Sempre più Naomi! Osaka vince il suo secondo Australian Open, sconfitta Brady

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Sempre più Naomi! Osaka vince il suo secondo Australian Open, sconfitta Brady

Quarto Slam per la campionessa nipponica, alla ventunesima vittoria di fila: non perde un match da oltre un anno

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Naomi Osaka - Australian Open 2021 (via Twitter, @WTA)

Naomi Osaka continua a dimostrare di essere la più forte di tutte sul cemento, conquistando il suo secondo Australian Open e quarto Slam (tutti su questa superficie) battendo Jennifer Brady per 6-4 6-3 in 77 minuti. Si tratta della ventunesima vittoria di fila per la giapponese e della sua seconda doppietta Flushing Meadows-Melbourne, già conquistata fra il 2018 e il 2019.

PERCORSO E PRECEDENTI – Come sottolineato nel corso della nostra preview, Brady (che ha dovuto fare la quarantena dura) è andata via rapida nei primi quattro match prima di trovarsi al terzo contro Pegula e Muchova (mostrando un po’ di tensione), ma va ricordato che si è trovata in finale senza mai fronteggiare una Top 20, mentre Osaka ha battuto due campionesse Slam come Muguruza e Williams, la prima delle quali salvando due match point sul 3-5 nel parziale decisivo. I confronti diretti erano sul 2-1, ma quello vinto da Brady risale addirittura al 2014 all’ITF 50k di New Braunfels, quando Osaka aveva appena compiuto 17 anni, mentre il più recente è la semifinale dello scorso US Open, una partita estremamente godibile in cui le due finirono abbondantemente in attivo nel saldo fra vincenti e non forzati.

Quel giorno Brady fu eccezionale al servizio, vincendo oltre il 70 percento dei punti con la prima in ogni set e non concesse palle break fino al terzo, mentre Osaka andò sopra l’80 nei due set vinti e vinse circa il 60 percento dei punti sul proprio servizio entro tre colpi. Entrambe furono efficaci contro la seconda al centro da destra, mentre Osaka ebbe qualche punto in più in risposta contro la prima e la seconda al centro da sinistra, cosa che le permette di essere più cinica sui game point al servizio (la maggior parte dei quali parte dall’ad side): quel giorno sfruttò 14 palle gioco su 20, contro il 14/26 dell’avversaria, un tema che si è riproposto nel match di oggi.

 

PRIMO SET – In una serata abbastanza ventosa, Osaka ha iniziato mettendo le cose in chiaro con due ace e una prima vincente nel primo gioco, mentre Brady ha da subito avuto problemi a mettere la prima in campo e ha dovuto arrischiare sia la seconda (quasi sempre al centro e attorno ai 150 chilometri orari all’inizio, contro una media di 132 nel torneo) che il primo colpo dopo il servizio per non rimanere invischiata nello scambio sulla diagonale di sinistra, tenendo per l’1-1 nonostante il 40-0 sprecato.

La scelta strategica di Brady sul proprio servizio si può ricondurre al match di Flushing Meadows. Quel giorno Osaka fu in grado di allungare gli scambi sul servizio di Brady, e prevalse per 21-9 negli scambi sopra i sette colpi, uno scenario non ideale per la statunitense, che nel corso del torneo ha giocato scambi mediamente più lunghi (3,85 contro i 3,41 di Naomi), ma in questa partita era consapevole di dover rischiare inoltre, nel corso di questo torneo Osaka è stata più efficace da fondocampo, vincendo il 56 percento dei punti contro il 53 di Brady. Le seconde sovraritmo sono state pagate in fretta, però, perché due doppi falli hanno sostanzialmente regalato il break a zero alla nipponica per il 3-1 e servizio.

Nella nostra preview, avevamo sottolineato i problemi di entrambe a mettere la prima in campo durante il torneo (52 percento ciascuna), che è stato il leitmotif del primo parziale, anche se non soprattutto in virtù delle condizioni atmosferiche: dopo il grande inizio, anche Osaka ha avuto qualche problemino nel corso del set, mettendone solo una nel quinto gioco, quando Brady è salita 15-30 rispondendole addosso e guadagnandosi una palla break grazie a un doppio fallo dell’avversaria; brava la statunitense poi a muoverla con due lungolinea, provocandone l’errore di rovescio per il 2-3.

Una volta subito il contro-break, Osaka ha ulteriormente perso brillantezza con i colpi a rimbalzo, finendo 15-30 sotto nel settimo game con due errori (uno dei quali l’ottavo di rovescio a inizio partita), ma è stata brava a mettere la prima al momento del bisogno, prendendosi il 4-3 e guadagnandosi una palla break con risposte di rovescio fra i piedi di Brady in risposta alla seconda (dopo i rischi iniziali l’americana è quasi sempre andata a mirare il suo colpo bimane), ma un dritto non impossibile sparato a metà rete ha tenuto in gioco la sfavorita. Brady si è allora guadagnata una palla del 5-4 in modo un po’ fortunoso: la sua risposta allo slice di Osaka ha superato a malapena la rete, e il ritardo nel recupero della giapponese le ha permesso di piazzare il lob vincente e di arringare la folla; Naomi ha però preso in mano lo scambio successivo e ha piazzato il dritto vincente dal centro.

Sfumata quella chance, Brady ha sentito la tensione, facendosi rimontare da 40-15 nel decimo game (e qui ritorna il tema del killer instinct nei game point): prima ha concesso i vantaggi con un doppio fallo, per poi concedere il set point con un errore di dritto su una difesa in back un po’ fortunata di Osaka e sbagliare clamorosamente un approccio di dritto per il 6-4 dopo 41 minuti.

SECONDO SET – Osaka è stata molto più centrata da subito: nel secondo gioco ha messo le tende al centro del campo, smistando senza più sbagliare e guadagnandosi il 15-40 con il suo miglior rovescio di giornata, un vincente in cross imprendibile, breakkando subito dopo e salendo rapidamente 3-0 con un ace sei su sei con la prima per lei nei primi due turni. La partita si è sostanzialmente chiusa lì, perché gli errori di Brady hanno continuato ad ammassarsi, e mentre lei rimpiccioliva Osaka lievitava: due errori da fondo hanno regalato un altro break a Naomi per il 4-0 Brady ha probabilmente pagato la scelta di continuare a servire prima e seconda verso il rovescio.

Jen ha avuto comunque un ultimo sussulto: nel game successivo, Osaka si è tirata fuori da un 30-30 nel gioco successivo con uno splendido rovescio dal centro, ma ha dovuto concedere una palla break quando una stecca di dritto di Brady è rimasta in campo; nello scambio successivo ha però giocato in sicurezza, spingendo con i colpi in cross e portando l’avversaria all’errore con lo slice. La ex-studentessa di UCLA ha allora tirato fuori le sue migliori difese del match, piazzando un bel recupero di rovescio in lungolinea e un allungo su una prima al centro di Osaka per toglierle la battuta.

Si è trattato come detto solo di una rimonta parziale, però. Sul 4-2, Osaka ha aperto il game con due punti rapidi, spegnendo ogni velleità dell’avversaria, e dopo esser stata a due punti dal titolo con una risposta vincente di rovescio stretto ha tenuto agevolmente il servizio: due brutti errori di Brady le hanno dato tre match point, e un servizio vincente le ha dato il trofeo per la seconda volta.

“Ho dovuto fare la quarantena dura, ringrazio gli organizzatori per averla resa meno complicata”, ha detto Brady. “Sono felice di aver potuto giocare davanti agli appassionati nella mia prima finale Slam, spero di avere altre opportunità in futuro. “Già a New York avevo detto che Jennifer sarebbe stata un problema per tutti, so che stai lavorando durissimo, credo ci affronteremo tante altre volte”, ha detto invece la vincitrice. “Questo trofeo è per il mio team, abbiamo passato davvero tanto tempo insieme durante queste settimane. Grazie anche al pubblico, perché avervi qui mi ha dato grande energia dopo aver giocato la finale Slam precedente a porte chiuse”.

I TRAGUARDI DI NAOMI – Sono dunque 21 le vittorie consecutive per Osaka (ancorché con due walkover a sfavore), che non perde dal febbraio dell’anno scorso in Fed Cup, anche se curiosamente non ha mai affrontato una Top 10 durante questa striscia (non ne affronta una da Brisbane 2020, sconfitta con Pliskova in semifinale). Con questo risultato torna N.2 per la prima volta dal settembre del 2019 (titolo puramente fittizio, è stata chiaramente la tennista più forte al mondo dalla ripresa dei tour, rimanendo dietro a Barty solo in virtù del ranking rivisto), mentre Brady sarà N.13 (guadagnerà molto nelle prossime settimane quando inizieranno a scadere le cambiali delle giocatrici che la precedono, per esempio Bertens difenderà 1350 punti fra Madrid e Roma, mentre Pliskova ne avrà 1550 fra Miami e gli Internazionali), un’ascesa vertiginosa dalla ripresa del tour, con 16 vittorie e sette sconfitte.

Tornando alla giapponese, è la settima a vincere l’Happy Slam dopo aver salvato match point (dopo Monica Seles nel 1991, Jennifer Capriati nel 2001, Serena Williams nel 2003 e nel 2005, Na Li nel 2014, Angelique Kerber nel 2016 e l’ultima è stata Caroline Wozniacki nel 2018), la tredicesima in totale (Serena è titolare di tre delle altre 12); negli ultimi 21 Slam è l’unica ad averne vinti più di tre (Kerber ne ha tre, Halep, Muguruza e Serena due, Pennetta, Ostapenko, Swiatek, Wozniacki, Stephens, Andreescu, Barty e Kenin uno), e ha vinto quattro degli ultimi sei Slam giocati sul cemento.

Questo è il suo settimo torneo vinto in carriera (su 10 finali), ed è la prima dai tempi di Monica Seles a vincere le prime quattro finali Slam giocate, la quindicesima nell’Era Open a vincere almeno quattro Slam (le altre in attività sono le Williams e Clijsters); rimane imbattuta non solo nelle finali Major, ma anche nei match precedenti, visto che dai quarti Slam in poi il suo record in carriera è di 12-0.

Naomi Osaka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone femminile dell’Australian Open con tutti i risultati aggiornati

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Obbligo vaccinale per l’Australian Open? Parte il dibattito

Lo Stato di Victoria obbliga i lavoratori a vaccinarsi. Per ora gli sportivi provenienti da fuori dello Stato ne sono esclusi, ma con ogni probabilità non lo saranno a lungo: cosa faranno i tennisti scettici nei confronti del vaccino come Djokovic, Tsitsipas e Sabalenka?

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

La strada verso il ventunesimo Slam per Novak Djokovic potrebbe trovare il suo primo ostacolo ancor prima che l’Australian Open inizi, e a porglielo davanti non sembra essere un collega tennista ma bensì il governo dello Stato di Victoria. Dal primo ottobre infatti è entrato in vigore un decreto che obbliga i lavoratori a dimostrare di aver ricevuto almeno una dose di vaccinazione contro il COVID-19 entro quindici giorni o verranno banditi dai luoghi di lavoro, in base alle nuove regole applicate dal governo statale. Quest’obbligo sul vaccino, come riporta il quotidiano australiano The Age, “è ritenuto uno dei più severi al mondo ed è stato accolto con favore da gruppi imprenditoriali ma messo in discussione da alcuni esperti di salute” e andrà a toccare ben oltre un milione di lavoratori, inclusi preti, personal trainer, giudici, e atleti che risiedono nello Stato. Inoltre si legge che “i lavoratori agricoli che sono nella lista hanno criticato la decisione, avvertendo che potrebbe portare a carenze di cibo e costringere gli agricoltori a lasciare il settore”. Ma cosa c’entra tutto questo col tennis e in particolare con un torneo previsto dal 17 al 30 gennaio 2022?

C’entra perché, seppur al momento gli atleti provenienti da fuori del Victoria siano esenti da questo mandato, ci sono voci consistenti su un ulteriore mandato ad hoc per gli sportivi che dunque potrebbe aver effetto sull’estate australiana e su tutti gli eventi che essa porta con sé. A seguire la vicenda con vivo interesse c’è ovviamente il direttore dell’Australian Open e CEO di Tennis Australia Craig Tiley, il quale, stando a quanto riportano i media locali, sta portando avanti negoziazioni confidenziali con il governo per trovare una soluzione che accontenti entrambe le parti. Il timore principale di Tiley è che un obbligo vaccinale possa portare all’esclusione di un numero troppo elevato di top player, ma a questa campana il governo dello Stato di Victoria non sembra voler dare molto ascolto.

Il Brisbane Times ha infatti riportato queste parole del Premier locale, Daniel Andrews: “Al virus non importa che lavoro una persona faccia. Che tu sia un membro del Parlamento o un giudice della Corte Suprema, se non ti vaccini correrai sempre lo stesso rischio di contrarre il virus e diffonderlo”. Riferendosi poi ai tennisti, ha dichiarato: “I titoli dello Slam non ti proteggono dal coronavirus”. Sembra dunque probabile che non ci saranno marce indietro sul tema, e che l’obbligo vaccinale per recarsi a Melbourne sia solo una questione di tempo.

 

Né il circuito maschile ATP né quello femminile WTA hanno esplicitamente espresso sostegno all’obbligatorietà vaccinale, ma entrambi gli organi incoraggiano fortemente i giocatori a farsi vaccinare. Il mese scorso l’ATP ha stimato che il 50% dei suoi giocatori fosse vaccinato, mentre la stima della WTA è di circa il 60%; alcuni report di giornalisti comunque rivedono al ribasso queste cifre portandole attorno al 30%. Quel che è certo è che parecchi tennisti, soprattutto negli ultimi tempi, hanno espresso il loro scetticismo sui vaccini, e tra tutti spiccano le parole del numero uno Djokovic, del numero tre Tsitsipas, e della neo-contagiata Sabalenka. Fortemente a favore invece c’è Victoria Azarenka, la quale durante lo US Open si auspicava al più presto un dialogo franco e aperto sul tema per risolvere il problema il prima possibile, e questa sembra proprio l’occasione giusta per intavolare la discussione. Di Slam ce ne sono quattro all’anno e per parecchi giocatori anche solo disputare il primo turno di uno di essi rappresenta una delle principali entrate economiche; fino a che punto dunque si è disposti a rinunciarci?

Al momento però l’obbligo vaccinale nel sud-est dell’Australia non si estende a questa categoria di lavoratori. Un portavoce del governo ha affermato che il governo nazionale e il Commonwealth stabiliranno regole per i viaggiatori vaccinati e non vaccinati, ma le regole per i partecipanti agli Australian Open sono ancora in fase di decisione. “Altri requisiti di vaccinazione per l’Australian Open e altri eventi saranno presi in considerazione da [l’unità di sanità pubblica del Victoria] come richiesto”, ha affermato il portavoce. Dunque nulla è stato deciso e c’è persino chi parla di quarantena per coloro che decideranno di presentarsi a Melbourne senza vaccino. Se non altro l’esperienza di quest’anno e dell’estenuante periodo passato in hotel per molti tennisti potrà esser un memento per prendere la decisione giusta prima di salire in aereo a dicembre.

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Australian Open, qualificazioni a Natale fra Dubai e Abu Dhabi? Per ora niente obbligo vaccinale

Secondo il Daily Mail, ai giocatori sicuri dell’accesso al tabellone principale verrà richiesto di volare a Melbourne già a dicembre

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Con la pandemia ancora di là dal concludersi, Tennis Australia starebbe già finalizzando la pianificazione dell’Australian Open 2022 al fine di minimizzare il numero di giocatori che si recheranno a Melbourne: come nel 2021, le qualificazioni si dovrebbero infatti svolgere in Medio Oriente, come riporta il Daily Mail. Secondo il quotidiano britannico si giocherebbe negli Emirati Arabi Uniti, con gli uomini che giocherebbero ad Abu Dhabi (a gennaio erano volati a Doha, in Qatar) e le donne di nuovo a Dubai.

Le date saranno piuttosto diverse però. L’Happy Slam dovrebbe infatti tornare alla consueta collocazione nella seconda metà di gennaio (dal 17 al 30, per essere precisi, mentre la scorsa edizione si è giocata fra l’8 e il 21 febbraio), e questo significa che le qualificazioni saranno anticipate di conseguenza: il tabellone cadetto dovrebbe infatti svolgersi la settimana prima di Natale, con l’ultimo e decisivo turno in programma il 24. Dei voli charter provvederanno poi a portare i superstiti delle quali in Australia fra il 23 ed il 26, sempre di dicembre.

NATALE IN AUSTRALIA: NIENTE OBBLIGO VACCINALE?

Lo stacco fra la fine delle qualificazioni e l’inizio del torneo sarà quindi di tre settimane abbondanti. La ragione di questa separazione temporale è che ogni partecipante al torneo (qualificati e giocatori ammessi al main draw) dovrà trascorrere del tempo in una bolla che precederà l’inizio dei tornei di preparazione allo Slam, che dovrebbero tornare alla consueta suddivisione fra le principali città Down Under (Brisbane, Hobart, Adelaide, Sydney e Perth per l’ATP e il WTA Tour).

 

Questo significa che tutti i sopracitati dovranno volare in Australia durante le festività, probabilmente prima di Natale; questa volta, però, saranno in grado di allenarsi anche durante la quarantena, seppur in un ambiente rigidamente controllato – ricordiamo che la scorsa edizione è stata contrassegnata da una lunga serie di infortuni addominali che ha coinvolto anche Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

Il Daily Mail ha confermato tuttavia che ci sarà una differenza sostanziale in termini di libertà fra vaccinati e non; anche se non sono arrivate specificazioni, sembra che la quarantena per chi ha (o avrà) ricevuto la doppia dose sarà decisamente più morbida. Sarebbero quindi smentite le voci su un obbligo vaccinale per chi vorrà giocare il torneo.

Queste decisioni arriva mentre Melbourne batte il record di Buenos Aires per il lockdown più duraturo: oggi sono 236 giorni dalle chiusure della capitale del Victoria che teoricamente dovrebbe riaprire i battenti il 26 ottobre, quando il 70% della popolazione locale dovrebbe aver ricevuto la doppia dose del vaccino.

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Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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