Steve Flink: “Sinner sarà fra i primi otto il prossimo anno e farà una semifinale Slam”

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Steve Flink: “Sinner sarà fra i primi otto il prossimo anno e farà una semifinale Slam”

Un bilancio della stagione più strana di sempre con il Direttore Scanagatta. La crociata di Puppo e Vilas per il N.1 del ranking e la rincorsa di Serena Williams al record di Margaret Court

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Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Si è concluso il 2020 del tennis, una stagione che (auspicabilmente) rimarrà unica nel suo genere. Nonostante la pandemia abbia decapitato più di metà dei tornei in calendario, da agosto in poi i circuiti ATP e WTA sono ripartiti tra mille difficoltà regalandoci alcune emozioni e tanti spunti di discussione. Ecco come Ubaldo Scanagatta e Steve Flink tirano le somme di questa annata. Di seguito il video.

00:00 – Flink: Ad aprile e maggio, nei giorni in cui Wimbledon veniva cancellato, non avrei immaginato che avremmo comunque avuto lo US Open seguito dal Roland Garros e dalle ATP Finals. Non pensavo che avremmo potuto vedere quest’anno altro tennis di grande livello”. Ubaldo: “Abbiamo visto tre Slam, tutti tranne Wimbledon, e tre Masters 1000, Cincinnati, Roma e Bercy, più parecchi tornei indoor. Solo 15 giorni prima dello US Open non sapevamo ancora se il tennis sarebbe ripartito e le ATP Finals sono state in dubbio per tanto tempo perché c’erano tante questioni da risolvere, come l’assegnazione dei punti e gli standard di sicurezza per i giocatori. Credo che Andrea Gaudenzi e i vertici dell’ATP si siano comportati in modo intelligente. Flink: “Si sono mossi bene, è stato un anno complicato. Credo che non andare allo US Open sia stata una scelta difficile per Nadal, ma alla fine è stata una buona scelta perché è arrivato al Roland Garros fresco, ma credo che comunque non sia stato felice di saltare i tornei sul cemento”.

05:20 – Ubaldo: “Fammi la tua analisi su questa stagione. Partirei dalla risposta che Thiem ha dato quando il New York Times gli ha chiesto chi sono stati i cinque migliori giocatori del 2020 dopo la sua sconfitta con Medvedev. Thiem ha risposto che secondo lui il ranking rispetta più o meno i valori, ma escludendo Federer, che non gioca da tanto, metterebbe Rublev al numero 5, visto che ha vinto diversi tornei”. Flink: “Penso che si possa discutere solo su Rublev, comunque un ottimo candidato, perché gli altri quattro (Djokovic, Nadal, Thiem e Medvedev) sono stati indiscutibilmente i migliori”. Ubaldo: Alcuni giocatori come Tsitsipas hanno perso punti rispetto alla scorsa stagione. Ha vinto solo un torneo e ha fatto una semifinale Slam, non così bene alla fine. Zverev probabilmente ha giocato meglio nel 2020 che nel 2019”.

 

09:40 – Ubaldo: “Che cosa ti ha sorpreso di più quest’anno, a parte la pandemia?” Flink: “Forse il fatto che Medvedev ci abbia messo così tanto a carburare, dopo quella straordinaria seconda metà di 2019”. Ubaldo: Io invece sono stato sorpreso di vedere Sinner vincere un torneo, battere Zverev al Roland Garros e creare qualche problema a Nadal. Tutti pensano che Sinner possa diventare un top player, forse già nel 2021 o nel 2022”. Flink. “Sarei molto sorpreso se nel 2021 non arrivasse tra i primi dieci. Non penso che giocare così contro Nadal sia un caso. Nel 2021 lo attendo almeno in una semifinale Slam e vincitore di almeno un paio di tornei. Ubaldo: “Le ATP Finals dell’anno prossimo saranno a Torino, sarebbe una cosa fantastica avere un giocatore italiano protagonista. Mi chiedo se ci possano essere altri giovani rampanti, anche se non del livello di Sinner. C’è il 2003 spagnolo Alcaraz, oggi è intorno al 130-140 del mondo, il suo coach è Juan Carlos Ferrero, credo che sia un ottimo prospetto e sono sicuro che ne sentiremo parlare”.

Rafa Nadal e Jannik Sinner – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

16:45 – Ubaldo: “Torniamo a quest’anno. Ricordi Cincinnati? È stato il primo torneo dopo il Covid”. Flink: “Sì, c’è stata una bella finale tra Djokovic e Raonic, vinta da Djokovic, mentre non c’è stata finale tra le donne. Osaka ha dovuto ritirarsi prima di scendere in campo contro Azarenka, per poi rifarsi allo US Open”. Ubaldo:I tornei che abbiamo visto sono stati di livello piuttosto alto. Nelle ATP Finals abbiamo avuto i primi quattro del mondo in semifinale, qualcosa che non succedeva dal 2004 a Houston. Quest’anno tutti i giocatori tranne Schwartzman avevano possibilità di vincere”. Flink: “Guarda gli ultimi match del torneo. Nadal ha servito per il match con Medvedev, Djokovic ha perso al tie-break del terzo set, Thiem è andato vicinissimo a battere Medvedev in due set per poi perdere al terzo. Sono state tutte partite lottate, questo dimostra che la distanza tra questi giocatori è veramente sottile. Penso che questo sia un buon segnale per la salute del tennis maschile”. Ubaldo: “Anche allo US Open abbiamo visto belle partite”. Flink: “Sì, la finale non è stata la migliore dal punto di vista qualitativo ma sul piano del pathos ne ricordo poche allo stesso livello. I due giocatori erano molto nervosi ma guardare il match è stato lo stesso divertente”.

20:57 – Ubaldo: “Continuiamo a saltare da un torneo all’altro. Già a Roma era successo qualcosa di importante, con Schwartzman che ha dimostrato di esser un ottimo giocatore specie sulla rossa battendo anche Nadal prima di perdere da Djokovic in finale. Quattro italiani agli ottavi, qualcosa di cui siamo stati molto contenti. Flink: “La vittoria è stata importante per Djokovic dopo la squalifica contro Carreno Busta. Arrivare a Roma e vincere in quel modo, mettendosi alle spalle quell’incidente, ha dimostrato una solidità importante. Ma ho una domanda per te su Schwartzman: alcuni miei amici appassionati di tennis non credono che sia alto 1.70 come dicono i dati ufficiali, credono sia più basso. Pensi che la sua altezza ufficiale sia vera?” Ubaldo: “Sicuramente non è un cestista, ma anche loro a volte aggiungono un paio di centimetri perché è importante per il loro status…” Flink: “In ogni caso ha avuto un’ottima stagione ed è un giocatore ammirevole per come combatte. Qualificarsi alle Finals per la prima volta è stato un grande traguardo”.

23:58 – Ubaldo: “Un’ottima cosa per l’Argentina perché non avevano avuto giocatori alle Finals dal 2013, quando si qualificò Del Potro [in realtà Delpo si è qualificato anche nel 2018 ma non ha giocato per infortunio, ndr]. Quest’anno, tra l’altro, su Netflix è uscito un gran bel documentario su Guillermo Vilas. Flink: “Ho ottimi ricordi di lui. Ricordi quando nel 1977 vinse 46 match di fila trionfando al Roland Garros? Quell’anno avrebbe dovuto raggiungere il numero uno del mondo. All’epoca ero al World Tennis Magazine e noi lo classificammo al primo posto. Il giorno dopo che uscì il magazine andai da lui e glielo feci vedere. Per lui è stato triste non arrivare mai al numero uno del mondo.

Ubaldo: “Fanno vedere quella copertina del World Tennis nel documentario. Nel 1975 ci sono state sei settimane in cui secondo le statistiche lui avrebbe meritato di arrivare al numero uno. Il problema era che le classifiche venivano pubblicate solo 12-13 volte all’anno, e non in quelle sei settimane in cui Guillermo sarebbe stato al numero uno”. Flink: “Alla fine dell’anno, quando raccoglievamo le immagini per il magazine per essere pronti per stilare il ranking, eravamo giunti alla conclusione che il numero uno sarebbe stato Vilas oppure Borg, non Connors che lo era per il ranking. Pensavamo che se Borg avesse vinto il Masters, sarebbe stato il numero uno, ma in finale Connors lo batté, e quindi incoronammo l’argentino”. Ubaldo: “Posso dirti che nel 2007 feci un’intervista con Vilas in Australia. Iniziai dicendo, ‘eccoci qui con l’ex numero due del mondo’. E lui subito: ‘No, sono stato il numero uno! Correggiti o non facciamo l’intervista’.

1974: Vilas in azione nel Melkhuisje Masters a Hilversum, in Olanda

30:05 – Flink: “L’altra cosa che mi confonde riguarda il conteggio delle settimane da N.1 del mondo di Djokovic, che sta cercando di superare il record di Federer di 310. Però non sappiamo se questo è effettivamente un record perché negli anni 70 i ranking venivano aggiornati diversamente”. Ubaldo: “Inoltre, tutti hanno scritto che Nadal ha raggiunto più di mille vittorie. Ma in queste vittorie ci mettono anche quelle in Laver Cup e non penso che dovrebbero. E poi parliamo dei 109 tornei vinti da Connors. Se andiamo a vedere i suoi tornei, alcuni non facevano parte del circuito pro. Due tornei soprattutto avevano uno otto giocatori e l’altro nove. Se vai sul sito ATP e controlli la lista dei tornei vinti da Connors, vedi che in molti c’era un tabellone da 16 giocatori, ma io sono sicuro che in un’occasione ce ne fossero solo otto. Tornei vinti giocando tre partite non possono essere inseriti nel conteggio come uno Slam vinto da Federer. Roger ha vinto 103 tornei, mettiamo che nel 2021 ne vinca altri 3, sarebbero 106. Tutti direbbero che non ha comunque raggiunto il record di Connors. Lo trovo ridicolo”. Flink: “Dimentichi una cosa: Federer giocherà fino a 49 anni, quindi non ti preoccupare! Dopo la finale di Wimbledon 2019 tu mi dicesti che quella potrebbe essere stata la sua ultima opportunità, e ti risposi che l’avevamo già detto diverse volte”.

34:52 – Ubaldo: “Abbiamo parlato molto del 2020 del tennis maschile ma non abbiamo ancora detto una parola sul tennis femminile. Osaka è stata probabilmente la migliore, ma tante donne non hanno più giocato dopo l’Australia come Barty, e anche la giovane canadese Andreescu è sparita. Ma Osaka per te è stata la migliore dell’anno?”. Flink: “Direi di sì, peccato che non era in forma al Roland Garros, e poi sarebbe stata pericolosa a Wimbledon. Ma allo US Open ha finito alla grande con due ottime vittorie in tre set contro Brady e Azarenka. La stagione femminile è stata ancora più breve di quella maschile e per questo è difficile analizzarla”. Ubaldo: “Quali altre giocatrici hai visto bene? Io credo che anche se Osaka fosse andata al Roland Garros non avrebbe vinto perché la terra rossa non è la sua superficie preferita”. Flink: “Non credo che lo avrebbe vinto, ma magari avrebbe potuto arrivare ai quarti o in semi. Swiatek ha colpito tutti, ha giocato in modo spettacolare, è stata la sorpresa dell’anno vederle vincere il Roland Garros. Il modo in cui ha vinto, distruggendo Halep e battendo in finale Kenin, è stato da campionessa vera. Non è mai parsa nervosa; penso che possa vincere altri cinque Slam”.

38:05 – Ubaldo: Le ragazze si sono dimostrate più preoccupate per il Covid, penso ad Halep che non è andata in America, e alcune americane non sono volute venire in Europa”. Flink: Serena Williams è andata a Parigi dopo lo US Open, ma non ha fatto bene. La sua situazione è affascinante, perché vuole disperatamente battere il record di Margaret Court, ma ci sono tante avversarie che sono capaci di vincere uno Slam. Serena è tra queste, ma oggi vincere sette match di fila in uno slam sta diventando sempre più complicato. Sto iniziando a pensare che possa non riuscire a vincerne un altro”. Ubaldo: “Anche io. Speravo che Nadal potesse vincere le ATP Finals, perché avrebbe riempito un buco che la sua carriera non merita. Per Serena credo che meriterebbe questo record. Ha perso quattro finali dopo la gravidanza, poi ha avuto dei problemi, e onestamente penso che i suoi tempi migliori siano andati, a meno che trovi nuovamente la condizione fisica migliore, cosa che fin qui non è più riuscita a fare”. Flink: Penso che possa comunque essere elogiata per provarci così tanto, con il suo atteggiamento professionale”.

Traduzione a cura di Gianluca Sartori

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Editoriali del Direttore

Indian Wells: Analisi di una doppia delusione azzurra e i dubbi sulle scelte di casa Piatti per Jannik Sinner

I timori sulla condizione di Matteo Berrettini. Sarà stanco per la lunga e stressante stagione? Recupererà per Torino? Su Sinner: non c’è stata incoerenza fra le modifiche attuate ora al servizio e l’obiettivo Torino?

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Jannik Sinner - Indian Wells 2021 (foto Vanni Gibertini)

Parliamoci chiaro. Per le nostre aspettative, quelle generalmente condivise dagli appassionati italiani, il torneo di Indian Wells è stato una grande delusione. E il fatto che alle semifinali del torneo siano giunti 4 tennisti non compresi fra i primi 25 del mondo accentua inevitabilmente quella delusione.

Anche se, d’altro canto, un po’ l’attenua il fatto che Fritz, il giustiziere della nostra squadra di Coppa Davis, abbia colto poi anche lo scalpo del tennista che pareva più in forma degli altri, Zverev. Il quale, detto inter nos, il suo match se l’è proprio mangiato, dal 5-2 in poi e con il doppio fallo sul matchpoint…sia pur con l’alibi del sole. Però è indubbio che Taylor Fritz, se giocasse sempre così, sarebbe un osso duro per chiunque e ci si può perdere benissimo senza arrossire.

Tuttavia resta il fatto che dacché era uscito il sorteggio non c’era stato un media italiano che non si fosse affezionato all’idea di un ottavo di finale tutto italiano, il primo duello fra Berrettini e Sinner. Con un italiano – se quell’eventualità si fosse verificata – garantito nei quarti.

 

Mi sa che gli abbiamo portato tutti male, a entrambi. Affezionarsi a un’idea non voleva dire sognare, come quando -ad esempio – qualcuno aveva sognato che Berrettini battesse anche Djokovjc e trionfasse a Wimbledon. Quello sì che era un sogno, anche se dopo il primo set, la schiera dei sognatori si era infittita.

Questa volta, confidando nell’ordine delle teste di serie di Indian Wells e in un tabellone che pareva piuttosto buono fatta eccezione per Isner sulla strada di Sinner (e pure Isner ha poi invece dato via libera spianando la strada) era un pronostico – ancor più che una speranza – che pareva avere solide basi di concretezza. L’ostacolo Fritz, una doppia gabbia se fosse stato un concorso ippico, non pareva insormontabile.
Invece nel Masters 1000 più abbordabile della storia degli ultimi 17 anni, senza Djokovic, Nadal e Federer, con Aliassime subito fuor di scena, un Medvedev fuor …di testa (pazzesco il modo in cui avanti 6-4 e 4-1 è riuscito a perdere con Dimitrov, anche se poi il russo ha dato la colpa alla lentezza della superficie e alla enorme difficoltà nello sfruttare l’efficiacia del servizio), i nostri due migliori giocatori hanno deluso ogni aspettativa giocando… malissimo Berrettini e male pure Sinner!

Ciò sebbene sia giusto osservare che Fritz è stato tutto fuorché un amico – battutaccia cui nessuno si è sottratto, e c’è stato anche chi nei social ha optato per l’aperitivo preferito da Sinner e Berrettini… il gin-Fritz! –  in particolare contro Sinner quando è sembrato in giornata di vena davvero straordinaria (come del resto ha replicato nel secondo set contro Zverev).

L’americano ha comandato sempre lui il gioco, salvo che nei primi 6 giochi, favorito peraltro da un Sinner disastroso al servizio: 0 ace, 4 doppi falli 51% di prime palle ma intorno al 40% per più di un set, 34% soltanto di punti vinti con seconde palle spesso servite pianissimo, 12 palle break a Fritz che non è davvero Djokovic ma Jannik lo ha fatto apparire tale (per questi dati assai accurati ringrazio l’affezionato lettore Brandon).

Di giocare male ci sta. Accade, più o meno, a tutti. Nessuna giornata è uguale all’altra, anche per noi che non giochiamo a tennis. Sappiamo tutti che i grandi campioni, i Fab Four un esempio infinito per tutti, sono quelli che sono anche i più continui nell’esprimersi ad altissimo livello.

E in termini di continuità mi sembra che quest’anno noi ben poco possiamo rimproverare a Matteo Berrettini, che non solo è rimasto saldamente fra i primi 8 del mondo smentendo quanti dubitavano del suo ruolo di top-ten ma è salito a n.6 con una serie di risultati impressionanti che avrebbe potuto essere addirittura ancora migliori se non avesse avuto la sfortuna di imbattersi nel n.1 del mondo Djokovic in tre Slam (Parigi, Londra, New York) e non fosse stato costretto a ritirarsi a Melbourne. Devo ricordare che sono i tornei che distribuiscono più punti?

E ben poco, sempre in termini di continuità, possiamo rimproverare a Jannik Sinner che aveva chiuso il 2020 a un già lusinghiero n.37 ATP  e lunedì prossimo, a 20 anni e 2 mesi, lo ritroveremo a n.13 del mondo (ovviamente suo best ranking) e ancora in corsa per le ATP finals, mentre per le NextGen è semplicemente il primo in graduatoria. A un ventenne che sale 24 posti in classifica non si può che dire bravo.

Se quest’anno è stato un anno magico per il tennis azzurro lo dobbiamo principalmente a loro due, anche se a far parlare di rinascimento del tennis italiano hanno contribuito in tanti. E cioè almeno tutti quei dieci giocatori che in certi periodi sono stati contemporaneamente fra i top 100, stimolando anche i colleghi giornalisti di altri Paesi a scrivere e chiedersi del fenomeno italiano. E ciò è accaduto proprio nell’anno in cui Torino si appresta ad ospitare le finali ATP che per 12 anni erano state a Londra e mai prima in Italia. Di quest’ultimo successo, ottenuto su un campo diverso, quello politico-organizzativo, dobbiamo essere grati a tutti coloro che si sono battuti per raggiungerlo: cioè la federtennis, gli enti locali piemontesi, ex sindaco Appendino in testa, il Governo all’epoca in sella.

Tutto ciò ampiamente premesso e sottolineato, con giusto orgoglio e direi perfino con la dovuta riconoscenza… perché sono i buoni risultati che fanno crescere l’interesse della pubblica opinione e di conseguenza gli spazi nei media nonchè il maggior coinvolgimento delle aziende e degli sponsor, questo non ci esime dall’esprimere le nostre opinioni su quanto abbiamo visto accadere a Indian Wells.

Voglio aggiungere alla lunga premessa anche il fatto che, probabilmente per le condizioni climatiche, la strana luce, i campi davvero lenti, quasi nessuno dei top-player ha giocato fin qui bene (salvo forse Zverev fino al 5-2 al terzo con Fritz prima di rovinare ogni cosa). Lo stesso Tsitsipas, n.2, era stato in notevole difficoltà con Fabio Fognini e le ha confermate con Basilashvili. Questo per dire che se si sono trovati male anche Berrettini e Sinner, beh ci sta. Peccato però. Quei punti del Mille di Indian Wells, così tanti, facevano gola e servivano da morire.

Dispiacerebbe però che questi riscontrati in California potessero rivelarsi segnali di affaticamento, conseguenti a una lunga e stressante stagione. Tanto più stressante perché seguita al semestre Covid di riposo forzato nel 2020.

E dispiacerebbe perché ci sono ancora 4 settimane di tornei importanti, forse decisivi sia per la qualificazione alle finali – per Berrettini voglio sperare sia quasi scontata –  sia per la classifica di fine anno che è super importante per la posizione nel seeding del prossimo Australian Open e…per i contratti con gli sponsor.

Nelle 4 settimane che restano al massimo si puo’ partecipare a un paio di  250, a un 500 e a un Masters 1000. C’è Anversa la settimana prossima (o Mosca, entrambi 250), Vienna quella successiva (500 o St Petersburg 250), Parigi-Bercy (1000, dal 1 al 7 novembre), Stoccolma (250 dal 7 al 13…e chi la gioca non può fare le Next Gen, come Sinner sa e come a Aliassime non interessa perché ha detto che alle NEXT Gen non partecipa comunque).

Matteo Berrettini non si è imbattuto nel Fritz che ho poi visto contro Jannik Sinner e Zverev – anche se il risultato con cui si è imposto sui due azzurri il ragazzo californiano con il viso da attore è stato identico, 6-4,6-3 – ma mi è parso terribilmente imballato, lento e scarico.

Non so spiegarmene il perché. Troppo a lungo fermo dopo l’US Open? Può essere. La lucrosa esibizione della Rod Laver Cup non può davvero essere considerata vero momento d’agonismo.

Matteo non era stato brillante con Tabilo al primo turno, ma la sua prova incolore poteva anche essere conseguenza di una certa sottovalutazione dell’avversario.

Contro Fritz si è probabilmente demoralizzato quando ha visto che la sua arma migliore, il servizio, era proprio spuntata. Per uno abituato a raccogliere il massimo da quel colpo, prodromo di un dritto altrettanto mortifero, può essere un piccolo trauma.

Non fai ace né servizi vincenti e ti disperi, entri nel panico. Forzi di più e il servizio entra ancora meno. Perdi fiducia e serenità, ne viene contagiato tutto il resto del gioco. Ciò detto, però, mi ha impressionato davvero negativamente – più di qualuqnue altra cosa – la lentezza all’uscita della battuta.

Fritz aggrediva le seconde palle di Matteo come se fossero arrivate delle mozzarelle. Le ribatteva lunghe e profonde, quando anticipando e spiazzandolo, quando giocandogli addosso, al corpo. E Matteo sembrava piantato sul cemento. Come non mi era più capitato di vederlo da tempo. E il guaio è che non è mai riuscito a scuotersi.

Anzi, piatto lo si vedeva scuotere la testa senza neppure provare a reagire, a caricarsi, a cacciare anche qualche bell’urlo…che di solito non amo, ma ammetto che certe volte scuotono e servono. A volte mi chiedo se non potrebbero farlo anche i coach, sebbene non sia elegante. Di certo papà Tsitsipas non si pone questo problema.

Vabbè, una volta ci può stare. Lui stesso, mi pare d’avergli sentito dire nel corso delle interviste rese di Vanni Gibertini – unico giornalista italiano presente di persona a Indian Wells …tutti hanno ripreso quel che Vanni ha scritto, ci fosse stato uno che si fosse degnato di citare Ubitennis! Non usa più…– ha definito quella sua partita “la peggiore dell’anno”.

E che sia stata la partita peggiore dell’anno personalmente non mi crea eccessive preoccupazioni. Mi preoccuperebbe invece se Matteo fosse giù di fisico a tal punto da rendere complicato un suo pieno recupero per il prossimo mese di tennis. Dando per scontata, o quasi, la sua presenza a Torino sarebbe un vero peccato se non riuscisse a presentarsi nelle migliori condizioni. Perché a Torino ci potrebbero essere chance di successo per tutti, quasi come a Indian Wells. Non dimentico che alle finali ATP di Londra ho visto trionfare Dimitrov, Zverev e Tsitsipas quando nessuno di loro era davvero uno dei favoriti della vigilia.

Piuttosto…speriamo che chi si occupa di scegliere la velocità del campo del PalaAlpitour – Sergio Palmieri? – non la sbagli. Un piccolo vantaggio a chi gioca in casa tutti gli organizzatori l’hanno sempre considerato, senza per questo macchiarsi di colpe rimproverabili da chicchessia.

E ora vengo a Jannik Sinner. Non doveva battere per forza un ottimo Fritz. E, come hanno giustamente sottolineato in telecronaca SKY Elena Pero e Paolo Bertolucci, l’aspetto più positivo è stato il constatare che anche nella situazione di punteggio più compromessa Jannik ha continuato a lottare, a caricarsi, a crederci (al contrario di quanto aveva mostrato Berrettini).

Direte che non è un aspetto sorprendente in relazione al Sinner che ormai abbiamo imparato a conoscere, però a 20 anni è quasi più normale lasciarsi andare, mandare tutti al diavolo, compreso se stesso, piuttosto che continuare a lottare irriducibilmente come ha fatto Jannik.

Non è poco. Anche in questo aspetto il ragazzo dai capelli rossi è un’eccezione nei confronti dei suoi coetanei, per non dire un fenomeno.

Diciamo però che alla voglia di lottare non si è aggiunta – anche dal suo angolo? – la voglia di pensare un po’ prima a un qualche cambiamento tattico-strategico che forse si sarebbe dovuto fare.

Magari ci se ne accorge più facilmente stando seduti fuori dal campo che dentro. Per questo, però, ho scritto che magari dall’angolo qualche piccolo segnale gli poteva essere…ILLEGALMENTE (ma così fan tutti) trasmesso.

Forse ciò è accaduto perché nei primi game Sinner aveva condotto le danze, fino al 4-2 e allora lui e i suoi hanno pensato che se gli fosse tornata quella efficace precisione d’inizio gara ciò gli sarebbe bastato.

Il problema è che Jannik non si è reso conto che il suo gioco, quel tipo di gioco basato sul corri e tira senza variazioni di tagli e potenza, aveva messo in palla Fritz. Purtroppo per lui. Sinner ha, purtroppo di nuovo, un tennis un po’ monocorde, potente ma piatto, che può mettere in palla gli avversari che sono capaci di reggerlo.

Fritz, rinfrancato dall’ottimo esito dei game successivi al 2-4, non ha più sbagliato una palla facile, anzi. Ha tirato sempre più forte e profondo e Jannik che, come ho accennato sopra, ha servito malissimo subendo 4 break di fila e 5 in 9 turni di battuta, è sempre più affondato nelle sue angoscie, come quando ha perso 8 game di fila.

Vanni Gibertini che ha seguito il match a Indian Wells sostiene che il match è girato su poche palle e accenna a diversi se e ma. Io, che ho visto il match meno bene, e cioè alla tv, ho avuto invece una sensazione assai diversa. E cioè che Fritz avesse sempre in mano il match, dopo i primissimi game in cui ha preso le misure a Jannik. Più vedevo il match e più pensavo che l’americano avrebbe potuto vincere con un punteggio ancora più netto. Il mondo è bello perché vario, così come le opinioni.

Chi ci legge sa che Sinner ha deciso recentemente di cambiare diversi dettagli nel servizio. Ma dettagli non sono, anzi. La posizione dei piedi, l’altezza del lancio di palla.

Due modifiche non da poco. Chiedo: era il caso di affrontarle proprio adesso? Proprio adesso che l’obiettivo delle finali ATP di Torino, ancora raggiungibile ma forse meno di una settimana fa visti i risultati di Hurkacz e il vantaggio di Ruud, è alla portata?

Per favore non si dica che a quell’obiettivo nel clan Piatti non si dà troppa importanza, visto che Jannik stesso rispondendo a una mia domanda quand’era ancora a Sofia dichiarò che avrebbe forse giocato anche a Stoccolma se avesse potuto sembrargli utile. O altrimenti invece a Milano per le Next Gen, sorprendendoci un po’ perché pensavo che avendole già vinte non avrebbe avuto troppo piacere a giocarle…salvo che non fosse un quasi obbligo di Sponsor. Intesa Sanpaolo è il title sponsor di quel torneo e Sinner di Intesa Sanpaolo – così come Lorenzo Musetti – ne è un ambassador (come dicono coloro che non vogliono più chiamarli testimonial).

E’ vero, va detto visto che ho poco fa accennato a…casa Piatti, che per Jannik si è sempre parlato di un programma a lunga scadenza, due, tre anni di lavoro e di attesa senza troppa fretta, cercando pian piano di migliorare tutto il migliorabile.

Jannik è il primo ad essere convinto di questa filosofia, lo ripete in tutte le salse, “lavorare, lavorare e lavorare, ci vuole tempo, non bisogna avere troppa fretta di raggiungere subito certo risultati, meglio costruirsi il bagaglio tecnico necessario per arrivare in alto, al massimo del proprio potenziale”.

Però, allora, anche la programmazione dovrebbe essere coerente. Che senso ha programmare un tour de force, un torneo dopo l’altro, cambiando in corso d’opera dettagli tecnici che non sono dettagli e che emergono in tutta la loro complessità quando nascono serie difficoltà nel corso di un match, se le modifiche tecniche cui si vuole metter mano – e che non si limitano al servizio a quanto mi disse Jannik sia pure senza voler rivelare quali fossero le altre “Se non le vedete non ve le dico…” – sono più importanti dei risultati? Pensare di conquistare le une (le modifiche) e gli altri allo stesso tempo (i risultati) non è fortemente presuntuoso?

E i risultati negativi non potrebbero avere ripercussioni negative altrettanto negative, sia pure nella testa di un ragazzo solido nei suoi determinati proponimenti come quelli di Jannik?.

Se cambiare fortemente l’esecuzione di un servizio è considerato un processo importante, fondamentale, decidere di farlo un po’ più in qua, quando le sorti per la qualificazione alle finali ATP fossero già decise, in un senso o nell’altro (dentro o fuori), non era più saggio? E non solo più prudente?

Il servizio è un colpo terribilmente delicato. Se entra o non entra ne risente tutto il resto del gioco. Più di qualsiasi altro colpo. Soprattutto su certe superfici. E soprattutto ai livelli in cui giocano i Berrettini, i Sinner. Se perdi, come è accaduto a Jannik,  5 game di servizio su 9, potete star certi che anche il dritto, il rovescio peggioreranno inevitabilmente. Tutto verrà travolto, financo i nervi. Difatti ho visto Sinner abbozzare qualche risolino nervoso, autoironico verso se stesso come mai gli avevo visto fare prima, gesti di stizza, mezzi tentativi di scagliare via una palla alla Djokovic (i giudici di linea non c’erano…), di buttare la racchetta a terra. Gesti di nervosismo abituali per quasi tutti i tennisti del globo, ma abbastanza  inconsueti per lui.

Insomma io, lo confesso, sono proprio perplesso (fa pure rima…). Certezze non ne ho, salvo che una: e cioè il fatto che la decisione presa di cambiare modo di servire durante Sofia (dove il cast dei partecipanti era ben altro e anche i punti in palio erano ben altri) e durante Indian Wells, quando al contempo il calendario agonistico era invece così impostato, non mi sono sembrati strategicamente coerenti. Due diverse lunghezze d’onda. Cambiamo questo colpo così delicato, il servizio, in tutto e per tutto, pur consapevoli del rischio (come non esserlo?), ma tentiamo ugualmente di fare la corsa alle finali di Torino. Mah…

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ATP

ATP Indian Wells 2021, edizione storica: è il primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale

L’unica altra edizione del torneo californiano senza big in semifinale fu nel 2000. Le carriere diFederer, Nadal e Djokovic volgono al termine: queste sorprese diventeranno un trend?

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Cameron Norrie ad Indian Wells 2021 (Credit: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

In 31 anni di storia, di cui 21 con l’obbligo di partecipazione per i migliori giocatori del mondo, non era mai successo che in un Masters 1000 (o Super 9 o Masters Series, le vecchie denominazioni della categoria più importante di tornei di tennis sotto gli Slam) arrivassero in semifinale quattro giocatori fuori dai primi 25 del ranking ATP. Il circuito maschile continua a dare motivi di interesse anche dopo la caccia al Grande Slam fallita da Novak Djokovic allo US Open, in una fase di transizione tra l’epoca dei Big Three e quella successiva che deve ancora assumere una fisionomia ben precisa.

Il venerdì di Indian Wells ci ha infatti consegnato i ko di Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev per mano di Nikoloz Basilashvili e Taylor Fritz, giocatori che non avevano mai raggiunto una semifinale in un Masters 1000.  Il georgiano è arrivato in Coachella Valley da numero 36 del mondo, l’americano da numero 39. Ma la stessa cosa vale anche per Cameron Norrie (numero 26 ATP): il britannico è anch’egli alla prima semifinale in un 1000, e se la vedrà con il giocatore più esperto ad alti livelli del quartetto, quel Grigor Dimitrov che nel palmares personale vanta ATP Finals e Cincinnati.

 

E allora Indian Wells 2021 scrive una piccola pagina di storia. Come detto, si tratta del primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale. Solo in quattro occasioni c’era stato un solo Top 25 a questo punto del torneo: Amburgo 1990, Montecarlo 1992, Amburgo 1993 e Canada 2000. Scorrendo i libri di storia partendo proprio dal 2000, l’anno dal quale i Masters 1000 sono diventati obbligatori (ad eccezione di quello monegasco), in 19 occasioni c’erano state delle semifinali senza giocatori compresi tra le prime cinque teste di serie: 4 volte ad Amburgo, 3 volte a Bercy, 3 volte a Cincinnati, 2 volte a Montecarlo, Miami e Canada, una volta a Stoccarda, Roma e Indian Wells. A Montreal nel 2000, l’unico altro torneo che in questo arco di tempo è paragonabile a Indian Wells 2021 per la quantità di outsider arrivati in fondo, i Last 4 furono Marat Safin (testa di serie numero 8 che poi fu il vincitore), gli unseeded Jiri Novak e Wayne Ferreira e il qualificato Harel Levy. Persino a Bercy 2017, che molti ricorderanno come un torneo denso di Carneadi, arrivarono comunque in semifinale due dei migliori venticinque, vale a dire John Isner e il poi vincitore Jack Sock, che agguantò un posto alle ATP Finals in zona Cesarini.

Soffermandoci su Indian Wells, sempre nel 2000 ci fu l’unica edizione senza “big” in semifinale: quell’anno ci arrivarono Nicolas Lapentti (testa di serie numero 8), Thomas Enqvist (10), Mark Philippoussis (14) e Alex Corretja. Fu proprio quest’ultimo a spuntarla in finale su Enqvist. In tutte le altre edizioni IW è sempre stato teatro delle imprese dei migliori del mondo, e non a caso per prestigio e montepremi è stato da molti ribattezzato “il quinto Slam”. Quest’anno, probabilmente per l’insolita collocazione a ottobre, quello della California è stato il torneo delle sorprese (anche in campo femminile).

Ma forse non è fuori luogo pensare che ci si stia avviando in una fase – chissà quanto lunga – senza un circolo ristretto di grandi dominatori, in cui può esserci gloria per molti. In questo senso anche nell’edizione 2021 di Miami i supposti eredi della vetta e dei big titles (Medvedev, Zverev, Tsitsipas e Rublev, mentre Berrettini era assente) hanno deluso, mentre si sono imposti a Montecarlo, Madrid, Toronto e Cincinnati; si può quindi supporre che, se da un lato i migliori giocatori del futuro prossimo sembrano delineati, dall’altro potrebbero non avere la continuità mostruosa a cui ci avevano abituati i Big Three/Fab Four, e forse sarebbe anche sbagliato pretendere che possano emulare gesta che rappresentano un unicum nella storia del tennis maschile.

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ATP Indian Wells: inarrestabile Fritz, battuto anche Zverev

Taylor Fritz annulla due match point e batte in rimonta Alexander Zverev. Prima semifinale per lui in un Masters 1000

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[31] T. Fritz b. [3] A. Zverev 4-6 6-3 7-6(3)

Dopo aver eliminato, nel giro di 24 ore, l’intera squadra di Coppa Davis italiana, Taylor Harry Fritz si è tolto la soddisfazione di superare anche il n. 4 del ranking mondiale Alexander Zverev in una partita che se magari non è stata molto spettacolare per buona parte delle 2 ore e 20 di gioco, ha sicuramente regalato un finale emozionante al (poco, per la verità) pubblico presente sugli spalti dello Stadium 1 dell’Indian Wells Tennis Garden.

Eh sì, quello della scarsa affluenza è stato un tema piuttosto costante delle due settimane di questo BNP Paribas Open autunnale. Se si eccettuano i giorni del fine settimana, le presenze sugli spalti sono state piuttosto modeste e questo è da imputare a un concorso di fattori. Innanzitutto la decisione di ammettere all’impianto solamente individui vaccinati contro il COVID-19 ha comportato l’automatica esclusione di tutti i ragazzi al di sotto dei 12 anni, e quindi anche dei relativi accompagnatori. Poi ad inizio ottobre la “stagione” della Coachella Valley non è ancora iniziata, le case invernali sono ancora vuote e questo ha comportato non solo minori presenze sugli spalti ma anche problemi a reclutare volontari, autisti e anche raccattapalle (molti dei quali sono a scuola). Il mese di ottobre per l’America sportiva vuol dire playoff di baseball e football americano: competere con queste corazzate è complicato, soprattutto da quando i diritti per tutti i Masters 1000, anche quelli “domestici” sono passati da ESPN a Tennis Channel e quindi le immagini televisive sono riservate a un pubblico più di nicchia.

 

Sicuramente la presenza di un giocatore locale come Taylor Fritz, che è nato a meno di due ore di auto da qui e mantiene la residenza nel Sud della California, ha aiutato un po’ il botteghino e decisamente di più l’entusiasmo presente sulle tribune, che durante le fasi finali del terzo set hanno fatto sentire la loro partecipazione.

Dopo la sconfitta di Tsitsipas, Zverev era diventato il favorito numero uno per portare a casa questo titolo.Ed è per questo che questa sconfitta fa davvero male – ha detto il tedesco dopo il match – sono arrivato vicino a vincere, ma oggi il mio livello non era quello che doveva essere, e ha vinto chi ha meritato di vincere”.

Fritz non ha fatto vedere cose molto diverse rispetto a quelle già messe in mostra contro Berrettini e contro Sinner: servizio efficace, pressione da fondocampo e accelerazioni improvvise, specialmente dalla parte del diritto, anche se i suoi affondi di rovescio sono altrettanto pericolosi. Nel primo set Zverev è stato capace di neutralizzare le mazzate di Fritz apparentemente senza sforzo, ed è stato sufficiente per lui tenere il palleggio da fondocampo per portare a casa il break al settimo gioco e chiudere 6-4 in 36 minuti.

Senza darsi per vinto Fritz ha continuato il suo tennis e, infilando un game di risposta strepitoso sul 2-1 accompagnato dalla palla del controbreak cancellata con un ace il gioco seguente, è riuscito a costruirsi il vantaggio che gli ha permesso di portare a casa il secondo set.

Alexander Zverev – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Nel parziale decisivo, mentre Fritz ha mantenuto la posizione avanzata nel campo, Zverev si è esaltato in alcune situazioni difensive riuscendo a ottenere il break al primo tentativo e issandosi rapidamente sul 3-0. L’americano non ha però mollato la presa aggrappandosi al servizio e annullando un match point sul 2-5 per costringere Zverev a servire per il match. “Sapevo che era cruciale forzarlo a chiudere il match, perché avrebbe anche potuto innervisirsi” ha detto Fritz dopo la vittoria, e così infatti è stato. La seconda di servizio del tedesco, come ogni tanto gli accade, si è sgretolata: ha commesso un doppio fallo sul secondo match point, il secondo del game, dopo ripetuti lanci di palla sbagliati, e con una seconda servita a 76 miglia orarie azzannata dal rovescio di Fritz il match è tornato in parità.

Si è rapidamente arrivati al tie-break che però non ha avuto storia: 4-0, 5-1 per Fritz, per poi concludersi 7-2 con l’americano, ancora una volta, con le braccia aperte a raccogliere l’applauso del suo pubblico.

Non è possibile simulare quelle situazioni in allenamento, non si può simulare giocare per i punti per il prize money. Bisogna semplicemente avere la fiducia nelle proprie possibilità per giocare quei momenti” ha spiegato Fritz ai giornalisti americani, che festeggiano la possibilità di interrompere il digiuno di vittorie in questo torneo che dura da 20 anni, da quando nel 2001 Andre Agassi sconfisse in finale Pete Sampras. “Il torneo è ancora lungo” ha schiacciato sul freno Fritz “ora c’è Basilashvili, che è un giocatore molto difficile, soprattutto quando è in fiducia, dato che tira molto forte da ambo i lati. Dovrò cercare di non farmi trascinare fuorigiri dal suo ritmo e pensare soprattutto a giocare il tennis che voglio giocare”.

Si tratterà del quarto scontro diretto tra i due: Fritz è in vantaggio per 2-1, ma negli incontri disputati quest’anno Basilashvili ha vinto a Doha (dove poi ha vinto il torneo dopo aver sconfitto sulla sua strada anche Roger Federer) e Fritz invece ha portato a casa l’incontro di Dubai la settimana seguente.

Il tabellone maschile di Indian Wells con i risultati aggiornati

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