Sorprese e affini: i migliori qualificati negli Slam dell'Era Open

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Sorprese e affini: i migliori qualificati negli Slam dell’Era Open

Aslan Karatsev ha raggiunto la semifinale dell’Australian Open partendo dal punto più basso, ma chi c’è riuscito prima di lui?

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Per chi fosse interessato a una lista dei migliori qualificati per ogni Slam maschile disputato dal 1968 ad oggi, la lista è accessibile a questo link

Aslan Karatsev è appena diventato il primo qualificato a raggiungere le semifinali di uno Slam maschile da oltre vent’anni a questa parte, un’impresa ritenuta pressoché impossibile in un’epoca in cui gli upset durante i tornei sono spesso ridotti al minimo. I fattori sono diversi: la compresenza dei Big Three ha prosciugato le possibilità degli altri Top 10, figuriamoci di chi sta fuori dai primi 30; la prevenzione dagli infortuni è avanzata al punto da favorire la preservazione dello lo status quo; da quasi 20 anni, i seed per gli Slam sono diventati 32, chiudendo quasi tutti gli spiragli per un giocatore senza testa di serie; infine, la nostra capacità di rimanere a bocca aperta si è indubbiamente ridimensionata, visto che se Brandon Nakashima colpisce una demi-volée pittorica a Delray Beach possiamo rivederla fino a pensare che sia una cosa normale.

Se questo processo ha chiuso la strada a giocatori vicini all’Olimpo (l’ultimo unseeded player a vincere uno Slam è Gaudio a Parigi 2004, l’ultimo a raggiungere la finale Tsonga a Melbourne 2008), lo stesso si può dire, con le dovute proporzioni, per chi sta un plateau più giù, e.g. i qualificati. Se da un lato è vero che nessun cadetto è mai arrivato in finale in uno Slam maschile (sarebbero dieci match tondi tondi), erano quasi dieci anni che un qualificato non raggiungeva i quarti di un Major, per la precisione da Wimbledon 2011 (niente spoiler sulla sua identità, si vedrà più avanti), il lasso di tempo più ampio dell’Era Open.

 

Sa allora di puro amarcord un viaggio fra coloro che prima del leone Aslan de “Le Cronache di Narnia” sono riusciti a regalarsi “One shining moment” (come si dice per le sorprese del torneo NCAA di basket), ma se non si parla del passato nel contesto sportivo, allora in quale si può fare?

GENIUS E GLI ALTRI – Ci sono quattro casi di Carneadi semifinalisti prima di Karatsev, tre disattesi e uno famigeratamente profetico. I più recenti riguardano giocatori che potrebbero essere ribattezzati “one semi wonders”, perché non hanno più confermato i rispettivi exploit, piuttosto sfruttando il vuoto di continuità di fine anni ’90/inizio 2000.

Il caso più recente è quello del bielorusso Vladimir Voltchkov, che raggiunse la semi a Wimbledon nel 2000, battendo grandi giocatori come Pioline e Ferreira prima di perdere facile con un Sampras alla settima (e ultima) sinfonia a SW19 – non male per uno che due mesi prima vinceva l’edizione inaugurale di un Challenger in Uzbekistan!

La sua corsa gli valse il nomignolo “Vladiator”, attribuitogli dalla stampa britannica (i tabloid sono storicamente ghiotti di pun pigri anziché no) dopo che il nostro ebbe dichiarato di aver tratto ispirazione da quattro visioni consecutive de “Il Gladiatore”, pluripremiato kolossal di Ridley Scott – per l’autore di questo pezzo, che lo considera il film più sopravvalutato di tutti i tempi, la vera impresa è questa.

Poche stagioni prima c’era invece riuscito il belga Filip Dewulf, che arrivò fra gli ultimi quattro al Roland Garros del 1997, forse l’edizione più sorprendente di sempre, visto che lo raggiunsero in fondo (oltre al bi-campione Sergi Bruguera) anche un incompiuto (allora) serve-and-volleyer australiano, tale Pat Rafter, che da lì in avanti qualcosina avrebbe combinato, e un 21enne brasiliano che non aveva mai giocato una finale nel tour maggiore, l’indimenticato Guga Kuerten, il quale lo avrebbe infine eliminato in quattro set per prendersi la scena sul rosso per il lustro successivo.

Filip Dewulf

Percorso notevole quello del belga, che batté tre giocatori che avrebbero fatto almeno le semi nelle quattro edizioni successive: un altro verdeoro, Fernando Meligeni (semi nel 1999), Alex Corretja (finalista nel 1998 e nel 2001), e Magnus Norman (finalista nel 2000). Dewulf avrebbe sicuramente potuto fare di più senza infortuni (raggiunse i quarti anche l’anno dopo, la sua ultima partecipazione), ma si tolse comunque la soddisfazione di diventare il primo belga in Top 50.

Da lì la portata dell’analessi si estende di un ventennio per completare la panoramica, visto che nel 1977 furono ben due i tennisti a raggiungere le semifinali in questo modo. Il secondo fu Bob Giltinan, che al secondo Australian Open di quell’anno (evento unico nella storia del tennis, l’Happy Slam era stato spostato a fine anno per non competere con la nuova collocazione del Master a gennaio) vide la propria corsa interrompersi contro il britannico John Lloyd: il suo exploit è certamente il meno impressionante (anche se batté un futuro finalista di Wimbledon come Chris Lewis), visto che il livello del torneo Down Under è stato generalmente piuttosto basso fino al 1983, quando venne introdotto un premio in denaro per chi fosse riuscito a fare il Grande Slam – basti pensare che quell’anno il quarto favorito era Ken Rosewall, potenziale GOAT ma a quel punto quarantatreenne.

Il vero qualificato d’annata è però il dionisiaco del tennis per eccellenza, John McEnroe, per il quale Gianni Clerici scrisse di aver pronunziato “il sacro mantra del Tennis” dopo averlo visto in un evento juniores qualche mese prima della semifinale raggiunta a 18 anni a Wimbledon, come detto sempre nel 1977.

Quasi tutti hanno negli occhi i suoi accessi di rabbia e le sue finali epiche con Borg, ma pochi ricordano il primo grande exploit londinese, quando il suo tennis e la sua personalità lo trasformarono quasi in un feticcio per molti tifosi, e nell’Anti-Cristo per altri, in un inconsapevole passaggio di testimone con un altro dioscuro del serve-and-volley, Rod Laver, alla sua ultimissima apparizione Slam nell’anno delle 39 primavere.

Fresco di diploma all’esclusivissima Trinity School (seppur newyorchese e punk negli atteggiamenti come i Ramones, il background di McEnroe era un filino più upper class), il tabellone di Mac fu peraltro fortunato, ponendogli di fronte una testa di serie solo ai quarti di finale, dove la spuntò 6-4 al quinto con Phil Dent, finalista all’Australian Open del 1974, battuto dal successivo avversario di Genius, un altro irlandese d’America con proclività fumantine, Jimmy Connors.

In quell’occasione, Jimbo, tds N.1, lo eliminò in quattro, prima di perdere una finale equilibratissima con Borg, ma John avrebbe avuto occasione di rifarsi in futuro, visto che si sarebbero incontrati altre 33 volte. Ricordiamo anche che McEnroe sconvolse l’establishment una volta di più dopo quel torneo, stavolta per un afflato decubertiano: accettò infatti una borsa di studio per Stanford, lasciando a bocca aperta il mondo del professionismo che già si pregustava le nuove dinamiche dello sport con l’aggiunta di cotanto shot adrenalinico. Anche in questo caso, si sarebbe rifatto.

GLI ALTRI

Di seguito, vediamo i qualificati che hanno raggiunto i quarti di un Major:
Paul Annacone, Wimbledon 1984, batte nettamente Johan Kriek (due volte campione in Australia prima che il torneo diventasse una cosa seria) prima di cedere, altresì netto, a Connors, e prima di diventare coach di tre campioni Slam (Sampras, Federer, e Stephens). Comunque best ranking di N.12 in singolo e un Australian Open in doppio nell’85 per lui;
Ricardo Acuña, Wimbledon 1985, vero e proprio Gronchi Rosa che non è stato competitivo né prima né dopo, ma che in quell’occasione eliminò Pat Cash al quinto prima di cedere a… Jimmy Connors sempre lui;
Goran Ivanisevic, Australian Open 1989, e qui di carriera ce n’è stata da vendere. Il grande mancino croato, ancora diciassettenne, si rivelò al mondo in tutti i suoi ace, eliminando un altro futuro gran giocatore quale Magnus Larsson e la testa di serie N.15, John Fitzgerald, prima di cedere netto al futuro finalista, il sibaritico Gattone Miloslav Mecir;

Goran Ivanisevic

Thierry Champion, Roland Garros 1990, non nomen omen ma fattore campo a gogo per lui, vincitore del dodicesimo favorito del torneo, Juan Aguilera, e di due futuri Top 10, Forget e Novacek, prima di arrendersi al futuro… Champion, Andrés Gomez;
Adrian Voinea, Roland Garros 1995. Anche un po’ di Italia qui, visto che il tennista rumeno fa base da noi dall’età di 15 anni, ed era ancora molto giovane (ne stava per compiere 21) quando mise in fila Kucera, un Chesnokov alla frutta, e soprattutto Boris Becker (spesso descritto come allergico al rosso ma in realtà tre volte semifinalista a Parigi), prima di finire completamente la benzina contro Chang;
Marcelo Filippini, Roland Garros 1999, con lo specialista uruguagio che non perse neanche un set sulla via dei quarti, eliminando anche Greg Rusedski, per poi racimolare quattro game con un Agassi in procinto di completare il Grande Slam e di giocare il miglior tennis della sua vita per i successivi otto mesi;
Nicolas Escudé, US Open 1999, altro giro, altro qualificato eliminato da Agassi sulla strada della vittoria. Il francese, che ha avuto una carriera per certi versi al di sotto delle aspettative, si era fatto un nome raggiungendo la semi a Melbourne l’anno precedente, ma era finito fuori dalla Top 100 per problemi fisici. Flushing Meadows segnò l’inizio della risalita, con vittorie notevoli su Moyà (per ritiro) e Rios (che forse due cose su Agassi le ha dette in tempi recenti);
Gilles Müller, US Open 2008, un altro che per sua stessa ammissione avrebbe potuto fare di più. Numero 130 al tempo, il mancino lussemburghese negli anni precedenti si era preso scalpi importanti negli Slam, in particolare quello di Nadal (poi bissato a Wimbledon nel suo anno migliore, il 2017) e di Roddick (quest’ultimo proprio a Flushing Meadows), ma gli infortuni e un commitment non sempre inappuntabile l’avevano frenato. In quelle due settimane, però, i colpi girarono, perché arrivarono successi su Tommy Haas, Nicolas Almagro, e soprattutto su un Nikolay Davydenko all’apice, prima di venire eliminato da Federer, in procinto di vincere il quinto titolo di fila, tuttora l’ultimo a New York;
Bernard Tomic, Wimbledon 2011, e si finisce con una delle fidanzate peggiori per un tifoso. Ancora lontano dalle punte di spocchiosità raggiunte negli anni più maturi (…), questo teenager che non sembrava spingere mai i colpi, salvo poi tirare scaldabagni memorabili, fece fuori a sua volta Davydenko, per poi rimontare due set ad Andreev e dare tre a zero a Robin Söderling, all’ultimo gettone Slam (la sua sparizione post-mononucleosi rimane peraltro uno dei fatti più inspiegabili del tennis recente). Lottato fu anche il quarto perso in quattro set con Djokovic, che si sarebbe poi portato a casa il primo titolo a Londra e l’esordio in vetta al ranking. Tomic invece?

I BIG – Concludiamo elencando i campioni Slam (oltre a quelli già citati) che a loro tempo sono stati i migliori qualificati in una prova singola, magari lanciando qualche signale di cosa avrebbero combinato in futuro:
Mats Wilander raggiunse il terzo turno a Wimbledon (ironicamente di gran lunga il suo peggior Major) nel 1981;
Pat Rafter ottenne lo stesso risultato nel 1993;
Marat Safin fece gli ottavi a Parigi nel 1998 (battendo peraltro il campione in carica Kuerten);
Stan Wawrinka raggiunse il terzo turno a Parigi nel 2005;
– poche settimane dopo fu imitato da Novak Djokovic a Wimbledon.

Come si può notare, i nomi eccellenti non mancano, e quindi non dovrebbe mancare la speranza che una performance apparentemente minore, ottenuta ad inizio carriera, possa gettare le basi per un’ascesa futura. Al Roland Garros dello scorso settembre i migliori qualificati sono stati i quartoturnisti Daniel Altmaier e Sebastian Korda, entrambi giovani ed entrambi dotati, soprattutto il secondo, che ha dalla sua diversi quarti di nobiltà tennistica, mentre ora abbiamo Karatsev, un po’ meno giovane ma sicuramente con anni di carriera davanti – che sia solo l’inizio?

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ATP Washington, il tabellone: torna in campo Nadal, presenti anche Sinner e Seppi

Dopo quasi due mesi di stop e l’assenza a Wimbledon e Tokyo, Rafael Nadal torna in campo a Washington. C’è anche Jannik Sinner, che cerca di riscattarsi

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Rafa Nadal - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Appena dopo il termine del Roland Garros, che per lui si è concluso in semifinale al cospetto di un sontuoso Novak Djokovic, Rafael Nadal ha annunciato che non avrebbe partecipato a Wimbledon e alle Olimpiadi di Tokyo 2020 per la necessità di recuperare le energie in vista della parte conclusiva di stagione.

Lo spagnolo, che vanta già due ori olimpici (in singolare a Pechino 2008 e in doppio a Rio 2016), ha compiuto una scelta tutto sommato comprensibile. Con l’approssimarsi del trittico Toronto-Cincinnati-US Open e il dichiarato obiettivo di rimettere tennis nelle gambe, dopo quasi due mesi di stop, Nadal sarà a Washington, dove parteciperà per la prima volta in carriera al torneo di categoria ATP 500. Per Nadal sarà anche la prima volta che gioca un torneo sul duro tra la stagione sull’erba e i due Masters 1000 estivi nordamericani.

Lo spagnolo avrà ovviamente la prima testa di serie sulle spalle e dopo un bye al primo turno affronterà il vincitore della sfida tra Sock e Nishioka. L’eventuale ottavo di finale, secondo proiezione del seeding, sarebbe contro Lloyd Harris che però non sta attraversando un periodo di forma eccellente (una vittoria negli ultimi tre tornei disputati). Ai quarti Nadal incrocerebbe probabilmente uno tra Bublik e Norrie, che stanno disputando la miglior stagione della carriera e non sono avversari da sottovalutare – anche se con Norrie, Rafa, avrebbe il vantaggio di giocare ‘allo specchio’ contro un mancino.

 

Di seguito la parte alta del tabellone dell’ATP 500 di Washingon, che vede Dimitrov come seconda testa di serie più alta e ipotetico avversari di Nadal in semifinale. Il bulgaro però non si esprime ai suoi livelli da diversi mesi, e la sensazione è che Evans e Fritz, in un periodo di forma decisamente migliore (Fritz sembra aver recuperato rapidamente dall’operazione al menisco), abbiamo più chance di spingersi avanti. Occhio anche a Nick Kyrgios, sconfitto nettamente da Norrie ad Atlanta e opposto al primo turno a McDonald; l’eventuale sfida contro Paire al secondo turno accenderebbe facilmente gli entusiasmi del pubblico di Washington.

(clicca per ingrandire)

Un italiano, il deluso Jannik Sinner reduce dalla brutta sconfitta di Atlanta contro O’Connell, si trova invece in cima alla parte bassa del tabellone. La strada che potrebbe portare Sinner, quinta testa di serie, ad affrontare il secondo favorito Auger-Aliassime in semifinale è però lastricata di difficoltà e lo scarso periodo di forma del tennista italiano (forse anche influenzato dalle critiche per la scelta di non andare a Tokyo) non contribuisce ad aumentare la fiducia. L’esordio di Sinner avverrà contro un qualificato o più probabilmente contro Emil Ruusuvuori; una sfida già non semplice, ma il livello di difficoltà si alzerebbe ulteriormente agli ottavi contro – probabilmente – Sebastian Korda. Ai quarti ci sarebbe poi de Minaur; insomma, non certo un sorteggio ideale per chi ha bisogno di ritrovare la vittoria, e magari anche più di una.

ll secondo italiano presente in tabellone, Andreas Seppi, potrebbe invece essere il primo avversario di Auger-Aliassime ma prima dovrà superare il primo turno contro un qualificato. In questa zona di tabellone è da tenere d’occhio anche a Opelka – reduce dai quarti di Atlanta.

(clicca per ingrandire)

A.S.

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ATP

Kyrgios perde ad Atlanta e bisticcia con Ruud su Twitter

L’australiano cede a Norrie con un netto 6-1 6-4 e poi polemizza con il norvegese sui social. “Stai rubando punti nei tornei minori”

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Nick Kyrgios ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Altro giorno, altra polemica che coinvolge Nick Kyrgios. Ad Atlanta l’australiano è stato eliminato da Cameron Norrie con un netto 6-1 6-4, senza di fatto mai entrare in partita, e si è poi reso protagonista dell’ennesima scaramuccia social. Da quando le sue apparizioni sul Tour si sono fatte più rare, si sono invece moltiplicate le discussioni sui social o le dichiarazioni controverse, anche se forse è solo il fatto che certi sassi siano lanciati da lontano che amplifica poi l’effetto. Il teatro della nuova diatriba è stato Twitter, coprotagonista del dramma Casper Ruud. Tra i due non corre buon sangue dal (tristemente) noto episodio della squalifica di Kyrgios a Roma 2019: l’australiano fu punito e multato per aver lanciato una sedia in campo (tra le altre cose), mentre il norvegese accolse la sanzione esultando platealmente per il passaggio del turno, ricevendo poi gli sberleffi di Nick per tale gesto.

Stavolta il norvegese, che attende di giocare a Kitzbuhel la sua terza semifinale consecutiva dopo aver vinto i tornei di Bastad e Gstaad, ha risposto ironicamente a un Tweet del profilo ufficiale dell’ATP nel quale si chiedeva di formulare qualche domanda per Kyrgios. “Qual è il suo torneo su terra preferito?” ha scritto Ruud con intenti evidentemente ironici (se non apertamente polemici).

La risposta, anzi, le risposte dell’australiano non hanno tardato ad arrivare. Ufficialmente infatti la replica di Nick è un commento sferzante, ma pacato: “Questo è un classico. Casper Ruud sei un buon giocatore, ma sappiamo tutti che stai rubando punti grazie a quei tornei“. Il riferimento è ovviamente alla finora trionfale campagna del norvegese nei tornei minori su terra post-Wimbledon, storicamente più poveri di concorrenza e frequentati per lo più da amanti del rosso in cerca di punti. In precedenza Kyrgios aveva anche commentato con un “facepalm” (la faccina che si batte la fronte con la mano in segno di disappunto) l’elenco dei quattro semifinalisti del torneo di Kitzbuhel.

 

C’è però il sospetto che questa sia soltanto la seconda risposta di Kyrgios, perché su Twitter è stato diffuso uno screen che riporta una frase molto meno elegante, un laconico “tua mamma“. Il commento non è più reperibile o perché cancellato rapidamente o perché mai esistito. Non sarebbe impensabile infatti che lo screen possa essere stato allestito ad arte e non ci sono conferme attendibili della veracità del commento. Tuttavia per dovere di cronaca vale la pena menzionare la cosa.

Qui il tabellone aggiornato di Atlanta e degli altri tornei di questa settimana

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Flash

Si può giocare a tennis in Moncler? Courmayeur ospiterà un torneo WTA

La Val d’Aosta aprirà una mini-stagione indoor italiana che includerà Next Gen Finals, ATP Finals e Coppa Davis. La WTA annuncia anche altri tre tornei: Chicago, Portoroz e Tenerife

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Courmayeur, dove si svolgerà un torneo WTA 250 in ottobre (Photo Courtesy of Courmayeur Mont Blanc)

Grandi novità per il tennis italiano: Courmayeur, nota meta sciistica ai piedi del Monte Bianco, organizzerà un WTA 250 sul cemento indoor fra il 23 ed il 31 ottobre. Il torneo al Courmayeur Sport Center e avrà un montepremi di 235.238 dollari, e sarà il primo evento femminile indoor a disputarsi in Italia dai tempi del sintetico di Cesena 1992 (l’anno prima si era invece giocata l’unica edizione WTA del torneo di Milano).

Non è da escludere che diversi nomi di spicco possano decidere di partecipare, visto che sarà l’ultima occasione di andare a punti in ottica WTA Finals; qualora le ultime posizioni fossero ancora in bilico, quindi, è presumibile che le contendenti possano decidere di darsi al tennis alpino come tappa finale per volare a Shenzhen. Ricordiamo che quest’ultime (e l’Elite Trophy di Zhuhai) sono gli unici eventi dello swing asiatico a non essere stati cancellati, motivo per cui si è resa necessaria la creazione di nuovi tornei autunnali.

Il torneo sarà operato da Makers, gruppo che si occupa dell’organizzazione di eventi (fra cui il Challenger di Milano), ma stando al comunicato ufficiale è stato fondamentale anche l’apporto dell’amministrazione comunale, in un luogo digiuno di tennis dal 2011, quando si svolse l’unica edizione del Challenger maschile vinta da Nicolas Mahut.

 

“Il ritorno del grande tennis a Courmayeur Mont Blanc è una conferma per la nostra località”, ha detto il sindaco Roberto Rota. “Ci candidiamo a ospitare eventi che possano attrarre non solo pubblico in presenza, ma anche accendere i riflettori del grande sport sulle nostre strutture e sulla località in generale. Siamo felici e orgogliosi che Courmayeur e i suoi campi da tennis indoor siano stati scelti dalla WTA per una competizione del circuito in un mese come ottobre, fondamentale per il nostro turismo e per la nostra idea di destagionalizzazione e promozione di stagioni come l’autunno, meravigliose per le attività sportive e outdoor. Courmayeur Mont Blanc è per tradizione e natura la culla dell’alpinismo e degli sport di montagna, ma è anche dotata di infrastrutture all’altezza, come il Courmayeur Sport Center che ospiterà l’evento, e di una sensibilità particolare nei confronti delle altre discipline sportive, questo evento ne è la prova”.

IL TRIANGOLO DEL TENNIS

Si prospetta dunque un autunno italocentrico dal punto di vista tennistico, visto che il torneo di Courmayeur farà da apripista alle Next Gen Finals di Milano (non svoltesi lo scorso anno) e soprattutto alla prima edizione torinese delle ATP Finals; successivamente il capoluogo piemontese ospiterà anche due gironi delle finali di Coppa Davis. A questo encore si aggiungono i tornei sul rosso già giocatisi a Cagliari (maschile), Parma (femminile e maschile in settimane consecutive), Roma (combined) e Palermo (femminile); nonostante alcuni di questi tornei siano probabilmente destinati ad essere dei monouso, è innegabile l’attestato di fiducia della comunità del tennis internazionale nei confronti del tennis italiano.

NUOVI TORNEI WTA

Oltre a Courmayeur, tre nuovi tornei rimpolperanno la programmazione femminile, come detto orfana di quasi tutti i tornei orientali. Questo il calendario post-US Open (i nuovi tornei sono evidenziati in rosso):

  • La settimana del 13 Settembre si giocherà in Lussemburgo e a Portoroz in Slovenia (entrambi WTA 250)
  • La settimana del 20 settembre si giocheranno il 500 di Ostrava e il 250 di Seoul
  • La settimana del 27 settembre si disputerà il nuovo 500 di Chicago
  • Nelle due settimane che vanno dal 4 al 17 ottobre si giocherà Indian Wells
  • Nella settimana del 18 ottobre si disputeranno il 500 di Mosca e il 250 di Tenerife
  • Dal 25 ottobre (le qualificazioni iniziano il 23) avrà luogo per l’appunto Courmayeur.

Nelle due settimane successive si dovrebbero giocare prima Zhuhai (dal primo novembre) e poi Wuhan (dall’8); in questo momento però non sono confermati sul sito della WTA. Steve Simon, il chairman del circuito, ha rilasciato una breve dichiarazione in merito, inclusa nel comunicato ufficiale: “Quest’ultima fase del calendario del WTA Tour porterà il numero dei tornei sopra i 50, continuando ad offrire una piattaforma globale per promuovere il tennis femminile […]. Siamo felici del novero di tornei che abbiamo organizzato per la fine della stagione e non vediamo l’ora di poter dare maggiori informazioni riguardanti le WTA Finals”.

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