Tennis e dati: finale dell'Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

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Tennis e dati: finale dell’Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

Come ha fatto Novak Djokovic ad annichilire Daniil Medvedev, che sembrava pronto a giocarsela alla pari? Diamo uno sguardo ai numeri più analitici

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Daniil Medvedev e Novak Djokovic - Finale Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il 2020 si era chiuso con la doppia affermazione di Medvedev a Parigi-Bercy e, soprattutto, alle ATP Finals. Anche Andrey Rublev aveva dato eccellente prova di sé nella fase finale della stagione 2020, stravolta dalla pandemia. La vittoria netta della Russia all’ATP Cup (in finale su un’ottima Italia) non era giunta quindi come una sorpresa. Poco dopo però, arriva il torneo più importante dell’inizio stagione 2021: l’Australian Open.

Nei quarti di finale, Tsitsipas rimonta due set a Nadal, lasciando intendere che forse la nuova generazione di tennisti è finalmente pronta a prendere il posto dei soliti noti. Poi, stremato, Tsitsipas cede il passo a un ottimo Medvedev in semifinale. E sembra proprio che possa essere il russo a completare l’opera: in finale si trova di fronte Novak Djokovic, numero 1 del mondo e, va detto, particolarmente a suo agio in quel di Melbourne (alla data della finale, ha già conquistato il titolo otto volte).

Le premesse sembrano interessanti: i precedenti dicono 4-3 Djokovic, ma è stato Medvedev ad aggiudicarsi tre degli ultimi quattro scontri diretti, compreso l’ultimo, con un netto 6-3 6-3 nel round robin delle ATP Finals 2020.

Il finale è noto: Djokovic vince nettamente, con il punteggio di 7-5 6-2 6-2, e non sembra affatto intenzionato ad abbandonare la scena. Anzi, raggiungendo quota 18 si lancia all’inseguimento del record di 20 Slam vinti, al momento detenuto da Federer e da Nadal. Spostando lo sguardo dalla storia alla cronaca però, e tornando alla finale del 21 febbraio tra Djokovic e Medvedev, viene naturale interrogarsi su quale possa essere il segreto del numero uno del mondo: cosa gli ha consentito di annichilire quello che era sembrato il tennista più in forma del circuito? Forse, analizzare in dettaglio i dati della partita, e in particolare del primo set (il più lottato) potrà fornirci qualche spunto in più per rispondere alla domanda. Anche alla luce del fatto che il forfait di Djokovic a Miami farà slittare il suo ritorno alla stagione sulla terra battuta.

 

PRIMO SET

PARZIALI E CONTRO-PARZIALI

Figura 1. Andamento della partita, distinta in quattro parziali: 3-0 3-3 5-5 7-5

Possiamo osservare innanzitutto come, all’interno del primo set, si distinguano chiaramente quattro fasi:

  1. i primi tre game
  2. i tre successivi
  3. i quattro game che portano dal tre pari al cinque pari
  4. gli ultimi due, che permettono a Djokovic di aggiudicarsi il parziale

Djokovic parte fortissimo. Si aggiudica 12 dei primi 15 punti (80%) e cerca subito l’allungo, portandosi sul 3-0. Medvedev, cui non fa certo difetto il carattere, risponde con un parziale perfettamente simmetrico: nei successivi tre giochi, è il russo ad aggiudicarsi 12 punti su 15. A questo punto, assistiamo a quattro giochi in cui entrambi i finalisti tengono il servizio e regna un equilibrio quasi perfetto: Medvedev si aggiudica 10 dei 19 punti (52.6%) che portano la partita dal 3-3 al 5-5. E a quel punto, forse, che possiamo apprezzare la differenza tra un grande giocatore (Medvedev) e un fuoriclasse assoluto (Djokovic). I successivi dieci punti sono i più importanti del set, possono indirizzare (e, in effetti, indirizzeranno) l’intero match. Djokovic se ne aggiudica 8 su 10 (80%), portando a casa il parziale.

Individuata la dinamica generale dell’incontro, cerchiamo di osservarla più da vicino: cosa succede all’avvio dell’undicesimo gioco? Quale fattore tecnico o tattico mette in condizione Djokovic di far valere tutta la sua classe, proprio nel momento decisivo?

IL SERVIZIO: EFFICACIA E STRATEGIA

Figura 2. Piazzamento prima palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys
Figura 3. Piazzamento seconda palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys

Da un punto di vista della gestione del colpo di inizio gioco, il servizio, le strategie di Djokovic e di Medvedev sembrano molto simili, almeno per quanto riguarda la gestione della prima palla. In nessuno dei 18 casi in cui mette in campo la prima (65% di prime in campo) Djokovic va al corpo. Anche Medvedev, nei 23 casi in cui mette la prima di servizio, sceglie di andare al centro o esterno (notevole, anche se insufficiente, il 75% di prime in campo per il russo). Considerando l’agilità di Djokovic e la reattività di Medvedev, la scelta sembra piuttosto comprensibile: una prima palla “addosso” al giocatore potrebbe essere un’occasione sprecata di guadagnare un vantaggio nello scambio.

Si osserva invece una piccola differenza per quanto riguarda la seconda palla. In 6 su 10 delle occasioni in cui Djokovic serve la seconda cerca il dritto di Medvedev, raccogliendo 5 punti. In altre due occasioni il serbo va al corpo, mentre azzarda una seconda sul rovescio di Medvedev soltanto due volte in tutto il set, probabilmente per evitare di essere troppo prevedibile. Medvedev serve soltanto otto volte la seconda: tre volte al corpo e, curiosamente, le altre cinque verso il temibilissimo rovescio bimane di Djokovic. Non a caso, il serbo riesce a raccogliere addirittura l’80% di punti con la seconda, percentuale che addirittura supera quella di punti vinti con la prima (72%), mentre Medvedev deve accontentarsi di un 3 su 8 (37,5%) di punti con la seconda, che gli costerà caro.

Naturalmente, è difficile pensare però che il match sia tutto qui. La strategia al servizio e l’efficacia in risposta costituiscono una sorta di sottofondo alla partita, ma per esplorarne la melodia sarà utile concentrarsi anche sugli altri aspetti del gioco: cosa succede una volta che lo scambio ha preso il via?

VINCENTI

L’analisi dei colpi vincenti non sembra fornirci molti spunti per rispondere alla domanda. Il conteggio totale segna una perfetta parità: ciascuno dei finalisti ha infatti messo a segno dodici vincenti nel corso del primo set.

Figura 4. Distribuzione dei colpi vincenti: servizio, dritto e rovescio

La distribuzione dei vincenti tra servizio, dritto e rovescio, sembra una semplice rappresentazione dello stile di gioco: più sbilanciato verso il servizio Medvedev, più equilibrato Djokovic. Il russo totalizza infatti sei vincenti con il servizio, mentre il serbo si ferma a tre, recuperando però con un dritto e due rovesci vincenti in più rispetto allo sfidante (rispettivamente sei contro cinque e tre contro uno). Colpisce però soprattutto come, osservando l’evoluzione del set, e ricordando quanto precedentemente osservato rispetto alle quattro fasi della partita, tale dinamica non trovi o quasi riscontro nell’andamento dei colpi vincenti.

Figura 5. Andamento cumulativo dei colpi vincenti, al procedere dei game

In figura, possiamo osservare il numero di colpi vincenti totalizzati da ciascun giocatore game dopo game. Ad esempio, alla fine del quarto gioco, entrambi i giocatori hanno messo a segno quattro colpi vincenti. Osservando tale andamento, faticheremmo però a distinguere l’allungo iniziale del numero uno del mondo, la reazione dello sfidante, e infine la zampata del campione negli ultimi due game. A giudicare soltanto dai vincenti, il set sembrerebbe invece piuttosto equilibrato per tutta la sua durata. Anzi, è Medvedev a trovarsi con uno o due vincenti in più fino all’ultimo gioco, in cui viene raggiunto ma non superato in questa particolare classifica. Le ragioni più profonde dell’esito del match, capaci di spiegare le sue quattro fasi, vanno allora, forse, cercate soprattutto altrove.

ERRORI FORZATI

L’applicazione dello stesso criterio agli errori classificati come forzati (pur con la cautela che si deve alla distinzione, mai semplice, tra errori forzati e non forzati), non offre grossi spunti a livello di distribuzione, molto equilibrata tra dritto e rovescio, per entrambi i giocatori.

Figura 6. Distribuzione degli errori forzati, tra dritto e rovescio

Più interessante invece l’osservazione della dinamica dell’efficacia dei due giocatori nell’indurre l’avversario all’errore lungo le varie fasi della partita.

Figura 7. Andamento cumulativo degli errori forzati, al procedere dei game

Osserviamo infatti come la partenza a razzo di Djokovic corrisponda a una efficacia notevolmente maggiore nell’indurre Medvedev all’errore nei primi tre game. Il russo recupera nelle fasi successive, ma non riesce mai a riequilibrare completamente il gap da questo punto di vista, se non fino al decimo gioco, quello del 5-5. La lunga rincorsa però, possiamo immaginare, porta Medvedev a giocare a un ritmo e a un livello al di fuori della propria comfort zone, e sono proprio gli ultimi due giochi, con il proprio carico di stress fisico e mentale, a presentare il conto, con gli errori forzati di Medvedev che superano nuovamente quelli di Djokovic. Si tratta, tuttavia, di una differenza minima: due errori forzati commessi da Medvedev, uno soltanto dal serbo. Non può bastare questo a spiegare il decisivo parziale di 8-2 in chiusura di set.

ERRORI NON FORZATI

Anche per quanto riguarda gli errori non forzati, non è tanto la distribuzione a essere decisiva per la comprensione del match, quanto piuttosto l’andamento nel tempo.

Figura 8. Distribuzione degli errori non forzati, tra dritto e rovescio

A livello di distribuzione, colpisce osservare come Djokovic riesca a sbagliare pochissimo con il colpo (in termini molto relativi) meno sicuro, il dritto (commettendo soltanto due errori gratuiti), mentre Medvedev, che condivide una maggiore solidità dal lato del rovescio, non riesca a nascondere altrettanto bene il suo colpo di relativa debolezza, che sbaglia sei volte nel corso del primo set.

Figura 9. Andamento cumulativo degli errori non forzati, al procedere dei game

Ma è soprattutto il grafico che rappresenta l’andamento degli errori non forzati a mano a mano che avanzano i game a restituirci un’immagine nitida della partita. Djokovic è perfetto in avvio di match; Medvedev gli risponde, fino a equilibrare il conto degli errori non forzati (e il punteggio) nel sesto game. Entrambi commettono un errore nel settimo game ma, da lì in poi, Djokovic, semplicemente, non sbaglia più, mentre Medvedev “sporca” il proprio score già dal nono gioco, regalando un paio di punti, che costituiscono forse un piccolo segnale. I successivi due gratuiti, commessi nell’undicesimo e nel dodicesimo gioco, avranno un prezzo molto più alto: costeranno il parziale e indirizzeranno il match in direzione del serbo. A confermare l’esistenza di questa fortissima pressione psicologica vi è anche il fatto che Medvedev, nel corso degli ultimi quattro giochi, commette tre errori gratuiti con il rovescio, decisamente il suo colpo più solido e che, per gli otto giochi precedenti, era stato praticamente perfetto (un solo errore, nel game di apertura).

SECONDO SET

Figura 10. Secondo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

All’inizio del secondo set Medvedev, giocatore orgoglioso e abile tatticamente, si rende conto di dover cambiare qualcosa, per evitare di essere stritolato dal ritmo infernale che Djokovic sa imporre alla partita. Riconoscendo la sconfitta negli scambi lunghi (nelle quindici occasioni in cui lo scambio supera i nove colpi, Djokovic risulta vincitore due volte su tre, nel primo parziale), cerca di essere più aggressivo. Complice un piccolo passaggio a vuoto del serbo, probabilmente dovuto anche a un comprensibile calo di tensione dopo aver vinto il primo parziale, Medvedev riesce effettivamente a ottenere il break nel primo gioco. A quel punto però, Djokovic risponde da par suo: accettando il nuovo ritmo imposto alla partita e anzi aggredendo a sua volta Medvedev, in particolare nei game di risposta. Prima recupera il break e, dopo aver difeso il proprio servizio, strappa ancora una volta il servizio all’avversario, per portarsi sul tre a uno. Da qui in avanti, il parziale è segnato: Djokovic chiuderà agevolmente per 6-2, conquistando ancora un break nell’ultimo gioco.

Il fatto è che il serbo sembra aver preso le misure al pur notevole servizio del russo, che in questo parziale riuscirà a raccogliere soltanto due punti nelle otto occasioni in cui non metterà in campo la prima (25%). Non solo: Medvedev sembra un po’ in difficoltà anche con la prima, quando deve servire da destra: in queste occasioni, infatti, totalizza soltanto quattro punti su otto (50%). Prendendo qualche rischio in più appena ne ha l’occasione, Medvedev totalizza un colpo vincente in più di Djokovic. Il conteggio degli errori però, e in particolare degli errori forzati, è impietoso: diciotto per Medvedev, contro dieci per Djokovic. A completare il quadro, Medvedev commette anche tre errori non forzati in più (otto contro cinque).

Effettivamente, il numero di scambi che superano i nove colpi è poco più che dimezzato rispetto al primo parziale, riducendosi da quindici a otto. Per ottenere questo risultato però, Medvedev sembra andare fuori giri, e paga un prezzo molto, troppo alto: negli scambi brevi, al di sotto dei quattro colpi, prevale soltanto in nove occasioni su ventinove (mentre nel corso del primo set, in queste occasioni, Medvedev totalizzava un punto in più di Djokovic: diciotto a diciassette). A conclusione del secondo parziale, la situazione sembrava quindi compromessa per Medvedev: non soltanto in termini di punteggio, ma anche in termini di possibili vie alternative da percorrere a livello di strategia di gioco.

TERZO SET

Figura 11. Terzo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

In effetti, nel terzo parziale Medvedev non trova di meglio che esacerbare ulteriormente la strategia seguita nel secondo, cercando di essere ancora più aggressivo. A fine set, in effetti, totalizzerà tre vincenti in più di Djokovic (sette a quattro) e riuscirà ad indurlo all’errore due volte in più (dieci contro otto). Per ottenere questo risultato però, sarà costretto a forzare il suo gioco, e questo lo porterà a commettere addirittura tredici errori non forzati (contro cinque di Djokovic) nel corso del solo terzo parziale, statistica davvero difficile da metabolizzare per un giocatore come Medvedev, che sa essere, specialmente nelle sue giornate migliori, estremamente regolare oltre che efficace.

Ancora una volta, Djokovic parte male, commettendo addirittura due doppi falli nel game iniziale, e Medvedev si porta sul 15-40 sul suo servizio. Il serbo però annulla da campione le due palle break e tiene il servizio. Il contraccolpo psicologico si fa sentire e, nel game successivo, Medvedev subisce l’ennesimo break, complice anche un pesante doppio fallo sul quaranta pari. Da lì in avanti, entrambi i giocatori tengono il servizio, senza concedere palle break fino al cinque a due in favore di Djokovic. Medvedev a questo punto va a servire per restare nel match: recupera da 0-30 a 30-30, ma cede i successivi due punti, e con essi partita e torneo all’avversario.

In questo terzo parziale, Djokovic è superiore a Medvedev sia negli scambi con meno di quattro colpi (tredici a dodici), sia, nettamente, in quelli tra cinque e otto colpi (dieci a sei), che negli scambi più lunghi, con almeno nove colpi (cinque a tre). Una vittoria netta quindi, in crescendo, per il numero uno del mondo, che non sembra affatto intenzionato a cedere il suo trono.

UNO SGUARDO D’INSIEME

Figura 12. Alcune statistiche dell’intero match (© AO2021-Infosys)

Ripercorrendo l’intero match, osserviamo come Medvedev non abbia, in realtà, poi molto da rimproverarsi: è riuscito a mantenere, pur cercando di sfruttare al massimo il proprio servizio, un discreto 64% di prime in campo, con un 69% di punti vinti sulla prima (contro il miglior ribattitore del mondo). È riuscito anche a conquistarsi quattro palle break, sfruttandone due. In termini tecnici, una delle radici della sua sconfitta va forse cercata in quel misero 32% di punti vinti con la seconda di servizio in campo anche se, va ricordato, l’esito del primo set ha costretto Medvedev a inseguire, aggravando la pressione a cui si è trovato sottoposto nei momenti di maggiore difficoltà.

Un altro elemento interessante, che fa la sua comparsa qua e là lungo tutta la partita, è l’aspetto di verticalità del gioco dei due contendenti: a fine partita, Djokovic conquisterà sedici dei diciotto punti che lo vedono venire a rete (89%); Medvedev otto su tredici (63%). Sicuramente si può attribuire al serbo una mano più delicata e precisa nei pressi della rete, ma una differenza così marcata, riallacciandosi anche a quanto precedentemente descritto, conferma la dinamica della partita: Djokovic va a rete per raccogliere il punto, Medvedev si ritrova ad andare a rete anche in modo più avventuroso, nel tentativo di fare qualcosa di diverso, per destabilizzare un avversario che non gli sta lasciando scampo.

Il celebre data scientist W. Edwards Deming ricordava che “without data, you’re just another person with an opinion”, ovvero “senza dati, sei soltanto un’altra persona con un’opinione”. Senza la pretesa di catturare tutta l’essenza (e, perché no, anche la magia) di un match emozionante come la finalissima del primo Slam dell’anno, abbiamo cercato di servirci anche dei mezzi che la tecnologia e la statistica mettono a disposizione, per cercare di darne una lettura più accurata e fattuale. E sono i dati, anche i dati quindi, a confermare, per così dire quantificando l’intuizione dello spettatore e del critico, come Nole sia il numero uno del mondo (anche) perché è in grado, specialmente nei momenti decisivi, come gli ultimi game del primo set di questa finale che segna il suo nono trionfo all’Australian Open, di non regalare assolutamente nulla, opponendo all’avversario un muro che, spesso, si rivela invalicabile.

Articolo a cura di Damiano Verda

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ATP

ATP Washington, il tabellone: torna in campo Nadal, presenti anche Sinner e Seppi

Dopo quasi due mesi di stop e l’assenza a Wimbledon e Tokyo, Rafael Nadal torna in campo a Washington. C’è anche Jannik Sinner, che cerca di riscattarsi

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Rafa Nadal - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Appena dopo il termine del Roland Garros, che per lui si è concluso in semifinale al cospetto di un sontuoso Novak Djokovic, Rafael Nadal ha annunciato che non avrebbe partecipato a Wimbledon e alle Olimpiadi di Tokyo 2020 per la necessità di recuperare le energie in vista della parte conclusiva di stagione.

Lo spagnolo, che vanta già due ori olimpici (in singolare a Pechino 2008 e in doppio a Rio 2016), ha compiuto una scelta tutto sommato comprensibile. Con l’approssimarsi del trittico Toronto-Cincinnati-US Open e il dichiarato obiettivo di rimettere tennis nelle gambe, dopo quasi due mesi di stop, Nadal sarà a Washington, dove parteciperà per la prima volta in carriera al torneo di categoria ATP 500. Per Nadal sarà anche la prima volta che gioca un torneo sul duro tra la stagione sull’erba e i due Masters 1000 estivi nordamericani.

Lo spagnolo avrà ovviamente la prima testa di serie sulle spalle e dopo un bye al primo turno affronterà il vincitore della sfida tra Sock e Nishioka. L’eventuale ottavo di finale, secondo proiezione del seeding, sarebbe contro Lloyd Harris che però non sta attraversando un periodo di forma eccellente (una vittoria negli ultimi tre tornei disputati). Ai quarti Nadal incrocerebbe probabilmente uno tra Bublik e Norrie, che stanno disputando la miglior stagione della carriera e non sono avversari da sottovalutare – anche se con Norrie, Rafa, avrebbe il vantaggio di giocare ‘allo specchio’ contro un mancino.

 

Di seguito la parte alta del tabellone dell’ATP 500 di Washingon, che vede Dimitrov come seconda testa di serie più alta e ipotetico avversari di Nadal in semifinale. Il bulgaro però non si esprime ai suoi livelli da diversi mesi, e la sensazione è che Evans e Fritz, in un periodo di forma decisamente migliore (Fritz sembra aver recuperato rapidamente dall’operazione al menisco), abbiamo più chance di spingersi avanti. Occhio anche a Nick Kyrgios, sconfitto nettamente da Norrie ad Atlanta e opposto al primo turno a McDonald; l’eventuale sfida contro Paire al secondo turno accenderebbe facilmente gli entusiasmi del pubblico di Washington.

(clicca per ingrandire)

Un italiano, il deluso Jannik Sinner reduce dalla brutta sconfitta di Atlanta contro O’Connell, si trova invece in cima alla parte bassa del tabellone. La strada che potrebbe portare Sinner, quinta testa di serie, ad affrontare il secondo favorito Auger-Aliassime in semifinale è però lastricata di difficoltà e lo scarso periodo di forma del tennista italiano (forse anche influenzato dalle critiche per la scelta di non andare a Tokyo) non contribuisce ad aumentare la fiducia. L’esordio di Sinner avverrà contro un qualificato o più probabilmente contro Emil Ruusuvuori; una sfida già non semplice, ma il livello di difficoltà si alzerebbe ulteriormente agli ottavi contro – probabilmente – Sebastian Korda. Ai quarti ci sarebbe poi de Minaur; insomma, non certo un sorteggio ideale per chi ha bisogno di ritrovare la vittoria, e magari anche più di una.

ll secondo italiano presente in tabellone, Andreas Seppi, potrebbe invece essere il primo avversario di Auger-Aliassime ma prima dovrà superare il primo turno contro un qualificato. In questa zona di tabellone è da tenere d’occhio anche a Opelka – reduce dai quarti di Atlanta.

(clicca per ingrandire)

A.S.

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ATP

Kyrgios perde ad Atlanta e bisticcia con Ruud su Twitter

L’australiano cede a Norrie con un netto 6-1 6-4 e poi polemizza con il norvegese sui social. “Stai rubando punti nei tornei minori”

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Nick Kyrgios ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Altro giorno, altra polemica che coinvolge Nick Kyrgios. Ad Atlanta l’australiano è stato eliminato da Cameron Norrie con un netto 6-1 6-4, senza di fatto mai entrare in partita, e si è poi reso protagonista dell’ennesima scaramuccia social. Da quando le sue apparizioni sul Tour si sono fatte più rare, si sono invece moltiplicate le discussioni sui social o le dichiarazioni controverse, anche se forse è solo il fatto che certi sassi siano lanciati da lontano che amplifica poi l’effetto. Il teatro della nuova diatriba è stato Twitter, coprotagonista del dramma Casper Ruud. Tra i due non corre buon sangue dal (tristemente) noto episodio della squalifica di Kyrgios a Roma 2019: l’australiano fu punito e multato per aver lanciato una sedia in campo (tra le altre cose), mentre il norvegese accolse la sanzione esultando platealmente per il passaggio del turno, ricevendo poi gli sberleffi di Nick per tale gesto.

Stavolta il norvegese, che attende di giocare a Kitzbuhel la sua terza semifinale consecutiva dopo aver vinto i tornei di Bastad e Gstaad, ha risposto ironicamente a un Tweet del profilo ufficiale dell’ATP nel quale si chiedeva di formulare qualche domanda per Kyrgios. “Qual è il suo torneo su terra preferito?” ha scritto Ruud con intenti evidentemente ironici (se non apertamente polemici).

La risposta, anzi, le risposte dell’australiano non hanno tardato ad arrivare. Ufficialmente infatti la replica di Nick è un commento sferzante, ma pacato: “Questo è un classico. Casper Ruud sei un buon giocatore, ma sappiamo tutti che stai rubando punti grazie a quei tornei“. Il riferimento è ovviamente alla finora trionfale campagna del norvegese nei tornei minori su terra post-Wimbledon, storicamente più poveri di concorrenza e frequentati per lo più da amanti del rosso in cerca di punti. In precedenza Kyrgios aveva anche commentato con un “facepalm” (la faccina che si batte la fronte con la mano in segno di disappunto) l’elenco dei quattro semifinalisti del torneo di Kitzbuhel.

 

C’è però il sospetto che questa sia soltanto la seconda risposta di Kyrgios, perché su Twitter è stato diffuso uno screen che riporta una frase molto meno elegante, un laconico “tua mamma“. Il commento non è più reperibile o perché cancellato rapidamente o perché mai esistito. Non sarebbe impensabile infatti che lo screen possa essere stato allestito ad arte e non ci sono conferme attendibili della veracità del commento. Tuttavia per dovere di cronaca vale la pena menzionare la cosa.

Qui il tabellone aggiornato di Atlanta e degli altri tornei di questa settimana

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Flash

Si può giocare a tennis in Moncler? Courmayeur ospiterà un torneo WTA

La Val d’Aosta aprirà una mini-stagione indoor italiana che includerà Next Gen Finals, ATP Finals e Coppa Davis. La WTA annuncia anche altri tre tornei: Chicago, Portoroz e Tenerife

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Courmayeur, dove si svolgerà un torneo WTA 250 in ottobre (Photo Courtesy of Courmayeur Mont Blanc)

Grandi novità per il tennis italiano: Courmayeur, nota meta sciistica ai piedi del Monte Bianco, organizzerà un WTA 250 sul cemento indoor fra il 23 ed il 31 ottobre. Il torneo al Courmayeur Sport Center e avrà un montepremi di 235.238 dollari, e sarà il primo evento femminile indoor a disputarsi in Italia dai tempi del sintetico di Cesena 1992 (l’anno prima si era invece giocata l’unica edizione WTA del torneo di Milano).

Non è da escludere che diversi nomi di spicco possano decidere di partecipare, visto che sarà l’ultima occasione di andare a punti in ottica WTA Finals; qualora le ultime posizioni fossero ancora in bilico, quindi, è presumibile che le contendenti possano decidere di darsi al tennis alpino come tappa finale per volare a Shenzhen. Ricordiamo che quest’ultime (e l’Elite Trophy di Zhuhai) sono gli unici eventi dello swing asiatico a non essere stati cancellati, motivo per cui si è resa necessaria la creazione di nuovi tornei autunnali.

Il torneo sarà operato da Makers, gruppo che si occupa dell’organizzazione di eventi (fra cui il Challenger di Milano), ma stando al comunicato ufficiale è stato fondamentale anche l’apporto dell’amministrazione comunale, in un luogo digiuno di tennis dal 2011, quando si svolse l’unica edizione del Challenger maschile vinta da Nicolas Mahut.

 

“Il ritorno del grande tennis a Courmayeur Mont Blanc è una conferma per la nostra località”, ha detto il sindaco Roberto Rota. “Ci candidiamo a ospitare eventi che possano attrarre non solo pubblico in presenza, ma anche accendere i riflettori del grande sport sulle nostre strutture e sulla località in generale. Siamo felici e orgogliosi che Courmayeur e i suoi campi da tennis indoor siano stati scelti dalla WTA per una competizione del circuito in un mese come ottobre, fondamentale per il nostro turismo e per la nostra idea di destagionalizzazione e promozione di stagioni come l’autunno, meravigliose per le attività sportive e outdoor. Courmayeur Mont Blanc è per tradizione e natura la culla dell’alpinismo e degli sport di montagna, ma è anche dotata di infrastrutture all’altezza, come il Courmayeur Sport Center che ospiterà l’evento, e di una sensibilità particolare nei confronti delle altre discipline sportive, questo evento ne è la prova”.

IL TRIANGOLO DEL TENNIS

Si prospetta dunque un autunno italocentrico dal punto di vista tennistico, visto che il torneo di Courmayeur farà da apripista alle Next Gen Finals di Milano (non svoltesi lo scorso anno) e soprattutto alla prima edizione torinese delle ATP Finals; successivamente il capoluogo piemontese ospiterà anche due gironi delle finali di Coppa Davis. A questo encore si aggiungono i tornei sul rosso già giocatisi a Cagliari (maschile), Parma (femminile e maschile in settimane consecutive), Roma (combined) e Palermo (femminile); nonostante alcuni di questi tornei siano probabilmente destinati ad essere dei monouso, è innegabile l’attestato di fiducia della comunità del tennis internazionale nei confronti del tennis italiano.

NUOVI TORNEI WTA

Oltre a Courmayeur, tre nuovi tornei rimpolperanno la programmazione femminile, come detto orfana di quasi tutti i tornei orientali. Questo il calendario post-US Open (i nuovi tornei sono evidenziati in rosso):

  • La settimana del 13 Settembre si giocherà in Lussemburgo e a Portoroz in Slovenia (entrambi WTA 250)
  • La settimana del 20 settembre si giocheranno il 500 di Ostrava e il 250 di Seoul
  • La settimana del 27 settembre si disputerà il nuovo 500 di Chicago
  • Nelle due settimane che vanno dal 4 al 17 ottobre si giocherà Indian Wells
  • Nella settimana del 18 ottobre si disputeranno il 500 di Mosca e il 250 di Tenerife
  • Dal 25 ottobre (le qualificazioni iniziano il 23) avrà luogo per l’appunto Courmayeur.

Nelle due settimane successive si dovrebbero giocare prima Zhuhai (dal primo novembre) e poi Wuhan (dall’8); in questo momento però non sono confermati sul sito della WTA. Steve Simon, il chairman del circuito, ha rilasciato una breve dichiarazione in merito, inclusa nel comunicato ufficiale: “Quest’ultima fase del calendario del WTA Tour porterà il numero dei tornei sopra i 50, continuando ad offrire una piattaforma globale per promuovere il tennis femminile […]. Siamo felici del novero di tornei che abbiamo organizzato per la fine della stagione e non vediamo l’ora di poter dare maggiori informazioni riguardanti le WTA Finals”.

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