Steve Flink: “Sinner sarà fra i primi otto il prossimo anno e farà una semifinale Slam”

Focus

Steve Flink: “Sinner sarà fra i primi otto il prossimo anno e farà una semifinale Slam”

Un bilancio della stagione più strana di sempre con il Direttore Scanagatta. La crociata di Puppo e Vilas per il N.1 del ranking e la rincorsa di Serena Williams al record di Margaret Court

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Si è concluso il 2020 del tennis, una stagione che (auspicabilmente) rimarrà unica nel suo genere. Nonostante la pandemia abbia decapitato più di metà dei tornei in calendario, da agosto in poi i circuiti ATP e WTA sono ripartiti tra mille difficoltà regalandoci alcune emozioni e tanti spunti di discussione. Ecco come Ubaldo Scanagatta e Steve Flink tirano le somme di questa annata. Di seguito il video.

00:00 – Flink: Ad aprile e maggio, nei giorni in cui Wimbledon veniva cancellato, non avrei immaginato che avremmo comunque avuto lo US Open seguito dal Roland Garros e dalle ATP Finals. Non pensavo che avremmo potuto vedere quest’anno altro tennis di grande livello”. Ubaldo: “Abbiamo visto tre Slam, tutti tranne Wimbledon, e tre Masters 1000, Cincinnati, Roma e Bercy, più parecchi tornei indoor. Solo 15 giorni prima dello US Open non sapevamo ancora se il tennis sarebbe ripartito e le ATP Finals sono state in dubbio per tanto tempo perché c’erano tante questioni da risolvere, come l’assegnazione dei punti e gli standard di sicurezza per i giocatori. Credo che Andrea Gaudenzi e i vertici dell’ATP si siano comportati in modo intelligente. Flink: “Si sono mossi bene, è stato un anno complicato. Credo che non andare allo US Open sia stata una scelta difficile per Nadal, ma alla fine è stata una buona scelta perché è arrivato al Roland Garros fresco, ma credo che comunque non sia stato felice di saltare i tornei sul cemento”.

05:20 – Ubaldo: “Fammi la tua analisi su questa stagione. Partirei dalla risposta che Thiem ha dato quando il New York Times gli ha chiesto chi sono stati i cinque migliori giocatori del 2020 dopo la sua sconfitta con Medvedev. Thiem ha risposto che secondo lui il ranking rispetta più o meno i valori, ma escludendo Federer, che non gioca da tanto, metterebbe Rublev al numero 5, visto che ha vinto diversi tornei”. Flink: “Penso che si possa discutere solo su Rublev, comunque un ottimo candidato, perché gli altri quattro (Djokovic, Nadal, Thiem e Medvedev) sono stati indiscutibilmente i migliori”. Ubaldo: Alcuni giocatori come Tsitsipas hanno perso punti rispetto alla scorsa stagione. Ha vinto solo un torneo e ha fatto una semifinale Slam, non così bene alla fine. Zverev probabilmente ha giocato meglio nel 2020 che nel 2019”.

 

09:40 – Ubaldo: “Che cosa ti ha sorpreso di più quest’anno, a parte la pandemia?” Flink: “Forse il fatto che Medvedev ci abbia messo così tanto a carburare, dopo quella straordinaria seconda metà di 2019”. Ubaldo: Io invece sono stato sorpreso di vedere Sinner vincere un torneo, battere Zverev al Roland Garros e creare qualche problema a Nadal. Tutti pensano che Sinner possa diventare un top player, forse già nel 2021 o nel 2022”. Flink. “Sarei molto sorpreso se nel 2021 non arrivasse tra i primi dieci. Non penso che giocare così contro Nadal sia un caso. Nel 2021 lo attendo almeno in una semifinale Slam e vincitore di almeno un paio di tornei. Ubaldo: “Le ATP Finals dell’anno prossimo saranno a Torino, sarebbe una cosa fantastica avere un giocatore italiano protagonista. Mi chiedo se ci possano essere altri giovani rampanti, anche se non del livello di Sinner. C’è il 2003 spagnolo Alcaraz, oggi è intorno al 130-140 del mondo, il suo coach è Juan Carlos Ferrero, credo che sia un ottimo prospetto e sono sicuro che ne sentiremo parlare”.

Rafa Nadal e Jannik Sinner – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

16:45 – Ubaldo: “Torniamo a quest’anno. Ricordi Cincinnati? È stato il primo torneo dopo il Covid”. Flink: “Sì, c’è stata una bella finale tra Djokovic e Raonic, vinta da Djokovic, mentre non c’è stata finale tra le donne. Osaka ha dovuto ritirarsi prima di scendere in campo contro Azarenka, per poi rifarsi allo US Open”. Ubaldo:I tornei che abbiamo visto sono stati di livello piuttosto alto. Nelle ATP Finals abbiamo avuto i primi quattro del mondo in semifinale, qualcosa che non succedeva dal 2004 a Houston. Quest’anno tutti i giocatori tranne Schwartzman avevano possibilità di vincere”. Flink: “Guarda gli ultimi match del torneo. Nadal ha servito per il match con Medvedev, Djokovic ha perso al tie-break del terzo set, Thiem è andato vicinissimo a battere Medvedev in due set per poi perdere al terzo. Sono state tutte partite lottate, questo dimostra che la distanza tra questi giocatori è veramente sottile. Penso che questo sia un buon segnale per la salute del tennis maschile”. Ubaldo: “Anche allo US Open abbiamo visto belle partite”. Flink: “Sì, la finale non è stata la migliore dal punto di vista qualitativo ma sul piano del pathos ne ricordo poche allo stesso livello. I due giocatori erano molto nervosi ma guardare il match è stato lo stesso divertente”.

20:57 – Ubaldo: “Continuiamo a saltare da un torneo all’altro. Già a Roma era successo qualcosa di importante, con Schwartzman che ha dimostrato di esser un ottimo giocatore specie sulla rossa battendo anche Nadal prima di perdere da Djokovic in finale. Quattro italiani agli ottavi, qualcosa di cui siamo stati molto contenti. Flink: “La vittoria è stata importante per Djokovic dopo la squalifica contro Carreno Busta. Arrivare a Roma e vincere in quel modo, mettendosi alle spalle quell’incidente, ha dimostrato una solidità importante. Ma ho una domanda per te su Schwartzman: alcuni miei amici appassionati di tennis non credono che sia alto 1.70 come dicono i dati ufficiali, credono sia più basso. Pensi che la sua altezza ufficiale sia vera?” Ubaldo: “Sicuramente non è un cestista, ma anche loro a volte aggiungono un paio di centimetri perché è importante per il loro status…” Flink: “In ogni caso ha avuto un’ottima stagione ed è un giocatore ammirevole per come combatte. Qualificarsi alle Finals per la prima volta è stato un grande traguardo”.

23:58 – Ubaldo: “Un’ottima cosa per l’Argentina perché non avevano avuto giocatori alle Finals dal 2013, quando si qualificò Del Potro [in realtà Delpo si è qualificato anche nel 2018 ma non ha giocato per infortunio, ndr]. Quest’anno, tra l’altro, su Netflix è uscito un gran bel documentario su Guillermo Vilas. Flink: “Ho ottimi ricordi di lui. Ricordi quando nel 1977 vinse 46 match di fila trionfando al Roland Garros? Quell’anno avrebbe dovuto raggiungere il numero uno del mondo. All’epoca ero al World Tennis Magazine e noi lo classificammo al primo posto. Il giorno dopo che uscì il magazine andai da lui e glielo feci vedere. Per lui è stato triste non arrivare mai al numero uno del mondo.

Ubaldo: “Fanno vedere quella copertina del World Tennis nel documentario. Nel 1975 ci sono state sei settimane in cui secondo le statistiche lui avrebbe meritato di arrivare al numero uno. Il problema era che le classifiche venivano pubblicate solo 12-13 volte all’anno, e non in quelle sei settimane in cui Guillermo sarebbe stato al numero uno”. Flink: “Alla fine dell’anno, quando raccoglievamo le immagini per il magazine per essere pronti per stilare il ranking, eravamo giunti alla conclusione che il numero uno sarebbe stato Vilas oppure Borg, non Connors che lo era per il ranking. Pensavamo che se Borg avesse vinto il Masters, sarebbe stato il numero uno, ma in finale Connors lo batté, e quindi incoronammo l’argentino”. Ubaldo: “Posso dirti che nel 2007 feci un’intervista con Vilas in Australia. Iniziai dicendo, ‘eccoci qui con l’ex numero due del mondo’. E lui subito: ‘No, sono stato il numero uno! Correggiti o non facciamo l’intervista’.

1974: Vilas in azione nel Melkhuisje Masters a Hilversum, in Olanda

30:05 – Flink: “L’altra cosa che mi confonde riguarda il conteggio delle settimane da N.1 del mondo di Djokovic, che sta cercando di superare il record di Federer di 310. Però non sappiamo se questo è effettivamente un record perché negli anni 70 i ranking venivano aggiornati diversamente”. Ubaldo: “Inoltre, tutti hanno scritto che Nadal ha raggiunto più di mille vittorie. Ma in queste vittorie ci mettono anche quelle in Laver Cup e non penso che dovrebbero. E poi parliamo dei 109 tornei vinti da Connors. Se andiamo a vedere i suoi tornei, alcuni non facevano parte del circuito pro. Due tornei soprattutto avevano uno otto giocatori e l’altro nove. Se vai sul sito ATP e controlli la lista dei tornei vinti da Connors, vedi che in molti c’era un tabellone da 16 giocatori, ma io sono sicuro che in un’occasione ce ne fossero solo otto. Tornei vinti giocando tre partite non possono essere inseriti nel conteggio come uno Slam vinto da Federer. Roger ha vinto 103 tornei, mettiamo che nel 2021 ne vinca altri 3, sarebbero 106. Tutti direbbero che non ha comunque raggiunto il record di Connors. Lo trovo ridicolo”. Flink: “Dimentichi una cosa: Federer giocherà fino a 49 anni, quindi non ti preoccupare! Dopo la finale di Wimbledon 2019 tu mi dicesti che quella potrebbe essere stata la sua ultima opportunità, e ti risposi che l’avevamo già detto diverse volte”.

34:52 – Ubaldo: “Abbiamo parlato molto del 2020 del tennis maschile ma non abbiamo ancora detto una parola sul tennis femminile. Osaka è stata probabilmente la migliore, ma tante donne non hanno più giocato dopo l’Australia come Barty, e anche la giovane canadese Andreescu è sparita. Ma Osaka per te è stata la migliore dell’anno?”. Flink: “Direi di sì, peccato che non era in forma al Roland Garros, e poi sarebbe stata pericolosa a Wimbledon. Ma allo US Open ha finito alla grande con due ottime vittorie in tre set contro Brady e Azarenka. La stagione femminile è stata ancora più breve di quella maschile e per questo è difficile analizzarla”. Ubaldo: “Quali altre giocatrici hai visto bene? Io credo che anche se Osaka fosse andata al Roland Garros non avrebbe vinto perché la terra rossa non è la sua superficie preferita”. Flink: “Non credo che lo avrebbe vinto, ma magari avrebbe potuto arrivare ai quarti o in semi. Swiatek ha colpito tutti, ha giocato in modo spettacolare, è stata la sorpresa dell’anno vederle vincere il Roland Garros. Il modo in cui ha vinto, distruggendo Halep e battendo in finale Kenin, è stato da campionessa vera. Non è mai parsa nervosa; penso che possa vincere altri cinque Slam”.

38:05 – Ubaldo: Le ragazze si sono dimostrate più preoccupate per il Covid, penso ad Halep che non è andata in America, e alcune americane non sono volute venire in Europa”. Flink: Serena Williams è andata a Parigi dopo lo US Open, ma non ha fatto bene. La sua situazione è affascinante, perché vuole disperatamente battere il record di Margaret Court, ma ci sono tante avversarie che sono capaci di vincere uno Slam. Serena è tra queste, ma oggi vincere sette match di fila in uno slam sta diventando sempre più complicato. Sto iniziando a pensare che possa non riuscire a vincerne un altro”. Ubaldo: “Anche io. Speravo che Nadal potesse vincere le ATP Finals, perché avrebbe riempito un buco che la sua carriera non merita. Per Serena credo che meriterebbe questo record. Ha perso quattro finali dopo la gravidanza, poi ha avuto dei problemi, e onestamente penso che i suoi tempi migliori siano andati, a meno che trovi nuovamente la condizione fisica migliore, cosa che fin qui non è più riuscita a fare”. Flink: Penso che possa comunque essere elogiata per provarci così tanto, con il suo atteggiamento professionale”.

Traduzione a cura di Gianluca Sartori

Continua a leggere
Commenti

Opinioni

Naomi Osaka: “Atleti, fate sentire la vostra voce. Io non resterò zitta a palleggiare”

“Anche noi siamo vittime di pregiudizi e razzismo, proprio come chiunque altro. Perché affermare il contrario?”

Pubblicato

il

Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @naomiosaka)

Questo è un articolo tratto da Turning Points, una rubrica che analizza quali momenti critici del 2020 potranno avere effetto sul 2021. Comparso sul New York Times, lo abbiamo tradotto integralmente. Si tratta di un testo scritto in prima persona da Naomi Osaka.


Turning Point (l’accaduto): A seguito delle pressioni da parte dei loro giocatori e dei tifosi, le squadre delle quattro leghe sportive più importanti d’America cancellano partite e allenamenti per protestare contro il razzismo e la violenza da parte della polizia.

“Zitto e palleggia” (Shut up and dribble).

 

Questo è quello che una giornalista televisiva [Laura Ingraham di Fox News, ndr] ha suggerito di fare a LeBron James dopo che quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a ESPN nel 2018, ha parlato di razzismo, di politica e delle difficoltà di essere un personaggio pubblico afroamericano.

Inutile dire che il consiglio non sia stato seguito. LeBron, l’attivista, ha attirato la mia attenzione nel 2012. Lui e i suoi compagni di squadra dei Miami Heat hanno postato una foto di loro incappucciati per protestare contro la morte di Trayvon Martin, un adolescente afroamericano della Florida che indossava un cappuccio mentre veniva ucciso a colpi di pistola da George Zimmerman, il coordinatore della ronda di quartiere locale. 

Nel 2014 Eric Garner, un afroamericano, muore a Staten Island dopo essere stato strangolato da alcuni agenti di polizia, una manovra al tempo proibita dalla polizia e che è successivamente divenuta illegale nello Stato di New York. Poco più tardi, in un riscaldamento pre-partita, LeBron ha indossato una maglietta con le ultime parole di Garner – “I can’t breathe” (Non riesco a respirare) – facilmente udibili in un video che ritrae i poliziotti mentre lo strangolano. Il resto della lega lo ha seguito, ma James è stato il punto focale.

Fast forward a quest’anno e lui è ancora sotto i riflettori. LeBron ha la voce più potente sulla piattaforma più grande e la usa per protestare contro il razzismo sistematico, l’ineguaglianza e l’abuso di potere da parte della polizia, il tutto mentre continua a giocare alla grande a dispetto di proteste senza precedenti, di una pandemia globale e di profonde ferite personali, inclusa la tragica scomparsa del nostro amico Kobe Bryant.

LeBron è indomito nel suo sostegno costante alla comunità afroamericana; è risoluto, schietto e appassionato. Sul parquet o al microfono lui è un’ispirazione, semplicemente inarrestabile. È dedito al suo lavoro come nel suo supporto alla comunità, nonostante continui a combattere contro un sistema consolidato che vuole zittire gli atleti che alzano la voce.

I musicisti cantano e scrivono sempre (e da sempre) di movimenti sociali, attivismo e uguaglianza. Gli attori danno voce alle loro opinioni e appoggiano personalmente candidati politici, organizzando raccolte fondi e feste. Ci si aspetta quasi che uomini d’affari, autori e artisti abbiano opinioni a proposito delle ultime notizie e difendano pubblicamente il loro punto di vista. Ma quando lo facciamo noi atleti, siamo sempre criticati se esprimiamo le nostre opinioni.

Naomi Osaka e LeBron James

Possibile che le persone ci considerino nient’altro che corpi – individui che raggiungono quello che è fisicamente quasi impossibile per tutti gli altri, e che divertono il pubblico spingendosi oltre i propri limiti? Possibile che si meraviglino che un insieme di muscoli, ossa, sangue e sudore possa anche esprimere un’opinione? Può lo sport essere solo sport e la politica essere solo politica?

Il messaggio è sempre lo stesso. Colpisci la palla. Fai canestro. Zitto e palleggia.

Ma qualunque sia l’argomento, si tende a ignorare un fatto importante: quando non giochiamo, viviamo nello stesso Paese di tutti gli altri. E come la maggior parte degli atleti può affermare, questo significa che anche noi siamo vittime delle stesse ingiustizie e diseguaglianze che hanno portato alla morte persone proprio come noi, ma che non dispongono delle stesse protezioni garantite dalla nostra fama, nonché dalla protezione e dal sostegno che riceviamo. Basta chiedere al giocatore NBA Sterling Brown, colpito con un taser da degli agenti di polizia, o al mio collega James Blake, scaraventato a terra e ammanettato dalla polizia per 15 minuti mentre era fuori da un albergo di New York (i poliziotti hanno poi dichiarato che si è trattato di uno “scambio d’identità”). Solo perché siamo atleti questo non significa che non siamo influenzati da quello che succede nel paese, o che siamo obbligati a tenere la bocca chiusa.

Lo sport non è mai stato apolitico, e finché continuerà ad essere giocato da esseri umani non lo sarà mai.

Muhammad Ali è stato per anni la voce della giustizia, anche quando venne condannato a cinque anni di reclusione per via del suo rifiuto alla leva obbligatoria, motivata dal suo credo religioso. Nel 1968, alle Olimpiadi di Città del Messico, Tommie Smith e John Carlos vennero fischiati quando alzarono i pugni guantati di nero sul podio, e affrontarono successivamente una marea di critiche da parte del pubblico e dai media quando tornarono negli Stati Uniti.

Colin Kaepernick ha messo a rischio la propria carriera quando si è inginocchiato durante l’inno nazionale prima di una partita della NFL, rischiando di non giocare più in una partita di lega per via del suo gesto.

Megan Rapinoe è una convinta sostenitrice del movimento LGBTQ+ e della parità salariale, anche se ciò ha dovuto significare tenere testa al presidente degli Stati Uniti e rifiutare un invito della Casa Bianca.

Venus Williams ha fatto molto più di quanto molti sappiano per portare avanti le battaglie di Billie Jean King e garantire uguaglianza per le donne nel tennis. Coco Gauff, nonostante la sua giovane età, è una fiera e appassionata sostenitrice del movimento Black Lives Matter, sia online che in pubblica presenza.

Nonostante i progressi ottenuti, continuo a pensare che noi atleti abbiamo ancora molta strada da fare. Oggi, data la copertura televisiva e il risalto sui social media, noi atleti disponiamo delle più grandi e visibili piattaforme mai esistite. Per come la vedo io, questo significa avere maggiore responsabilità di far sentire la nostra voce. Non resterò zitta a palleggiare.

Continua a leggere

ATP

ATP Delray Beach: Korda non ne ha più, secondo titolo per Hurkacz

Hubert Hurkacz vince il titolo a Delray Beach senza perdere un set. Sebastian Korda, seppur sconfitto, bussa alla Top100

Pubblicato

il

Hubert Hurkacz con il trofeo di Delray Beach 2021 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

(4) H. Hurkacz b. S. Korda 6-3 6-3

Il futuro può attendere ancora un po’ per il figlio d’arte Sebastian Korda (ATP n. 119), ma non ci sono dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta. Dopo una settimana quasi trionfale, durante la quale quattro giocatori classificati più in alto di lui (Kwon, Paul, Isner e Norrie), l’ex campione juniores dell’Australian Open 2018 ha dovuto cedere il passo in finale alla maggiore esperienza e alla maggiore freschezza atletica del polacco Hubert Hurkacz, n. 35 ATP e testa di serie n. 4 del tabellone.

Entrato in campo con grande spavalderia, Korda ha subito ottenuto il break a zero aggredendo l’avversario con la risposta. Hurkacz tuttavia non si è fatto impressionare dalla partenza a razzo del suo avversario, e dall’1-3 del primo set ha infilato cinque giochi consecutivi per chiudere il primo parziale 6-3 in 34 minuti. Decisivo l’ottavo gioco, nel quale Korda ha ceduto la battuta da 30-0, iniziando ad avvertire il fastidio alla gamba sinistra che lo ha costretto poco dopo a chiedere un medical time-out. “Ho giocato diverse partite piuttosto lunghe questa settimana, ho cominciato a sentire un dolore all’adduttore che si propagava fino all’inguine ogni volta che atterravo dal servizio – ha spiegato Sebastian dopo la partita – In ogni modo non si tratta di una scusa, dal 2-1 del primo set è stato lui il giocatore migliore”.

 

L’intervento del fisioterapista sull’1-2 del secondo set non ha potuto far molto per migliorare la situazione della gamba di Korda, che ha continuato a fare esercizi di allungamento tra un punto e l’altro ed ha subito il break decisivo subito dopo, siglato da un doppio fallo e due errori gratuiti da fondocampo.

Secondo sigillo in carriera per Hurkacz, dopo il successo di Winston-Salem nel 2019, che gli vale l’ingresso nei Top 30 e nelle teste di serie per il prossimo Australian Open. Per il diciannovenne Korda, invece, un po’ di riposo a casa con la sua famiglia, che era in tribuna a Delray Beach per sostenerlo durante la finale: oltre a papà Petr (camipione dell’Australian Open 1998) e a mamma Regina (ex n. 26 WTA) c’erano anche le sorelle Jessica e Nelly, entrambe golfiste professioniste. Korda si è infatti cancellato dal Challenger di Istanbul della settimana prossima e raggiungerà il suo preparatore atletico in Repubblica Ceca per una sessione di rafforzamento fisico. “Anche se mi piacerebbe giocare quanti più tornei possibile, il mio corpo ha bisogno di riposo e di rinforzarsi – ha spiegato Korda – Sono fortunato che il mio preparatore è un ottimo comunicatore e dopo essermi riposato qui in Florida andrò da lui”.

Nel frattempo con questo risultato Korda si è avvicinato alla Top 100: a partire da lunedì prossimo salirà fino al n. 103, suo miglior ranking in carriera.

Continua a leggere

ATP

Il battesimo del figlio d’arte: Sebastian Korda giocherà la prima finale a Delray Beach

Bella vittoria in due set su Cameron Norrie: il figlio di Petr Korda sfiderà Hurkacz per vincere il primo titolo in carriera ed entrare in top 100

Pubblicato

il

A quasi ventitré anni – era il 1° febbraio 1998 – dal primo, unico e contestatissimo successo Slam di papà Petr sui campi di Melbourne, il mondo del tennis deve volgere lo sguardo a Sebastian Korda, 20 anni, che raggiunge la prima finale della sua giovane carriera all’ATP 250 di Delray Beach.

Sui campi che guardano la costa della Florida opposta alle rive su cui è nato Sebastian – gli ha dato i natali Bradenton, ‘terra di tennis’ per via dell’accademia di Nick Bollettieri – Sebastian ha battuto in due set e con insospettabile saggezza Cameron Norrie, mancino dal tennis assai interessante. “Sono veramente gasato, non potrei essere più felice” ha detto Korda dopo il successo, tradendo tutta l’eccitazione dei vent’anni. “Mi sono allenato con il mio coach (Dean Goldfine, è nel team assieme a papà Petr – e chissà che non si aggiunga Agassi a breve, come da rumors), lui colpisce molto piatto. Ha funzionato. Norrie ha un gioco super estroso, il rovescio incrociato è di livello mondiale e il dritto è difficile da difendere. Sono contento del modo in cui ho giocato l’intera partita, per come sono rimasto aggressivo“.

Dicevamo dell’insospettabile saggezza perché dopo aver corsa di testa praticamente per tutto il match, sul 6-3 5-4 e servizio a disposizione il giovane Sebastian ha sentito un po’ la pressione e ha mancato due match point. “Sul primo è stato bravo lui, ma sul secondo ho fatto doppio fallo“. In realtà Korda ha buttato via entrambi i punti (il primo con un dritto abbastanza comodo in corridoio), ma ha ricevuto un piccolo aiuto dal suo avversario che nel game successivo gli ha reso il favore del doppio fallo; ottenuto così un altro break di vantaggio, lo statunitense ha rimesso in moto il suo tennis di pressione da fondocampo, sempre guidato dal dritto, e si è guadagnato la sua prima finale tra i grandi.

 

Non partirà favorito nel match contro Hubert Hurkacz, che da un lato ha fatto percorso netto – nessun set ceduto e due soli turni di servizio non difesi in tre partite – ma dall’altro non ha dovuto affrontare alcun top 100; tra quarti e semifinale, ha addirittura superato un giocatore che occupa la top 300 per un soffio (Quiroz) e un altro (Christian Harrison) che ha iniziato il torneo da numero 789 del mondo. Non certo un campo minato per il polacco, che ringrazia e oltre ai favori del pronostico in finale si prende anche la certezza di una testa di serie all’Australian Open (al momento la 29°); non a scapito di Lorenzo Sonego, per fortuna dell’italiano, poiché i forfait di Isner e Garin consentono al torinese di mantenere la 31° piazza nel seeding. Con Sinner che attende alla finestra: un altro forfait e ci sarà spazio anche per lui tra le teste di serie.

Il tabellone completo di Delray Beach

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement