Tsitsipas a cuore aperto: "Non vedo perché un giorno non dovrei sollevare quel trofeo"

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Tsitsipas a cuore aperto: “Non vedo perché un giorno non dovrei sollevare quel trofeo”

Stefanos Tsitsipas racconta che sua nonna è venuta a mancare proprio pochi minuti prima della finale. Ma non ha rimpianti per la sconfitta: “Avrei potuto facilmente piangere, ma non vedo motivi per farlo perché ho provato tutto”

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)
 

Nonostante un inizio ben più che promettente – Novak Djokovic è un campione straordinario, ma una rimonta da 0-2 rientra sempre nel campo delle eccezioniStefanos Tsitsipas non è riuscito a fare l’ultimo passo. Ha disputato una grande stagione su terra e un Roland Garros ancora migliore, ma quando il numero uno del mondo ha cambiato passo, tra secondo e terzo set, il tennista greco non è riuscito a reagire. “Ho iniziato a giocare molto corto, mi è sembrato di andare fuori ritmo – non so come mai. È stato molto strano, considerando che avevo iniziato trovando bene i colpi e muovendomi in modo perfetto” ha commentato in conferenza stampa. “All’improvviso mi sono sentito fuori dal match ed è stato difficile recuperare. Vorrei davvero capire perché succedano cose come questa, ci ho provato durante la partita ma è stato difficile inventarsi qualcosa”.

Proseguendo il discorso, Stefanos ha fatto una considerazione in apparenza lapalissiana, ma che in realtà nasconde tutta la difficoltà di vincere uno Slam – in particolar modo contro uno dei Fab 3. “Oggi ho imparato che, perché il match sia finito, devi vincere tre set e non soltanto due. Due set non significano nulla, c’è ancora un set prima di vincere l’intera partita. Non penso di essermi rilassato o di aver cambiato chissà cosa, ho continuato a fare le cose che stavano funzionando. Lui ha lasciato il campo dopo i primi due set e non so cosa sia successo, ma quando è tornato sembrava improvvisamente un giocatore diverso“. Stefanos si sofferma sul cambio di livello operato da Nole, che ha proprio dato la sensazione di poter innestare una marcia sconosciuta al pur valoroso avversario. “Ha iniziato a giocare benissimo e non mi ha lasciato spazio. Fisicamente, a livello di anticipo e di movimenti sul campo, in tutto mi è sembrato meglio di prima. Avevo la sensazione che potesse improvvisamente leggere meglio il mio gioco“.

Stavo giocando bene, è molto triste perché era una buona opportunità e l’ho persa“, ha detto Stefanos in conclusione. Che qualche ora dopo essere uscito dal campo, ha condiviso sui suoi canali social un’altra notizia che è stata per lui motivo di tristezza. Cinque minuti prima di scendere in campo per la finale, infatti, sua nonna – madre di papà Apostolos – è deceduta.

 

Questo è il messaggio che accompagna il post pubblicato su Instagram.

La vita non è questione di vincere o perdere. È godersi ogni singolo attimo, individualmente o con gli altri. Vivere una vita piena di significato, senza miserie. Sollevare trofei e celebrare vittorie è qualcosa, ma non è tutto. Cinque minuti prima che io entrassi in campo, la mia amata nonna ha perso la sua battaglia con la vita. Una donna saggia la cui fede nella vita e la volontà di dare agli altri non può essere paragonata a qualunque essere umano io abbia mai incontrato. È importante avere più persone come lei nel mondo, perché ti fanno sentire vivo. Ti fanno sognare. Vorrei dire che indipendentemente dal giorno e dalle circostanze, questo è interamente dedicato a lei e solo a lei. Grazie per aver cresciuto mio padre. Senza di lui, questo non sarebbe stato possibile“.

STEF NON SI ABBATTE – C’è il caso di Dominic Thiem, che dopo aver vinto il suo primo Slam si è sentito avvolto da una sensazione di vuoto. L’austriaco, come Medvedev e Zverev dopo di lui tra gli appartenenti alla nuova generazione, era stato già temprato dall’altrettanto spiacevole sensazione di inadeguatezza che segue alla sconfitta in una finale Slam. Tsitsipas non ha però intenzione di farsi condizionare dai risultati e trasmette un lodevole messaggio di caparbietà. “Nonostante la sconfitta, ho fiducia nel mio gioco e credo sinceramente di poterci tornare (in una finale Slam, ndr) molto presto. Oggi ci sono andato vicino, ma c’è una piccola differenza tra il mio avversario in finale e quelli che ho affrontato prima. Negli Slam è tutta una questione di resistenza, di tenere alto il livello a lungo. Ho giocato due buoni set, non direi due set incredibili, ma non è stato sufficiente. Gli Slam sono così. Ma se mantengo la stessa attitudine, se non smetto di avere fiducia in me stesso, non vedo ragioni per le quali un giorno non dovrei sollevare quel trofeo“.

Manca però il tempo per le analisi. Tra non molte ore Tsitsipas sarà già in campo sull’erba di Halle, torneo a cui ha deciso di non rinunciare (esordirà contro Kinderknech) nonostante la prossimità con la sua prima finale Slam. “Non vedo l’ora di giocare sull’erba, ci vedo molte opportunità per me. Mi piace giocarci, anche se non ho fatto grossi risultati prima del COVID, quando ci ho giocato l’ultima volta. Proverò ad adattare il mio gioco alla superficie; credo di avere il tennis per fare bene anche sull’erba“. Priorità al campo, dunque, e niente rimpianti. “Non so se sono salito in classifica o meno (sì, ha raggiunto il suo best ranking di numero 4, ndr) ma sono contento del mondo in cui ci ho provato – anche considerando la finale. Non ho rimpianti. Avrei potuto facilmente piangere, ma non vedo motivi di piangere perché ho provato tutto. Non avrei potuto fare qualcosa di meglio“.

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Australian Open

Marijana Kovacevic, da lei il sollievo muscolare di Djokovic?

Volto nuovo nel box del serbo in questo Australian Open: una fisioterapista che tra i suoi pazienti ha avuto anche Cristiano Ronaldo e la nazionale ghanese

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @ausopen)

La scalata di Novak Djokovic al decimo Australian Open ha paradossalmente visto il campione serbo affrontare qualche difficoltà in più nei primi turni, dovute soprattutto alle incerte condizioni fisiche. In particolare, il tendine del ginocchio gli ha creato preoccupazione in merito addirittura alla possibilità di non portare a termine il torneo. Le condizioni dell’asso serbo sono progressivamente migliorate e sul campo non ha mai mostrato alcun imbarazzo a partire dal match di terzo turno con Grigor Dimitrov, per arrivare fino alla finale con Tsitsipas nel pieno delle sue possibilità atletiche.

Nelle ultime fasi del torneo Novak è stato raggiunto da Marijana Kovacevic, dottoressa fisioterapista anch’essa di Belgrado. Per lei, Djokovic ha avuto parole di ringraziamento e di elogio: “Non entro in dettagli particolari” – ha detto il campione – “ma sono molto grato a Marijana. Mi sono affidato a quanti più esperti possibile qui a Melbourne. Lei è volata fin qua per aiutarmi, e ho sentito i benefici del suo intervento”.

Tra gli altri, Kovacevic ha avuto in cura niente di meno che Cristiano Ronaldo nel 2016, per l’infortunio durante gli Europei, ma anche giocatori come Alexis Sanchez e Robin Van Persie. L’ex calciatore israeliano Yossi Benaioun, ai tempi della sua militanza nel Liverpool (2007-2010) fu curato dalla dottoressa Kovacevic, e ricorda come la cura si sostanziasse in “massaggi con una sostanza che lei indicava come fluido proveniente da placenta umana. Nessuna iniezione, nessun rischio di doping”.

 

Lo stesso Benayoun ricorda di come poté nel 2009 accorciare un infortunio con tempi di recupero fissati in cinque settimane a soli quindici giorni, riuscendo a essere subito protagonista in campo. Sul sito Ghana Guardian si parla di come abbia collaborato con la nazionale di calcio del Ghana ai tempi della presidenza della Federazione Ghana Calcio di Nwesi Nyantaky, dal 2005 al 2018. Inoltre, ha fatto parte della spedizione della nazionale della Serbia ai mondiali del 2010.

Danilo Gori

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Alcune cose su Djokovic che potrebbero esservi sfuggite

Curiosità note e meno note sul fresco vincitore dell’Australian Open: Novak Djokovic

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Novak Djokovic si apre come un libro in tantissime lingue, imperversa nelle conferenze stampa e quindi sappiamo tutto sul nuovo (si fa per dire) numero 1 del mondo. Qui segnaliamo alcune curiosità, alcune conusciute, altre meno; amenità ma anche cose serie, sul vincitore dell’ultimo Australian Open.

1. Il cambio di alimentazione: Novak, dopo essersi reso conto di non riuscire a rendere come avrebbe voluto sul campo, ha deciso di evitare i prodotti contenenti glutine. Il cambio di alimentazione gli permise di reagire al meglio al problema e lo portò alla svolta del 2011, che lo vide vincere tre Slam e perdere solo in semifinale da Federer a Parigi. Con la moglie Jelena – come da noi riportato nell’aprile del 2016 – ha trasferito la sua passione per la cucina come supporto primario ad una vita sana nel ristorante “Eqvita”, situato nel Principato di Monaco.

2. L’infanzia difficile, Djokovic bambino ha conosciuto la guerra: ha dovuto fare la coda per ricevere del cibo, e ha giocato su campi martoriati dai bombardamenti. “Cose come queste ti fanno crescere più forte” ha dichiarato in merito.

 

3. Il recordman di Melbourne gradisce molto poco le altitudini; all’aereo preferisce il pavimento di casa! Per fortuna del tennis ha reagito alla ritrosia ai grandi spostamenti in maniera differente rispetto al calciatore olandese Dennis Bergkamp, che ha preferito sempre organizzarsi via terra.

4. Rimanendo sul terreno calcistico, Nole ama lo sport più bello del mondo (almeno così lo definiscono i suoi appassionati); simpatizza per il Milan ed è amico di Zlatan Ibrahimovic, totem rossonero e icona sportiva mondiale. I due hanno in comune un rapporto speciale con il nostro paese, e lo svedese lo ha supportato pubblicamente ai tempi della scelta di non vaccinarsi.

5. Appare in una scena tagliata del film “Mercenari 2”, in cui combatte dei nemici con una racchetta. In questo caso però meglio di lui ha fatto il sessantanovenne ex collega Vijay Amritraj, che nel 1983 è apparso in diverse scene del film di 007 “Octopussy”; in una in particolare si difende con una racchetta, ma di legno, e appassiona gli astanti del mercato indiano di Udaipur con i suoi movimenti elegantissimi.

6. A diciotto anni, fresco di qualificazione allo Slam francese e di un primo turno passato in tre set con Robby Ginepri, Nole è costretto al ritiro sul punteggio di un set pari contro il numero otto del seeding Guillermo Coria. Inoltre, l’anno successivo sviene durante il torneo di Umag. Da allora ha preso la decisione di iniziare una terapia per tenere sotto controllo il problema: pare sia allergico all’argilla, così almeno riporta su Twitter “Histoporte”.

Se fosse vero, sembra quindi che la ragione dei soli due successi sul rosso di Parigi non sia minimamente da imputare alla presenza di Rafa Nadal ogni anno, ma alla fastidiosa reazione allergica alla superficie lenta per antonomasia. A questo punto bisognerebbe verificare una analoga sensibilità di Rafa, solo due miseri successi, ai prati, all’ambrosia e in generale alla flora che attecchisce nei dintorni di Church Road. Altro che Roger o Novak…

Danilo Gori

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ATP

Challenger: Goffin vince a Ottignies, Barrere a Quimper, Coria a Concepcion

Il belga torna al successo nel Challenger di casa mentre gli italiani deludono e Benoit Paire sembra sempre più avvitato nella sua spirale di negatività

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David Goffin, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Trevor Collens

Al Challenger 125 di Ottignies (Belgio, cemento indoor) finale di rango tra la prima testa di serie, il belga David Goffin (n.41 ATP) e lo svedese Mikael Ymer (n.69 ATP) che hanno giocato davanti ad un foltissimo pubblico, davvero inusuale a questi livelli. Ha vinto il primo in maniera fin troppo netta per 6-4 6-1 e per lui è l’ottavo successo Challenger, circuito in cui non vinceva dal lontano 2014, avendo nel frattempo frequentato ben altri palcoscenici. Il 32enne ex n.7 ATP continua così, dopo un paio di anni di buio, la sua rincorsa ai bei tempi andati. Tempi che difficilmente torneranno ma comunque vederlo giocare è sempre un piacere e poi può sempre capitare che tiri fuori dal cilindro un bel coniglio come successe lo scorso luglio sui prati di Wimbledon con quegli inaspettati quarti di finale. Per lo svedese nuovo best alla posizione n.60 ATP.

Nell’altro Challenger 125 che si giocava a Quimper (Bretagna, cemento indoor) finale tra due francesi, forse non i più attesi: Gregoire Barrere e Arthur Fils. Il vecchio contro il nuovo, volendo fare una sommaria sintesi giornalistica. Ed è il vecchio a prevalere in maniera molto netta col punteggio di 6-1 6-4. Il 28enne Barrere (n.83 ATP e seconda testa di serie del torneo) conferma così di essere in chiara ripresa dopo che il 2022 non gli aveva regalato molte gioie, se non in autunno con le due vittorie di Orleans e Brest. Un po’ di delusione invece per Arthur Fils, di 10 anni più giovane, che sembrava navigare col vento in poppa sulle ali della recentissima vittoria al Challenger di Oeiras 2 che l’aveva proiettato in top 200. Per il vincitore è il sesto successo Challenger e il nuovo best ranking alla posizione n.76 ATP, ottavo miglior giocatore francese. Nuovo best anche per Fils che sale al n.164. Comunque, nonostante la partita abbia regalato poche emozioni, è stata la miglior finale possibile, persi prematuramente per strada gli italiani, ed eliminato a sorpresa Luca Van Assche che, dopo aver battuto il nostro Nardi, è inciampato nel connazionale Geoffrey Blancaneaux. Tra quelli che si sono persi per strada una citazione la merita di diritto Benoit Paire, il disperso per antonomasia, che all’esordio ha raggranellato solo cinque giochi contro l’ucraino Illya Marchenko e sembra ben avviato al quarto anno consecutivo di saldo negativo vittorie/sconfitte.

Si giocava anche in Cile a Concepcion (Challenger 100, terra battuta outdoor) dove in finale sono arrivati Federico Coria (n.76 ATP) e il kazako Timofey Skatov (n.144 ATP). E nemmeno in questo caso l’ultimo atto ha dispensato grandi emozioni. Facile infatti la vittoria dell’argentino che porta a casa il titolo 6-4 6-3 in poco meno di due ore di gioco. E non c’è bisogno che vi spieghi perché sono servite quasi due ore per definire un punteggio in fin dei conti piuttosto netto. Il combinato disposto giocatore argentino più terra battuta ha imposto la sua legge anche questa volta. Per l’ormai 30enne Coria è il quinto Challenger in bacheca mentre il kazako si consola con il nuovo best ranking al n.129 ATP, secondo miglior giocatore del suo paese dopo Alexander Bublik.

 

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