Steve Flink: "Il terzo set di Djokovic-Nadal al Roland Garros è stato il più bello della loro rivalità"

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Steve Flink: “Il terzo set di Djokovic-Nadal al Roland Garros è stato il più bello della loro rivalità”

Ultimo video con il Direttore Scanagatta: Djokovic può fare il Grande Slam? La doppietta di Krejcikova e i difetti caratteriali di Zverev

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Quella del 2021 è stata un’edizione del Roland Garros con tanti spunti e altrettanti momenti da ricordare, non c’è dubbio. Ubaldo Scanagatta e Steve Flink hanno provato a fare il punto, spaziando dalle grandi rimonte di Djokovic all’interruzione del regno di Rafa Nadal, con uno sguardo anche a Wimbledon già imminente. Di seguito il video:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

1:14 – Su Djokovic-Nadal. Ubaldo: “Il terzo set è stato uno dei migliori set che abbia mai visto e anche Djokovic lo ha evidenziato come uno dei suoi migliori match giocati al Roland Garros”. Flink: “Nel primo set erano entrambi nervosi, non è stato un grande set, il secondo è stato giocato molto bene, il terzo è stato il miglior set che abbiano giocato l’uno contro l’altro, nel quarto Djokovic ha giocato benissimo mentre Nadal era esausto. È stata una grande performance da parte di Djokovic, una fantastica rimonta e un terzo set che tutti noi ricorderemo”. Ubaldo: “Nel terzo set ci sono stati sette game ai vantaggi, entrambi hanno avuto break point. Per quanto concerne le emozioni non potevamo chiedere di meglio, un ritmo e una intensità incredibili”.

 

4:40 – Flink: “Chiunque avesse vinto il terzo set avrebbe portato a casa il match”. Ubaldo: “Quando hanno iniziato il tie-break del terzo set la sensazione è stata la stessa. L’inizio del quarto set stava per smentirci, ma poi Djokovic ha vinto sei game di fila”. Flink: “Rafa sembrava una po’ scoraggiato, non sembrava avere la stessa fiducia in sé stesso che di solito lo contraddistingue”.

08:40 – Flink: “Djokovic ha fatto un gran lavoro sia agli Australian Open che a Parigi. L’anno scorso la sua priorità era il record di settimane da numero 1 e lo ha ottenuto, quest’anno il suo obiettivo era di vincere tutti e quattro gli Slam e ha conquistato i primi due dell’anno”.

09:40 – Sulla finale con Tsitsipas. Flink: “La partita è cambiata nel momento in cui ha fatto il break del 3-1 nel terzo set in quel game molto combattuto, da lì in avanti non hai più avuto problemi nei suoi turni di servizio”. Ubaldo: “A volte Tsitsipas gioca bene all’inizio e poi perde un po’ la concentrazione, ma da quel momento Djokovic non ha concesso più nulla”.

11:50 – Ubaldo: “Ci sono stati due Djokovic. Quello contro Nadal è stato molto emozionante, le urla, le grida, l’incoraggiarsi. In finale invece è stato un po’ piatto all’inizio, come se fosse stanco e volesse conservare le energie. Anche dopo la vittoria è stato molto calmo”.

17:00 – Flink: “Djokovic ricorderà questo torneo principalmente per il match contro Nadal, ma anche per aver trovato il modo di vincere questa finale dopo essersi trovato due set in svantaggio, anche se non era ispirato come lo era contro Nadal”.

18:50 – Ubaldo: “Djokovic è stato criticato per il suo modo di comportarsi contro Berrettini, quando ha urlato prima e dopo il match point. Nadal e Federer non si sarebbero mai comportati in quel modo”. Flink: “Aveva un sacco di emozioni represse nel match contro Berrettini. È una questione di personalità, esprime le sue emozioni ma è anche una persona cortese. Penso che i media e i fan lo prendano di mira. Non gli danno abbastanza credito per le sue qualità”.

24:45 – Su Tsitsipas-Zverev: Ubaldo: “Quando Zverev si avvicina alla rete e non sta troppo a fondocampo è il miglior atleta tra i giovani, insieme a Tsitsipas. È molto pericoloso sia con il dritto che con il rovescio”. Flink: “Concordo, e se Zverev avesse fatto il break nel primo game del quinto set avrebbe affrontato lui Djokovic in finale invece di Tsitsipas”.

26:00 – Sulla performance di Zverev: “Non puoi giocare in quel modo e poi lamentarti, non puoi permettere che uno come Tsitsipas vada due set sopra. Non credo lui abbia il giusto temperamento, perché si trova spesso in situazioni simili”.

28:20 – Sulle possibilità del Grande Slam. Ubaldo: “Adesso tutti parlano della possibilità di Djokovic di vincere tutti e quattro gli Slam, e per me è il favorito a Wimbledon, dove ha già vinto cinque volte, e probabilmente lo sarà anche allo US Open. Zverev forse è l’unico vero avversario di Novak a Wimbledon”. Flink: “Concordo con te, ma ricordiamoci del 2016, quando era nella stessa situazione di oggi e perse al terzo turno contro Querrey per eccesso di confidenza. Sarei molto sorpreso se una cosa del genere si ripetesse. Non sentirà la pressione a Wimbledon, mentre potrebbe avvertirla allo US Open”.

34:45 – Sul torneo femminile. Flink: “Speravo vincesse Sakkari, perché è dinamica sul campo, si muove bene ed è divertente da vedere in campo. Krejcikova e Pavlyuchekova hanno giocato una finale di buona qualità”. Ubaldo: “Principalmente il terzo set, perché nei primi due set non hanno mai giocato bene nello stesso momento”. Flink: “Krejcikova dovrebbe essere orgogliosa di quello che ha fatto, ha sconfitto Stephens, Gauff e salvato match point contro Sakkari”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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Australian Open

Adesso è ufficiale: obbligo vaccinale per partecipare all’Australian Open 2022

A dichiararlo è stato Daniel Andrews governatore dello stato del Victoria. Tsitsipas, Rublev e Thiem si vaccineranno, mentre è in dubbio la presenza di Djokovic

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tanto tuonò che piovve. Lo stato australiano del Victoria non concederà deroghe o permetterà accordi speciali ad atleti non vaccinati per consentire loro di competere in eventi importanti. Lo ha dichiarato il premier dello stato Daniel Andrews, mettendo così in serio dubbio la difesa del titolo dell’Australian Open da parte di Novak Djokovic (che nei giorni scorsi si era espresso così tema dichiarando che non rivelerà il suo status vaccinale e che non ha ancora deciso se volare a Melbourne o meno) e di conseguenza la possibilità di riprovare a competere per il Grande Slam.

“Sulla questione della vaccinazione, abbiamo deciso di adottare la linea dura e coerente dello stato”, ha detto a un briefing con i media. “(Al virus) non importa quale sia la tua classifica tennistica o quanti Slam hai vinto. È completamente irrilevante. Devi essere vaccinato per proteggerti e per proteggere gli altri”.

Tennis Australia, che organizza il Grande Slam, ha rifiutato di commentare.

 

Lo stato del Victoria, che nelle prossime settimane dovrebbe uscire da un blocco di quasi tre mesi, ha dunque equiparato gli atleti professionisti agli altri milioni di “lavoratori autorizzati. Lo sport professionale non è un mondo a parte e quindi come tutti gli altri devono essere autorizzati e devono essere vaccinati con doppia dose”, ha affermato in conclusione Andrews.

Una notizia che non può cogliere di sorpresa nessuno, tennisti e addetti ai lavori in primis, tant’è che nei giorni scorsi stelle del circuito come Andrey Rublev, Dominic Thiem e Stefanos Tsitsipas hanno dichiarato che procederanno a ricevere l’inoculazione durante la off-season per non mancare l’appuntamento Down Under. Allo stesso tempo, però, qualche opacità legislativa era rimasta, tant’è che nei giorni scorsi Djokovic aveva dichiarato: “Se ho capito bene, il governo e Tennis Australia prenderanno le decisioni definitive tra due settimane. Quest’anno ci sono state tante restrizioni e so che Tennis Australia sta tentando di migliorare le condizioni di tutti i giocatori, vaccinati e non”.

Questa regola invece non lascia spazio a troppi dubbi interpretativi, e rappresenta una prima volta che potrebbe lasciare il proprio segno sulla storia del tennis, visto che attualmente (ancorché in via ufficiosa) si stima una percentuale di vaccinati del 50% circa fra i tennisti, anche se l’ATP e la WTA hanno riportato cifre superiori, rispettivamente del 65% e 60% circa.

In questo momento, pertanto, è possibile che l’Australian Open 2022 si disputi con un parco giocatori a dir poco rimaneggiato.   

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Orologi & Campioni: Rado al polso di Cameron Norrie

Il neo campione di Indian Wells indossava un Captain Cook High-Tech Ceramic durante la premiazione. Ne scopriamo insieme le caratteristiche

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Cameron Norrie - ATP Indian Wells 2021 (via Twitter, BNPPARIBASOPEN)

Un successo meritato quanto inaspettato ha travolto la vita agonistica di Cameron Norrie, fresco vincitore del 1000 di Indian Wells, una vita da “numero due” del tennis britannico, che ha finalmente rotto gli indugi e conquistato quell’obiettivo da molti ambito, da pochi raggiunto. E dire che c’era anche andato vicino quest’anno; è vero, ha vinto un torneo ma si trattava “soltanto” di un 250 a Los Cabos, nulla in confronto di ciò che poteva essere e non è stato (per fortuna nostra e di Matteo Berrettini) al Queen’s, proprio nel circolo che ha le stigmate reali nel nome e nell’atmosfera, entrambe so british. Ma quella di Norrie è stata un’ascesa graduale culminata nella vittoria del suo primo 1000 e che ha avuto nel tempo, nel giusto tempo, l’aspetto fondamentale. Un percorso in continua crescita, scandendo perfettamente il ritmo del suo tennis e dei suoi obiettivi.

E non è un caso che il tempo sia un aspetto fondamentale in questa storia. Cameron Norrie è, infatti, ambassador di Rado, azienda di orologeria svizzera, fondata nel 1917, la cui sede è a Lengnau, e che ha nel tennis uno dei propri spunti di collaborazione e sponsorizzazione. Nel circuito, infatti, da oltre 30 anni, è main sponsor di alcuni tra i più importanti tornei del circuito ATP, uno fra tutti: Basilea.

Tornando all’eroe del cemento californiano, la nostra attenzione è stata catturata dal polso destro del giocatore mancino (di racchetta), fotografato insieme al suo inseparabile “Captain Cook High-Tech Ceramic” che abbina molti anni di ricerca e sviluppo alla storia e alla tradizione del Rado Captain Cook. L’odierna evoluzione della gamma Captain Cook in ceramica hi-tech esprime il DNA di Rado nella sua forma più pura. Dispone di alcuni tra i più brillanti successi del marchio, come la rivoluzionaria cassa monoblocco in ceramica hi-tech di Rado o la ceramica hi-tech antigraffio e ipoallergenica, ed è azionato dal calibro Rado R734 di elevata qualità dotato di spirale Nivachron. L’innovativa spirale Nivachron offre un reale vantaggio nella vita quotidiana proteggendo l’orologio dai campi magnetici. L’orologio ha un movimento con riserva di ricarica di 80 ore, cassa in acciaio che misura 43 mm ed un’impermeabilità di 300m. Il segnatempo è proposto ad un prezzo di listino di 3950€.

 
Captain Cook High-Tech Ceramic – (via Twitter, Swatch Group)

In conclusione possiamo dire che si tratta di un prodotto molto bello da vedere con un calibro home made, chiamato Sistem 51, su cui l’azienda ha investito circa 90 milioni di euro in ricerca e sviluppo. Qualche dubbio sulla chiusura a pressione del fondello, quindi senza viti o avvitamento, il che lascia qualche dubbio sulla permeabilità dell’orologio che comunque, è giusto dirlo, vale il prezzo a cui è proposto e vale il polso che lo indossa. Soprattutto quello di un campione di 1000: su quei polsi ne abbiamo visti di peggio (di orologi, s’intenda…).  

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Emma Raducanu prova con Esteban Carril, vecchio coach di Johanna Konta

La campionessa dello US Open inaugura il casting per la panchina dopo il licenziamento di Andrew Richardson

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Emma Raducanu - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

L’apprezzato consigliere Tim Henman, protagonista di una parte non trascurabile nel suo successo a New York, stavolta è stato ascoltato a metà. “Raducanu avrà tutto il tempo di selezionare un nuovo allenatore durante la off season – aveva detto l’ex numero uno britannico in una recente intervista -, adesso non è il momento giusto per pensarci”. Invece, quando ancora alla fine della stagione manca un mesetto buono, Emma ha inaugurato il casting per la panchina, allo stesso tempo ambita e scottante.

Secondo Times e BBC la teenager nata a Toronto avrebbe assunto in prova il coach spagnolo Esteban Carril, famoso nell’ambiente in quanto artefice della scalata alla top 10 di Johanna Konta tra il 2015 e il 2016. Presa quando la tennista nata a Sydney si trovava ben fuori dalle prime cento della classifica, Carril ha condotto Konta nel gotha del tennis femminile, grazie a risultati straordinari quali la semifinale all’Australian Open 2016 e il primo titolo a livello di Tour maggiore guadagnato a Stanford nel luglio successivo. I due si separarono a sorpresa alla fine di quella stagione, e da allora Carril ha continuato a lavorare saltuariamente per la LTA, con apparizioni nei box di Katie Swan e Jay Clarke.

La campionessa dell’ultimo US Open, sempre in cerca di un coach di grande esperienza che possa coltivarne le notevolissime doti, sta sviluppando una problematica nomea di mangia-allenatori. Solo in questa stagione Emma ha già spedito la fatidica lettera a tre tecnici: Nigel Sears, licenziato dopo Wimbledon; Andrew Richardson, l’angelo custode nella pazza corsa newyorchese; e infine Jeremy Bates, accompagnatore nella brevissima comparsata a Indian Wells.

 

Intanto da oltremanica arriva un aneddoto interessante firmato Mark Petchey, ex tennista inglese nello staff di Raducanu per qualche mese nel corso del 2020. “Stavamo giocando un match del British Tour – ricorda Petchey -, e a un certo punto Emma mi ha detto sconsolata di non saper tirare un servizio kick decente. Alla fine della partita, per migliorare quel fondamentale, mi sono fatto dare una mano da Esteban Carril, e adesso il suo kick è pulito, incisivo, affidabile”. Poco più di un anno dopo, Carril verrà probabilmente convocato per sistemare anche le restanti questioni pendenti.

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