Tra i segreti di Medvedev, il parere del data analyst: "A Bercy più fortuna che merito dei numeri"

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Tra i segreti di Medvedev, il parere del data analyst: “A Bercy più fortuna che merito dei numeri”

Prima parte della chiacchierata con Fabrice Sbarro, esperto di numeri e artefice di molti dei successi di Medvedev. “Non voglio criticare Nadal, ma tagliare contro Daniil non era l’opzione migliore”

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Fabrice Sbarro

Durante i tempi duri del primo lockdown, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Fabrice Sbarro, l’analista di fiducia di Gilles Cervara, coach di élite nel circuito maschile e allenatore storico di Daniil Medvedev. Potete rileggere la prima intervista a questo link, mentre se volete approfondire il lavoro di Sbarro fate un salto sul suo sito internet.

A fine 2020 abbiamo pensato di ricontattare Fabrice per fare un recap dell’anno appena concluso, e ne abbiamo ricavato anche questa volta diversi spunti interessanti. Prima di tutto, eravamo curiosi di saperne di più sul finale d’anno scoppiettante del russo, che ormai sembra pronto a vincere uno Slam; l’interessante cronistoria degli ultimi match del 2020 di Medvedev trova spazio in questa prima parte. Nella seconda parte, che verrà pubblicata nei prossimi giorni, abbiamo discusso di giovani stelle in ascesa come Felix Auger-Aliassime e Jannik Sinner.

Prima di partire, un piccolo riepilogo delle puntate precedenti: il periodo che va dall’estate 2019 alla fine del 2020 è stato un periodo di montagne russe per Medvedev, che possiamo riassumere più o meno in tre fasi, anche rispetto al tipo di utilizzo dei dati statistici:

 
  • La prima fase va da Montreal a Shanghai 2019, quando Daniil sembra praticamente inarrestabile, e infatti l’unico in grado di sbarrargli la strada è Nadal, che specie nella finale dello US Open deve letteralmente svuotare le tasche e tirare fuori tutto quello che ha per battere il giovane russo. In questo periodo, Fabrice aiuta Cervara nella preparazione dei match in modo molto lineare.
  • La seconda fase va da Parigi-Bercy 2019 al lockdown. In questo periodo gli stimoli sono ormai troppi e impediscono a Daniil di seguire i piani di gioco determinati a tavolino, come invece era successo nel corso dell’estate 2019. Fabrice collabora in pratica solo con analisi ex post. In occasione della sconfitta all’Australian Open, “non stava eseguendo il game plan, stava improvvisando sulla base di quello che gli passava per la testa in quel momento” – dichiara Fabrice. È un periodo di burn out mentale per il russo, costretto a fare i conti con la pressione derivata dai grandi risultati ottenuti.
  • La terza fase, che va dalla ripresa del gioco ad oggi, è un mix di match preparation e di analisi ex post. La preparazione dei match non è più riconoscibile in campo come all’inizio, ma senza dubbio Gilles Cervara ha ormai incapsulato gli input statistici nella sua preparazione dei match per il tennista russo: “Non posso dire adesso cosa deriva puntualmente dalle statistiche; all’inizio era tutto molto riconoscibile, adesso il processo va visto nella sua globalità”.

Per chiudere questa premessa, possiamo dire che quando si è ripreso a giocare le statistiche erano ancora parte integrante del processo di coaching di Medvedev. A fine 2020 qualcosa si è acceso; andiamo allora a vedere in dettaglio cosa è successo con le parole di Fabrice.

“Ho il mio punto di vista, come Gilles Cervara o Daniil Medvedev. Posso dirti come la penso come analista di dati dietro le quinte. Iniziamo con Bercy, per rendere le cose più facili, analizzando partita per partita. Prima di Bercy Daniil non era in buona forma. Ha perso al primo turno in un paio di tornei. Non era davvero sicuro di sé. A Bercy ha ricevuto un bye al primo round e poi ha dovuto affrontare Kevin Anderson al secondo round, e Kevin lo aveva appena battuto a Vienna; ok, ci siamo detti ‘non è un buon sorteggio. Se Kevin lo ha battuto a Vienna, ha la possibilità di ripetersi anche a Bercy’. Penso che in questa partita Daniil sia stato un po’ fortunato perché Kevin si è fatto male e ha dovuto abbandonare sul 6-6 nel primo set“.

“Quella che pensavo sarebbe stata una partita molto difficile, all’improvviso è diventata una passeggiata” continua a raccontare Sbarro. “In questo primo match le statistiche non hanno influito. Poi, nella seconda partita Daniil è andato sotto di un set contro de Minaur; all’improvviso Daniil ha vinto il secondo e il terzo set, 6-2 6-2. De Minaur non giocava più a tennis, non sappiamo neanche cosa sia successo. Non voglio sminuire le statistiche perché sono un vero sostenitore, ma c’è da essere onesti. Di solito, un buon piano di gioco dovrebbe aiutarti di più all’inizio di una partita; in quel caso sembrava che de Minaur potesse vincere in due set ma all’improvviso ha smesso di giocare a tennis. In questo caso, per me è più fortuna. Certo, Daniil non stava giocando male ma possiamo dire che le prime due partite di Bercy non hanno avuto nulla a che fare con le statistiche dal mio punto di vista”. Anche chi si guadagna da vivere con i numeri, è costretto ad ammettere l’impatto decisivo del caso in alcune situazioni di gioco.

“Nei quarti di finale Medvedev ha giocato contro Schwartzman. Diego aveva conquistato il giorno prima la matematica qualificazione alle Finals, un traguardo per lui storico. Praticamente non è sceso in campo, non c’è stata assolutamente partita e Daniil ha vinto in due set 6-1, 6-3. Ancora una volta, le statistiche non sono servite a granché in questi successi. Poi c’è stata la semifinale contro Raonic, che aveva appena battuto Hugo Humbert 7-6 al terzo. Non era fresco contro Daniil: non sto dicendo che fosse infortunato, semplicemente risentiva della battaglia del giorno prima. Per fronteggiare Milos avevamo delle strategie e penso che abbiano funzionato più o meno, ma ancora una volta ci tengo a sottolineare che Raonic non era fresco”.

Si giunge poi alla finale contro Zverev: “Sascha ha giocato davvero bene nel primo set ed è andato avanti nel punteggio. Il secondo set è stato fantastico e si sono intraviste alcune cose che avevamo preparato e hanno funzionato. Forse Daniil ha iniziato a cambiare le cose da solo, penso sia più venuto dal giocatore che dalle statistiche. Recuperare un set di svantaggio è stato merito della tenacia di Daniil, è stato bravo a dare tutto e portarla al set decisivo dove Zverev è rimasto senza benzina. Aveva giocato il giorno prima contro Nadal ed è crollato”.

“Questo è il torneo di Parigi-Bercy”, riassume Fabrice. “La fortuna ha giocato un ruolo decisivo, e anche la forza mentale di Daniil quando era in svantaggio. Certo, ogni partita è preparata con le indicazioni di Gilles, ma non era così ovvio come tra Montreal e Shanghai nel 2019. Come ho detto prima, il processo di preparazione è adesso più sfaccettato, anche se le statistiche rimangono una componente. È come lavorare con un fisioterapista, che è lì tutti i giorni. Ma non si può dire che un risultato sia direttamente dovuto alla fisioterapia; è un processo globale e durante il torneo di Bercy per me è stata più fortuna e forza mentale che merito delle statistiche.

Daniil Medvedev – Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

IL CAMMINO TRIONFALE DI LONDRA

Dopo Parigi-Bercy, sono arrivate le Finals di Londra e la magia è continuata: “Daniil è entrato nel Master con fiducia. L’anno precedente era arrivato cotto. Aveva giocato troppo mentre quest’anno era totalmente fresco perché non aveva giocato molto, e in secondo luogo aveva appena vinto un master 1000 a Parigi-Bercy: quindi era arrivato con una miscela di fiducia e freschezza, racconta Sbarro, che poi inizia ad analizzare le singole partite giocate da Medvedev a Londra.

“Ancora una volta Daniil ha giocato contro Zverev e lo ha battuto. Conoscevamo il piano; sapevamo esattamente cosa fare dopo Parigi-Bercy. Poi è stato il turno di Djokovic, ma il serbo chiaramente non era mentalmente al 100%. Infine l’ultima partita del girone è stata contro Schwartzman, che era già fuori dal torneo. E quindi sono arrivate la semifinale e finale: abbiamo preparato molto con Gilles Cervara queste due partite e avevamo delle strategie che hanno funzionato davvero bene. Dal punto di vista statistico posso parlare meglio di semifinale e finale, perché le altre partite non sono state combattute”.

“La semifinale era contro Nadal e sapevamo che con Rafa dovevamo giocare di più sul suo diritto. Sapevamo che quando giochi di più contro il suo diritto e lo attacchi da quella parte – specialmente nei campi indoor – i suoi numeri non sono buoni come quando giochi contro il suo rovescio. Quindi sapevamo più o meno che Daniil doveva andare un po’ di più sul dritto di Nadal e attaccarlo quando se ne presentava l’occasione. Penso che sia stata una delle cose che ha funzionato”.

Sbarro prosegue poi analizzando la tattica usata da Nadal: “La maggior parte dei giocatori contro Medvedev pensa di dover giocare lo slice sul suo rovescio. Voglio dire, questo non è ovvio e ne parliamo con Gilles da un anno e mezzo. E ogni volta dico a Gilles che giocare lo slice in un scambio dà risultati in media solo nel 46% dei casi, al di sotto della barriera del 50%; quindi perfetto, non c’è bisogno di farsi prendere dal panico: se gli avversari vogliono giocare tagliato contro Daniil, lasciamoli fare. E il piano di gioco di Nadal era quello di usare lo slice di rovescio ed è divertente quando vedi che l’avversario sta adottando una strategia che non funziona. Quindi, non voglio criticare Nadal, che è una delle migliori menti tattiche del tour, ma tagliare contro Daniil non era l’opzione migliore. Anche se Nadal avesse vinto, lo slice di rovescio non sarebbe stata la chiave della partita. Sarebbe stato qualcosa di negativo ma lo spagnolo avrebbe compensato e vinto in altri modi. Quindi per quanto riguarda la semifinale questa era la strategia che ha funzionato, e ancora una volta è emersa la forza mentale di Daniil”.

“Il bello di lavorare a lungo con lo stesso giocatore è che si inizia ad avere una base dati composta da tante partite e si possono riprendere i vecchi match per sapere qual è la storia. Conoscevamo tutta la storia con Nadal perché Daniil aveva giocato contro di lui a Montreal, nella finale degli US Open e l’anno prima al Master, quando tra l’altro era avanti 5-1; di conseguenza, quando ho preparato la partita contro Nadal, ad esempio, ho messo insieme tutta la serie storica e ho visto cosa aveva funzionato per Daniil e cosa non aveva funzionato. E questo fa parte della mia preparazione per la partita. Prendere vecchie partite contro l’avversario per vedere se c’erano alcune cose specifiche che funzionavano”.

Medvedev giunge così alla finale contro Dominic Thiem: “Contro l’austriaco è stata un po’ la stessa cosa. Avevamo molte partite contro Dominic, in particolare la più recente, la semifinale dello US Open. Abbiamo preso questa partita come riferimento principale e sono emerse due cose: 

  1. Daniil doveva essere più aggressivo in risposta, non tanto sulla prima dove riceveva molto arretrato, quanto sulla seconda per dare meno opportunità a Thiem di dominare i punti direttamente con la sua potenza; quindi uno dei piani di gioco era prendere un po’ più di rischio in risposta sulla seconda; 
  2. trarre insegnamento dalla semifinale degli US Open in cui penso che Daniil abbia giocato l’85% di colpi incrociati di rovescio. Ma quel 15% lungolinea all’epoca aveva funzionato, quindi il piano di gioco per la finale del Master era anche quello di andare di più con il rovescio lungolinea per attaccare Thiem sul suo diritto. Thiem è quello che io chiamo un ‘pouncher’ (picchiatore). I pouncher sono giocatori con un buon diritto, che non amano essere attaccati sul loro punto forte. Con Nadal in semifinale era un po’ lo stesso; certo, se giochi l’intera partita sul dritto di Nadal o Thiem verrai distrutto, ma se li sorprendi di tanto in tanto con un attacco sul dritto è un’altra cosa, e questa strategia penso abbia funzionato bene in finale”. 

“Non dimentichiamo però che Thiem è stato avanti di un set”, ammette Sbarro. “Per questo motivo non sottovaluterei la tenacia mentale di Daniil e la fiducia che ha ottenuto dalla vittoria di Parigi-Bercy. E poi forse le statistiche lo hanno aiutato in qualche punto strategico”.

Sbarro conclude ripensando al 2019 e al periodo trascorso tra Montreal e Shanghai: Le statistiche in quel caso hanno avuto sicuramente più peso. Oggi, onestamente, non le metterei al primo posto. Come ho già detto nella prima fase era diverso, l’ho potuto vedere. Credo che abbiano aiutato molto più di adesso. Ora le statistiche fanno parte di un processo, fanno parte della mentalità di Gilles e di questa squadra. Come sai, non sono più nel team di Medvedev, sono solo una parte del team di Gilles. Forse nel 2021 tornerò a far parte in pieno anche del team di Daniil, ma per il momento ancora no”.

Nel futuro di Fabrice Sbarro – e forse già nell’immediato futuro – sembrano esserci altri progetti. L’analista ha già fatto sperimentare i suoi servigi a Felix Auger-Aliassime, ma spera di poter fare lo stesso con un giovane tanto rossiccio e dinoccolato quanto pieno di talento: “Mi piacerebbe avere la possibilità di mostrare il mio lavoro alla squadra di Sinner“, ci ha raccontato Fabrice. Ma di questo, e del suo parere sul processo di crescita di Jannik, parleremo nella seconda parte dell’intervista.

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ATP

ATP Halle: Federer va al minimo, Ivashka cede comunque in due set

Lo svizzero vince all’esordio contro il qualificato bielorusso nonostante molte incertezze in risposta. Affronterà il vincente di Auger-Aliassime vs Hurkacz

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[5] R. Federer vs [Q] I. Ivashka 7-6(4) 7-5

Il primo match su erba di Roger Federer dopo due anni ha avuto tutte le caratteristiche di un match di rodaggio che si è concluso nel modo più positivo possibile: una vittoria in due set..

Il bielorusso Ilya Ivashka aveva passato brillantemente le qualificazioni e specialmente nel primo set sembrava più a suo agio sul campo del suo pluridecorato avversario. Federer ha avuto enormi difficoltà alla risposta raccogliendo appena due punti fino al tie-break. Era stato dunque l’elvetico ad annullare le uniche palle break del parziale sul 15-40 nel quarto gioco. Federer è apparso guardingo e circospetto nei movimenti sulla scivolosa erba tedesca, attenzione che Roger ha spiegato così:
“Qui è molto diverso da Wimbledon, perché fanno crescere questi blocchi d’erba fuori e poi li portano dentro lo stadio. In pratica dopo un paio di giorni nella fascia centrale possono già esserci rimbalzi irregolari. A Wimbledon è tutto diverso. Quando ero giovane c’era l’idea che giocare una volée fosse sempre meglio di giocare un passante. Oggi non è più così.”

 

Una volta arrivato al tie-break, Federer ha ingranato la marcia in risposta prendendo più punti (3) di tutto il set in precedenza. Arrivato fino al 6-1, ha chiuso infine 7-4 dopo essersi concesso un doppio fallo.

Nel secondo set, Federer è più attento in ribattuta e sembra non avere alcuna intenzione di portarsi l’avversario fino al tie-break. Ha già un match point sul 5-4 annullato dal bielorusso con una tremebonda volée vincente deviata dal nastro. Infine cede la battuta nel dodicesimo gioco con l’elvetico capace di alzare ancora i giri del motore. In conferenza stampa Roger è apparso soddisfatto:
“Sono contento di aver superato questo primo test dopo che Parigi mi aveva già dato buoni segnali. Sono felice di giocare di nuovo sull’erba soprattutto”

Intanto già dagli ottavi di finale la qualità dei suoi avversari si alzerà notevolmente: Federer attende il vincente del match tra Felix Auger-Aliassime e Hubert Hurkacz.

Negli altri incontri di giornata si segnala il ritiro di David Goffin costretto ad abbandonare dopo una scivolata sul prato contro il francese Moutet.

Il tabellone completo

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Flash

Classifica ATP: Djokovic sempre più solo in vetta. Best ranking per Sonego e Musetti

Il serbo fa il vuoto anche nella Race per le Finals di Torino. Miglior classifica per Tsitsipas, Sinner esce dalla Top 20

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Novak Djokovic e Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

“Tutto ha il suo momento e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e uno per morire,…” ( Dal libro del Qoelet 3,1)

..e ci sarà probabilmente un tempo in cui Stefanos Tsitsipas festeggerà la conquista del suo primo major e Félix Auger-Aliassime del primo torneo in singolare.

Ma non oggi.

 

Oggi infatti sono Novak Djokovic e Marin Cilic a festeggiare: il primo a Parigi il suo diciannovesimo titolo dello Slam e il secondo a Stoccarda il diciannovesimo titolo in carriera, tre anni dopo l’ultimo conquistato sull’erba del Queen’s quando superò in finale proprio Djokovic.

LA TOP 20 ATP

Di seguito i primi venti giocatori al mondo subito dopo la conclusione del Roland Garros:

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12113 
2MedvedevRussia10143 
3NadalSpagna8630 
4TsitsipasGrecia79801
5ThiemAustria7425-1
6ZverevGermania7350 
7RublevRussia5910 
8FedererSvizzera5065 
9BerrettiniItalia4103 
10Bautista AgutSpagna31701
11SchwartzmanArgentina3105-1
12Carreno BustaSpagna2905 
13GoffinBelgio2830 
14ShapovalovCanada2780 
15RuudNorvegia26901
16MonfilsFrancia2568-1
17HurkaczPolonia25333
18RaonicCanada2473 
19GarinCile24314
20DimitrovBulgaria24323-3

Alcune osservazioni:

·         Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud migliorano il proprio best ranking.

·         Bautista Agut scalza Diego Schwartzman dalla top 10.

·         Jannik Sinner esce dalle prime venti posizioni.

·         Djokovic sempre più simile al “viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. I suoi avversari lo guardano con il binocolo dal fondovalle.

CASA ITALIA

È mancato l’acuto per definire trionfale la performance italiana a Parigi, ma in generale il coro se l’è cavata bene, grazie in particolare agli ottavi di finale di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner ed ai quarti di Matteo BerrettiniHa steccato Lorenzo Sonego, dal quale a Parigi  abbiamo atteso invano la conferma dell’ottima performance romana. Nonostante la sconfitta al primo turno, Sonego ha comunque migliorato il suo best ranking così come ha fatto Musetti, che alla sua prima apparizione in un torneo dello Slam è arrivato alla seconda settimana ed agli ottavi si è preso il lusso di vincere due set contro Djokovic.

Si assottiglia di una unità la pattuglia degli italiani presenti tra i migliori 200 del mondo; Lorenzo Giustino – che nella precedente edizione del Roland Garros era giunto al secondo turno mentre quest’anno non ha superato le qualificazioni – è scivolato al numero 216.

Questi gli azzurri presenti nella Top 200 maschile:

ClassificaNomeVariazionePunti
9Berrettini 4103
23Sinner-42320
26Sonego22042
29Fognini 1843
61Musetti151120
82Mager5893
86Cecchinato-3878
88Travaglia-10870
90Seppi8856
97Caruso-15814
143Gaio-5523
160Giannessi-1441
165Fabbiano-1431
169Lorenzi-2428
195Marcora-2358

Questa settimana appuntamento al Queen’s per Berrettini, Travaglia, Fognini, Sinner e Sonego. Nessun italiano invece ad Halle, dove tornerà in campo Roger Federer.

RACE TO TORINO

Novak Djokovic opera il sorpasso su Stefanos Tsitsipas, che aveva iniziato il torneo da leader della classifica che tiene conto dei soli risultati del 2021. Con i 2000 punti di Parigi, Nole si prende la vetta anche nella Race to Torino.

A questa classifica verrà dedicato un articolo specifico, la cui pubblicazione è prevista per martedì.

RACE TO MILANO (NEXT GEN)

Dopo Carlos Alcaraz, un altro classe 2003 si affaccia nel tennis che conta, il danese classe 2003 Holger Rune, che da fine maggio ha raggiunto due finali consecutive a livello Challenger perdendo ad Oeiras IV prima di sollevare il trofeo a Biella VII – nella settimana appena passata si è invece ritirato durante il suo match di quarti di finale a Lione.

Al primo posto della classifica riservata ai migliori under 21 dell’anno troviamo sempre più solo Jannik Sinner; terzo Lorenzo Musetti. Questa la Race to Milan:

PosizioneGiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
1SinnerItalia1510232001
2Augier-AliassimeCanada825212000
3MusettiItalia801612002
4KordaUSA775522000
5AlcarazSpagna484782003
6CerundoloArgentina4211412001
7BrooksbyUSA3521502000
8BaezArgentina3211592000
9RuneDanimarca2262322003

BEST RANKING

I giocatori presenti nella Top 100 che questa settimana hanno migliorato la loro miglior classifica di sempre sono:

GiocatoreNazionePosizione
TsitsipasGrecia4
RuudNorvegia15
KaratsevRussia24
EvansGB25
SonegoItalia26
FokinaSpagna35
PaulUSA50
MusettiItalia61
AlcarazSpagna78

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ATP

ATP Queen’s: Sinner subito eliminato da Draper

Jannik serve per il set in entrambi i parziali che poi cede al tie-break al coetaneo n. 309 della classifica

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[WC] J. Draper b. [3] J. Sinner 7-6(6) 7-6(2)

Inizia con una sconfitta l’avventura sui prati di Jannik Sinner, sconfitto in due tie-break dal coetaneo Jack Draper nonostante le tante occasioni che ha saputo crearsi. L’azzurro ha infatti avuto sei palle per il 5-0, ha servito per chiudere in entrambi i parziali e mancato due set point nel primo. Draper, però, non ha mai smesso di crederci, a partire da quel quinto gioco – e soprattutto una volta vinto – che a conti fatti ha fatto la differenza.

È stato in assoluto il sesto incontro sull’erba per Jannik, il secondo in un tabellone principale, ovviamente tutti risalenti al 2019, sia per lo stop forzato dei circuiti di dodici mesi fa, sia per la scelta (se di scelta si può parlare) di rimanere sulla terra dei Futures italiani nella sua prima stagione da professionista. Si trattava invece della seconda apparizione nel Tour per Jack, meglio attrezzato dal punto di vista muscolare, dopo lo sfortunato esordio a Miami, quando, visibilmente stremato già da diversi punti, si accasciò a terra in preda alle vertigini alla fine del primo set.

 

IL MATCH – I giochi sono quasi tutti lottati, ma Jannik spinge bene con entrambi i fondamentali, si esibisce in un paio di ricami a chiudere le discese a rete in controtempo e vola avanti di due break, salvo poi restituirne uno dopo non essere riuscito a concretizzare le sei occasioni nel lunghissimo quinto game. Draper, al quale la scala discreta, arrotondata e probabilmente non aggiornata dell’ATP dà tre centimetri in più di Jannik in altezza, riesce finalmente a far valere le sue curve mancine – ottimo lo slice interno sull’erba ancora immacolata del Queen’s– e rimane in scia. Alla battuta per far suo il parziale, due brutti dritti in uscita dal servizio aprono uno spiraglio all’avversario che non si fa pregare e, piazzato un drittone vincente, approfitta di un altro gratuito altoatesino. Deluso e arrabbiato, Sinner non gioca al meglio neanche il successivo turno di risposta e viene agguantato sul 5 pari da un Draper ormai completamente in fiducia.

In un momento in cui gli scambi sono favorevoli al n. 309 ATP, Jannik estrae tre ace nulla meno che provvidenziali per giocarsi il tie-break. Di nuovo, il nostro ha l’occasione di chiudere con il vantaggio del servizio sul secondo set point consecutivo, ma perde gli appoggi finendo a terra e, benché sia felino nel rialzarsi, fallisce il colpo successivo. Il doppio fallo manda per la prima volta avanti Draper che cinico si prende il set, mentre l’azzurro mostra la sua stizza verso il proprio angolo. Sei ace per Jannik ma 57% di prime in campo trasformate solo nel 61% dei casi sono numeri non certo entusiasmanti sull’erba, per quanto di poco inferiori a quelli britannici.

Numeri che cambiano radicalmente in positivo per entrambi nella seconda partita che diventa molto più “da erba” e per sei giochi la risposta raccoglie davvero pochissimo. Poi, la prima di servizio abbandona la wild card, c’è anche un doppio fallo e Sinner ne approfitta immediatamente per passare in vantaggio. Di nuovo chiamato a chiudere con la battuta, Jannik manca ancora l’appuntamento, a dispetto di un bel regalo dell’altro e pagando con un errore uno scambio in controllo in cui avrebbe forse dovuto osare di più.

È ancora tie-break, dunque, e il diciannovenne di Sutton mette subito spazio tra sé e il nostro con un perfetto anticipo di rovescio lungolinea. È stato estremamente solido per tutto l’incontro, Draper, soprattutto in questo parziale e continua a tirare dritto come un treno fino alla chiusura con l’ace numero 11. Nel secondo set, Jannik ha finito con il pagare un prezzo pesante per quelle sole nove seconde di servizio a cui è dovuto ricorrere vincendo però appena due punti, ma in generale è mancata la freddezza nei momenti di vantaggio.

LE PAROLE DI JANNIK – La sfida inedita tra classe 2001 si è chiusa con un risultato inaspettato vista la notevole differenza di classifica e di esperienza a livello ATP tra i due e un tale livello da parte di Draper potrebbe aver sorpreso l’azzurro. “È un buon giocatore, l’avevo visto a Miami. Non so se abbia giocato il torneo junior a Wimbledon e fatto dei buoni risultati [è arrivato in finale nel 2018, gli fanno notare, ed è a suo agio sull’erba], ma ho cercato di concentrarmi su quello che dovevo fare io. All’inizio ha funzionato piuttosto bene, poi lui ha capito il mio gioco. Ha giocato i punti importanti meglio di me, mentre io non ho servito bene, cosa che mi capita già da un po’. ‘Sorpreso’ è una parola grossa, devi essere sempre preparato, ma credo che oggi lui abbia meritato la vittoria. Giornate così capitano. Si è allenato di più e ha maggiore esperienza di me sull’erba. Gli auguro buona fortuna, sperando che non abbia più infortuni – ne ha avuti un paio negli ultimi anni [frattura di un dito, tendinite al polso, ndr]. Nessun cambio di piani dopo l’uscita prematura al Queen’s, dove peraltro è iscritto anche al doppio insieme a Feliciano Lopez: “Abbiamo già il programma di allenamento per la prossima settima, quindi giocherò solo a Wimbledon”.

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