US Open, Medvedev: "La mia esultanza? L'ho copiata da FIFA!"

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US Open, Medvedev: “La mia esultanza? L’ho copiata da FIFA!”

Il neo-campione Slam ha parlato anche del disturbo del pubblico: “Non credo stessero tifando contro di me ma piuttosto per lui. Io però sapevo di dovermi concentrare solo su me stesso”

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Pete Staples/USTA)

“Cerchiamo di fare una conferenza interessante, dai!” Queste sono state le prime parole di Daniil Medvedev in sala stampa al termine di uno US Open dominato, chiuso con un solo set perso e con una vittoria in finale sul numero uno al mondo Novak Djokovic, vendicando la brutta sconfitta dello scorso febbraio a Melbourne. Per il classe 1996 si tratta del primo Slam in carriera alla terza finale, e infatti una delle sue risposte è stata dedicata alle nuove sensazioni provate.

“Tutto ciò che accade per la prima volta è speciale, ricordo ancora i miei primi titoli juniores e il mio primo Futures. Ripetersi è un po’ diverso, a meno di aver ottenuto successi storici. Dico questo perché quando vinco un Masters 1000 ora sono contento, certo, non è da tutti, ma il mio unico pensiero quando ne vinco uno è che ne voglio vincere ancora di più. Non è scontato ottenere questi risultati, l’importante è dare il proprio massimo anche se si fallisce. Ora provo solo una grande felicità, non so come mi sentirò qualora dovessi vincere altri Slam. Un’altra differenza è che quando vinci un 1000 non hai neanche il tempo di festeggiare perché ce n’è già un altro subito dopo, come successo in Canada poche settimane fa, mentre dopo uno Slam è possibile prendersi una pausa, quindi ora posso festeggiare come si deve – sono russo, so come si fa!”

LA FINALE

Memore della sconfitta australiana, Medvedev sapeva di dover essere perfetto nel suo approccio alla partita, e la differenza rispetto agli altri match l’ha potuta evincere sin dalla sessione tattica con Gilles Cervara: “Di solito io e il mio coach parliamo di strategia per 5-10 minuti il giorno prima dell’incontro, cerchiamo di occuparci dei piccoli dettagli come la direzione del servizio e l’atteggiamento da assumere durante gli scambi. Ecco, quando affronto Novak queste sezioni durano mezz’ora, perché ogni match che ho giocato contro di lui è stato diverso dal precedente, lui è talmente bravo da poter cambiare tattica a piacimento”.

Quindi cosa è cambiato? “La differenza rispetto all’Australian Open è stata che stavolta avevo un piano molto chiaro, anche se ovviamente tanto sarebbe dipeso dalle scelte di Novak. Forse lui oggi non era al meglio, perché aveva tanta pressione addosso; anch’io ne avevo, soprattutto in virtù dei rischi che mi sono preso con la seconda, ma quella scelta è stata frutto del mio livello di fiducia. Sapevo di non potergli dare servizi semplici”.

 

E proprio l’aspetto della pressione l’ha fatta da padrone fra gli addetti ai lavori: Djokovic era evidentemente lontano dal suo miglior tennis, ed è inevitabile che abbia risentito del peso delle circostanze. Detto questo, però, Daniil ha voluto sottolineare che questa sua netta vittoria non sia un unicum nella loro rivalità: “L’avevo già battuto senza perdere set [alle scorse Finals, ndr]. Credo che il tennis sia particolarmente brutale perché contro i migliori non puoi sbagliare niente. Io e lui siamo fra i migliori, e quindi dopo quell’incontro londinese mi ero sorpreso perché era stata una vittoria piuttosto semplice, lui forse aveva avuto una cattiva giornata. Lo stesso è successo a me in Australia a febbraio, non ho giocato al meglio e tutti hanno detto che mi ha distrutto. Questo per dire che alla fine si risolve tutto nei dettagli più minuti, ma la domanda è: se fosse stato al meglio sarei riuscito a tenergli testa? Non lo sapremo mai, sono solo contento di aver vinto!

IL DISTURBO DEL PUBBLICO

Sin dall’inizio della finale il pubblico si è schierato con Djokovic, un sentimento comprensibile che però verso fine partita è scaduto in atteggiamenti volti esclusivamente a disturbare Medvedev, che infatti è andato in difficoltà perdendo la battuta per la prima volta nell’incontro dopo aver avuto un championship point: La situazione era decisamente dura, non posso dire altrimenti. Sapevo che l’unica cosa da fare era concentrarsi; non sapremo mai cosa sarebbe successo se fossimo andati 5-5 nel terzo, probabilmente le cose sarebbero andate pure peggio. Sapevo di dovermi concentrare su me stesso, su cosa fare per vincere, ma comunque non credo stessero tifando contro di me ma piuttosto per lui, volevano assistere ad un Grande Slam. Sicuramente il disturbo del pubblico mi ha portato a commettere qualche doppio fallo, ma devo dire che questo ha reso ancora più dolce il momento in cui sono riuscito a infilare la prima vincente al terzo match point”.

Daniil Medvedev – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

Daniil si è poi ulteriormente addentrato nei travagli di quegli ultimi game: “Ho certamente sentito la pressione. Ricordo il mio primo titolo ATP a Sydney [nel 2018, ndr], giocavo contro De Minaur davanti al suo pubblico ed ero avanti 4-0, poi 5-3, e alla fine sono riuscito a chiudere sul 7-5. Fu un grande match, molto nervoso, mentre oggi mi sento più tranquillo perché sono più esperto, so come gestire le emozioni. Quindi ho avuto meno pressione addosso rispetto ad altri momenti della mia carriera, ma l’ho comunque avvertita parecchio, sul 5-3 ho iniziato ad avere i crampi, sul 5-4 la mia gamba sinistra era completamente andata, camminavo a malapena, anche se ho cercato di nasconderlo perché se Novak se ne fosse accorto sarebbe stato in grado di approfittarne. Arrivato a doppio match point sul 40-15 mi sono detto, ok, basta tirare un ace, ma invece ho commesso doppio fallo con la seconda che è finita a metà rete. Per fortuna la seconda volta sono riuscito a mettere la prima”.

LA CORSA AL PRIMO POSTO DEL RANKING

Vinto il titolo più importante della sua carriera e nelle condizioni più difficili, ci si può solo aspettare che da qui in avanti Medvedev si sentirà ancora più sicuro di sé: “Mi dispiace per Novak perché non sono in grado di immaginare cosa stia provando. Uno Slam è uno Slam, sarei stato ugualmente felice se l’avessi vinto contro Botic [Van De Zandschulp, suo avversario nei quarti e unico capace di strappargli un set, ndr], ma di sicuro è importante per la mia autostima aver battuto uno che era 27-0 negli Slam, che stava cercando di fare la storia e contro cui avevo perso in Australia. Averlo fermato rende il titolo certamente più dolce e mi dà ulteriore sicurezza sul cemento, mentre per quanto riguarda le altre superfici vedremo”.

Medvedev è ora a 1353 punti da Djokovic in classifica, e dopo una prestazione tanto enfatica viene da chiedersi se riuscirà a diventare il primo giocatore del mondo. Lui però non sembra convinto di potercela fare in tempi brevi, e ha i numeri dalla sua: Non credo di avere grosse chance di diventare numero uno in tempi brevi, devo difendere Bercy e le Finals mentre Novak ha pochissimi punti in scadenza, e nella Race non so quanti punti in più abbia rispetto a me [sono 1990, ndr]. In termini di programmazione non posso neanche aggiungere chissà che cosa, giocherò Indian Wells, Bercy e Torino. Probabilmente non giocherò San Pietroburgo, e questo significa che non giocherò nemmeno a Vienna, che è la stessa settimana, perché se salto un torneo in Russia di sicuro non mi metto a giocare da altre parti. Proverò a vincere i tre tornei di cui dicevo, non sarà semplice ma farò del mio meglio, e poi vedremo con la programmazione. Diventare numero uno non era il mio obiettivo principale per quest’anno, ma se un giorno dovessi riuscirci sarebbe una gran cosa”.

Daniil Medvedev – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

IL PESCE MORTO

A fine partita, Medvedev (che di solito non festeggia le vittorie) si è buttato a terra con una certa flemma, dicendo anche al suo angolo di non esagerare con i festeggiamenti. Interrogato sulla peculiare esultanza ha spiegato: “Ero a Wimbledon, e stavo giocando bene perché anche se non mi trovo bene sull’erba come sul cemento, comunque è una superficie che mi piace. Una notte non riuscivo a dormire, per 5-10 minuti continuavo ad avere pensieri assurdi come capita a tutti, e mi sono detto, ‘se dovessi vincere il torneo contro Novak dovrei trovare un’esultanza, non posso non fare niente, sarebbe noioso, è quello che faccio sempre’. Allora mi è venuto in mente FIFA, perché mi piace giocare con la PlayStation: c’è un’esultanza che si chiama “il pesce morto”, si vede molto spesso. Allora ho chiesto ai giocatori più giovani, e loro mi hanno detto che sarebbe stata una celebrazione leggendaria, e così l’ho fatta“.

Si badi bene, però, per lui questo tuffo voleva rappresentare un momento intimo con chi l’ha accompagnato fin qui: “Non mi interessa finire sui giornali perché parlo dell’esultanza di FIFA, ma volevo rendere il momento speciale per le persone a cui voglio bene e per gli amici con cui gioco a FIFA. Dico la verità, non è facile farlo sul cemento, mi sono anche fatto un po’ male! Però sono contento di aver reso il momento leggendario per me stesso“.


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ATP Vienna, il programma di mercoledì 27 ottobre: Sinner alle 14, Berrettini in serale

Cinque italiani in campo nel mercoledì di Vienna. Musetti affronta Monfils. Sonego e Fognini sul campo “#glaubandich”

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Andy Murray (GBR) -Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Giornata davvero piena per i tifosi di tennis italiani quella di mercoledì a Vienna: ci saranno ben cinque azzurri impegnati nell’Erste Bank Open, tra primi e secondi turni.

Alle 14 il programma nell’arena principale alla Stadthalle verrà aperto da Jannik Sinner che esordirà nel torneo contro Reilly Opelka per continuare la corsa verso le Nitto ATP Finals. A seguire ci sarà Lorenzo Musetti, entrato in tabellone grazie a una wild card, che dovrà vedersela con Gael Monfils in un match tutt’altro che facile. Poi, non prima delle 17.30, un match di grande interesse che vedrà lo scontro generazionale tra Andy Murray e Carlos Alcaraz. In chiusura di programma ci sarà Matteo Berrettini che nel suo match di secondo turno affronterà il finalista di Indian Wells Nikoloz Basilashvili.

A sei fermate di metropolitana dalla Stadthalle, sul campo “#glaubendich” (che significa “credo in te”), come secondo match non prima delle ore 13 ci sarà Lorenzo Sonego, finalista dell’edizione 2020 di questo torneo, che sfiderà il lucky loser Dominic Koepfer, seguito dall’esordio di Fabio Fognini che giocherà contro il finalista della settimana scorsa ad Anversa Diego Schwartzman.

 

Questo il programma completo (cliccare sull’icona nell’angolo in alto a destra per ingrandire)

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Murray, l’alleato che non tifa per Sinner: “Nulla contro Jannik, ma alle Finals vorrei vedere Norrie”

Lo scozzese, agli ottavi dell’ATP di Vienna, segue da spettatore interessato la corsa verso Torino. “Jannik è molto giovane ma già completo su tutte le superfici, forse solo sull’erba ha bisogno ancora di un po’ di tempo”

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Andy Murray - ATP Antwerp 2021 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

Una bella spinta, forte e prestigiosa. Magari non troppo volontaria, perché Andy Murray – approdato agli ottavi di Vienna superando Hubert Hurkacz, primo top 20 battuto nella sua stagione di rinascita – ha sì dato una mano a Jannik Sinner nella corsa verso le Finals, ma tifa legittimamente per i tennisti di casa sua. “L’Italia esprime tanta passione per il nostro sport in questo momento storico – ha raccontato in conferenza stampa Sir Andy al direttore Scanagatta – è una grande occasione quella di avere due giocatori a Torino. Capirete però come non abbia nulla contro Jannik, che è un ragazzo e giocatore super, se vi dico che preferirei vedere alle Finals il nostro Cameron Norrie“.

Preferenza più che legittima, ci mancherebbe. In questo momento il numero uno britannico (e 14 ATP), che nel tabellone viennese deve esordire contro Marton Fucsovics, è undicesimo nella Race. Una posizione più indietro rispetto all’azzurro, atteso in Austria dall’incrocio con Reilly Opelka. Sinner deve ringraziare l’impresa di Murray perché fa la corsa proprio su Hurkacz (nono e ultimo qualificato virtuale, con Nadal out), ma deve allo stesso tempo guardarsi le spalle da Norrie.

Murray, che ha già onorato al meglio la wild card offertagli dall’organizzazione austriaca e non intende fermarsi, adesso può concentrarsi sulla seconda puntata dello scontro generazionale con Carlos Alcaraz, il talento spagnolo già superato qualche settimana fa a Indian Wells. Nel frattempo, però, non si tira indietro dall’esprimere un giudizio lucido e argomentato su Sinner: “Ho visto come abbia vinto alla grande il torneo di Anversaha spiegato -, è molto giovane ma sta vivendo la sua migliore stagione. È un fantastico colpitore, molto pulito da fondo campo. Ha grandi capacità di movimento e le condizioni indoor lo esaltano, anche se a lui comunque piace giocare su tutte le superfici. Penso che il suo gioco si adatti molto bene alle condizioni indoor, anche se riesce ad esprimersi bene un po’ ovunque. Forse solo sull’erba non si trova del tutto a suo agio, potrebbe servirgli un po’ più di tempo per abituarsi“.

 

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Kiki Bertens aspetta un bambino

La tennista olandese ha annunciato sui social la lieta notizia

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Kiki Bertens - San Pietroburgo 2019

Kiki Bertens ha annunciato di aspettare un bambino. L’ex tennista olandese aveva dichiarato l’intenzione di ritirarsi a giugno e ufficialmente il suo ultimo match è stato il primo turno alle Olimpiadi di Tokyo perso al terzo set contro Vondrousova. Quest’anno in effetti c’era stato un netto calo di risultati da parte dell’ex numero 4 del mondo, la quale ha vinto due partite consecutive in un torneo per l’ultima volta al Roland Garros 2020 (quello dell’epica sfida con Errani). Da lì in poi solo due vittorie e la sua carriera agonistica si è conclusa con una serie di cinque sconfitte consecutive. Tutto questo però ora è alle spalle e la 29enne olandese è pronta a intraprendere la vita familiare al fianco del marito, nonché ex fisio e sparring partner, Remco de Rijko sposato nel 2019. Il primo figlio della coppia è atteso per aprile 2022.

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