Naomi Osaka: "Atleti, fate sentire la vostra voce. Io non resterò zitta a palleggiare"

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Naomi Osaka: “Atleti, fate sentire la vostra voce. Io non resterò zitta a palleggiare”

“Anche noi siamo vittime di pregiudizi e razzismo, proprio come chiunque altro. Perché affermare il contrario?”

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @naomiosaka)

Questo è un articolo tratto da Turning Points, una rubrica che analizza quali momenti critici del 2020 potranno avere effetto sul 2021. Comparso sul New York Times, lo abbiamo tradotto integralmente. Si tratta di un testo scritto in prima persona da Naomi Osaka.


Turning Point (l’accaduto): A seguito delle pressioni da parte dei loro giocatori e dei tifosi, le squadre delle quattro leghe sportive più importanti d’America cancellano partite e allenamenti per protestare contro il razzismo e la violenza da parte della polizia.

“Zitto e palleggia” (Shut up and dribble).

 

Questo è quello che una giornalista televisiva [Laura Ingraham di Fox News, ndr] ha suggerito di fare a LeBron James dopo che quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a ESPN nel 2018, ha parlato di razzismo, di politica e delle difficoltà di essere un personaggio pubblico afroamericano.

Inutile dire che il consiglio non sia stato seguito. LeBron, l’attivista, ha attirato la mia attenzione nel 2012. Lui e i suoi compagni di squadra dei Miami Heat hanno postato una foto di loro incappucciati per protestare contro la morte di Trayvon Martin, un adolescente afroamericano della Florida che indossava un cappuccio mentre veniva ucciso a colpi di pistola da George Zimmerman, il coordinatore della ronda di quartiere locale. 

Nel 2014 Eric Garner, un afroamericano, muore a Staten Island dopo essere stato strangolato da alcuni agenti di polizia, una manovra al tempo proibita dalla polizia e che è successivamente divenuta illegale nello Stato di New York. Poco più tardi, in un riscaldamento pre-partita, LeBron ha indossato una maglietta con le ultime parole di Garner – “I can’t breathe” (Non riesco a respirare) – facilmente udibili in un video che ritrae i poliziotti mentre lo strangolano. Il resto della lega lo ha seguito, ma James è stato il punto focale.

Fast forward a quest’anno e lui è ancora sotto i riflettori. LeBron ha la voce più potente sulla piattaforma più grande e la usa per protestare contro il razzismo sistematico, l’ineguaglianza e l’abuso di potere da parte della polizia, il tutto mentre continua a giocare alla grande a dispetto di proteste senza precedenti, di una pandemia globale e di profonde ferite personali, inclusa la tragica scomparsa del nostro amico Kobe Bryant.

LeBron è indomito nel suo sostegno costante alla comunità afroamericana; è risoluto, schietto e appassionato. Sul parquet o al microfono lui è un’ispirazione, semplicemente inarrestabile. È dedito al suo lavoro come nel suo supporto alla comunità, nonostante continui a combattere contro un sistema consolidato che vuole zittire gli atleti che alzano la voce.

I musicisti cantano e scrivono sempre (e da sempre) di movimenti sociali, attivismo e uguaglianza. Gli attori danno voce alle loro opinioni e appoggiano personalmente candidati politici, organizzando raccolte fondi e feste. Ci si aspetta quasi che uomini d’affari, autori e artisti abbiano opinioni a proposito delle ultime notizie e difendano pubblicamente il loro punto di vista. Ma quando lo facciamo noi atleti, siamo sempre criticati se esprimiamo le nostre opinioni.

Naomi Osaka e LeBron James

Possibile che le persone ci considerino nient’altro che corpi – individui che raggiungono quello che è fisicamente quasi impossibile per tutti gli altri, e che divertono il pubblico spingendosi oltre i propri limiti? Possibile che si meraviglino che un insieme di muscoli, ossa, sangue e sudore possa anche esprimere un’opinione? Può lo sport essere solo sport e la politica essere solo politica?

Il messaggio è sempre lo stesso. Colpisci la palla. Fai canestro. Zitto e palleggia.

Ma qualunque sia l’argomento, si tende a ignorare un fatto importante: quando non giochiamo, viviamo nello stesso Paese di tutti gli altri. E come la maggior parte degli atleti può affermare, questo significa che anche noi siamo vittime delle stesse ingiustizie e diseguaglianze che hanno portato alla morte persone proprio come noi, ma che non dispongono delle stesse protezioni garantite dalla nostra fama, nonché dalla protezione e dal sostegno che riceviamo. Basta chiedere al giocatore NBA Sterling Brown, colpito con un taser da degli agenti di polizia, o al mio collega James Blake, scaraventato a terra e ammanettato dalla polizia per 15 minuti mentre era fuori da un albergo di New York (i poliziotti hanno poi dichiarato che si è trattato di uno “scambio d’identità”). Solo perché siamo atleti questo non significa che non siamo influenzati da quello che succede nel paese, o che siamo obbligati a tenere la bocca chiusa.

Lo sport non è mai stato apolitico, e finché continuerà ad essere giocato da esseri umani non lo sarà mai.

Muhammad Ali è stato per anni la voce della giustizia, anche quando venne condannato a cinque anni di reclusione per via del suo rifiuto alla leva obbligatoria, motivata dal suo credo religioso. Nel 1968, alle Olimpiadi di Città del Messico, Tommie Smith e John Carlos vennero fischiati quando alzarono i pugni guantati di nero sul podio, e affrontarono successivamente una marea di critiche da parte del pubblico e dai media quando tornarono negli Stati Uniti.

Colin Kaepernick ha messo a rischio la propria carriera quando si è inginocchiato durante l’inno nazionale prima di una partita della NFL, rischiando di non giocare più in una partita di lega per via del suo gesto.

Megan Rapinoe è una convinta sostenitrice del movimento LGBTQ+ e della parità salariale, anche se ciò ha dovuto significare tenere testa al presidente degli Stati Uniti e rifiutare un invito della Casa Bianca.

Venus Williams ha fatto molto più di quanto molti sappiano per portare avanti le battaglie di Billie Jean King e garantire uguaglianza per le donne nel tennis. Coco Gauff, nonostante la sua giovane età, è una fiera e appassionata sostenitrice del movimento Black Lives Matter, sia online che in pubblica presenza.

Nonostante i progressi ottenuti, continuo a pensare che noi atleti abbiamo ancora molta strada da fare. Oggi, data la copertura televisiva e il risalto sui social media, noi atleti disponiamo delle più grandi e visibili piattaforme mai esistite. Per come la vedo io, questo significa avere maggiore responsabilità di far sentire la nostra voce. Non resterò zitta a palleggiare.

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L’ATP aggiorna ancora il sistema di ranking

Tra marzo e agosto 2021, i tennisti potranno preservare il 50% dei punti ottenuti nei tornei non disputati nel 2020 (qualora il risultato di quest’anno non fosse migliore)

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dall’ATP sono arrivati aggiornamenti sulla questione classifiche. Il ranking, che è rimasto congelato dal 16 marzo al 24 agosto 2020, è passato dal classico sistema di validità annuale a uno a 22 mesi e poi a 24 mesi, a seguito di un’altra delibera dell’ATP dello scorso ottobre. A gennaio la data di ripresa del sistema tradizionale era stata ulteriormente posticipata alla settimana del 15 marzo, ma recentemente l’associazione dei giocatori ha deciso di prorogare ancora il termine.

Nel periodo tra il 4 marzo e il 9 agosto 2021 (incluso Masters 1000 di Toronto), i giocatori potranno mantenere il 50% dei punti dei tornei che non si sono disputati nel 2020 (ad esempio Montecarlo), ovviamente a patto che il risultato del 2021 non sia migliore. Per fare un esempio pratico, prendendo proprio il torneo di Montecarlo, Fabio Fognini potrà mantenere 500 dei 1000 punti conquistati vincendo il titolo nel 2019, sempre che non raggiunga la finale (che offre 600 punti) o rivinca il torneo. La stessa logica è stata applicata – in maniera sorprendente, a onor del vero – anche ai tornei riprogrammati in un periodo diverso, come gli Internazionali di Roma o il Roland Garros. Ipoteticamente dunque, se Rafael Nadal e Novak Djokovic dovessero perdere al primo turno al prossimo Roland Garros, manterrebbero rispettivamente 1000 e 600 punti. Discorso simile per Jannik Sinner che, avendo raggiunto i quarti nello Slam parigino lo scorso anno, di fatto è sicuro di mantenere 180 punti (equivalenti cioè ad un ottavo di finale).

Per il resto i criteri rimangono gli stessi annunciati alla fine del 2020 e qui sotto riassunti:

 
  • I giocatori che abbiano giocato lo stesso evento due volte nel corso del periodo sopra indicato (marzo 2019 – 9 agosto 2021) potranno conteggiare i punti derivanti dal migliore risultato tra i due
  • Ai fini del calcolo del ranking di un giocatore, verranno presi in considerazione 19 risultati e non 18 come negli anni passati. Questi includono i quattro Slam, gli otto Masters 1000 obbligatori (escluso dunque Montecarlo) e i sette migliori risultati ottenuti negli altri tornei (Rolex Montecarlo Masters, ATP Cup, ATP 500, ATP 250, Challenger, ITF). Le ATP Finals 2021 conteranno come evento addizionale per coloro che si qualificheranno.
  • Ai fini della qualificazione alle ATP Finals di Torino e alle Next Gen ATP Finals di Milano, verranno considerati i punti raccolti nel corso dell’anno solare; le due Race saranno dunque stilate sulla base dei soli risultati ottenuti nei tornei del 2021. C’è dunque la possibilità che a fine anno la posizione di un giocatore nella Race to Turin non coincida con il suo ranking ATP.

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Il coach di Medvedev sulla finale dell’Australian Open: “Djokovic era a un livello d’eccellenza”

Parla Gilles Cervara, l’allenatore di Medvedev. Il tennista russo è stato sconfitto all’esordio a Rotterdam e ha fallito l’accesso alla Top 2 per questa settimana. Le prospettive di Daniil nell’infografica de l’Insider

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Daniil Medvedev e Gilles Cervara - ATP Rotterdam 2021 (via Twitter, @abnamrowtt)

Questa è la prova che quanto fatto alla fine della scorsa stagione costituisce un passo in avanti. E con questo nuovo upgrade, Daniil è vicino a poter vincere uno Slam, anche se deve ancora migliorare qualche piccolo dettaglio nel suo gioco”. La prova è la seconda finale Slam raggiunta da Daniil Medvedev all’Australian Open 2021; a parlare è il suo allenatore Gilles Cervara, raggiunto via mail pochi giorni dopo la conclusione del torneo australiano.

Resta da occuparsi dell’elefante nella stanza, però. Nella finale di Melbourne il russo non è mai stato in partita, o meglio ne è uscito abbastanza presto, sicuramente travolto dall’autorità con cui il numero uno del mondo ha preso in meno le operazioni. La sensazione è che battere un Big 3 in finale Slam non sia ancora un traguardo alla portata dei pur volenterosi sfidanti. “È stata una congiunzione di diverse cose” spiega Cervara. “Prima di tutto il livello di Djokovic e la sua determinazione: era a un livello d’eccellenza. Cosa ha sbagliato Daniil? È difficile per la gente capire gli errori commessi perché si tratta di qualcosa di invisibile in questo caso. Stiamo parlando del giusto livello di energia, del ‘fuoco’ che devi avere dentro di te in queste occasioni. Sfortunatamente, in finale tutte queste cose non sono state all’altezza“.

Nel frattempo il tennista russo è tornato in campo a Rotterdam, senza troppa fortuna. Al primo turno è stato sconfitto in due set da Dusan Lajovic, che lo aveva già sconfitto a Montecarlo nel 2019; Medvedev ha così perso l’occasione – quantomeno questa settimana – di inserirsi laddove nessun volto estraneo ai Fab 4 (l’ultimo è stato Hewitt nell’agosto 2005) riesce a insediarsi da 16 anni, ovvero su uno dei primi due gradini del ranking ATP. A inizio stagione, Cervara aveva detto ‘entrare in top 3 non è un sogno‘, credendo nelle possibilità del suo allievo di farcela. Ed è successo. Lo stesso vale per l’ingresso in top 2, traguardo fallito da Daniil tanto a Melbourne (ce l’avrebbe fatta vincendo il torneo) che in Olanda? Possiamo intuire di sì, anche grazie all’infografica realizzata da L’Insider, dove prosegue l’intervista al coach del tennista russo.

 

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Glideride 2 ed Evoride 2: Asics investe sul benessere mentale e fisico dei runner

Le due scarpe, evoluzione del successo dei precedenti modelli, sono incentrate sulla tecnologia Guidesole: l’obiettivo è il risparmio energetico e una migliore efficienza di corsa

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L’annuncio arriva direttamente dalla sede centrale di Kobe: Asics lancia i modelli Glideride 2 ed Evoride 2, le nuove edizioni della sua popolare serie Energy Saving progettata per aiutare i corridori a ottimizzare le loro prestazioni: correre più a lungo, più velocemente e più facilmente. Costruite sulla tecnologia Asics Guidesole, le nuove scarpe rendono la corsa più facile, confermando l’impegno costante dell’azienda giapponese per aiutare tutti a raggiungere una mente sana in un corpo sano attraverso lo sport.

GLIDERIDE 2 – La Glideride 2, evoluzione della popolarissima Glideride è l’ultima scarpa Asics a risparmio energetico che offre una corsa ancora più fluida e ammortizzata. Sempre incentrata sullo sviluppo della tecnologia Guidesole, la calzatura offre al runner un risparmio energetico superiore e presenta una nuova caratteristica chiave: si tratta del tuning specifico per genere, nel segno della massima personalizzazione della scarpa voluta da Asics. Sotto i piedi delle runner, infatti, è presente una schiuma di densità inferiore per una sensazione più morbida. Inoltre, Glideride 2 presenta una base allargata del mesopiede e ridotti intagli sotto il piede, offrendo così una transizione più liscia dal tacco alla punta ed una maggiore efficienza di corsa. Un mesh stampato in 3D di nuova concezione offre una migliore vestibilità della tomaia e un maggiore comfort dal primo all’ultimo metro.

Asics Glideride 2

EVORIDE 2 – La Evoride 2 è la scarpa Asics più leggera e dal miglior rapporto qualità/prezzo della categoria risparmio energetico. Basandosi sul successo della Evoride dello scorso anno, il design aggiornato di questo nuovo modello presenta un materiale Flytefoam a densità inferiore. In questo modo risulta più leggera, oltre a donare una sensazione di maggior morbidezza rispetto modello precedente. Anche la Evoride 2 presenta la tecnologia Asics Guidesole, che aiuta i runner a percepire una sensazione accentuata di spinta in avanti dal primo passo, grazie ad un’intersuola appositamente progettata che fornisce un supporto extra alla caviglia. Inoltre, è una scarpa perfetta per i corridori più attenti all’ambiente, con circa il 20% della tomaia realizzata con materiale riciclato.

BENESSERE – Kenichi Harano – Executive Officer, Senior General Manager, Institute of Sport Science di Asics – ha commentato: “Nel 2021 e nei prossimi anni, tutto ciò che faremo sarà orientato a sostenere l’impatto positivo dello sport sul benessere mentale e ad ispirare le persone di tutto il mondo a raggiungere una mente sana in un corpo sano. Mentre continuiamo ad invitare i runner di tutto il mondo a sperimentare il potere edificante dello sport, muovendo corpo e mente all’alba, il lancio della prossima generazione delle nostre popolari Glideride ed Evoride è l’ultimo passo di questo viaggio. Non c’è modo migliore per sperimentare gli incredibili benefici di risparmio energetico delle due scarpe se non unirsi a noi in questo progetto“.

 
Asics Evoride 2

Entrambi i modelli Glideride 2 (euro 160) e Evoride 2 (euro 130) sono disponibili sia nella versione uomo che nella versione donna presso i rivenditori Asics, i negozi online e i punti vendita specializzati running.

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