Tennis e dati: finale dell'Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

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Tennis e dati: finale dell’Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

Come ha fatto Novak Djokovic ad annichilire Daniil Medvedev, che sembrava pronto a giocarsela alla pari? Diamo uno sguardo ai numeri più analitici

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Daniil Medvedev e Novak Djokovic - Finale Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)
 
 

Il 2020 si era chiuso con la doppia affermazione di Medvedev a Parigi-Bercy e, soprattutto, alle ATP Finals. Anche Andrey Rublev aveva dato eccellente prova di sé nella fase finale della stagione 2020, stravolta dalla pandemia. La vittoria netta della Russia all’ATP Cup (in finale su un’ottima Italia) non era giunta quindi come una sorpresa. Poco dopo però, arriva il torneo più importante dell’inizio stagione 2021: l’Australian Open.

Nei quarti di finale, Tsitsipas rimonta due set a Nadal, lasciando intendere che forse la nuova generazione di tennisti è finalmente pronta a prendere il posto dei soliti noti. Poi, stremato, Tsitsipas cede il passo a un ottimo Medvedev in semifinale. E sembra proprio che possa essere il russo a completare l’opera: in finale si trova di fronte Novak Djokovic, numero 1 del mondo e, va detto, particolarmente a suo agio in quel di Melbourne (alla data della finale, ha già conquistato il titolo otto volte).

Le premesse sembrano interessanti: i precedenti dicono 4-3 Djokovic, ma è stato Medvedev ad aggiudicarsi tre degli ultimi quattro scontri diretti, compreso l’ultimo, con un netto 6-3 6-3 nel round robin delle ATP Finals 2020.

Il finale è noto: Djokovic vince nettamente, con il punteggio di 7-5 6-2 6-2, e non sembra affatto intenzionato ad abbandonare la scena. Anzi, raggiungendo quota 18 si lancia all’inseguimento del record di 20 Slam vinti, al momento detenuto da Federer e da Nadal. Spostando lo sguardo dalla storia alla cronaca però, e tornando alla finale del 21 febbraio tra Djokovic e Medvedev, viene naturale interrogarsi su quale possa essere il segreto del numero uno del mondo: cosa gli ha consentito di annichilire quello che era sembrato il tennista più in forma del circuito? Forse, analizzare in dettaglio i dati della partita, e in particolare del primo set (il più lottato) potrà fornirci qualche spunto in più per rispondere alla domanda. Anche alla luce del fatto che il forfait di Djokovic a Miami farà slittare il suo ritorno alla stagione sulla terra battuta.

 

PRIMO SET

PARZIALI E CONTRO-PARZIALI

Figura 1. Andamento della partita, distinta in quattro parziali: 3-0 3-3 5-5 7-5

Possiamo osservare innanzitutto come, all’interno del primo set, si distinguano chiaramente quattro fasi:

  1. i primi tre game
  2. i tre successivi
  3. i quattro game che portano dal tre pari al cinque pari
  4. gli ultimi due, che permettono a Djokovic di aggiudicarsi il parziale

Djokovic parte fortissimo. Si aggiudica 12 dei primi 15 punti (80%) e cerca subito l’allungo, portandosi sul 3-0. Medvedev, cui non fa certo difetto il carattere, risponde con un parziale perfettamente simmetrico: nei successivi tre giochi, è il russo ad aggiudicarsi 12 punti su 15. A questo punto, assistiamo a quattro giochi in cui entrambi i finalisti tengono il servizio e regna un equilibrio quasi perfetto: Medvedev si aggiudica 10 dei 19 punti (52.6%) che portano la partita dal 3-3 al 5-5. E a quel punto, forse, che possiamo apprezzare la differenza tra un grande giocatore (Medvedev) e un fuoriclasse assoluto (Djokovic). I successivi dieci punti sono i più importanti del set, possono indirizzare (e, in effetti, indirizzeranno) l’intero match. Djokovic se ne aggiudica 8 su 10 (80%), portando a casa il parziale.

Individuata la dinamica generale dell’incontro, cerchiamo di osservarla più da vicino: cosa succede all’avvio dell’undicesimo gioco? Quale fattore tecnico o tattico mette in condizione Djokovic di far valere tutta la sua classe, proprio nel momento decisivo?

IL SERVIZIO: EFFICACIA E STRATEGIA

Figura 2. Piazzamento prima palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys
Figura 3. Piazzamento seconda palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys

Da un punto di vista della gestione del colpo di inizio gioco, il servizio, le strategie di Djokovic e di Medvedev sembrano molto simili, almeno per quanto riguarda la gestione della prima palla. In nessuno dei 18 casi in cui mette in campo la prima (65% di prime in campo) Djokovic va al corpo. Anche Medvedev, nei 23 casi in cui mette la prima di servizio, sceglie di andare al centro o esterno (notevole, anche se insufficiente, il 75% di prime in campo per il russo). Considerando l’agilità di Djokovic e la reattività di Medvedev, la scelta sembra piuttosto comprensibile: una prima palla “addosso” al giocatore potrebbe essere un’occasione sprecata di guadagnare un vantaggio nello scambio.

Si osserva invece una piccola differenza per quanto riguarda la seconda palla. In 6 su 10 delle occasioni in cui Djokovic serve la seconda cerca il dritto di Medvedev, raccogliendo 5 punti. In altre due occasioni il serbo va al corpo, mentre azzarda una seconda sul rovescio di Medvedev soltanto due volte in tutto il set, probabilmente per evitare di essere troppo prevedibile. Medvedev serve soltanto otto volte la seconda: tre volte al corpo e, curiosamente, le altre cinque verso il temibilissimo rovescio bimane di Djokovic. Non a caso, il serbo riesce a raccogliere addirittura l’80% di punti con la seconda, percentuale che addirittura supera quella di punti vinti con la prima (72%), mentre Medvedev deve accontentarsi di un 3 su 8 (37,5%) di punti con la seconda, che gli costerà caro.

Naturalmente, è difficile pensare però che il match sia tutto qui. La strategia al servizio e l’efficacia in risposta costituiscono una sorta di sottofondo alla partita, ma per esplorarne la melodia sarà utile concentrarsi anche sugli altri aspetti del gioco: cosa succede una volta che lo scambio ha preso il via?

VINCENTI

L’analisi dei colpi vincenti non sembra fornirci molti spunti per rispondere alla domanda. Il conteggio totale segna una perfetta parità: ciascuno dei finalisti ha infatti messo a segno dodici vincenti nel corso del primo set.

Figura 4. Distribuzione dei colpi vincenti: servizio, dritto e rovescio

La distribuzione dei vincenti tra servizio, dritto e rovescio, sembra una semplice rappresentazione dello stile di gioco: più sbilanciato verso il servizio Medvedev, più equilibrato Djokovic. Il russo totalizza infatti sei vincenti con il servizio, mentre il serbo si ferma a tre, recuperando però con un dritto e due rovesci vincenti in più rispetto allo sfidante (rispettivamente sei contro cinque e tre contro uno). Colpisce però soprattutto come, osservando l’evoluzione del set, e ricordando quanto precedentemente osservato rispetto alle quattro fasi della partita, tale dinamica non trovi o quasi riscontro nell’andamento dei colpi vincenti.

Figura 5. Andamento cumulativo dei colpi vincenti, al procedere dei game

In figura, possiamo osservare il numero di colpi vincenti totalizzati da ciascun giocatore game dopo game. Ad esempio, alla fine del quarto gioco, entrambi i giocatori hanno messo a segno quattro colpi vincenti. Osservando tale andamento, faticheremmo però a distinguere l’allungo iniziale del numero uno del mondo, la reazione dello sfidante, e infine la zampata del campione negli ultimi due game. A giudicare soltanto dai vincenti, il set sembrerebbe invece piuttosto equilibrato per tutta la sua durata. Anzi, è Medvedev a trovarsi con uno o due vincenti in più fino all’ultimo gioco, in cui viene raggiunto ma non superato in questa particolare classifica. Le ragioni più profonde dell’esito del match, capaci di spiegare le sue quattro fasi, vanno allora, forse, cercate soprattutto altrove.

ERRORI FORZATI

L’applicazione dello stesso criterio agli errori classificati come forzati (pur con la cautela che si deve alla distinzione, mai semplice, tra errori forzati e non forzati), non offre grossi spunti a livello di distribuzione, molto equilibrata tra dritto e rovescio, per entrambi i giocatori.

Figura 6. Distribuzione degli errori forzati, tra dritto e rovescio

Più interessante invece l’osservazione della dinamica dell’efficacia dei due giocatori nell’indurre l’avversario all’errore lungo le varie fasi della partita.

Figura 7. Andamento cumulativo degli errori forzati, al procedere dei game

Osserviamo infatti come la partenza a razzo di Djokovic corrisponda a una efficacia notevolmente maggiore nell’indurre Medvedev all’errore nei primi tre game. Il russo recupera nelle fasi successive, ma non riesce mai a riequilibrare completamente il gap da questo punto di vista, se non fino al decimo gioco, quello del 5-5. La lunga rincorsa però, possiamo immaginare, porta Medvedev a giocare a un ritmo e a un livello al di fuori della propria comfort zone, e sono proprio gli ultimi due giochi, con il proprio carico di stress fisico e mentale, a presentare il conto, con gli errori forzati di Medvedev che superano nuovamente quelli di Djokovic. Si tratta, tuttavia, di una differenza minima: due errori forzati commessi da Medvedev, uno soltanto dal serbo. Non può bastare questo a spiegare il decisivo parziale di 8-2 in chiusura di set.

ERRORI NON FORZATI

Anche per quanto riguarda gli errori non forzati, non è tanto la distribuzione a essere decisiva per la comprensione del match, quanto piuttosto l’andamento nel tempo.

Figura 8. Distribuzione degli errori non forzati, tra dritto e rovescio

A livello di distribuzione, colpisce osservare come Djokovic riesca a sbagliare pochissimo con il colpo (in termini molto relativi) meno sicuro, il dritto (commettendo soltanto due errori gratuiti), mentre Medvedev, che condivide una maggiore solidità dal lato del rovescio, non riesca a nascondere altrettanto bene il suo colpo di relativa debolezza, che sbaglia sei volte nel corso del primo set.

Figura 9. Andamento cumulativo degli errori non forzati, al procedere dei game

Ma è soprattutto il grafico che rappresenta l’andamento degli errori non forzati a mano a mano che avanzano i game a restituirci un’immagine nitida della partita. Djokovic è perfetto in avvio di match; Medvedev gli risponde, fino a equilibrare il conto degli errori non forzati (e il punteggio) nel sesto game. Entrambi commettono un errore nel settimo game ma, da lì in poi, Djokovic, semplicemente, non sbaglia più, mentre Medvedev “sporca” il proprio score già dal nono gioco, regalando un paio di punti, che costituiscono forse un piccolo segnale. I successivi due gratuiti, commessi nell’undicesimo e nel dodicesimo gioco, avranno un prezzo molto più alto: costeranno il parziale e indirizzeranno il match in direzione del serbo. A confermare l’esistenza di questa fortissima pressione psicologica vi è anche il fatto che Medvedev, nel corso degli ultimi quattro giochi, commette tre errori gratuiti con il rovescio, decisamente il suo colpo più solido e che, per gli otto giochi precedenti, era stato praticamente perfetto (un solo errore, nel game di apertura).

SECONDO SET

Figura 10. Secondo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

All’inizio del secondo set Medvedev, giocatore orgoglioso e abile tatticamente, si rende conto di dover cambiare qualcosa, per evitare di essere stritolato dal ritmo infernale che Djokovic sa imporre alla partita. Riconoscendo la sconfitta negli scambi lunghi (nelle quindici occasioni in cui lo scambio supera i nove colpi, Djokovic risulta vincitore due volte su tre, nel primo parziale), cerca di essere più aggressivo. Complice un piccolo passaggio a vuoto del serbo, probabilmente dovuto anche a un comprensibile calo di tensione dopo aver vinto il primo parziale, Medvedev riesce effettivamente a ottenere il break nel primo gioco. A quel punto però, Djokovic risponde da par suo: accettando il nuovo ritmo imposto alla partita e anzi aggredendo a sua volta Medvedev, in particolare nei game di risposta. Prima recupera il break e, dopo aver difeso il proprio servizio, strappa ancora una volta il servizio all’avversario, per portarsi sul tre a uno. Da qui in avanti, il parziale è segnato: Djokovic chiuderà agevolmente per 6-2, conquistando ancora un break nell’ultimo gioco.

Il fatto è che il serbo sembra aver preso le misure al pur notevole servizio del russo, che in questo parziale riuscirà a raccogliere soltanto due punti nelle otto occasioni in cui non metterà in campo la prima (25%). Non solo: Medvedev sembra un po’ in difficoltà anche con la prima, quando deve servire da destra: in queste occasioni, infatti, totalizza soltanto quattro punti su otto (50%). Prendendo qualche rischio in più appena ne ha l’occasione, Medvedev totalizza un colpo vincente in più di Djokovic. Il conteggio degli errori però, e in particolare degli errori forzati, è impietoso: diciotto per Medvedev, contro dieci per Djokovic. A completare il quadro, Medvedev commette anche tre errori non forzati in più (otto contro cinque).

Effettivamente, il numero di scambi che superano i nove colpi è poco più che dimezzato rispetto al primo parziale, riducendosi da quindici a otto. Per ottenere questo risultato però, Medvedev sembra andare fuori giri, e paga un prezzo molto, troppo alto: negli scambi brevi, al di sotto dei quattro colpi, prevale soltanto in nove occasioni su ventinove (mentre nel corso del primo set, in queste occasioni, Medvedev totalizzava un punto in più di Djokovic: diciotto a diciassette). A conclusione del secondo parziale, la situazione sembrava quindi compromessa per Medvedev: non soltanto in termini di punteggio, ma anche in termini di possibili vie alternative da percorrere a livello di strategia di gioco.

TERZO SET

Figura 11. Terzo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

In effetti, nel terzo parziale Medvedev non trova di meglio che esacerbare ulteriormente la strategia seguita nel secondo, cercando di essere ancora più aggressivo. A fine set, in effetti, totalizzerà tre vincenti in più di Djokovic (sette a quattro) e riuscirà ad indurlo all’errore due volte in più (dieci contro otto). Per ottenere questo risultato però, sarà costretto a forzare il suo gioco, e questo lo porterà a commettere addirittura tredici errori non forzati (contro cinque di Djokovic) nel corso del solo terzo parziale, statistica davvero difficile da metabolizzare per un giocatore come Medvedev, che sa essere, specialmente nelle sue giornate migliori, estremamente regolare oltre che efficace.

Ancora una volta, Djokovic parte male, commettendo addirittura due doppi falli nel game iniziale, e Medvedev si porta sul 15-40 sul suo servizio. Il serbo però annulla da campione le due palle break e tiene il servizio. Il contraccolpo psicologico si fa sentire e, nel game successivo, Medvedev subisce l’ennesimo break, complice anche un pesante doppio fallo sul quaranta pari. Da lì in avanti, entrambi i giocatori tengono il servizio, senza concedere palle break fino al cinque a due in favore di Djokovic. Medvedev a questo punto va a servire per restare nel match: recupera da 0-30 a 30-30, ma cede i successivi due punti, e con essi partita e torneo all’avversario.

In questo terzo parziale, Djokovic è superiore a Medvedev sia negli scambi con meno di quattro colpi (tredici a dodici), sia, nettamente, in quelli tra cinque e otto colpi (dieci a sei), che negli scambi più lunghi, con almeno nove colpi (cinque a tre). Una vittoria netta quindi, in crescendo, per il numero uno del mondo, che non sembra affatto intenzionato a cedere il suo trono.

UNO SGUARDO D’INSIEME

Figura 12. Alcune statistiche dell’intero match (© AO2021-Infosys)

Ripercorrendo l’intero match, osserviamo come Medvedev non abbia, in realtà, poi molto da rimproverarsi: è riuscito a mantenere, pur cercando di sfruttare al massimo il proprio servizio, un discreto 64% di prime in campo, con un 69% di punti vinti sulla prima (contro il miglior ribattitore del mondo). È riuscito anche a conquistarsi quattro palle break, sfruttandone due. In termini tecnici, una delle radici della sua sconfitta va forse cercata in quel misero 32% di punti vinti con la seconda di servizio in campo anche se, va ricordato, l’esito del primo set ha costretto Medvedev a inseguire, aggravando la pressione a cui si è trovato sottoposto nei momenti di maggiore difficoltà.

Un altro elemento interessante, che fa la sua comparsa qua e là lungo tutta la partita, è l’aspetto di verticalità del gioco dei due contendenti: a fine partita, Djokovic conquisterà sedici dei diciotto punti che lo vedono venire a rete (89%); Medvedev otto su tredici (63%). Sicuramente si può attribuire al serbo una mano più delicata e precisa nei pressi della rete, ma una differenza così marcata, riallacciandosi anche a quanto precedentemente descritto, conferma la dinamica della partita: Djokovic va a rete per raccogliere il punto, Medvedev si ritrova ad andare a rete anche in modo più avventuroso, nel tentativo di fare qualcosa di diverso, per destabilizzare un avversario che non gli sta lasciando scampo.

Il celebre data scientist W. Edwards Deming ricordava che “without data, you’re just another person with an opinion”, ovvero “senza dati, sei soltanto un’altra persona con un’opinione”. Senza la pretesa di catturare tutta l’essenza (e, perché no, anche la magia) di un match emozionante come la finalissima del primo Slam dell’anno, abbiamo cercato di servirci anche dei mezzi che la tecnologia e la statistica mettono a disposizione, per cercare di darne una lettura più accurata e fattuale. E sono i dati, anche i dati quindi, a confermare, per così dire quantificando l’intuizione dello spettatore e del critico, come Nole sia il numero uno del mondo (anche) perché è in grado, specialmente nei momenti decisivi, come gli ultimi game del primo set di questa finale che segna il suo nono trionfo all’Australian Open, di non regalare assolutamente nulla, opponendo all’avversario un muro che, spesso, si rivela invalicabile.


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Roland Garros: i set decisivi da ricordare insieme a Nadal, Djokovic, Schiavone, Graf, Capriati…

Dal più lungo in assoluto all’invasione di Nole, dall’appena maggiorenne Clijsters contro Hingis alla sfida tra Steffi e Arantxa, una carrellata di match decisi a oltranza

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Che siano o meno i più pazzi come suggerisce l’Equipe, si tratta senza dubbio di incontri che hanno scritto una pagina importante nella storia dell’ultimo quarto di secolo del Roland Garros. Sfide caratterizzate da partite finali che non vedremo più nemmeno a Parigi, ultimo baluardo dell’oltranza, dopo la decisione di uniformare i quattro Slam adottando il “metodo Melbourne”. Partiamo allora con questa breve ma succulenta carrellata.

1996, finale: S. Graf b. A. Sanchez 6-3 6-7(4) 10-8

Arantxa Sanchez gira l’inerzia della 35a e penultima sfida (otto vinte) contro una Steffi Graf avanti di un set e 4-1 nel secondo, andando poi due volte a servire per chiudere nel corso della partita finale, ma alla fine vince Steffi.

 

2001, finale: J. Capriati b. K. Clijsters 1-6 6-4 12-10

Con il trofeo dell’Australian fresco in bacheca, le vittorie su Serena Williams e Martina Hingis nei due turni precedenti, Jennifer Capriati incassa subito un 6-1 da una Kim Clijsters che solo il giorno prima ha soffiato sulle diciotto candeline. Il punteggio parziale non prelude a un match che va via in un soffio, anzi, il terzo set sarà il più lungo nella storia delle finali femminili.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

2004, 1° turno: F. Santoro b. A. Clement 6-4 6-3 6-7 3-6 16-14

Con sei ore e 33 minuti, il derby tra Fabrice Santoro e Arnaud Clement è l’incontro più lungo della storia del torneo, con ottime probabilità di rimanere tale. Interrotto sul 5 pari al quinto dopo che Santoro aveva salvato un match point, l’incontro ha richiesto un altro paio d’ore e un secondo match point annullato prima di finire nelle mani di Fabrice “The Magician“.

2012, 2° turno: P-H. Mathieu b. J. Isner 6-7 6-4 6-4 3-6 18-16P

oteva forse mancare John Isner? Due anni dopo lo storico match Nico Mahut a Wimbledon, il lungo statunitense esce stavolta sconfitto da Paul-Henri Mathieu, sceso al n. 261 ATP dopo l’intero 2011 lontano dai campi in seguito all’intervento chirurgico di osteotomia tibiale per limitare la progressione dell’artrosi al ginocchio sinistro. Con il vantaggio non di poco conto di servire per primo nella frazione decisiva, sul 7 pari salva due palle break. Isner salva invece match point a ripetizione, ma si arrende al settimo.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

2013, semifinale: R. Nadal b. N. Djokovic 6-4 3-6 6-1 6-7 (3) 9-7

La semifinale del “tocco”, non nel senso di mano delicata – almeno nell’episodio in questione – bensì di Novak Djokovic che tocca la rete quando la palla colpita (che sarebbe stata vincente) è ancora in gioco. È 4-3 al quinto e servizio, e il vantaggio sfuma definitivamente al punto successivo e alla fine vince Rafa Nadal.

2015, 2° turno: F. Schiavone b. S. Kuznetsova 6-7 7-5 10-8

Le due campionesse del Roland Garros – Francesca Schiavone nel 2010, Svetlana Kuznetsova l’anno precedente avevano già dato vita a una maratona a Melbourne: 4 ore e 44 minuti per l’incontro femminile più lungo dell’Happy Slam. Vinse l’azzurra 16-14 al terzo. Si ripete, Francesca, annullando un match point al dodicesimo gioco per poi chiudere dopo 3 ore e 50.


2020, 1° turno: L. Giustino b. C. Moutet 0-6 7-6 7-6 2-6 18-16

Non sarà una finale, anzi, è il primo turno, e al momento di entrare in campo i due non possono nemmeno immaginare che stanno per dare vita a un incontro che resterà nella storia dell’Open di Francia. Lorenzo Giustino, proveniente dalle qualificazioni, batte Corentin Moutet che ha inutilemente servito per chiudere. Tre volte. Sei ore e cinque minuti su due giorni. Un azzurro che batte un francese in un duello epico a Parigi non ha prezzo. Non ce l’ha per chi si è limitato a guardare, mentre Lorenzo paga la fatica sulla pesante terra ottobrina al turno successivo contro Schwartzman. Ma la sua pagina Slam l’ha già scritta.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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WTA Rabat: Trevisan, la prima volta (e che prima volta!) non si scorda mai

La prima finale WTA coincide anche con il primo titolo per Martina Trevisan, sconfitta nettamente Claire Liu

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Martina Trevisan (foto twitter @LadiesOpenPA)

M. Trevisan b. C. Liu 6-2 6-1

Il torneo di Rabat, WTA 250 in terra marocchina, è intitolato alla principessa Meryem, sorella dell’attuale re, e non a caso si chiama Grand Prix SAR La Princesse Lalla Meryem. Ma oggi, 21 maggio 2022, ha incoronato una nuova regina, una ragazza di Firenze che sognava fin da troppo questo giorno: Martina Trevisan. La n.66 al mondo, dopo un torneo entusiasmante, in cui ha battuto tra le altre Garbine Muguruza, mette la ciliegina sulla torta, conquistando nell’ordine prima semifinale, prima finale e primo titolo WTA, tenendo in balia un’altra esordiente in un atto conclusivo, la statunitense Claire Liu, che ha lottato con le unghie e con i denti nel primo set, a tratti mettendo anche paura, ma nel secondo non ha potuto arginare la voglia dell’azzurra. Martina è la ventesima italiana della storia a vincere un trofeo WTA, la quarta in terra marocchina, e da lunedì avrà anche il suo best ranking, potendo entrare nelle prime 60 al mondo, e andando anche con una vena di ottimismo al Roland Garros. Il primo titolo del tennis italiano in questo 2022 è proprio suo, e allora godiamoci tutti questo sorprendente, e così netto, trionfo, con la cronaca della partita.

Il tabellone completo del WTA 250 di Rabat

IL MATCH – Inizio sprint per Martina Trevisan, che gestisce meglio la pressione tra le due esordienti: break a 15, tirando anche due vincenti con il dritto, subito pesante, mentre Liu accusa già un po’ di tensione ed è troppo tenera. Peccato che sia una gioia alquanto effimera per l’azzurra, dato che l’americana, anche sfruttando un leggero calo della nostra, rientra e porta a casa il contro-break: necessarie ben 5 palle break, ma trova meglio il campo e soprattutto tanti errori di Trevisan, un po’ lenta alle volte, altre troppo frettolosa per cercare il vincente. Ancora rischia la n.66 al mondo, che se non mette la prima ha serie difficoltà, causa di una seconda tenera che Liu puntualmente attacca e sfrutta per entrare in campo; Martina però si fa trovare pronta e con coraggio annulla due palle break, variando sia la spinta che l’altezza della palla. E la resistenza al servizio è fondamentale nel quinto game, dove Trevisan riesce a tornare avanti di un break, senza osare neanche più di tanto ma tessendo una rete di accelerazioni e di variazioni e contando anche su un aiuto di Liu, di nuovo un po’ troppo tesa. Ancora una volta, la paura del break subito si trasforma in gioia per quello ottenuto nel settimo gioco, che sa tanto di ipoteca sul primo set. Da dire, sinceramente, che l’americana ha regalato la maggior parte dei punti, quasi un errore su uno e un vincente o simili sull’altro, con Trevisan che approfitta facendo il minimo, accelerando quando deve. Chiude dopo un game lungo, 4 set point e una palla break, 6-2 un primo set che dal risultato sembrerà essere stato netto, quando è stato un duro braccio di ferro, con Liu che in ogni game di risposta ha avuto palla break. Brava Martina a tenere mentalmente ed essere perfetta nel gioco, variando al momento giusto e pazientando quando serviva.

 

Il secondo set nel terzo game subisce un cambiamento di ritmo importante, con il break di Trevisan, addirittura a 0. Il gioco procede sempre sugli attacchi di Liu, appena può, e le variazioni pericolose di Martina, che qui fa perdere i giri ai colpi della n.92 al mondo, in un game gonfio di errori. Sembra ripetersi il copione del primo set: Trevisan annulla palla break nel quarto game e mette la freccia da un punto di vista emotivo, dove invece Liu ha un calo drastico che la fa giocare con nervosismo e troppa fretta, due ingredienti fondamentali per il doppio break di una Martina incisiva e concreta, a tratti anche spettacolare. Chiude un secondo parziale dominato dall’inizio alla fine Trevisan, addirittura per 6-1, senza concedere nulla al servizio e tenendo un ritmo pressoché perfetto, sia nelle scelte che poi nei colpi. Il tutto va a coincidere con un netto calo di Liu, che a un certo punto sembra proprio arrendersi e non credere neanche più di poter ribaltare le debordanti ondate della toscana. Conclude quasi in lacrime Martina, sinceramente emozionata, lei che è stata costretta a un lungo stop dai campi, e che aveva iniziato una nuova vita tennistica annunciandolo via Facebook, il 25 febbraio del 2014. Sono passati più di 8 anni da allora, tante cose sono cambiate, ma una cosa è certa: Martina Trevisan è una guerriera come ben poche abbiamo visto, e oggi ha finalmente avuto il coronamento del sogno di una vita, perché, come diceva Nelson Mandela: “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.

Il tabellone completo del WTA 250 di Rabat

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Sinner mette la freccia per sorpassare Berrettini: nuovo n.1 d’Italia già dopo Parigi?

L’assenza di Matteo Berrettini dal Roland Garros e la perdita dei punti di Wimbledon, spingono Jannik Sinner sempre più vicino alla vetta del tennis italiano

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Con la decisione da parte dell’ATP di non assegnare punti per il prossimo torneo di Wimbledon, il sorpasso di Jannik Sinner su Matteo Berrettini sembra sempre più vicino e inevitabile. Il tennista romano, attuale n.10 del mondo, non avrà modo di difendere i 1200 punti ottenuti con la finale giocata lo scorso anno sui prati londinesi, e questo tesoretto che gli verrà scalato al termine dello Slam corrisponde a quasi un terzo del suo attuale patrimonio, 3805 punti. Ma l’avvento di un nuovo numero 1 d’Italia potrebbe avvenire anche prima, e per la precisione al termine dell’imminente Roland Garros. Berrettini infatti a causa dell’infortunio e dell’operazione alla mano destra ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa e, come da lui stesso annunciato, non potrà difendere i 360 punti dei quarti di finale raggiunti nell’ultima edizione a Bois de Boulogne; Sinner dunque, che lo scorso anno a Parigi si fermò agli ottavi, ha la chance di diventare il 33° numero 1 italiano.

Prima di capire cosa deve fare il giocatore altoatesino per riuscirci, vediamo quali sono i suoi colleghi ed ex colleghi che lo hanno preceduto. Ecco dunque l’elenco di tutti i precedenti numero uno azzurri, con l’indicazione di quante volte lo sono stati e in quali anni.

Nicola Pietrangeli111959, 1960, 1961, 1962, 1964, 1965, 1966, 1967, 1968, 1969 e 1970
Gianni Cucelli91944, 1945, 1946, 1947, 1948, 1949, 1950, 1951 e 1952
Adriano Panatta91971, 1972, 1973, 1974,1975, 1976, 1977, 1980 e 1982
Uberto De Morpurgo81925, 1926, 1927, 1928, 1929, 1930, 1931 e 1932
Fabio Fognini62012, 2014, 2015, 2017, 2018 e 2019
Fausto Gardini61952, 1953, 1954, 1955, 1956 e 1963
Andrea Gaudenzi61994, 1995, 1996, 1998, 1999 e 2002
Martin Mulligan61966, 1967, 1968, 1969, 1970 e 1971
Corrado Barazzutti51978, 1979, 1981, 1983 e 1984
Giorgio De Stefani51933, 1934, 1935, 1936 e 1938
Andreas Seppi52009, 2010, 2011, 2013 e 2017
Paolo Canè41987, 1988, 1989 e 1990
Filippo Volandri42004, 2005, 2006 e 2007
Omar Camporese31991, 1992 e 1993
Giovanni Palmieri31936, 1937 e 1938
Francesco Romanoni31941, 1942 e 1943
Mino Balbi di Robecco21922 e 1924
Francesco Cancellotti21985 e 1986
Vanni Canepele21939 e 1940
Cesare Colombo21923 e 1924
Giuseppe Merlo21957 e 1958
Marco Cecchinato12019
Renzo Furlan11997
Paolo Lorenzi12016
Gianluca Pozzi12001
Riccardo Sabbadini11924
Davide Sanguinetti12003
Orlando Sirola11959
Potito Starace12008
Laurence Tieleman12000
Simone Bolelli12009
Matteo Berrettini12019

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Come detto l’allievo di Vincenzo Santopadre al momento è a quota 3805 punti, mentre Jannik a 3185: la differenza è di 620 punti. Sinner, che a sua volta difenderà gli ottavi a Parigi, dovrà centrare la semifinale (720 punti) per completare il sorpasso e diventare il nuovo n° 1 italiano. Un obiettivo tutt’altro che agevole, ma non impossibile, soprattutto se si considera il fatto che sia atterrato nella parte più tranquilla di tabellone: la crescita graduale di risultati e forma nel 2022, e la partenza da testa di serie n° 11 possono far ben sperare il ragazzo di Sexten, che esordirà nel torneo contro lo statunitense qualificato Fratangelo.

 

A giugno il testa a testa tra i due italiani si sposterà sull’erba, dove Sinner ha ben poco da difendere, mentre Berrettini proverà a eguagliare, condizioni fisiche permettendo, il trionfo al Queen’s (dove ancora verranno assegnati punti ATP), ma si presenterà su questa superficie con l’ultimo match giocato il 16 marzo a Indian Wells (sconfitto al terzo turno da Kecmanovic). Considerando il grande rapporto di amicizia che c’è tra i due tennisti – certificato anche dalle buone prestazioni uno a fianco all’altro in doppio nell’ultima edizione dell’ATP Cup – siamo sicuri che questa rivalità sarà vissuta con serenità da entrambi. Quando il sorpasso avverrà, Berrettini perderà la leadership del tennis italiano che ha mantenuto ininterrottamente da ottobre 2019, quando superò Fognini grazie alla semifinale nel Masters 1000 di Shanghai.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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