Musetti illumina Cagliari (Mastroluca). Musetti, il tocco è magico (Bertellino). Musetti annienta Novak. Giorgi positiva al Covid (Cocchi). Sonego: «Al top sulla terra» (Pastorella)

Rassegna stampa

Musetti illumina Cagliari (Mastroluca). Musetti, il tocco è magico (Bertellino). Musetti annienta Novak. Giorgi positiva al Covid (Cocchi). Sonego: «Al top sulla terra» (Pastorella)

La rassegna stampa di mercoledì 7 aprile 2021

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Musetti illumina Cagliari (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Un’oretta di lezione e di spettacolo. È il regalo di Lorenzo Musetti al pubblico che ha guardato il Sardegna Open. Musetti ha illuminato il Tennis Club Cagliari, vuoto perché l’ATP 250 si disputa a porte chiuse, con un’esibizione di talento, sfoderando il suo abituale tennis creativo. Il 6-0 6-1 sull’austriaco Dennis Novak, numero 101 del mondo, in appena 52 minuti di partita, testimonia la sua superiorità. «Ho giocato un match incredibile – ha detto in conferenza stampa -, sono molto orgoglioso di me». L’azzurro non si sente un outsider nel circuito ATP. «Ho dimostrato di poterci stare – ha aggiunto -, ma devo trovare più continuità». Al prossimo turno, giovedì contro il britannico Daniel Evans, testa di serie numero 1, avrà un’altra prova importante. Evans è un giocatore un po’ come lui, che alla potenza preferisce tocco e creatività. Avanza agli ottavi anche Marco Cecchinato. Il siciliano, numero 93 del mondo, ha vinto 6-4 4-6 6-3 il derby con Thomas Fabbiano. Cecchinato si è pentito di essere andato a giocare in Australia a inizio stagione. Ma sulla sua superficie preferita, l’ex semifinalista del Roland Garros conta di ritrovare le sue sensazioni migliori. «Devo ritrovare fiducia e ritmo partita che ancora mi mancano – ha spiegato in conferenza stampa – Con Fabbiano è stata dura. Un derby è sempre difficile, poi c’era tanto vento e lui giocava meglio di me. Ma l’importante era portare a casa il match. Devo di nuovo vincere in lotta, come ai vecchi tempi».

Musetti, il tocco è magico (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

La partita perfetta o quasi. Lo ha detto anche Musetti al termine del confronto d’esordio nel Sardegna Open 2021, contro l’austriaco Dennis Novak, n° 101 ATP. Il quasi sta nel fatto che il giocatore di Carrara ha “concesso” un game al rivale. Score finale di 6-0 6-1 maturato in 53 minuti, infarciti di vincenti d’ogni genere. Nella prima parte è stato il rovescio ad una sola mano a salire in cattedra, poi è stato il momento delle palle corte, a segno sia di diritto che di rovescio. «Sono soddisfatto della mia prestazione, anche di aver gestito il vento e l’attesa di quasi due ore per il prolungarsi del confronto precedente. Sono al mio terzo torneo stagionale sul rosso, il mio terreno naturale, due dei quali giocati ad Antalya con una finale ottenuta». Ora il n° 1 del lotto, Daniel Evans: «Non ho mai giocato contro di lui ma lo conosco per averlo visto in televisione. Sarà alla sua prima partita su terra, è arrivato da pochi giorni da Miami. Me la giocherò a viso aperto. L’obiettivo è arrivare in semifinale e magari anche vincere il titolo». […] Tathiana Garbin ha comunicato i nomi delle azzurre per la sfida con la Romania del 16 e 17 aprile a Cluj nei playoff della Billie Jean King Cup by BNP Paribas. Non c’è Camila Giorgi, positiva al Covid-19 e in isolamento a Charleston, dove si è ritirata dal torneo in corso. Al suo posto la 23enne Bianca Turati, alla prima in azzurro. Le altre sono Trevisan, Gatto Monticone, Cocciaretto e Paolini. A Bogotà vittorie di 1° turno per Errani e Gatto Monticone nel WTA 250.

Musetti annienta Novak. Giorgi positiva al Covid (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Lorenzo Musetti lascia soltanto un game all’austriaco numero 101 al mondo Dennis Novak e si guadagna il secondo turno del Sardegna Open a Cagliari vincendo 6-0 6-1. Che la terra rossa fosse la sua superficie di elezione era noto, ma è altrettanto evidente che Lorenzo è rientrato dalle due settimane in America con il serbatoio pieno di autostima e nuove consapevolezze: «Quando sono tornato sul rosso mi sono sentito subito bene fin dai primi allenamenti – ha detto il 19enne di Carrara —, e in questo primo turno tutto è stato perfetto. Ora dovrò prepararmi per la partita con Evans, che non ho mai incontrato. Comunque non sarà facile per lui adattarsi alla terra e al vento». Non sarà facile soprattutto adattarsi al campionario tennistico di Musetti che ieri, contro il povero Novak, ha tirato fuori dal forziere ogni genere di gioiello, dalle palle corte alle accelerazioni brucianti di rovescio, al tweener: «Vorrei fare meglio dello scorso anno, qui in Sardegna», dove si era fermato in semifinale con Djere per un infortunio al braccio destro. Intanto Tathiana Garbin ha diramato le convocazioni per la sfida di Billie Jean King Cup (la vecchia Fed Cup) a Cluj contro la Romania il 16 e 17 aprile. Ci saranno Trevisan, Paolini, Cocciaretto e Gatto Monticone, ma non sarà del gruppo Camila Giorgi. L’azzurra si trova a Charleston dove è risultata positiva al Covid 19. Al suo posto la Garbin ha chiamato Bianca Turati.

Sonego: «Al top sulla terra» (Alberto Pastorella, Tuttosport)

Di passaggio a Milano, proveniente da Miami e diretto a Cagliari, Lorenzo Sonego ha già messo in archivio un terzo della stagione agonistica. Sonego si guarda indietro e ha subito un flash. «Vedo un incubo, ovvero la partita con Feliciano Lopez agli Australian Open. Un ko che ancora adesso non mi è andato giù. Per carità, tutti dicono che spesso servono più le sconfitte che le vittorie, per imparare. Però quella non la sopporto. Se giochi male, vincere è più difficile, ovvio. Ma anche in quelle situazioni devi riuscire a trovare delle scorciatoie che ti portino al successo superando le avversità».

A Melbourne ha perso giocando male. a Miami, con Tsitsipas. ha perso giocando benissimo..

Ci sta, perché se giochiamo entrambi al top, lui chiaramente è più forte. Però, tornando al discorso delle sconfitte che insegnano, quella di Miami entra sicuramente nel gruppo. Mi ha dato fiducia, mi ha fatto capire che posso competere ai massimi livelli. Il bello del tennis è che appena cadi puoi rialzarti. E cadono un po’ tutti, come si sta vedendo. Questa è la vera differenza tra Federer, Djokovic e Nadal, e gli altri che stanno emergendo, che faticano a restare sempre al top, anche mentalmente. Solo Medvedev lo considero un passo avanti.

La sua testa, invece, come sta?

Anche io ho un mental coach, ma diciamo che sono predisposto bene, riesco mantenere un buon equilibrio. Da inizio anno mi sento bene, prima di cominciare la stagione ho lavorato duro, sul rovescio e sulla risposta, cercando di mantenere il servizio, il mio colpo migliore, ai massimi livelli. Sono sereno e ora che arriva il momento della terra rossa sono certo che farò ancora meglio.

Com’è il tennis al tempo del covid?

Noi siamo fortunati, il periodo senza giocare è stato minimo. Adesso si va avanti: più che l’assenza del pubblico, che pure mi esalta quando c’è, è faticoso il contorno. Ogni paese ha regole diverse, devi subito adeguarti. E poi non puoi uscire, devi sempre stare in camera, anche a mangiare. Per far passare il tempo stai sui social o guardi Netflix. […]

In Sardegna è terza testa di serie. dopo Evans e Fritz: con che prospettive andrà in campo?

Sono in forma, questo è certo. Quindi cercherò di migliorare lo scorso anno (uscito ai sedicesimi, ndr) anche se sarà il primo torneo sulla terra rossa, dopo le superfici veloci.

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Montecarlo, Sinner si regala Djokovic (Scanagatta). Formula Italia (Crivelli). Che mano a Montecarlo. Sinner scopre il Djoker (Mastroluca). E’ ondata azzurra! (Bertellino). “Io come Nole? Sì, anche lui sciava” (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 14 aprile 2021

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Montecarlo, Sinner si regala Djokovic (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

La notiziona arriva di primo mattino. Daniil Medvedev, n.2 del mondo è positivo al Covid. Deve dare forfait a Montecarlo. Primo top-ten dopo Novak Djokovic (13 giugno 2020) a restare contagiato. E si era allenato in questi giorni con Nadal. Nel tabellone si è così aperta una mini-autostrada per il campione dell’ultima edizione del torneo (2019) Fabio Fognini che gioca meglio del previsto contro il serbo Kecmanovic e oggi parte favorito con Thompson, poco “terraiolo”. Fabio è il primo dei 4 azzurri che vincono tutti in due set, tutti curiosamente cedendo appena 7 game, ai quali si aggiunge Salvatore Caruso, che impiega 3 set ma è contento così, come Sinner, Sonego e Cecchinato che hanno vinto duelli per nulla scontati. L’avversario di Sinner, Ramos Vinolas, 4 anni fa nel Principato era giunto in finale. Non è purtroppo una sorpresa per me che abbia perso Berrettini, oggi top 10 solo per via di una classifica dai punti Atp congelati per a causa del Covid. Matteo era fermo da Melbourne, oltre 2 mesi fa, per uno strappo addominale. Ha cominciato con prudenza e ha perso subito il servizio. Poi ha sempre inseguito invano. 3 soli ace contro lo spagnolo (e un po’ russo) Davidovich Fokina dicono molte cose. Ma oggi, intorno all’ora di pranzo c’è uno dei duelli più attesi dell’intero torneo: Sinner contro Djokovic. Favorito il serbo che però, attenzione, si ritrova nelle condizioni di Berrettini. Non ha più giocato da Melbourne e un analogo infortunio. Non è certo favorito Caruso con Rublev. Mentre Cecchinato sogna di ribattere Goffin come al Roland Garros 2018, quando “esplose”. Ma è dura, come per Sonego con Zverev.

Formula Italia (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Il cerimoniale a corte di giornata prevederà l’abito azzurro: tre match su quattro del Centrale saranno nobilitati da un italiano. Nella reggia rossa di Montecarlo, insomma, troneggia il blasone tricolore: cinque giocatori al secondo turno non ce li ha nessuno. I nostri eroi sono Caruso, Cecchinato, Fognini, Sinner e Sonego, una miscela di grande qualità. Nel caso di Jannik, c’è l’appuntamento con il più forte del mondo, un terribile ma affascinante esame di ingresso nell’empireo. Sinner se lo conquista macinando la resistenza di Ramos Vinolas, che nel 2017 qui si spinse addirittura fino alla finale. Un ostacolo non banale scavalcato con grande autorevolezza: «Mi sono allenato appena tre giorni sulla terra, lui invece era reduce da un bel torneo, ma ho giocato un buon match, molto solido, anche se non posso essere al massimo della forma su questa superficie. Una vittoria così mi mette nel feeling giusto, in attesa di una battaglia difficile». La più ostica: contro Nole. Che non gioca dalla finale vinta in Australia, un dettaglio senza implicazioni per Sinner: «Non sarà un vantaggio per me, lui si sta allenando da due settimane sul rosso. Sarà un grande test per capire dove devo migliorare. Ma in ogni caso io scendo sempre in campo con un piano per provare a vincere la partita e contro qualunque avversario». Ne è passato di tempo da quando Jannik, ragazzino, veniva fatto palleggiare con Djokovic da coach Piatti, giornate che Nole non ha dimenticato: «In passato abbiamo spesso condiviso il campo. Sinner è una persona simpatica, un gran lavoratore, uno di quei tennisti che dà il massimo per migliorare. E molto ambizioso e ha tutte le qualità per essere un campione. Giocare la finale del Masters 1000 di Miami è stato importante per lui, ma la verità è che si tratta di un giocatore già molto continuo». Una qualità che nell’ultima settimana ha accompagnato pure la crescita impetuosa di Sonego, che qui piega il solido Fucsovics grazie alla pazienza e alla qualità del dritto, guadagnandosi un faccia a faccia di lusso con Zverev: «Sarà una partita dura, è un rivale tosto. Io però sto giocando bene e sono in fiducia. Devo mettere in campo il mio tennis, avere le idee chiare ed essere sempre lì con la testa: se l’attitudine è buona durante tutto il match qualcosa di buono può succedere». A proposito di atteggiamento: Fognini inizia la campagna della difesa del titolo monegasco con un piglio ben diverso rispetto alla subitanea uscita di scena di Marbella di una settimana fa, con una bella vittoria contro il serbo Kecmanovic. «A Marbella ho fatto schifo, poi tutte le volte ci metto un po’ di tempo ad adattarmi alla superficie. Per il resto, sono molto tranquillo. Monte Carlo è uno dei miei tornei preferiti, mi dispiace soltanto che non ci sia il pubblico ad ammirare lo spettacolo. Ho giocato bene, sono contento soprattutto di come sono stato in campo. Adesso ho un’altra opportunità, perché se continuo con questo atteggiamento, il gioco viene di conseguenza».

Che mano a Montecarlo. Sinner scopre il Djoker (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Giocare contro il numero 1 del mondo è un po’ come mettersi allo specchio. Un modo per guardarsi e capire a che punto è il cammino. A Montecarlo, Jannik Sinner oggi avrà modo di misurarsi contro Novak Djokovic in un match di secondo turno che potrebbe trasformarsi in una delle partite-evento del primo Masters 1000 sulla terra battuta. All’esordio, nel suo primo match sulla terra battuta in sei mesi, ha controllato con autorevolezza la sfida contro il mancino spagnolo Albert Ramos, uno specialista sul rosso. L’azzurro, numero 22 del mondo, vede questo appuntamento come un’opportunità. «È un ottimo test per capire dove sono e soprattutto dove posso migliorare – ha detto in conferenza stampa dopo la vittoria – So dove posso fare progressi, ma questo tipo di partita può danni molto. Cercherò di giocare con la giusta mentalità e vediamo che succederà». Djokovic ha trascorso più settimane di tutti al numero 1 del mondo, ma il teenager azzurro non si sente battuto in partenza. «Lui ha più esperienza, è favorito, ma le partite sono sempre aperte – ha detto – Darò il massimo. Alla peggio, perderò». E come ha sempre sostenuto, in totale sintonia con il coach Riccardo Piatti, o si vince o si impara. […] Rispetto al Sinner di oggi, anche il giovane Djokovic non era così devastante con il servizio, non era particolarmente sicuro nel gioco a rete, né tanto meno nell’esecuzione degli smash. In Sinner, Djokovic ha riconosciuto i segni di una futura carriera di successo. «Jannik è impressionante – ha detto alla vigilia del torneo – Ha una grande dedizione, lavora durissimo. Conosco il suo staff da molto tempo, è seguito benissimo. Ha tutte le qualità per diventare un campione. Non sembra soddisfatto di quello che ha raggiunto finora. E’ bello vedere in lui questa fame» ha detto il numero 1 del mondo dell’azzurro. In una giornata ricca di soddisfazioni per l’Italia, spicca la sconfitta di Matteo Berrettini. Il numero 1 azzurro si è fermato all’esordio contro lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina. «Non sono contento – ha ammesso – però non giocavo da tanto e non mi sono allenato molto. Cerco di prendere i buoni segnali che il fisico mi ha dato».

E’ ondata azzurra! (Roberto Bertellino, Tuttosport)

E’ tornato il sole a Montecarlo ed il programma di terza giornata di main draw ha potuto scorrere veloce fin dalle 11 del mattino, ed è stata subito un’ondata azzurra, con le quasi contemporanee vittorie di Fognini, Sinner e Cecchinato, che a fine pomeriggio è divenuta ancor più poderosa con i successi di Sonego e Caruso. Fognini ha dominato il primo set contro il serbo Kecmanovic, chiuso 6-2. Nel secondo set un passaggio a vuoto poteva costare caro all’azzurro, indietro di un break, bravo però a recuperare e piazzare il colpo del ko al 12° gioco, che lo ha proiettato al 2° turno contro l’australiano Jordan Thompson: «E’ stato difficile venire qui con un po’ di pressione – ha detto a caldo Fognini – Ho voltato pagina dopo la sconfitta di Marbella. Lui ha cominciato meglio di me, solido e stava servendo bene, poi ho meritato la vittoria. Qui ho fatto la miglior performance della mia carriera e questo torneo sarà sempre nel mio cuore. Sfortunatamente non c’è pubblico». Bella prova di Jannik Sinner, sempre al comando delle operazioni contro un avversario temibile sul rosso quale Albert Ramos Vinolas, già finalista nel torneo monegasco. Oggi il 19enne pusterese troverà Novak Djokovic, n° 1 del mondo. Bella vittoria di Marco Cecchinato, contro il tedesco Koepfer, mentre ha vinto una partita difficile più del previsto Salvatore Caruso, che oggi se la vedrà con il risso Andrey Rublev, in un match sulla carta chiuso. Vittoria di grande maturità per Lorenzo Sonego contro il magiaro Marton Fucsovics, contro il quale aveva perso nei due precedenti.

“Io come Nole? Sì, anche lui sciava” (Stefano Semeraro, La Stampa)

«In che cosa ci assomigliamo io e Djokovic? Facile: anche lui da piccolo sciava…». Jannik Sinner è un 19enne non privo del senso dell’umorismo, oltre che dotato di un grande tennis. Da quando è apparso nel circuito, non c’è stato giorno in cui qualcuno non lo abbia paragonato al numero 1 del mondo. Be’, eccoci al momento della verifica. Battendo in due set (6-3 6-4) Albert Ramos, che quattro anni fa a Montecarlo era stato finalista, Jan si è guadagnato il primo confronto in carriera con il numero 1. Che non gioca dalla vittoria in Australia, e che domenica si è concesso un endorsement del pupo: «Jannik è impressionante. Ha un gran carattere, lavora duro, ed è seguito da uno staff che conosco benissimo. Ha le qualità per diventare un campione. Soprattutto è molto ambizioso. Non mi sembra soddisfatto da quello che ha raggiunto finora, ed è bello vedere che ha questa fame». Piatti è stato coach del serbo. La tattica è antica: ungere di complimenti l’avversario in attesa di cuocerlo in campo. I due non si sono mai incontrati, ma prima della pandemia si sono allenati insieme a Bordighera. «Allenarsi è un conto, giocare una partita è un altro», si cautela il nostro. «Novak non gioca dall’Australia e io ho avuto un match per abituarmi ai campi, è vero, ma lui ha molta più esperienza di me, sa come gestire le situazioni. Ha vinto tanto, ed è già passato attraverso quello che sto passando io. Ci avvicina il fatto che Riccardo ha allenato entrambi, ma lui è più agile, si muove meglio, è più solido con diritto e rovescio. Forse abbiamo uno stile simile, lo stesso bilanciamento, ma nessun tennista è mai uguale ad un altro. Poi io ho 19 anni: non so neppure in che cosa non posso migliorare. Dal match contro Nadal l’anno scorso a Parigi ho imparato molto, anche a livello mentale, perché alla mia età è obbligatorio farlo. Di sicuro però, anche contro un numero 1 del mondo in campo ci vado per vincere. Poi, male che vada, perdo». Umorista, anche un po’ filosofo.

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L’urlo di Sonego: Italia sempre più al top (Scanagatta). Il trionfo di Sonego con il cuore del Toro. “Le Finals? Un sogno” (Gazzetta dello Sport). Sonego re di Cagliari. “Ho alzato la voce” (Mastroluca). Toro Sonego. Trionfo a Cagliari: grinta e cuore granata (Azzolini). Dalla porta accanto con vista Finals. Sonego, cuore granata e volontà (Semeraro)

La vittoria di Sonego a Cagliari nella rassegna stampa di lunedì 12 aprile 2021

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L’urlo di Sonego: Italia sempre più al top (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Ormai non ci stupisce quasi più. Quasi ogni settimana c’è un tennista italiano impegnato nelle fasi finali di un torneo Atp, Melbourne, Acapulco, Miami, Cagliari. E dopo che Sinner vinse a Melbourne il derby su Travaglia nel prologo dell’Open d’Australia (e ha perso invece in finale nel Masters 1000 di Miami da Hurkacz), che Musetti si è fermato in semifinale all’Atp 500 di Acapulco di fronte a Tsitsipas), ieri nell’Atp 250 di Cagliari Lorenzo Sonego ha colto il suo secondo torneo dopo quello di Antalya (Turchia) nel 2019. E’ il titolo n.70 vinto da un azzurro nella storia, ma il primo in un torneo italiano dal 2006, quando l’attuale capitano di Coppa Davis, Filippo Volandri, vinse Palermo battendo l’ecuadoriano Nicolas Lapentti. Due anni fa in Turchia Sonego aveva dovuto annullare un matchpoint nel corso del torneo. A Cagliari Lorenzo ha dimostrato ancora una volta di avere, dietro a un sorriso sempre aperto anche nei momenti più duri nervi d’acciaio venendo a capo di 3 maratone al terzo set con il tedesco Hanfmann, l’americano Fritz e ieri infine (26 76 64 in 3h e 2m) contro il serbo Laslo Djere n.57 (ma ex n.27) che pure aveva vinto il Sardegna Open 2020. Quasi 11 ore di battaglie, fra tutte. Grazie a questa vittoria Sonego sale da n.34 Atp al suo best ranking, n.28, per la prima volta tra i top 30. E sono 4 i top 30 italiani adesso.

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Ora Lorenzo è sedicesimo nella Atp Race e sogna un posto nelle finali Atp nella sua Torino. Intanto ha realizzato una doppietta. Aveva vinto sabato anche il doppio, con l’amico Andrea Vavassori, anche lui 25enne, anche lui di Torino. Sonego è uno dei 9 italiani che giocheranno il Masters 1000 di Montecarlo, cominciato ieri e dove fanno ritorno due mesi dopo l’Australian Open, sia Nole Djokovic, due volte campione nel Principato, sia Rafa Nadal che ci ha trionfato in ben 11 occasioni. Ai 5 italiani in tabellone Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Musetti si sono aggiunti provenendo dalle qualificazioni, Travaglia, Caruso, Fabbiano e Cecchinato. Mai ne avevamo avuti così tanti in un Masters 1000 all’estero.

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Il trionfo di Sonego con il cuore del Toro. “Le Finals? Un sogno” (La Gazzetta dello Sport)

Venghino signori venghino ad ammirare il grande spettacolo delle racchette azzurre, che si regalano giorni di festa senza mai interrompere la magia. Uno show mirabolante che accoglie l’ultimo fenomenale artista italiano dopo le scintille di Sinner e Musetti: stavolta tocca a Lollo Sonego, cuore Toro e dunque grinta e coraggio inesauribili per annettersi il torneo di Cagliari a capo di un’altra rimonta da applausi. È il 70° trionfo tricolore dell’Era Open, il primo di un italiano sul suolo patrio da quando Volandri, nel 2006, vinse a Palermo. Soprattutto, stamattina Lorenzo si sveglierà da numero 28 del mondo, quarto top 30 azzurro nel ranking: la prima volta fu il 3 luglio 1977 con Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli. Una storia favolosa che può ripetersi. Gli obiettivi La finale contro Djere, campione in carica dal gioco che non riluce ma sostanzialmente chirurgico nel non concedere regali, è la sublimazione perfetta della settimana di Sonego: la fatica, la risalita, l’esplosione di gioia. Poco aiutato dal dritto, stranamente falloso, il torinese concede il primo set senza colpo ferire, ma al solito, con i tentacoli da Polpo, rimane avvinghiato alla contesa anche con strumenti non convenzionali: «Quando sei sotto, devi pensare di essere forte e avere le armi per reagire. Cerco di guardare le cose nel verso giusto e di farmi sentire dall’altro; per questo ho cominciato anche a esultare a voce alta, a urlare, volevo fargli capire che c’ero anch’io, non ero uscito dalla partita, e caricarmi». Il terzo set, così, diventa una passerella che lo conduce al secondo sorriso in carriera dopo Antalya 2019 e un’altra manifestazione di gloria per il nostro tennis:

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Là in fondo, cominciano però a stagliarsi i contorni di un sogno che Lorenzo vorrebbe provare a coltivare, le Atp Finals nella sua Torino: «Certo che sono un obiettivo di carriera. Ma devo continuare a migliorare. Nonostante le vittorie, ci sono cose da perfezionare per rimanere a questo livello. Ho avuto difficoltà in queste partite e sarà Importante cercare di colmare queste lacune: se ci riuscirò, salirò sicuramente di livello. Certamente c’è tanta strada da fare e soprattutto bisognerà conquistare tanti punti, dunque vincere partite e tornei sempre più importanti». Lollo è subito volato a Montecarlo dove difende i quarti 2019: lo attende un primo turno complesso contro Fucsovics.

[…]

Sonego re di Cagliari “Ho alzato la voce” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Lo spirito di un atleta lo vedi nei momenti di massima tensione, in cui il confine fra vittoria e sconfitta si assottiglia fin quasi a sparire. In un momento così, Lorenzo Sonego sorride. L’ha fatto all’inizio del tiebreak del secondo set, e poi ancora sul 5-5. Da qual momento, ha cambiato la storia della finale del Sardegna Open. Al Tennis Club Cagliari, ha vinto l’ultima battaglia, completato l’ultima rimonta di una settimana appassionante. Ha sconfitto il solido Laslo Djere, campione un anno fa a Santa Margherita di Pula, 2-6 7-6(5) 6-4. RECORD. Per festeggiare il secondo titolo in carriera, il numero 70 a livello ATP per un tennista italiano nell’era Open in singolare, è andato innanzitutto ad abbracciare il coach “Gipo” Arbino, che lo segue da sempre. Alla cerimonia di premiazione, gli sorridevano anche gli occhi. La gioia si comprendeva bene anche sotto la mascherina granata, omaggio al Torino di cui è un grande tifoso e per cui è stato anche calciatore nelle giovanili prima di scegliere il tennis. In Italia, non si vedeva un azzurro vincere un titolo ATP in singolare dal 2006, quando l’attuale capitano di Coppa Davis Filippo Volandri si impose a Palermo. Sonego è anche il primo italiano a completare la doppietta singolare-doppio in uno stesso torneo dopo Matteo Berrettini a Gstaad nel 2018. Sabato, infatti, aveva trionfato in coppia con l’amico Andrea Vavassori a cui ha attribuito gran parte del merito della vittoria. LA FINALE. Ieri la finale è iniziata decisamente in salita. Dopo il primo quarto d’ora, il punteggio non lasciava grande ottimismo: 6-2 Djere. Fino a quel momento, Sonego non aveva vinto nemmeno un punto con la seconda di servizio. Il coach Arbino continuava a incitarlo. Serviva un cambio di passo. In quei momenti, ha spiegato Sonego, «come mi diceva il mio allenatore, dovevo pensare di essere più forte di lui. Dovevo essere più aggressivo, alzare anche la voce. Volevo caricarmi e farmi sentire».

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Ha funzionato. Nel secondo set ha giocato più sicuro e profondo da dietro, recupera anche una maggiore efficacia dal lato del dritto con cui all’inizio della partita aveva commesso più di qualche errore. Ha tolto campo e fiducia a un avversario in forma, solido anche se non appariscente, capace di rimanere a lungo sul proprio livello.

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Ma la partita cambia. Lorenzo sembra scanzonato e tranquillo, ma dentro è fuoco che brucia, che si alimenta con la passione per la competizione e il rifiuto della sconfitta. II gusto della sfida è essenza, benzina o gasolina che lo spinge alla ricerca di opportunità oltre limiti e confini. Per Sonego si può adattare la definizione di tremendismo che Giovanni Arpino coniò negli anni Settanta proprio per il Torino. II tremendista, scriveva, mostra «orgoglio, rabbie leali, capacità aggressive, (non è mai vinto), è temibile in ogni occasione e soprattutto quando l’avversario è di rango».

[…]

Toro Sonego. Trionfo a Cagliari: grinta e cuore granata (Daniele Azzolini, Tuttosport).

Il ragazzo delle maratone ha un modo tutto suo di vincere le partite. Le incorna. Le scuote e le percuote schiumante d’impeto e di furia, come di certo ama fare, lui che è di comprovata fede torinista (ex delle giovanili, per giunta) e si è fatto stampigliare sulla mascherina d’ordinanza, rigorosamente granata, un Miura con gli attributi in bella vista Tanto da ricevere persino i complimenti del presidente Urbano Cairo. Così, assediando e incalzando, e molto mugghiando urla poderose, Lore ha ribaltato Laslo Djere eil suo tennis da geometra Lo ha spinto in un angolo, in bilico su un dirupo che preludeva alla caduta finale. L’ha fatto un po’ alla volta, con minuziosa quanto vorace partecipazione, fino a estinguere qualsiasi volontà in un avversario convinto, dopo il set iniziale, che quella fosse la sua partita e la sua finale, ma che non si è accorto subito in quale vortice di spintoni e schiamazzi fosse finito. Fino all’ultimo urlo, vincente e liberatorio, che per quantità di decibel avrebbe fatto ingelosire persino madama Sharapova, o forse, chissà, l’avrebbe convinta di aver trovato finalmente il partner ideale. Nella finale di Cagliari, Lorenzo Sonego ha firmato, dopo tre ore e un minuto di infiniti spintoni e rincorse, il titolo numero due di una carriera che ora gli schiude le porte della Top 30 (sarà 28 da questa mattina).

[…]

Ma il toro di Sonego è intelligente, non lo sapevate? Non lo sapeva nemmeno Laslo Djere. Avrebbe dovuto. Sul rosso (di Marrakech, 2019) si erano già incrociati, ma forse Lorenzo non era ancora il tennista di oggi, finalmente adulto

[…]

Djere non ha saputo opporsi alla lenta dissipazione del gruzzolo iniziale. Non voleva crederci, lui che veniva da 10 match vinti sull’isola, dove l’anno scorso conquistò (contro Cecchinato) la Sardegna Cup giocata a Santa Margherita di Pula. Ma sono atteggiamenti che nessuno può permettersi, con un Sonego così convinto dei propri mezzi. Djere ha preso il largo già dal primo game del set d’avvio, un break strappato a un Sonego ancora intorpidito dalle maratone dei giorni scorsi.

[…]

«Sono stato bravo a restare calmo nel tie break del secondo set», dice Lorenzo. «Sentivo che la partita sarebbe stata ancora lunga e tutta da giocare. Lottavo e avevo voglia di continuare a farlo. Ora sono davvero stanco, ma anche molto felice. Di sentire che il mio tennis è ormai maturo, e di aver vinto un titolo in casa, seguendo le orme di Volandri”. Già, Palermo 2006, l’ultima vittoria di Filippo nel Tour, 15 anni fa Un successo italiano in terra italiana mancava da allora. Ma Lorenzo s’è preso anche il doppio (sabato, con Vavassori): l’ultimo a fare strike Berrettini a Gstaad, nel 2019. Nel terzo, Sonego si è staccato sul 3-1 e ha tenuto fino all’urlo finale. Saluti e fuga verso Montecarlo. Ci sono da salvare i quarti del 2019.

Dalla porta accanto con vista Finals. Sonego, cuore granata e volontà (Stefano Semeraro, La Stampa)

Il tennis italiano ormai è un condominio di lusso, affollato di storie. Segui nell’attico i due enfant prodige Sinner e Musetti e rischi di perderti il campione della porta accanto, Lorenzo Sonego, che in giardino ti ristruttura la classifica – da oggi è numero 28 Atp, quattro fra i primi 30 non li piazzavamo dal luglio del `77 – e lo fa senza menarsela troppo, da bravo torinese schiscio, che bada al suo. «Ma con la grinta del guerriero», aggiunge il suo coach e secondo papà Gipo Arbino. A Cagliari Sonny, 26 anni fra un mese, si è preso il secondo titolo della carriera dopo quello sull’erba di Antalya nel 2019 (più la finale di Vienna indoor dello scorso anno: tre finali, tre superfici). Tre match da inferno, alla Sonego, sangue sudore e lacrime, la finale contro il rognosissimo serbo Djere che dopo il 6-2 del primo set sembrava un Everest. Ma Lore non si scompone, non troppo, perché il tennis, per lui che abita nel quartiere Santa Rita, media borghesia sabauda; che ad allenarsi allo Stampa Sporting ci va a piedi, dando un’occhiata all’Olimpico e il doppio in Sardegna lo ha vinto con il compagno di circolo Andrea Vavassori, è una cosa in fondo normale; da amare comunque.

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Col tennis Lorenzo ha iniziato tardi, a 11 anni, fino a 13 si divideva con il calcio, sponda granata. Quattro anni fa era ancora lì a lottare nei Challenger con accanto solo Gipo il saggio, apprendista e maestro, come nelle botteghe rinascimentali. Poi il “Polpo” – come lo chiamano fin da piccolo perché senza avere un fisico da fenomeno e colpi da predestinato in campo si incolla ad ogni palla – ha iniziato a salire in superficie. A cercarsi prede più grosse. Insieme con un team-famiglia cresciuto strada facendo, come la compagnia dell’anello: il consigliere tecnico Umberto Rianna, il preparatore itinerante Damiano Fiorucci, quello stanziale Fabio Nervi, il videoanalista Danilo Pizzorno, il fisio Marcello Marini, il mental coach Lorenzo Beltrame e il manager Corrado Tschabuschnig; più la fidanzata Alice, che studia da nutrizionista. «Io mi fido ciecamente di loro», dice il Polpo. «Nella carriera non mi sono mai messo obiettivi, se non migliorare e divertirmi, ma adesso un sogno ce l’ho: giocare le Atp Finals a Torino, nella mia città». Nella Race to Turin è 16esimo, entrano i primi 8, siamo ad aprile.

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Rassegna stampa

Super Sonego. Finale da guerriero con cuore e testa (Crivelli). Sonego non si ferma più (Mastroluca). L’Italia di Umberto Rianna: «Il segreto è nel confronto» (Guerrini). Montecarlo, première della terra rossa con Nadal e Djokovic (Semeraro)

La rassegna stampa di domenica 11 aprile 2021

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Super Sonego. Finale da guerriero con cuore e testa (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Perdere la pazienza significa perdere la battaglia. Lorenzo Sonego ha margini tecnici ancora inesplorati, ma una qualità innata ne ha sempre illuminato il percorso agonistico: l’animo del guerriero, quello che ti tiene sempre dentro la partita. Pazienza, appunto. E non si perde mai la testa. Così Lorenzo arriva alla sua terza finale in carriera; dopo l’erba di Antalya nel 2019 (vittoria) e il veloce indoor di Vienna (sconfitta), arriva la terra di Cagliari: tre superfici diverse. Oggi, in un match ostico contro il campione in carica Djere, che sul rosso ha vinto 51 delle sue 61 partite Atp, può diventare il primo azzurro dal 2006 ad alzare un trofeo sul suolo patrio: Volandri, l’attuale c.t. di Davis, ci riuscì a Palermo. Intanto, Lollo si annette pure il torneo di doppio insieme all’amico Vavassori: quando si dice la settimana dei sogni. Certo, la semifinale contro Fritz conferma la durezza delle loro sfide: al Roland Garros giocarono un tie break (vinto dal torinese) di 37 punti, sotto il cielo nuvoloso della Sardegna restano in campo oltre due ore e mezza e i primi tre game durano 22 minuti. Eppure, quando Sonego si ritrova avanti di un set e due break, il trionfo sembra vicino. E invece si incarta, diventa prevedibile con la palla corta, mentre il vento gli rende monco il servizio. Ma è qui, nel cuore di una partita già vinta e poi improvvisamente scivolata dall’altra parte della rete, che Lorenzo si esalta una volta di più, archiviando la delusione e impilando 5 game di fila a inizio terzo set che chiudono i conti. Che cuore: «Dietro la mia crescita, da un paio d’anni c’è indubbiamente un grande lavoro mentale: ho imparato che bisogna sempre rimanere attaccati alla partita, non mollare, non farsi travolgere dalla sensazione di impotenza. Dalla prima finale giocata ad Antalya ho acquisito esperienze importanti in giro per il mondo, mi sono allenato con giocatori più forti cercando di apprendere le cose migliori».

Sonego non si ferma più. Oggi la finale con Djere (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Un sabato speciale, un sabato italiano. A Cagliari, ieri è stato il giorno di Lorenzo Sonego che ha centrato al Sardegna. Open la terza finale ATP su tre superfici diverse, e vinto il torneo di doppio con l’amico Andrea Vavassori. Quando c’è da lottare, il numero 4 azzurro si accende e scalda anche l’aria fredda sotto il grigio cielo sardo. Dopo la battaglia contro il tedesco Yannik Hanfmann, Sonego ne vince un’altra, anche questa mentalmente non semplice, contro Taylor Fritz. L’azzurro ha chiuso 6-4 5-7 6-1 dopo essere stato avanti di due break nel secondo set. «Ci tenevo tanto a far bene qui – ha detto Sonego in conferenza stampa – sto giocando ad alto livello delle belle partite e non era scontato. Passare dal veloce alla terra rossa così bene mi dà molta fiducia». Oggi alle 13 Sonego giocherà la finale numero 170 per un italiano nel circuito ATP. Se dovesse vincere, entrerà per la prima volta tra i primi trenta del mondo. Sonego sfiderà il serbo Djere, numero 57 del ranking, che l’anno scorso ha vinto il titolo al Forte Village di Santa Margherita di Pula. E’ un giocatore solido, che ha ottenuto sulla terra battuta 51 vittorie sulle 61 totali nel circuito ATP. Non è appariscente ma sbaglia poco. «È molto solido sulla terra battuta. Ha un grandissimo rovescio e buoni cambi di ritmo. Risponde bene, il servizio invece non è micidiale», ha dichiarato il coach di Sonego, “Gipo” Arbino. Ieri Sonego ha festeggiato anche il suo primo titolo in doppio, in coppia con il suo grande amico Andrea Vavassori. In finale, hanno sconfitto Simone Bolelli e l’argentino Andres Molteni 6-3 6-4.

L’Italia di Umberto Rianna: «Il segreto è nel confronto» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Umberto Rianna è una figura chiave nella crescita del tennis italiano. Responsabile del Progetto Over 18, segue Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego e dalla scorsa stagione anche Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri. In Fit si èoccupato anche di Under 14. Coach cresciuto alla scuola di Nick Bollettieri, Rianna festeggia nel 2021 i 30 anni da tecnico. Rianna. dopo 30 anni di attività se si volge indietro agli inizi qual è la prima immagine? «Penso a Giacomo Staiano che mi fece conoscere Nick Bollettieri a Capri. Andammo a Bradenton e fui subito inserito in un ambiente incredibile, un percorso di formazione in cui i giovani erano affiancati a grandissimi allenatori e potevano seguire ragazzini emergenti. A me toccò Tommy Haas, aveva 13 anni. Una palestra di vita, non solo professionale. Con Bollettieri non c’erano mai pause».

Dall’academy a coach.

Ho cominciato con Malisse, ho seguito Nargiso e Pescosolido che erano già maturi. Ancora adesso porto con me l’esperienza con Xavier, l’opportunità di lavorare con un ragazzo che era sotto i grandi riflettori e faticava. 18 mesi, credo nessuno sia rimasto così a lungo con lui. Aveva firmato un contratto importante con Adidas, era diventato famoso giocando alla pari un match con Sampras. Con lui ho capito subito che per un giocatore avere quel talento può essere una benedizione e una maledizione. Se non riesci a coltivare le qualità, se non capisci che oltre alle capacità ci vogliano le competenze, non arrivi. E quei concetti sono le mie pietre miliari.

In Italia poi il Blue Team. E da Arezzo. cioè dal privato, è passato al pubblico, alla federazione.

E’ stata un’altra esperienza bellissima, il Blue Team, completamente diversa. All’inizio da solo, poi formando giovani maestri, una vera Academy. Poi è arrivata la chiamata di Sergio Palmieri, prima gli Under 14 e poi gli Over 18. Quando mi ha contattato Palmieri, mi ha detto espressamente che l’obiettivo era quello di fortificare le sinergie tra allenatori e federazione che erano meno strutturate. L’intento era anche far capire che seppur privati, tutti si è parte di una squadra, la Fit, l’Italia. C’era bisogno di messaggi più concreti, di risorse.

Lei allena, ma non è l’allenatore dei giocatori, da tempo non più strappati dal loro ambiente. Un ruolo in cui serve anche psicologia. Non c’è solo la parte tecnica e organizzativa.

Sì, una volta si riunivano i giovani promettenti nel centro tecnico, come a Formia o a Tirrenia. In un’ottica di decentramento sembrava un’idea un po’ stretta e forse ora sarebbe anacronistica. I centri tecnici sono sempre fondamentali, ma sono diventati più centri servizi, per allenamenti, approfondimenti, di supporto a ragazzi e team. La Fit ha fatto sforzi importanti, investito parecchio e nel modo giusto, anche con le nostre sinergie con lo staff. E io, è vero, sono un allenatore, ma non il coach dei ragazzi e nemmeno l’allenatore dei tecnici. Non saprei definire, forse consulente. Meglio, mi sento un supporto.

In questo momento magico si rischia di far crescere troppe aspettative. I risultati del lavoro si valutano nel complesso. Ma Sinner e Musetti si nasce, no?

Ecco, serve equilibrio. Non sono i Sinner e i Musetti le vere conseguenze di questo lavoro approfondito, che peraltro comincia fin dai 12enni. Ci sono i tecnici esperti, di qualità, c’è la tecnologia al servizio, ci sono i professionisti di ogni settore, nutrizionale, psicologico, fisico-atletico. Nel professionismo basta un solo dettaglio non funzionante per far sì che i giovani non raggiungano il livello prevedibile. […]

Esiste una via italiana al tennis, o nella globalizzazione è impossibile?

Tecnicamente non è attuale, il confronto è crescita. Ma c’è sicuramente una via italiana al tennis, un modo di fare. Abbiamo capacità specifiche, una storia, un’energia misteriosa con cui abbiamo superato momenti difficili. A conferma di questo, un giorno è venuto l’allenatore di Thiem a chiederci dopo un match con Berrettini come lavorasse Matteo. Il pericolo principale che corriamo ora, è sederci. Ma non succederà. Un altro pericolo è immaginare che debbano emergere di continuo i Sinner e Musetti. Abbiamo tanti giovani con grandi qualità, dobbiamo rispettare la loro crescita individuale. Ogni percorso è unico.[…]

Montecarlo, première della terra rossa con Nadal e Djokovic (Stefano Semeraro, La Stampa)

Lo scenario è magico, il teatro vuoto (causa Covid),l’appuntamento al buio. Resta illuminato il palcoscenico, il centrale del Country Club di Montecarlo, dove per la prima volta dopo l’Australia rivedremo in campo Novak Djokovic e Rafa Nadal – ma non Federer e Thiem che hanno deciso di passare la mano – e l’Italia da oggi fungerà da padrona di casa: il defending champion è sempre Fabio Fognini, visto che nel 2020 il torneo non si è disputato. Cagliari e qualche altro appuntamento minore hanno fatto da trailer, ma la vera première della terra battuta è qui. Trattasi di appuntamento al buio perché non sappiamo granché dello stato di forma dei protagonisti, ad esempio toccherà scoprire in corso d’opera se Djokovic ha recuperato dopo il misterioso strappo addominale che pure non gli ha impedito di sbancare Melbourne. Il sorteggio gli ha risparmiato la collisione con il n. 2 Atp Andrei Medvedev, e il n. 3 Rafa Nadal, piazzati nella parte bassa del tabellone, ma al secondo turno il Djoker potrebbe trovarsi di fronte il suo “nipotino” Jannik Sinner. Jan non ha giocato sulla terra, dopo il bel torneo e la finale persa a Miami si è solo allenato. All’esordio gli capita Albert Ramos, che quattro anni fa nel Principato si arrese solo a Nadal in finale, quindi guai a sottovalutarlo. Anche Nadal, 11 volte campeon, non è al massimo, e lontano dalla forma migliore sembra purtroppo anche Fognini, malmenato a Marbella da uno dei nipotini di Rafa, Jaime Munar. Dovesse passare il primo turno contro Kecmanovic, al terzo finirebbe in rotta di collisione con Medvedev. Lorenzo Musetti dovrà testare le qualità da terraiolo di Aslan Karatsev (in caso di vittoria avrà Tsitsipas), Matteo Berrettini rientra anche lui da un fastidioso infortunio agli addominali e ha assaggiato il rosso solo in doppio a Cagliari con il fratello Jacopo.

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