Tennis e dati: finale dell'Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

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Tennis e dati: finale dell’Australian Open ai raggi X. Perché Djokovic ha dominato

Come ha fatto Novak Djokovic ad annichilire Daniil Medvedev, che sembrava pronto a giocarsela alla pari? Diamo uno sguardo ai numeri più analitici

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Daniil Medvedev e Novak Djokovic - Finale Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)
 

Il 2020 si era chiuso con la doppia affermazione di Medvedev a Parigi-Bercy e, soprattutto, alle ATP Finals. Anche Andrey Rublev aveva dato eccellente prova di sé nella fase finale della stagione 2020, stravolta dalla pandemia. La vittoria netta della Russia all’ATP Cup (in finale su un’ottima Italia) non era giunta quindi come una sorpresa. Poco dopo però, arriva il torneo più importante dell’inizio stagione 2021: l’Australian Open.

Nei quarti di finale, Tsitsipas rimonta due set a Nadal, lasciando intendere che forse la nuova generazione di tennisti è finalmente pronta a prendere il posto dei soliti noti. Poi, stremato, Tsitsipas cede il passo a un ottimo Medvedev in semifinale. E sembra proprio che possa essere il russo a completare l’opera: in finale si trova di fronte Novak Djokovic, numero 1 del mondo e, va detto, particolarmente a suo agio in quel di Melbourne (alla data della finale, ha già conquistato il titolo otto volte).

Le premesse sembrano interessanti: i precedenti dicono 4-3 Djokovic, ma è stato Medvedev ad aggiudicarsi tre degli ultimi quattro scontri diretti, compreso l’ultimo, con un netto 6-3 6-3 nel round robin delle ATP Finals 2020.

Il finale è noto: Djokovic vince nettamente, con il punteggio di 7-5 6-2 6-2, e non sembra affatto intenzionato ad abbandonare la scena. Anzi, raggiungendo quota 18 si lancia all’inseguimento del record di 20 Slam vinti, al momento detenuto da Federer e da Nadal. Spostando lo sguardo dalla storia alla cronaca però, e tornando alla finale del 21 febbraio tra Djokovic e Medvedev, viene naturale interrogarsi su quale possa essere il segreto del numero uno del mondo: cosa gli ha consentito di annichilire quello che era sembrato il tennista più in forma del circuito? Forse, analizzare in dettaglio i dati della partita, e in particolare del primo set (il più lottato) potrà fornirci qualche spunto in più per rispondere alla domanda. Anche alla luce del fatto che il forfait di Djokovic a Miami farà slittare il suo ritorno alla stagione sulla terra battuta.

 

PRIMO SET

PARZIALI E CONTRO-PARZIALI

Figura 1. Andamento della partita, distinta in quattro parziali: 3-0 3-3 5-5 7-5

Possiamo osservare innanzitutto come, all’interno del primo set, si distinguano chiaramente quattro fasi:

  1. i primi tre game
  2. i tre successivi
  3. i quattro game che portano dal tre pari al cinque pari
  4. gli ultimi due, che permettono a Djokovic di aggiudicarsi il parziale

Djokovic parte fortissimo. Si aggiudica 12 dei primi 15 punti (80%) e cerca subito l’allungo, portandosi sul 3-0. Medvedev, cui non fa certo difetto il carattere, risponde con un parziale perfettamente simmetrico: nei successivi tre giochi, è il russo ad aggiudicarsi 12 punti su 15. A questo punto, assistiamo a quattro giochi in cui entrambi i finalisti tengono il servizio e regna un equilibrio quasi perfetto: Medvedev si aggiudica 10 dei 19 punti (52.6%) che portano la partita dal 3-3 al 5-5. E a quel punto, forse, che possiamo apprezzare la differenza tra un grande giocatore (Medvedev) e un fuoriclasse assoluto (Djokovic). I successivi dieci punti sono i più importanti del set, possono indirizzare (e, in effetti, indirizzeranno) l’intero match. Djokovic se ne aggiudica 8 su 10 (80%), portando a casa il parziale.

Individuata la dinamica generale dell’incontro, cerchiamo di osservarla più da vicino: cosa succede all’avvio dell’undicesimo gioco? Quale fattore tecnico o tattico mette in condizione Djokovic di far valere tutta la sua classe, proprio nel momento decisivo?

IL SERVIZIO: EFFICACIA E STRATEGIA

Figura 2. Piazzamento prima palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys
Figura 3. Piazzamento seconda palla di servizio: Djokovic (a sinistra) vs Medvedev (a destra) © AO2021-Infosys

Da un punto di vista della gestione del colpo di inizio gioco, il servizio, le strategie di Djokovic e di Medvedev sembrano molto simili, almeno per quanto riguarda la gestione della prima palla. In nessuno dei 18 casi in cui mette in campo la prima (65% di prime in campo) Djokovic va al corpo. Anche Medvedev, nei 23 casi in cui mette la prima di servizio, sceglie di andare al centro o esterno (notevole, anche se insufficiente, il 75% di prime in campo per il russo). Considerando l’agilità di Djokovic e la reattività di Medvedev, la scelta sembra piuttosto comprensibile: una prima palla “addosso” al giocatore potrebbe essere un’occasione sprecata di guadagnare un vantaggio nello scambio.

Si osserva invece una piccola differenza per quanto riguarda la seconda palla. In 6 su 10 delle occasioni in cui Djokovic serve la seconda cerca il dritto di Medvedev, raccogliendo 5 punti. In altre due occasioni il serbo va al corpo, mentre azzarda una seconda sul rovescio di Medvedev soltanto due volte in tutto il set, probabilmente per evitare di essere troppo prevedibile. Medvedev serve soltanto otto volte la seconda: tre volte al corpo e, curiosamente, le altre cinque verso il temibilissimo rovescio bimane di Djokovic. Non a caso, il serbo riesce a raccogliere addirittura l’80% di punti con la seconda, percentuale che addirittura supera quella di punti vinti con la prima (72%), mentre Medvedev deve accontentarsi di un 3 su 8 (37,5%) di punti con la seconda, che gli costerà caro.

Naturalmente, è difficile pensare però che il match sia tutto qui. La strategia al servizio e l’efficacia in risposta costituiscono una sorta di sottofondo alla partita, ma per esplorarne la melodia sarà utile concentrarsi anche sugli altri aspetti del gioco: cosa succede una volta che lo scambio ha preso il via?

VINCENTI

L’analisi dei colpi vincenti non sembra fornirci molti spunti per rispondere alla domanda. Il conteggio totale segna una perfetta parità: ciascuno dei finalisti ha infatti messo a segno dodici vincenti nel corso del primo set.

Figura 4. Distribuzione dei colpi vincenti: servizio, dritto e rovescio

La distribuzione dei vincenti tra servizio, dritto e rovescio, sembra una semplice rappresentazione dello stile di gioco: più sbilanciato verso il servizio Medvedev, più equilibrato Djokovic. Il russo totalizza infatti sei vincenti con il servizio, mentre il serbo si ferma a tre, recuperando però con un dritto e due rovesci vincenti in più rispetto allo sfidante (rispettivamente sei contro cinque e tre contro uno). Colpisce però soprattutto come, osservando l’evoluzione del set, e ricordando quanto precedentemente osservato rispetto alle quattro fasi della partita, tale dinamica non trovi o quasi riscontro nell’andamento dei colpi vincenti.

Figura 5. Andamento cumulativo dei colpi vincenti, al procedere dei game

In figura, possiamo osservare il numero di colpi vincenti totalizzati da ciascun giocatore game dopo game. Ad esempio, alla fine del quarto gioco, entrambi i giocatori hanno messo a segno quattro colpi vincenti. Osservando tale andamento, faticheremmo però a distinguere l’allungo iniziale del numero uno del mondo, la reazione dello sfidante, e infine la zampata del campione negli ultimi due game. A giudicare soltanto dai vincenti, il set sembrerebbe invece piuttosto equilibrato per tutta la sua durata. Anzi, è Medvedev a trovarsi con uno o due vincenti in più fino all’ultimo gioco, in cui viene raggiunto ma non superato in questa particolare classifica. Le ragioni più profonde dell’esito del match, capaci di spiegare le sue quattro fasi, vanno allora, forse, cercate soprattutto altrove.

ERRORI FORZATI

L’applicazione dello stesso criterio agli errori classificati come forzati (pur con la cautela che si deve alla distinzione, mai semplice, tra errori forzati e non forzati), non offre grossi spunti a livello di distribuzione, molto equilibrata tra dritto e rovescio, per entrambi i giocatori.

Figura 6. Distribuzione degli errori forzati, tra dritto e rovescio

Più interessante invece l’osservazione della dinamica dell’efficacia dei due giocatori nell’indurre l’avversario all’errore lungo le varie fasi della partita.

Figura 7. Andamento cumulativo degli errori forzati, al procedere dei game

Osserviamo infatti come la partenza a razzo di Djokovic corrisponda a una efficacia notevolmente maggiore nell’indurre Medvedev all’errore nei primi tre game. Il russo recupera nelle fasi successive, ma non riesce mai a riequilibrare completamente il gap da questo punto di vista, se non fino al decimo gioco, quello del 5-5. La lunga rincorsa però, possiamo immaginare, porta Medvedev a giocare a un ritmo e a un livello al di fuori della propria comfort zone, e sono proprio gli ultimi due giochi, con il proprio carico di stress fisico e mentale, a presentare il conto, con gli errori forzati di Medvedev che superano nuovamente quelli di Djokovic. Si tratta, tuttavia, di una differenza minima: due errori forzati commessi da Medvedev, uno soltanto dal serbo. Non può bastare questo a spiegare il decisivo parziale di 8-2 in chiusura di set.

ERRORI NON FORZATI

Anche per quanto riguarda gli errori non forzati, non è tanto la distribuzione a essere decisiva per la comprensione del match, quanto piuttosto l’andamento nel tempo.

Figura 8. Distribuzione degli errori non forzati, tra dritto e rovescio

A livello di distribuzione, colpisce osservare come Djokovic riesca a sbagliare pochissimo con il colpo (in termini molto relativi) meno sicuro, il dritto (commettendo soltanto due errori gratuiti), mentre Medvedev, che condivide una maggiore solidità dal lato del rovescio, non riesca a nascondere altrettanto bene il suo colpo di relativa debolezza, che sbaglia sei volte nel corso del primo set.

Figura 9. Andamento cumulativo degli errori non forzati, al procedere dei game

Ma è soprattutto il grafico che rappresenta l’andamento degli errori non forzati a mano a mano che avanzano i game a restituirci un’immagine nitida della partita. Djokovic è perfetto in avvio di match; Medvedev gli risponde, fino a equilibrare il conto degli errori non forzati (e il punteggio) nel sesto game. Entrambi commettono un errore nel settimo game ma, da lì in poi, Djokovic, semplicemente, non sbaglia più, mentre Medvedev “sporca” il proprio score già dal nono gioco, regalando un paio di punti, che costituiscono forse un piccolo segnale. I successivi due gratuiti, commessi nell’undicesimo e nel dodicesimo gioco, avranno un prezzo molto più alto: costeranno il parziale e indirizzeranno il match in direzione del serbo. A confermare l’esistenza di questa fortissima pressione psicologica vi è anche il fatto che Medvedev, nel corso degli ultimi quattro giochi, commette tre errori gratuiti con il rovescio, decisamente il suo colpo più solido e che, per gli otto giochi precedenti, era stato praticamente perfetto (un solo errore, nel game di apertura).

SECONDO SET

Figura 10. Secondo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

All’inizio del secondo set Medvedev, giocatore orgoglioso e abile tatticamente, si rende conto di dover cambiare qualcosa, per evitare di essere stritolato dal ritmo infernale che Djokovic sa imporre alla partita. Riconoscendo la sconfitta negli scambi lunghi (nelle quindici occasioni in cui lo scambio supera i nove colpi, Djokovic risulta vincitore due volte su tre, nel primo parziale), cerca di essere più aggressivo. Complice un piccolo passaggio a vuoto del serbo, probabilmente dovuto anche a un comprensibile calo di tensione dopo aver vinto il primo parziale, Medvedev riesce effettivamente a ottenere il break nel primo gioco. A quel punto però, Djokovic risponde da par suo: accettando il nuovo ritmo imposto alla partita e anzi aggredendo a sua volta Medvedev, in particolare nei game di risposta. Prima recupera il break e, dopo aver difeso il proprio servizio, strappa ancora una volta il servizio all’avversario, per portarsi sul tre a uno. Da qui in avanti, il parziale è segnato: Djokovic chiuderà agevolmente per 6-2, conquistando ancora un break nell’ultimo gioco.

Il fatto è che il serbo sembra aver preso le misure al pur notevole servizio del russo, che in questo parziale riuscirà a raccogliere soltanto due punti nelle otto occasioni in cui non metterà in campo la prima (25%). Non solo: Medvedev sembra un po’ in difficoltà anche con la prima, quando deve servire da destra: in queste occasioni, infatti, totalizza soltanto quattro punti su otto (50%). Prendendo qualche rischio in più appena ne ha l’occasione, Medvedev totalizza un colpo vincente in più di Djokovic. Il conteggio degli errori però, e in particolare degli errori forzati, è impietoso: diciotto per Medvedev, contro dieci per Djokovic. A completare il quadro, Medvedev commette anche tre errori non forzati in più (otto contro cinque).

Effettivamente, il numero di scambi che superano i nove colpi è poco più che dimezzato rispetto al primo parziale, riducendosi da quindici a otto. Per ottenere questo risultato però, Medvedev sembra andare fuori giri, e paga un prezzo molto, troppo alto: negli scambi brevi, al di sotto dei quattro colpi, prevale soltanto in nove occasioni su ventinove (mentre nel corso del primo set, in queste occasioni, Medvedev totalizzava un punto in più di Djokovic: diciotto a diciassette). A conclusione del secondo parziale, la situazione sembrava quindi compromessa per Medvedev: non soltanto in termini di punteggio, ma anche in termini di possibili vie alternative da percorrere a livello di strategia di gioco.

TERZO SET

Figura 11. Terzo set: vincenti, errori forzati, errori non forzati

In effetti, nel terzo parziale Medvedev non trova di meglio che esacerbare ulteriormente la strategia seguita nel secondo, cercando di essere ancora più aggressivo. A fine set, in effetti, totalizzerà tre vincenti in più di Djokovic (sette a quattro) e riuscirà ad indurlo all’errore due volte in più (dieci contro otto). Per ottenere questo risultato però, sarà costretto a forzare il suo gioco, e questo lo porterà a commettere addirittura tredici errori non forzati (contro cinque di Djokovic) nel corso del solo terzo parziale, statistica davvero difficile da metabolizzare per un giocatore come Medvedev, che sa essere, specialmente nelle sue giornate migliori, estremamente regolare oltre che efficace.

Ancora una volta, Djokovic parte male, commettendo addirittura due doppi falli nel game iniziale, e Medvedev si porta sul 15-40 sul suo servizio. Il serbo però annulla da campione le due palle break e tiene il servizio. Il contraccolpo psicologico si fa sentire e, nel game successivo, Medvedev subisce l’ennesimo break, complice anche un pesante doppio fallo sul quaranta pari. Da lì in avanti, entrambi i giocatori tengono il servizio, senza concedere palle break fino al cinque a due in favore di Djokovic. Medvedev a questo punto va a servire per restare nel match: recupera da 0-30 a 30-30, ma cede i successivi due punti, e con essi partita e torneo all’avversario.

In questo terzo parziale, Djokovic è superiore a Medvedev sia negli scambi con meno di quattro colpi (tredici a dodici), sia, nettamente, in quelli tra cinque e otto colpi (dieci a sei), che negli scambi più lunghi, con almeno nove colpi (cinque a tre). Una vittoria netta quindi, in crescendo, per il numero uno del mondo, che non sembra affatto intenzionato a cedere il suo trono.

UNO SGUARDO D’INSIEME

Figura 12. Alcune statistiche dell’intero match (© AO2021-Infosys)

Ripercorrendo l’intero match, osserviamo come Medvedev non abbia, in realtà, poi molto da rimproverarsi: è riuscito a mantenere, pur cercando di sfruttare al massimo il proprio servizio, un discreto 64% di prime in campo, con un 69% di punti vinti sulla prima (contro il miglior ribattitore del mondo). È riuscito anche a conquistarsi quattro palle break, sfruttandone due. In termini tecnici, una delle radici della sua sconfitta va forse cercata in quel misero 32% di punti vinti con la seconda di servizio in campo anche se, va ricordato, l’esito del primo set ha costretto Medvedev a inseguire, aggravando la pressione a cui si è trovato sottoposto nei momenti di maggiore difficoltà.

Un altro elemento interessante, che fa la sua comparsa qua e là lungo tutta la partita, è l’aspetto di verticalità del gioco dei due contendenti: a fine partita, Djokovic conquisterà sedici dei diciotto punti che lo vedono venire a rete (89%); Medvedev otto su tredici (63%). Sicuramente si può attribuire al serbo una mano più delicata e precisa nei pressi della rete, ma una differenza così marcata, riallacciandosi anche a quanto precedentemente descritto, conferma la dinamica della partita: Djokovic va a rete per raccogliere il punto, Medvedev si ritrova ad andare a rete anche in modo più avventuroso, nel tentativo di fare qualcosa di diverso, per destabilizzare un avversario che non gli sta lasciando scampo.

Il celebre data scientist W. Edwards Deming ricordava che “without data, you’re just another person with an opinion”, ovvero “senza dati, sei soltanto un’altra persona con un’opinione”. Senza la pretesa di catturare tutta l’essenza (e, perché no, anche la magia) di un match emozionante come la finalissima del primo Slam dell’anno, abbiamo cercato di servirci anche dei mezzi che la tecnologia e la statistica mettono a disposizione, per cercare di darne una lettura più accurata e fattuale. E sono i dati, anche i dati quindi, a confermare, per così dire quantificando l’intuizione dello spettatore e del critico, come Nole sia il numero uno del mondo (anche) perché è in grado, specialmente nei momenti decisivi, come gli ultimi game del primo set di questa finale che segna il suo nono trionfo all’Australian Open, di non regalare assolutamente nulla, opponendo all’avversario un muro che, spesso, si rivela invalicabile.


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Circoli in vista

Serie A1 femminile: pareggio tra TC Rungg e Canottieri Casale nell’andata dei playoff

Nell’altra semifinale di andata vittoria per il TC Parioli. Nei play-out successi per il TC Italia e TC Genova

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Giulia Gatto Monticone e Giulia Pairone - Tennis Beinasco (Credit: Elena Vetere)

Entra nelle fasi finali la Serie A1 femminile 2022 con il weekend del 26 e 27 novembre dedicato alle gare di andata dei play off scudetto e dei play out. Le sfide di ritorno andranno in scena il prossimo weekend (sabato 3 e domenica 4 dicembre) e decideranno quali saranno le due squadre finaliste che si giocheranno il titolo di Campione d’Italia nella finale di Torino e quali saranno i team che eviteranno la retrocessione in Serie A2.

PLAY OFF

Si è chiusa con un pareggio la prima sfida del weekend, giocata sabato ad Appiano, tra TC Rungg e Canottieri Casale. Risultato finale di 2-2 nella gara di andata delle semifinali che lascia aperto qualsiasi scenario per il match di ritorno, con il team altoatesino che andrà alla caccia della seconda finale consecutiva.

 

Al termine dei tre singolari in programma aveva chiuso in vantaggio per 2-1 la squadra piemontese. Il primo punto era stato conquistato dalla giovane Lisa Pigato, che imponendosi per 6-3 6-4 su Martina Spigarelli aveva portato in vantaggio Casale. Pareggio immediato per il TC Rungg grazie all’ottima prestazione della mancina olandese Quirine Lemoine. Due ottimi tie-break giocati hanno permesso all’olandese di portare a casa una sfida tirata contro la finlandese Anastasia Kulikova, numero 274 del ranking mondiale. Nel terzo singolare 68 minuti sono stati sufficienti a Jessica Pieri per imporsi con un netto 6-1 6-3 su Verena Meliss. Pronto riscatto per Meliss, nel doppio insieme a Lemoine, nella sfida che le vedeva opposte a Pigato e Deborah Chiesa. Sfida decisa da pochi dettagli, vinta dal Rungg per 7-5, 6-4.

Nella seconda semifinale le campionesse in carica nel TC Parioli hanno sconfitto per 3-1 l’US Tennis Beinasco. Sfida che rimane aperta grazie al successo in doppio delle piemontesi dopo che i primi tre singolari avevano visto trionfare le ragazze del TC Parioli. Beinasco ha pagato l’assenza delle proprie straniere con Giulia Gatto Monticone, schierata da numero 1, che ha ceduto per 6-3 6-2 contro Martina Di Giuseppe. In contemporanea è arrivato il successo di Beatrice Lombardo per 6-3 6-2 su Giulia Pairone. Terzo punto per il circolo romano firmato Nastassia Burnett che ha concesso un solo game ad Anna Turco (6-1 6-0).  Giulia Gatto Monticone e Giulia Pairone continuano il loro percorso da imbattute in doppio in questa serie A1 sconfiggendo per 6-2 7-6(4) la coppia Lombardo/Di Giuseppe, recuperando nel secondo set uno svantaggio di 2-5.

Risultati dell’andata dei playoff:

TC Rungg Sudtirol – Società Canottieri Casale 2-2

Lisa Pigato (C) b. Martina Spigarelli (R) 6-4 6-3

Quirine Yannicke Lemoine (R) b. Anastasia Kulikova (C) 7-6(4) 7-6(6)

Jessica Pieri (C) b. Verena Meliss (R) 6-1 6-3

Quirine Yannicke Lemoine/Verena Meliss (R) c. Lisa Pigato/Deborah Chiesa (C) 7-5 6-4

Tc Parioli – Tennis Beinasco 3-1

Martina Di Giuseppe (P) b. Giulia Gatto-Monticone (B) 6-3 6-2

Beatrice Lombardo (P) b. Giulia Pairone (B) 6-3 6-1

Nastassja Burnett (P) b. Anna Turco (B) 6-1 6-0

Giulia Gatto-Monticone/Giulia Pairone (B) b. Martina Di Giuseppe/Beatrice Lombardo (P) 6-2 7-6(4)

PLAY OUT

Dopo una fase a gironi con poche luci e molte ombre chiusa con un solo successo e l’ultimo posto nel Girone 2 arriva il pronto riscatto del TC Genova che ha regolato per 3-1 nella gara di andata dei play-out la matricola AT Falconeri Verona, che era stata condannata a disputare i playout nonostante sia stata capace di conquistare 10 punti nella fase a gironi.

Trascinatrici della squadra ligure Lucia Bronzetti e Denise Valente, vincitrici sia in singolo che in doppio. Bronzetti ha archiviato la pratica Grammatikopolou con un facile 6-4 6-2, prendendosi la rivincita dopo che la greca aveva impedito alla tennista italiana di festeggiare a Vancouver il suo primo titolo WTA125. Denise Valente dal canto suo ha rifilato un doppio bagel alla malcapitata Angelica Raggi. A tenere vive le speranze di Verona è stata Angelica Moratelli che sconfitto 6-0 7-5 Martina Caregaro. Il definitivo 3-1 è stato fissato come detto dal duo Bronzetti/Valente che in due set ha sconfitto il tandem Grammatikopoulou/Moratelli.

Continua la complicata stagione di Serie A1 per il BAL Lumezzane. Fase a gironi chiusa con zero punti e anche il match di andata dei play-out si rivela un calvario. Vittoria per 4-0 del TC Italia che espugna Lumezzane e si mette quasi al sicuro. Al club toscano basterà vincere un solo match nella sfida di ritorno per assicurarsi la salvezza. Successo per il TC Italia Forte dei Marmi arrivato senza cedere un solo set. Jasmine Paolini regola Chiara Catini con un doppio 6-1 e poi si aggiudica anche il doppio in coppia con Anastasia Bertacchi contro Catini e De Ponti. Gli altri due punti in singolare sono arrivati per mano di Bertacchi e Giovine.

Risultati dell’andata dei playout:

Tc Genova – AT Verona Falconeri 3-1

Lucia Bronzetti (G) b. Valentini Grammatikopoulou (V) 6-4 6-2

Angelica Moratelli (V) b. Martina Caregaro (G) 6-0 7-5

Denise Valente (G) b. Angelica Raggi (V) 6-0 6-0

Lucia Bronzetti/ Denise Valente (G) b. Valentini Grammatikopoulou/Angelica Moratelli (V) 6-3 7-5

BAL Lumezzane – TC Italia 0-4

Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini (L) 6-1 6-1

Anastasia Bertacchi (I) b. Anastasia Piangerelli (L) 7-6(4) 7-6(10) 

Claudia Giovine (I) b. Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-4

Anastasia Bertacchi/Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini/Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-2

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Circoli in vista

Serie A1 maschile: sconfitte per TC Rungg e Park Genova nell’andata dei playoff

Successi per le matricole Sinalunga e Palermo nelle gare di andata. Nei playout sconfitta per il TC Prato. Quasi retrocessi i campioni in carica del New Tennis

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Gianluca Mager- Park Tennis Club Genova

Continuano a stupire le matricole terribili TC Sinalunga e CT Palermo che, dopo aver sorpreso tutti nella fase a gironi della Serie A1 Maschile 2022, sulle ali dell’entusiasmo sfoderano due solide prestazioni nel weekend dedicato alle sfide di andata dei playoff. Tra sabato 26 e domenica 27 novembre si sono, infatti, disputati gli incontri di andata dei playoff e dei playout di serie A1 Maschile. Le sfide di ritorno sono previste tra sabato 3 e domenica 4 dicembre. Al termine di questi incontri si scoprirà quali saranno le due squadre che si giocheranno lo scudetto nella finale di Torino e le quattro squadre condannate alla retrocessione in Serie A2.

PLAYOFF

Non inizia nel migliore dei modi la seconda apparizione consecutiva nelle semifinali scudetto per il TC Rungg. Il team altoatesimo, guidato da Manuel Gasbarri, ha ceduto per 4-2 nella sfida di andata con il CT Palermo.

 

Il primo punto per i siciliani è stato conquistato dallo spagnolo Carlos Gomez Herrera che ha regolato con un doppio 6-1 il giovane Figl. Il pareggio degli altoatesini è stato firmato dal tedesco Ejupovic, che nella sfida più lunga di giornata (2 ore e 44 minuti) ha sconfitto 6-4 al terzo Gabriele Piraino. Siciliani che hanno preso il largo negli altri due singolari: Giacalone ha sconfitto Winkler in due facili set, Caruso ha domato a distanza Federico Gaio nel match più atteso di giornata chiudendo per 6-2 al terzo dopo due ore di gioco. Il TC Rungg ha riaperto la sfida grazie al 6-3 6-0 con cui Bortolotti e Figl hanno regolato Giacalone e Piraino. La firma sul successo dei siciliani arriva per mano di Caruso e Gomez Herrera che hanno disposto in due set del tandem Gaio/Brzezinski.

Vittoria in trasferta anche per il TC Sinalunga Siena che ha espugnato con il punteggio di 4-2 il campo del Park Tennis Genova, orfano dei tre davisman italiani (Musetti, Fognini e Bolelli) e dei due stranieri (Andujar, fresco di esordio come direttore del torneo di Valencia, e Coppejans). Equilibrato e ricchi di spettacolo i 4 singolari, chiusi con il punteggio di 2-2. I due punti dei liguri sono arrivati per mano di Alessandro Giannessi, vincitore in rimonta contro lo spagnolo Roca Batalla, e di Gianluca Mager, che soffre contro Matteo Gigante ma vince 6-4 al terzo, dopo aver annullato un matchpoint al suo giovane avversario nel tie-break del secondo. Più semplici i successi dei toscani arrivati grazie a Serafini, che regola il giovane Sorrentino penalizzato anche da un problema al ginocchio nel secondo set, e Miceli che supera Ceppellini.

Decisivi per la sfida sono stati i doppi che hanno fatto pendere l’ago della bilancia per Sinalunga. Vanni e Gigante hanno avuto la meglio per 6-3 6-4 il duo Mager/Giannessi mentre Roca Batalla e Serafini hanno impiegato 58 minuti per sconfiggere 6-3 6-2 il tandem Cortimiglia/Ceppellini.

Risultati dell’andata dei playoff:

TC Rungg Sudtirol – CT Palermo 2-4

Carlos Gomez Herrera (P) b. Maximilian Figl (R) 6-1 6-1

Elmar Ejupovic (R) b. Gabriele Piraino (P) 7-6(4) 4-6 6-4

Omar Giacalone (P) b. Georg Winkler (R) 6-3 6-2

Salvatore Caruso (P) b. Federico Gaio (R) 4-6 6-3 6-2

Marco Bortolotti/Maximilian Figl (R) b. Omar Giacalone/Gabriele Piraino (P) 6-3 6-0

Salvatore Caruso/Carlos Gomez Herrera (P) b. Federico Gaio/Sebastian Krzysztof Brzezinski (R) 7-6(5) 6-4

Park Tennis Genova – TC Sinalunga Siena 2-4

Marcello Serafini (S) b. Luigi Sorrentino (G) 7-6(2) 6-0

Alessandro Giannessi (G) b. Oriol Roca Batalla (S) 3-6 6-3 6-1

Marco Miceli (S) b. Alessandro Ceppellini (G) 6-3 6-1

Gianluca Mager (G) b. Matteo Gigante (S) 5-7 7-6(11) 6-4

Luca Vanni/Matteo Gigante (S) b. Gianluca Mager/Alessandro Giannessi (G) 6-3 6-4

Oriol Roca Batalla/Marcello Serafini (S) b. Davide Cortimiglia/Alessandro Ceppellini (G) 6-3 6-2

PLAYOUT

Continua la stagione complicata per il TC Prato. Ancora a caccia di un successo in questa stagione (1 pareggio e 5 sconfitte nella fase a gironi) il club toscano si arrende per 4-2 al TC Crema nella sfida di andata dei playout. Singolari che avevano visto la sfida chiudersi in parità con due successi a testa. Prato era andato in vantaggio due a zero grazie ai successi di Baroni e Iannaccone.  Vincent Ruggeri e Golubev rimettono la sfida in equilibrio vincendo gli altri due singolari. Doppi senza storia con due netti successi per le coppie Golubev/Vincent Ruggeri e Ungur/Bresciani, che spianano la strada al TC Crema in vista della sfida di ritorno.

Stagione da incubo per i campioni in carica del New Tennis Torre del Greco. Dopo essere stati condannati ai playout per la sconfitta a tavolino subita contro il TC Pistoia nell’ultima giornata a causa dell’impraticabilità del campo, il team campano ha subito una pesante sconfitta nell’andata dei play-out contro lo Junior Perugia. 6-0 il risultato finale che vede Torre del Greco con un piede e mezzo in A2.

Netto successo anche per lo Sporting Club Sassuolo che esce vincitore in maniera netta dalla trasferta genovese. 5-1 il risultato a favore del club emiliano contro il TC Genova. Bondioli, Della Valle e Masur i trascinatori del Sassuolo, vittoriosi sia in singolo sia in doppio. L’unico punto che tiene in vita Genova è siglato da Francesco Picco.

Equilibrio che regna sovrano a Casale Monferrato nella sfida tra Società Canottieri e TC Italia Forte dei Marmi. 3-3 finale che lascia possibile qualsiasi scenario in vista della sfida di ritorno prevista in Toscana. Equilibrio che è stato il filo conduttore di tutto il match, con i singolari che hanno registrato due successi per parte. Per Casale ottime prestazioni del francese Denolly e di Alessio Demichelis. Forte dei Marmi ha risposto grazie al contributo di Stefano Travaglia e Lorenzo Carboni. Nei doppi il duo Denolly/Bella ha sconfitto Carboni/Furlanetto per 10-5 al super tie-break portando in vantaggio Casale, ma qualche minuto dopo Trusendi e Travaglia hanno riportato il match in equilibrio grazie al successo in due set su Demichelis/Biondolillo.

Risultati dell’andata dei playout – domenica 27 novembre:

Società Canottieri Casale – TC Italia Forte dei Marmi 3-3

Lorenzo Carboni (I) b. Gregorio Biondolillo (C) 7-6(5) 6-3

Corentin Denolly (C) b. Walter Trusendi (I) 7-6(3) 6-1

Stefano Travaglia (I) b. Facundo Juarez (C) 6-2 6-4

Alessio Demichelis (C) b. Marco Furlanetto (I) 3-6 6-3 7-6(1)

Corentin Denolly/Marco Bella (C) c. Lorenzo Carboni/Marco Furlanetto (I) 6-7(8) 6-2 10-5

Stefano Travaglia/Walter Trusendi (I) b. Alessio Demichelis/Gregorio Biondolillo (C) 7-6(8) 6-3

TC Prato – TC Crema 2-4 (giocata sabato 26 novembre)

Niccolò Baroni (P) b. Lorenzo Bresciani (C) 6-1 3-6 7-5

Federico Iannaccone (P) b. Adrian Ungur (C) 6-2 6-3

Samuel Vincent Ruggeri (C) b. Nicolas Edgar Carlo Parrizia (P) 6-3 7-6(5)

Andrey Golubev (C) b. Leone De Marzi (P) 6-0 6-0

Adrian Ungur/Lorenzo Bresciani (C) b. Niccolò Baroni/Leone De Marzi (P) 6-0 6-2

Samuel Vincent Ruggeri/Andrey Golubev (C) b. Federico Iannaccone/Nicolas Edgar Carlo Parrizia (P) 6-2 6-4

TC Genova – Sporting Club Sassuolo 1-5

Federico Bondioli (S) b. Gianluca Cadenasso (G) 6-1 6-3

Francesco Picco (G) b. Mattia Ricci (S) 6-1 6-3

Enrico Dalla Valle (S) b. Antoine Julien Escoffier (G) 2-6 6-2 6-4

Daniel Masur (S) b. Matteo Arnaldi (G) 6-3 7-6(4)

Giulio Mazzoli/Daniel Masur (S) b. Francesco Picco/Gianluca Cadenasso (G) 6-4 6-4

Federico Bondioli/Enrico Dalla Valle (S) b. Matteo Arnaldi/Antoine Julien Escoffier (G) 7-5 3-6 10-8

Junior Perugia – New Tennis Torre del Greco 6-0

Tomas Gerini (P) b. Giovanni Cozzolino (N) 6-0 6-1

Tomislav Brkic (P) b. Raffaele Barba (N) 6-1 6-2

Gilberto Casucci (P) b. Filippo Palumbo (N) 6-2 6-0

Francesco Passaro (P) b. Antonio Marigliano (N) 6-3 6-2

Francesco Passaro/Gilberto Casucci (P) b. Filippo Palumbo/Giovanni Cozzolino (N) 3-0 rit.

Tomislav Brkic/Andrea Ribaldi Militi (P) b. Raffaele Barba/Antonio Marigliano (N) 6-3 6-1

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: il trionfo del Canada e i tanti rimpianti della spedizione azzurra

Una squadra di giocatori giovanissimi e multietnica premia gli sforzi di Tennis Canada e alza l’insalatiera per la prima volta in 109 anni. Qualche rimpianto per i nostri ma capitan Volandri può sorridere e guardare positivamente al futuro

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Nella prima finale di Coppa Davis senza una nazione europea dal lontano 1990, trionfa il Canada guidato da Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. Dall’eliminazione nella fase a gironi, al ripescaggio fortuito a causa del conflitto bellico che ha escluso la squadra campione nel 2021, al trionfo. In questa nuova Coppa Davis, succede anche questo.

Il mancino, 23 anni e con un potenziale da Top 10, ha origini russo-ucraine ed è nato in terra d’Israele, a Tel-Aviv. La mamma Tessa è stata una tennista per l’Unione Sovietica.

Il vero trascinatore della spedizione canadese, infallibile in queste Finals spagnole è Felix Auger-Aliassime. In questo finale di stagione, ha saputo finalmente sbloccarsi e vincere 4 titoli consecutivi dopo le 9 finali perse tra il 2019 e il febbraio scorso. Alle Finals di Torino ha deluso le aspettative mancando la qualificazione alle semifinali ma al termine di una lunga stagione contro i giocatori più forti del circuito, si può anche sbagliare.

 

Non ha sbagliato invece nei tre singolari contro la Germania di Otte, l’Italia di Musetti e l’Australia di De Minaur, e sebbene non fosse troppo a suo agio nel doppio, il punto della vittoria nella semifinale contro l’Italia è anche merito suo. Anche lui, nato da padre togolese e madre franco-canadese.

Il capitano Frank Dancevic ha origini nella Serbia di Novak Djokovic; Vasek Pospisil, l’unico vero doppista della squadra, è ceco. Un trionfo multietnico e multiculturale che ben rappresenta la modernità e la lungimiranza di un paese come il Canada.

Succede anche che, la finale, l’atto conclusivo dell’evento a squadre più importante nel mondo della racchetta, si concluda dopo soli due singolari, terminati entrambi in due set. Enric Rojas, CEO di Kosmos Tennis, ha ribadito anche ieri al nostro direttore Ubaldo Scanagatta che “questo format funziona e deve rimanere questo” con buona pace degli amanti del tennis e dei nostalgici della vecchia Coppa Davis.

La spedizione azzurra, sconfitta al doppio decisivo dal team poi vincitore, ha certo più di un rimpianto. Sono pesate le assenze dei singolaristi più forti, Sinner e Berrettini, ma soprattutto l’infortunio di Simone Bolelli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni, Filippo Volandri ha difeso i suoi giocatori e il suo progetto per questa squadra.

Tra gli appassionati, sono stati sollevati dubbi riguardo il reale infortunio di Simone e la discutibile decisione di Volandri di schierare un Berrettini a metà. Il capitano ha prontamente risposto confermando l’infortunio del compagno di Fognini: Nemmeno sotto tortura mi sarei privato di chi contro gli Usa era stato il migliore in campo nel doppio. Qualcuno ha parlato di una insistenza di Berrettini: follia pura. La verità è che Sonego non scendeva dal lettino per la stanchezza e Musetti era troppo giù per giocare. È stata una scelta obbligata. […] Non riduciamo tutto a una vittoria o a una sconfitta, serve più cultura sportiva”.

Su questo, capitan Volandri, ha ragione. L’Italia in Coppa Davis non raggiungeva una semifinale dal 2014; nel tie contro gli Stati Uniti, da sfavoriti, un Lorenzo Sonego eroico ha regalato il primo fondamentale punto, con i Chicchi a mettere il sigillo finale. In fondo, ci siamo arresi al doppio decisivo contro i futuri campioni con una squadra decimata dagli infortuni. Si può guardare al futuro con sereno ottimismo. Capitan Volandri è già al lavoro per il 2023. Salteremo la fase eliminatoria di febbraio per vederci direttamente alla fase a gironi di settembre, a Bologna (sede confermata) grazie alla wild card assegnata da Kosmos Tennis e ITF. Una notizia, da un lato positiva perché i nostri potranno riposare subito dopo la fine degli Australian Open – sperando che qualcuno possa arrivare nelle fasi finali del torneo-, dall’altro è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo” secondo Volandri.

Non sono mancate nemmeno critiche rivolte a Jannik Sinner per non aver accompagnato la squadra in quel di Malaga, nonostante l’infortunio. Volandri difende a spada a tratta l’altoatesino: “Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. […] A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York”.

Paolo Bertolucci, uno che di match di Coppa Davis ne ha giocati parecchi e l’ha anche vinta, vede il bicchiere mezzo pieno e guarda con fiducia al prossimo futuro. “Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set”.

La Coppa Davis 2022 dell’Italia si conclude con un ottimo terzo posto e tanti spunti tecnici su cui lavorare. Con questo nuovo format, il 33% del punteggio di ogni sfida è affidato al doppio, un settore sul quale il nostro capitano e la Federazione devono investire se l’obiettivo è quello di alzare ancora una volta l’insalatiera.

Lascia un po’ perplessi l’idea di Volandri: “Nel futuro si potrebbe pensare anche a un duo Sinner-Berrettini quando c’è a disposizione anche la coppia piemontese Sonego-Vavassori, ma il capitano assicura che “stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche in doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato”. Con Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego come singolaristi e le coppie Bolelli-Fognini e Vavassori-Sonego, il tennis italiano sorride. E nei prossimi anni speriamo di sorridere sollevando la Coppa Davis.

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