Numeri: la riscossa Berrettini e la voracità di Nadal quando vede "rosso"

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Numeri: la riscossa Berrettini e la voracità di Nadal quando vede “rosso”

Matteo vince il titolo a Belgrado tornando a vincere quattro match di fila dopo un anno e mezzo. Nadal firma il torneo N.61 sulla terra battuta

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14 – i tornei giocati da Matteo Berrettini prima di tornare a vincere quattro partite consecutive. La scorsa settimana in Serbia il tennista romano è riuscito nuovamente a farlo, finendo per vincere il titolo, il quarto nel circuito maggiore dopo quelli conquistati sulla terra di Gstaad e Budapest e sull’erba di Stoccarda. Tre tornei tutti curiosamente vinti dal numero uno azzurro senza mai cedere il servizio, circostanza non verificatasi nella capitale serba, dove invece, nel corso della settimana, Berrettini è stato brekkato complessivamente tre volte. Matteo non riusciva a trovare la continuità necessaria per vincere quattro gare di fila dal Masters 1000 giocato a Shanghai nell’autunno di due anni fa, nel quale arrivò in semifinale sconfiggendo due top ten, Thiem e Bautista Agut. Quello asiatico è sinora l’unico torneo in carriera nel quale il tennista romano è riuscito a sconfiggere nel corso di un’unica competizione due colleghi tra i primi dieci al mondo.

Il Masters 1000 asiatico è forse stato l’apice dal punto di vista tecnico del rendimento di Berrettini, che un mese prima aveva raggiunto un traguardo ancora più importante per prestigio e classifica, come la semifinale allo US Open, ma, appunto, a New York aveva superato un solo tennista tra i primi trenta. Dopo Shanghai, che tra l’altro gli aveva dato l’abbrivio per poter partecipare due mesi dopo alle ATP Finals, Matteo aveva centrato individualmente (c’è stata la finale alla ATP Cup raggiunta assieme a Fognini questo gennaio) solo una volta le semifinali (a Vienna, e sempre nel 2019). Dall’inizio dell’anno scorso Matteo non ha mai trovato condizioni di forma adeguate e continuità di rendimento – a causa della pausa del circuito per la pandemia e di una serie di fastidi a inguine e addominali – e in tutto ha giocato solo undici tornei, senza grandi risultati. Nel 2020 ha infatti rimediato tre sconfitte contro giocatori oltre la novantesima posizione ATP e vinto tre partite consecutive solo allo US Open.

Netti segnali di ripresa si erano visti tra lo scorso gennaio e febbraio a Melbourne, dove Berrettini tra ATP Cup e Australian Open aveva sconfitto Thiem e ben tre top 20. Purtroppo, però, dopo la trasferta down under l’allievo di Vincenzo Santopadre si era dovuto fermare nuovamente sino a Monte Carlo, dove è stato nettamente sconfitto da un Davidovich Fokina in ascesa, ma pur sempre non ancora nella top 50 ATP.

 

A Belgrado è arrivato il riscatto di Matteo, in un momento della carriera in cui da un mese è divenuto il tennista italiano a permanere per il maggior numero di settimane nella top ten (sono 57, davanti a Panatta con 52, Barazzutti con 15 e Fognini con 9). Prima un cammino netto nel derby contro Cecchinato e contro Krajinovic, poi due lotte al terzo set, nelle quali ha mostrato di stare anche bene fisicamente. Berrettini ha infatti vinto nel parziale decisivo sia la semifinale con Daniel (un match in cui era andato a servire per il match nel secondo) che la finale con Karatsev, vinta al tie-break del set finale. Una situazione in cui era uscito vincitore nella partita sin qui più importante della sua vita (i quarti allo US Open contro Monfils, sebbene il gioco decisivo in quel caso si sia giocato al quinto), ma nella quale aveva perso tre delle ultime quattro volte in cui si era trovato a disputarlo: contro Ruud ai quarti degli Internazionali d’Italia lo scorso settembre, e contro Shapovalov nelle finali di coppa Davis giocate a Madrid e nella finale di Monaco di Baviera contro Garin (queste ultime due risalenti al 2019).

Ma dove gioca meglio il nostro numero 1? Una domanda lecita, se si considera che sinora ha vinto tre tornei sulla terra, uno sull’erba (dove nel 2019 ha anche raggiunto gli ottavi a Wimbledon) che i risultati più prestigiosi li ha ottenuti sul cemento all’aperto (semifinale allo US Open e a Shanghai) e che a livello indoor si è rivelato il primo italiano capace di vincere una partita nelle Finals. Per cercare di capirne qualcosa in più, abbiamo scomposto per superfici e per classifica gli avversari incontrati in carriera nel circuito maggiore creando la tabella che potete leggere.

Diciamo che se a nostra precisa domanda, due anni fa Matteo rispondeva di preferire la terra, la sua successiva esperienza nel circuito potrebbe avergli fatto cambiare idea: attualmente sull’erba ha il miglior bilancio partite vinte/perse, sia complessivo che scomposto per range di classifica dell’avversario. Piuttosto a sorpresa, però, sino ad oggi Matteo sembra avere un rendimento migliore sulla terra piuttosto che sul cemento. Per quelle che sono le sue caratteristiche fisiche e tecniche lascia anche stupore l’appena sufficiente bilancio di Berrettini sul duro in condizioni indoor, che nei dieci tornei sinora giocati a livello ATP ha raggiunto solo a Vienna le semifinali (anche a livello Challenger, solo a Bergamo nel 2018 aveva vinto un torneo). Dando un’occhiata più generale, si può dire che Matteo a 25 anni compiuti da pochi giorni è un tennista con ancora ampi margini di miglioramento, capace già adesso di essere competitivo contro ogni tipo di avversario e in qualsiasi condizione di gioco: merita, posizione più posizione meno, la fascia di classifica attualmente occupata.

61 – i tornei ATP vinti da Rafa Nadal sulla terra battuta. Un numero di titoli impressionante -nell’Era Open, prima di lui, chi aveva vinto di più sul rosso era Guilermo Vilas con 49 trofei, seguito da Thomas Muster con 40 e Bjorn Borg con 30 – ottenuto dal maiorchino, tra l’altro per buonissima parte nei grandi tornei giocati sul mattone tritato, dove erano quasi sempre iscritti tutti i più forti specialisti e colleghi. Nel complesso, tra Monte Carlo, Barcellona, Madrid, Roma e Parigi, Nadal dal 2005 ad oggi ha scritto il suo nome sui rispettivi albi d’oro per cinquanta volte (cinquantuno, se si conta anche il successo ottenuto ad Amburgo del 2008, quando il torneo tedesco era ancora un Masters 1000). Gli altri dieci titoli sulla superficie da lui più amata sono arrivati a Costa do Saipe, Acapulco, Baastad, Stoccarda (in due edizioni), San Paolo, Rio De Janeiro, Buenos Aires, e nuovamente Amburgo (la seconda volta è arrivata nel luglio 2015, quando lo storico torneo del Nord Germania era già stato declassato ad ATP 500).

La bacheca di Rafa ha iniziato a riempirsi nell’agosto del 2004, quando era appena al secondo anno di frequentazione del circuito maggiore: a Sopot il maiorchino si imponeva in finale contro Jose Acasuso, vincendo il torneo polacco senza perdere nemmeno un set (era la seconda finale della carriera a livello ATP, dopo quella persa pochi mesi prima sul cemento di Auckland con Hrbaty). A solo otto mesi da quel successo, vincendo di fila a Monte Carlo e Barcellona, Rafa entrava, nemmeno diciannovenne, per la prima volta nella top ten, una zona di classifica nella quale sino ad oggi, in tutte le 813 settimane in cui l’ATP ha pubblicato l’aggiornamento del ranking, lo abbiamo sempre trovato presente. Questo è uno dei più prestigiosi primati dello spagnolo, un incredibile record assoluto di longevità ad altissimi livelli (dietro a Nadal troviamo in tal senso Jimmy Connors con 789 e Roger Federer con 734).

Rafa la scorsa settimana a Barcellona ha del resto superato quota 450 successi sulla terra battuta nel circuito maggiore: un numero sbalorditivo, quantitativamente e qualitativamente (341 di queste sono arrivate nei cinque maggiori appuntamenti sul rosso del calendario tennistico), costituente un record molto difficilmente superabile nei prossimi anni. Se il Roland Garros è il torneo dove Nadal rende al meglio (tredici incisioni del suo nome sull’albo d’oro e due sconfitte in 102 incontri costituiscono numeri che non richiedono ulteriori commenti), è invece difficile dire quale sia il campo dove, giocando al meglio del due su tre, il suo rendimento risulta migliore. Per aiutarci a trovare una qualche risposta abbiamo realizzato la seguente tabella riepilogativa dei suoi risultati nei principali tornei che si giocano sulla terra rossa.

Come si può leggere, di sicuro Rafa non ama particolarmente disimpegnarsi alla Caja Magica di Madrid, dove pure ha vinto quattro volte e fatto altre tre finali (cifre che sarebbero ottime per chiunque, ma non per lui). Paradossalmente le statistiche dicono che nemmeno sui campi del Foro Italico, dove pure Nadal ha un record impressionante (nove vittorie e altre due finali in sedici partecipazioni) avrebbe dai numeri le indicazioni per giocare la partita della vita nella distanza dei due set su tre. Il dubbio resta così tra Monte Carlo e Barcellona, ma alla fine si risolve a favore dei panoramici rettangoli di gioco del Country Club: come si vede dalla tabella, c’è una percentuale di successi simile, ma nel torneo monegasco è più alto il numero di vittorie complessive (73, contro le 66 catalane) e anche maggiore il coefficiente di difficoltà delle stesse (ventuno sono arrivate contro top ten, mentre sono nove quelle catalane).

A Barcellona, in ogni caso, Nadal nel corso della emozionante e infinita partita contro Tsitsipas (con 3 ore e 39 minuti di durata è divenuta la finale più lunga giocata sulla distanza dei tre set da quando l’ATP nel 1991 ha iniziato a registrare questo tipo di dati nel 1991) ha annullato per la seconda volta in una finale un match point (la prima era stata nella finale di Roma contro Federer nel 2006) prima di alzare al cielo la coppa del vincitore. Rafa si è così imposto per la dodicesima volta nel torneo catalano nel quale dal 2005 in poi, quando alla seconda partecipazione in carriera sconfisse in finale Ferrero, ha perso solo tre volte (contro Almagro nel 2014, Fognini nel 2015 e Thiem nel 2019).

Sono pochissimi i tennisti che possono dire di aver sconfitto sul rosso Nadal quando conta davvero: sono celebri le vittorie sul maiorchino al Roland Garros di Soderling nel 2009 e di Djokovic nel 2015, ma è bello ricordare anche i nomi di chi è stato così bravo da sconfiggerlo nei Masters 1000 che si giocano sulla terra (nel caso di Madrid, solo dal 2009) e li elenchiamo di seguito:

  • Montecarlo: Coria (03), Djokovic (13), Ferrer (14), Djokovic (15), Fognini (19), Rublev (21)
  • Madrid: Federer (09), Djokovic (11), Verdasco (12), Murray (15-16), Thiem (18), Tsitsipas (19)
  • Roma: Ferrero (08), Djokovic (11, 14, 16), Wawrinka (15), Thiem (17), Schwartzman (20)
Novak Djokovic vs Rafael Nadal – Roma 2016

Già soltanto la circostanza che si riesca ad elencare in poche righe chi lo ha sconfitto, è una fulgida testimonianza della carriera straordinaria di un campione che da oltre tre lustri continua a impressionare per i risultati ottenuti e per la voglia di ottenerne di nuovi.

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Mondo Futures: Luca Nardi fa suo il torneo di Madrid

Settimana molto convincente per il talento azzurro, che torna al successo dopo tre mesi

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M25 MADRID (SPA, terra rossa – indoor) – VINCITORE: Luca Nardi

È Luca Nardi (n.446 ATP) ad aggiudicarsi il torneo più prestigioso della settimana, il 25mila di Madrid, disputatosi sull’insolita superficie della terra rossa indoor: condizioni che ben si sposano con il gioco del talento pesarese, da sempre amante dei campi più veloci. Esattamente tre mesi fa, subito dopo la sua prima vittoria stagionale a Genova e non ancora maggiorenne, Nardi auspicava che quello appena vinto potesse essere il suo trampolino per il prosieguo di stagione: ebbene, fa piacere constatare che la strada intrapresa sembri essere quella giusta. Molto belle le vittorie contro la tds numero 1 del tabellone, Roberto Ortega Olmedo (n.329 ATP) ed il giovane Nikolas Sanchez Izquierdo (n.345 ATP), fresco vincitore di un torneo Future a sua volta, prima dell’ultimo atto nel quale ha avuto ragione del gigante tedesco Louis Wessels (n.439 ATP). Altri due italiani presenti in tabellone, entrambi eliminati da Carlos Lopez Montagud: Omar Giacalone ai quarti, Jacopo Berrettini all’esordio.

M15 CHAMPAIGN (USA, cemento) – VINCITORE: Martin Damm

Arriva finalmente la prima vittoria in carriera per il promettente Martin Damm (n.621 ATP), che dopo mesi di tentativi e qualche timido approccio al circuito Challenger, riesce a mettere il suo timbro sul torneo di Champaign: regolato in finale il pugnace Gabi Adrian Boitan (n.968 ATP), un avversario molto ostico che è poco presente nel Tour, ma quei pochi tornei che disputa riesce sempre ad onorarli al meglio arrivando alle fasi finali. Quasi due metri d’altezza, mancino e gioco molto aggressivo: questo il profilo del giovane Martin, ex numero 3 juniores e semifinalista a Wimbledon e Roland Garros, che mira a superare la carriera di tutto rispetto di papà Martin Sr. Intanto il 17enne, che insieme al nostro Luca Nardi è tra i più giovani ad appartenere alla Top-1000, si porta a casa il suo primo trofeo come regalo in vista del 18esimo compleanno tra nove giorni.

M15 CAIRO (EGI, terra rossa) – VINCITORE: Leonardo Aboian

È andato vicinissimo al colpaccio Simone Roncalli (n.641 ATP), ancora in attesa di riempire la sua bacheca, nel torneo di El Cairo: a trionfare alla fine è Leonardo Aboian (n.895 ATP), anche lui esordiente a certi livelli. Il 23enne infatti in questa annata non era mai andato oltre il terzo turno, per cui questa vittoria suona come un riscatto con tanto di interessi: partito dalle qualificazioni, Aboian non si è mai voltato indietro e, salvo un paio di set lasciati per strada, non ha mai dato l’impressione di poter perdere realmente. Ne sanno qualcosa, oltre al già citato Roncalli, i nostri Stefano Battaglino e Luca Tomasetto, usciti sconfitti dalla sfida con l’argentino rispettivamente al secondo turno ed ai quarti. Anche per Andrea Picchione il torneo termina ai quarti, mentre saranno delusi dal rispettivo cammino Francesco Passaro ed Andrea Miceli, entrambi fuori dopo un solo turno; male anche la tds numero 1, Davide Galoppini, che perde all’esordio da Valerio Aboian, fratellino del vincitore finale Leonardo.

 

M25 MEDELLIN (COL, terra rossa) – VINCITORE: Gilbert Klier Junior

Settimana perfetta per Gilbert Klier Junior (n.479 ATP) che, nel torneo di Medellin tutto a tinte verde-oro, riesce ad imporsi sia nel tabellone di singolo che nel doppio. La svolta arriva in semifinale quando, al cospetto di Pedro Sakamoto (n.324 ATP), suo connazionale, abituale frequentatore dei Challenger, il giovane non trema ed anzi conduce in porto una gara che lo ha visto sempre comandare il gioco; la finale, disputata contro il suo amico storico Joao Lucas Reis da Silva (n.481 ATP), è semplicemente una formalità e si conclude infatti con un doppio 6-2. Il duo carioca, come preannunciato, si prende anche il torneo di doppio, strappandolo dalle mani di un’altra coppia brasiliana, a certificare il dominio in terra straniera per il Paese dell’Ordine e del Progresso. Un solo portacolori italiano oltreoceano questa settimana, ed è il solito (a queste latitudini) Davide Pontoglio, che è però sconfitto all’esordio dal più quotato Gerardo Lopez Villasenor.

M25H+ PLAISIR (FRA, cemento – indoor) – VINCITORE: Tristan Schoolkate

Primo titolo in carriera anche per Tristan Schoolkate (n.595 ATP), che nel ricco torneo di Plaisir impone la legge del più forte e supera la sorpresa locale Alexandre Reco, mai oltre il secondo turno in una carriera cominciata nel 2015. Reco, autore di un vero e proprio exploit, si spinge dove non aveva mai osato prima, e partendo dalle qualificazioni arriva sino alla finale contro Schoolkate: qui l’australiano fa valere la maggior classe e chiude la pratica in due set. Già apparso in un tabellone ATP ad inizio anno, per la precisione nel 250 di Melbourne, e più volte protagonista nei vari Challenger, il giovane Tristan sembrava aver smarrito la forma dalla primavera, incappando a più riprese in sconfitte sorprendenti: l’auspicio è che possa ritrovarsi dopo essersi sbloccato. 

In chiusura, riportiamo il bis di Paul Jubb (n.370 ATP) a Sintra, a soli sette giorni di distanza; Fabian Marozsan (n.413 ATP) dice tre a Zlatibor e prosegue la sua scalata in classifica. Li Tu (n.777 ATP) continua a stupire a Monastir e raddoppia il suo bottino stagionale; altra sorpresa anche nel torneo di Johannesburg, che vede la prima affermazione in carriera di Alastair Gray (n.718 ATP). Inaugura il suo palmares anche il giovane Alejo Lorenzo Lingua Lavallen (n.539 ATP), vincitore ad Ulcinj; infine, il redivivo Ryan James Storrie (n.887 ATP) trionfa a Sozopol.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Belgio e Argentina la spuntano alla distanza

I ‘diavoli rossi’ rimontano uno svantaggio di 0-2 sulla Bolivia. La sconfitta di Schwartzman è indolore

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Ruben Bemelmans - Coppa Davis 2021 (via Twitter, @DavisCup)

Era partito con un sobbalzo inaspettato il week-end di Coppa Davis per la nazionale argentina, con il loro n. 1 Diego Schwartzman sconfitto da un tennista bielorusso addirittura senza ranking ATP. Alla vittoria di Daniil Ostapenkov però la nazionale europea non ha saputo dare seguito e alla fine l’Argentina ha ribaltato la sfida senza problemi chiudendo 4-1. Il primo passo è stato aggiudicarsi il doppio in rimonta con la coppia Maximo Gonzalez/Horacio Zeballos contro Erik Arutiunian/Daniil Ostapenkov, e poi hanno chiuso la pratica i singolari di Diego Schwartzman e Federico Coria.

Sul campo neutro del Rakiura Resort ad Asuncion, Paraguay, la Bolivia dopo la prima giornata di match era sorprendentemente avanti 2-0 sul Belgio. I ‘diavoli rossi’ però per la prima volta nella loro storia hanno rimontato da uno svantaggio del genere facendo valere la loro maggior esperienza nella competizione chiudendo alla fine 3-2; con questo risultato adesso il Belgio potrà giocare per aggiudicarsi un posto nelle finali del 2022 mentre la nazionale sud-americana prenderà parte ai play-off per restare nel World Group all’inizio del prossimo anno. A guidare la rimonta sono stati prima i doppisti Sander Gille/Joran Vliegen che in due set hanno superato Boris Arias/Federico Zeballos e poi sono arrivate le vittorie di Michael Geerts e Ruben Bemelmans.

Tra le altre sfide, si registra l’agevole vittoria dell’Olanda sull’Uruguay per 4-0, con l’ultimo punto decisivo messo a segno dal 34enne Robin Haase, attuale n. 223 del mondo che in totale ha preso parte a 66 incontri con la sua nazionale vincendone 41. Mentre dopo l’1-1 della prima giornata è arrivato il successo per la Romania sul Portogallo per 3-1; decisivo Marcus Copil, sia in coppia con Horia Tecau che in singolare contro Joao Sousa.

 

Nel World Group II invece l’assenza last minute di Stefanos Tsitsipas ha avuto un risvolto determinante per la sua nazionale. La Grecia infatti non ha saputo risorgere dopo le due sconfitte in singolare della prima giornata e ha ceduto 3-1 alla Lituania; decisiva la vittoria in doppio di Ricardas Berankis/Laurynas Grigelis su Markos Kalovelonis/Petros Tsitsipas. Soffertissima invece è stata la vittoria della Tunisia per 3-2 sulla Repubblica Dominicana con il punto decisivo arrivato nell’ultimo singolare grazie ad Aziz Dougaz vittorioso 6-3 6-4 su Nick Hardt.

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Laver Cup, l’Europa parte (stra)favorita

I favori del pronostico sono tutti per il Team Europe, sempre vincitore e che schiera solo Top 10

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Alexander Zverev - Laver Cup 2019 (via Facebook, @LaverCup)

Tutto pronto per la Laver Cup, torneo di tennis a squadre che si disputerà dal 24 al 26 settembre al TD Garden di Boston. Si tratta della quarta edizione del torneo, che torna in programma dopo lo stop del 2020, quando negli Stati Uniti la possibilità di svolgere manifestazioni sportive con il pubblico era fortemente limitata e lo spostamento a fine settembre del Roland Garros aveva reso la disputa della Laver Cup pressoché impossibile.

I capitani del Team Europa e del Team Resto del Mondo, rispettivamente Bjorn Borg e John McEnroe, hanno diramato i convocati, e a giudicare dai nomi non dovrebbe esserci letteralmente partita, con l’Europa super favorita anche nelle quote dei bookmakers. Tutti i giocatori europei, infatti, rientrano nella top 10 della classifica ATP, a cominciare da Daniil Medvedev, numero 2 al mondo e fresco vincitore dello US Open, dove ha battuto in finale Novak Djokovic, negando al serbo la consacrazione della sua straordinaria carriera con il secondo Grande Slam dell’era Open.

Anche gli altri convocati da Borg e dal vice-capitano Thomas Enqvist sono “pezzi da 90”: tra Stefanos Tsitsipas (numero 3 al mondo), Alexander Zverev (numero 4), Andrey Rublev (numero 5) e il nostro Matteo Berrettini (numero 7), c’è solo l’imbarazzo della scelta. Completa il sestetto il norvegese Casper Ruud, numero 10 del ranking ATP e probabilmente, ad oggi, l’unico anello un po’ più debole di una catena altrimenti più che solida.

 

John McEnroe e suo fratello Patrick (meno talentuoso come giocatore, ma conosciuto soprattutto come ex capitano di Coppa Davis e telecronista televisivo negli USA), si affideranno a un roster composto dai canadesi Félix Auger-Aliassime (numero 11 ATP) e Denis Shapovalov (numero 12), l’argentino Diego Schwartzman (numero 15), gli statunitensi Reilly Opelka (numero 19) e John Isner (numero 22) e infine l’australiano Nick Kyrgios, che anche se sceso al n. 95 della classifica mondiale può comunque esprimere un tennis in grado di mettere in difficoltà chiunque. Kyrgios è infatti uno dei maggiori sostenitori della Laver Cup, da lui definita “la settimana più importante dell’anno”, e delle gare a squadre in generale, nelle quali riesce a trovare grandi motivazioni.

Si tratta della prima edizione della manifestazione, finora vinta sempre dal Team Europa, che non vedrà impegnato nessuno dei Big 3, ovvero Novak Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal. Fa soprattutto notizia l’assenza di Federer, la cui agenzia di management Team 8 (guidata dal suo manager di lunga data Tony Godsick) è tra gli ideatori e fondatori della manifestazione, che è comunque organizzata con il supporto economico e logistico di Tennis Australia e della federazione statunitense USTA. Lo svizzero, attualmente impegnato nel processo di riabilitazione a seguito del terzo intervento al ginocchio in due anni, potrebbe essere comunque presente a Boston, anche se forse sarà costretto a camminare con le stampelle. Sicuramente assenti saranno anche Rafael Nadal, pure lui in stampelle per il problema al piede che lo assilla dallo scorso agosto, e Novak Djokovic, impegnato a ricaricare le batterie dopo la delusione di Olimpiadi e US Open.

La Laver Cup si prepone di essere una manifestazione itinerante per poter dare a quanti più appassionati possibile la chance di vivere in prima persona l’atmosfera unica di questo evento: in questi primi anni di storia un’alternanza tra Europa e Stati Uniti ha portato il torneo a esordire a Praga nel 2017, per poi spostarsi a Chicago nel 2018 e poi tornare nel vecchio continente, a Ginevra, nel 2019. L’edizione 2020 era in programma appunto a Boston, ma i problemi legati al COVID hanno suggerito uno slittamento di un anno per far approdare la Laver Cup alla casa dei Celtics e dei Bruins proprio il prossimo fine settimana. L’edizione 2022 è già in calendario, sempre nell’ultimo fine settimana di settembre, alla O2 Arena di Londra, che perse le Nitto ATP Finals a favore di Torino, tornerà così ad ospitare i grandi nomi della racchetta.

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