L'Australian Open mostra l'arrivo dei giocatori con un video

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L’Australian Open mostra l’arrivo dei giocatori con un video

Nadal, Djokovic, Serena Williams e Osaka fra i “protagonisti”. Anche Sinner è atterrato, come confermato dal suo coach Piatti

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La quarantena per l’Australian Open è ufficialmente iniziata, e l’Happy Slam ha deciso di mostrare lo sbarco dei giocatori più in vista con un video pubblicato su Twitter poco dopo le 8 di stamattina:

Come si può notare, i tennisti ripresi sono per la maggior parte quelli che andranno a costituire la bolla di Adelaide (il loro arrivo in questa città è stato confermato anche da un video della stazione locale 9News Adelaide): si vedono, fra gli altri, Djokovic (e Ivanisevic), Serena Williams (con la figlia Olympia), Osaka, Nadal, Halep e Thiem.

 

Gli arrivi si sono susseguiti da ieri (dal video si notano atterraggi in momenti diversi della giornata) su charter con capienza ridotta al 20 percento, secondo quanto affermato da Sergiy Stakhovsky. Molti giocatori, giocatrici e membri dei rispettivi staff hanno ringraziato pubblicamente Tennis Australia e Craig Tiley per la notevole macchina organizzativa messa in piedi; fra di loro c’è anche Riccardo Piatti, che ha confermato l’arrivo di Jannik Sinner ad Adelaide, dove sarà il partner d’allenamento di Rafa Nadal.

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Tecnologia e statistiche: quanto contano nel tennis moderno? La parola ai coach

Abbiamo chiesto agli allenatori di Berrettini, Musetti e Travaglia cosa ne pensano dell’utilizzo delle statistiche a beneficio dei propri allievi. “I dati non sono la Bibbia, ma possono diventare un fattore molto utile ad alti livelli”

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Vincenzo Santopadre e Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Non sappiamo quale sia stato il nome apparso più frequentemente nei nostri articoli nel corso degli ultimi dodici mesi. Siamo però ragionevolmente certi se facessimo una ricerca in merito agli articoli che parlano di statistiche, ai primi posti troveremmo quello del mago dei numeri: Craig O’Shannessy.

Come ormai tutti gli appassionati sanno, questo signore di mezza età australiano da anni risiedente negli Stati Uniti, ha trasformato in un’attività imprenditoriale una sua intuizione di gioventù, ovvero che in uno sport descrivibile anche attraverso le statistiche averne il pieno controllo sia fondamentale per chi lo pratica a livello professionistico. Sono ormai tanti i giocatori che si avvalgono della sua consulenza per analizzare le partite disputate e preparare la strategia per quelle future, a partire da Novak Djokovic e senza dimenticare il nostro Berrettini.

O’Shannessy è ormai assurto al ruolo di deus ex machina; lo immaginiamo giungere al primo appuntamento con un potenziale cliente e dire: “mi chiamo O’Shannessy e risolvo problemi”.

 

Chissà se e quanto avrebbe potuto essere diversa la storia del tennis se quest’uomo fosse nato qualche decennio prima. Forse grazie ai suoi dati un giocatore disciplinato come McEnroe non avrebbe mai perso la finale di Parigi; per vincere gli US Open Bjorn Borg avrebbe potuto evitare di saltare inutilmente insieme a Bergelin sulle corde delle sue racchette come i Masai alla cerimonia della fertilità e Lendl si sarebbe messo in tasca Wimbledon senza neppure sudare.

Non solo l’analisi statistica dei dati in questi anni ha fatto passi da gigante; seppure in misura non altrettanto eclatante anche la tecnologia applicata al tennis ha fatto significativi progressi come ha efficacemente illustrato in alcuni recenti articoli ad essa dedicati il collega Andrea Canella.

In un futuro non troppo lontano è possibile che i nostri nipoti assistano a partite virtuali di questo tipo: “adesso gli batto uno slice a uscire; lui risponde con un diritto incrociato e io poi piazzo la voleè vincente di diritto” e il giudice di sedia che esclama: “fifteen – love”? Gli auguriamo di no ma allo stesso tempo chi chiediamo: che peso hanno le statistiche e la tecnologia applicata al tennis nella vita quotidiana di un tennista?

Abbiamo rivolto le medesime domande ad alcuni dei più importanti coach italiani: Simone Tartarini, Simone Vagnozzi e Vincenzo Santopadre, tecnici rispettivamente di Lorenzo Musetti, Stefano Travaglia e Matteo Berrettini.

Ecco le loro risposte, per le quali li ringraziamo calorosamente:

1 – Da quali fonti ricavate i dati statistici?

Tartarini: premesso che non sono un grande utilizzatore di statistiche, ricavo i dati relativi ai match di Lorenzo dal data base presente nella pagina “player zone” del sito ufficiale dell’ATP.

Vagnozzi: i dati statistici lì ricavo io da internet, di solito mi guardo i match che riesco su youtube oppure sull’applicazione internet.

Santopadre: da Craig O’Shannessy che collabora con il nostro team e che gestisce tutti i dati.

2 – Nel vostro staff c’è qualcuno addetto all’analisi di questi dati, oppure te ne occupi direttamente tu?

Tartarini: Me ne occupo direttamente io.

Vagnozzi: mi sono avvalso dell’aiuto di un’agenzia di analisi da gennaio 2020 fino allo US Open.

Santopadre: fungo io da riferimento per Craig.

3 – Quali sono a tuo avviso i dati statistici più significativi per valutare la performance di un tennista?

Tartarini:

  1. le percentuali di punti fatti direttamente con la prima di servizio;
  2. le percentuali di punti fatti con la  seconda di servizio dell’avversario;
  3. le percentuali di punti fatti con il  primo colpo in uscita dalla prima e dalla seconda battuta;
  4. il numero di errori non forzati.

Questi 4 parametri sono quelli che a mio parere fotografano più efficacemente l’andamento del match.

Simone Tartarini e Lorenzo Musetti – ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Vagnozzi: di solito mi concentro molto sul servizio dell’avversario, ovvero dove preferisce piazzare la palla; in più cerco di capire se usa uno schema di gioco ripetitivo sul primo punto e sulle palle break in base all’angolo, se quello destro oppure sinistro. Mi piace analizzare dove fa più errori non forzati e dove piazza i colpi quando è in corsa. Diciamo che questi sono i dati ai quali faccio più attenzione, senza però tralasciare gli altri.

Santopadre: premesso che personalmente ritengo che i dati statistici non costituiscano la Bibbia del tennis ovvero la priorità numero uno, ai massimi livelli se tutto il resto è ben registrato diventano un fattore molto utile se non necessario ed è quindi importantissimo averli; forniscono riscontri statistici che è opportuno conoscere. Durante il lockdown – per esempio – il team ha lavorato molto con Craig per mostrare a Matteo – che era negli USA – un po’ di dati perché vogliamo che mantenga la sua capacità di sapere leggere bene le partite. Ovviamente i dati vanno poi correttamente interpretati. Tornando alla domanda, mi concentro soprattutto sui dati statistici relativi ai primi quattro colpi dello scambio, senza però ignorare i successivi.

4 – Utilizzate questi dati per impostare il piano di allenamento del vostro giocatore  e per preparare un incontro?

Tartarini: non molto. Lavoriamo tanto sui colpi di partenza – battuta e primo colpo in uscita dalla battuta – perché sono i più importanti nel tennis moderno; cerchiamo di migliorarli sotto il profilo meccanico e dell’esecuzione. Cerco di arricchire il più possibile il bagaglio tecnico di Lorenzo per creargli delle basi di gioco solide; ovviamente poi va sempre tutto adattato tatticamente sulla base delle caratteristiche dell’avversario.

Vagnozzi: mi baso soprattutto sul mio occhio durante i match; vedo quali colpi portano più punti a Stefano e quali invece danno più vantaggi all’avversario cercando poi di consolidare  i suoi punti di forza e migliorare i suoi punti deboli.

Santopadre: noi partiamo sempre dal gioco di Matteo, ma poi tramite Craig analizziamo anche i dati relativi all’avversario; sapere quali sono le sue giocate preferite aiuta, seppure si debba sempre prestare attenzione: un conto è quello che il tuo avversario fa di norma in dieci match e un altro quello che fa contro di te perché è bravo e sa adattarsi al tuo gioco. I dati quindi contano, ma bisogna avere l’elasticità mentale per cambiare un piano di gioco all’occorrenza. Per esempio: se Rossi sulla palla break di norma batte al centro ma contro di me quel giorno in 3 precedenti occasioni ha servito all’esterno, è possibile che alla quarta ripeta il medesimo schema perché si è accorto che è più redditizio.

5 – Utilizzate strumenti tecnologici (sensori per racchette, sensori indossabili, sistemi Smart Court) per valutare l’efficacia dell’allenamento ed eventualmente intervenire sull’esecuzione dei colpi?

Tartarini: l’unico strumento che utilizziamo un pò è la videonalisi. Non utilizziamo Sensori, smart court ect..e  non ho in progetto di utilizzarne in futuro, non ne sono un amante; mi piace vedere il gesto, curarlo e adattarlo. Però – ovvio – nella vita mai dire mai

Vagnozzi: nessuno in questo momento; usiamo solo i video quando dobbiamo analizzare  la tecnica di esecuzione e gli spostamenti; è ciò che faccio anche per tutti i ragazzi dell’Accademia  Maggioni di San benedetto.

Santopadre: Matteo non utilizza alcuno strumento tecnologico.

E i giocatori a loro volta cosa ne pensano? Alla prossima puntata…

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World Tennis Conference GPTCA/SI: la formazione di alto livello per i coach è online

Dal 25 al 28 marzo, in modalità e-learning, la prima conferenza mondiale per coach ed insegnanti di tennis organizzata da GPTCA e Segal Institute. Tanti grandi nomi del tennis mondiale tra i relatori: da Ljubicic a Toni Nadal, da Bollettieri a Castellani, da Becker a Massu. E ci sarà anche Ubitennis

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Spesso, in situazioni di difficoltà, si usa citare la famose frase di Galileo Galilei: “Dietro ogni problema, c’è un’opportunità”. Come tutti i settori, anche quello della formazione di istruttori, maestri e coach di tennis di difficoltà ne ha dovute affrontare molte in questi ultimi dodici mesi, a causa delle restrizioni imposte in tutti i paesi per arginare il diffondersi dell’epidemia. Difficoltà che hanno portato, nella maggior parte dei casi, ad una significativa riduzione dell’attività formativa, oltre che all’erogazione della stessa principalmente in modalità online e non nella tradizionale metodologia d’aula. Ma proprio il poter disporre della modalità alternativa della formazione online può rivelarsi una grande opportunità. Sia per chi la organizza, sia per chi vi partecipa, azzerando o riducendo sensibilmente problemi di carattere logistico ed economico (basta solo pensare a organizzazione e costi di viaggio, vitto e alloggio) collegati ai corsi in presenza. Potendo così organizzare eventi di formazione destinati ad una platea di partecipanti molto più ampia (anche perché, dopo un anno di smartworking e didattica a distanza, più abituata e disponibile a seguire un corso davanti al PC) e con un parterre di relatori più ricco e autorevole rispetto a quello che si sarebbe potuto riunire “fisicamente” nello stesso luogo e nello stesso periodo.

Ed una opportunità di formazione di alto livello per coach ed insegnati di tennis è sicuramente la prima edizione della World Tennis Conference (WTC), l’evento formativo online che si terrà dal 25 al 28 marzo prossimi, organizzato dalla GPTCA – Global Professional Tennis Coach Association, l’associazione mondiale dei coach di tennis riconosciuta dall’ATP che si occupa della formazione e dell’aggiornamento dei coach di tennis a livello internazionale, e dal SI – Segal Institute, organizzazione che fornisce consulenza e servizi nel campo del tennis – a giocatori, coach, club ed altre organizzazioni – con l’obiettivo di supportarli nel raggiungere in maniera efficace i loro obiettivi. La WTC è un convegno online, destinato agli allenatori di tennis di tutto il mondo con l’obiettivo di fornire loro, in quattro intensi giorni di formazione e-learning, un quadro il più completo possibile di quelle che sono le conoscenze, le abilità e le competenze che dovrebbe sviluppare un “High Performance Tennis Coach”, un coach cioè in grado di supportare il suo giocatore nel raggiungimento della massima prestazione.

Saranno una sessantina i relatori – un numero che conferma l’impegno dell’organizzazione a voler rendere la prima edizione della manifestazione un importante momento di crescita professionale per gli allenatori di tennis – che si alterneranno sul palco virtuale della WTC, condividendo le loro esperienze e competenze con l’obiettivo di mettere in evidenza gli aspetti fondamentali per ottenere delle prestazioni di eccellenza. Facciamo fatica a citarne solo alcuni, visto che tra loro ci sono tanti nomi di spicco del tennis mondiale. A partire da coach storici come Nick Bollettieri, Alberto Castellani e Toni Nadal, per passare a campioni Slam come Boris Becker e Andres Gomez, a ex top ten come Andei Medvedev, Rainer Schuttler e Janko Tipsarevic, ed arrivare ai coach di alcuni dei più grandi campioni di oggi. Anche di quello che per molti è il più grande di tutti, Roger Federer, dato che ci sarà il suo allenatore, l’ex n. 3 del mondo Ivan Ljubicic. Sempre parlando di coach di top player, parteciperanno anche Nicolas Massu e Gilles Cervara, al fianco rispettivamente di Dominic Thiem e Daniil Medvedev. E parlando di prestazioni d’eccellenza non poteva mancare un rappresentante del team del n. 1 al mondo, Novak Djokovic: tra gli speaker c’è infatti anche Marco Panichi, il preparatore fisico del fuoriclasse serbo.

 
Il flyer della WTC, con i nomi dei 60 relatori a comporre una pallina da tennis stilizzata

Ma oltre a trattare gli ambiti tecnico, tattico, fisico e mentale, quelli cioè strettamente legati al raggiungimento di una prestazione d’eccellenza (qui, tra i tanti, citiamo due nomi italiani nel campo del mental training, Cecilia Morini e Federico di Carlo),  la conferenza vuole affrontare anche altri argomenti di cui un coach dovrebbe acquisire know-how per poter supportare in modo ancora più efficace il proprio giocatore, anche fuori dal campo, ed organizzare al meglio la propria attività, come ad esempio la gestione del rapporto con i media e della comunicazione esterna. E di questi argomenti, sul palco virtuale della WTC, sarà proprio Ubitennis a parlarne. In primis ovviamente con il Direttore Ubaldo Scanagatta, che dall’alto della sua pluridecennale esperienza di giornalista e cronista di tennis, dei suoi 160 Slam da inviato, ma anche da ex direttore di un torneo ATP (quello di Firenze, dal 1974 al 1979), affronterà il tema di come preparare i giocatori a relazionarsi nel modo migliore con i media. Ubitennis sarà poi rappresentata anche dal nostro storico collaboratore Ilvio Vidovich, che parlerà invece – anche in virtù del suo ruolo di addetto stampa della ISMCA (International Sport Mental Coach Association) – dell’approccio alla comunicazione e dei rapporti con i media delle associazioni e organizzazioni tennistiche.

Mentre non si esclude che la lista dei relatori possa ulteriormente ampliarsi, visto che è solo di pochi giorni fa la notizia della partecipazione di Craig O’Shannessy, il data analyst più famoso del circuito ATP, non ci sono però dubbi sul fatto che l’intervento di chiusura sarà del presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, che parlerà degli obiettivi futuri dell’ATP, a conferma dell’importanza data alla formazione degli allenatori da parte dell’organo di governo del tennis maschile.

Una ulteriore opportunità offerta della modalità e-learning che gli organizzatori hanno voluto utilizzare per permettere ai partecipanti di trarre il massimo dall’evento, è quella di consentire l’accesso alle registrazione degli interventi per i 30 giorni successivi alla conclusione del convegno. Inoltre, si sta lavorando – come ci ha anticipato Fernando Segal, fondatore e CEO del Segal Institute e direttore della World Tennis Conference – per inserire in tutti gli interventi, tenuti in lingua inglese, i sottotitoli in spagnolo, tedesco e italiano. Ci sarà inoltre la possibilità di fruire dei contenuti del convegno anche da smartphone, attraverso la app Tennis ONE. Insomma, Galileo aveva ragione…

Per chi fosse interessato, ulteriori informazioni sono disponibili sul sito dell’evento, all’indirizzo Web https://worldtennisconference.com/

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Tsitsipas: “Mi piacerebbe avere una carriera come quella di Federer”

Il numero 6 al mondo racconta i passi da compiere per raggiungere il successo. E non ha ancora del tutto digerito la sconfitta dell’Australian Open: “Punto più in alto”

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Stefanos Tsitsipas - Australian Open 2021 (via Twitter, @australianopen)

Il tennista greco, dopo le due semifinali raggiunte all’Australian Open e a Rotterdam, si è raccontato al magazine greco DownTown. Per quanto riguarda la campagna australiana, nonostante l’ottimo risultato, per il greco prevale il rammarico per come è andata: “A essere sincero punto più in alto. Questa semifinale non mi ha portato tante emozioni come le precedenti”. E ha aggiunto: “In ogni caso sono vicino al successo”.

Stefanos si concentra su cosa manca per compiere l’ultimo passo: “Lavorare per rendere il mio gioco più completo, senza le debolezze che Medvedev ha fatto emergere durante il nostro match”. La sfida contro il russo ha lasciato delle scorie che non sono ancora sparite: “Sono ancora un po’ turbato ad essere onesto, non ho rimosso la sconfitta dalla mia mente”. Il 22enne nativo di Atene, concentrandosi sul futuro, ammette: “Tutto quello che devo fare è scendere in campo tutti i giorni e allenarmi, in modo da riuscire a trovare modi per migliorarmi e giocare ad armi pari con avversari di quel livello”.

Tsitsipas sottolinea l’importanza della famiglia per superare questi momenti: “Quando sono vicino a loro dimentico tutto quello che è successo in passato, me lo tolgo dalla testa e vivo nel presente”. Anche se a volte non è facile averli sempre accanto (il padre Apostolos è il suo coach e la madre spesso viaggia con lui): “A volte voglio stare da solo” ammette Stefanos.

 

La famiglia Tsitsipas è dedita al tennis; tutti i fratelli sono tennisti e il sogno di Stefanos è di giocare con uno di loro ai Giochi Olimpici sottolineando che “Ognuno di loro deve pensare solo al proprio destino, al proprio percorso” ignorando i paragoni col fratello, che chiaramente gioca a un livello molto superiore. Il tennis ha premesso alla famiglia di migliorare la propria condizione e ha dato la possibilità anche ai fratelli di seguire questa strada come ammette Stefanos. “Abbiamo sofferto molto finanziariamente alcuni anni fa e lo sport mi ha aiutato in modo inimmaginabile”.

Parlando del suo modo di essere, il greco spiega: “Sono autentico. Non cerco di fingere o di fare qualcosa che non mi rappresenti e non faccia parte della mia personalità”, aggiungendo che “Se devo dire qualcosa che mi sta a cuore, lo faccio senza filtrare i miei pensieri”. La chiosa finale è dedicata al suo sogno. “Vorrei una carriera come quella di Federer. Non intendo quello che ha ottenuto, mi piacerebbe avere una carriera lunga quanto la sua”.

A cura di Giuseppe Di Paola

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