Federer, prospettiva Torino: "Per giocare le Finals andrei anche sulla luna"

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Federer, prospettiva Torino: “Per giocare le Finals andrei anche sulla luna”

Intervistato da Tim Henman e Bjorn Borg sul sito ATP, lo svizzero – assente a Londra – esplicita il suo desiderio di almeno un’altra stagione di vertice. Da concludere con il torneo che ha già vinto sei volte

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Roger Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
 

L’assenza londinese si sente di meno, se sull’altro piatto della bilancia c’è questa promessa: “Le ATP Finals? Non importa dove si sposteranno, qualsiasi giocatore ci andrebbe. E io le giocherei anche sulla luna, se potessi“. Parole di Roger Federer che risuonano dolcissime dalle nostre parti. Il sogno, nemmeno troppo velato, è chiaramente vedere lo svizzero a Torino tra un anno. Un (ipotetico, non ci sono certezze) ultimo giro di giostra nelle prime Finals italiane, dopo un 2021 da quarantenne in cui il Maestro di Basilea programmerà scientificamente la gestione di impegni ed energie. Tra gli Slam, l’appuntamento olimpico di Tokyo e – appunto – le Finals italiane. Una prospettiva che l’attuale numero cinque del mondo – che si sta allenando in vista dell’Australia – ha iniziato ad aprire in una chiacchierata in chat con Tim Henman e Bjorn Borg. Una delle iniziative multimediali lanciate dall’ATP per il 50esimo anniversario del Master di fine anno.

LA SVOLTA NEL 2003 – Torneo che ha visto Federer presenziare consecutivamente dal 2002 al 2015, detenendo il record di dieci finali e soprattutto sei successi. Quota a cui potrebbe raggiungerlo Novak Djokovic, se dovesse chiudere con il trofeo in mano il ciclo della O2 Arena. I trionfi del re svizzero sono arrivati in tre città diverse, il primo a Houston nel 2003, battendo in finale Andre Agassi. “Qualificarsi in quell’anno non era stato semplice ma si è rivelato molto importante – ha raccontato -, mi ha fatto capire che avrei potuto battere i più forti giocatori al mondo anche da fondocampo. Per la mia carriera è stata una svolta fondamentale“. A caldo disse ai giornalisti: “Non so se ho il potenziale per migliorare, ma sono soddisfatto se riesco a mantenere questo livello”. Andò ben oltre già dall’anno successivo, con tre successi Slam, il bis a Houston e uno score complessivo di 74 partite vinte e sei perse. Per due volte le Finals sono state roba sua anche a Shanghai, superando in finale James Blake nel 2007 e David Ferrer nel 2008.

ROAD TO TORINO – Poi Londra. Dove nel 2010 è arrivato il quinto titolo superando all’ultimo atto Rafael Nadal, in una O2 Arena che gli è sempre piaciuta anche per l’atmosfera. “Vincere in quell’anno in una terza città diversa, dopo Houston e Shanghai – ha raccontato – ha rappresentato una tappa significativa“. Il sesto titolo è arrivato nel 2011, dodici mesi più tardi, dopo aver superato Tsonga. Da allora è iniziata la “rimonta” di Djokovic, che l’ha battuto tre volte in finale tra il 2012 e il 2015. E che ha in questa settimana l’opportunità di eguagliare il record in questa speciale classifica. Il testa a testa statistico finisce però in secondo piano di fronte alla possibilità di rivederli entrambi in campo – magari con un fronte di concorrenza italiana – nel prossimo capitolo della storia delle Finals. Nei desideri di Federer, c’è una quarta città.

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