Djokovic: "Caso Zverev? Non sappiamo cosa sia successo ma lo scopriremo"

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Djokovic: “Caso Zverev? Non sappiamo cosa sia successo ma lo scopriremo”

Il N.1 del mondo dopo la vittoria su Zverev a tutto campo: “Stagione strana ma l’abbiamo portata a termine. Con Thiem avrò le mie chances”

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Novak Djokovic - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

La vittoria su Sascha Zverev, sfoderando una continuità che mancava da un po’ nel suo gioco, ha evidentemente ridato il buon umore a Novak Djokovic e, con esso, la voglia di soffermarsi su diversi argomenti. La prima vittoria Slam di Thiem è stata la grande novità dell’anno. Ma quando un tennista capisce che otterrà dei grandi risultati? E, soprattutto, quando lo ha capito Djokovic?

“Quando sono giovani e iniziano a giocare lo sport che amano” risponde Nole. “La maggior parte di noi sogna di diventare il migliore del mondo e vincere i grandi tornei. Io ho iniziato a sognare già tra i cinque e i sette anni di vincere Wimbledon, lo consideravo la vetta del tennis, ma anche perché il primo incontro che ho visto in TV è stato Sampras in finale a Wimbledon, penso nel ’92 [1993, probabilmente]. Ho sempre avuto la convinzione di riuscire a realizzare quel sogno di vincere uno Slam, ma quando l’ho davvero vinto, in Australia nel 2008, è stata una sensazione nuova e in un certo modo inaspettata anche se la stavo aspettando. Una sensazione entusiasmante. Molto diverso è stato invece vincere Wimbledon nel 2011: è stato il mio terzo Slam, credo, e ho raggiunto il n. 1 per la prima volta, quindi è stato probabilmente il giorno più emozionante e appagante della mia carriera professionistica.

Gli aspetti positivi di questa strana stagione non sono mancati e, come spesso sottolineato da più parti, è andata meglio rispetto a quanto i lockdown di primavera annunciassero. “Sì, ‘strana’ è la parola giusta per descriverla. C’è stato un vuoto di sei mesi nel mezzo della stagione, ma siamo comunque riusciti a giocare tre Slam e tanti altri eventi importanti. C’erano diversi dubbi sulla stagione indoor a causa della differenza dal punto di vista dei rischi di contagio. Era chiaro che non avremo avuto pubblico. Spero che questa sensazione di entrare in uno stadio vuoto sia temporanea. Se giocheremo in Australia, avremo il 50% degli spettatori, che è tanto – il 10% sarebbe tanto per noi a questo punto. Solo sentire l’applauso dei fan e la loro energia è qualcosa che manca a tutti noi”. È mancato però proprio l’oggetto principale dei sogni dei giovani tennisti. “Wimbledon è stato l’unico Slam non giocato quest’anno, ma sarebbe stato difficile organizzarlo più avanti a causa dell’erba, che è una superficie unica e particolare, e quindi del clima. Spero che questa situazione passi molto presto”.

Al solito, sono ineludibili le domande sui giocatori accusati di violenza domestica. Nello specifico, l’assenza di una policy da parte dell’ATP, a differenza di alcune leghe statunitensi come la NFL e la NBA. “Non sappiamo cosa sia davvero successo” dice Novak. “Lo verremo a sapere, ovviamente. Conosco Sascha da quando era molto giovane, ho un gran rispetto per lui. Conosco la sua famiglia e sono della stessa generazione di sua fratello Mischa, quindi è stato triste sentire cosa stesse attraversando. Ripeto, non so cosa sia successo. Certamente sono contrario a ogni tipo di violenza. Possiamo solo aspettare e vedere cosa accade. L’ATP dovrebbe sviluppare una politica al riguardo? Sì, dovrebbe esserci, ma non abbiamo mai avuto casi come questo, se non sbaglio, perciò non è mai stato fatto. Forse questo caso motiverà l’ATP a fare qualcosa”.

Sempre a proposito di Sascha, Djokovic ha notato che adesso è trattato in modo differente negli spogliatoi ma, “per quel che mi riguarda, come ho detto, ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui. Abbiamo trascorso del tempo insieme durante l’Adria Tour. Abbiamo parlato di diverse cose, anche personali, e ci siamo avvicinati molto. Non abbiamo però parlato del fatto specifico. Gli ho detto di essere pronto se ha bisogno di parlare. Lui ha comunque la sua famiglia e il suo team. La sta gestendo bene a giudicare dai risultati dell’ultimo mese, considerando quello che gli sta capitando fuori dal campo. Insomma, gli auguro sinceramente di risolvere tutto al più presto, così da potersi concentrare sulla sua vita e sulla carriera”.

 

Sulla semifinale di sabato che lo vedrà opposto a Dominic Thiem, Novak ricorda: “Ci ho perso nel girone un anno fa, un emozionante 7-6 al terzo. Ho tantissimo rispetto per Domi, il suo gioco, la sua etica del lavoro, Massú e tutto il suo team. Ogni volta che giochiamo – le ultime tre o quattro volte – è una specie di maratona, sempre emozionante. È una semifinale, quindi mi aspetto una battaglia dura. Lui è in forma e gli piace questa superficie. Ha battuto me e Roger l’anno scorso qui alla O2 e ha fatto finale. Adesso è un campione Slam e ciò lo carica di pressioni e aspettative, ma gli dà anche una grande determinazione e gli permette di giocare più libero e anche meglio di prima. Se io riesco a giocare bene come oggi, penso di avere buone possibilità”.

Dominic ha avuto modo di dire di sentirsi più fresco rispetto agli anni passati perché si è giocato meno, ma allo stesso tempo è stata una stagione impegnativa. Nole è d’accordo: Quest’anno non mi sento esausto come in passato, ma dal punto di vista mentale ed emotivo questa situazione ha richiesto molto ai giocatori: costantemente costretti in isolamento, impossibilitati a uscire o aprire le finestre qui in hotel. Tutte cose che diamo per scontate e purtroppo non abbiamo avuto, ma a un certo punto va tirata una riga e ringraziare di avere l’opportunità di giocare e terminare la stagione. Non abbiamo giocato per sei mesi, ma ci sono stati tanti match e un calendario intenso in questi tre mesi. Per me c’è stata anche la lotta per il n. 1 di fine anno che ha richiesto di essere costantemente presente e competitivo, pur non giocando tutte le settimane.

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Libreria

La Piccola Biblioteca di Ubitennis: Gilles Simon e lo sport che rende folli

In libreria il primo libro del giocatore francese. Le colpe della Federazione Francese nella formazione dei giovani tennisti. La devastante ossessione per il ‘modello Federer’: “Ci è costato vent’anni, sarebbe bello che non ce ne facesse perdere altri venti”

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La versione economica del libro di Gilles Simon

Durante il periodo delle feste natalizie ci sono alcuni programmi che non mancano mai nei palinsesti delle televisioni generaliste. Uno di questi è la serie di cartoni animati di Asterix, che tra i suoi episodi più famosi ha quello intitolato “Le Dodici Fatiche di Asterix”, un’avventura che il piccolo ma sveglissimo “gallo” (inteso come della popolazione dei Galli, che popolavano l’attuale Francia) intraprende insieme al suo fedele compagno Obelix e che prevede il superamento di dodici prove di vario tipo, proprio come la mitologia greco-romana ci racconta accadde al prode Ercole. Una delle prove cui i due galli sono sottoposti è quella della “casa che rende folli”, una rappresentazione semiseria (ma tremendamente accurata) della burocrazia e dei suoi effetti sui cittadini.

In questo disgraziato 2020, un altro “gallo”, l’ex n.6 mondiale Gilles Simon, ha provato a darci la sua interpretazione di un’altra cosa che a suo dire rende folli, ovvero il gioco del tennis. Il quasi 36enne nizzardo, due volte quartofinalista in un torneo dello Slam (Australian Open 2009 e Wimbledon 2015) e uno dei tennisti più intelligenti sul circuito, ha pubblicato giusto in tempo per le strenne natalizie il suo primo libro “Ce sport qui rend fou, réflexions et amour du jeu, ovvero “Questo sport che rende folli, riflessioni e l’amore per il gioco”.

Si tratta di un saggio in 10 capitoli nel quale Simon spiega il suo punto di vista su diversi aspetti del gioco che è diventato il suo mestiere: da come viene gestita la crescita tecnica, fisica e mentale dei giovani campioni in Francia, a quelle che lui ritiene i più comuni pregiudizi che portano a valutare i giocatori in maniera errata (ha trattato quest’argomento anche in una recente intervista per L’Equipe), per poi finire negli ultimi capitoli con un percorso attraverso la psiche dei tennisti, dall’accettazione delle proprie paure fino alla consapevolezza delle proprie capacità attraverso un processo di scoperta di sé stessi. Questo processo, dice Simon, deve avvenire molto presto per i tennisti, entro il compimento dei 20 anni. “Per questo è necessario iniziare a lavorare su questi aspetti molto presto, e per farlo è necessario avere degli strumenti durante l’allenamento. Questi strumenti non li avevo”.

 

Secondo Gilles, infatti, in Francia la Federazione mette a disposizione dei giovani tennisti transalpini eccellenti infrastrutture e ottimi coach per lavorare sugli aspetti tecnici e fisici, ma l’aspetto mentale del gioco viene trascurato perché ritenuto non migliorabile. Inoltre esiste un dogmatismo imperante che vorrebbe produrre tutti i giocatori con lo stampino, perché i giocatori devono giocare “alla francese” (ovvero più o meno come gioca Gasquet), mentre in realtà sarebbe meglio assecondare le attitudini individuali di ogni giocatore. “Quando Yannick [Noah] era capitano [della squadra di Coppa Davis], c’era una relazione insegnante-studente, ci diceva “Bene ragazzi, vinceremo così”, mentre se si fosse trovato davanti a Rafa, cosa avrebbe detto? Non gli sarebbe nemmeno venuto in mente di dire “Domani fai jogging alle 7 del mattino, bisogna lavorare”. Ci veniva fatto capire che avrebbe approfittato della settimana di Coppa Davis per farci lavorare, come se non avessimo fatto nulla per il resto dell’anno”.

Molto spazio viene dedicato alla spinosa questione degli allenatori personali, che la Federazione Francese non ha mai permesso ai giocatori di portare nelle competizioni a squadre, fatto questo che portò all’esclusione dalle nazionali di Fed Cup e dalla squadra olimpica anche della campionessa di Wimbledon 2013 Marion Bartoli, dato che le era sempre stato impedito di portare al suo angolo il suo padre-allenatore. “Se ci fosse un giocatore come Nadal nessuno si permetterebbe di dirgli cosa fare, perché quando uno vince sempre durante la stagione, se dovesse perdere in Coppa Davis seguendo istruzioni diverse da parte del capitano, si inizierebbe a puntare il dito contro di lui”.

Gilles Simon – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

E poi ancora: “Quando arriva il momento della Coppa Davis si sente parlare sempre di questo famoso compagno di squadra modello. Per me il significato del compagno di squadra modello dovrebbe essere il seguente: un giocatore che si prepara come vuole prepararsi, poiché questo è ciò che gli permette di giocare il suo livello tutto l’anno (e quando si va in Coppa Davis si è chiamati a giocare al proprio livello). Ovviamente Gael [Monfils], Jo [Tsonga], Richard [Gasquet] o io non abbiamo gli stessi modi di allenarci: non è neanche immaginabile pensare di giocare con Gael la mattina presto… Ma in Coppa Davis ci sono dei vincoli di orari, campi di allenamento, etc…, quindi il compagno di squadra ideale per me è quello che riesce a prepararsi al meglio senza danneggiare il funzionamento degli altri. Chi si allena un’ora al giorno e all’improvviso si trova ad allenarsi quattro ore perché è obbligatorio e rischia di infortunarsi. Se fossi io il capitano metterei tutti intorno a un tavolo mettendo sul piatto ciò che abbiamo a disposizione e cercando di mediare le esigenze di tutti”.

La critica al sistema della Federazione Francese non si limita solo alla Davis e alla questione mentale, ma si estende anche alla questione tecnica, all’eccessiva divinazione dei giocatori “belli da vedere”, primo tra tutti ovviamente Roger Federer, cui viene dedicato l’intero secondo capitolo. “Si suol dire che ‘Quelli che non amano Federer non amano il tennis’. Io non sono d’accordo con questa frase. Piuttosto direi che quelli che non amano CHE Federer non amano il tennis”.

In Francia, quando hai un bambino in allenamento, gli insegni che per vincere è Roger o niente. Alla fine il ragazzo capisce che è meglio perdere giocando come Roger che vincere giocando diversamente. Solo che potrebbe volerci molto tempo prima di trovare un altro giocatore che possa riprodurre il suo gioco… In questo modo tarpiamo le ali a questo ragazzo, e con lui a generazioni di giocatori dato che l’aura di Federer è tale da aver coperto un paio di decenni, e forse si estenderà anche dopo la sua carriera. Un’eternità” […] “Per decenni abbiamo vinto nulla applicando questo discorso, ma stranamente non lo mettiamo mai in discussione. Federer ci è costato vent’anni, sarebbe bello che non ce ne facesse perdere altri venti”.

Il percorso che nel libro descrive la concezione che ha Gilles Simon del tennis e di come lui si descrive come giocatore passano attraverso la distruzione di alcuni luoghi comuni del tennis, come quella dell’identificazione del “talento” con il “bel gioco”, del costante fraintendimento da parte dei media dell’arroganza e dell’umiltà con una esagerata o scarsa fiducia nelle proprie possibilità, del rapporto che hanno i tennisti professionisti con la paura e con la pressione e della distinzione spesso paradigmatica e sbagliata tra i giocatori “guerrieri” e giocatori “fifoni”.

Dopo la prima parte più legata alla sua carriera personale e all’esperienza all’interno della Federazione Francese e della squadra nazionale transalpina, Simon negli ultimi capitoli si addentra nel discorso della crescita mentale di un tennista, trasformando il racconto più in un saggio tra il filosofico e lo psicologico che non in un racconto sportivo. Ma la ricchezza di esempi che vengono proposti ad ogni passaggio e l’indubbia capacità logica e critica dell’autore rendono il testo per nulla pesante e sicuramente informativo.

Il libro è stato pubblicato lo scorso 28 ottobre ed è disponibile al momento soltanto nella versione originale in lingua francese, sia in formato cartaceo sia in quello elettronico. Al momento non è noto se siano in programma traduzioni dell’opera in inglese o in italiano.

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Australian Open

L’Australian Open inizierà l’8 febbraio 2021: manca solo l’ufficialità

Il primo Slam dell’anno si giocherà dall’8 al 21 febbraio 2021. Lo ha comunicato Tennis Australia ai giocatori, che potranno arrivare a Melbourne da metà gennaio. Si giocherà in Europa e Sud America nei quindici giorni precedenti?

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Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Si attende solo la conferma ufficiale da parte di Australian Open, Tennis Australia e governo di Victoria. Poi potremmo ufficialmente cerchiare col pennarello rosso la data dell’8 febbraio nel calendario 2021, il giorno in cui secondo gli ultimi aggiornamenti forniti da The Age e L’Equipe dovrebbe prendere il via il primo Slam dell’anno a Melbourne. Craig Tiley, CEO di Tennis Australia, ha inviato una nota ai giocatori con tutte le indicazioni che, si spera, verranno a breve confermate. Sembra inoltre sicuro che il prize money non subirà dei tagli (rimarrà 71 milioni di dollari): si ragiona su un aumento per i premi dei primi round, con la retribuzione per il primo turno che potrebbe essere aumentata a 100mila dollari.

L’ARRIVO – La notizia più importante che compare tra le linee guida è la possibilità per i giocatori (confermata dall’ATP) di allenarsi durante la quarantena. Una vittoria per Tiley e Tennis Australia, che si sono battuti sin dall’inizio per scongiurare il pericolo che in quei 14 giorni gli atleti dovessero stare fermi in hotel a ridosso del Grande Slam. I protagonisti dell’evento arriveranno con voli charter tra il 15 e il 17 gennaio: Tennis Australia ha confermato che pagherà per i voli dei team, per i pasti e per gli alloggi. Alloggi in cui i giocatori potranno passare i 14 giorni di quarantena, che scatteranno dal momento in cui arriverà l’ultimo iscritto al torneo.

I TEST – I tamponi verranno effettuati il primo giorno di quarantena, poi di nuovo il terzo, il settimo, il decimo e infine l’ultimo giorno. Se il giocatore sarà negativo al primo test, potrà iniziare ad allenarsi dal secondo giorno di quarantena assieme a un solo altro collega e al proprio allenatore. Questa sarà la prassi durante la prima settimana. Se il giocatore sarà negativo anche al secondo e al terzo tampone, potrà allenarsi in gruppi da due a quattro. Durante queste due settimane il tempo che si potrà passare fuori dagli alloggi sarà limitato a cinque ore: due per recarsi gli allenamenti, due per andare in palestra e un’ora per i pasti. Dunque gli spostamenti saranno limitati a Melbourne Park e all’Albert Reserve Tennis Centre.

 

E I TORNEI DI FEBBRAIO? – Con questa nuova collocazione in calendario, lo Slam di Melbourne metterebbe in serio pericolo i tornei che si svolgono nel mese di febbraio. Nel circuito ATP sono in programma anche quattro ‘500’ in questo periodo (Rotterdam, Rio, Dubai e Acapulco), mentre i tornei più grossi del circuito WTA sono i Premier di San Pietroburgo, Doha e Dubai. Se venissero confermate le linee guida di Tennis Australia, tutti questi tornei (insieme a quelli di categoria inferiore) potrebbero, anzi dovrebbero, valutare un anticipo in calendario. Gli slot disponibili sono in quelle prime due settimane di gennaio, dove prima erano in programma ATP Cup e vari tornei di preparazione all’Open d’Australia. Ma dal momento in cui i giocatori arriveranno in Australia il 15 gennaio, sicuramente ci saranno due settimane vuote.

Si vocifera di un calendario provvisorio per i primi tre mesi del 2021 che potrebbe essere rilasciato nei prossimi giorni. Se tanti tornei vorranno anticipare, dovranno comunicarlo in fretta per poter consentire agli atleti di organizzare la preparazione e gli spostamenti. Tuttavia potrebbero anche spingere per una soluzione simile. Tanti tennisti hanno chiuso la stagione a inizio novembre e, visto il rinvio all’8 febbraio dell’Australian Open, è possibile che non vogliano stare fuori così a lungo. Inoltre potrebbero continuare ad allenarsi indoor senza problemi, perché tanti tornei di febbraio (come Rotterdam, Montpellier, Marsiglia) si giocano al coperto. Poi ci sarà tempo per allenarsi outdoor sotto il sole australiano. Ancora però non si hanno notizie dei tornei di preparazione all’Open di Melbourne, ma c’è spazio per inserirli nella settimana dall’1 all’8 febbraio se tutti avranno smaltito la quarantena.

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WTA

Tutte le vincitrici WTA del 2020: da Pliskova a Sabalenka, i 23 trofei assegnati

Ripercorriamo tutto il tennis femminile che si è giocato nel 2020. Barty numero uno quasi senza giocare, il primo Slam di Swiatek, la conferma di Osaka a New York

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Iga Swiatek con il trofeo del Roland Garros 2020 (foto Twitter @rolandgarros)

La stagione che si è appena conclusa è stata la 50° dalla fondazione della Women’s Tennis Association, ma sfortunatamente questo anniversario è coinciso con un’annata tutt’altro che florida dal punto di vista dei tornei: nel 2020 si sono infatti disputati 23 eventi, cifra decisamente inferiore rispetto ai 59 dello scorso anno. La ragione del drastico calo è ovviamente la pandemia di COVID-19, che ha causato la sospensione delle attività agonistiche per cinque mesi e ha condizionato anche l’ultima appendice di stagione.

Il tennis si è fermato ad inizio marzo ed è ripartito ad agosto col torneo di Palermo, a seguito del mancato svolgimento di tappe storiche come quelle di Indian Wells, Miami e Wimbledon. Non capitava dal 1945, ultima edizione saltata a causa della seconda guerra mondiale, che Wimbledon non si disputasse.

RANKING – La classifica WTA nel mese di gennaio vedeva in testa Ashleigh Barty, seguita da Karolina Pliskova e Simona Halep. Le modifiche apportate nel conteggio dei punti hanno fatto sì che non ci fossero notevoli cambiamenti nel ranking, e infatti attualmente in testa troviamo ancora l’australiana nonostante quest’ultima non scenda in campo da febbraio (trovate qui l’ultima classifica stagionale). Al secondo posto c’è la rumena Halep mentre è risalita sul podio la giapponese Osaka, vincitrice dello US Open. Meritano una menzione anche Bianca Andreescu e Belinda Bencic. Per la prima c’era grande attesa in questa stagione dopo la cavalcata trionfale allo US Open 2019, ma gli infortuni hanno costretto la canadese a restare per tutto l’anno ai box; Andreescu non gioca infatti dalle Finals dello scorso anno. Bencic, invece, aveva vinto nel 2019 il premio di “comeback player” dell’anno, mentre se la WTA eleggesse anche la “delusione dell’anno” sarebbe una potenziale candidata per il 2020.

 

Fornito il contesto generale, tuffiamoci adesso nel resoconto dei tornei che si sono disputati settimana per settimana, dal primo titolo vinto da Karolina Pliskova a Brisbane fino all’ultimo trofeo, sollevato da Sabalenka a Linz (la bielorussa aveva vinto anche a Ostrava tre settimane prima). Con qualche numero interessante a corredo.

Week 1 (5-12 gennaio)

Premier Brisbane: [2] Ka. Pliskova b. [8] M. Keys 6-4 4-6 7-5
International Shenzhen: [5] E. Alexandrova b. [7] E. Rybakina 6-2 6-4
International Auckland: [1] S. Williams b. J. Pegula 6-3 6-4

Note: 73° titolo della carriera per Serena Williams, il primo dopo la maternità del 2017. Diventa inoltre la prima tennista a vincere almeno un torneo in quattro decadi consecutive, anni ’90, ’00, ’10 e ’20.

Serena Williams, trofeo – Auckland 2020

Week 2 (13-18 gennaio)

Premier Adelaide: [1] A. Barty b. D. Yastremska 6-2 7-5
International Hobart: [3] E. Rybakina b. [4] S. Zhang 7-6(7) 6-3

Note: Barty profeta in patria. Dopo due finali perse a Sydney (2018-19), Ashleigh riesce a vincere un titolo sul suolo natio, impresa ancora non riuscita alle sue colleghe connazionali in attività

Week 3-4 (20 gennaio – 1 febbraio)

Australian Open: [14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2

Note: ultimo torneo di Caroline Wozniacky, sconfitta al terzo turno da Ons Jabeur.
Primo successo Slam della carriera per Sofia Kenin

Week 6 (10-16 febbraio)

Premier San Pietroburgo: [2] K. Bertens b. [8] E. Rybakina 6-1 6-3
International Hua Hin: [5] M. Linette b. [Q] L. Kung 6-3 6-2

Week 7 (17-22 febbraio)

Premier Dubai: [1] S. Halep b. [SE] E. Rybakina 3-6 6-3 7-6(5)

Note: ritorno in campo dopo quasi otto anni di Kim Clijsters, sconfitta al primo turno da Garbine Muguruza

Week 8 (23-29 febbraio)

Premier 5 Doha: [9] A. Sabalenka b. [8] P. Kvitova 6-3 6-3
International Acapulco: [7] H. Watson b. [Q] L. Fernandez 6-4 6-7(8) 6-1

Note: il 26 febbraio annuncia il ritiro Maria Sharapova

Week 9 (2-8 marzo)

International Lione: [1] S. Kenin b. A.L. Friedsam 6-2 4-6 6-4
International Monterrey: [1] E. Svitolina b. [9] M. Bouzkova 6-3 6-4

Week 31 (3-9 agosto)

International Palermo: F. Ferro b. [4] A. Kontaveit 6-2 7-5

Note: il tennis agonistico riprende ufficialmente dopo il lockdown con il primo torneo, compreso di pubblico, che si disputa a Palermo

Fiona Ferro con il trofeo del Ladies Open 2020

Week 32 (10-16 agosto)

International Praga: [1] S. Halep b. [3] E. Mertens 6-2 7-5
International Lexington: J. Brady b. J. Teichmann 6-3 6-4

Week 34 (21-29 agosto)

Premier 5 Cincinnati/New York: V. Azarenka b. [4] N. Osaka W/O

Note: primo titolo per la bielorussa Victoria Azarenka dopo la maternità del 2016

Week 35-36 (31 agosto – 13 settembre)

US Open: [4] N. Osaka b. V. Azarenka 1-6 6-3 6-3
International Istanbul: P.M. Tig b. [Q] E. Bouchard 2-6 6-1 7-6(4)

Note: la bulgara Tsvetlana Pironkova raggiunge i quarti di finale agli US Open, sconfitta da Serena Williams, al suo primo torneo dopo tre anni di assenza e la gravidanza. Terzo successo Slam per la giapponese Naomi Osaka

Naomi Osaka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Week 37 (14-21 settembre)

Premier 5 Roma: [1] S. Halep b. [2] Ka. Pliskova 6-0 2-1 rit.

Note: dopo due sconfitte in finale (2017-18) Simona Halep vince per la prima volta gli Internazionali di Tennis d’Italia

Week 38 (20-26 settembre)

International Strasburgo: [2] E. Svitolina b. [5] E. Rybakina 6-4 1-6 6-2

Week 39-40 (27 settembre – 10 ottobre)

Roland Garros: I. Swiatek b. [4] S. Kenin 6-4 6-1

Note: la polacca Iga Swiatek vince il primo trofeo della carriera, ed è uno Slam. Inoltre è la prima tennista polacca, uomini inclusi, a trionfare in un Major

Week 42 (19-25 ottobre)

Premier Ostrava: [3] A. Sabalenka b. [4] V. Azarenka 6-2 6-2

Note: il 21 ottobre annuncia il ritiro Julia Goerges, il 29 ottobre fa lo stesso Magdalena Rybarikova

Week 45 (9-15 novembre)

International Linz: [1] A. Sabalenka b. [2] E. Mertens 7-5 6-2

Note: la bielorussa Aryna Sabalenka si conferma tennista autunnale, con 5 dei suoi 8 titoli della carriera conquistati nei mesi di settembre-ottobre-novembre

Aryna Sabalenka con il trofeo di Linz 2020

Testo a cura di Paolo Di Lorito

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