Tennis e match fixing: la TIU e l’ingiusto processo. Perché radiare se il tribunale assolve?

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Tennis e match fixing: la TIU e l’ingiusto processo. Perché radiare se il tribunale assolve?

Le differenze tra i due sistemi di giudizio e cosa c’è dietro al mondo delle scommesse e dei match truccati nei tornei minori. Ne abbiamo parlato con l’avv. Giulio Palermo, esperto nei procedimenti disciplinari nel tennis ed al TAS di Losanna.

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Nel 2008 il mondo del tennis prese definitivamente coscienza del dilagare del fenomeno del match fixing soprattutto a livello di tornei Futures e Challenger. ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam diedero vita alla Tennis Integrity Unit (TIU), nata con l’obiettivo di “garantire l’integrità del tennis grazie a un programma di livello internazionale che fornisca informazioni, istruzioni e tutela ai giocatori e alla grande famiglia del tennis nella sua interezza di fronte a reati relativi a corruzione e scommesse nel tennis professionistico”.

Il Programma anti-corruzione, destinato a tutti gli operatori del settore tennistico, si pose come obiettivo quello di “garantire la protezione contro eventuali tentativi di influenzare negativamente l’esito di una partita, stabilendo una regola uniforme e uno schema coerente di applicazione e sanzioni applicabili a tutti gli eventi di tennis professionistico”.

Un’enunciazione di principi sicuramente lodevole, alla quale però non sempre sono seguite procedure corrette e limpide sotto il profilo della tutela dei diritti degli indagati.

 

Sgomberiamo subito il campo da ogni equivoco: chi bara, soprattutto nello sport, va punito. Vendere una partita, alterare il risultato di un match significa tradire i valori fondanti dello sport e chi è chiamato a governarne uno dalla rilevanza planetaria come il tennis, deve fare tutto il possibile per evitare che ciò accada. Tuttavia, non tutte le situazioni sono uguali e ad ogni persona accusata di un illecito deve essere data la possibilità di difendersi.

È notizia di pochi giorni fa la sospensione per otto mesi del tennista spagnolo Enrique Lopez Perez, punito dalla TIU per il coinvolgimento in tre match truccati nel 2017 ma a settembre assolto da ogni accusa dalla giustizia ordinaria spagnola. Un caso analogo a quello dei nostri Potito Starace e Daniele Bracciali, assolti dal Tribunale di Cremona, assolti dalla giustizia sportiva italiana (in realtà Bracciali fu condannato a dodici mesi di inibizione ma “solo” per violazione dei principi di lealtà sportiva) e successivamente stangati dalla TIU (dieci anni al campano, radiazione per l’aretino).

Come sono possibili esiti così diversi tra giustizia penale e decisioni della TIU sugli stessi fatti contestati? Lo abbiamo chiesto a uno dei massimi esperti legali nella materia, l’avv. Giulio Palermo, che attualmente difende un giocatore radiato dalla TIU nel processo d’appello dinanzi al TAS di Losanna.  

“Bisogna partire dal presupposto che giustizia penale e giustizia sportiva sono due giurisdizioni differenti e gli esiti della prima non hanno valore di precedente nella seconda. Il principale elemento distintivo è nel differente standard probatorio richiesto per giungere all’accertamento della colpevolezza. Nella giustizia penale vige il principio della colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Nella giustizia sportiva invece ci sono standard probatori decisamente inferiori. Se un regolamento disciplinare non prevede uno specifico standard probatorio, la giurisprudenza del TAS di Losanna considera applicabile lo standard di comfortable satisfation (per semplificare, un approssimativo 60% di grado di colpevolezza).

Il regolamento della TIU prevede invece la “preponderanza delle prove” che rappresenta lo standard più basso che esiste in diritto sportivo. In altre parole, il tennis (ATP, WTA, ITF e tornei dello Slam) ha deciso che per squalificare un giocatore accusato di match fixing è sufficiente avere un grado di certezza sulla sua colpevolezza di un approssimativo 51%. Ad esempio, ciò significa che mentre i giudici penali per arrivare ad una sentenza di condanna devono provare un accordo fraudolento tra il giocatore e terzi, alla TIU basta provare che sia più verosimile che tale accordo sia stato raggiunto (rispetto all’ipotesi contraria, ndr). È capitato in passato che un giocatore fosse squalificato perché non aveva fornito un dispositivo mobile di sua proprietà, sul presupposto che tale rifiuto implicasse che in esso vi fossero delle prove schiaccianti a suo carico”.

Se queste sono le differenze tra le due giurisdizioni, che possono trovare giustificazione nella differente funzione degli istituti e del bene giuridico tutelato, ciò che apre scenari davvero inquietanti sono le evidenti compromissioni al diritto di difesa dei giocatori indagati che emergono tra le pieghe dei regolamenti della TIU.

I procedimenti disciplinari sono attualmente gestiti da un consigliere-auditore anticorruzione (“AHO”), selezionato da un pool (per molti anni di soli 4 membri) composto da avvocati inglesi nominati unilateralmente dalle istituzione tennistiche e dunque, sostanzialmente, da una delle parti in causa. Il giudizio è gestito applicando il diritto dello Stato Americano della Florida. Considerando che la stragrande maggioranza dei tennisti che sono stati oggetto di procedimenti disciplinari nell’ultimo decennio è composta da giocatori di livello Futures o Challenger, che fanno moltissima fatica a rientrare con le spese della propria attività, è facile comprendere come le concrete possibilità di articolare un’efficace difesa rasentino lo zero, come ci conferma l’avv. Palermo.

USTA National Campus di Lake Nona, Florida

“La circostanza che il procedimento si svolga con applicazione del Diritto della Florida complica non poco le cose. La maggior parte dei giocatori indagati non ha i mezzi finanziari per permettersi un avvocato americano che ha dei costi tra i più alti del mondo. Ciò implica che essi o si fanno rappresentare dal loro avvocato di fiducia, che di solito non proviene dalla Florida e quindi non ha familiarità con le leggi applicabili, oppure rinunciano a difendersi o lo fanno senza un avvocato. Il che ha delle conseguenze nefaste, perché secondo il programma la mancata difesa equivale a ammissione del reato di corruzione e accettazione delle sanzioni. C’è poi da chiedersi che senso abbia che i giocatori siano soggetti a norme che non hanno alcun legame con il caso da decidere: perché un presunto reato di corruzione commesso in Francia da un giocatore giapponese deve essere giudicato secondo le leggi della Florida?”.

Un altro profilo altamente discutibile è quello della mancata pubblicità delle pronunce della TIU e della utilizzabilità delle stesse come precedenti vincolanti. “Nei sistemi anglosassoni (come il diritto dello Stato Americano della Florida) i precedenti giurisprudenziali sono vincolanti. Il problema è che la TIU pubblica quasi sempre solo l’esito del procedimento con un brevissimo riassunto, ma non consente di conoscere l’iter giuridico e decisionale. La conseguenza è che quasi sempre vengono utilizzati come precedenti decisioni ottenute magari in contumacia e soprattutto delle quali non si può conoscere praticamente nulla”.

Le decisioni dell’AHO possono essere impugnate davanti al TAS di Losanna, che decide i caso ex novo, sostanzialmente con un duplicato del processo di primo grado. I costi del giudizio al TAS sono molto elevati, ma da alcuni anni è stato istituito un elenco di avvocati d’ufficio a costo zero per i giocatori che sono in grado di dimostrare che non hanno mezzi economici per permettersi gli onorari di un avvocato specializzato in arbitrati dinanzi al TAS di Losanna. Purtroppo la maggior parte dei giocatori non è a conoscenza di questa possibilità. In tal senso, l’Avv. Palermo considera che “sarebbe opportuno far presente ai tennisti/imputati che esiste questa possibilità al termine dei procedimenti disciplinari gestiti dall’AHO, dato che molti tennisti non impugnano le decisioni dell’AHO al TAS di Losanna in quanto ritengono (erroneamente) di non avere i mezzi finanziari per farlo”.

Vi è poi un’altra grave incongruenza che caratterizza le decisioni della TIU. “C’è un altro aspetto che differenzia i procedimenti della TIU da ciò che accade, ad esempio nei procedimenti gestiti dalla FIFA o dalla UEFA. Nei loro regolamenti sono previsti degli illeciti con conseguenti sanzioni, nel programma della TIU c’è un’elencazione delle violazioni ma le sanzioni sono rimesse alla totale discrezione dell’organo giudicante. Dato che le precedenti decisioni degli AHO non sono pubbliche, non c’è modo di poter limitare/controllare la discrezione dell’organo giudicante”.

LE COSE POSSONO CAMBIARE?

A questo punto bisognerebbe chiedersi cosa si può fare per migliorare la situazione. In realtà, la circostanza che i procedimenti disciplinari nel tennis presentino delle criticità risulta evidente anche a chi governa il tennis mondiale. All’inizio del 2016 ATP, WTA, ITF e tornei del Grande Slam nominarono un comitato indipendente di tre avvocati esperti in materia – l’Indipendent Review Panel (“IRP”) – con l’obiettivo di affrontare tutte le questioni relative alle scommesse. A dicembre 2018, l’IRP ha concluso la sua indagine pubblicando un approfondito rapporto (115 pagine) che si può leggere sul sito della TIU.

Il tema della corretta ed equa distribuzione delle risorse e della sostenibilità economica della professione nel tennis professionistico è certamente il cardine del futuro dello sport, ma è indubbio che la peculiarità del gioco unita alla possibilità di scommettere live su quasi ogni singolo colpo di una partita, costituisca un cocktail esplosivo che espone il tennista non di prima fascia alle peggiori tentazioni.

L’avv. Palermo osserva che “nel rapporto del IRP sono emerse le problematiche più evidenti. In primo luogo si è ritenuto opportuno suggerire la creazione di un’unica fase giudiziaria dinanzi a un tribunale indipendente e imparziale, nominati da un’istituzione arbitrale terza e non dall’ ATP, WTA, ITF e dai tornei del Grande Slam. Invece di prevedere l’applicazione di una singola legge nazionale, l’IRP ha ventilato l’ipotesi di applicare dei principi generali di giustizia ed equità, come peraltro avviene per i giochi olimpici o nel basket. Infine, sarebbe opportuno stabilire una qualche forma di assistenza legale affinché gli atleti possano difendere adeguatamente i propri diritti come avviene nei procedimenti disciplinari della FIFA e della UEFA. Il Panel ha presentato i suoi risultati due anni fa, ma ad oggi nulla è cambiato nonostante il Tennis Anti-Corruption Program venga aggiornato/modificato ogni anno”.

Insomma, sembra evidente che la “tolleranza zero” sbandierata ai quattro venti dalle istituzioni tennistiche contro quello che certamente resta un cancro dello sport con la racchetta (e non solo), stia producendo risultati in termini di squalifiche e radiazioni anche a discapito dei diritti dei giocatori indagati. Non v’è dubbio che la mano pesante della TIU abbia lo scopo di fungere da deterrente per tutti i giocatori, ma in tale atteggiamento sembra scorgersi anche la manifestazione dell’incapacità di trovare una strategia efficace per risolvere il problema alla radice.

Il rapporto dell’IRP ha puntualmente identificato queste problematiche” – segnala l’avv. Palermo  -“Accanto a giocatori che finiscono nelle reti delle associazioni criminali, c’è un altro fenomeno che definirei quasi grottesco. Molti giocatori residenti in continenti in cui il numero di tornei organizzati si è ridotto drasticamente finanziano tramite il match-fixing (su punti quali doppi falli e/o perdite di games) i loro viaggi in Europa per poter avere le stesse opportunità dei giocatori europei di scalare il ranking”.

Ci sarebbe da chiedersi il perché non si limitino le giocate possibili. Non c’è dubbio che il settore betting faccia girare tantissimi soldi e non è nemmeno corretto demonizzare l’idea stessa di scommettere sullo sport; peraltro, le agenzie di scommesse italiane contribuiranno al fondo ‘Salva Sport’ istituito in questi mesi versando lo 0,5% della raccolta sulle scommesse relative a qualsiasi evento sportivo . Certo, pensare di mettere i bastoni tra le ruote a quelli che ancora oggi sono tra i principali sponsor dei tornei è davvero troppo complicato, ma questa è un’altra storia. O forse no.

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Coppa Davis

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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Editoriali del Direttore

Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Tante incertezze sulle formazioni. Il gran dubbio Fognini-Sonego. Chi giocherà fra Isner e Tiafoe? E sì che Isner sarebbe il N.1, ma Opelka non lo si discute

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Ho sempre pensato che la Croazia fosse più forte di quest’Australia, anche se non mi aspettavo che Gojo battesse Popyrin. E a confermare il mio pronostico è arrivata la prima tristanzuola giornata di Coppa Davis a Torino, pochissimi spettatori nonostante i ragazzi portati dalle scuole, spalti vuoti salvo uno sparuto gruppo croato.

D’altra parte non si poteva pretendere che qualcuno arrivasse dall’Australia, fra i Paesi più difficili al mondo da raggiungere (o in cui rientrare) ma non semplice neppure da lasciare.

La Croazia, che ha chiuso sul 2-0 i singolari ancora prima di schierare il doppio n.1 del mondo Pavic-Mektic (che infatti hanno dominato gli aussies Peers-De Minaur) giocherà lunedì – ormai sono in vena di pronostici – contro chi emergerà già stasera dal duello Italia-USA.

 

Partita durissima, quella dei nostri, perché giocare indoor contro i giganti americani, Opelka 2 metri e 11, Isner 2 metri e 8, e senza l’apporto di Matteo Berrettini non è davvero un sorteggio ideale.

Oggi i giocatori con cui ho avuto la possibilità di parlare, Gojo, Popyrin, Cilic, hanno detto tutti che l’Italia doveva essere considerata leggermente favorita. Chi riferendosi alla gran forma di Sinner, chi al fattore campo, chi all’annata particolarmente felice del tennis italiano.

Io confesso di non essere stato in grado di capire se Filippo Volandri ha intenzione di schierare come secondo singolarista Fabio Fognini oppure Lorenzo Sonego. Non ho potuto verificare chi sia più in forma dei due, il “trispapà” Fabio o il torinese e torinista Lorenzo, perché a differenza di Jannik che si è allenato al PalaAlpiTour con un Volandri ancora in buone condizioni atletiche e tennistiche, loro due sono andati a giocare al Cral Reale Mutua.

Volandri in questi giorni sembra essere stato in maggiore sintonia con Fognini, che stamattina si è allenato sfoggiando una maglia azzurra con su scritto Italia. Forse Volandri ha più fiducia nell’esperienza di Fognini. Ma è anche vero che conosce tutto sommato meglio Fognini che Sonego, il quale avrebbe l’handicap di esordire con la maglia della nazionale (salvo che alle Olimpiadi…).

Il campo con i rimbalzi alti, e non particolarmente veloce – anzi…e poi ci sono le palle Wilson anziché le Dunlop delle ATP Finals – parrebbe dare a Fognini qualche margine di vantaggio. Tuttavia a me la scelta Fognini pare molto rischiosa: non so quanto abbia potuto allenarsi e non è che i suoi ultimi risultati siano stati entusiasmanti.

Bisogna vedere anche chi sceglierà capitan Mardy Fish: se decidesse di schierare i due giganti, Isner N.24 scenderebbe in campo da N.1 contro Sinner ma per secondo, mentre il primo match lo disputerebbero i numeri due, Opelka N.26 e Fognini N.37.

Però, se invece Fish volesse tenere fresco Isner, 36 anni e mezzo, per schierarlo in doppio al fianco di Sock o di Ram, allora Opelka diventerebbe il N.1 contro Sinner e Tiafoe giocherebbe contro Fognini.

Onestamente il doppio italiano non mi sembra forte come qualunque dei tre doppi che possono schierare gli Stati Uniti. La vittoria all’Open d’Australia di Fognini e Bolelli è ormai parecchio datata: 2015, sono passati quasi sette anni.

Ergo dobbiamo cercare di vincere i due singolari. E mentre Sinner deve essere considerato favorito, con le riserve del caso, nel singolare dei numeri uno, nell’altro match a me non pare che saremmo favoriti.

Quindi, augurandomi ovviamente di sbagliare, a differenza di quello che hanno detto tutti i tennisti ascoltati oggi, un leggerissimo margine per me ce lo ha il team USA.

Quanti break potranno mai subire Opelka e Isner se dovessero giocare i singolari? Di sicuro qualche set finirà al tiebreak. E magari perderanno un set 6-4 o 7-5. Se Fognini perdesse un servizio, come ne recupererebbe uno o due?

Sulle prime mi ero rallegrato che il campo di questa Coppa Davis non fosse così veloce come quello delle ATP Finals.  Però poi ho sentito Mardy Fish dire che ai suoi giocatori il campo più lento piaceva: “Gli aces e i servizi vincenti li fanno ovunque, anche se un campo è lento. Ma se è troppo veloce non riescono a recuperare sugli angoli. Forse per Isner il campo in terra  battuta è quello ideale…”.

E in effetti mi sono ricordato di Isner che battè Federer sulla terra rossa in Svizzera in Coppa Davis o che fece una gran battaglia con Rafa Nadal al Roland Garros nel 2011. Rafa vinse 6-4 6-7 6-7 6-2 6-4. Quest’anno al Roland Garros Isner ha lottato per 4 set con il finalista del torneo Tsitsipas.

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Coppa Davis

Davis Cup Finals by Rakuten: la Svezia dei fratelli Ymer affossa il Canada

La Svezia vince tutti gli incontri senza perdere neanche un set. Prima Elias e Mikael regolano Diez e Pospisil, poi Goransson e Lindstedt completano l’en plein

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Mikael Ymer - Davis Cup Finals Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

SVEZIA b. CANADA 3-0

E. Ymer b. S. Diez 6-4 6-2

M. Ymer b. V. Pospisil 6-4 6-4

 

Goransson/Lindstedt b. Pospisil/Schnur 7-6(5) 6-4

Percorso netto per la Svezia nel primo tie del gruppo B. Il team scandinavo ha vinto tutti gli incontri senza concedere neanche un set al Canada, orfano di Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. La Svezia di capitan Robin Soderling si mette dunque in un’ottima posizione per passare ai quarti e sabato contro il Kazakistan tenterà di accaparrarsi il primo posto, mentre il Canada è con le spalle al muro.

PRIMO SINGOLARE – Il primo punto agli svedesi lo ha portato Elias Ymer, che ha avuto vita relativamente facile contro Steven Diez. Il canadese è stato capace di opporre una vera resistenza solamente nel primo set per poi pagare progressivamente la differenza di peso nel palleggio da fondo. Ymer ha cominciato alla grande, ottenendo il break con tre vincenti e una gran risposta, ma poi ha rimesso subito in partita l’avversario con qualche imprecisione di troppo. Diez addirittura si è issato sul 4-1 compensando le proprie difficoltà da fondocampo con ottime discese a rete, ma si aveva la netta sensazione che l’incantesimo non potesse durare a lungo. Infatti Ymer ha rapidamente recuperato il pallino del gioco, gestendo gli scambi a piacimento con i cambi in lungolinea e costringendo il proprio avversario a rimanere costantemente sulla difensiva. Lo svedese ha dunque fatto suo il parziale con una striscia di cinque giochi consecutivi nei quali l’avversario ha raccolto la miseria di quattro punti. Nel secondo set, si sono sentite le quasi cento posizioni in classifica che separano i due giocatori e cose sono scivolate via in maniera molto comoda per Ymer che si è portato rapidamente sul 5-1, chiudendo poi 6-2 in meno di un’ora e mezza di gioco.

SECONDO SINGOLARE – Sono bastati due set e un’ora e mezza anche all’altro fratello Ymer, Mikael, per avere la meglio su Vasek Pospisil. Il canadese ha sofferto molto fin dall’inizio: nel primo game dell’incontro è riuscito a tenere il servizio solo dopo sedici punti e undici minuti, mentre Ymer lo ha difeso a zero in meno di due minuti. Il break è arrivato nel gioco successivo con Pospisil che non è stato in grado di impensierire l’avversario e anzi si è trovato costretto a vincere un altro game fiume da sedici punti sul 3-1, evitando un punteggio peggiore. Perso il primo set 6-4, Vasek si è aggrappato al servizio nel secondo e si è procurato la prima e unica palla break della sua partita nel sesto game, senza però riuscire a far partire lo scambio. Break mancato, break subito si potrebbe dire mutuando una trita espressione calcistica, perché nel gioco successivo Ymer riesce a far breccia nel servizio dell’avversario, anche grazie a una comoda volée alta di rovescio sbagliata da Pospisil. Lo svedese si proietta dunque senza ulteriori patemi verso il doppio 6-4 che regala al canada la vittoria del tie.

DOPPIO – Per l’incontro di doppio, ormai ininfluente ai fini di determinare la nazione vincitrice del tie, la squadra canadese schiera nuovamente Vasek Pospisil, ex numero 4 di doppio e campione a Wimbledon 2014 (insieme a Jack Sock), al fianco di Brayden Schnur (numero 234 di doppio), mentre la Svezia manda in campo il numero 64 del ranking di doppio Andre Goransson e il veterano Robert Lindstedt, attuale numero 184 di specialità con un best ranking di numero 3 e uno Slam in bacheca (Australian Open 2014 in coppia con Lukasz Kubot). Nonostante i 44 anni suonati, è stato proprio Lindstedt a giganteggiare nella partita, supportato da un Goransson molto cinico e reattivo sotto rete. Dopo quattro break nei primi sei giochi, la situazione si è stabilizzata fino al tiebreak dove un guizzo di Lindstedt ha firmato il 7-5 che è valso il primo set agli svedesi. Nel secondo set il duo scandinavo ha mantenuto un certo predominio, mancando una palla break nel terzo game sul servizio di Schnur e trovando poi il break sul 4-4 con Pospisil alla battuta. Nel gioco decisivo, Lindstedt ha messo poche prime e la coppia svedese, dopo aver mancato due set point, si è trovata a salvare palla break. Nel momento del bisogno però il veterano svedese ha ritrovato la prima, chiudendo il match in bellezza con un ace.

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