US Open, cosa deve fare Medvedev per evitare un'altra imbarcata contro Djokovic

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US Open, cosa deve fare Medvedev per evitare un’altra imbarcata contro Djokovic

Daniil Medvedev è l’ultimo ostacolo fra Novak Djokovic e il Grande Slam. Cosa può cercare di cambiare rispetto alla finale dell’Australian Open?

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Daniil Medvedev e Novak Djokovic - Finale Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Battuti Matteo Berrettini e Sascha Zverev, Novak Djokovic è arrivato al boss finale in termini di progressiva difficoltà sulla sua strada per il Grande Slam, visto che lo attende il N.2 ATP Daniil Medvedev. Occhio con le metafore, però, perché se nel tennis del 2021 c’è qualcuno che potrebbe sentire il bisogno di un tutorial (probabilmente creato da un virgulto molto più giovane di lui come da regola aurea di YouTube) questo è proprio Daniil, ancora in cerca del primo titolo Slam della carriera dopo essere stato perentoriamente rimbalzato proprio da Nole durante la finale dell’Australian Open (la sua seconda in un Major) dello scorso febbraio per 7-5 6-2 6-2, con l’incontro che era virtualmente finito dopo il primo set.

All’epoca Medvedev era reduce da una striscia di venti vittorie di fila in cui aveva battuto dodici Top 10 (incluso lo stesso Djokovic), ma dopo un torneo sostanzialmente dominato si era imbattuto in quel glitch del sistema tennis che da lì in avanti ha avviato una campagna senza precedenti per diventare il primo uomo a vincere ogni Major della stagione dal 1969, nonché il primo a farlo su tre superfici differenti.

Per certi versi, le condizioni in cui due arrivano alla finale non sono troppo dissimili da quelle di Melbourne: Medvedev non ha mai sofferto, perdendo un solo set, mentre Djokovic ha dovuto faticare di più (a febbraio in virtù principalmente di un problema agli addominali smaltito definitivamente fra i quarti e le semi) ma alla lunga è riuscito a piegare la resistenza di ogni avversario, la vera cifra stilistica di tre dei suoi quattro Slam del 2021 (a Wimbledon non ha praticamente mai avuto problemi) che l’hanno visto diventare un emulo di John Wick.

 

Con questo non si vuole indurre il russo a scongiuri di alcun tipo, ovviamente; anzi, le lezioni del passato non potranno che aiutarlo. Da un lato il percorso dei due, che all’epoca aveva equilibrato di molto i favori del pronostico, stavolta non verrà preso in considerazione dall’opinione pubblica, togliendo parecchia pressione dalle sue spalle; dall’altro quanto appreso durante quel match gli tornerà sicuramente utile durante la partita di domani.

Ed è di questi due aspetti che vogliamo occuparci in vista del match. Aiutandoci con l’ottima analisi di quella partita fatta da Damiano Verda e con il match charting di Tennis Abstract, andremo a vedere sotto quali aspetti Djokovic fosse riuscito a radere al suolo le certezze di un giocatore che di solito quando inizia a vincere smantella gli avversari in totale atarassia, e soprattutto proveremo a vedere cosa potrà fare Medvedev per far sì che la situazione non si ripeta e per mettersi di traverso sui binari della storia.

SERVIZIO

“Giocò in modo diverso tatticamente rispetto ai match che avevamo giocato in precedenza. Non ero pronto a quel tipo di partita, ma ora lo sono. Sento che non ho dato tutto quello che avevo in campo a Melbourne. Qualcosa non si è acceso. Darò tutto sull’Arthur Ashe stavolta“. Queste sono le parole con cui Medvedev ha certificato la pesante sconfitta subita alla Rod Laver Arena.

E la prima arma spuntata era stata il suo generalmente efficacissimo servizio, con cui aveva vinto il 69% sulla prima (dato non disprezzabile ma nettamente inferiore al 79 che ha fatto registrare sul cemento nell’ultimo anno) e un miserrimo 32% sulla seconda (mediamente fa il 53,5). Il dato su quest’ultima era stato particolarmente sconsolante perché non solo il dato complessivo era basso, non solo perché Djokovic aveva fatto addirittura il 58% con la sua, ma anche perché non c’era stata nemmeno una tipologia in cui Daniil fosse riuscito a raggiungere il 40%: non ci era riuscito con i punti diretti né con gli scambi lunghi né con quelli intermedi, segno di una resa totale e dato sconfortante in prospettiva, visto che Medvedev non è noto per essere uno che mette tante prime in campo.

In quella partita aveva avuto una percentuale di prime in campo media (64%); stavolta il primo aspetto su cui dovrà cercare di migliorare, quindi, sarà di giocare più prime o, in mancanza di queste, di cercare di essere più competitivo con la seconda. Finora Medvedev ha servito alla grande durante lo US Open (82 con la prima, 57 con la seconda): starà a lui far sì che quanto di buono fatto finora non si disperda.

Ormai è il segreto di Pulcinella che Djokovic sia diventato uno dei migliori battitori del circuito (ha finito con più punti vinti con la prima sia nel match con Berrettini che in quello con Zverev ed è sesto nel Serve Rating sul cemento delle ultime 52 settimane). Durante quella partita, infatti, aveva vinto la stessa percentuale di punti al servizio sotto i tre colpi (32% ciascuno) contro un avversario molto più alto di lui e quindi teoricamente favorito in questa categoria. Dove aveva fatto ancora di più la differenza, poi, era sui punti lunghi giocati alla battuta: aveva infatti chiuso con 28 punti di questo tipo contro i 18 di Medvedev – in sostanza, quando lo scambio si allungava sul suo servizio, il russo andava subito in ambasce.

Medvedev dovrà quindi cercare o di fare molti più punti diretti (non facilissimo contro una delle migliori risposte di sempre) o di costruire meglio il punto in uscita. Guardando alla prima opzione, a Melbourne aveva reso decisamente di più con la botta centrale, con la quale aveva totalizzato il 71% dei punti, mentre con quella esterna era rimasto al 65. Con la seconda, invece, era stato disastroso da destra, vincendo appena tre punti su quattordici e soffrendo in particolare sul kick al centro che va ad impattare il rovescio alto di Djokovic. Da quel lato potrebbe quindi trovarsi fra l’incudine e il martello, e chissà che non decida di giocare spesso due prime come nella semifinale vinta a Cincinnati nel 2019.

RISPOSTA

In Australia Djokovic aveva messo in campo l’80% di risposte profonde (percentuale calcolata sui soli servizi “giocabili”, escludendo quindi ace e prime vincenti); Medvedev aveva fatto addirittura meglio, toccando l’82%, ma il dato che aveva favorito e non di poco Nole riguardava le risposte negli ultimi centimetri di campo – il serbo aveva raggiunto il 20%, Medvedev solo il 9%.

Non ci sono dubbi sul fatto che la posizione molto profonda di quest’ultimo sia stato un fattore da questo punto di vista: Medvedev è della scuola Nadal dei ribattitori, scommette sulla sua abilità di far partire lo scambio quasi sempre per fiaccare il nerbo dei rivali, ma contro un avversario eccezionale nei colpi di controbalzo quale Djokovic potrebbe trovarsi costretto a cambiare strategia.

La necessità di un cambio di paradigma sembra essere giustificata dal poco equilibrio negli scambi sopra i tre colpi: Djokovic aveva prevalso sia sul proprio servizio (per 21-18) che su quello di Medvedev (17-12), e, mentre non è strano che il risponditore prevalga in questo tipo di punti, lo è invece che lo faccia il battitore, segno della poca incisività di quel giorno di Daniil in uno dei suoi dipartimenti preferiti. L’unico servizio su cui era riuscito a creare qualche problema a Nole, infatti, era stato la seconda da destra, vincendo più della metà dei punti contro la curva a uscire.

Finora il russo ha risposto benissimo ad entrambi i servizi: 36 break con il 53% di palle break sfruttate, 135 punti vinti sia contro la prima che contro la seconda, una media di 7,1 a set, mentre Djokovic ha vinto più punti totali in risposta ma solo perché ha giocato cinque set in più. Va anche detto però che prima della semifinale con Auger-Aliassime non si era trovato a fronteggiare esattamente dei bombardieri, e quindi il dato potrebbe essere messo a dura prova durante la finale.

ERRORI NON FORZATI

Questo è un aspetto che nella finale australiana si era manifestato chiaramente: i dati di Tennis Abstract ci raccontano di 32 errori da fondocampo contro i 19 di Djokovic, un disavanzo che era diventato incolmabile dalla parte del dritto, dove Djokovic aveva finito con un saldo di +5 fra vincenti e non forzati mentre Medvedev si era trovato a -6.

Damiano Verda aveva peraltro sottolineato come, nella parte calda del primo set (durante la quale si è col senno di poi decisa la partita), Djokovic avesse azzerato gli errori non forzati negli ultimi cinque game, mentre Medvedev ne aveva commessi quattro (tre con il suo generalmente infallibile rovescio, peraltro) nello stesso frangente – nemmeno tantissimi, ma più che sufficienti per perdere terreno dall’automa della città bianca. Di seguito il grafico dei loro errori nel primo set della sfida di Melbourne (sempre a cura di Verda):

Figura 9. Andamento cumulativo degli errori non forzati, al procedere dei game

Va da sé, quindi, che se Medvedev vorrà fare partita pari dovrà cercare di contenere al minimo i gratuiti, o quantomeno dovrà cercare di controbilanciarli con un grado di proattività superiore – all’Australian Open aveva messo a segno solo 15 vincenti nello scambio, uno in più del decisamente più efficiente rivale.

DIREZIONE DEI COLPI E LORO TIPOLOGIA

E che Medvedev debba provare a fare qualcosa in più offensivamente lo conferma la distribuzione dei colpi dei due: in quella finale, il russo aveva giocato solo il 24% dei suoi colpi fra lungolinea, sventaglio e inside-in (i colpi che generalmente cambiano l’inerzia dello scambio in uscita dalle diagonali), mentre Djokovic era arrivato al 30%, risultando particolarmente efficace sia con il dritto a sventaglio che con il rovescio lungolinea.

Quest’ultimo colpo è stato particolarmente negativo per Medvedev, che ha vinto solo uno degli otto scambi in cui ne ha colpito uno, perdendo fiducia rapidamente in una delle sue armi principali). Il serbo aveva quindi potuto giocare molto più tranquillamente sull’incrociato, rinfrancato da un avversario restio ad osare. L’ultimo dato che fa pensare che Medvedev possa provare a verticalizzare di più è legato al dritto lungolinea: nelle 21 circostanze in cui ne aveva tentato uno aveva fatto il punto 15 volte, una delle sole due categorie di scambi in cui fosse riuscito a prevalere nettamente.

L’altra è invece quella dei rovesci tagliati di Djokovic: quando Nole aveva provato a staccare la mano, Medvedev aveva prevalso per 18-11, incluso un netto 9-3 nelle circostanze in cui il numero uno ATP aveva cercato di addormentare lo scambio con uno slice al centro. Si può quindi supporre che Medvedev cercherà di essere più aggressivo, mentre Djokovic proverà a limitare la soluzione in back, anche se i campi molto rapidi di questo US Open potrebbero diventare a loro volta un fattore nell’eventuale utilizzo di ambo le soluzioni.

CONCLUSIONE

Questo è quindi ciò che ci raccontano i dati, come sempre parziali e come sempre soggetti a fattori incalcolabili. Viene però da dire che difficilmente Medvedev (che ha lavorato tanto con l’amico di Ubitennis e guru dei numeri Fabrice Sbarro) non avrà rivisto la sconfitta di febbraio da più angolazioni, inclusa quella tattico-statistica, e conseguentemente viene da pensare che arriverà con un piano partita molto chiaro e volto a rubare la scena a Nole in una partita in cui le pressioni saranno tutte su quest’ultimo. Questo sarà un match storico a prescindere: l’auspicio è che lo spettacolo in campo sia all’altezza delle attese.

Il tabellone maschile dello US Open con tutti i risultati aggiornati

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Coppa Davis, Kukuskin: “Con il nuovo formato tutti possono battere tutti”

Mikhail Kukushkin dopo la vittoria su Miomir Kecmanovic alla Davis Cup by Rakuten Finals: “Per me la Davis è la priorità numero uno”

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Mikhail Kukushkin - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Mikhail Kukushkin è probabilmente l’uomo-Davis per eccellenza. Best ranking di n. 39 un solo titolo e tre finali in quindici anni di carriera, il trentatreenne russo di nascita ma kazako di passaporto è uno di quei tennisti che quando sente odore di Coppa Davis diventa di un altro livello. Il suo record parla chiaro: 27 vittorie e 16 sconfitte, su tutte le superfici, compresa quest’ultima impresa contro Kecmanovic nella quale è rimasto in campo per 198 minuti annullando quattro match point.

Sono molto contento per la vittoria, è stato un match davvero drammatico. D’altra parte, è la Coppa Davis, sempre un ottovolante”.

Ho cominciato bene la partita, ero un break sopra nel secondo set, e poi non so cosa è successo. Credo di aver perso sette giochi di fila. Il terzo set è stato folle. Ero sotto 2-5, ho salvato un sacco di match point. Poi la fine della partita, davvero indescrivibile”.

 

È la Coppa Davis, grande pubblico, è stato molto importante vincere questo punto. La cosa più difficile è stato continuare a credere in me stesso. Devo ringraziare la mia squadra, il pubblico, mi hanno dato tanta energia. Sarà una partita che ricorderò per sempre”.

La Coppa Davis è davvero speciale – continua Kukushkin – è la mia quattordicesima partecipazione, e negli ultimi 10 anni abbiamo raggiunto i quarti sei volte. Un grande successo per una nazione che non ha tradizione tennistica, e spero che i nostri risultati possano servire per la prossima generazione di giocatori in Kazakistan. È un grande onore giocare per la nostra nazione, per questo lottiamo fino alla fine. Non si gioca per i punti o per i soldi, si gioca per arrivare a competere in questo tipo di partite, sui grandi palcoscenici, in diretta TV. È questa la mia motivazione più grande, e per me la Davis sarà sempre la priorità numero uno”.

Il direttore Ubaldo Scanagatta chiede a Kukushkin di fare un paragone tra le partite da lui giocate e vinte nel 2015 ad Astana contro Seppi e Bolelli, quando l’Italia fu sconfitta al singolare decisivo.

Ricordo molto bene quelle partite. Fu una bella vittoria per la nostra squadra. Giocavamo in casa, e di solito vinciamo quando giochiamo in casa. Con il vecchio formato per noi giocare in casa era un grande vantaggio. Ora le cose sono diverse: i ricordi della Coppa Davis sono tutti legati alla vecchia formula, quando in casa tutto il pubblico era dalla tua parte mentre in trasferta c’erano soltanto pochi tifosi che ti sostenevano. Difficile dire se è meglio la formula vecchia o quella nuova, ora come ora non saprei scegliere. Con la nuova formula però, due singolari e un doppio, può accadere di tutto, nella giornata si può battere qualunque squadra. Credo ci saranno più sorprese in Davis con questo formato.

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Caso Peng Shuai: la WTA sospende tutti i tornei in Cina ed a Hong Kong

Il CEO della WTA annuncia la decisione in risposta all’atteggiamento censorio del Governo cinese. Cosa faranno l’ATP e le altre organizzazioni del tennis?

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Optics Valley International Tennis Center, Wuhan Open (via Twitter, @wuhanopentennis)

Decisione storica della WTA, che per gli strascichi della vicenda di Shuai Peng ha deciso di sospendere a tempo indeterminato tutti i tornei del circuito femminile in programma tra la Cina e Hong Kong. Una decisione sicuramente forte e di profonda rottura con la Cina, uno dei principali finanziatori della WTA negli scorsi anni e sede nel 2019 delle WTA Finals a Shenzhen, non disputate quest’anno a causa della pandemia ma che ancora sarebbero state in programma nella città cinese fino al 2030.

Poco più di una settimana fa la tennista cinese aveva effettuato una videochiamata con il Presidente del Comitato Olimpico Thomas Bach nella quale avrebbe rassicurato sul suo stato di salute e avrebbe chiesto che la sua privacy fosse rispettata. La WTA, tuttavia, non ha ritenuto questa videochiamata una risposta sufficiente alle sue richieste che includevano la possibilità di parlare direttamente con Peng Shuai fuori dalla Cina oppure in videoconferenza senza altre persone, e una investigazione trasparente delle accuse avanzate dalla giocatrice all’ex vicepremier Zhang Gaoli.

“Ciò è totalmente inaccettabile – ha detto il CEO della WTA Steve Simon – Se persone potenti sono in grado di soffocare la voce delle donne e nascondere sotto il tappeto accuse di violenza sessuale, le basi su cui si fonda la WTA, ovvero l’uguaglianza per le donne, ne sarebbero scosse fin dalle fondamenta. Non posso permettere che ciò accada, Di conseguenza, con il pieno supporto del Consiglio di Amministrazione della WTA, annuncio l’immediata sospensione di tutti i tornei WTA in Cina, inclusa Hong Kong. Non vedo come potremmo chiedere alle nostre atlete di competere in Cina se Peng Shuai non è libera di parlare e se è pure stata costretta a contraddire le sue accuse di violenza sessuale. Vista la situazione, non posso nascondere la mia preoccupazione per il nostro staff e per le nostre atlete se dovessimo tenere tornei in Cina”.

 

Parole durissime, quelle di Simon, che sembrano lasciare poco spazio ad una mediazione, anche perchè è molto difficile pensare ad un cambiamento di rotta da parte della Cina che ha fatto nelle tecniche censorie un pilastro del proprio regime.

Mi dispiace molto che si sia dovuti arrivare a questi. La Cina e Hong Kong sono piene di persone meravigliose con le quali abbiamo lavorato per molti anni. […] Tuttavia, a meno che la Cina non soddisfi le nostre domande, non possiamo mettere le nostre giocatrici e il nostro staff in pericolo disputando tornei in Cina. I leader cinesi non ci hanno lasciato alternativa. Spero ancora che le nostre richieste siano accolte e che le autorità cinesi gestiscano in maniera appropriata la situazione“.

Ora rimane da vedere cosa succederà a seguito di questa presa di posizione che è probabilmente la più importante dalla creazione della WTA. Il circuito femminile perde così 11 tornei, tra cui un Premier 1000 Mandatory (Pechino), un altro Premier 1000 (Wuhan) e soprattutto le Finals di Shenzhen con il loro decennale contratto principesco che aveva portato il montepremi sopra ai 14 milioni di dollari e aveva assicurato un investimento vicino al miliardo di dollari comprendente la costruzione di un’arena dedicata.

Chi si trova in una posizione sicuramente delicata è l‘ATP, che dovrà prendere una decisione a proposito dei suoi tornei in Cina. L’associazione che governa il tour maschile non aveva una presenza massiccia in Cina come la WTA, ma nel suo calendario erano tuttavia presenti diversi tornei ‘250’ a Shenzhen e Chengdu, un ‘500’ a Pechino e il Masters 1000 di Shanghai che costituiva la colonna portante dell’Asian swing. Anche l’ITF e i tornei del Grande Slam dovranno decidere “da che parte stare”, in particolare l’Australian Open si trova in una posizione piuttosto scomoda, considerando che mancano poco più di sei settimane all’edizione 2022 e uno degli sponsor principali è Luzhou Laojiao, produttore di alcolici cinese che dà anche il nome a uno dei campi laterali con uno dei suoi marchi (1573).

Il Comitato Olimpico Internazionale è poi in una situazione ancora più scomoda, perchè con le Olimpiadi Invernali di Pechino sulla rampa di lancio (l’inaugurazione è prevista per il prossimo 4 febbraio) e il coinvolgimento in prima persona del presidente con la videoconferenza che avrebbe dovuto sopire la questione sembra che siano schierati più dalla parte del Governo cinese che da quella della WTA. E la situazione probabilmente non migliorerà nemmeno dopo le Olimpiadi, dato che l’esposizione del CIO a sponsor cinesi, in primis il gigante dell’e-commerce Alibaba, è consistente.

L’impressione è che siamo soltanto all’inizio e le prossime settimane saranno decisive per stabilire il rapporto tra tennis (e sport in generale) e Cina per gli anni a venire.

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Coppa Davis

Coppa Davis: Djokovic porta la Serbia in semifinale con la Croazia

Il numero 1 del mondo si impone in singolare e in doppio: la Serbia rimonta la vittoria di Kukushkin

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Nikola Cacic, Novak Djokovic e Viktor Troicki - Finali Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Serbia b. Kazakistan 2-1

Sarà la Serbia di Novak Djokovic ad affrontare la Croazia nella semifinale in programma a Madrid venerdì 3 dicembre. La squadra capitanata da Viktor Troicki ha superato il Kazakistan 2-1, rimontando l’entusiasmante vittoria di Mikhail Kukushkin su Miomir Kecmanovic con il duplice successo di Novak Djokovic in singolare e in coppia con Nikola Cacic. Chiamato a vincere due incontri, il numero 1 del mondo ha portato a termine la missione regolando in due partite Alexander Bublik, mentre il doppio decisivo non poteva non generare altre emozioni con un terzo set che Nole e Cacic non si sono fatti sfuggire.

M. Kukushkin b. M. Kecmanovic 7-6(5) 4-6 7-6(11) (a cura di Giorgio Di Maio)

 

Tre ore e diciotto minuti sono serviti a Mikhail Kukushkin per battere Miomir Kecmanovic in una sfida dal sapore della storia della Coppa Davis, regalando così un punto cruciale al Kazakistan. I kazaki si garantiscono così almeno il doppio decisivo, in attesa della sfida tra il loro numero uno Alexander Bublik e il numero uno del mondo Novak Djokovic. L’inossidabile Kukushkin conferma così la sua lunga tradizione di uomo Davis, che già nel 2016 lo aveva visto battere l’allora top30 (e attuale capitano della Serbia) Viktor Troicki in una sfida vinta dalla Serbia solamente nell’ultimo singolare, con la vittoria proprio di Troicki su Nedovyesov.

Il tennista kazako ha anche dato dolori all’Italia di Davis, che avrebbe potuto sfidare in un eventuale semifinale se non fosse stato per la Croazia. Nel 2015 Kukushkin sconfisse in maniera netta ad Astana sia Simone Bolelli che Andreas Seppi, con l’Italia che fu eliminata 3-2 per la sconfitta al quinto set di Fabio Fognini contro Alexander Nedovyesov. I precedenti erano pari invece tra i due singolaristi, con una vittoria a testa nelle ultime tre stagioni. Curiosamente tutte le partite tra i due si sono disputate su cemento, superficie preferita sicuramente più dal kazako che dal serbo. Se la prima vittoria è stata di Kukushkin, nel primo turno di Shanghai 2019, l’ultima è quella di Kecmanovic, vincitore in due set lottati nel 2020 nel primo turno dell’ATP250 di San Pietroburgo.

Inizio scoppiettante del match sotto il rumore incessante dei tamburi dei tantissimi tifosi kazaki accorsi a Madrid per questo quarto di finale. Kukushkin soffre la difesa strenua del suo più giovane avversario e offre subito una palla break, convertita da Kecmanovic con un rovescio largo del suo avversario. L’esperto tennista kazako non si abbatte, e torna ad attaccare da fondocampo forzando l’errore di Kecmanovic, che soffre soprattutto le grandi capacità in risposta del suo avversario. Kukushkin trova il controbreak già nel terzo game, causando l’errore di dritto del numero 69 del mondo con una bella risposta lungolinea. E’ sempre la risposta a creare la possibilità di passare avanti per il Kazakistan nel sesto game, sfruttando un Kecmanovic sempre molto impacciato con il colpo in uscita dal servizio. Kukushkin però manca la chiusura con il rovescio e Kecmanovic riesce a salvarsi, non correndo più rischi fino al tie-break decisivo per il primo set.

Il kazako apre il parziale decisivo con un servizio vincente e contribuisce alla frittata di Kecmanovic, che dopo aver fatto tutto bene in attacco regala il minibreak a Kukushkin con una volée comoda affondata a metà rete. Per tornare a pari con i minibreak serve lo scambio più duro della partita finora, con Kecmanovic che trova due bei rovesci lungolinea ma non sfonda la difesa di Kukushkin, che tira fuori di metri il dritto dalla fatica di più di venti colpi. Fatica sprecata da Kecmanovic, che subisce un nuovo minibreak giocando in maniera troppo passiva e subendo l’iniziativa di Kukushkin, preciso nel chiudere il punto a rete. Il primo set point vola via per un errore del kazako, ma la pressione da fondo dà di nuovo i suoi frutti e un dritto a metà rete di Kecmanovic regala il primo set al Kazakistan.

Il rovescio lungolinea estremamente piatto di Kukushkin, per le statistiche da anni il più piatto del circuito, continua a fare danni a Kecmanovic. Il tennista serbo è di nuovo in difficoltà all’inizio del secondo set e concede una palla break proprio su questo colpo del kazako, che poi chiude la pratica con un bel dritto in diagonale. La partita sembra sempre più nei binari di Kukushkin, ma Keckmanovic si scuote e la sua difesa strenua vale la prima palla break del secondo set, convertita con il secondo dritto consecutivo in rete del kazako che riporta tutto in parità. Il dritto del kazako continua a ballare ed arriva il set point per la Serbia. La prima palla break vola via su un dritto diagonale di Kukushkin dall’altissimo coefficiente di rischio, replicato dal kazako anche sulla seconda.

Ai vantaggi il serbo si conquista un’altra chance, ma oltre alla difesa c’è poco altro e Kuku annulla tutto con il rovescio. Un ace riporta il kazako all’ennesimo punto game ma il dritto è una macchina di errori non forzati e Kecmanovic si prende il quarto set point, questa volta salvata da uno smash. Ancora una volta nel lunghissimo decimo game Kukushkin ha palla game, e questa volta è il rovescio a tradirlo con due non forzati consecutivi. Nonostante l’età la pressione gioca un brutto scherzo e il kazako con un altro errore concede il set al serbo, che ha chiuso con un parziale di quattro game a zero che ha rimesso in piedi la partita. Il collasso di Kukushkin continua anche nel terzo set. Gli errori ora arrivano anche dalla parte del rovescio e Kecmanovic, limitandosi a prolungare gli scambi il più possibile, si prende il break già nel secondo game. Un altro game fiume arriva nel quarto game, con Kukushkin che rischia di andare sotto di due break cinque volte ma con l’aiuto del servizio riesce a scacciare in pericolo. Il servizio da una mano anche a Kecmanovic, che per la prima volta nel set soffre nel suo turno di battuta e si ritrova a salvare una palla break, annullata con la combinazione servizio-dritto.

Sul 5-3 Kecmanovic si ritrova a servire per una vittoria che nemmeno un’ora prima sembrava definitivamente andata. Il serbo sembra avviato verso la vittoria, e giocando un po’ più aggressivo si conquista due match point. La pressione rende però molto più passivo Kecmanovic, che torna il tennista estremamente difensivo del primo set e subisce le bordate di Kukushkin, che annulla i due match point con dei dritti dall’alto tasso di difficoltà e giocati senza paura. Un dritto inside-in del kazako vale il clamoroso (per la situazione) break point di Kukushkin, ma Kecmanovic annulla con l’aiuto di una seconda coraggiosa. Il serbo è di nuovo spettatore sul dritto vincente di Kuku che vale il secondo break point, ma il kazako non riesce a chiudere il break con il dritto successivo. Un altro dritto vale la terza palla break del Kazakistan, e questa volta il nastro nega il punto di Kecmanovic e consegna il break al suo avversario.

Nel tie-break decisivo il primo a sbagliare è Kukushkin, e Kecmanovic ne approfitta per portarsi avanti 4-1. Il kazako come spesso successo in questa partita non si perde d’animo e causa l’errore di Kecmanovic per riportarsi a parità di minibreak. Quello che sembra il punto di svolta del match arriva nell’undicesimo punto, Kukushkin attacca la rete dopo un bel colpo profondo, ma Kecmanovic trova un passante di dritto incredibile che pizzica la linea ma coglie impreparato Kukushkin, che sbaglia la volée. Il serbo ha così l’ennesimo match point sul suo servizio, ma un dritto sparato fuori è il 6-6. Le emozioni però non sono finite, e Kukushkin annulla anche il quarto match point serbo. Nel lunghissimo quindicesimo punto del tie-break i due scambiano per una ventina di colpi, ed il primo a cedere è il serbo, che consegna il primo match point della partita a Kukushkin.

Il kazako però si vede annullare l’occasione da un bel servizio del suo avversario, ma nel punto successivo breakka Kecmanovic, portandosi al primo match point sul suo servizio. Anche qui Kuku non sfrutta l’occasione, mancando il passante di rovescio che gli avrebbe consegnato la partita. Un punto dal servizio vale comunque un altro match point, annullato ancora una volta dalla battuta serba, ma un dritto sparato fuori da Kecmanovic vale la quarta occasione per il kazako, sprecata grazie alla difesa strenua del suo avversario. Il quinto però è quello buono, il servizio di Kecmanovic non è incisivo e Kukushkin riesce a mettere alle corde il serbo da fondo, che tirando fuori il dritto regala il primo punto della sfida al Kazakistan. Ora toccherà al numero uno del mondo Novak Djokovic scendere in campo contro Alexander Bublik per salvare la sua nazionale.

Novak Djokovic – Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

N. Djokovic b. A. Bublik 6-3 6-4 (a cura di Michelangelo Sottili)

Dopo che durante il terzo set del primo rubber ha certamente pensato che sarebbe entrato in campo sull’1-0, Novak Djokovic non si fa distrarre né sente la pressione perché rispetta ampiamente il pronostico e si impone senza patemi su Alexander Bublik, che avrebbe probabilmente potuto tentare un’interpretazione più spavalda di un match che nessuno poteva seriamente chiedergli di vincere; almeno provarci, tuttavia, avrebbe onorato la precedente sfida tra i numeri 2. Quel bilanciamento alla base della sua filosofia di derivazione monfilsiana tra la remata e l’invenzione a sorprendere pende nettamente verso la prima, privando il confronto di qualche highlight in più e di quell’infinitesima probabilità di infastidire il 20 volte campione Slam. Il tutto si risolve allora in una parentesi in attesa del doppio decisivo, una sorta di riscaldamento sfruttato soprattutto da Djokovic sia per la risposta, sia per le volée.

IL MATCH – Inizia un po’ contratto, Bublik, che in risposta non approfitta di una partenza lenta di Djokovic e commette tre doppi falli, riuscendo comunque a tenere il primo turno di battuta. Il n. 36 ATP prova un paio di drop-shot, Nole qualche discesa dietro il servizio e l’equilibrio si rompe già al quarto gioco, con un paio di errori kazaki compresa un’altra seconda sparata lunga e una smorzata che è un assist. Il numero 1 del mondo ha modo di mettersi in mostra in risposta, almeno quando riesce a toccare la palla – condizione non scontata tra gli ace e i doppi falli di colui che in ogni caso occupa il 49° posto nella classifica dei migliori battitori stilata dall’ATP. Quando si entra nello scambio, Bublik si limita a palleggiare con i piedi ben dietro la linea di fondo finché non sbaglia o è messo in insormontabile difficoltà da Novak. Riesce anche a evitare un secondo break in un sofferto ottavo gioco, ma non può fare molto in quello successivo: 6-3 Serbia.

Qualche timido segnale dal ventiquattrenne di Gatchina arriva nel secondo set quando alla risposta si guadagna due opportunità da sinistra per salire 2-0, ma un orrido gratuito e una buona chiusura a rete di Nole rimettono le cose al giusto posto. Djokovic vuole metterci del suo e lo fa con una rispostona sul 30 pari che lascia di sasso Bublik, il quale replica affossando la seconda ed è 3-1 per il favorito. Un buon servizio qua, un’imperfezione serba là e il 196 cm in maglia azzurra riesce a rimanere in scia, esibendo qualcosa di diverso in un nono gioco in cui salva anche un match point e che chiude battendo da sotto. Tocca poi a Djokovic che con il servizio rimedia al 15-30 e porta la Serbia sull’1-1.

N. Djokovic/N. Cacic b. A. Golubev/A. Nedovyesov 6-2 2-6 6-3 (a cura di Michelangelo Sottili)

Comincia su binari fin troppo tranquilli per Novak Djokovic e Nikola Cacic, entrambi subito in partita, mentre lo stesso non si può dire di Aleksandr Nedovyesov, in grosse difficoltà per oltre un set e a stento sostenuto da Andrey Golubev. Perso nettamente il primo parziale, tuttavia, il più debole della coppia in azzurro ritrova fiducia a fianco di un compagno che gioca davvero bene il doppio, seppur non ai livelli dei protagonisti delle ATP Finals. Sul punteggio di un set pari, a fare la differenza a favore della Serbia è soprattutto Djokovic, con Nedovyesov un po’ complice pur senza commettere errori grossolani; tuttavia, giocando punto a punto, un paio di imperfezioni sono sufficienti, soprattutto se il n. 1 del mondo può liberare i propri colpi ridando anche sicurezza al proprio partner.

IL MATCH – Inizio quasi tragico per Aleksandr Nedovyesov sul servizio del compare, ma metà delle quattro volée da dimenticare passano la rete in qualche modo portando il punto e il primo servizio è tenuto nonostante la chance serba. È chiaro che il duo kazako non si trova molto spesso di fronte a una risposta della qualità di quella di Djokovic ed è soprattutto il trentaquattrenne di nascita ucraina a soffrirne. Dal canto suo, quest’anno Andrey Golubev è arrivato in finale al Roland Garros in coppia con Bublik, ma è lui a fallire lo smash che manda avanti la Serbia al quinto gioco, dopo il contributo negativo di Nedovyesov – colui che è più preso di mira. Se la cava molto meglio Nikola Cacic, il solo in campo a non essere un classe 1987, sia a rete ben supportato da “quello dietro”, sia quando deve difendersi al rimbalzo, ovviamente più sollecitato del compagno in quella zona del campo. Un’ottima risposta di Djokovic e una anche migliore (come risultato, benché colpita non proprio benissimo) del trentenne di Banja Luka valgono un altro break, subito confermato per il 6-2.

La coppia kazaka riparte un po’ più convinta al servizio. Al quarto game opera lo strappo grazie a un brutto turno di battuta di Cacic, in cui peraltro Nole è risultato mancante, e conferma non senza difficoltà per le solite incertezze al volo di Nedovyesov, impallinato come una sagoma al poligono di tiro. Golubev però c’è, trascina il compagno e i due si ripetono quando torna la situazione meno favorevole per i serbi, vale a dire sul servizio di Cacic: 6-2 Kazakistan e si va al terzo.

Attenzione massima ai rispettivi turni di battuta per quattro giochi, poi Nedovyesov non chiude una volée, si fa sorprendere da una bordata di Nole, il quale piazza un bel lob e la battuta di Golubev è persa. Cacic ha ritrovato continuità al servizio e anche qualche bello spunto da fondo, non lasciando così alcuna opportunità di rientro agli avversari, viceversa sempre in difficoltà nei propri turni di battuta e capitolano sul 3-5 al terzo match point. La Serbia ritrova così la semifinale dopo quattro anni, quando venne sconfitta dalla Francia a Lille.

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