Berrettini in finale a Belgrado. Sinner, stop con Tsitsipas (Crivelli, Mastroluca, Bertellino)

Rassegna stampa

Berrettini in finale a Belgrado. Sinner, stop con Tsitsipas (Crivelli, Mastroluca, Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 25 aprile 2021

Pubblicato

il

L’Italia non si ferma. Berrettini in finale ha l’esame da russo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Aggiungete un posto a tavola. Travolti dall’onda di Sinner e di Musetti, si correva il rischio di dimenticare chi, con perizia, lavoro e talento, aveva già cominciato a mettere le fondamenta del rinascimento italiano. E così, riecco apparire Matteo Berrettini, reduce da un avvio di stagione tribolato per i guai agli addominali e rinato in corpo e spirito a Belgrado, dove oggi pomeriggio tornerà a riassaporare il gusto di una finale dopo un anno e dieci mesi dal trionfo sull’erba di Stoccarda. Forse per prolungare il piacere della resurrezione fisica tanto attesa e sospirata, Berretto sceglie il modo più complicato per conquistare la quinta chance in carriera di annettersi un titolo Atp, dopo aver dominato per un’ora il giapponese Daniel, n. 126 del mondo. Trascinato dal servizio e dal dritto al solito dirompenti, il numero 10 del mondo veleggia senza problemi fino al 5-3 e servizio del secondo set che dovrebbe chiudere la pratica. E invece finisce per incartarsi, non sfrutta una palla break per risalire a 6-5 e lascia andare un tie break in cui il samurai ormai ha deciso di giocare ogni scambio a tutto braccio. Dopo una rigenerante pausa spogliatoi a inizio terzo set, Berretto raggruppa di nuovo idee e gioco e finisce per tornare padrone del match, rifilando un bagel al povero Daniel sempre più spaesato. Poteva finire molto prima, ma quel che conta è il risultato: «Sono davvero felice di tornare in una finale al mio secondo torneo dopo il rientro. Fisicamente mi sento bene, e in particolare sono contento della reazione che ho avuto nel terzo set dopo che non ero riuscito a chiudere la partita nel secondo, mancando anche diverse chance per il secondo break. La finale? Ho avuto modo di seguire l’incontro fra Karatsev e Djokovic e di ammirare come il russo stia giocando un tennis di altissimo livello. Comunque cercherò di prepararmi al meglio per provare a batterlo». La sorpresa, appunto. Magari Matteo si era immaginato una finale contro il numero uno del mondo nel suo regno. E invece Nole deve inchinarsi dopo una battaglia di tre ore e 25 minuti all’indomabile Karatsev : «È il giorno più bello della mia vita».

Sinner perde e riparte: «Mi aspettano tanti cesti di palle» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Per l’esame di greco, pregasi ripassare. D’altronde Tsitsipas sta camminando sulle nuvole, e neppure il favoloso Sinner di questi mesi poteva immaginare di contrastarlo mettendo soltanto il 52% di prime. Senza il servizio, Jannik soffre le palle cariche, profonde e varie dell’Apollo ateniese, che si toglie dagli unici guai sul 4-3 0-30 del secondo set con tre prime vincenti una diversa dall’altra. La sua striscia sul rosso comincia a contornarsi di numeri spettacolari: 9 partite vinte di fila, due finali consecutive (domenica scorsa ha trionfato a Montecarlo) e 17 set a zero. Una macchina, al momento talmente perfetta da fargli dire che questi sono i giorni più magici della sua carriera. Certo, il test che oggi pomeriggio gli si parerà davanti è da brividi lungo la schiena perché Nadal, rivitalizzato dall’aria di un torneo che gli ha dedicato il Centrale e che lui ha conquistato per 11 volte, sulla superficie è ancora e sempre un punto di riferimento inimitabile. Ma Tsitsi ha le idee chiare: «L’idea di poterlo battere in un torneo in cui ha scritto la storia mi dà una spinta ulteriore. Se hai ambizioni di diventare il più forte, è logico che devi realizzare il sogno di battere i più forti. Sono esperienze come queste che ti fanno crescere, credo di essere pronto. E del resto ormai il livello è altissimo, anche Sinner è un grandissimo giocatore». Jannik se n’è andato da Barcellona con pensieri chiari sulle prossime mosse: «Né io né lui abbiamo espresso il nostro gioco migliore, ma appena arrivato a Montecarlo (dove risiede, ndr) sarò subito in campo ad allenarmi. Mi voglio rivedere due o tre volte la partita per capire dove potevo fare meglio e metterlo in difficoltà. Chiaramente potevo fare meglio al servizio, ma nel resto del torneo non me la sono cavata poi così male. La ricetta per migliorare la battuta è una sola: vai in campo, prendi un bel cesto pieno di palle e colpisci fino a che prima o poi non entreranno anche in partita».

Berrettini, è finale (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Matteo Berrettini in versione Rocky sfiderà Asian Karatsev, Ivan Drago del tennis moderno. A Belgrado, l’azzurro ha davanti una missione difficile nella sua quinta finale ATP, la prima da giugno 2019. In semifinale, il numero 1 d’Italia ha sconfitto il giapponese Taro Daniel con il particolare punteggio di 6-1 6-7(4) 6-0, dopo aver servito per il match sul 5-4 nel secondo. «Complimenti a Taro, penso che abbia giocato molto bene quando ho servito per il match nel secondo set Non era facile reagire per me nel terzo set, non è mai semplice quando non sai cosa aspettarti», ha detto nella breve intervista a caldo dopo il match. Il romano affronterà per la prima volta il giocatore rivelazione della stagione, con l’obiettivo di interrompere una serie negativa. Karatsev, infatti, ha vinto tredici delle ultime quindici partite contro gli italiani. Nell’altra semifinale, in uno dei match dell’anno, il numero 28 del mondo ha messo ko Novak Djokovic a casa sua, nel Novak Tennis Centre. L’ha battuto 7-5 4-6 6-4 salvando 23 palle break su 28, dopo tre ore e 25 minuti di partita, la seconda più lunga di sempre nella carriera del serbo. «La partita è stata davvero durissima – ha spiegato il russo in conferenza stampa – devi dare il 200% per battere Novak. Affrontarlo è come giocare contro il muro. Poi non ti dà punti facili. Ti fa sempre giocare tanto, ad ogni scambio, e devi sempre esserci con la testa perché se commetti un paio di errori, sfrutta velocemente tutte le occasioni. È così che ho perso il secondo set. Io sono entrato in campo per vincere, mi sono detto: gioca ogni palla, qualunque cosa accada. È la chiave per il successo». […]

Sinner abbandonato dal servizio: «Torno a casa a svuotare cesti» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

A diciannove anni, alla decima semifinale ATP in carriera, Jannik Sinner è rimasto «un po’ deluso» per la sconfitta contro Stefanos Tsitsipas, fresco vincitore a Montecarlo. Se dopo un 6-3 6-3 contro un giocatore che ha vinto le ultime nove partite e gli ultimi 17 set disputati sei un po’ deluso, vuol dire che il punteggio non racconta tutta la verità. L’ha ammesso anche il greco, che affronterà in finale Nadal. «È stato un match più equilibrato di quello che potrebbe sembrare – ha detto Tsitsipas in conferenza stampa – Jannik e un grande tennista, gioca ad alto ritmo,è decisamente un ragazzo con qualcosa di speciale». Ieri ha risposto meglio di quanto abbia servito, come dimostrano il 52% di prime in campo, da cui ha ricavato il 57% di punti. Soprattutto da destra ha inciso poco, in entrambi i set. Di occasioni ne ha anche avute, l’altoatesino, che nel primo set ha mancato due palle-break sul 2-3 e sul 4-3 ha commesso tre pesanti, alla lunga decisivi, errori di diritto. Nel secondo, ha anche avuto il merito di provare a sparigliare le carte, in termini di scelte, di traiettorie, di posizione in risposta, ma Tsisipas ha sfruttato meglio le sue chance, ha tolto altre due volte servizio a Sinner, l’ultima nel game che ha chiuso la partita. È arrivata così la quinta sconfitta del giovane azzurro contro uno dei primi cinque del mondo. Una partita a cui il miglior teenager nel ranking ATP è arrivato dopo aver sconfitto in due giorni di fila Roberto Bautista-Agut, numero 11 del ranking, e Andrey Rublev, numero 7. Con poco più di una settantina di partite ATP alle spalle, è difficile pensare che il diciannovenne di sesto Pusteria possa essere già adesso un tennista mentalmente e fisicamente compiuto, e dunque abituato a questo livello di prestazioni e di avversari così ravvicinati. La semifinale di Barcellona, comunque, lo proietterà da domani al n.18 della classifica mondiale, ma questo non lo consola più di tanto. «Nessuno di noi ha giocato il suo tennis migliore – ha ammesso l’azzurro -. Voglio rivedere almeno due o tre volte la partita per capire dove avrei potuto fare meglio e metterlo in difficoltà. La differenza l’ha fatta la sua maggiore esperienza». Da Barcellona, tutto il team si è messo in viaggio in macchina per riprendere immediatamente il lavoro in vista dei prossimi appuntamenti. «Voglio tornare subito in campo ad allenarmi» La sua ricetta per migliorare la conosciamo. E non la cambia. «Ce n’è solo una – ha detto dopo la semifinale – vai sul campo, prendi un cesto di palline e ti metti a servire finché le prime non entreranno anche in partita».

Sinner, no di Tsitsipas. E Berrettini va in finale (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Mancava l’appuntamento con una finale ATP dal torneo di Stoccarda 2019 (poi vinto) Matteo Berrettini, che ieri ha dovuto attendere le 3 ore e 26 minuti di lotta tra i protagonisti della prima semifinale dell’ATP 250 di Belgrado prima di scendere in campo contro il lucky loser Taro Daniel (126 ATP). Il n° 10 del mondo e primo d’Italia è partito concentrato salendo dopo un quarto d’ora sul 3-0 con un break, replicato nel sesto gioco; nel settimo ha archiviato la prima parte di gara, in 34 minuti. Altro break, a suon di smorzate vincenti e passante a chiudere nel primo game del secondo set. Replica del nipponico per il 5-5, con diverse occasioni non sfruttate dall’azzurro a due punti dal match. Il tie-break ha portato i due al terzo set. Il romano è ripartito con vigore ed è stato autore di un assolo (6-0). «Sono felice per la mia reazione nel terzo set – ha detto Matteo – ora proverò a battere anche Karatsev. Sono in fiducia». Berrettini troverà in una finale inedita, Asian Karatsev che ha battuto al termine di una partita intensa e di forza assoluta il n° 1 del mondo Novak Djokovic. Sconfitta bruciante per il serbo, nel suo stadio e davanti al suo pubblico. Il più lucido e fisicamente tonico è apparso al termine proprio Karatsev. Barcellona ora: l’urlo liberatorio con il quale Stefanos Tsitsipas ha concluso la sfida con lannik Sinner sulla Pista Rafa Nadal, dopo 1 ora e 23 minuti, ha detto più di ogni altra cosa quanto temesse il più giovane avversario e quanta concentrazione abbia dovuto mettere in campo per farla propria. «Credo che la concentrazione e la pazienza – ha detto il n° 5 del mondo – abbiano pagato». I momenti delicati hanno fatto la differenza per l’ateniese che nel primo set ha centrato il vantaggio all’ottavo gioco, capitalizzato nel successivo. Quando si è trovato in difficoltà ha servito bene, colpo d’inizio gioco che invece ha fatto difetto a Sinner. Bassa la sua percentuale di prime e fatali tre errori di diritto nel game in cui ha subito il break. «Sono un po’ deluso – ha detto Sinner – perché le sconfitte in partite importanti fanno male. Ma il tennis va così. Tsitsipas ha interpretato bene i punti importanti. Gioco e mi alleno per andare il più avanti possibile e tornerò subito in campo per allenarmi pensando al prossimo torneo».

Continua a leggere
Commenti

Flash

Italia avanti a Parigi (Crivelli, Giammò, Martucci). Chapeau Tsonga (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 25 maggio 2022

Pubblicato

il

Sinner sul velluto rosso (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quando al Roland Garros ti ritrovi dall’altra parte della rete uno che di nome fa Bjorn, devi per forza avvertire qualche farfalla nello stomaco, anche se hai soltanto vent’anni e la tua storia nel tennis è appena cominciata. Solo che per fortuna di Sinner il rivale di giornata Fratangelo non è Borg e ne porta il nome solo perché papà Mario, emigrato negli States da Campobasso, era un fanatico del tennis. Da ragazzino il figlio prometteva alla grande, tanto da vincere questo Slam da junior nel 2011, ma al piano superiore è rimasto un onesto mestierante capace di approdare al massimo al numero 99 del mondo nel 2016. Insomma, non poteva essere lui l’avversario- trappola di primo turno per uno Jannik concentrato fin dal primo punto, e completamente recuperato dopo il guaio all’anca destra patito a Roma: «Fisicamente sto molto bene, non mi ero preoccupato dopo gli infortuni ed essere venuto qui già da una settimana mi ha aiutato ad ambientarmi». Una partita che non ha mai avuto storia e come ormai da consolidata consuetudine nelle ultime uscite del Rosso, il servizio si è rivelato l’arma tattica fondamentale per scardinare la (scarsa) resistenza del rivale yankee, piegato con l’80% di punti con la prima: «Sicuramente il servizio è il fondamentale in cui sono migliorato di più da quando mi alleno con Vagnozzi, ma si può crescere ancora, anche perché non basta tirare forte». Prossima fermata lo spagnolo Carballes Baena, mai affrontato: «Ma come sapete io non lo guardo mai e penso a una partita per volta». Intanto però i nati negli anni 2000, l’ultimo è Rune, stanno imparando a fare la voce grossa: «Siamo tutti ragazzi con grandi potenzialità – ammette con orgoglio Sinner – e credo sia bello per il tennis avere questo ricambio generazionale alle porte. Ciascuno matura con le sue modalità, ma penso davvero che ci sia un gruppo di giovani molto forti». Tra di loro, va conteggiato certamente Musetti, che tuttavia rivive l’incubo di 12 mesi fa, trovandosi sopra due set a zero contro un big (allora era Djokovic negli ottavi, stavolta è Tsitsipas) prima di cedere alla rimonta del rivale, ancora una volta più di personalità che di tecnica. Una gran partita di Lorenzo, con l’amaro di un epilogo purtroppo già visto. Torna a sorridere invece l’altro Lorenzo, Sonego, dopo qualche mese sull’ottovolante. Il terzo uomo del rinascimento azzurro ritrova finalmente gioco e fiducia, tanto che la partita con il tedesco Gojowczyk procura qualche brivido solo all’inizio: «Ho giocato un buon match e sono molto contento. Sono stato concentrato dall’inizio alla fine». Intanto, dopo gli ottavi del 2020, ha cancellato la delusione dell’eliminazione al primo turno di un anno fa e il prossimo ostacolo, il portoghese Sousa, sembra un buon viatico per inseguire altri sogni: «Ma non sarà facile perché è in forma, viene da un momento molto positivo, ha appena giocato la finale di Ginevra. Mi aspetto una partita dura». […]

Sonego e Cecchinato, gli amici ritrovati (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

E’ una vittoria incoraggiante quella colta ieri da Lorenzo Sonego contro il tedesco Gojowczyk nel primo turno del Roland Garros. Ma altrettanto straordinario è il successo di Marco Cecchinato che, dopo aver rimontato due set allo spagnolo Andujar ha chiuso con un netto 6-0. Numeri e statistiche non potrebbero essere più distanti: il match del piemontese non è mai stato in discussione e si è risolto in un monologo di novanta minuti; quello del siciliano è stata un’altalena di emozioni durata quasi quattro ore. In comune una cornice – Parigi – e la speranza che su questi successi possano per entrambi innestarsi anche quelle certezze e quelle ambizioni che in tempi più o meno recenti avevano smarrito. D’altronde funziona così: le partite cambiano inerzia in un attimo. L’inciampo per Sonego era coinciso con la sconfitta nel singolare di qualificazione Davis del marzo scorso, un passo falso che gli lasciò in eredi dubbi e ombre che il rendimento nei mesi successivi non si sarebbe premurato di cancellare. Per Cecchinato i dubbi affondano ormai nella notte dei tempi, per rintracciare la sua ultima vittoria sul circuito ATP – prima di quella giunta la settimana scorsa a Ginevra contro Thiem – occorre risalire alla scorsa estate e al cemento del Nord Carolina per individuarla. Se il ritorno alla vittoria contro l’austriaco poteva suggerire per il siciliano quel segnale di ripresa tanto atteso, nel match di primo turno giocato a Roma contro Shapovalov anche Sonego era riuscito a mettere in mostra cose interessanti: tra tutte una ritrovata voglia di lottare e con lei la capacità di incendiarsi nei momenti clou del match. Due storie per un unico mosaico che oggi sembra riconsegnarci l’immagine dei giocatori che eravamo soliti riconoscere. […] Sonego: «Sono migliorato molto negli ultimi tre anni, ma non basta, ci sono cose che devo migliorare per raggiungere il mio obiettivo, ovvero arrivare in top-20. Ho però capito che nel tennis ci vuole tempo e pazienza». Nel secondo turno Cecchinato troverà il polacco Hurkacz, per Sonego ci sarà il portoghese Sousa, reduce dalla finale persa a Ginevra: «Sarà un match molto duro – ha detto l’italiano in conferenza stampa – è un giocatore molto in forma ha appena giocato una finale dove stava per battere Ruud. Sarà una lotta, è molto preparato anche fisicamente».

Grande Italia a Parigi. Sinner doma Fratangelo. Cecchinato vecchio stile (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Jannik Sinner, Lorenzo Sonego e il redivivo Marco Cecchinato illuminano l’Italia al Roland Garros. Non superano ostacoli straordinari ma lo fanno in modo perentorio, peraltro in un momento di forma non eccelso per tutti e tre. Anche Camila Giorgi passa il primo turno, debellando le proprie paure. Mentre il pronostico negativo affossa Bronzetti, Paolini e Zeppieri. Sinner chiede parecchio al secondo Slam stagionale, dove negli ultimi due anni si è sempre fermato contro il re dei re della terra rossa, Rafa Nadal. Caricato anche da un buon sorteggio, il numero 12 del mondo, 11 del tabellone, dà un buon segnale della nuova dimensione dominando il 28enne statunitense Bjorn Fratangelo, 186 ATP, promosso dalle qualificazioni. Jannik, che è nella parte bassa del tabellone, quella con principale testa di serie Daniil Medvedev, con l’altro russo Rublev come ipotetico avversario negli ottavi, può davvero essere soddisfatto della sua prova: comincia un po’ contratto ma si scioglie via via sempre più, concludendo la pratica senza sbavature e senza perdere tempo ed energie preziose. Se Sinner non è completamente soddisfatto dei progressi tecnici e dei risultati ma è comunque arrivato ai quarti sulla terra di Montecarlo e Roma, Sonego è stato eliminato d’acchito sia a Madrid che a Roma e contro avversari giocabili. Ma all’esordio al Roland Garros, da 35 del ranking e 32 del seeding, il torinese liquida per 6-2 6-2 6-1 il tedesco Gojowczyk. Al secondo turno trova il redivivo portoghese Joao Sousa. Marco Cecchinato che, nel 2018, è esploso arrivando miracolosamente alle semifinali del Roland Garros battendo Djokovic e poi è salito al numero 16 del mondo, ritrova una serata magica sulla terra rossa. Da appena 132 ATP, dopo aver cominciato l’anno con 11 ko al primo turno e dopo aver perso i primi due set contro il veterano spagnolo Pablo Andujar (n.98), reagisce di nervi e s’impone per 4-6 4-6 6-0 7-5 6-0. Qualificandosi al match contro Hurkacz, 13 del mondo. Dopo 4 mesi, Camila Giorgi (n. 30) torna alla vittoria domando in rimonta la cinese Zhang (41) per 3-6 6-2 6-2 e ora incrocia la temibile kazaka Putintseva. Subito eliminate Bronzetti e Paolini.

Chapeau Tsonga (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nel giorno degli italiani, i francesi piangono. Sui grandi schermi del Centrale, con il volto da Muhammad Ali insieme bello e triste, Jo-Wilfried Tsonga appare l’unico che sappia il perché di questa sua decisione tanto attesa quanto inconcepibile per i suoi tifosi di una volta. Legge da un foglio parole scontate. E piange, anche lui. Si commuove quasi a ogni frase e ringrazia perché, quando le ha scritte, quelle parole di commiato non gli erano sembrate così appassionate, e così sincere, né così belle e commoventi. Ma tutto ha una fine, dice. E tutto merita di essere ricordato, spera. Era il suo ultimo torneo, l’aveva annunciato, e i motivi sono tanti, ma ne basterebbe uno. La spalla di nuovo infortunata, proprio ieri, proprio nel match dell’addio, e proprio sul più bello, quando è andato a servire per pareggiare il conto dei set e portare al quinto Casper Ruud, con quell’aria da imbucato alla festa di chi non ha avuto nemmeno il tempo di conoscere. Tsonga ha 37 anni, e da almeno tre stagioni non esisteva più. Troppo giovane Ruud per innamorarsi del tennis d’attacco di J-W. Casper si fa di nebbia appena vinta la partita, al tie-break di un quarto set in cui Tsonga non riusciva nemmeno a tenere la racchetta. Va di corsa mentre sui teleschermi comparivano i volti di fi Federer, Nadal, Murray e Djokovic per il saluto a un tennista che giunse a un palmo da loro. Così, nel giorno degli italiani, si finisce per parlare di altri argomenti. C’è la dolente questione Wimbledon che sta spaccando il mondo del tennis. Paire ha confezionato la sua arringa contro l’ATP, che ha deciso di rispondere alla decisione degli organizzatori di non far partecipare tennisti russi e bielorussi, annullando i punti del torneo validi per la classifica, senza congelare quelli dell’anno scorso. «L’Atp ha deciso di stare dalla parte dei russi. Ma soltanto di loro, non di tutti i tennisti. E questo non va bene. Alla fine di Wimbledon gli unici che finirebbero premiati sono proprio i tennisti russi. Che senso ha? Mi hanno risposto che così è stato deciso. Ma non hanno interpellato nessuno e vi posso assicurare che il 99% dei giocatori ritiene che sia un’idiozia procedere così». Medvedev si ritroverebbe numero uno, Djokovic varie posizioni sotto. Per non parlare di Matteo Berrettini, per il quale c’è il rischio di sprofondare di circa 50 posizioni. […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

Pubblicato

il

Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

(…)

 

Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

(…)

Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

(…)

Continua a leggere

Rassegna stampa

Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

Pubblicato

il

Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement