Steve Flink: “Sinner sarà fra i primi otto il prossimo anno e farà una semifinale Slam”

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Steve Flink: “Sinner sarà fra i primi otto il prossimo anno e farà una semifinale Slam”

Un bilancio della stagione più strana di sempre con il Direttore Scanagatta. La crociata di Puppo e Vilas per il N.1 del ranking e la rincorsa di Serena Williams al record di Margaret Court

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Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Si è concluso il 2020 del tennis, una stagione che (auspicabilmente) rimarrà unica nel suo genere. Nonostante la pandemia abbia decapitato più di metà dei tornei in calendario, da agosto in poi i circuiti ATP e WTA sono ripartiti tra mille difficoltà regalandoci alcune emozioni e tanti spunti di discussione. Ecco come Ubaldo Scanagatta e Steve Flink tirano le somme di questa annata. Di seguito il video.

00:00 – Flink: Ad aprile e maggio, nei giorni in cui Wimbledon veniva cancellato, non avrei immaginato che avremmo comunque avuto lo US Open seguito dal Roland Garros e dalle ATP Finals. Non pensavo che avremmo potuto vedere quest’anno altro tennis di grande livello”. Ubaldo: “Abbiamo visto tre Slam, tutti tranne Wimbledon, e tre Masters 1000, Cincinnati, Roma e Bercy, più parecchi tornei indoor. Solo 15 giorni prima dello US Open non sapevamo ancora se il tennis sarebbe ripartito e le ATP Finals sono state in dubbio per tanto tempo perché c’erano tante questioni da risolvere, come l’assegnazione dei punti e gli standard di sicurezza per i giocatori. Credo che Andrea Gaudenzi e i vertici dell’ATP si siano comportati in modo intelligente. Flink: “Si sono mossi bene, è stato un anno complicato. Credo che non andare allo US Open sia stata una scelta difficile per Nadal, ma alla fine è stata una buona scelta perché è arrivato al Roland Garros fresco, ma credo che comunque non sia stato felice di saltare i tornei sul cemento”.

05:20 – Ubaldo: “Fammi la tua analisi su questa stagione. Partirei dalla risposta che Thiem ha dato quando il New York Times gli ha chiesto chi sono stati i cinque migliori giocatori del 2020 dopo la sua sconfitta con Medvedev. Thiem ha risposto che secondo lui il ranking rispetta più o meno i valori, ma escludendo Federer, che non gioca da tanto, metterebbe Rublev al numero 5, visto che ha vinto diversi tornei”. Flink: “Penso che si possa discutere solo su Rublev, comunque un ottimo candidato, perché gli altri quattro (Djokovic, Nadal, Thiem e Medvedev) sono stati indiscutibilmente i migliori”. Ubaldo: Alcuni giocatori come Tsitsipas hanno perso punti rispetto alla scorsa stagione. Ha vinto solo un torneo e ha fatto una semifinale Slam, non così bene alla fine. Zverev probabilmente ha giocato meglio nel 2020 che nel 2019”.

 

09:40 – Ubaldo: “Che cosa ti ha sorpreso di più quest’anno, a parte la pandemia?” Flink: “Forse il fatto che Medvedev ci abbia messo così tanto a carburare, dopo quella straordinaria seconda metà di 2019”. Ubaldo: Io invece sono stato sorpreso di vedere Sinner vincere un torneo, battere Zverev al Roland Garros e creare qualche problema a Nadal. Tutti pensano che Sinner possa diventare un top player, forse già nel 2021 o nel 2022”. Flink. “Sarei molto sorpreso se nel 2021 non arrivasse tra i primi dieci. Non penso che giocare così contro Nadal sia un caso. Nel 2021 lo attendo almeno in una semifinale Slam e vincitore di almeno un paio di tornei. Ubaldo: “Le ATP Finals dell’anno prossimo saranno a Torino, sarebbe una cosa fantastica avere un giocatore italiano protagonista. Mi chiedo se ci possano essere altri giovani rampanti, anche se non del livello di Sinner. C’è il 2003 spagnolo Alcaraz, oggi è intorno al 130-140 del mondo, il suo coach è Juan Carlos Ferrero, credo che sia un ottimo prospetto e sono sicuro che ne sentiremo parlare”.

Rafa Nadal e Jannik Sinner – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

16:45 – Ubaldo: “Torniamo a quest’anno. Ricordi Cincinnati? È stato il primo torneo dopo il Covid”. Flink: “Sì, c’è stata una bella finale tra Djokovic e Raonic, vinta da Djokovic, mentre non c’è stata finale tra le donne. Osaka ha dovuto ritirarsi prima di scendere in campo contro Azarenka, per poi rifarsi allo US Open”. Ubaldo:I tornei che abbiamo visto sono stati di livello piuttosto alto. Nelle ATP Finals abbiamo avuto i primi quattro del mondo in semifinale, qualcosa che non succedeva dal 2004 a Houston. Quest’anno tutti i giocatori tranne Schwartzman avevano possibilità di vincere”. Flink: “Guarda gli ultimi match del torneo. Nadal ha servito per il match con Medvedev, Djokovic ha perso al tie-break del terzo set, Thiem è andato vicinissimo a battere Medvedev in due set per poi perdere al terzo. Sono state tutte partite lottate, questo dimostra che la distanza tra questi giocatori è veramente sottile. Penso che questo sia un buon segnale per la salute del tennis maschile”. Ubaldo: “Anche allo US Open abbiamo visto belle partite”. Flink: “Sì, la finale non è stata la migliore dal punto di vista qualitativo ma sul piano del pathos ne ricordo poche allo stesso livello. I due giocatori erano molto nervosi ma guardare il match è stato lo stesso divertente”.

20:57 – Ubaldo: “Continuiamo a saltare da un torneo all’altro. Già a Roma era successo qualcosa di importante, con Schwartzman che ha dimostrato di esser un ottimo giocatore specie sulla rossa battendo anche Nadal prima di perdere da Djokovic in finale. Quattro italiani agli ottavi, qualcosa di cui siamo stati molto contenti. Flink: “La vittoria è stata importante per Djokovic dopo la squalifica contro Carreno Busta. Arrivare a Roma e vincere in quel modo, mettendosi alle spalle quell’incidente, ha dimostrato una solidità importante. Ma ho una domanda per te su Schwartzman: alcuni miei amici appassionati di tennis non credono che sia alto 1.70 come dicono i dati ufficiali, credono sia più basso. Pensi che la sua altezza ufficiale sia vera?” Ubaldo: “Sicuramente non è un cestista, ma anche loro a volte aggiungono un paio di centimetri perché è importante per il loro status…” Flink: “In ogni caso ha avuto un’ottima stagione ed è un giocatore ammirevole per come combatte. Qualificarsi alle Finals per la prima volta è stato un grande traguardo”.

23:58 – Ubaldo: “Un’ottima cosa per l’Argentina perché non avevano avuto giocatori alle Finals dal 2013, quando si qualificò Del Potro [in realtà Delpo si è qualificato anche nel 2018 ma non ha giocato per infortunio, ndr]. Quest’anno, tra l’altro, su Netflix è uscito un gran bel documentario su Guillermo Vilas. Flink: “Ho ottimi ricordi di lui. Ricordi quando nel 1977 vinse 46 match di fila trionfando al Roland Garros? Quell’anno avrebbe dovuto raggiungere il numero uno del mondo. All’epoca ero al World Tennis Magazine e noi lo classificammo al primo posto. Il giorno dopo che uscì il magazine andai da lui e glielo feci vedere. Per lui è stato triste non arrivare mai al numero uno del mondo.

Ubaldo: “Fanno vedere quella copertina del World Tennis nel documentario. Nel 1975 ci sono state sei settimane in cui secondo le statistiche lui avrebbe meritato di arrivare al numero uno. Il problema era che le classifiche venivano pubblicate solo 12-13 volte all’anno, e non in quelle sei settimane in cui Guillermo sarebbe stato al numero uno”. Flink: “Alla fine dell’anno, quando raccoglievamo le immagini per il magazine per essere pronti per stilare il ranking, eravamo giunti alla conclusione che il numero uno sarebbe stato Vilas oppure Borg, non Connors che lo era per il ranking. Pensavamo che se Borg avesse vinto il Masters, sarebbe stato il numero uno, ma in finale Connors lo batté, e quindi incoronammo l’argentino”. Ubaldo: “Posso dirti che nel 2007 feci un’intervista con Vilas in Australia. Iniziai dicendo, ‘eccoci qui con l’ex numero due del mondo’. E lui subito: ‘No, sono stato il numero uno! Correggiti o non facciamo l’intervista’.

1974: Vilas in azione nel Melkhuisje Masters a Hilversum, in Olanda

30:05 – Flink: “L’altra cosa che mi confonde riguarda il conteggio delle settimane da N.1 del mondo di Djokovic, che sta cercando di superare il record di Federer di 310. Però non sappiamo se questo è effettivamente un record perché negli anni 70 i ranking venivano aggiornati diversamente”. Ubaldo: “Inoltre, tutti hanno scritto che Nadal ha raggiunto più di mille vittorie. Ma in queste vittorie ci mettono anche quelle in Laver Cup e non penso che dovrebbero. E poi parliamo dei 109 tornei vinti da Connors. Se andiamo a vedere i suoi tornei, alcuni non facevano parte del circuito pro. Due tornei soprattutto avevano uno otto giocatori e l’altro nove. Se vai sul sito ATP e controlli la lista dei tornei vinti da Connors, vedi che in molti c’era un tabellone da 16 giocatori, ma io sono sicuro che in un’occasione ce ne fossero solo otto. Tornei vinti giocando tre partite non possono essere inseriti nel conteggio come uno Slam vinto da Federer. Roger ha vinto 103 tornei, mettiamo che nel 2021 ne vinca altri 3, sarebbero 106. Tutti direbbero che non ha comunque raggiunto il record di Connors. Lo trovo ridicolo”. Flink: “Dimentichi una cosa: Federer giocherà fino a 49 anni, quindi non ti preoccupare! Dopo la finale di Wimbledon 2019 tu mi dicesti che quella potrebbe essere stata la sua ultima opportunità, e ti risposi che l’avevamo già detto diverse volte”.

34:52 – Ubaldo: “Abbiamo parlato molto del 2020 del tennis maschile ma non abbiamo ancora detto una parola sul tennis femminile. Osaka è stata probabilmente la migliore, ma tante donne non hanno più giocato dopo l’Australia come Barty, e anche la giovane canadese Andreescu è sparita. Ma Osaka per te è stata la migliore dell’anno?”. Flink: “Direi di sì, peccato che non era in forma al Roland Garros, e poi sarebbe stata pericolosa a Wimbledon. Ma allo US Open ha finito alla grande con due ottime vittorie in tre set contro Brady e Azarenka. La stagione femminile è stata ancora più breve di quella maschile e per questo è difficile analizzarla”. Ubaldo: “Quali altre giocatrici hai visto bene? Io credo che anche se Osaka fosse andata al Roland Garros non avrebbe vinto perché la terra rossa non è la sua superficie preferita”. Flink: “Non credo che lo avrebbe vinto, ma magari avrebbe potuto arrivare ai quarti o in semi. Swiatek ha colpito tutti, ha giocato in modo spettacolare, è stata la sorpresa dell’anno vederle vincere il Roland Garros. Il modo in cui ha vinto, distruggendo Halep e battendo in finale Kenin, è stato da campionessa vera. Non è mai parsa nervosa; penso che possa vincere altri cinque Slam”.

38:05 – Ubaldo: Le ragazze si sono dimostrate più preoccupate per il Covid, penso ad Halep che non è andata in America, e alcune americane non sono volute venire in Europa”. Flink: Serena Williams è andata a Parigi dopo lo US Open, ma non ha fatto bene. La sua situazione è affascinante, perché vuole disperatamente battere il record di Margaret Court, ma ci sono tante avversarie che sono capaci di vincere uno Slam. Serena è tra queste, ma oggi vincere sette match di fila in uno slam sta diventando sempre più complicato. Sto iniziando a pensare che possa non riuscire a vincerne un altro”. Ubaldo: “Anche io. Speravo che Nadal potesse vincere le ATP Finals, perché avrebbe riempito un buco che la sua carriera non merita. Per Serena credo che meriterebbe questo record. Ha perso quattro finali dopo la gravidanza, poi ha avuto dei problemi, e onestamente penso che i suoi tempi migliori siano andati, a meno che trovi nuovamente la condizione fisica migliore, cosa che fin qui non è più riuscita a fare”. Flink: Penso che possa comunque essere elogiata per provarci così tanto, con il suo atteggiamento professionale”.

Traduzione a cura di Gianluca Sartori

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Montecarlo: Nadal si inchina a un Rublev quasi perfetto

Rafa troppo falloso, il russo una macchina: sarà lui in semi contro Ruud

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Andrey Rublev - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

[6] A. Rublev b. [3] R. Nadal 6-2 4-6 6-2

Non è solo Fabio Fognini a mancare l’appuntamento con l’attesa rivincita della semifinale di due anni fa: neanche Rafael Nadal ce l’ha fatta. La colpa è di un contrattempo di nome Andrey Rublev, autore di una solidissima prestazione di fronte a uno spagnolo troppo falloso a cominciare dal servizio, vera spina nel fianco per un set e mezzo. Rovesciata la situazione disperata con un punto à la Rafa che gli ha permesso di pareggiare il conto dei set, non ha saputo dare seguito all’inerzia favorevole soprattutto per i meriti di Rublev, lungi dal crollare mentalmente dopo quella che ormai pareva un’enorme opportunità buttata e tenendo magnificamente anche dal punto di vista atletico.

 

Diventano così 23 le sue vittorie in stagione a fronte di 4 sconfitte, ma questa ha sicuramente il sapore più dolce di tutte. È il secondo successo contro uno dei Big 3 dopo quello contro Roger Federer di due anni fa a Cincinnati. Resta invece la performance deludente di Rafa, che finisce in anticipo la caccia al dodicesimo titolo a Monte Carlo con 36 errori non forzati, 19 di rovescio, e un dritto che ha brillato solo a tratti.

IL MATCH – Non ci sono più scuse per Andrey, nettamente sconfitto nei due precedenti confronti – ancora teenager al primo duello con un Big 3 ai quarti dello US Open 2017 e al tremolante esordio delle ultime ATP Finals. Niente più scuse, dunque, tranne quella di affrontare Rafa sulla terra battuta, tra l’altro meno di ventiquattr’ore dopo essere venuto a capo di Bautista Agut in due ore e tre quarti. La scelta di iniziare al servizio non si rivela particolarmente azzeccata per Rafa che in pratica regala il primo game all’avversario con un doppio fallo e altri due errori piuttosto evidenti; dal canto suo, Andrey tiene d’autorità sparando i soliti drittoni. Il fenomeno di Manacor comincia a carburare e parte all’inseguimento. Se l’inseguimento non è proprio mozzafiato, visto che raggiunge l’altro già sul 2 pari, lo è lo scambio concluso da rovescio lungolinea imprendibile con cui si vede costretto ad annullare una nuova opportunità del sorpasso. Il dritto spagnolo è caldo, appoggia pure una precisa smorzata, ma il servizio non lo è altrettanto e il terzo doppio errore del game riconsegna il vantaggio a un Rublev che ha comunque risposto più che degnamente e che questa volta non ha problemi a consolidare il break. Ritmo prevedibilmente molto alto, i colpi di Rublev fanno davvero male e il servizio non aiuta Nadal a tenere lontano il ribattitore, anzi, concede un altro punto gratis, sintomo – o forse concausa – di ciò che succede negli scambi dove gli unforced arriveranno a 13.

Andrey Rublev – ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

C’è tempo per vedere una smorzata del rosso ben pensata ed eseguita e un passante maiorchino che finisce in corridoio invece di punire la direzione sbagliata dell’attacco, mentre la reazione in extremis del venti volte campione Slam lo porta a palla break. Rublev la annulla con un serve&(swinging)volley per poi far suo il parziale 6-2. Con poche prime in campo per entrambi (48%), Andrey domina 17-7 gli scambi sotto i cinque colpi e non sorprende la direzione preferita del suo dritto verso il rovescio dell’uomo in maglietta viola per aprirsi il campo dall’altra parte.

Il ventitreenne moscovita esibisce armi da consumato terraiolo come il caricone nell’angolo seguito dal drop shot, se la cava degnamente quando è chiamato a difendere e continua a limitare gli errori, ma, se è ancora il doppio fallo a dargli il la per partire in vantaggio anche nel secondo parziale, impressiona vedere Rafa non riuscire a tenere lo scambio sulla terra monegasca. Non si realizza invece il rientro sul 2 pari a dispetto dell’occasione, certo per merito di un Andrey che spinge senza timore, ma tre errori consecutivi con il rovescio slice sono merce più rara che altrettanti ace di Schwartzman. Possiamo solo immaginare cosa passi nella mente del n. 3 del mondo quando Rublev indossa i migliori panni nadaliani replicando al dritto lungolinea con il vincente in contropiede.

Da campione, prima con il drittone, poi con il tocco al volo, annulla lo 0-3 pesante, ma l’altro rimane lì a pestare brutalmente e solo la sua incapacità di andare a chiudere a rete i recuperi umili e disperati di Rafa gli impediscono di lasciare al palo l’avversario. Lo sa Rafa e lo sa Rublev che il prossimo turno di battuta non sarà una passeggiata sulla Prospettiva Nevski. Il game si allunga, le palle break diventano quattro, ma il n. 8 ATP le annulla tutte. Pesa soprattutto la terza, quando, cercando di replicare la volée smorzata prima perfettamente eseguita, offre un assist a Nadal che però affossa il comodo passante di dritto. Pur senza doppi falli, Rafa rischia ancora al servizio, ma poi agguanta il 4 pari grazie alla tragicità del classe 1997 nei pressi della rete: va bene non chiudere la volée a campo aperto, va bene la ruvidità dopo aver agguantato la smorzata, ma non si può lasciar rimbalzare la palla a un metro dalla rete per poi sventagliare il dritto giusto per dare all’avversario l’opportunità del puntazzo proprio sulla palla break. Cioè, si può, ma non se vuoi battere Nadal che infatti vola a prendersi il set per 6-4, lasciando al giovane sfidante la misera soddisfazione del vantaggio negli scambi lunghi.

E INVECE – Chi crede che il match sia ormai girato se non proprio finito, deve ricredersi in fretta perché Rafa cede di nuovo il servizio in apertura, con una cosa proprio brutta al volo e un dritto lungo e largo a testimoniare che la giornata di poca confidenza con la palla non è alle spalle e solo i doppi falli sono un ricordo. Perso uno scambio da 35 colpi che l’ha lasciato piegato in due, il trentaquattrenne ritrova la posizione eretta e il controbreak. Il moscovita continua a spingere come se fosse ancora all’inizio del match a dispetto delle fatiche della sera precedente e ancor più delle occasioni fallite che avrebbero steso un toro. È invece il Toro, quello di Manacor, a essere ancora in difficoltà, nonostante alcuni punti dei suoi e la grinta e la rabbia evidenti anche in alcuni gesti di stizza. Cede per la sesta volta la battuta: è la 16° volte che succede in 488 match su terra (e 10 volte ha comunque vinto). Incurante delle statistiche, Rublev martella senza tregua, la meta si avvicina, 5-2, e taglia il traguardo al primo match point con il dritto vincente numero 18. L’appuntamento in semifinale è quindi con Casper Ruud, sempre battuto nelle tre precedenti sfide.

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Ruud è troppo solido per Fognini: il campione in carica di Montecarlo fuori in due set

Il norvegese batte Fabio in un’ora e mezza. Giocherà la seconda semifinale di fila in un Masters 1000 contro Nadal o Rublev

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Casper Ruud - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

Casper Ruud ha dato un altro dispiacere al tennis italiano. Sul Campo Centrale di Montecarlo ha eliminato nei quarti di finale Fabio Fognini, campione uscente del torneo, col punteggio di 6-4 6-3 in un’ora e 35 minuti. Il 22enne norvegese aveva sconfitto nei quarti del Masters 1000 di Roma anche Matteo Berrettini, lo scorso anno. Ha confermato di essere un giocatore durissimo da battere su questa superficie (chiedete a Carreno Busta) e giocherà la seconda semifinale ‘Mille’ della carriera dopo quella splendida cavalcata in Italia. A conferma della sua natura di terraiolo puro, il dato delle vittorie nei Masters 1000: nei main draw ne ha ottenute dieci, tutte sulla terra, divise tra Roma (2019 e 2020) e Montecarlo.

C’è rammarico per Fognini, perché il punteggio non la racconta tutta. Ha avuto due palle del 5-5 nel primo set e, nonostante una brutta partenza, nel secondo ha subìto il break da 40-0 nell’ottavo game. Viste le premesse però (la brutta sconfitta contro Munar a Marbella una settimana fa nella prima uscita stagionale su terra) non è stato un brutto torneo per lui. Perderà comunque dei punti, dal momento che difendeva la vittoria del 2019. Dovrebbe infatti scendere alla 27esima posizione ATP, la più bassa per lui dall’inizio del 2018.

LA CRONACA – È Fognini ad avere più occasioni nel set d’apertura. Dopo aver salvato un break point sull’1-0 per Ruud, Fabio ha ben quattro chance di break sul 2-2, nel game peggiore del giocatore norvegese. L’unica su cui l’azzurro ha qualcosa da recriminare è la terza, per il resto Ruud rimedia bene ai suoi errori, riuscendo a spingere Fognini lontano dal campo e chiudendo col vincente di dritto, un colpo che si rivelerà fondamentale per la conquista del parziale. Si resta quindi ‘on serve’, ma anche sul 3-3 Fabio sembra pronto a cambiare marcia e mettersi a comandare nel punteggio. Stavolta però è il rovescio a tradirlo, permettendo a Ruud di recuperare il game da 0-30. Operazione che riesce anche allo stesso Fognini poco dopo.

 

Anche sul 4-4 il norvegese deve scuotersi e tirare fuori il meglio dal suo gioco per recuperare da 15-30. È evidente che in questa fase della partita sembra Fognini il primo candidato alla vittoria del set. La situazione cambia nel giro di pochi minuti. Il punto di svolta è un errore di centimetri di Fabio, che manda in corridoio con un dritto facile da chiudere. Dal possibile 5-5, arriva il 6-4 per Ruud, bravissimo a pescare due dritti massicci sul 40-40 e sul set point.

Fognini paga pesantemente questo strappo inaspettato e riesce a vincere solo tre punti nei primi tre game del secondo set. Sembra quasi voler mollare la partita nel quarto gioco, quando commette diversi errori da matita blu, concedendo tre palle (non consecutive) del 4-0 al suo avversario. Con attenzione però riesce a salvarsi, ma è chiaro che in questa fase gli serva una mano da Ruud per rientrare in partita e soprattutto guadagnare di nuovo fiducia nei suoi colpi. Aiuto che arriva subito, perché dopo aver mancato quei “semi-match point” sul 3-0 sbaglia una facile volée e commette un doppio fallo, restituendo il break di vantaggio.

È fondamentale il game vinto al servizio da Ruud sul 3-3, sia perché un secondo break subito avrebbe dato un’enorme carica a Fognini, sia perché riesce a prendere un buon ritmo con la battuta. Ha tanto da recriminare l’azzurro nell’ottavo game, perso da 40-0. Dai suoi errori e dalla gran difesa di Ruud nasce il break decisivo per il norvegese, che continua a servire bene la seconda palla di servizio e dopo aver salvato una palla break, vince la partita. Il dato sulla seconda (64% punti vinti per Ruud, 52% per Fogna) è uno di quelli che hanno determinato il risultato finale. A sfidare Casper in semifinale ci sarà l’undici volte campione Nadal o Andrey Rublev, contro il quale non ha mai vinto in tre precedenti.

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ATP Montecarlo: Evans continua a stupire. Rimonta Goffin e sfiderà Tsitsipas in semifinale

La terra non è la sua superficie preferita? Eppure Dan non si ferma: prima semifinale in un 1000. Ma il favorito sarà Tsitsipas

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Dan Evans - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos Tsitsipas e Daniel Evans si giocheranno il posto in finale riservato alla parte alta del bizzarro draw di Montecarlo 2021. Una semifinale inaspettata, ci si perdonino gli eufemismi del caso, ma se Tsitsipas in qualche modo era atteso al varco, lo stesso non si può dire del buon Dan, sin qui autore di una settimana tra le più imprevedibili ed esaltanti degli ultimi anni di tennis. Esagerato? Non crediamo: il ribelle da Birmingham per entrare nel privé riservato ai quattro migliori del torneo ha battuto il finalista dell’edizione 2019, l’ultimo campione di Miami, il numero uno al mondo e un tizio che su terra non vorresti incontrare, se non proprio necessario. Quattro vittorie contro pronostico, come quattro erano state sino a domenica scorsa le vittorie ottenute dall’estroso inglese on clay in tutta la carriera nel Tour maggiore. Se la numerologia è scienza di valore, il greco ha di che preoccuparsi.

Tsitsipas, da par suo, mancava dalle semifinali in un Masters su terra da Roma 2019, un’assenza ampiamente emendata dalla lunga pausa imposta dalla pandemia. Sta giocando bene il capellone greco, i precedenti sono a suo favore e il tempo da dedicare a riposo e massaggi pure. Per aver ragione di Goffin, il buon Dan ha dovuto correre in mezzo al vento per più di due ore e mezza, e avrà anche una partita di doppio da onorare nel pomeriggio. Stefanos è stato in campo meno di un’ora, prima di dare il cinque consolatorio all’affranto Davidovich Fokina, costretto al ritiro da un guaio alla coscia sinistra. Peccato, per Alejandro e per un match che stava promettendo molto bene, eppure sostanzialmente spirato sul tre pari quando lo spagnolo ha convocato d’urgenza il fisioterapista.

Sento tirare qui, peggiora sempre di più“: pomata, massaggio, antidolorifico e un’altra contrattura consegnata ai posteri nel 2021 delle lesioni muscolari. Quella che ha colto il biondo Alejandro non è migliorata nel corso dell’incontro, e il break colto a sorpresa nel settimo gioco, gentile omaggio di uno Tsitsipas distratto dagli eventi, è stato un sussulto estemporaneo. Impossibilitato a muoversi, Fokina ha atteso per altri cinque giochi che il medicinale facesse effetto, ma constatatone il ritardo, o l’inefficacia, ha servito da sotto sul set point nel dodicesimo game, incassato la risposta vincente, e alzato bandiera bianca per poi sedersi asciugamano in testa e lacrime.

 

Evans ha vinto una partita che moltissimi colleghi, e per comprovati mismatch, e per andazzo preso dalla contesa, avrebbero lasciato andare. La fiducia è il sale di ogni sport, ma nel tennis conta forse un po’ di più: è benzina pura, e il serbatoio di Dan ne è colmo. Scattato feroce dai blocchi, l’ex reprobo d’Inghilterra ha messo da subito pressione a David accorciando il campo a più non posso, affettando e spingendo e decelerando. Non dando punti di riferimento, per farla breve, a un rivale che sul ritmo ha costruito gran parte della propria fama. Gliel’ha messa scomoda, Dan, e Davidino non è mai riuscito a trovare la posizione, a sentire la palla, eccezion fatta per la porzione finale di primo set, giocata su livelli da Goffin e sufficiente a ribaltare con un parziale di quattro giochi consecutivi il break di vantaggio preso all’inizio dall’inglese.

In genere quando il favorito rimonta la partita per lo sfidante si fa dura, specie se gli scambi si allungano e l’avversario è un corridore come il belga. La proverbiale solidità di David avrebbe dovuto fare il resto, e invece Goffin si è sgonfiato come un pallone, cedendo molto male la seconda frazione. “A inizio secondo set ho perso un game stupido – ha dichiarato in conferenza stampa l’undicesima testa di serie -. Nel terzo ho avuto le opportunità migliori, 0-40 sul suo servizio e tutte quelle palle break sul 4-4, lui è stato bravo ad annullarle con il serve & volley, ha un grande tocco. Sa mischiare le carte ed è in grado di fare qualsiasi cosa sul campo. Poi oggi era difficile giocare a causa del vento. Oggi tra di noi c’è stata una differenza molto piccola, è stata davvero una questione di un punto qui e là“.

Nel vento, che ha condizionato sempre più il terzo set, lo skipper migliore si è dimostrato Evans. Miglior acrobata, anche: sotto zero-quaranta nel terzo gioco e costretto a fronteggiare tre pericolosissime palle break nell’ottavo, Dan ha preso ad attaccare come se fossimo sui prati, annullando una per una le molte chance avute da Goffin in risposta con altrettanti serve and volley. Il giocatore di Liegi – due su diciassette sulle palle break in tutta la partita, roba che nemmeno il Federer più prodigo – ha via via perso la pazienza, forse per colpa dei molti scialacqui. Di solito silenzioso e imperturbabile, egli ha sempre più spesso accompagnato gli scambi con gemiti per lui inusuali, sintomo di estrema prostrazione fisica. La condizione atletica, e la convinzione che tutto in certe settimane possa accadere, ha spinto il match dalla parte di Dan nel decimo gioco, dopo l’ultimo colpo mandato largo da un Goffin annaspante. C’è stato tanto spettacolo, nonostante non ci fosse nessuno dei favolosi tre in campo, e, siamo sicuri, tanto ce ne sarà domani: Dan Evans, nella sua magica settimana sotto la terrazza, ha intenzione di raccontare ai nipoti altre favole monegasche.

Il tabellone completo di Montecarlo

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