Steve Flink: “Sinner non deve abbattersi, sarà in Top 10 entro lo US Open”

Focus

Steve Flink: “Sinner non deve abbattersi, sarà in Top 10 entro lo US Open”

Il direttore Scanagatta commenta il risultato a sorpresa di Miami e la stagione su terra in arrivo. Chi ha deluso di più, Medvedev o Zverev? Nadal tornerà presto N.2, mentre Andreescu riuscirà a rimanere in salute?

Pubblicato

il

Si è concluso il primo Masters 1000 della stagione e subito un altro è alle porte, per di più su una superficie diversa. Ubaldo Scanagatta e Steve Flink si sono quindi riuniti (telematicamente) per fare il punto della situazione dei due circuiti, a partire dal grande exploit di Jannik Sinner, che ha sfiorato la prima grande vittoria della sua carriera, e dalla conferma al vertice del ranking WTA di Ashleigh Barty. Di seguito la loro valutazione di quanto è successo:

00:00 Si inizia con l’uomo del momento, quell’Hurkacz che batte da sfavorito il nostro Sinner in finale a Miami. “Ha eliminato dal torneo Rublevi, Raonic, Shapovalov e Tsitsipas dopo una gran rimonta, per cui Sinner non deve sentirsi troppo demoralizzato”, chiosa subito Flink. Secondo Ubaldo, Sinner è “un diesel”, ed in finale ha peccato di inesperienza. Anche il vincitore non è esente da critiche: Flink infatti ricorda che “Hurkacz poteva andare avanti 5-0 nel secondo set, poi si è innervosito e quasi si faceva rimontare. Devo ammettere che mi aspettavo che Sinner giocasse molto meglio nel tie-break, invece ha commesso 4 o 5 errori non da lui”. Analizzando la partita nel complesso, continua Steve, “Hurkacz ha giocato un primo set quasi esclusivamente in difesa, poi nel secondo ha preso l’iniziativa nel gioco ed ha meritato”.

07:30 – Possiamo parlare di una grande opportunità mancata per Sinner: Ubaldo precisa come questo fosse “il primo Masters 1000 senza un top 4 nelle fasi finali dal lontano 2005. Personalmente mi aspettavo una vittoria di Medvedev”, il cui atteggiamento viene pesantemente criticato da Flink; “contro Bautista non è stato meritevole di vittoria. Mi piacerebbe vederlo più composto e determinato quando le cose non vanno per il verso giusto, invece nel secondo set ha quasi mollato la partita”. “Medvedev è il numero 2 del ranking in un’era dove in quella posizione di classifica ha sempre giocato qualcuno di imbattibile o quasi”, afferma il direttore. “Bautista è forte, ma gli manca sempre qualcosa per raggiungere il top e fare il salto di qualità: abbiamo visto contro Sinner – nei punti cruciali gli trema la mano”, continua. Secondo Flink, Nadal dovrebbe riprendersi la posizione di numero due a breve, visto l’incombere della stagione su terra, dove non vede Medvedev particolarmente brillante.

 

12.50 Ubaldo ricorda la vittoria di Fognini a Monte Carlo esattamente due anni fa, per cui pensava fosse un buon presagio per Sinner; il parallelismo continua, visto che entrambi avevano un avversario non proprio impossibile in finale, almeno per un Masters 1000, ma alla fine il risultato non è stato lo stesso. Flink ci tiene ad elogiare comunque la qualità di Sinner, ricordando la prestazione di Parigi contro Nadal dell’anno scorso, e pronostica che “Sinner sarà sempre competitivo contro i big del circuito”. Segue una comparazione di risultati ottenuti alla stessa età tra Sinner ed i top degli ultimi anni: “Il torneo di Miami fu vinto da Agassi e Djokovic a 19 anni, ma ad esempio Nadal perse in finale, e tra l’altro fu solo la prima di altre cinque sconfitte in finale. Per cui ho detto a Sinner che mi piacerebbe sorridesse, pensando al fatto che un campione come Nadal ha perso cinque finali a Miami”, conclude Ubaldo.

16.20 – “Sinner non è il tipo di persona che si fa intimidire, ma forse il ruolo di sfavorito gli avrebbe giovato”, dice Steve. “Devo dire che mi sembrava più solido di Hurkacz, che in passato aveva perso match già vinti, o che avrebbe dovuto vincere”, afferma Ubaldo; “anche a Miami, era 5-1 contro Rublev nel primo set, e quasi si fa riprendere. Nel secondo set, servendo per il match, aveva avuto un turno di servizio molto lungo”, continua. “Sinner si è fatto sopraffare dall’emozione di vincere un torneo importante, ma credo comunque che sarà in Top 10 già per lo US Open”, pronostica Flink. Ubaldo riporta poi una conversazione con il suo coach, Riccardo Piatti, che disse: “Finché il ragazzo non arriva a 150 match giocati, non potremo neanche immaginare il tipo di carriera che potrà avere”. Fa comunque pensare che il picco della carriera di un tennista, generalmente intorno ai 27 anni, sia ancora molto distante nel tempo per Jannik. “Uno dei pochi aspetti che ha da migliorare è la selezione dei colpi, e questa cambierà solo con l’esperienza dei match giocati”, analizza Steve. Secondo Ubaldo, anche il gioco a rete andrà perfezionato.

22.50Ultime parole sul vincitore Hurkacz, che “ha mostrato di avere buoni colpi da fondo”. Ubaldo e Steve concordano che “il suo servizio ricorda quello di Pete Sampras, il migliore di sempre, per stile e movenze”. Flink aggiunge che “serve molto forte, ma potrebbe indirizzarlo meglio, e sono sicuro ci lavorerà su”. Si passa poi a parlare delle delusioni del torneo: Ubaldo menziona Tsitsipas, e Flink spiega che “il greco non può perdere un match che sta vincendo con un set e quasi due break di vantaggio, sono molto deluso da lui”. Discorso diverso per Zverev, che per Flink era solo molto stanco: “Non vinceva molti punti col servizio, è un po’ strano vederlo così, visto che dallo US Open in poi è stato molto costante”. Ubaldo però pone l’accento sulla mancanza di solidità mentale del tedesco. Ubaldo poi sposta l’attenzione su un’altra delusione del torneo, il russo Rublev, che “non varia molto il suo gioco, risultando prevedibile nonostante sappia scambiare bene. Devo anche dire che l’anno scorso ha vinto tantissimi match, ma non erano tornei maggiori”.

32.00 La conversazione si concentra poi sul kazako Bublik, antitesi di Rublev, che diverte molto i due. Per Steve “è difficile prevedere se sarà un gran giocatore o solo un buon intrattenitore di folle”. “Tira le seconde più forti delle prime, sembra quasi non gli interessi nulla, personalmente mi ricorda molto Safin, istrionico come lui”, afferma Ubaldo. “Inoltre non è noioso nelle interviste!” Viene spesa qualche parola anche per il padrone delle ultime edizioni del torneo, John Isner, che ha sprecato tre match point contro Bautista, “ma non penso sarebbe andato troppo oltre”. Il giovane Sebastian Korda ha invece attirato l’attenzione, battendo tra gli altri Karatsev e Schwartzmann: “È così diverso dal padre! Petr era molto incostante, lui invece si adatta bene a tutti gli avversari”, commenta Flink, pronosticandolo in Top 10 entro l’anno prossimo.

40.00Si passa al torneo femminile; Barty trionfa di nuovo a Miami, dopo avere rischiato l’esclusione nei primi turni. “Si prospettava una finale molto bella, con Andreescu favorita visto il suo percorso, eppure è stata sconfitta, a prescindere dall’infortunio e conseguente ritiro”, afferma Steve. Secondo Ubaldo, Barty ha avuto un tabellone molto più ostico, quindi era lei da essere considerata la favorita per la vittoria finale. “Bianca ha vinto ogni match in tre set, mi aspettavo che questo l’avesse messa bene in palla fisicamente dopo i suoi infortuni. Di certo mi piacerebbe vederla tornare a giocare regolarmente”, dice Flink. Focus sul torneo di Osaka, conclusosi con la batosta contro Sakkari. “È stata disastrosa nel primo set, la greca rispondeva sempre aggressiva sulle seconde, ma poi avrebbe dovuto vincere il secondo set, visto che era sopra 4-1. Non credo tuttavia avrà altre prestazioni così mediocri quest’anno”, sostiene Steve. Ubaldo si dice molto deluso da lei, “le grandi campionesse non si comportano così, non prendono 6-0 in un set, non perdono così facilmente 6 game di fila come lei nel secondo set, nemmeno quando non sono in giornata”.

Bianca Andreescu (di schiena) e Ashleigh Barty (di fronte) – finale Miami Open 2021 (foto Twitter @MiamiOpen)

45.30Si passa ad una rassegna sull’imminente stagione su terra; per Ubaldo, “le campionesse del passato erano brave su tutte le superfici. Osaka sembra ancora avere limiti fuori dal cemento, e questo non puoi permettertelo quando hai certe aspettative”. Flink si dice eccitato all’idea di veder giocare una Andreescu finalmente in salute, “potrà dare vita a grandi match e rivalità con avversarie come Barty o la stessa Osaka: il tennis ha bisogno di questo per rivitalizzarsi, ha bisogno di sane rivalità”. Kenin e Sabalenka sono un gradino sotto queste tre, mentre Swiatek “è molto talentuosa, allo scorso Roland Garros è stata spettacolare, ma non la vedo ancora al livello delle prime”.

49.30L’ultimo argomento toccato è il record del tennis italiano: per la prima volta nella storia, ben dieci tennisti sono in Top 100. Menzione speciale per il giovane Musetti; Ubaldo si professa “intrigato dalla situazione del tennis in Italia come mai negli ultimi 40 anni”. Flink concorda, e crede che “tutto questo potrebbe spronare Berrettini a non adagiarsi sugli allori, visto che tanti connazionali stanno conquistando la ribalta. Di certo nei prossimi cinque anni ci sarà più Italia al vertice”. Ubaldo aggiunge che le Finals di Torino potrebbero avere più di un italiano come protagonista, e questo sarebbe molto positivo per il movimento nel nostro Paese.

Sbobinatura a cura di Antonio Flagiello

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Indian Wells: Basilashvili-Norrie, finale tra esordienti

Cameron Norrie supera in due set Grigor Dimitrov. Nikoloz Basilashvili ferma Taylor Fritz. Norrie irrompe nei Top 20

Pubblicato

il

Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[27] C. Norrie b. [23] G. Dimitrov 6-2 6-3

Si ferma in semifinale la corsa di Grigor Dimitrov al BNP Paribas Open di Indian Wells, dopo le splendide, ma anche molto dispendiose, vittorie contro Medvedev e Hurkacz, Dimitrov non è riuscito a riprodurre lo stesso livello di tennis contro uno dei giocatori più continui del 2021, che qui nel deserto della California è riuscito a raggiungere la sua sesta finale stagionale, sicuramente la più prestigiosa.

Il bulgaro ha iniziato il match giocando in maniera molto irregolare, sbagliando parecchio e facendo scappare Norrie sul 4-0 compromettendo il primo set, che infatti è scivolato via in soli 31 minuti. Ci sono voluti altri due giochi nel secondo set perché Dimitrov riuscisse a prolungare gli scambi provando a manovrare le direzioni per crearsi le aperture necessarie per i suoi affondi. Ma la strategia era comunque troppo laboriosa per il Grigor della giornata odierna, solo sporadicamente capace di infilare quei magnifici vincenti capaci di infiammare la folla.

 

Norrie ha tenuto grande compostezza, controllando sapientemente i suoi turni di battuta e annullando l’unica palla break concessa sul 2-1 con un bel diritto inside in, e recuperando da 0-30 due game più tardi.

Ho cercato di allungare gli scambi, non ho mai pensato all’importanza della posta in palio – ha detto Norrie una volta arrivato in conferenza stampa, oltre due ore dopo la fine del match – nemmeno quando ho servito per il match. Nel secondo set ho risposto peggio rispetto al primo set, ma ero molto concentrato sul mio tennis”.

Grigor Dimitrov – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con questa vittoria Cameron Norrie conquista il suo più importante piazzamento in un torneo Masters 1000 e soprattutto si propone come solido contendente alle ATP Finals. La finale lo porta a 2440 punti nella Race, all’11° posto immediatamente dientro a Jannik Sinner e a soli 115 punti dall’italiano, con l’occasione di poterlo superare in caso di vittoria del titolo domenica.

[29] N. Basilashvili b. [31] T. Fritz 7-6(5) 6-3

Non si è realizzata la favola del giocatore di casa che vince il suo primo grande torneo a due passi da dove è nato. Taylor Fritz non è riuscito a resistere al bombardamento da fondo messo in atto da Nikoloz Basilashvili ed ha dovuto alzare bandiera bianca in due set, nonostante abbia avuto tre set point nel primo set per passare in vantaggio e provare a raggiungere la finale.

Partita decisamente diversa dalla precedente, quella tra Fritz e Basilashvili: la palla camminava almeno 20 chilometri l’ora più veloce durante gli scambi pieni di mazzate tirate sia di diritto sia di rovescio. Era Basilashvili ad avere più spesso il controllo dello scambio, commettendo però qualche errore in più. Fritz è arrivato ad avere tre set point nel primo set, due sul 5-4 e uno sul 6-5, tutti però giocati molto bene e in maniera aggressiva da Basilashvili. Forse qualche recriminazione in più sul primo di questi set point, nel quale Fritz ha messo lungo un rovescio lungolinea di palleggio, ma nel complesso in questi frangenti decisivi del set il georgiano ha giocato meglio, così come anche nel tie-break successivo, nel quale è andato avanti di un minibreak sul 5-4 con un diritto poderoso, e poi ha incassato i due errori da fondocampo di Fritz sul 5-5 per chiudere il primo set in 59 minuti di gioco.

Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Volevo giocare in maniera aggressiva, ma mi ero reso conto che non potevo picchiare la palla se non partendo dal mio servizio – ha spiegato Fritz dopo il match – Non mi sembra di aver avuto possibilità di provare a giocare un colpo vincente nelle palle break che ho avuto, i suoi colpi erano troppo forti e profondi”.

Nel secondo set l’americano ha provato a tenere maggiormente lo scambio, ha avuto altre due palle break sull’1-1, annullate ancora da due vincenti di Basilashvili, che per tutto il match ha modulato molto bene la sua prima di servizio, assicurandosi di tenere una percentuale elevata ed evitare così di essere aggredito sulla seconda.

Sul 3-2, il georgiano ha trovato due super-risposte sul 30-30 che gli hanno procurato l’unico break della partita e il vantaggio decisivo per raggiungere la sua prima finale Masters 1000. Nel game finale la tensione stava per fargli un brutto scherzo e l’ha costretto ad annullare due palle del controbreak dopo aver fallito tre match point, ma alla fine la quarta palla partita è stata quella buona.

Taylor mi ha fatto giocare tante palle – ha spiegato Nikoloz dopo la partita – ho dovuto giocare molto bene da fondo per vincere. Sono contento di essere rimasto calmo nei momenti importanti e di essere riuscito a tirare i colpi che volevo tirare”.

In finale Basilashvili incontrerà il tennista che ha vinto più partite in questa stagione, ben 50, e che domenica disputerà il suo 71° match ufficiale. “Basilashvili è un grande giocatore – ha detto Norrie del suo avversario in finale – quando gioca bene può battere chiunque. Sarà molto difficile, ma mi sento bene fisicamente e sarò pronto alla battaglia”.

I due si sono affrontati una volta sola nella loro carriera professionistica, al primo turno dell’ABN AMRO di Rotterdam lo scorso marzo: in quel caso vinse Norrie molto agevolmente (6-0, 6-3).
In caso di sconfitta in finale, Norrie entrerà comunque nei Top 20 al n. 17, mentre se dovesse vincere il titolo salirebbe di un’ulteriore posizione al n. 16; Basilashvili invece salirà alla posizione n. 27, e nel caso in cui dovese aggiudicarsi il titolo tornerebbe anche lui nei Top 20 alla posizione n. 18.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Indian Wells: Analisi di una doppia delusione azzurra e i dubbi sulle scelte di casa Piatti per Jannik Sinner

I timori sulla condizione di Matteo Berrettini. Sarà stanco per la lunga e stressante stagione? Recupererà per Torino? Su Sinner: non c’è stata incoerenza fra le modifiche attuate ora al servizio e l’obiettivo Torino?

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Indian Wells 2021 (foto Vanni Gibertini)

Parliamoci chiaro. Per le nostre aspettative, quelle generalmente condivise dagli appassionati italiani, il torneo di Indian Wells è stato una grande delusione. E il fatto che alle semifinali del torneo siano giunti 4 tennisti non compresi fra i primi 25 del mondo accentua inevitabilmente quella delusione.

Anche se, d’altro canto, un po’ l’attenua il fatto che Fritz, il giustiziere della nostra squadra di Coppa Davis, abbia colto poi anche lo scalpo del tennista che pareva più in forma degli altri, Zverev. Il quale, detto inter nos, il suo match se l’è proprio mangiato, dal 5-2 in poi e con il doppio fallo sul matchpoint…sia pur con l’alibi del sole. Però è indubbio che Taylor Fritz, se giocasse sempre così, sarebbe un osso duro per chiunque e ci si può perdere benissimo senza arrossire.

Tuttavia resta il fatto che dacché era uscito il sorteggio non c’era stato un media italiano che non si fosse affezionato all’idea di un ottavo di finale tutto italiano, il primo duello fra Berrettini e Sinner. Con un italiano – se quell’eventualità si fosse verificata – garantito nei quarti.

 

Mi sa che gli abbiamo portato tutti male, a entrambi. Affezionarsi a un’idea non voleva dire sognare, come quando -ad esempio – qualcuno aveva sognato che Berrettini battesse anche Djokovjc e trionfasse a Wimbledon. Quello sì che era un sogno, anche se dopo il primo set, la schiera dei sognatori si era infittita.

Questa volta, confidando nell’ordine delle teste di serie di Indian Wells e in un tabellone che pareva piuttosto buono fatta eccezione per Isner sulla strada di Sinner (e pure Isner ha poi invece dato via libera spianando la strada) era un pronostico – ancor più che una speranza – che pareva avere solide basi di concretezza. L’ostacolo Fritz, una doppia gabbia se fosse stato un concorso ippico, non pareva insormontabile.
Invece nel Masters 1000 più abbordabile della storia degli ultimi 17 anni, senza Djokovic, Nadal e Federer, con Aliassime subito fuor di scena, un Medvedev fuor …di testa (pazzesco il modo in cui avanti 6-4 e 4-1 è riuscito a perdere con Dimitrov, anche se poi il russo ha dato la colpa alla lentezza della superficie e alla enorme difficoltà nello sfruttare l’efficiacia del servizio), i nostri due migliori giocatori hanno deluso ogni aspettativa giocando… malissimo Berrettini e male pure Sinner!

Ciò sebbene sia giusto osservare che Fritz è stato tutto fuorché un amico – battutaccia cui nessuno si è sottratto, e c’è stato anche chi nei social ha optato per l’aperitivo preferito da Sinner e Berrettini… il gin-Fritz! –  in particolare contro Sinner quando è sembrato in giornata di vena davvero straordinaria (come del resto ha replicato nel secondo set contro Zverev).

L’americano ha comandato sempre lui il gioco, salvo che nei primi 6 giochi, favorito peraltro da un Sinner disastroso al servizio: 0 ace, 4 doppi falli 51% di prime palle ma intorno al 40% per più di un set, 34% soltanto di punti vinti con seconde palle spesso servite pianissimo, 12 palle break a Fritz che non è davvero Djokovic ma Jannik lo ha fatto apparire tale (per questi dati assai accurati ringrazio l’affezionato lettore Brandon).

Di giocare male ci sta. Accade, più o meno, a tutti. Nessuna giornata è uguale all’altra, anche per noi che non giochiamo a tennis. Sappiamo tutti che i grandi campioni, i Fab Four un esempio infinito per tutti, sono quelli che sono anche i più continui nell’esprimersi ad altissimo livello.

E in termini di continuità mi sembra che quest’anno noi ben poco possiamo rimproverare a Matteo Berrettini, che non solo è rimasto saldamente fra i primi 8 del mondo smentendo quanti dubitavano del suo ruolo di top-ten ma è salito a n.6 con una serie di risultati impressionanti che avrebbe potuto essere addirittura ancora migliori se non avesse avuto la sfortuna di imbattersi nel n.1 del mondo Djokovic in tre Slam (Parigi, Londra, New York) e non fosse stato costretto a ritirarsi a Melbourne. Devo ricordare che sono i tornei che distribuiscono più punti?

E ben poco, sempre in termini di continuità, possiamo rimproverare a Jannik Sinner che aveva chiuso il 2020 a un già lusinghiero n.37 ATP  e lunedì prossimo, a 20 anni e 2 mesi, lo ritroveremo a n.13 del mondo (ovviamente suo best ranking) e ancora in corsa per le ATP finals, mentre per le NextGen è semplicemente il primo in graduatoria. A un ventenne che sale 24 posti in classifica non si può che dire bravo.

Se quest’anno è stato un anno magico per il tennis azzurro lo dobbiamo principalmente a loro due, anche se a far parlare di rinascimento del tennis italiano hanno contribuito in tanti. E cioè almeno tutti quei dieci giocatori che in certi periodi sono stati contemporaneamente fra i top 100, stimolando anche i colleghi giornalisti di altri Paesi a scrivere e chiedersi del fenomeno italiano. E ciò è accaduto proprio nell’anno in cui Torino si appresta ad ospitare le finali ATP che per 12 anni erano state a Londra e mai prima in Italia. Di quest’ultimo successo, ottenuto su un campo diverso, quello politico-organizzativo, dobbiamo essere grati a tutti coloro che si sono battuti per raggiungerlo: cioè la federtennis, gli enti locali piemontesi, ex sindaco Appendino in testa, il Governo all’epoca in sella.

Tutto ciò ampiamente premesso e sottolineato, con giusto orgoglio e direi perfino con la dovuta riconoscenza… perché sono i buoni risultati che fanno crescere l’interesse della pubblica opinione e di conseguenza gli spazi nei media nonchè il maggior coinvolgimento delle aziende e degli sponsor, questo non ci esime dall’esprimere le nostre opinioni su quanto abbiamo visto accadere a Indian Wells.

Voglio aggiungere alla lunga premessa anche il fatto che, probabilmente per le condizioni climatiche, la strana luce, i campi davvero lenti, quasi nessuno dei top-player ha giocato fin qui bene (salvo forse Zverev fino al 5-2 al terzo con Fritz prima di rovinare ogni cosa). Lo stesso Tsitsipas, n.2, era stato in notevole difficoltà con Fabio Fognini e le ha confermate con Basilashvili. Questo per dire che se si sono trovati male anche Berrettini e Sinner, beh ci sta. Peccato però. Quei punti del Mille di Indian Wells, così tanti, facevano gola e servivano da morire.

Dispiacerebbe però che questi riscontrati in California potessero rivelarsi segnali di affaticamento, conseguenti a una lunga e stressante stagione. Tanto più stressante perché seguita al semestre Covid di riposo forzato nel 2020.

E dispiacerebbe perché ci sono ancora 4 settimane di tornei importanti, forse decisivi sia per la qualificazione alle finali – per Berrettini voglio sperare sia quasi scontata –  sia per la classifica di fine anno che è super importante per la posizione nel seeding del prossimo Australian Open e…per i contratti con gli sponsor.

Nelle 4 settimane che restano al massimo si puo’ partecipare a un paio di  250, a un 500 e a un Masters 1000. C’è Anversa la settimana prossima (o Mosca, entrambi 250), Vienna quella successiva (500 o St Petersburg 250), Parigi-Bercy (1000, dal 1 al 7 novembre), Stoccolma (250 dal 7 al 13…e chi la gioca non può fare le Next Gen, come Sinner sa e come a Aliassime non interessa perché ha detto che alle NEXT Gen non partecipa comunque).

Matteo Berrettini non si è imbattuto nel Fritz che ho poi visto contro Jannik Sinner e Zverev – anche se il risultato con cui si è imposto sui due azzurri il ragazzo californiano con il viso da attore è stato identico, 6-4,6-3 – ma mi è parso terribilmente imballato, lento e scarico.

Non so spiegarmene il perché. Troppo a lungo fermo dopo l’US Open? Può essere. La lucrosa esibizione della Rod Laver Cup non può davvero essere considerata vero momento d’agonismo.

Matteo non era stato brillante con Tabilo al primo turno, ma la sua prova incolore poteva anche essere conseguenza di una certa sottovalutazione dell’avversario.

Contro Fritz si è probabilmente demoralizzato quando ha visto che la sua arma migliore, il servizio, era proprio spuntata. Per uno abituato a raccogliere il massimo da quel colpo, prodromo di un dritto altrettanto mortifero, può essere un piccolo trauma.

Non fai ace né servizi vincenti e ti disperi, entri nel panico. Forzi di più e il servizio entra ancora meno. Perdi fiducia e serenità, ne viene contagiato tutto il resto del gioco. Ciò detto, però, mi ha impressionato davvero negativamente – più di qualuqnue altra cosa – la lentezza all’uscita della battuta.

Fritz aggrediva le seconde palle di Matteo come se fossero arrivate delle mozzarelle. Le ribatteva lunghe e profonde, quando anticipando e spiazzandolo, quando giocandogli addosso, al corpo. E Matteo sembrava piantato sul cemento. Come non mi era più capitato di vederlo da tempo. E il guaio è che non è mai riuscito a scuotersi.

Anzi, piatto lo si vedeva scuotere la testa senza neppure provare a reagire, a caricarsi, a cacciare anche qualche bell’urlo…che di solito non amo, ma ammetto che certe volte scuotono e servono. A volte mi chiedo se non potrebbero farlo anche i coach, sebbene non sia elegante. Di certo papà Tsitsipas non si pone questo problema.

Vabbè, una volta ci può stare. Lui stesso, mi pare d’avergli sentito dire nel corso delle interviste rese di Vanni Gibertini – unico giornalista italiano presente di persona a Indian Wells …tutti hanno ripreso quel che Vanni ha scritto, ci fosse stato uno (salvo Slalom.it la miglior newsletter tra tutte, insieme alla nostra Warning di Claudio Giuliani per Ubitennis…cui vi consiglio spassionatamente di registrarvi) che si fosse degnato di citare Ubitennis! Non usa più…– ha definito quella sua partita “la peggiore dell’anno”.

E che sia stata la partita peggiore dell’anno personalmente non mi crea eccessive preoccupazioni. Mi preoccuperebbe invece se Matteo fosse giù di fisico a tal punto da rendere complicato un suo pieno recupero per il prossimo mese di tennis. Dando per scontata, o quasi, la sua presenza a Torino sarebbe un vero peccato se non riuscisse a presentarsi nelle migliori condizioni. Perché a Torino ci potrebbero essere chance di successo per tutti, quasi come a Indian Wells. Non dimentico che alle finali ATP di Londra ho visto trionfare Dimitrov, Zverev e Tsitsipas quando nessuno di loro era davvero uno dei favoriti della vigilia.

Piuttosto…speriamo che chi si occupa di scegliere la velocità del campo del PalaAlpitour – Sergio Palmieri? – non la sbagli. Un piccolo vantaggio a chi gioca in casa tutti gli organizzatori l’hanno sempre considerato, senza per questo macchiarsi di colpe rimproverabili da chicchessia.

E ora vengo a Jannik Sinner. Non doveva battere per forza un ottimo Fritz. E, come hanno giustamente sottolineato in telecronaca SKY Elena Pero e Paolo Bertolucci, l’aspetto più positivo è stato il constatare che anche nella situazione di punteggio più compromessa Jannik ha continuato a lottare, a caricarsi, a crederci (al contrario di quanto aveva mostrato Berrettini).

Direte che non è un aspetto sorprendente in relazione al Sinner che ormai abbiamo imparato a conoscere, però a 20 anni è quasi più normale lasciarsi andare, mandare tutti al diavolo, compreso se stesso, piuttosto che continuare a lottare irriducibilmente come ha fatto Jannik.

Non è poco. Anche in questo aspetto il ragazzo dai capelli rossi è un’eccezione nei confronti dei suoi coetanei, per non dire un fenomeno.

Diciamo però che alla voglia di lottare non si è aggiunta – anche dal suo angolo? – la voglia di pensare un po’ prima a un qualche cambiamento tattico-strategico che forse si sarebbe dovuto fare.

Magari ci se ne accorge più facilmente stando seduti fuori dal campo che dentro. Per questo, però, ho scritto che magari dall’angolo qualche piccolo segnale gli poteva essere…ILLEGALMENTE (ma così fan tutti) trasmesso.

Forse ciò è accaduto perché nei primi game Sinner aveva condotto le danze, fino al 4-2 e allora lui e i suoi hanno pensato che se gli fosse tornata quella efficace precisione d’inizio gara ciò gli sarebbe bastato.

Il problema è che Jannik non si è reso conto che il suo gioco, quel tipo di gioco basato sul corri e tira senza variazioni di tagli e potenza, aveva messo in palla Fritz. Purtroppo per lui. Sinner ha, purtroppo di nuovo, un tennis un po’ monocorde, potente ma piatto, che può mettere in palla gli avversari che sono capaci di reggerlo.

Fritz, rinfrancato dall’ottimo esito dei game successivi al 2-4, non ha più sbagliato una palla facile, anzi. Ha tirato sempre più forte e profondo e Jannik che, come ho accennato sopra, ha servito malissimo subendo 4 break di fila e 5 in 9 turni di battuta, è sempre più affondato nelle sue angoscie, come quando ha perso 8 game di fila.

Vanni Gibertini che ha seguito il match a Indian Wells sostiene che il match è girato su poche palle e accenna a diversi se e ma. Io, che ho visto il match meno bene, e cioè alla tv, ho avuto invece una sensazione assai diversa. E cioè che Fritz avesse sempre in mano il match, dopo i primissimi game in cui ha preso le misure a Jannik. Più vedevo il match e più pensavo che l’americano avrebbe potuto vincere con un punteggio ancora più netto. Il mondo è bello perché vario, così come le opinioni.

Chi ci legge sa che Sinner ha deciso recentemente di cambiare diversi dettagli nel servizio. Ma dettagli non sono, anzi. La posizione dei piedi, l’altezza del lancio di palla.

Due modifiche non da poco. Chiedo: era il caso di affrontarle proprio adesso? Proprio adesso che l’obiettivo delle finali ATP di Torino, ancora raggiungibile ma forse meno di una settimana fa visti i risultati di Hurkacz e il vantaggio di Ruud, è alla portata?

Per favore non si dica che a quell’obiettivo nel clan Piatti non si dà troppa importanza, visto che Jannik stesso rispondendo a una mia domanda quand’era ancora a Sofia dichiarò che avrebbe forse giocato anche a Stoccolma se avesse potuto sembrargli utile. O altrimenti invece a Milano per le Next Gen, sorprendendoci un po’ perché pensavo che avendole già vinte non avrebbe avuto troppo piacere a giocarle…salvo che non fosse un quasi obbligo di Sponsor. Intesa Sanpaolo è il title sponsor di quel torneo e Sinner di Intesa Sanpaolo – così come Lorenzo Musetti – ne è un ambassador (come dicono coloro che non vogliono più chiamarli testimonial).

E’ vero, va detto visto che ho poco fa accennato a…casa Piatti, che per Jannik si è sempre parlato di un programma a lunga scadenza, due, tre anni di lavoro e di attesa senza troppa fretta, cercando pian piano di migliorare tutto il migliorabile.

Jannik è il primo ad essere convinto di questa filosofia, lo ripete in tutte le salse, “lavorare, lavorare e lavorare, ci vuole tempo, non bisogna avere troppa fretta di raggiungere subito certo risultati, meglio costruirsi il bagaglio tecnico necessario per arrivare in alto, al massimo del proprio potenziale”.

Però, allora, anche la programmazione dovrebbe essere coerente. Che senso ha programmare un tour de force, un torneo dopo l’altro, cambiando in corso d’opera dettagli tecnici che non sono dettagli e che emergono in tutta la loro complessità quando nascono serie difficoltà nel corso di un match, se le modifiche tecniche cui si vuole metter mano – e che non si limitano al servizio a quanto mi disse Jannik sia pure senza voler rivelare quali fossero le altre “Se non le vedete non ve le dico…” – sono più importanti dei risultati? Pensare di conquistare le une (le modifiche) e gli altri allo stesso tempo (i risultati) non è fortemente presuntuoso?

E i risultati negativi non potrebbero avere ripercussioni negative altrettanto negative, sia pure nella testa di un ragazzo solido nei suoi determinati proponimenti come quelli di Jannik?.

Se cambiare fortemente l’esecuzione di un servizio è considerato un processo importante, fondamentale, decidere di farlo un po’ più in qua, quando le sorti per la qualificazione alle finali ATP fossero già decise, in un senso o nell’altro (dentro o fuori), non era più saggio? E non solo più prudente?

Il servizio è un colpo terribilmente delicato. Se entra o non entra ne risente tutto il resto del gioco. Più di qualsiasi altro colpo. Soprattutto su certe superfici. E soprattutto ai livelli in cui giocano i Berrettini, i Sinner. Se perdi, come è accaduto a Jannik,  5 game di servizio su 9, potete star certi che anche il dritto, il rovescio peggioreranno inevitabilmente. Tutto verrà travolto, financo i nervi. Difatti ho visto Sinner abbozzare qualche risolino nervoso, autoironico verso se stesso come mai gli avevo visto fare prima, gesti di stizza, mezzi tentativi di scagliare via una palla alla Djokovic (i giudici di linea non c’erano…), di buttare la racchetta a terra. Gesti di nervosismo abituali per quasi tutti i tennisti del globo, ma abbastanza  inconsueti per lui.

Insomma io, lo confesso, sono proprio perplesso (fa pure rima…). Certezze non ne ho, salvo che una: e cioè il fatto che la decisione presa di cambiare modo di servire durante Sofia (dove il cast dei partecipanti era ben altro e anche i punti in palio erano ben altri) e durante Indian Wells, quando al contempo il calendario agonistico era invece così impostato, non mi sono sembrati strategicamente coerenti. Due diverse lunghezze d’onda. Cambiamo questo colpo così delicato, il servizio, in tutto e per tutto, pur consapevoli del rischio (come non esserlo?), ma tentiamo ugualmente di fare la corsa alle finali di Torino. Mah…

Continua a leggere

ATP

ATP Indian Wells 2021, edizione storica: è il primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale

L’unica altra edizione del torneo californiano senza big in semifinale fu nel 2000. Le carriere diFederer, Nadal e Djokovic volgono al termine: queste sorprese diventeranno un trend?

Pubblicato

il

Grigor Dimitrov a Indian Wells 2021 (Credits: @BNPPARIBASOPEN on Twitter)

In 31 anni di storia, di cui 21 con l’obbligo di partecipazione per i migliori giocatori del mondo, non era mai successo che in un Masters 1000 (o Super 9 o Masters Series, le vecchie denominazioni della categoria più importante di tornei di tennis sotto gli Slam) arrivassero in semifinale quattro giocatori fuori dai primi 25 del ranking ATP. Il circuito maschile continua a dare motivi di interesse anche dopo la caccia al Grande Slam fallita da Novak Djokovic allo US Open, in una fase di transizione tra l’epoca dei Big Three e quella successiva che deve ancora assumere una fisionomia ben precisa.

Il venerdì di Indian Wells ci ha infatti consegnato i ko di Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev per mano di Nikoloz Basilashvili e Taylor Fritz, giocatori che non avevano mai raggiunto una semifinale in un Masters 1000.  Il georgiano è arrivato in Coachella Valley da numero 36 del mondo, l’americano da numero 39. Ma la stessa cosa vale anche per Cameron Norrie (numero 26 ATP): il britannico è anch’egli alla prima semifinale in un 1000, e se la vedrà con il giocatore più esperto ad alti livelli del quartetto, quel Grigor Dimitrov che nel palmares personale vanta ATP Finals e Cincinnati.

 

E allora Indian Wells 2021 scrive una piccola pagina di storia. Come detto, si tratta del primo Masters 1000 di sempre senza Top 25 in semifinale. Solo in quattro occasioni c’era stato un solo Top 25 a questo punto del torneo: Amburgo 1990, Montecarlo 1992, Amburgo 1993 e Canada 2000. Scorrendo i libri di storia partendo proprio dal 2000, l’anno dal quale i Masters 1000 sono diventati obbligatori (ad eccezione di quello monegasco), in 19 occasioni c’erano state delle semifinali senza giocatori compresi tra le prime cinque teste di serie: 4 volte ad Amburgo, 3 volte a Bercy, 3 volte a Cincinnati, 2 volte a Montecarlo, Miami e Canada, una volta a Stoccarda, Roma e Indian Wells. A Montreal nel 2000, l’unico altro torneo che in questo arco di tempo è paragonabile a Indian Wells 2021 per la quantità di outsider arrivati in fondo, i Last 4 furono Marat Safin (testa di serie numero 8 che poi fu il vincitore), gli unseeded Jiri Novak e Wayne Ferreira e il qualificato Harel Levy. Persino a Bercy 2017, che molti ricorderanno come un torneo denso di Carneadi, arrivarono comunque in semifinale due dei migliori venticinque, vale a dire John Isner e il poi vincitore Jack Sock, che agguantò un posto alle ATP Finals in zona Cesarini.

Soffermandoci su Indian Wells, sempre nel 2000 ci fu l’unica edizione senza “big” in semifinale: quell’anno ci arrivarono Nicolas Lapentti (testa di serie numero 8), Thomas Enqvist (10), Mark Philippoussis (14) e Alex Corretja. Fu proprio quest’ultimo a spuntarla in finale su Enqvist. In tutte le altre edizioni IW è sempre stato teatro delle imprese dei migliori del mondo, e non a caso per prestigio e montepremi è stato da molti ribattezzato “il quinto Slam”. Quest’anno, probabilmente per l’insolita collocazione a ottobre, quello della California è stato il torneo delle sorprese (anche in campo femminile).

Ma forse non è fuori luogo pensare che ci si stia avviando in una fase – chissà quanto lunga – senza un circolo ristretto di grandi dominatori, in cui può esserci gloria per molti. In questo senso anche nell’edizione 2021 di Miami i supposti eredi della vetta e dei big titles (Medvedev, Zverev, Tsitsipas e Rublev, mentre Berrettini era assente) hanno deluso, mentre si sono imposti a Montecarlo, Madrid, Toronto e Cincinnati; si può quindi supporre che, se da un lato i migliori giocatori del futuro prossimo sembrano delineati, dall’altro potrebbero non avere la continuità mostruosa a cui ci avevano abituati i Big Three/Fab Four, e forse sarebbe anche sbagliato pretendere che possano emulare gesta che rappresentano un unicum nella storia del tennis maschile.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement