Medvedev sfata il tabù Nadal e va in finale: le Finals sono ancora stregate per lo spagnolo

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Medvedev sfata il tabù Nadal e va in finale: le Finals sono ancora stregate per lo spagnolo

Daniil Medvedev vince in rimonta una partita in cui Nadal ha servito per il match nel secondo set. Sfuma ancora il sogno di diventare Maestro per lo spagnolo

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Daniil Medvedev - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

[4] D. Medvedev b. [2] R. Nadal 3-6 7-6(4) 6-3

Daniil Medvedev supera in rimonta Rafael Nadal e raggiunge per la prima volta in carriera la finale alle ATP Finals. Ce la fa al termine di una partita strana, che avrebbe potuto (e forse dovuto) vincere in due set e invece ha seriamente rischiato di perdere in due. Il russo ha infatti mantenuto il pallino del gioco per larga parte dell’incontro, rovinandosi con le proprie mani sia nel primo set (con un disastroso turno di servizio nell’ottavo gioco) che nel secondo, quando ha mancato una palla del 5-1 per trovarsi poi sotto 5-4 e servizio Rafa. Da quel momento in poi però, il russo ha decisamente cambiato marcia ed è riuscito alla fine a ribaltare la partita, pur con maggior fatica del dovuto. Dall’altra parte infatti Rafa è stato bravissimo, come sempre, a rimanere attaccato alla partita e a raccogliere il massimo da ogni sbavatura dell’avversario, nonostante un prestazione tutt’altro che scintillante.

Penso di aver ottenuto abbastanza per non trovare scuse sulla pressione. Ho attraversato una situazione più difficile di questa. Certo che sei nervoso di vincere la partita, è normale avere tensione. Ho fatto qualche errore, lui ha giocato un bel tiebrek. Nel terzo avrei dovuto vincere il turno di servizio che ho perso, ho sbagliato una volée, sono piccoli errori che fanno una grande differenza”, ha detto Rafa a fine partita con la solita grande umiltà e lucidità. “I miei obiettivi sono sempre gli stessi, vincere ogni torneo e darmi la possibilità di competere. Il prossimo anno sarà un anno importante, spero di essere pronto per le cose per cui voglio lottare e lavorerò duramente durante la off season per riuscirci.”

 

Continua per lui la maledizione delle ATP Finals, uno titolo tra i più prestigiosi che ancora manca al suo strepitoso palmares. Medvedev invece approda in finale da imbattuto, dopo aver raccolto tre sconfitte su tre nella sua prima apparizione alla O2 Arena l’anno scorso, e contenderà il titolo di Maestro a Dominic Thiem (3-1 i precedenti in favore dell’austriaco).

LA PARTITA – Nadal inizia il match con poche prime ed è dunque costretto fin dall’inizio a lunghi scambi, terreno certo a lui congeniale di solito, ma perfetto anche per Medvedev che sul veloce indoor ha più armi per fare male da fondo. Il russo cerca di mettere grande pressione fin dalla risposta e nel terzo game si procura tre palle break, sulle quali però Rafa si disimpegna alla perfezione. Medvedev dal canto suo mette solo prime (letteralmente, 16 prime su 16 nei primi tre turni di battuta) e nel palleggio da fondo la sua palla fa molto male a Nadal, che deve sempre fare gli straordinari per aggiudicarsi il punto.

Lo spagnolo sa bene di non potersi invischiare nella ragnatela del russo e inizia a sfruttare sempre di più il rovescio slice per non dare ritmo all’avversario. Questo, unito a qualche sbavatura di troppo di Medvedev, lo aiuta a rimanere a galla, nonostante il misero 42% di prime palle in campo. Inaspettatamente, nell’ottavo game, il russo, che finora aveva dominato i propri turni di battuta, si incarta da solo: serve quattro seconde consecutive, sbaglia da fondo e perde addirittura a zero il servizio. Nadal non si fa pregare e intasca il primo parziale col punteggio di 6-3. Primo set perso nel torneo da Medvedev, che di rimpianti ne ha tanti, tantissimi per quello sciagurato ottavo gioco.

Rafael Nadal – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

In avvio di secondo set Medvedev riesce a resettare e ripartire con rinnovata aggressività. Il russo vince dodici dei primi tredici punti e sale 3-0, anche grazie alla complicità di Nadal. Lo spagnolo infatti gioca un pessimo primo turno di battuta con tanto di doppio fallo, il primo del match, sulla palla break. Medvedev continua a macinare gioco, tenendo sempre sotto scacco Rafa quando lo scambio si allunga. Il russo arriva a un punto dal 5-1, ma Nadal riesce a ricacciarlo indietro e a difendere il turno di battuta. A questo punto, Medvedev spegne nuovamente la luce, come accaduto a metà del primo del primo set, e si fa recuperare fino al 4-4. Un altro disastroso game al servizio del russo spedisce Rafa a servire per il match. Vistosi con le spalle al muro, Medvedev si gioca il tutto per tutto e riesce a rimanere in partita, strappando addirittura a zero la battuta a Nadal.

Si approda dunque al tie-break, nel quale Medvedev decide di lasciare il meno possibile l’iniziativa a Nadal. Il russo domina con il rovescio e si porta avanti 4-1. Una stecca di dritto si trasforma in un pallonetto vincente (ma dopo che Nadal aveva sbagliato la direzione di un dritto che avrebbe dovuto essere vincente), in maniera un po’ fortunosa gli consente di arrivare a set point sul 6-3. Del resto si sa, audentes fortuna iuvat. La fortuna aiuta chi osa. Un altro rocambolesco scambio, vinto con pieno merito da Medvedev, permette al russo di pareggiare il conto dei set alla seconda occasione.

In avvio di terzo set, Rafa annulla subito una palla break con una l’ennesima curva mancina vincente da sinistra. Medvedev sembra aver decisamente ripreso il controllo della partita, ma deve trovare assolutamente il modo di rispondere alla prima di Nadal anche a sinistra, cosa che non è praticamente mai riuscito a fare nel match. Sul 3-3, il russo mantiene profondissimo il palleggio e si procura un’altra palla break, cancellata da un provvidenziale ace di Nadal. Lo spagnolo, forse un po’ stanco, si butta a rete dopo il servizio, non chiude un a volee abbastanza facile per il 4 3 e viene infilato dal passante di Medvedev che ha così una seconda chance, anche questa annullata con autorità da Rafa. Di nuovo Rafa gioca una volee troppo morbida e Medvedev ne approfitta. Dopo di che rovescio un po’ pigro di Nadal regala una terza possibilità al russo, che stavolta viene a prendersi il punto (e il break) a rete.

Lo spagnolo accusa nettamente il colpo e la stanchezza. Prova come suo solito a non arrendersi, ma il serbatoio è vuoto e Medvedev punisce i suoi tentativi di accorciare gli scambi andando a rete. Un secondo break sul 5-3 chiude la partita e consente al russo di festeggiare la prima finale nel Torneo dei Maestri.

Fino al 5-4 del secondo set sentivo che stavo facendo buone cose, ma non abbastanza – ha detto Medvedev alla stampa dopo la partita – non sentivo la connessione tra i miei colpi e me stesso. Ho cominciato a sentire quella connessione dopo il break per il 5-5 e poi ho iniziato a vederlo nello score, e da quel punto in poi credo di aver giocato una gran partita“.

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Berrettini inizia bene al Queen’s: vittoria in due tie-break su Travaglia

Altri due tie-break dopo la sfida di Roma 2020, ancora una volta vinti da Matteo. “Qui sull’erba è tutto diverso, ma ormai sono un giocatore che può fare bene ovunque”. Adesso Paire o Murray

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[1] M. Berrettini b. S. Travaglia 7-6(5) 7-6(4)

Dopo le sconfitte all’esordio di Jannik Sinner e Lorenzo Sonego nel lunedì londinese, anche Matteo Berrettini torna finalmente sull’erba, superficie che nel 2019 gli aveva dato ottime soddisfazioni con il titolo a Stoccarda, le semifinali ad Halle e gli ottavi a Wimbledon. Il favorito del seeding conferma le sue potenzialità erbivore superando in poco meno di due ore Stefano Travaglia. Una vittoria annunciata anche nella sua caratteristica di “complicata” di fronte al connazionale che lo aveva costretto a due tie-break anche lo scorse settembre a Roma.

Se Berretto arriva all’appuntamento dopo un’ottima stagione sulla terra battuta, Stetone è invece in un periodo buio: dalla finale di Melbourne 1, il bilancio riporta 12 sconfitte e una sola vittoria nei main draw. L’obbligo” di vincere dell’uno, la scarsa fiducia dell’altro e il derby non sono gli ingredienti ideali per dar vita a un incontro spettacolare e così è soprattutto nel primo set, sebbene non manchino giocate di tutto rispetto e il saldo winners/unforced sia ampiamente positivo per entrambi. Un saldo in cui pesano naturalmente i servizi, soprattutto per quanto riguarda Matteo che ne ha piazzati 16 vincenti. Male invece di rovescio, il 195 cm di Roma, colpo con cui si è peraltro preso la soddisfazione di chiudere la sfida.

 

IL MATCH – Travaglia entra subito in partita, tiene la battuta e risponde quasi sempre in campo, mentre Berrettini sembra ancora un po’ fermo sulle gambe e cede il primo turno di servizio con quattro gratuiti. Entrambi fanno particolare affidamento sul proprio dritto, cercando di crearsi quante più occasioni favorevoli per spingerlo e proteggendo al contempo il lato sinistro, dal quale sono comunque in grado di far partire slice incisivi, utilizzati anche per aggredire a rete l’altrui rovescio. Un turno di risposta efficace nel settimo gioco, un bel lob bimane e un errore pesante spianano a Matteo la strada per il 4 pari; il dritto di Stefano accusa il colpo, ma il servizio rimette le cose a posto. A dispetto del rientro nel punteggio e di una percentuale sensibilmente maggiore in battuta (che ormai non concede più nulla alla risposta), il n. 9 del mondo non riesce a imporre il proprio gioco quando è in risposta e i due arrivano al tie-break. I due dritti sbagliati grossolanamente nello scambio di mini-break dopo il cambio campo sono sintomatici della tensione. Berrettini arriva per primo a set point, risponde alla prima di Travaglia e poi piazza il drittone vincente – appena il secondo di tutto il set.

All’inizio del secondo parziale, la gara è tra la necessaria reazione di quello sotto nel punteggio e un braccio più sciolto di quello avanti. Malgrado le tante prime in campo da parte di Matteo e il dritto che gli offre il 15-40 in ribattuta, è il n. 88 ATP a mettere le mani sui primi due game – un vantaggio che però svanisce subito, complici qualche errore di troppo e un Berrettini che approfitta al meglio delle seconde avversarie. Il servizio torna subito determinante, con entrambi che preferiscono tirare la prima verso il dritto dell’altro, per andare invece al corpo o verso il rovescio con la seconda.

Un paio di gran dritti romani, una volée incerta e al dodicesimo gioco la prima testa di serie arriva a match point, annullato dal preciso servizio esterno. Ecco allora il quinto tie-break consecutivo tra i due (il primo risale a un torneo Futures), con il doppio fallo marchigiano che manda Matteo avanti 4-2. Dopo una buona risposta, Travaglia si crea l’opportunità di incidere con lo sventaglio per tornare in corsa, ma lo manda largo. Entra allora in scena il passante di rovescio con cui Berrettini si prende l’ultimo punto e avanza al secondo turno in attesa del vincente fra Andy Murray e Benoit Paire.

Non ho sottovalutato Murray neanche nel nostro ultimo confronto a Shanghai 2019“, ha detto Matteo in conferenza rispondendo alla domanda di un cronista inglese e sottolineando la sua stima per l’ex numero uno britannico. Sul match di oggi, e in generale sul passaggio dalla terra all’erba, si è espresso così. “Credo di aver giocato più vincenti sulla terra che oggi” – ha detto col sorriso, ma pur considerando la differenza di lunghezza dei match (i 55 vincenti contro Djokovic li ha giocati in quattro set, oggi ne ha giocati solo due) la sensazione è che l’adattamento sia ancora in fase iniziale. “Ormai penso di essere un giocatore che gioca bene ovunque, ma è vero che qui cambia tutto. Sì, già oggi mi sono buttato di più a rete, ma devo sapere che la palla mi ritornerà più rapidamente: se l’avversario incoccia il passante…“.

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Murray torna al Queen’s e vince: “Mi hanno detto che è difficile sostituire il tennis”

Andy Murray non giocava in singolare sull’erba dal 2018. Torna e batte un Paire ondivago, ma il fisico non dà ancora garanzie

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Andy Murray - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis) (1)

L’ultima volta che lo avevamo visto all’opera in singolare era l’inizio di marzo. A tre mesi e mezzo di distanza da quel secondo turno a Rotterdam quando venne sconfitto da Andrey Rublev, Andy Murray rientra al Queen’s con una vittoria in due set su Paire, ma le sue stesse aspettative riguardo alla forma fisica non sono esaltanti. Dopo un paio di settimane di allenamenti all’All England Club, l’ex numero 1 del mondo risente ancora del problema all’inguine che lo aveva costretto alla pausa a partire dal Masters 1000 di Miami e che lui crede connesso all’artroplastica di rivestimento dell’anca a cui si era sottoposto più di due anni fa.

“Mi sento bene” ha detto Andy nella conferenza stampa precedente al torneo. “Non in perfette condizioni, ma mi sto allenando regolarmente da circa un mese. L’interrogativo è ovviamente se il corpo sarà in grado di sostenermi e non posso affermarlo con grande certezza perché per diverse volte mi sono sentito bene durante gli ultimi nove mesi. Poi è successo qualcosa. Spero di stare bene perché ho visto che in allenamento il mio tennis è a posto. Ma fisicamente devo reggere l’impatto con i match”.

Due volte campione Slam a Wimbledon e medaglia d’oro sullo stesso prato, è piuttosto evidente quanto Murray tenga a questo rientro londinese con finestra su Church Road. Senza dimenticare il vantaggio degli scambi più brevi richiesti dall’erba.

 

“Il motivo per cui ancora gioco è che amo giocare a tennis. Ho parlato con diversi miei ex allenatori che erano stati giocatori e ho chiesto loro come sia stato mettere fine alla carriera. Il coro unanime è stato qualcosa come ‘guarda, è stato estremamente difficile smettere e ti consiglieremmo di continuare a giocare finché puoi, fino a quando ti diverti e purché il corpo ti supporti. Niente lo sostituisce, è difficile sostituire l’essere là fuori, il misurarsi su un campo da tennis e giocare lo sport al più alto livello’”. Ci viene facile immaginarci Andy replicare “mi avevate già convinto al ‘guarda’”.

“Voglio giocare finché riesco” fa eco ai consigli ricevuti. So di poter ancora competere con i migliori del mondo. Lo sto facendo regolarmente in allenamento negli ultimi sei mesi e di sicuro non vedo perché non dovrei sull’erba.Voglio continuare a provarci e avere ancora il desiderio di gareggiare e allenarmi ogni giorno per tentare di migliorare e darmi una possibilità di andare avanti, creare altri ricordi sul campo e prendermi altre vittorie. Aspettiamo e vediamo cosa succede, ma l’obiettivo e la priorità sono restare in salute”.

Murray non nasconde di aver provato un po’ di invidia guardando l’ultima sfida tra Djokovic e Nadal: “Mi piacerebbe confrontarmi di nuovo con loro nelle semifinali degli Slam”. Per il momento, Andy è al primo turno dell’ATP 500 del Queen’s di fronte a Benoit Paire, l’ultimo avversario battuto all’ultima partecipazione a Wimbledon. Era il 2017. Il risultato non cambia, vince ancora il trentaquattrenne di Dunblane. 6-3 6-2 in poco più di un’ora, durata che non può che far piacere al vincitore, ma che non fornisce troppe indicazioni sulla condizione atletica.

Andy Murray – ATP Queen’s 2021 (via Twitter, @QueensTennis) (1)

IL MATCH – Nel sole dell’ora del tè, Mohamed Lahyani gesticola teatrale, Scotland the Brave sventola sugli spalti e si può cominciare con Murray al servizio. Fa subito sul serio, il tre volte campione Slam, e sulla palla break al quarto gioco sfodera un passantone di dritto in corsa che sembra Ivan Lendl. Anzi, sembra proprio Muzza versione migliore. Paire, al quale è apparentemente tornata la voglia di fare sul serio, tenta subito il rientro, ma la battuta scozzese rimette al loro posto le velleità barbute, mentre il pubblico intona vocali allungate a seconda del tipo di colpo (e del relativo esito) con cui il proprio beniamino conclude lo scambio.

Paire accenna un lancio di racchetta al settimo gioco dopo un dritto sbagliato, poi si frena, magari pensando che non ci si può arrabbiare con la natura: forse gli avversari di Stefan Edberg si arrabbiavano perché lo svedese chiudeva una volée di rovescio? In ogni caso, sull’erba Benoit compensa con lo slice riuscendo a tenere relativamente basso il numero di errori dal lato destro.

Andy va a servire sul 5-3 e dimostra di avere un’ottima vista fermando il gioco per richiedere l’intervento di Hawk-eye che gli dà ragione. Fallisce poi una comoda chiusura nei pressi della rete provocando il lungo oooh delle tribune e subisce una risposta bimane fulminante, ma un serve&volley e un ace chiudono la prima parte della pratica.

Come nel primo parziale, è di nuovo un passante, questa volta di rovescio, a permettergli l’allungo al quinto gioco. Benoit si esibisce affettando un drop shot in mezza volata con i piedi sulla linea di battuta, dando il la a un settimo game ricco di scambi strappa-applausi che Murray fa suo involandosi verso la vittoria, la standing ovation e il prossimo turno contro Matteo Berrettini.

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ATP Queen’s: Sinner subito eliminato da Draper

Jannik serve per il set in entrambi i parziali che poi cede al tie-break al coetaneo n. 309 della classifica

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[WC] J. Draper b. [3] J. Sinner 7-6(6) 7-6(2)

Inizia con una sconfitta l’avventura sui prati di Jannik Sinner, sconfitto in due tie-break dal coetaneo Jack Draper nonostante le tante occasioni che ha saputo crearsi. L’azzurro ha infatti avuto sei palle per il 5-0, ha servito per chiudere in entrambi i parziali e mancato due set point nel primo. Draper, però, non ha mai smesso di crederci, a partire da quel quinto gioco – e soprattutto una volta vinto – che a conti fatti ha fatto la differenza.

È stato in assoluto il sesto incontro sull’erba per Jannik, il secondo in un tabellone principale, ovviamente tutti risalenti al 2019, sia per lo stop forzato dei circuiti di dodici mesi fa, sia per la scelta (se di scelta si può parlare) di rimanere sulla terra dei Futures italiani nella sua prima stagione da professionista. Si trattava invece della seconda apparizione nel Tour per Jack, meglio attrezzato dal punto di vista muscolare, dopo lo sfortunato esordio a Miami, quando, visibilmente stremato già da diversi punti, si accasciò a terra in preda alle vertigini alla fine del primo set.

 

IL MATCH – I giochi sono quasi tutti lottati, ma Jannik spinge bene con entrambi i fondamentali, si esibisce in un paio di ricami a chiudere le discese a rete in controtempo e vola avanti di due break, salvo poi restituirne uno dopo non essere riuscito a concretizzare le sei occasioni nel lunghissimo quinto game. Draper, al quale la scala discreta, arrotondata e probabilmente non aggiornata dell’ATP dà tre centimetri in più di Jannik in altezza, riesce finalmente a far valere le sue curve mancine – ottimo lo slice interno sull’erba ancora immacolata del Queen’s– e rimane in scia. Alla battuta per far suo il parziale, due brutti dritti in uscita dal servizio aprono uno spiraglio all’avversario che non si fa pregare e, piazzato un drittone vincente, approfitta di un altro gratuito altoatesino. Deluso e arrabbiato, Sinner non gioca al meglio neanche il successivo turno di risposta e viene agguantato sul 5 pari da un Draper ormai completamente in fiducia.

In un momento in cui gli scambi sono favorevoli al n. 309 ATP, Jannik estrae tre ace nulla meno che provvidenziali per giocarsi il tie-break. Di nuovo, il nostro ha l’occasione di chiudere con il vantaggio del servizio sul secondo set point consecutivo, ma perde gli appoggi finendo a terra e, benché sia felino nel rialzarsi, fallisce il colpo successivo. Il doppio fallo manda per la prima volta avanti Draper che cinico si prende il set, mentre l’azzurro mostra la sua stizza verso il proprio angolo. Sei ace per Jannik ma 57% di prime in campo trasformate solo nel 61% dei casi sono numeri non certo entusiasmanti sull’erba, per quanto di poco inferiori a quelli britannici.

Numeri che cambiano radicalmente in positivo per entrambi nella seconda partita che diventa molto più “da erba” e per sei giochi la risposta raccoglie davvero pochissimo. Poi, la prima di servizio abbandona la wild card, c’è anche un doppio fallo e Sinner ne approfitta immediatamente per passare in vantaggio. Di nuovo chiamato a chiudere con la battuta, Jannik manca ancora l’appuntamento, a dispetto di un bel regalo dell’altro e pagando con un errore uno scambio in controllo in cui avrebbe forse dovuto osare di più.

È ancora tie-break, dunque, e il diciannovenne di Sutton mette subito spazio tra sé e il nostro con un perfetto anticipo di rovescio lungolinea. È stato estremamente solido per tutto l’incontro, Draper, soprattutto in questo parziale e continua a tirare dritto come un treno fino alla chiusura con l’ace numero 11. Nel secondo set, Jannik ha finito con il pagare un prezzo pesante per quelle sole nove seconde di servizio a cui è dovuto ricorrere vincendo però appena due punti, ma in generale è mancata la freddezza nei momenti di vantaggio.

LE PAROLE DI JANNIK – La sfida inedita tra classe 2001 si è chiusa con un risultato inaspettato vista la notevole differenza di classifica e di esperienza a livello ATP tra i due e un tale livello da parte di Draper potrebbe aver sorpreso l’azzurro. “È un buon giocatore, l’avevo visto a Miami. Non so se abbia giocato il torneo junior a Wimbledon e fatto dei buoni risultati [è arrivato in finale nel 2018, gli fanno notare, ed è a suo agio sull’erba], ma ho cercato di concentrarmi su quello che dovevo fare io. All’inizio ha funzionato piuttosto bene, poi lui ha capito il mio gioco. Ha giocato i punti importanti meglio di me, mentre io non ho servito bene, cosa che mi capita già da un po’. ‘Sorpreso’ è una parola grossa, devi essere sempre preparato, ma credo che oggi lui abbia meritato la vittoria. Giornate così capitano. Si è allenato di più e ha maggiore esperienza di me sull’erba. Gli auguro buona fortuna, sperando che non abbia più infortuni – ne ha avuti un paio negli ultimi anni [frattura di un dito, tendinite al polso, ndr]. Nessun cambio di piani dopo l’uscita prematura al Queen’s, dove peraltro è iscritto anche al doppio insieme a Feliciano Lopez: “Abbiamo già il programma di allenamento per la prossima settimana, quindi giocherò solo a Wimbledon”.

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