Sorprese e affini: i migliori qualificati negli Slam dell'Era Open

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Sorprese e affini: i migliori qualificati negli Slam dell’Era Open

Aslan Karatsev ha raggiunto la semifinale dell’Australian Open partendo dal punto più basso, ma chi c’è riuscito prima di lui?

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Per chi fosse interessato a una lista dei migliori qualificati per ogni Slam maschile disputato dal 1968 ad oggi, la lista è accessibile a questo link

Aslan Karatsev è appena diventato il primo qualificato a raggiungere le semifinali di uno Slam maschile da oltre vent’anni a questa parte, un’impresa ritenuta pressoché impossibile in un’epoca in cui gli upset durante i tornei sono spesso ridotti al minimo. I fattori sono diversi: la compresenza dei Big Three ha prosciugato le possibilità degli altri Top 10, figuriamoci di chi sta fuori dai primi 30; la prevenzione dagli infortuni è avanzata al punto da favorire la preservazione dello lo status quo; da quasi 20 anni, i seed per gli Slam sono diventati 32, chiudendo quasi tutti gli spiragli per un giocatore senza testa di serie; infine, la nostra capacità di rimanere a bocca aperta si è indubbiamente ridimensionata, visto che se Brandon Nakashima colpisce una demi-volée pittorica a Delray Beach possiamo rivederla fino a pensare che sia una cosa normale.

Se questo processo ha chiuso la strada a giocatori vicini all’Olimpo (l’ultimo unseeded player a vincere uno Slam è Gaudio a Parigi 2004, l’ultimo a raggiungere la finale Tsonga a Melbourne 2008), lo stesso si può dire, con le dovute proporzioni, per chi sta un plateau più giù, e.g. i qualificati. Se da un lato è vero che nessun cadetto è mai arrivato in finale in uno Slam maschile (sarebbero dieci match tondi tondi), erano quasi dieci anni che un qualificato non raggiungeva i quarti di un Major, per la precisione da Wimbledon 2011 (niente spoiler sulla sua identità, si vedrà più avanti), il lasso di tempo più ampio dell’Era Open.

 

Sa allora di puro amarcord un viaggio fra coloro che prima del leone Aslan de “Le Cronache di Narnia” sono riusciti a regalarsi “One shining moment” (come si dice per le sorprese del torneo NCAA di basket), ma se non si parla del passato nel contesto sportivo, allora in quale si può fare?

GENIUS E GLI ALTRI – Ci sono quattro casi di Carneadi semifinalisti prima di Karatsev, tre disattesi e uno famigeratamente profetico. I più recenti riguardano giocatori che potrebbero essere ribattezzati “one semi wonders”, perché non hanno più confermato i rispettivi exploit, piuttosto sfruttando il vuoto di continuità di fine anni ’90/inizio 2000.

Il caso più recente è quello del bielorusso Vladimir Voltchkov, che raggiunse la semi a Wimbledon nel 2000, battendo grandi giocatori come Pioline e Ferreira prima di perdere facile con un Sampras alla settima (e ultima) sinfonia a SW19 – non male per uno che due mesi prima vinceva l’edizione inaugurale di un Challenger in Uzbekistan!

La sua corsa gli valse il nomignolo “Vladiator”, attribuitogli dalla stampa britannica (i tabloid sono storicamente ghiotti di pun pigri anziché no) dopo che il nostro ebbe dichiarato di aver tratto ispirazione da quattro visioni consecutive de “Il Gladiatore”, pluripremiato kolossal di Ridley Scott – per l’autore di questo pezzo, che lo considera il film più sopravvalutato di tutti i tempi, la vera impresa è questa.

Poche stagioni prima c’era invece riuscito il belga Filip Dewulf, che arrivò fra gli ultimi quattro al Roland Garros del 1997, forse l’edizione più sorprendente di sempre, visto che lo raggiunsero in fondo (oltre al bi-campione Sergi Bruguera) anche un incompiuto (allora) serve-and-volleyer australiano, tale Pat Rafter, che da lì in avanti qualcosina avrebbe combinato, e un 21enne brasiliano che non aveva mai giocato una finale nel tour maggiore, l’indimenticato Guga Kuerten, il quale lo avrebbe infine eliminato in quattro set per prendersi la scena sul rosso per il lustro successivo.

Filip Dewulf

Percorso notevole quello del belga, che batté tre giocatori che avrebbero fatto almeno le semi nelle quattro edizioni successive: un altro verdeoro, Fernando Meligeni (semi nel 1999), Alex Corretja (finalista nel 1998 e nel 2001), e Magnus Norman (finalista nel 2000). Dewulf avrebbe sicuramente potuto fare di più senza infortuni (raggiunse i quarti anche l’anno dopo, la sua ultima partecipazione), ma si tolse comunque la soddisfazione di diventare il primo belga in Top 50.

Da lì la portata dell’analessi si estende di un ventennio per completare la panoramica, visto che nel 1977 furono ben due i tennisti a raggiungere le semifinali in questo modo. Il secondo fu Bob Giltinan, che al secondo Australian Open di quell’anno (evento unico nella storia del tennis, l’Happy Slam era stato spostato a fine anno per non competere con la nuova collocazione del Master a gennaio) vide la propria corsa interrompersi contro il britannico John Lloyd: il suo exploit è certamente il meno impressionante (anche se batté un futuro finalista di Wimbledon come Chris Lewis), visto che il livello del torneo Down Under è stato generalmente piuttosto basso fino al 1983, quando venne introdotto un premio in denaro per chi fosse riuscito a fare il Grande Slam – basti pensare che quell’anno il quarto favorito era Ken Rosewall, potenziale GOAT ma a quel punto quarantatreenne.

Il vero qualificato d’annata è però il dionisiaco del tennis per eccellenza, John McEnroe, per il quale Gianni Clerici scrisse di aver pronunziato “il sacro mantra del Tennis” dopo averlo visto in un evento juniores qualche mese prima della semifinale raggiunta a 18 anni a Wimbledon, come detto sempre nel 1977.

Quasi tutti hanno negli occhi i suoi accessi di rabbia e le sue finali epiche con Borg, ma pochi ricordano il primo grande exploit londinese, quando il suo tennis e la sua personalità lo trasformarono quasi in un feticcio per molti tifosi, e nell’Anti-Cristo per altri, in un inconsapevole passaggio di testimone con un altro dioscuro del serve-and-volley, Rod Laver, alla sua ultimissima apparizione Slam nell’anno delle 39 primavere.

Fresco di diploma all’esclusivissima Trinity School (seppur newyorchese e punk negli atteggiamenti come i Ramones, il background di McEnroe era un filino più upper class), il tabellone di Mac fu peraltro fortunato, ponendogli di fronte una testa di serie solo ai quarti di finale, dove la spuntò 6-4 al quinto con Phil Dent, finalista all’Australian Open del 1974, battuto dal successivo avversario di Genius, un altro irlandese d’America con proclività fumantine, Jimmy Connors.

In quell’occasione, Jimbo, tds N.1, lo eliminò in quattro, prima di perdere una finale equilibratissima con Borg, ma John avrebbe avuto occasione di rifarsi in futuro, visto che si sarebbero incontrati altre 33 volte. Ricordiamo anche che McEnroe sconvolse l’establishment una volta di più dopo quel torneo, stavolta per un afflato decubertiano: accettò infatti una borsa di studio per Stanford, lasciando a bocca aperta il mondo del professionismo che già si pregustava le nuove dinamiche dello sport con l’aggiunta di cotanto shot adrenalinico. Anche in questo caso, si sarebbe rifatto.

GLI ALTRI

Di seguito, vediamo i qualificati che hanno raggiunto i quarti di un Major:
Paul Annacone, Wimbledon 1984, batte nettamente Johan Kriek (due volte campione in Australia prima che il torneo diventasse una cosa seria) prima di cedere, altresì netto, a Connors, e prima di diventare coach di tre campioni Slam (Sampras, Federer, e Stephens). Comunque best ranking di N.12 in singolo e un Australian Open in doppio nell’85 per lui;
Ricardo Acuña, Wimbledon 1985, vero e proprio Gronchi Rosa che non è stato competitivo né prima né dopo, ma che in quell’occasione eliminò Pat Cash al quinto prima di cedere a… Jimmy Connors sempre lui;
Goran Ivanisevic, Australian Open 1989, e qui di carriera ce n’è stata da vendere. Il grande mancino croato, ancora diciassettenne, si rivelò al mondo in tutti i suoi ace, eliminando un altro futuro gran giocatore quale Magnus Larsson e la testa di serie N.15, John Fitzgerald, prima di cedere netto al futuro finalista, il sibaritico Gattone Miloslav Mecir;

Goran Ivanisevic

Thierry Champion, Roland Garros 1990, non nomen omen ma fattore campo a gogo per lui, vincitore del dodicesimo favorito del torneo, Juan Aguilera, e di due futuri Top 10, Forget e Novacek, prima di arrendersi al futuro… Champion, Andrés Gomez;
Adrian Voinea, Roland Garros 1995. Anche un po’ di Italia qui, visto che il tennista rumeno fa base da noi dall’età di 15 anni, ed era ancora molto giovane (ne stava per compiere 21) quando mise in fila Kucera, un Chesnokov alla frutta, e soprattutto Boris Becker (spesso descritto come allergico al rosso ma in realtà tre volte semifinalista a Parigi), prima di finire completamente la benzina contro Chang;
Marcelo Filippini, Roland Garros 1999, con lo specialista uruguagio che non perse neanche un set sulla via dei quarti, eliminando anche Greg Rusedski, per poi racimolare quattro game con un Agassi in procinto di completare il Grande Slam e di giocare il miglior tennis della sua vita per i successivi otto mesi;
Nicolas Escudé, US Open 1999, altro giro, altro qualificato eliminato da Agassi sulla strada della vittoria. Il francese, che ha avuto una carriera per certi versi al di sotto delle aspettative, si era fatto un nome raggiungendo la semi a Melbourne l’anno precedente, ma era finito fuori dalla Top 100 per problemi fisici. Flushing Meadows segnò l’inizio della risalita, con vittorie notevoli su Moyà (per ritiro) e Rios (che forse due cose su Agassi le ha dette in tempi recenti);
Gilles Müller, US Open 2008, un altro che per sua stessa ammissione avrebbe potuto fare di più. Numero 130 al tempo, il mancino lussemburghese negli anni precedenti si era preso scalpi importanti negli Slam, in particolare quello di Nadal (poi bissato a Wimbledon nel suo anno migliore, il 2017) e di Roddick (quest’ultimo proprio a Flushing Meadows), ma gli infortuni e un commitment non sempre inappuntabile l’avevano frenato. In quelle due settimane, però, i colpi girarono, perché arrivarono successi su Tommy Haas, Nicolas Almagro, e soprattutto su un Nikolay Davydenko all’apice, prima di venire eliminato da Federer, in procinto di vincere il quinto titolo di fila, tuttora l’ultimo a New York;
Bernard Tomic, Wimbledon 2011, e si finisce con una delle fidanzate peggiori per un tifoso. Ancora lontano dalle punte di spocchiosità raggiunte negli anni più maturi (…), questo teenager che non sembrava spingere mai i colpi, salvo poi tirare scaldabagni memorabili, fece fuori a sua volta Davydenko, per poi rimontare due set ad Andreev e dare tre a zero a Robin Söderling, all’ultimo gettone Slam (la sua sparizione post-mononucleosi rimane peraltro uno dei fatti più inspiegabili del tennis recente). Lottato fu anche il quarto perso in quattro set con Djokovic, che si sarebbe poi portato a casa il primo titolo a Londra e l’esordio in vetta al ranking. Tomic invece?

I BIG – Concludiamo elencando i campioni Slam (oltre a quelli già citati) che a loro tempo sono stati i migliori qualificati in una prova singola, magari lanciando qualche signale di cosa avrebbero combinato in futuro:
Mats Wilander raggiunse il terzo turno a Wimbledon (ironicamente di gran lunga il suo peggior Major) nel 1981;
Pat Rafter ottenne lo stesso risultato nel 1993;
Marat Safin fece gli ottavi a Parigi nel 1998 (battendo peraltro il campione in carica Kuerten);
Stan Wawrinka raggiunse il terzo turno a Parigi nel 2005;
– poche settimane dopo fu imitato da Novak Djokovic a Wimbledon.

Come si può notare, i nomi eccellenti non mancano, e quindi non dovrebbe mancare la speranza che una performance apparentemente minore, ottenuta ad inizio carriera, possa gettare le basi per un’ascesa futura. Al Roland Garros dello scorso settembre i migliori qualificati sono stati i quartoturnisti Daniel Altmaier e Sebastian Korda, entrambi giovani ed entrambi dotati, soprattutto il secondo, che ha dalla sua diversi quarti di nobiltà tennistica, mentre ora abbiamo Karatsev, un po’ meno giovane ma sicuramente con anni di carriera davanti – che sia solo l’inizio?

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WTA Lione: avanzano le prime due teste di serie Garcia e Zhang

Approdano al secondo turno anche Kovinic, Parks, Bondar. Fuori la testa di serie numero 8 Blinkova

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Caroline Garcia - Australian Open 2023 (Twitter @RolandGarros)
Caroline Garcia - Australian Open 2023 (Twitter @RolandGarros)

Seconda giornata di gioco per il primo torneo europeo della stagione. Sui campi in duro indoor del Palais des Sports de Gerland si sono disputati sette match di primo turno dell’Open 6e sens Métropole de Lyon, torneo WTA 250 in corso di svolgimento in quel di Lione.

Avanza come da programma la più attesa in quel di Lione. La “maestra” Caroline Garcia, testa di serie numero 1 del torneo francese, supera in due set la ceca Martincova. Vittoria arrivata nonostante qualche momento della difficoltà della francese. Primo set che vede Garcia in controllo che scappa sino al 4-1. Sul 5-2 la francese si trova sotto 15-40 ma è brava ad annullare le due occasioni per l’avversaria. Il passaggio a vuoto arriva poco dopo. Chiamata a servire per il set la francese perde il game a causa di numerosi gratuiti. Garcia dimentica subito l’accaduto e chiude il primo set per 6-4. Secondo set molto equilibrato con break e controbreak immediato nel terzo e quarto break. La francese non è continua al servizio, ma è aggressiva in risposta. Arrivano anche due match point che la ceca annulla con un ace e un servizio vincente. Si arriva al tie-break con Martincova arrembante e Garcia molto nervosa. La numero 5 al mondo alterna colpi che strappano applausi a errori dettati dalla tensione. Alla fine pesano i negativi gli errori di Martincova che con un doppio fallo concede il match alla francese.

Sigilla con un ace il suo match dopo sessantadue minuti di gioco la campionessa in carica Shuai Zhang. La tennista cinese ha sconfitta 6-3 6-2 la statunitense Madison Brengle. Primo set deciso dal break conquistato dalla testa di serie numero 2 nel corso del sesto game. Nel secondo parziale inizio rocambolesco con tre break nei primi tre game, poi la cinese prende il largo e chiude per 6-2. Zhang affronterà al secondo turno la belga Zanevska.

 

Avanza anche la testa di serie numero 7 Danka Kovinic. La ventottenne montenegrina ha impiegato un’ora e venticinque minuti per avere la meglio della svizzera Viktorija Golubic, alla quarta sconfitta consecutiva al primo turno in questa stagione. 6-1 6-4 il punteggio finale, con Kovinic che ha tremato solo nel corso dell’ottavo game del secondo set quando ha sciupato quattro match point perdendo poi il servizio. Solida prestazione con la prima con l’80% di punti vinti per Kovinic. Deficitaria la prova con la seconda per entrambe, sopratutto Golubic che ha chiuso con il 25%.

Al secondo turno Kovinic affronterà Anna Bondar.  La tennista ungherese ha conquistato il pass per il turno successivo grazie al successo sulla spagnola Parrizas Diaz con un doppio 6-4. Solida prova di Bondar che ha messo a segno 5 ace, conquistando l’80% di punti con la prima, L’ungherese inoltre ha annullato tutte e sette le palle break concesse alla spagnola. A decidere il match sono stati due break arrivati entrambi nel decimo gioco, con la spagnola chiamata al servizio per mantenere in bilico la sfida.

Abbandona la Francia la testa di serie numero 8 Anna Blinkova. La numero 64 del ranking si ritira sotto 4-0 nel terzo per un problema al polso destro, visibilmente fasciato nel corso del match. Ad accedere al secondo turno è quindi la connazionale Erika Andreeva. La diciottenne, proveniente dalle qualificazioni, vince il terzo incontro su tre disputati contro Blinkova e attende al turno successivo la vincente della sfida tra Paolini e Masarova.

Continua la storia d’amore tra la statunitense Alicia Parks e la Francia. In chiusura di stagione Parks conquistò ad Angers il suo secondo titolo WTA125 consecutivo dopo quello conquistato ad Andorra. Successi che le garantirono l’ingresso in top 100. Il ritorno in territorio transalpino viene festeggiato col successo in tre set sull’austriaca Grabher. 6-3 5-7 6-4 il punteggio finale di un match durato ben oltre le due ore. Per Parks adesso l’asticella si alza, dato che al secondo turno ci sarà la sfida con la testa di serie numero 4 Petra Martic.

Per i colori italiani farà il suo esordio nella giornata di mercoledì’ Jasmine Paolini che affronterà la spagnola Masarova, proveniente dalle qualificazioni.

IL TABELLONE COMPLETO DEL WTA 250 DI LIONE

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WTA Hua Hin: Andreescu e Fruhvirtova avanti. Fuori Putintseva

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Bianca Andreescu - WTA Hua Hin 2023 Image Credit: 2023 Thailand Open presented by E@

Seconda giornata di gara in Thailandia nel WTA 250 di Hua Hin che conclude i match di primo turno. Le giocatrici più attese in campo oggi erano sicuramente la testa di serie n. 1 Bianca Andreescu, in tabellone grazie a una wild-card, e la stellina del tennis ceco Linda Fruhvirtova, reduce dagli ottavi dell’Australian Open.

Scontro generazionale tra Linda Fruhvirtova e Bethanie Mattek-Sands: la prima, classe 2005 di Praga ha appena iniziato la sua carriera da professionista e ha iniziato la stagione 2023 ben figurando nella terra dei canguri; la seconda, classe 1985, sempre estrosa nei look che porta sul rettangolo da gioco, nella scorsa stagione ha disputato solo 3 incontri in singolare (una sola vittoria), ha fatto il suo debutto nel circuito nel lontano 1999. La partita, a senso unico, è stata dominata dalla giovane ceca (6-3 6-1), che nonostante qualche errore di troppo nei suoi turni di servizio, raggiunge Tamara Zidanšek al secondo turno.

La ex campionessa Slam, Bianca Andreescu fatica ma non troppo contro Harriet Dart. A tratti un po’ imprecisa, la canadese mette la testa avanti in avvio di match portandosi 2-0, salvo poi farsi riprendere nel sesto gioco. Sul 3-3, è la ex numero 4 del mondo a imporsi con le sue accelerazioni e mette a segno il break decisivo per chiudere il parziale 6-3. Parte forte Andreescu anche nel secondo set e si rivede quel gioco potente ed efficace che abbiamo apprezzato nel 2019; al momento di chiudere, avanti 5-1 la canadese trema e perde malamente il servizio. Per i successivi 20 minuti, Bianca subisce il contraccolpo per la mancata chiusura del match e subisce una pericolosa rimonta fino al 5-4; per sua fortuna, stavolta è Dart a tremare e le regala il secondo turno, perdendo il servizio a zero. Manca in questa versione di Andreescu l’abitudine alla partita e la freddezza necessaria per ritornare ai fasti di un tempo.

 

IL TABELLONE COMPLETO DEL WTA 250 DI HUA HIN

Negli altri incontri di giornata, Marta Kostyuk è costretta alla rimonta per avere la meglio su Liang En-shuo che ha conquistato il primo set al tie-break per 9 punti a 7; nessun problema comunque per l’ucraina, nettamente superiore all’avversaria, e trovato il ritmo giusto regola la tennista di Taiwan 6-3 6-0. Vittoria agevole nel derby russo di Anna Kalinskaya su Ekaterina Makarova con un doppio 6-1; la maggior esperienza della testa di serie n. 6 Tatjiana Maria si impone con un doppio 6-2 sulla 17enne filippina Alex Eala. Brutta sconfitta per la numero 2 del seeding, Yulia Putintseva che, dopo aver vinto il primo set, si fa rimontare da Heather Watson e saluta il torneo thailandese con il punteggio 5-7 6-4 7-6(5) in una partita lottata e decisa da pochissimi punti decisivi. Fatica Dayana Yastremska a conquistare la prima vittoria in stagione. In vantaggio 6-3 6-5 e servizio, l’ucraina cede malamente il servizio e, costretta al tie-break, commette una serie di errori che regalano il parziale alla giapponese Moyuka Uchijima. Nel set decisivo, i primi cinque game corrispondono ad altrettanti break tra le due; allunga e chiude 6-2 la tennista di Odessa che al prossimo turno troverà Tatjana Maria.

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Boris Becker: “Djokovic vuole diventare il giocatore di maggior successo della storia”

Il campione tedesco, ora parte della famiglia Eurosport, mette in dubbio il futuro di Nadal: “Giocherà a Parigi, dopodiché vedo un punto interrogativo.” Su Federer: “Lo si può considerare come l’ambasciatore dello sport in generale”

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Boris Becker - US Open 2017 (foto Art Seitz)

L’Australian Open 2023 ha visto il ritorno di Boris Becker come esperto per Eurosport. Dagli studi di Monaco di Baviera il campione tedesco ha commentato, per Eurosport Germania, il primo slam stagionale dopo le vicissitudini giudiziarie che lo hanno visto finire in carcere nel Regno Unito.

La forma espressa da Djokovic in Australia ha lasciato sbalorditi in molti, visto il solo set perso nella corsa verso il decimo trionfo a Melbourne Park. Della campagna down under di Djokovic e di molto altro ha parlato il campione tedesco nel podcast di Eurosport Germania “Das Gelbe vom Ball”.

Becker conosce bene Novak Djokovic essendo stato il suo allenatore in passato per tre anni e sa meglio di chiunque altro quali sono gli obiettivi nella mente del tennista serbo. “Novak ha 35 anni e sa che a 40 anni non riuscirà a gestire prestazioni di questo livello”, ha dichiarato Becker. “Penso che dopo questo Australian Open comincerà un viaggio infernale per lui. Sarà tutto completamente diverso e si presenterà con un ben altro fardello sulle spalle a Parigi e Wimbledon.

 

Una viaggio che ha una metà chiara: “Il successo è il sogno della sua vita, vuole diventare il giocatore di maggior successo della storia. Anche da bambino diceva: sarò il migliore. Aveva ragione e ora veramente al limite

Se Djokovic si contende con Nadal la supremazia per il maggior numero di Slam vinti, Becker non dimentica l’altro componente dei Big3. Federer ha chiuso la sua carriera da sogno lo scorso anno in Laver Cup con venti titoli nei tornei del Grande Slam in bacheca. Becker sottolinea come nonostante non sarà il giocatore con più slam vinti carriera, l’eredità lasciata da Federer rimarrà comunque inalterata e supera i confini del mondo del tennis.

Forse lo si può considerare come l’ambasciatore dello sport in generale, non solo quello del tennis. Il mondo non ha ancora visto niente del genere. Puoi prendere in considerazione calciatori, giocatori di basket e campioni di atletica leggera. Roger Federer è un pacchetto completo e poi è cresciuto anche nella neutrale Svizzera. Con Roger, tutto è così perfetto, quasi troppo bello per essere vero. Un giocatore così non ci sarà mai più nel mondo del tennis ed è anche per questo che il tennis è diventato uno sport così globale. In bocca al lupo ai ragazzi che vogliono raccogliere l’eredità  del campione svizzero”.

Nadal e Djokovic continuano la loro lotta a livello Slam, ma il tempo comincia ad andare contro di loro secondo il campione tedesco. La fine delle loro illustri carriere aprirà una porta di nuove opportunità per la nuova generazione. “Stiamo assistendo al cambio generazionale in questo momento. Roger Federer ha già posto fine alla sua carriera e secondo me anche Rafael Nadal è a un passo dal farlo. Giocherà a Parigi, dopodiché vedo un punto interrogativo. Novak Djokovic concluderà sicuramente questa stagione, compie 36 anni l’anno prossimo ma se conquista il titolo numero 23 [Grandi Slam] allora è solo una questione di tempo. Il cambio generazionale sta già avvenendo.

Per Becker tuttavia i numeri non sono tutto, vi è anche altro e questa è la più grande sfida per la nuova generazione.  “Un conto è vincere un torneo del Grande Slam, l’altro è rappresentare lo sport. Con Federer, Nadal e Djokovic abbiamo avuto tre idoli che hanno attratto non solo gli appassionati di tennis ma anche gli appassionati di sport in generale. Questo ha reso il nostro sport più globale e più ricco. Questo spiega il perché vi sono montepremi così elevati e gli investimenti pubblicitari. Questa diventerà la grande sfida per i ragazzi della nuova generazione: non solo vincere, ma anche rappresentare qualcosa – e questo è tutto un altro discorso

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