Tennis e dati: finale dell'Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

Focus

Tennis e dati: finale dell’Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

Come ha fatto Novak Djokovic ad annichilire Daniil Medvedev, che sembrava pronto a giocarsela alla pari? Diamo uno sguardo ai numeri più analitici

Pubblicato

il

Daniil Medvedev e Novak Djokovic - Finale Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il 2020 si era chiuso con la doppia affermazione di Medvedev a Parigi-Bercy e, soprattutto, alle ATP Finals. Anche Andrey Rublev aveva dato eccellente prova di sé nella fase finale della stagione 2020, stravolta dalla pandemia. La vittoria netta della Russia all’ATP Cup (in finale su un’ottima Italia) non era giunta quindi come una sorpresa. Poco dopo però, arriva il torneo più importante dell’inizio stagione 2021: l’Australian Open.

Nei quarti di finale, Tsitsipas rimonta due set a Nadal, lasciando intendere che forse la nuova generazione di tennisti è finalmente pronta a prendere il posto dei soliti noti. Poi, stremato, Tsitsipas cede il passo a un ottimo Medvedev in semifinale. E sembra proprio che possa essere il russo a completare l’opera: in finale si trova di fronte Novak Djokovic, numero 1 del mondo e, va detto, particolarmente a suo agio in quel di Melbourne (alla data della finale, ha già conquistato il titolo otto volte).

Le premesse sembrano interessanti: i precedenti dicono 4-3 Djokovic, ma è stato Medvedev ad aggiudicarsi tre degli ultimi quattro scontri diretti, compreso l’ultimo, con un netto 6-3 6-3 nel round robin delle ATP Finals 2020.

Il finale è noto: Djokovic vince nettamente, con il punteggio di 7-5 6-2 6-2, e non sembra affatto intenzionato ad abbandonare la scena. Anzi, raggiungendo quota 18 si lancia all’inseguimento del record di 20 Slam vinti, al momento detenuto da Federer e da Nadal. Spostando lo sguardo dalla storia alla cronaca però, e tornando alla finale del 21 febbraio tra Djokovic e Medvedev, viene naturale interrogarsi su quale possa essere il segreto del numero uno del mondo: cosa gli ha consentito di annichilire quello che era sembrato il tennista più in forma del circuito? Forse, analizzare in dettaglio i dati della partita, e in particolare del primo set (il più lottato) potrà fornirci qualche spunto in più per rispondere alla domanda. Anche alla luce del fatto che il forfait di Djokovic a Miami farà slittare il suo ritorno alla stagione sulla terra battuta.

 

PRIMO SET

PARZIALI E CONTRO-PARZIALI

Figura 1. Andamento della partita, distinta in quattro parziali: 3-0 3-3 5-5 7-5

Possiamo osservare innanzitutto come, all’interno del primo set, si distinguano chiaramente quattro fasi:

  1. i primi tre game
  2. i tre successivi
  3. i quattro game che portano dal tre pari al cinque pari
  4. gli ultimi due, che permettono a Djokovic di aggiudicarsi il parziale

Djokovic parte fortissimo. Si aggiudica 12 dei primi 15 punti (80%) e cerca subito l’allungo, portandosi sul 3-0. Medvedev, cui non fa certo difetto il carattere, risponde con un parziale perfettamente simmetrico: nei successivi tre giochi, è il russo ad aggiudicarsi 12 punti su 15. A questo punto, assistiamo a quattro giochi in cui entrambi i finalisti tengono il servizio e regna un equilibrio quasi perfetto: Medvedev si aggiudica 10 dei 19 punti (52.6%) che portano la partita dal 3-3 al 5-5. E a quel punto, forse, che possiamo apprezzare la differenza tra un grande giocatore (Medvedev) e un fuoriclasse assoluto (Djokovic). I successivi dieci punti sono i più importanti del set, possono indirizzare (e, in effetti, indirizzeranno) l’intero match. Djokovic se ne aggiudica 8 su 10 (80%), portando a casa il parziale.

Individuata la dinamica generale dell’incontro, cerchiamo di osservarla più da vicino: cosa succede all’avvio dell’undicesimo gioco? Quale fattore tecnico o tattico mette in condizione Djokovic di far valere tutta la sua classe, proprio nel momento decisivo?

IL SERVIZIO: EFFICACIA E STRATEGIA

Figura 2. Piazzamento prima palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys
Figura 3. Piazzamento seconda palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys

Da un punto di vista della gestione del colpo di inizio gioco, il servizio, le strategie di Djokovic e di Medvedev sembrano molto simili, almeno per quanto riguarda la gestione della prima palla. In nessuno dei 18 casi in cui mette in campo la prima (65% di prime in campo) Djokovic va al corpo. Anche Medvedev, nei 23 casi in cui mette la prima di servizio, sceglie di andare al centro o esterno (notevole, anche se insufficiente, il 75% di prime in campo per il russo). Considerando l’agilità di Djokovic e la reattività di Medvedev, la scelta sembra piuttosto comprensibile: una prima palla “addosso” al giocatore potrebbe essere un’occasione sprecata di guadagnare un vantaggio nello scambio.

Si osserva invece una piccola differenza per quanto riguarda la seconda palla. In 6 su 10 delle occasioni in cui Djokovic serve la seconda cerca il dritto di Medvedev, raccogliendo 5 punti. In altre due occasioni il serbo va al corpo, mentre azzarda una seconda sul rovescio di Medvedev soltanto due volte in tutto il set, probabilmente per evitare di essere troppo prevedibile. Medvedev serve soltanto otto volte la seconda: tre volte al corpo e, curiosamente, le altre cinque verso il temibilissimo rovescio bimane di Djokovic. Non a caso, il serbo riesce a raccogliere addirittura l’80% di punti con la seconda, percentuale che addirittura supera quella di punti vinti con la prima (72%), mentre Medvedev deve accontentarsi di un 3 su 8 (37,5%) di punti con la seconda, che gli costerà caro.

Naturalmente, è difficile pensare però che il match sia tutto qui. La strategia al servizio e l’efficacia in risposta costituiscono una sorta di sottofondo alla partita, ma per esplorarne la melodia sarà utile concentrarsi anche sugli altri aspetti del gioco: cosa succede una volta che lo scambio ha preso il via?

VINCENTI

L’analisi dei colpi vincenti non sembra fornirci molti spunti per rispondere alla domanda. Il conteggio totale segna una perfetta parità: ciascuno dei finalisti ha infatti messo a segno dodici vincenti nel corso del primo set.

Figura 4. Distribuzione dei colpi vincenti: servizio, dritto e rovescio

La distribuzione dei vincenti tra servizio, dritto e rovescio, sembra una semplice rappresentazione dello stile di gioco: più sbilanciato verso il servizio Medvedev, più equilibrato Djokovic. Il russo totalizza infatti sei vincenti con il servizio, mentre il serbo si ferma a tre, recuperando però con un dritto e due rovesci vincenti in più rispetto allo sfidante (rispettivamente sei contro cinque e tre contro uno). Colpisce però soprattutto come, osservando l’evoluzione del set, e ricordando quanto precedentemente osservato rispetto alle quattro fasi della partita, tale dinamica non trovi o quasi riscontro nell’andamento dei colpi vincenti.

Figura 5. Andamento cumulativo dei colpi vincenti, al procedere dei game

In figura, possiamo osservare il numero di colpi vincenti totalizzati da ciascun giocatore game dopo game. Ad esempio, alla fine del quarto gioco, entrambi i giocatori hanno messo a segno quattro colpi vincenti. Osservando tale andamento, faticheremmo però a distinguere l’allungo iniziale del numero uno del mondo, la reazione dello sfidante, e infine la zampata del campione negli ultimi due game. A giudicare soltanto dai vincenti, il set sembrerebbe invece piuttosto equilibrato per tutta la sua durata. Anzi, è Medvedev a trovarsi con uno o due vincenti in più fino all’ultimo gioco, in cui viene raggiunto ma non superato in questa particolare classifica. Le ragioni più profonde dell’esito del match, capaci di spiegare le sue quattro fasi, vanno allora, forse, cercate soprattutto altrove.

ERRORI FORZATI

L’applicazione dello stesso criterio agli errori classificati come forzati (pur con la cautela che si deve alla distinzione, mai semplice, tra errori forzati e non forzati), non offre grossi spunti a livello di distribuzione, molto equilibrata tra dritto e rovescio, per entrambi i giocatori.

Figura 6. Distribuzione degli errori forzati, tra dritto e rovescio

Più interessante invece l’osservazione della dinamica dell’efficacia dei due giocatori nell’indurre l’avversario all’errore lungo le varie fasi della partita.

Figura 7. Andamento cumulativo degli errori forzati, al procedere dei game

Osserviamo infatti come la partenza a razzo di Djokovic corrisponda a una efficacia notevolmente maggiore nell’indurre Medvedev all’errore nei primi tre game. Il russo recupera nelle fasi successive, ma non riesce mai a riequilibrare completamente il gap da questo punto di vista, se non fino al decimo gioco, quello del 5-5. La lunga rincorsa però, possiamo immaginare, porta Medvedev a giocare a un ritmo e a un livello al di fuori della propria comfort zone, e sono proprio gli ultimi due giochi, con il proprio carico di stress fisico e mentale, a presentare il conto, con gli errori forzati di Medvedev che superano nuovamente quelli di Djokovic. Si tratta, tuttavia, di una differenza minima: due errori forzati commessi da Medvedev, uno soltanto dal serbo. Non può bastare questo a spiegare il decisivo parziale di 8-2 in chiusura di set.

ERRORI NON FORZATI

Anche per quanto riguarda gli errori non forzati, non è tanto la distribuzione a essere decisiva per la comprensione del match, quanto piuttosto l’andamento nel tempo.

Figura 8. Distribuzione degli errori non forzati, tra dritto e rovescio

A livello di distribuzione, colpisce osservare come Djokovic riesca a sbagliare pochissimo con il colpo (in termini molto relativi) meno sicuro, il dritto (commettendo soltanto due errori gratuiti), mentre Medvedev, che condivide una maggiore solidità dal lato del rovescio, non riesca a nascondere altrettanto bene il suo colpo di relativa debolezza, che sbaglia sei volte nel corso del primo set.

Figura 9. Andamento cumulativo degli errori non forzati, al procedere dei game

Ma è soprattutto il grafico che rappresenta l’andamento degli errori non forzati a mano a mano che avanzano i game a restituirci un’immagine nitida della partita. Djokovic è perfetto in avvio di match; Medvedev gli risponde, fino a equilibrare il conto degli errori non forzati (e il punteggio) nel sesto game. Entrambi commettono un errore nel settimo game ma, da lì in poi, Djokovic, semplicemente, non sbaglia più, mentre Medvedev “sporca” il proprio score già dal nono gioco, regalando un paio di punti, che costituiscono forse un piccolo segnale. I successivi due gratuiti, commessi nell’undicesimo e nel dodicesimo gioco, avranno un prezzo molto più alto: costeranno il parziale e indirizzeranno il match in direzione del serbo. A confermare l’esistenza di questa fortissima pressione psicologica vi è anche il fatto che Medvedev, nel corso degli ultimi quattro giochi, commette tre errori gratuiti con il rovescio, decisamente il suo colpo più solido e che, per gli otto giochi precedenti, era stato praticamente perfetto (un solo errore, nel game di apertura).

SECONDO SET

Figura 10. Secondo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

All’inizio del secondo set Medvedev, giocatore orgoglioso e abile tatticamente, si rende conto di dover cambiare qualcosa, per evitare di essere stritolato dal ritmo infernale che Djokovic sa imporre alla partita. Riconoscendo la sconfitta negli scambi lunghi (nelle quindici occasioni in cui lo scambio supera i nove colpi, Djokovic risulta vincitore due volte su tre, nel primo parziale), cerca di essere più aggressivo. Complice un piccolo passaggio a vuoto del serbo, probabilmente dovuto anche a un comprensibile calo di tensione dopo aver vinto il primo parziale, Medvedev riesce effettivamente a ottenere il break nel primo gioco. A quel punto però, Djokovic risponde da par suo: accettando il nuovo ritmo imposto alla partita e anzi aggredendo a sua volta Medvedev, in particolare nei game di risposta. Prima recupera il break e, dopo aver difeso il proprio servizio, strappa ancora una volta il servizio all’avversario, per portarsi sul tre a uno. Da qui in avanti, il parziale è segnato: Djokovic chiuderà agevolmente per 6-2, conquistando ancora un break nell’ultimo gioco.

Il fatto è che il serbo sembra aver preso le misure al pur notevole servizio del russo, che in questo parziale riuscirà a raccogliere soltanto due punti nelle otto occasioni in cui non metterà in campo la prima (25%). Non solo: Medvedev sembra un po’ in difficoltà anche con la prima, quando deve servire da destra: in queste occasioni, infatti, totalizza soltanto quattro punti su otto (50%). Prendendo qualche rischio in più appena ne ha l’occasione, Medvedev totalizza un colpo vincente in più di Djokovic. Il conteggio degli errori però, e in particolare degli errori forzati, è impietoso: diciotto per Medvedev, contro dieci per Djokovic. A completare il quadro, Medvedev commette anche tre errori non forzati in più (otto contro cinque).

Effettivamente, il numero di scambi che superano i nove colpi è poco più che dimezzato rispetto al primo parziale, riducendosi da quindici a otto. Per ottenere questo risultato però, Medvedev sembra andare fuori giri, e paga un prezzo molto, troppo alto: negli scambi brevi, al di sotto dei quattro colpi, prevale soltanto in nove occasioni su ventinove (mentre nel corso del primo set, in queste occasioni, Medvedev totalizzava un punto in più di Djokovic: diciotto a diciassette). A conclusione del secondo parziale, la situazione sembrava quindi compromessa per Medvedev: non soltanto in termini di punteggio, ma anche in termini di possibili vie alternative da percorrere a livello di strategia di gioco.

TERZO SET

Figura 11. Terzo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

In effetti, nel terzo parziale Medvedev non trova di meglio che esacerbare ulteriormente la strategia seguita nel secondo, cercando di essere ancora più aggressivo. A fine set, in effetti, totalizzerà tre vincenti in più di Djokovic (sette a quattro) e riuscirà ad indurlo all’errore due volte in più (dieci contro otto). Per ottenere questo risultato però, sarà costretto a forzare il suo gioco, e questo lo porterà a commettere addirittura tredici errori non forzati (contro cinque di Djokovic) nel corso del solo terzo parziale, statistica davvero difficile da metabolizzare per un giocatore come Medvedev, che sa essere, specialmente nelle sue giornate migliori, estremamente regolare oltre che efficace.

Ancora una volta, Djokovic parte male, commettendo addirittura due doppi falli nel game iniziale, e Medvedev si porta sul 15-40 sul suo servizio. Il serbo però annulla da campione le due palle break e tiene il servizio. Il contraccolpo psicologico si fa sentire e, nel game successivo, Medvedev subisce l’ennesimo break, complice anche un pesante doppio fallo sul quaranta pari. Da lì in avanti, entrambi i giocatori tengono il servizio, senza concedere palle break fino al cinque a due in favore di Djokovic. Medvedev a questo punto va a servire per restare nel match: recupera da 0-30 a 30-30, ma cede i successivi due punti, e con essi partita e torneo all’avversario.

In questo terzo parziale, Djokovic è superiore a Medvedev sia negli scambi con meno di quattro colpi (tredici a dodici), sia, nettamente, in quelli tra cinque e otto colpi (dieci a sei), che negli scambi più lunghi, con almeno nove colpi (cinque a tre). Una vittoria netta quindi, in crescendo, per il numero uno del mondo, che non sembra affatto intenzionato a cedere il suo trono.

UNO SGUARDO D’INSIEME

Figura 12. Alcune statistiche dell’intero match (© AO2021-Infosys)

Ripercorrendo l’intero match, osserviamo come Medvedev non abbia, in realtà, poi molto da rimproverarsi: è riuscito a mantenere, pur cercando di sfruttare al massimo il proprio servizio, un discreto 64% di prime in campo, con un 69% di punti vinti sulla prima (contro il miglior ribattitore del mondo). È riuscito anche a conquistarsi quattro palle break, sfruttandone due. In termini tecnici, una delle radici della sua sconfitta va forse cercata in quel misero 32% di punti vinti con la seconda di servizio in campo anche se, va ricordato, l’esito del primo set ha costretto Medvedev a inseguire, aggravando la pressione a cui si è trovato sottoposto nei momenti di maggiore difficoltà.

Un altro elemento interessante, che fa la sua comparsa qua e là lungo tutta la partita, è l’aspetto di verticalità del gioco dei due contendenti: a fine partita, Djokovic conquisterà sedici dei diciotto punti che lo vedono venire a rete (89%); Medvedev otto su tredici (63%). Sicuramente si può attribuire al serbo una mano più delicata e precisa nei pressi della rete, ma una differenza così marcata, riallacciandosi anche a quanto precedentemente descritto, conferma la dinamica della partita: Djokovic va a rete per raccogliere il punto, Medvedev si ritrova ad andare a rete anche in modo più avventuroso, nel tentativo di fare qualcosa di diverso, per destabilizzare un avversario che non gli sta lasciando scampo.

Il celebre data scientist W. Edwards Deming ricordava che “without data, you’re just another person with an opinion”, ovvero “senza dati, sei soltanto un’altra persona con un’opinione”. Senza la pretesa di catturare tutta l’essenza (e, perché no, anche la magia) di un match emozionante come la finalissima del primo Slam dell’anno, abbiamo cercato di servirci anche dei mezzi che la tecnologia e la statistica mettono a disposizione, per cercare di darne una lettura più accurata e fattuale. E sono i dati, anche i dati quindi, a confermare, per così dire quantificando l’intuizione dello spettatore e del critico, come Nole sia il numero uno del mondo (anche) perché è in grado, specialmente nei momenti decisivi, come gli ultimi game del primo set di questa finale che segna il suo nono trionfo all’Australian Open, di non regalare assolutamente nulla, opponendo all’avversario un muro che, spesso, si rivela invalicabile.

Articolo a cura di Damiano Verda

Continua a leggere
Commenti

Pagelle

Pagelle: la settimana di Sone-goat

Lorenzo Sonego trionfa a Cagliari e lancia la stagione sul rosso. Nove azzurri in tabellone a Montecarlo, mentre Toni Nadal spiazza tutti

Pubblicato

il

Si sa, i torinesi in Sardegna sono sempre stati di casa, ma stavolta il Magnifico Lorenzo Sonego (10) è riuscito addirittura a mettere d’accordo il Presidentissimo Angelo Binaghi e il Sindaco Chiara Appendino, orgogliosa del suo concittadino. E così, quindici anni dopo il successo palermitano di Filippo Volandri, un azzurro torna a trionfare sul suolo patrio (lo sappiamo Sinner ha vinto le NextGen Finals in casa ma vabbè…) e lo ha fatto alla grandissima.

Va bene il cuore Toro, va bene il tremendismo granata, va bene l’irruenza alla Belotti, va bene la garra alla Pasquale Bruno, ma Lorenzo è soprattutto tanto talento e tanto tennis. E poi, che spettacolo è il sorriso sul 5-5 del tiebreak del secondo set, a due punti dalla sconfitta? È proprio il simbolo di chi si diverte facendo la cosa più bella del mondo. Comunque “il movimento è in salute” (cit.) e altroché! L’altro Lorenzo Magnifico, Musetti (7) ha giocato un altro grande torneo, ha annullato quattro match point a Evans e gliele ha pure cantate in conferenza stampa. Insomma, si matura velocemente.

Certo, gli effetti del boom del tennis italiano sono un po’ difficili da contenere. Improvvisati esperti di tennis che fino a ieri si occupavano del cerchietto di CR7 o delle fidanzate di Balotelli storcono il naso rispetto alla posizione assunta da Musetti nel rispondere al servizio: “Speriamo non faccia la fine di Gasquet”. Numero 7 del mondo, tre semifinali slam, 15 tornei vinti in carriera. Ora, è vero che dobbiamo dominare il mondo, ma diamoci una calmata. Nove azzurri in tabellone a Montecarlo (sono rimasti in otto, Musetti è già stato eliminato) sono in ogni caso un numero sontuoso, certo rispetto a Miami c’è qualche vecchia conoscenza che darà del filo da torcere allo squadrone italiano, ma ci sarà da divertirsi.

 

Un po’ meno per il povero Daniil Medvedev (5) al quale la terrà proprio non va giù. Il rimbalzo è irregolare – ha detto – e, soprattutto, gli si sporcano i calzini. Povera stella, lo immaginiamo a fare 5-6 lavatrici la sera stile desperate-housewife. Però gli diamo un consiglio: indossi calzini rossi e il problema è risolto.

Il tennis è comunque uno sport nel quale solitamente si parte tutti il lunedì e solo i più forti arrivano alla domenica. Stavolta però di domenica Benoit Paire (0) ha già abbandonato il torneo, sconfitto da un terraiolo doc come l’australiano Thompson. Il povero Benoit non ce la fa più, giocare in stadi vuoti senza il pubblico che può insultarlo e fischiarlo, non gli dà più soddisfazione. È demotivato, il poveretto. “Non me ne frega niente di queste partite, giocare in un cimitero come questo non è più possibile”. Come dicono a Roma, “a una certa” Benoit ci hai un po’ rotto i…e vabbè ci siamo capiti.

La notizia della settimana è comunque il ritorno sulla scena di Toni Nadal (10 alla carriera), che seguirà dalla panchina Felix Auger Aliassime. Siamo dei romantici e non avremmo mai immaginato di dover affiancare Toni al nome di un giocatore diverso dal nipote, ma tant’è. “In realtà non ho molta voglia di lavorare. Mi avevano cercato Paire e Kyrgios ma sarebbe stata troppo dura”. ha detto Zio Toni. “Con Felix invece lavorerò part-time. D’altronde lui è perfetto dal lunedì al sabato, ha bisogno di me solo la domenica”. In allenamento già evidenti i primi effetti della cura-Toni: Felix è stato spiato a tirarsi la mutanda, sistemare ripetutamente le bottigliette e impiegare 40 secondi a servire.

Rimanendo in tema iberico, in quel di Marbella gli spagnoli l’hanno fatta da padroni. Carreno Busta (8) si è portato a casa il torneo, ma il futuro è tutto di Alcaraz (8): ecco, magari Zio Toni se proprio non voleva godersi  la pensione poteva prendere questo cavallo qui…

Continua a leggere

ATP

ATP Montecarlo, Karatsev batte e impressiona Musetti: “Col rovescio è incredibile”

In un match diviso in due parti causa pioggia, il russo vince in due set senza particolari difficoltà e avanza al secondo turno

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

A. Karatsev b. [WC] L. Musetti 6-3 6-4

Finisce subito l’avventura monegasca di Lorenzo Musetti, sconfitto in due set da un Aslan Karatsev al suo esordio su terra battuta nel circuito maggiore. Le premesse per una sfida godibile c’erano tutte, ma i tanti errori, anche in manovra e spesso nelle primissime fasi dello scambio, ne hanno abbassato la qualità a dispetto di alcune di quelle giocate che ci aspettavamo. Davvero troppi gli unforced di Lorenzo per contenere un avversario che sbaglia di più ma tira tanti più vincenti e parte aggressivo fin dalla risposta. Musetti, viceversa lontano in ribattuta, ha cercato con relativo successo di non perdere troppo campo davanti a un Karatsev che ha sì una palla pesante ma sa anche trovare angoli ingestibili da posizioni eccessivamente arretrate.

Oggi non sentivo la palla bene, forse non sono entrato in campo convinto di poter vincere” ha detto Musetti in conferenza stampa. “Mi ha messo i piedi in testa fin dal primo game, non mi faceva entrare nello scambio e ho fatto molta fatica a colpire la palla. Le condizioni erano un po’ diverse rispetto a Cagliari, sentivo la palla molto pesante sulla racchetta e non riuscivo a spingere“. Un po’ per via del clima, un po’ per via di un avversario che anche a Musetti sembra davvero forte: “Sul cemento è un altro giocatore, di sicuro è già di vertice, ma credo che salirà ancora e stupirà (anche sulla terra, ndr). È un giocatore di un livello molto alto e toglie spesso il tempo. Risponde bene e col rovescio è incredibile“.

 

Del resto, la scorsa estate il russo aveva avuto un record di 17-2 sulla terra a livello Challenger e di qualificazioni per il Roland Garros, quindi è un avversario che può far bene su questa superficie. La sua ascesa è ormai nota, oltre 230 posizioni in poco più di un anno, con la semifinale raggiunta a Melbourne e la vittoria di Dubai a catapultarlo nella Top 30. Il suo ultimo match a Miami, tuttavia, è stato sintomatico di uno stile di gioco estremamente rischioso – una sconfitta per 6-3 6-0 contro Sebastian Korda in cui non è praticamente mai riuscito a trovare il campo, cosa peraltro successa anche a Dubai, dove quattro dei suoi sei match sono andati al terzo. Un incontro quindi dall’esito non facilmente pronosticabile, proprio a causa del livello che può esprimere Aslan, top player oppure “colui che si batte da sé” a prescindere dall’avversario.

PRIMO SET Nel primo confronto fra i due, il Karatsev di inizio partita ha ricordato sinistramente quello delle migliori uscite del primo scampolo di 2021: quattro risposte coperte, tutte anticipate, tutte profonde (una vincente), e break a zero. Gli unici punti fatti da Musetti nei primi due giochi sono stati doppi falli dell’avversario, che ha da subito mostrato un buon servizio esterno da sinistra, fondamentale contro un monomane. Due doppi falli nel terzo gioco hanno poi regalato due palle del 3-0 e servizio a Karatsev: sulla prima Musetti ha trovato un servizio potente chiuso con un tocco sotto rete, mentre sulla seconda è stato graziato da una risposta appena lunga. Aslan si è poi procurato altre due chance, manovrando a piacimento con il rovescio, ma il toscano si è salvato, chiudendo il gioco con tre servizi vincenti che l’hanno cavato d’impaccio.

Va dato atto a Musetti di aver saputo mettere giù la testa e lottare nei propri turni di battuta, alzando le percentuali e colpendo più dritti possibile per controllare lo scambio, cosa non facile quando l’avversario mette i piedi in campo senza posa. Pur rimanendo a volte preciso in risposta, ha anche iniziato a mischiare di più le traiettorie, propiziando qualche errore con il dritto del russo, che ogni tanto perde questo colpo. Passata la tempesta, il consueto momento di pausa di Karatsev è arrivato, stavolta nel sesto gioco: prima Musetti ha bloccato bene una risposta di dritto ed è scivolato sulla volée del russo per scavalcarlo con un lob di rovescio, e poi ha sfruttato un non forzato bimane dell’avversario per salire 15-40. Karatsev si è salvato con autorità in quelle due circostanze e poi in altre due non consecutive, trovando due gran prime al centro da sinistra e un eccellente kick.

Se il suo gioco da fondo è risultato sostanzialmente invariato rispetto alla consueta gragnuola di colpi anticipati, Karatsev ha in realtà mostrato grande discernimento con il servizio, alternando velocità e traiettorie anche con la prima e aprendosi così tante diverse possibilità con il primo colpo in uscita, di fatto senza mai perdere il controllo dello scambio.

Sul 4-3 e servizio Karatsev, il match è stato interrotto per pioggia.

SI RICOMINCIA – Rieccoli in campo alle 16.30, i due contendenti. Karatsev, subito in partita, tiene agevolmente il turno di battuta e mette in difficoltà il nostro rispondendo profondo, in un caso seguendo con profitto a rete, zona del campo che non frequenta spesso a dispetto di quella che pare una buona tecnica al volo. I due set point consecutivi sono merito suo, ma sul secondo arriva l’aiuto da casa Italia sotto forma di doppio fallo. Più vincenti ma anche più errori per Aslan (entrambi sbagliano molto di rovescio), che domina i punti tra i cinque e i nove colpi. A dispetto di condizioni che certo non possono essere velocissime, solo tre volte gli scambi si sono prolungati.

SECONDO SET – Al terzo gioco, è bravo Musetti a risalire dallo 0-40 originato dall’assenza della prima battuta e dalle aperture di campo russe chiuse ora a rete, ora con la smorzata. Il ventisettenne di Vladikavkaz continua a proporre il suo gioco che richiede la quasi perfezione sotto ogni aspetto, sia sotto sia fuori il suo controllo, un gioco per cui un granello di mattone fuori posto significa una pallata abbondantemente oltre il corridoio. Ci sono più scambi lunghi rispetto al primo parziale, ma il leimotiv non cambia, con Musetti troppo falloso per essere così poco propositivo. Il teenager di Carrara apre il nono gioco con un passantone di dritto, ma la speranza di mettere pressione alla battuta svanisce con un brutto gratuito dallo stesso lato.

Sornione, Karatsev sale di livello nel game successivo: prima risponde in allungo a una prima esterna che non si pensava potesse tornare indietro, poi non rimugina sul doppio fallo “annullato” dall’arbitro che dà buona la seconda di servizio di Lorenzo (per quel che vale, era fuori secondo la grafica non ufficiale di Hawk-eye) e si prende il punto a rete. Accetta di buon grado un errore dell’avversario e, dopo un’ottima risposta anticipata, chiude con un tracciante bimane che gli permette di raggiungere Stefanos Tsitsipas al secondo turno. Musetti invece farà rotta verso Barcellona: “Nelle ultime settimane ho sempre migliorato il mio ranking, anche da questa settimana prenderò molta esperienza – era la mia prima partecipazione qui. Ora focus su Barcellona, cercherò di passare le quali e preparare Roma al meglio“.

Ha contribuito Tommaso Villa

Continua a leggere

ATP

ATP Marbella: Carreño Busta batte Munar e ritorna al successo dopo più di un anno

Il numero 15 del mondo regola in tre set il giovane connazionale e festeggia il quinto titolo in carriera.

Pubblicato

il

[1] P. Carreno Busta b. J. Munar 6-1 2-6 6-4

La duecentesima vittoria a livello ATP regala il quinto titolo del circuito maggiore per lo spagnolo Pablo Carreño Busta e il primo successo per la Spagna il questo 2021. Il 29enne asturiano impiega 2ore e 20 minuti per avere la meglio del giovane connazionale Jaume Munar 6-1 2-6 6-4.

Primo confronto tra i due atleti che si presentavano a questa finale con prospettiva diverse. Lo spagnolo, numero 15 al mondo ed accreditato della prima testa di serie, al primo torneo sulla terra battuta, ha raggiunto l’ultimo atto grazie a una combattuta vittoria nella semifinale contro Albert Ramos Vinolas. Per Carreno si trattava dell’ottava finale in carriera, la prima dal titolo vinto a Chengdu nel 2019. Per Munar, numero 95 del ranking, invece, si trattava della prima finale a livello ATP, raggiunta eliminando la testa di serie numero 2 Fognini al secondo turno ed il giovane talentuoso Carlos Alcaraz in semifinale.

 

PRIMO SET – La differenza di esperienza tra i due giocatori a questi livelli è lampante sin dall’inizio del match, Carreno inizia subito in controllo degli scambi mentre Munar gioca due metri lontano dalla linea di fondo sempre in recupero e già nel secondo game riesce a complicarsi la vita da solo, quando da 40-15 si trova a dover fronteggiare tre palle break, con una seconda di servizio facilmente attaccabile, ma un Carreno poco preciso non riesce a convertirle. Ma il break non tarda ad arrivare poco dopo nel quarto game, con Carreno che comanda lo scambio, entra con i piedi dentro al campo e chiude con un dritto in contropiede. Il servizio continua a non assistere Munar, che sulle seconde continua ad essere attaccato con facilità dal numero 15 al mondo che con un dritto che bacia la riga converte l’ennesima palla break offerta da Munar. Il 23enne di Santanyì dopo 34 minuti è sotto 6-1.

SECONDO SET – Nel secondo set il più giovane dei due spagnoli comincia ad alzare le percentuali di prime, scrollandosi la tensione di dosso che lo ha accompagnato in tutto il primo set e riuscendo finalmente ad avanzare e mettere i piedi dentro al campo. Il match scorre fino al sesto game dove si verifica il passaggio a vuoto di Pablo Carreno che concede ben tre palle break consecutive ad un Munar molto più dinamico. L’asturiano riesce ad annullare la prima, ma non la seconda dopo un lungo scambio dove Carreno tenta il dropshot, ma Munar recupera e piazza la palla sulla riga sorprendendo l’avversario che recupera come può, concedendo però a Munar di chiudere facile a rete a campo aperto.

Munar è in fiducia e mette a segno il primo ace del match e dopo aver tenuto agevolmente il servizio, mette ancora in difficoltà un Carreno, ora molto nervoso, che non riesce a chiudere il game con Munar che alla prima occasione converte il suo set point. 79 minuti e 1 set pari

TERZO SET – Inizio difficile per Munar, che apre il terzo set con un doppio fallo e dopo pochi secondi e già e costretto a fronteggiare due palle break, più una ulteriore qualche secondo dopo ma il servizio e una maggiore cattiveria gli permettono di salvare la situazione. Situazione che sfugge dal suo controllo nel quinto game, dove Munar non riesce a mettere nemmeno una prima in campo offrendo il fianco ad un Carreno che con un mix di dropshot e attacchi potenti da dentro il campo ottiene il break. Neanche il tempo di gioirne che il 29 enne asturiano disfà il tutto, con quattro errori che offrono il contro break a Munar. Il match raggiunge il suo momento di maggior tensione nel nono game dove dopo 15 minuti di battaglia e alla settima occasione, Carreno ottiene il break che decide il match.

Per Carreno si tratta del quinto successo in carriera, il secondo su terra dopo Estoril 2017 e il primo sul suolo natio. Con questo successo l’asturiano si riavvicina alla top 10, risalendo al numero 12 del mondo. La sua attenzione adesso si sposta a Montecarlo dove ad attenderlo al primo turno c’è il nostro Stefano Travaglia, proveniente dalle qualificazioni. Per Munar continua lo strano rapporto con Marbella, dove in 6 mesi perde la terza finale tra ATP e Challenger ma guadagna 14 posizioni che gli permettono di attestarsi al numero 81.

Giuseppe Di Paola

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement