona tanto cattiva, perché stai con me? Lasciamoci. Ora me ne vado – perché andiamo avanti con questa storia?’”.

US OPEN 2019

Le cose avrebbero iniziato a prendere una piega ancora peggiore, come noto, a New York: Quella volta ho temuto per la mia vita. Non è stata la solita litigata – ho davvero avuto paura. Stavo urlando, e lui mi ha spinta sul letto e mi ha messo un cuscino in faccia. Per un po’ non sono riuscita a respirare, e ho solo cercato di scappare. Liberatasi, Sharypova è corsa a piedi nudi nel corridoio del quarantaseiesimo piano del Lotte New York Palace, un albergo con cui Zverev aveva un accordo di sponsorizzazione. “Ho avuto il tempo di scappare fino all’atrio; lui aveva paura ad inseguirmi perché lì ci sarebbero potuti essere dei testimoni”.

La giovane dichiara di essersi rifugiata su un divano nell’area della reception, dove temeva di essere vista. “C’erano tante persone, e io volevo andarmene. Non volevo che nessuno dell’ambiente del tennis mi vedesse mentre piangevo”. Da lì si sarebbe spostata verso l’ingresso posteriore, dove degli sconosciuti, notando le sue condizioni, l’avrebbero aiutata a nascondersi da Zverev: “Mi hanno visto, e hanno visto Sascha che veniva a cercarmi, e alcuni di loro sono andati a parlare con lui. Nel frattempo sono scappata dove non potesse vedermi”. Sharypova vuole trovare le immagini dell’ingresso dell’hotel di quella sera per confermare la sua storia, ma l’ufficio del Lotte ha fatto sapere che le pubblicherebbe solo se costretto da un giudice, e che comunque non è certo che le immagini siano state conservate.

Olya ha quindi scritto a un amico d’infanzia, Vasil Surduk, che si trovava in New Jersey, e di questo possiamo avere la certezza perché ci sono gli screenshot:

Screenshot from phone of Vasil Surduk, subtitled by @SaltyTennis

I due (e una terza persona) avevano passato insieme il pomeriggio, e Surduk ricorda che Sharypova si era messa a piangere durante una telefonata con Zverev. Aveva poi riportato l’amica in albergo, ma appena arrivato a casa aveva iniziato a ricevere messaggi e telefonate che lo pregavano di andarla a riprendere. “Mi ha scritto, ‘puoi venirmi a prendere? Non so chi altro chiamare all’infuori di te’”. Olya è quindi stata ospitata nell’abitazione di Surduk, dove sua cugina le ha dato scarpe e vestiti. Vasil dice: “Non pensavo fosse una cosa seria, e invece ha finito per diventare una brutta situazione. […] Mi ha detto della litigata, ma non mi ha detto che era già successo o di quanto fosse grave la questione”.

Qualche ora dopo, Zverev avrebbe iniziato a mandargli dei messaggi chiedendo di lei, e Surduk dice di avergli creduto: “Tendo sempre a fidarmi prima dell’uomo, perché sono un uomo anch’io, anche se conoscevo Olga da tanto tempo”.  Il giorno dopo l’ha riportata in albergo per prendere le sue cose, che Sharypova ha trovato sparse per il corridoio, come si vede dalla foto:

Screenshot from phone of Vasil Surduk, subtitled by @SaltyTennis

Gli unici oggetti mancanti erano il passaporto, cosa che le impediva di tornare subito in Russia come avrebbe voluto, e i regali che le aveva fatto Zverev; il tennista tedesco aveva deciso di riprenderseli. Una volta tornati in New Jersey, la matrigna di Surduk (che non ha voluto essere citata ed è quindi chiamata Mrs V nell’articolo) avrebbe organizzato un incontro con Sascha a casa loro, contravvenendo alla richiesta di Sharypova. Vasil è quindi andato a prenderlo al Billie Jean King National Tennis Center. A quel punto, lui e Mrs V avrebbero cercato di far rappacificare i due, come confermato dalla donna: “Ha iniziato a dire, ‘la amo, la voglio’. Quando un ragazzo così famoso dice cose del genere ci credi, no? Aveva fatto tutta quella strada per lei”.

La donna avrebbe quindi incoraggiato Sascha a chiederle di sposarlo, e lui avrebbe risposto: “Lo farei, ma continua a scappare da me”. In quel momento, sia Surduk che la sua matrigna confermano di essere stati dalla parte del tedesco, convincendo Sharypova a fare pace.Sono io quella che l’ha spinta a tornare da lui perché nessuno di noi voleva crederle. Lei non voleva, siamo stati io e Vasil. Abbiamo creduto a [Zverev], la sua storia era così convincente. Mi sento fottutamente in colpa per non aver creduto ad Olga”.

LA LAVER CUP

Sharypova è quindi tornata con Zverev per un po’: “L’ho davvero perdonato perché mi avevano convinta a farlo. Ho pensato, ‘forse sono fuori di testa e non capisco cosa sto facendo e cosa dovrei fare’. Così siamo volati a Ginevra”. In Svizzera, l’attuale N.7 ATP doveva giocare la Laver Cup, organizzata da Team 8, l’agenzia che lo rappresenta. Ed è lì che si sarebbe sfiorata la tragedia: Ero profondamente depressa. Non sapevo più per cosa stessi vivendo. Ciò che è successo a Ginevra è stato molto peggio degli episodi precedenti […] Abbiamo litigato di nuovo, e per la prima volta mi ha dato un pugno in faccia, e quando ha lasciato la stanza stavo morendo dentro. […] Ho realizzato di non poter più vivere così; non potevo più stare con lui, ma sapevo che non mi avrebbe lasciata andare”.

Avrebbe quindi deciso di iniettarsi dell’insulina trovata nella camera di Zverev (sembra che tedesco soffra di diabete, anche se non l’ha mai confermato direttamente). “Sapevo che una persona sana rischia la morte iniettandosi dell’insulina. L’ho fatto e non ho avuto paura; volevo solo andarmene in qualche modo perché non ce la facevo più. Quando è tornato io ero chiusa a chiave in bagno, ad aspettare che succedesse. Lui ha capito e ha iniziato a supplicarmi di aprire”.

Stando alla versione della russa, Zverev ha trovato un organizzatore che l’ha convinta a lasciarli entrare nel bagno (questa persona è stata contattata da Rothenberg ma non si è fatto intervistare perché professionalmente deve mantenere privati episodi di questo tipo legati ai giocatori). Una volta uscita, le sarebbe stato somministrato del glucosio per contrastare l’insulina, ma pur stando bene avrebbe passato i successivi tre giorni chiusa in camera a pensare al tentato suicidio.

Ora Olga sta molto meglio, anche grazie alla decisione di condividere la sua versione dei fatti. Rothenberg ha concluso alludendo a ciò che sarebbe successo nel mese successivo, quando Sharypova avrebbe definitivamente lasciato Zverev durante la tournée asiatica, ma per ora non ci sono dettagli su questi ulteriori sviluppi. Ha voluto però aggiungere un’ultima cosa: “Voglio solo dire che all’epoca sono stata ignorata, ma non succederà più. Non sono insignificante. Sono una persona, ho una voce e non voglio più stare in silenzio. […] Voglio mostrare a tutti che ci può essere un lieto fine, perché un anno fa non volevo più vivere e ora invece sono qui a raccontare la mia storia”.

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ATP

ATP Montreal: la prima volta di Carreno Busta, la lunga attesa è finita

Pablo Carreno Busta corona una settimana perfetta conquistando il primo titolo Masters 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

P. Carreno Busta b. [8] H. Hurkacz 3-6 6-3 6-3 (da Montreal, il nostro inviato)

Il mentore di Pablo Carreno Busta, l’ex n. 1 del mondo Juan Carlos Ferrero, ha lasciato Montreal venerdì per andare con il suo pupillo Carlos Alcaraz al Western&Southern Open di Cincinnati. Forse però avrebbe preferito rimanere in Canada per assistere al giorno più bello del su assistito che a 31 anni compiuti il mese scorso e giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita è riuscito a conquistare il più importante sigillo della carriera professionistica.

Con pieno merito Carreno Busta ha portato a casa il trofeo color rame dell’Omnium Banque Nationale presentè par Rogers di Montreal, sesto Masters 1000 della stagione e prima tappa dell’avvicinamento del tour allo US Open.

 

Confermando lo straordinario momento di forma messo in mostra durante tutto il torneo, nel quale ha fatto fuori uno dopo l’altro i primi due giocatori italiani, Berrettini e Sinner, Carreno Busta ha fatto fruttare i progressi fatti con la battuta (solo tre break subiti nelle prime cinque partite, più un altro durante la finale) mantenendo anche durante la finale una percentuale di realizzazione oltre il 70% sia sulla prima sia sulla seconda.

Hurkacz ha pagato il grande numero di errori gratuiti (24, contro 10 di Carreno Busta) arrivati nel corso di una condotta di gara comunque estremamente aggressiva, che però non ha dato i frutti sperati anche per colpa dei cali di tensione arrivati nei break concessi nel secondo e nel terzo set.

IL MATCH – Un misto di tensione, cautela ed emozione da parte di entrambi i protagonisti hanno fatto sì che i primi game della finale non siano stati proprio memorabili. Si trattava, d’altra parte, di una partita importante per tutti e due, un’occasione a cui nessuno dei due è particolarmente avvezzo.

Hurkacz aveva iniziato provando ad addormentare gli scambi con traiettorie piuttosto alte e con l’occasionale ‘chop’ di diritto per evitare di entrare nella macchina tritacarne di Carreno Busta che sugli scambi in progressione da fondo gli è certamente superiore. Il polacco è un giocatore più poliedrico, e pertanto ha provato a tenere lo scambio su velocità che potessero consentirgli di manovrare la palla e crearsi le aperture per le conclusioni offensive.

Il primo break è arrivato al sesto game, paradossalmente conquistato da Hurkacz più con le sue doti difensive che non proiettandosi in avanti. Un paio di errori di Carreno Busta hanno fatto la differenza, e da lì in poi il servizio di Hurkacz ha fatto il resto per chiudere il primo set in 31 minuti.

I 9 errori gratuiti commessi dal polacco (contro altrettanti vincenti) nel corso di un set comunque vinto lasciavano presagire che la partita potesse avere molto altro da dire. E infatti subito all’inizio del secondo parziale un game di black out di Hurkacz (quattro errori totalmente non forzati) gli costava il break a zero. Carreno Busta aumentava i giri del motore sui colpi da fondo mentre Hurkacz alzava la velocità del servizio che arrivava a toccare anche i 226 chilometri all’ora. Il risultato è che gli scambi si accorciavano e ai ribattitori rimanevano solo le briciole. Risultato: 6-3 Carreno Busta, e dopo 66 minuti si arrivava al terzo set.

Dopo un’inizio di parziale decisivo sostanzialmente in equilibrio, con Hurkacz che spingeva sempre più insistentemente sul rovescio di Carreno Busta e quest’ultimo che si difendeva da par suo tirando fuori passanti di grande fattura, sull’1-1 il polacco offriva su un piatto d’argento il break con un diritto tirato in mezzo alla rete e una palla corta al terzo colpo che non aveva grande motivo di esistere. Hurkacz provava a recuperare spingendo ancora di più la risposta, ma senza grandi risultati. Il pubblico aveva modo di esaltarsi per un grande scambio chiuso da una “veronica” di Carreno Busta che spingeva il suo avversario a lanciare la racchetta inviperito (fortunatamente senza che nessuno venisse colpito).

E quel punto è probabilmente stato il colpo del K.O. per Hurkacz, che da quel momento in poi è andato via via affievolirsi, fino a subire la risposta vincente lungolinea di rovescio che ha regalato a Pablo Carreno Busta il suo primo titolo Masters 1000 della carriera.

Con questa vittoria lo spagnolo risale al n. 14 del ranking mondiale e al n. 11 della ATP Pepperstone Race, mettendosi prepotentemente in lizza per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Hurkacz invece rimane al decimo posto della classifica ma sale alla nona piazza della Race, anche lui confermando le sue ambizioni per un posto tra gli otto di Torino.

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ATP

ATP Montreal: ancora superato il record di spettatori. Ora va verso l’allargamento del tabellone

Ritoccato il recordo mondiale di presenze per tornei non-combined di una settimana: 237.158 spettatori. Dal 2024 avrà 12 giorni di gare e tabellone da 96 giocatori

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Altro anno, altro record per il torneo Masters 1000 di Montreal, quest’anno denominato “Omnium Banque Nationale presenté par Rogers”. Dopo 10 anni di “Rogers Cup presented by National Bank” i due sponsor si sono scambiati nel 2021, principalmente in virtù di un prestito agevolato concesso dall’istituto di credito a Tennis Canada che ha così consentito alla federazione della foglia d’acero di sopravvivere i durissimi anni della pandemia che hanno portato alla cancellazione del torneo nel 2020 e alla drastica riduzione del pubblico nel 2021 (massimo 5.000 spettatori a sessione nello stadio e porte chiuse per i campi laterali).

Ma anche se passano gli anni e cambiano i nomi, la costante che rimane è l’abbattimento anno dopo anno dei record di presenze per un torneo non-combined di una settimana, record che Montreal detiene sia per la versione ATP sia per la versione WTA. In questa edizione 2022 è stato ulteriormente ritoccato il record di spettatori con 237.158 unità, conteggio che supera di qualche migliaio il record stabilito nel 2019 che, a livello ufficiale, era di 223.016, ma quella cifra includeva uno “zero” nella casella della sessione serale di sabato, in quanto la semifinale tra Rafael Nadal e Gael Monfils fu cancellata a causa del ritiro del francese e tutti i biglietti furono rimborsati, ma quella sessione altrimenti sarebbe stata esaurita quindi ci sarebbero stati all’incirca 12.000 spettatori in più.

Un successo che continua di anno in anno per un torneo che per numero di spettatori costituisce il secondo evento della regione, dopo il Gran Premio di Formula 1 di inizio giugno. La differenza principale, tuttavia, e che mentre la Formula 1 è sempre più diventato un “destination event”, ovvero un evento per chi si reca a Montreal esclusivamente per quello scopo, il torneo di tennis invece è una manifestazione principalmente locale: gli spettatori sono in gran parte abitanti della zona, certamente integrati da qualche appassionato che viene da lontano, ma sostanzialmente è un torneo che rappresenta la “tifoseria tennistica” del Quebec.

 

Ed è proprio per questo motivo che sarebbe stata auspicabile una campagna più lunga per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime, anche se il direttore del torneo Eugene Lapierre ha confermato nella conferenza stampa di fine torneo: “Se mi avessero garantito che Felix sarebbe arrivato ai quarti di finale avrei firmato subito”. Auger-Aliassime ha comunque fatto la sua parte, vincendo due turni e soprattutto rendendosi disponibile fuori dal campo per iniziative collaterali per aiutare a promuovere il torneo:Si è offerto volontariamente – ha raccontato Lapierre – è venuto da noi per chiedere se poteva fare qualcosa per aiutare il torneo”.

Il video-sorpresa che è stato preparato per lui in occasione del suo compleanno (l’8 agosto) è diventato subito virale, ma ci sono state diverse altre iniziative che l’hanno coinvolto e che sono state molto gradite dai media locali e dalle persone che hanno lavorato nel torneo.

Anche gli altri giocatori apprezzano l’atmosfera del torneo, che riesce a creare un ambiente in cui è molto piacevole giocare. “La partita di venerdì sera tra Paul ed Evans si è giocata con il tutto esaurito, e con i giocatori nella players’ lounge che seguivano il match davanti alla TV. ‘Il torneo di Montreal è questo’ mi ha detto il responsabile comunicazione dell’ATP”.

Ma ovviamente non bisogna mai sedersi sugli allori e allora ecco che Lapierre pensa già ai progetti per l’anno prossimo. “Sicuramente equipaggeremo un quinto campo con Hawk Eye Live in modo da poterlo usare per i match ufficiali in caso di ritardi per pioggia. Quest’anno avremmo voluto farlo, ma purtroppo non è stato possibile perché non avevamo nel contratto con Hawk Eye l’equipaggiamento di un quinto campo. Il costo sarebbe stato intorno ai 40.000 dollari, che per un torneo come il nostro è una spesa tutto sommato marginale”.

Quest’anno per la prima volta sono stati introdotti i riflettori al LED sul campo centrale, e sembra che il feedback sia stato positivo. Verrà considerata l’introduzione dello sfondo del campo a LED in modo da avere un display dinamico, così come verranno aggiunte zone d’ombra per il pubblico (che peraltro già quest’anno sono state davvero abbondanti) e verrà creato uno spazio supplementare di altri 15.000 piedi quadrati (circa 1400 mq) vicino alla palazzina servizio per altre attività e si proseguirà con la preparazione al torneo al salto di qualità previsto per il 2024, quando dovrebbe diventare un torneo da 12 giorni con un tabellone da 96 giocatori.

Ci sono ancora parecchi passi da intraprendere prima di arrivare lì – ha confermato Lapierre – ma credo che ci arriveremo. Stiamo lavorando in collaborazione con l’ATP per raggiungere quell’obiettivo. Secondo loro non abbiamo bisogno di più spazio, anche se io credo che sia necessario per avere un tabellone da 96 giocatori, e siamo sicuri che riusciremo ad aggiungere più spazio grazie al finanziamento ottenuto dal Governo Federale del Canada”. Prima dell’inizio del torneo, infatti, Tennis Canada ha annunciato che nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo Economico della Regione del Quebec aveva ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari canadesi (circa 7,6 milioni di euro).

Quello dell’aumento del tabellone da 56 a 96 giocatori sarà un passaggio da brividi per l’Open del Canada, che soprattutto nella sede di Montreal ha uno degli impianti più piccoli di tutti i Masters 1000. Ed essendo un torneo estivo dovranno anche risolvere il problema del calendario, che vede i tornei perennemente compressi tra Wimbledon e lo US Open, che nel 2024 avrà anche il rompicapo supplementare dei Giochi Olimpici di Parigi, in programma dal 27 luglio al 4 agosto.

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WTA

WTA Toronto: Simona Halep torna grande, firma il tris in Canada

Dopo quasi due anni la rumena torna a vincere un grande torneo battendo Haddad Maia in finale al terzo. Lunedì tornerà in Top 10 al numero 6

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[15] S. Halep b. B. Haddad Maia 6-3 2-6 6-3

La scorsa settimana si ritirava dal torneo di Washington in quello che era sembrato un altro brutto segno sulla sua competitività attuale. Dieci giorni dopo Simona Halep si rilancia nell’elite del tennis mondiale conquistando per la terza volta l’Open del Canada (ma la prima a Toronto) e sarà N.6 del mondo nella classifica WTA di Ferragosto.
La rumena batte in tre set la combattiva brasiliana Beatriz Haddad Maia una delle giocatrici più in forma di questa seconda parte di stagione e firma il 24° titolo della carriera, il primo WTA 1000 da Roma 2020 quasi due anni fa.

 

Un match altalenante che la brasiliana avrebbe potuto anche vincere se non avesse delapidato un vantaggio di 3-0 nel primo set cedendo 6 giochi consecutivi in stato confusionale totale.

Ma quando la partita riprende sembra essere ricominciata da zero: la mancina brasiliana stavolta sale fino a 4-0 e senza blackout particolari chiude 6-2 rimandando tutto al giusto epilogo: il terzo set.

Anche all’inizio del terzo Haddad ha le sue occasioni per partire a razzo ma Halep resiste inserendo la modalità “muro” dei bei tempi per tenere il servizio d’apertura ai vantaggi e piazzare il break alla prima chance in quello successivo. Un altro game fiume porta Beatriz al controbreak ma il prezzo da pagare in termini di energie fisiche è troppo alto sebbene sia lei ad essere 5 anni più giovane.

L’esperienza di Simona, guidata dal suo nuovo mentore Patrick Mouratoglou fa la differenza e una volta salita 4-1 difende il break senza patemi chiudendo al secondo match point.

Dolce ritorno in Top 10 per Halep che si rilancia in vista dei prossimi appuntamenti negli Stati Uniti a Cincinnati e soprattutto New York. Per Haddad Maia rimane un altro torneo eccezionale che la porta al N.16 del ranking mondiale. Al prossimo grande appuntamento!

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