Elogio di Opelka: articolo semiserio in difesa di un gigante

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Elogio di Opelka: articolo semiserio in difesa di un gigante

Il finalista di Toronto viene stigmatizzato da quasi tutti gli appassionati, ma è davvero (solo) un servebot?

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Reilly Opelka a Toronto 2021 (Credit: @NBOtoronto on Twitter)

Leggendo i commenti dei nostri lettori si ha la sensazione che in questo momento un solo sentimento metta d’accordo le menti e i cuori degli appassionati: l’avversione per Reilly Opelka.

Persone pronte a tutto pur di difendere l’onore del proprio beniamino – di norma “Apollo” Federer, “Ercole” Nadal e “Ulisse” Djokovic – quando scende in campo Opelka seppelliscono infatti l’ascia di guerra e insieme ad essa ogni senso di pietà e di misura per infierire su questo giovane tennista statunitense che questa sera a Toronto giocherà la partita per ora più importante della sua carriera, assurto a simbolo della decadenza estetica e tecnica del tennis e del tragico futuro che –secondo molti – lo attende una volta usciti di scena i Tre Grandi.

Un lettore occasionale potrebbe chiedersi la ragione di tanta avversione e a codesto lettore qualcuno potrebbe lombrosianamente rispondere così: guardare per capire.

 

E cosa si vede quando si guarda Opelka? Si vede un gigante barbuto con tratti somatici che possono ricordare il protagonista del racconto “i delitti della Rue Morgue” di Poe oppure il Cattivo con la c maiuscola della letteratura italiana, Franti, che Edmondo de Amicis nel libro Cuore descrive così: “E ha daccanto una faccia tosta e trista, uno che si chiama Franti, che fu già espulso da un’altra sezione….E’ malvagio…Ci ha qualcosa che mette ribrezzo su quella fronte bassa. In quegli occhi torbidi che tien quasi nascosti sotto la visiera del suo berrettino con una faccia invetriata…”.

Non sappiamo cosa sia una faccia invetriata, ma scommetteremmo sul fatto che non costituisca un bello spettacolo; se poi c’è qualcosa a cui Reilly non rinuncia mai è proprio il berettino con visiera!  Ma sotto il profilo che più dovrebbe interessare, ovvero quello sportivo, cosa si vede guardando Opelka in azione? A questa domanda risponderemo più avanti.

Per il momento ci limitiamo a dire tra il serio e il faceto che è nostra ferma intenzione procedere alla riabilitazione di Reilly attraverso questo articolo; per la cronaca a quella del gorilla assassino protagonista del racconto di Poe pensò lo stesso autore e Umberto Eco a quella di Franti nel memorabile saggio “Elogio di Franti”, contenuto in “Diario minimo”.

Rinvigoriti e non scoraggiati da precedenti così illustri, iniziamo la nostra impresa partendo dai dati biografici relativi al Nostro.

Reilly Opelka nacque a Saint Joseph, un paese del Michigan di circa 8.000 anime, nel 1997; più precisamente il 28 agosto, un mese generoso con il tennis dato che cinque degli attuali primi venti giocatori del mondo festeggiano il proprio compleanno nel mese dedicato all’imperatore Augusto: Federer, Tsitsipas, Schwartzman, Sinner e Auger-Aliassime.

Il padre di Opelka – George – per ragioni di lavoro nel 2005 trasferì la famiglia in Florida e in un club di golf fece amicizia con un Grande Maestro di tennis (le maiuscole non sono un refuso): Tom Gullikson. Su richiesta di George, Gullikson accettò di dare un’occhiata a Reilly, che all’epoca da due anni giocava a tennis, e per i successivi sei fu per lui ciò che il mitico Pigmalione fu per la sua scultura: tutto.

Opelka ha recentemente sintetizzato con queste parole l’impatto che Gullikson ebbe sulla sua formazione tecnica: “Decise lui come avrei dovuto giocare e in base  a questa scelta costruì il mio gioco. Tutti i miei fondamentali sono opera sua, specialmente il servizio”. Gullikson in particolare  modificò la sua presa di diritto (da western a semi-western), quella della volée (da eastern a continental), e il movimento del servizio.

Nel 2011 Gullikson lasciò la Florida per fare ritorno in California in qualità di istruttore della USTA, ma prima di farlo affidò il suo giovane pupillo alle cure di un coach di sua fiducia che era stato numero 3 del mondo nel 1977: Brian Gottfried. Nel corso degli anni il rapporto tra Opelka e Gullikson non è comunque mai venuto meno; alcuni membri del suo attuale staff – come ad esempio il mental coach Jim Loher e il coach Jay Berger – gli furono da lui suggeriti.

Reilly Opelka si mise in luce per la prima volta vincendo l’edizione junior di Wimbledon 2015, e nel medesimo anno ad Atlanta debuttò nel professionismo; un atleta con una struttura fisica così particolare ha bisogno di più tempo per maturare e – complice anche la mononucleosi contratta nel 2018 – solo alla fine del 2018 riuscì ad entrare nella top 100; la vittoria ottenuta nel febbraio del 2019 a New York e un anno più tardi a Delray Beach lo proiettarono stabilmente tra i primi 50. Grazie a guadagni sempre più consistenti, Reilly potè finalmente permettersi di archiviare i viaggi aerei in classe economy, palese tormento per un atleta della sua statura; appassionato d’arte, Opelka è altresì un attento collezionista di opere contemporanee.

Passiamo ora a parlare di Opelka sotto il profilo tecnico. Abbiamo la sensazione che molti di coloro che denigrano il gioco dello statunitense non lo abbiano mai visto giocare  a lungo.

Madre natura gli ha regalato 211 centimetri di statura e di conseguenza il suo punto di forza è il servizio e quello debole la risposta; Djokovic è sicuramente più rapido di lui negli spostamenti laterali ma, rispetto a qualche anno fa, Opelka si muove molto meglio, segno che la preparazione atletica è ben curata.

Il diritto da fermo è praticamente uno smash che piega il polso a qualunque avversario e in corsa un ottimo colpo difensivo; il rovescio bimane non incanta ma, rispetto a quello – per esempio – di Andy Roddick, pare quasi una meraviglia.

A dispetto della statura, Opelka nei pressi della rete – dove mostra di avere un gran senso della posizione e un tocco delicato – ha una flessibilità fisica sbalorditiva più ancora che notevole: nel match contro Tsitsipas si è ripetutamente esibito con successo in volée basse che avrebbero messo in difficoltà il ministro Brunetta. Non ci credete? Mettete da parte i pregiudizi e guardate almeno il terzo set della semifinale. Se accetterete il nostro consiglio, scoprirete altre due spiccate qualità di Opelka: senso tattico e audacia; non tutti hanno il coraggio e la capacità di annullare palle break delicatissime seguendo a rete la seconda di servizio. A proposito della seconda di servizio: il kick che lo statunitense vi imprime fa sì che un atleta alto oltre 190 centimetri debba saltare per colpire la palla con il rovescio a una mano se non vuole essere costretto a rispondere dal parcheggio dello stadio.

Comunque vada a finire la finale che a Toronto lo vedrà opposto a un altro preclaro rappresentante del bello stile – Daniil Medvedev – da lunedì Opelka sarà il capofila del movimento maschile statunitense davanti a John Isner; occuperà infatti la posizione numero 23 in caso di sconfitta e 16 in caso di vittoria.

Come direbbe il nostro Direttore: not too baaad.

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ATP Vienna: il toro Alcaraz incorna un generoso Murray

Continua la corsa a Vienna dello spagnolo Carlos Alcaraz che non fa sconti e si prende la rivincita sullo scozzese Andy Murray

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Carlos Alcaraz (ESP) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

C. Alcaraz b. [WC] A. Murray 6-3 6-4

Altro britannico per il giovane spagnolo, che dopo essersi sbarazzato dell’attuale numero 2 Daniel Evans, si trova ora a giocare, anche se fa strano a dirsi, con Gran Bretagna 3, ovver Sir Andy Murray. Per lo spagnolo si tratta di vendicare la sconfitta patita a Indian Wells un paio di settimane fa, proprio per mano dello scozzese. Alcaraz parte favorito, ma mai dare per battuto in partenza Murray, che qua a Vienna è ancora imbattuto (vincitore nel 2014 e nel 2016) e che lunedì a sorpresa ha portato a casa lo scalpo di Hurcacz.

Un match sfibrante, che nelle prime fasi del primo set è stata un’autentica battaglia con Alcaraz dato per favorito, sia in funzione del ranking che per la maggiore freschezza; diamo solo alcuni numeri per dare la dimensione dell’intensità a cui abbiamo assistito nei primi 5cinque giochi, una media di 8 minuti per game, con i due che sono andati complessivamente 13 volte ai vantaggi. Una braccio di ferro clamoroso che vede prevalere alla fine lo spagnolo che finisce per filare via e chiudere il primo set 6-3 con un doppio break di vantaggio.

 

Secondo set in cui Murray riesce a risollevare la china e a mettersi in scia al giovane spagnolo, che poi produce il massimo sforzo con soluzioni di tigna (come il lob a pelo soffitto dello stadio che rimane in campo) e l’attacco a rete a seguire la risposta sulla seconda dello spagnolo che lo portano a conquistare addirittura a zero il break per il 2-1 Gran Bretagna.

Il murciano però non ci sta e come in una corrida carica a testa bassa con soluzioni sublimi (come il dritto a sventaglio al volo che pizzica la riga) e sciagurate (come lo smash a rimbalzo comodissimo che sparacchia fuori). Qui però il sapiente torero scozzese tira fuori il meglio dalla sua mano educata con un pallonetto in allungo e una deliziosa demi-volée smorzata di rovescio su una passante velenoso dello spagnolo (a proposito, il ragazzo oltre a menare dimostra anche una bella sagacia, confermando quanto visto lunedì con Evans; quando è in difficoltà il ragazzo è capace di proporre passanti complicati, che finiscono sulle stringhe del proprio avversario).

La battaglia va avanti quindi anche nel secondo set, con Murray che deve continuare a rispondere alle domande che gli presenta Alcaraz. Impressionante anche dall’alto della tribuna media constatare come viaggi la palla dell’iberico, anche se ovviamente andrebbe vista da bordo campo, come negli allenamenti. E con queste bordate Murray gioca in difesa come meglio riesce, e qua si vede il fatto che nelle ultime settimane sta trovando il ritmo partita: sicuramente non sarà la versione de luxe del 2016, ma almeno lo scozzese sente gli scambi e si muove in maniera più che adeguata. Ogni game di Murray è una lotta con palle break e tante spallate ai vantaggi, che riesce a salvare in qualche modo, fino all’ottavo game, dove finisce per crollare anche mentalmente (si veda in particolare un sanguinoso errore dello scozzese in uscita dal servizio e la penuria di prime palle nel game). Alcaraz così prende il comando delle operazioni e allo scoccare delle due ore si porta sul 5-4. Tutto all’attacco lo spagnolo anche nel successivo game di servizio di Murray (clamoroso un dritto d’attacco su una palla tagliata velenosissima di Andy) e a seguire un dritto in corsa vincente a tutto braccio dopo uno scambio da 24 colpi, che gli procura match point e poco dopo la partita, con l’ennesima risposta aggressiva che Murray non riesce a gestire.

Match insomma bellissimo ed estremamente combattuto, in cui però va fatto notare come per la seconda volta Alcaraz conceda parecchio sul proprio servizio: lunedì con Evans sono state ben 7 le palle break concesse; oggi nel solo primo set sono state 9 quelle concesse a Murray (saranno 10 in totale a fine partita). Un dato che si spiega con la scarsa incisività questi giorni con la prima di servizio da parte dello spagnolo (oggi addirittura 60% di successo sulla seconda, che è un ottimo dato, e 59% sulla prima, dato quest’ultimo che in queste condizioni di gioco di solito è ampiamente deficitario…); è chiaro che se il ragazzo riuscirà a migliorare il servizio (vi ricordate ad esempio un certo maiorchino come ha migliorato il servizio nel corso degli anni) allora saranno guai seri per il resto del circuito.

In termini di shot selection partita quasi a specchio, con Alcaraz che si è dimostrato disponibile a mantenere per larghi tratti la partita sulla diagonale di rovescio.

Lo scozzese ha cercato così di manovrare con giudizio, cercando di evitare di rimanere invischiato in palleggi troppo lunghi che spesso premiavano il suo avversario, ma non è bastato, contro l’aggressività tattica e l’esuberanza fisica del suo avversario.

Nell’intervista post partita lo spagnolo ha confermato di aver giocato a tutta cercando di non lasciare giocare Murray e cercando di essere il più possibile aggressivo. La differenza con Indian Wells è che stavolta non era la prima volta e il ragazzo sapeva cosa aspettarsi (c’era anche un discorso di emozione probabilmente, visto che in spagnolo ha detto che lo aveva visto un milion de veces, però solo in tv). Prossimo match con Berrettini – giocatore che lo spagnolo ovviamente rispetta molto, ben diverso come stile da Murray. Curiosamente poi, ma neanche tanto visto il gioco aggressivo dello spagnolo, il ragazzo ha affermato di non avere problemi con i campi rapidi, e anzi di gradirli, come sta avvenendo questa settimana

A seguire poi è arrivato Murray in sala stampa (pardon, nella stanza virtuale su zoom), nel quale si è detto dispiaciuto di essersi lasciato sfuggire il secondo set, dove il livello era un po’ sceso rispetto all’inizio spettacolare del primo. In ogni caso abbiamo visto parecchio bel tennis. “È stato sicuramente un match fisico, – ha spiegato l’ex n.1 del mondo – e nell’arena faceva veramente caldo, di solito indoor non è così; ma quando si giocano scambi e game come quelli che abbiamo giocato nel primo set il caldo diventa un fattore, in quanto fisicamente diventa complicato. Carlos è un gran ribattitore e il suo servizio non è definitivo, per cui gli scambi sono molti lunghi e lui ha fatto veramente pochi gratuiti, specie considerando la potenza dei suoi colpi; io avrei potuto e dovuto fare meglio, in quanto ho avuto le occasioni“.

Per quel che riguarda il resto della stagione – ha continuato Murray – sicuramente Stoccolma, e a Parigi Bercy è probabile che possa ricevere una wild card. La Davis non è una cosa che metto in conto, al momento direi di no, perché vorrei una off season come si deve. Sebbene il mio tennis stia migliorando, credo di aver bisogno di 3-4  settimane per sistemare con calma il mio gioco. E giocando in Davis Cup non potrei farlo. Infine credo che nel giro di qualche mese riuscirò a mettere insieme dei buoni risultati e risalire in classifica. Credo che se riesco ad essere un po’ più consistente e cinico comincerò a vincere e ad avere delle buone strisce. I sorteggi poi contano, e qua il tabellone era durissimo. Rispetto al futuro infine è qualcosa a cui non sto pensando parecchio, ho buttato Hurcacz che ha fatto semi a Wimbledon, Alcaraz ha fatto bene allo US Open, credo di poter ripetere delle buone prestazioni guardando a quei match. E so che posso giocare meglio“.

Infine tornando ad Alcaraz : “Credo che sicuramente abbia il potenziale potrebbeer diventare un campione Slam, ma non lo conosco, non ci lavoro tutti i giorni: il suo team e il suo coach che lo vedono tutti i giorni possono rispondere meglio di me, anche se per un diciotenne ha già un’ottima base, con pochi buchi“.

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WTA Cluj-Napoca 2: Halep avanti in scioltezza

Simona domina 6-1 6-2 il derby con Ruse e sfiderà Gracheva. Esordio agevole anche per Kontaveit contro Krunic

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Simona Halep - Cluj Napoca 2021 (foto Twitter @Transylvaniaopn)

Tutti incontri abbastanza a senso unico in questo mercoledì al Transylvania Open. Spicca la vittoria all’esordio di Simona Halep che si è aggiudicata il derby contro Elena Gabriela Ruse con un inequivocabile 6-1 6-2. Troppa la differenza nello scambio tra le due giocatrici con la più blasonata delle due che ha fatto suo il match in un’ora e 15 di gioco. Al secondo turno sfiderà Varvara Gracheva. Avanti senza problemi anche Anett Kontaveit, fresca vincitrice della Kremlin Cup di Mosca. L’estone ha superato Aleksandra Krunic 6-3 7-5, accusando un singolo passaggio a vuoto a metà del secondo set quando si è lasciata riprendere sul 4-4 con un controbreak a zero. Anett ha comunque prontamente ripreso in mano le operazioni e chiuso la partita senza ulteriori patemi. La sua prossima avversaria sarà Alison Van Uytvanck.

Si sono invece già qualificate per i quarti di finale Anhelina Kalinina e Lesia Tsurenko. La prima ha rifilato un doppio 6-2 a Ana-Lena Friedsam, mentre l’ucraina ha domato in due set le resistenze di Anastasia Gasanova (6-2 7-5).

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ATP Vienna, il programma di giovedì 28 ottobre: Sonego e Sinner in campo nel pomeriggio

Jannik Sinner secondo match sul centrale (ore 16 circa) contro Dennis Novak. Lorenzo Sonego cercherà di fermare Casper Ruud (ore 15 circa) sul #glaubendich

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Gael Monfils (FRA) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Si completano gli ottavi di finale all’Erste Bank Open di Vienna, con tre dei pretendenti agli ultimi posti per le Nitto ATP Finals di Torino ancora in corsa. Inizierà Cameron Norrie alle 13 sul campo #glaubendich contro il canadese Felix Auger Aliassime, poi a seguire ci sarà Casper Ruud che se la vedrà con il nostro Lorenzo Sonego.

Sonego potrebbe “fare gioco di squadra” vincendo il suo match perchè in quel modo aiuterebbe Jannik Sinner a raggiungere il norvegese in graduatoria. Sinner sarà sul campo centrale contro la wild card austriaca Dennis Novak, vincitrice al primo turno del nostro Gianluca Mager.

Le prime due teste di serie, Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev, saranno impegnate nella sessione serale non prima delle 17.30.

 

Questo il programma completo (cliccare l’icona in alto a destra per ingrandire l’immagine)

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