Muguruza ci riprova a Dubai: in finale sfiderà la sorpresa Krejčíková

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Muguruza ci riprova a Dubai: in finale sfiderà la sorpresa Krejčíková

Terza finale dell’anno per Muguruza, ancora a caccia del primo successo. Sarà favorita contro Barbora Krejčíková, che arriva alla prima finale ‘1000’ senza perdere un set

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Garbine Muguruza - Dubai 2021 (via Twitter, @WTA_insider)

È in gran spolvero, Garbiñe Muguruza, che raggiunge la terza finale dell’anno dopo lo Yarra di Melbourne e quella di pochi giorni fa a Doha, anche se entrambe perse. A farne le spese in questa occasione è stata Elise Mertens, incapace di contenere l’aggressività, invero non esattamente continua, della spagnola. Non un incontro straordinario, ma reso appassionante dalla tensione crescente nel finale, con i match point spagnoli che sfumavano uno dopo l’altro e lo spettro di un non troppo incredibile ribaltamento dell’esito si stava materializzando durante quello che invece è stato davvero l’ultimo punto. Non riesce così a Mertens la rimonta del turno precedente contro Pegula a cui aveva annullato tre match point per poi assistere al suo crollo. Un’Elise probabilmente troppo rinunciataria, anche se viene da domandarsi cosa sarebbe successo se fosse stato premiato quell’ultimo recupero.

Si comincia con lo scambio di break, poi Muguruza risale da 15-40 e comincia a prendere il sopravvento degli scambi con un rovescio particolarmente centrato. Mertens cerca di intrappolare l’avversaria nella sua ragnatela, alternando altezze e variazioni, ma la sua palla non fa male, non la sposta a sufficienza, e Garbiñe non ha difficoltà a girare l’inerzia del punto. L’allungo sembra rivelarsi insufficiente quando, sul 5-3, la numero 16 WTA non sfrutta un set point al servizio in un game in cui vengono fuori le sue incertezze nei pressi delle rete, tra cui l’innaturale tentativo di volée di rovescio in allungo (per modo di dire) senza staccare la mano sinistra. Una mezz’ora dopo riuscirà a togliere la mano per una perfetta drop volley, ma non corriamo troppo. Ci pensa la ventisettenne nativa di Caracas a rimettersi in corsa scatenando rovescio e risposta con la complicità di una prima battuta belga non pervenuta e il primo parziale va in cantiere per 6-4.

Non cambia molto la situazione tattica dopo il riposo, con Elise che resta fedele al proprio piano, fiduciosa che saranno gli errori dell’altra a spostare la direzione del match. In effetti è meno continua, Mugu, che alterna traccianti a colpi fuori misura, mentre la grafica ci mostra che rispetto ai turni precedenti ha avanzato di oltre un metro il punto di impatto del rovescio, ora dentro il campo, con ottimi risultati.

L’equilibrio si rompe all’ottavo gioco a partire dal solito rovescio scatenato di Garbiñe. Di nuovo con il servizio a disposizione sul 5-3 e di nuovo fallisce, nonostante un match point che pareva cosa fatta, ma Elise si supera difendendo un paio di possenti rovesci lungolinea e, formichina, ribalta lo scambio per la chiusura nel campo vuoto. Sembra destinato a ripetersi nell’esito del primo set anche il game successivo, invece altri due match point svaniscono consecutivi, poi un altro ai vantaggi. Grazie a un paio di slice esiziali, Mertens mette addirittura il naso avanti – non succedeva dal primissimo gioco –, ma l’aggressività di Garbiñe a partire dalla risposta e una decisa finalizzazione a rete rimandano tutto al tie-break.

Mertens parte meglio, ma alla rispostona vincente che subisce accompagna un poco sorprendente doppio fallo. Stavolta tocca a Mugu contrattaccare con un gran rovescio sull’incrociato belga che pareva decisivo e si issa sul 6-3. La suspense aumenta quando fallisce la prima (quinta totale) delle tre palle per chiudere, poi un’altra affossando un rovescio e l’ultima fallendo… no, la volée incerta passa, e proprio perché un po’ trattenuta rende poco efficace il recupero di Mertens che finisce con il capitolare al settimo match point. Muguruza fa una faccia come a dire “ci voleva tanto”, ma tira un gran sospiro di sollievo.

D’altra parte, la sensazione è che in finale questa volta non possa proprio sbagliare contro l’esordiente – a questi livelli – Barbora Krejčíková, venticinquenne pluri-titolata in doppio (otto in totale con due Slam, vinti back to back a Parigi e Londra nel 2018) ma capace di giocare e perdere una sola finale in singolare, a Norimberga nel 2017, e di entrare in top 100 soltanto sul calare della stagione 2020. La giocatrice ceca ha approfittato di un tabellone da stropicciarsi gli occhi, per essere un WTA 1000, considerando che per arrivare a sfidare Jil Teichmann in semifinale ha dovuto battere una sola testa di serie – Maria Sakkari al primo turno. D’altro canto, non ha lasciato per strada neanche un set e ha ben pensato di mantenere l’abitudine anche contro l’avversaria odierna (7-5 6-2), quella Teichmann che sembra aver capito d’improvviso come si gioca anche sulle superficie veloci.

Vittoria in due set sì, per la ‘più doppista che singolarista‘, ma c’è mancato poco che la partita assumesse traiettorie completamente diverse dal momento che Teichmann ha sciupato due set point sul 5-4 del primo set prima di accartocciarsi attorno ai suoi stessi eccessi di passività. Mancina, dotata di un punch inferiore alla sua avversaria ma più capace nella costruzione dello scambio (non oggi, però), non ha fatto molto per convertire quelle due palle set e ha finito per esporsi con troppa regolarità all’aggressione di dritto della sua avversaria, vincendo appena tre punti nel primo set dopo le occasioni fallite. E alla fine, pur essendo Teichmann una giocatrice dal pedigree superiore, il dato drammatico delle 10 palle break fallite su 11 ha deciso la partita assieme allo squilibrio di valori sulla diagonale destra, quella che ha visto il dritto ceco prevalere sul rovescio svizzero.

Come ha raccontato anche il nostro AGF, Teichmann rimane una giocatrice alquanto insondabile; Krejčíková invece sfrutta alla grande il tabellone e si presenta in finale con tanto di ingresso in top 40. A 25 anni, potrebbe persino pensare di affiancare all’ottimo curriculum da doppista (è stata anche numero uno del mondo) una discreta carriera da singolarista.

Il tabellone completo di Dubai

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Ubaldo a 90° minuto: “Caso Djokovic? Espulsione non sorprendente”

Il Direttore di Ubitennis ospite dello storico programma RAI commenta l’ultimo episodio della telenovela legata al N.1 del mondo che non potrà difendere il titolo a Melbourne

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Australian Open

Australian Open: dieci azzurri in tabellone, è record. Senza Djokovic, le chance di Berrettini e Sonego

Non solo Caruso si avvantaggia dell’assenza di Novak Djokovic, ci sono anche Berrettini e Sonego in quella zona di tabellone.

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Matteo Berrettini - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

E venne il giorno… in cui si ricominciò a parlare di tennis. Ci affidiamo al titolo di un film non memorabile per ricordare che si è finalmente concluso il caso Djokovic (o, almeno, è arrivata la decisione definitiva sul suo visto) e tra poche ore andrà in scena l’Australian Open. Sì, proprio il primo torneo del Grande Slam della stagione, l’evento sul quale dovrebbero essere puntate le più intense luci dei riflettori e le principali attenzioni tennistiche di gennaio. Riposte dunque nel cassetto le competenze giuridiche con tanto di Master in Immigrazione Australiana, si può tornare sul rettangolo di gioco, quello azzurro dell’Happy Slam, una denominazione che ultimamente traballa. A scanso di equivoci, ci riferiamo all’aggettivo, dopo il facilmente evitabile “episodio” di quest’anno, la quarantena (anzi, i tre diversi regimi di quarantena) del 2021 e gli incendi dell’edizione 2020.

Poco felice lo è però sempre stato per i nostri rappresentanti: dopo i quarti di finale nel tabellone da 32 partecipanti raggiunti da Giorgio De Stefani nel 1935 e Nicola Pietrangeli nel 1957, nell’era open il solo Cristiano Caratti è riuscito ad arrivare negli ultimi otto, quando Patrick McEnroe gli negò la semifinale battendolo in cinque set. Era il 1991 e l’anno successivo veniva stabilito il record di nove presenze azzurre, poi eguagliato nel 2020 e nel 2021. Un record di nuovo superato grazie all’ingresso di Salvatore Caruso, primo nella lista dei lucky loser e appunto decimo italiano pronto a dare battaglia. E sarà certamente battaglia per Sabbo che, suo malgrado, entrerà in campo a malapena visibile dietro quell’enorme bersaglio che, immaginiamo, gli ha incollato addosso Miomir Kecmanovic, il suo prossimo avversario che un anno fa lo ha battuto in tre set tirati all’ATP 250 di Melbourne 1. Il ventiduenne concittadino di Djokovic, n. 78 ATP, ne ha commentato l’esclusione con un post su Instagram:

“L’amara pillola è stata presa addirittura prima che il torneo iniziasse! Non riesco neanche a immaginare come si senta Novak, cosa abbia passato negli ultimi dieci giorni. Ero felicissimo di avere l’onore di aprire il torneo di quest’anno con il numero uno del mondo sulla Rod Laver Arena.
Purtroppo, ciò che ho pensato negli ultimi sette giorni, da quando è stato compilato il tabellone, ora non ha più senso. La nostra piccola squadra serba qui a Melbourne è indignata e delusa e penso che dovrebbe fare un’ulteriore sforzo e in qualche modo vendicare con il nostro gioco il nostro miglior rappresentante che non può essere qui. Credo che vincerai altri Slam e che questo non ti impedirà di creare un successo storico. Siamo tutti con te.”

 

Impressionato il giusto (“non sarà un match facile, ma in uno Slam non ci sono partite facili”), Caruso ha commentato con queste parole alla Gazzetta dello Sport il suo ingresso nel main draw: “Sono diventato il lucky loser più famoso di sempre. Mi dispiace per tutto quello che è successo, mi dispiace anche per Nole, ma sono qui per giocare e darò tutto. Fa uno strano effetto, ma io penso solo a me stesso perché per me è una grande chance. Un’occasione che non devo sprecare”. Ricapitoliamo quindi i nomi dei nostri dieci alfieri, partendo dalla prima riga in alto del tabellone: Salvatore Caruso, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Matteo Berrettini, Andreas Seppi, Lorenzo Musetti, Jannik Sinner, Stefano Travaglia, Marco Cecchinato e Gianluca Mager. Quattro di loro, insieme ad altrettante tenniste italiche, saranno impegnati nella prima giornata.

In ogni caso, non solo Salvo approfitta dell’uscita di Nole. A prescindere dalle opinioni di ognuno dei partecipanti riguardo alla vicenda, l’assenza del nove volte vincitore, senza dimenticare la tempistica della sentenza rispetto alla pubblicazione dell’ordine di gioco che non ha permesso l’aggiustamento delle teste di serie, offre opportunità a tutti coloro che potenzialmente lo avrebbero trovato lungo il percorso. Concentriamoci però sugli italiani – due, per la precisione –, chiaramente partendo dal presupposto che i risultati sul campo siano in linea con i rispettivi ranking.

Lorenzo Sonego, 25° del seeding, avrebbe dovuto scontrarsi con Djokovic al terzo turno, mentre ora rimane l’unica testa di serie in quello spicchio di tabellone. Il ventiseienne torinese è atteso all’esordio da Querrey, poi si prospetta un secondo round con Otte o la WC Tseng; per quanto un derby ai sedicesimi di finale non sarebbe disprezzabile, l’avversario con classifica più alta che potrebbe trovarsi davanti è il n. 41 ATP Tommy Paul, affrontato due vole lo scorso anno: dopo la sconfitta di Rotterdam, Lorenzo si è preso la rivincita al Masters 1000 di Cincinnati. A quel punto, toccherebbe a Garin o Monfils mettersi di traverso sulla strada di Sonego.

Sempre confidando sottovoce in una zampata di Fabio Fognini, è Matteo Berrettini colui che in teoria può maggiormente approfittare della situazione. Per arrivare all’appuntamento in quel quarto di finale, si va da Nakashima fino a Norrie passando anche per Alcaraz. Un viaggio non privo di scossoni che mai come in questo caso vale la pena di intraprendere. Rammentiamo infatti che, dopo il forfait di Melbourne per infortunio prima dell’ottavo contro Tsitsipas, la scorsa stagione ha visto il nostro sempre fermato da Djokovic negli Slam: quarti a Parigi, finale a Wimbledon, di nuovo quarti a New York; da una certa angolazione, insomma, possiamo affermare che Berretto si è guadagnato sul campo il diritto di farsi scappare un “finalmente” senza sentirsi troppo in colpa.

Qui il tabellone aggiornato dell’Australian Open 2022

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Il direttore Ubaldo Scanagatta ospite di 90° Minuto su Rai 2 oggi alle 19:25 (alle 15 su Radio Sportiva)

Nel giorno dell’espulsione di Djokovic, il Direttore ospite di Radio Sportiva e poi del programma calcistico. Commenterà la clamorosa decisione e il percorso più favorevole per Sonego e Berrettini

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Novak Djokovic - Olimpiadi Tokyo 2021 (via Twitter, @ITFTennis)

La domenica che precede l’inizio del primo slam della stagione è stata caratterizzata dall’esclusione di Novak Djokovic dal tabellone degli Australian Open. Mancano meno di ventiquattro ore dai primi match dello slam australiano con quattordici italiani al via (dieci uomini e quattro donne). Il direttore di Ubitennis.com, Ubaldo Scanagatta, sarà ospite alle 19:20 del famoso programma di Rai Due, 90° Minuto, condotto da Marco Lollobrigida.

Il direttore ritorna sui canali Rai, dopo essere stato ospite durante le ATP Finals a fianco di Omar Camporese e Nicola Sangiorgio per commentare i match giocati al PalaAlpitour.

Ubaldo, nel corso del suo intervento, commenterà l’esito della controversa vicenda che ha visto coinvolto il numero 1 del ranking ATP per poi focalizzarsi sulle speranze italiane nel primo torneo del Grande Slam stagionale. Senza più Djokovic nella parte alta del tabellone, con Salvatore Caruso n.150 al suo posto contro Kecmanovic, potrebbero avvantaggiarsene altri due azzurri. Infatti Lorenzo Sonego che esordirà nella notte contro l’ostico Querrey avrebbe teoricamente potuto incontrare Djokovic al terzo turno e ora è lui la testa di serie più alta nel suo settore fino ai sedicesimi. Al secondo avrebbe eventualmente Tseng o Otte e al terzo chi esce dal quartetto Kecmanovic-Caruso, Paul-Kukushkin. Insomma al momento Sonego sarebbe favorito per raggiungere un posto in ottavi di finale, forse contro Monfils o magari Bublik. La nuova situazione potrebbe alla lunga favorire anche Berrettini che nei quarti avrebbe potuto scontrarsi con Djokovic, ma invece adesso se superasse Nakashima, poi o Vesely o Kozlov, quindi forse il giovane portento Alcaraz con il quale Matteo ha perso l’ultimo match e poi o Norrie (Korda?) o Carreno Busta, nei quarti potrebbe scontrarsi con Monfils o Sonego….Magari!!!

 

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