US Open, Medvedev: "La mia esultanza? L'ho copiata da FIFA!"

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US Open, Medvedev: “La mia esultanza? L’ho copiata da FIFA!”

Il neo-campione Slam ha parlato anche del disturbo del pubblico: “Non credo stessero tifando contro di me ma piuttosto per lui. Io però sapevo di dovermi concentrare solo su me stesso”

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Pete Staples/USTA)
 
 

“Cerchiamo di fare una conferenza interessante, dai!” Queste sono state le prime parole di Daniil Medvedev in sala stampa al termine di uno US Open dominato, chiuso con un solo set perso e con una vittoria in finale sul numero uno al mondo Novak Djokovic, vendicando la brutta sconfitta dello scorso febbraio a Melbourne. Per il classe 1996 si tratta del primo Slam in carriera alla terza finale, e infatti una delle sue risposte è stata dedicata alle nuove sensazioni provate.

“Tutto ciò che accade per la prima volta è speciale, ricordo ancora i miei primi titoli juniores e il mio primo Futures. Ripetersi è un po’ diverso, a meno di aver ottenuto successi storici. Dico questo perché quando vinco un Masters 1000 ora sono contento, certo, non è da tutti, ma il mio unico pensiero quando ne vinco uno è che ne voglio vincere ancora di più. Non è scontato ottenere questi risultati, l’importante è dare il proprio massimo anche se si fallisce. Ora provo solo una grande felicità, non so come mi sentirò qualora dovessi vincere altri Slam. Un’altra differenza è che quando vinci un 1000 non hai neanche il tempo di festeggiare perché ce n’è già un altro subito dopo, come successo in Canada poche settimane fa, mentre dopo uno Slam è possibile prendersi una pausa, quindi ora posso festeggiare come si deve – sono russo, so come si fa!”

LA FINALE

Memore della sconfitta australiana, Medvedev sapeva di dover essere perfetto nel suo approccio alla partita, e la differenza rispetto agli altri match l’ha potuta evincere sin dalla sessione tattica con Gilles Cervara: “Di solito io e il mio coach parliamo di strategia per 5-10 minuti il giorno prima dell’incontro, cerchiamo di occuparci dei piccoli dettagli come la direzione del servizio e l’atteggiamento da assumere durante gli scambi. Ecco, quando affronto Novak queste sezioni durano mezz’ora, perché ogni match che ho giocato contro di lui è stato diverso dal precedente, lui è talmente bravo da poter cambiare tattica a piacimento”.

Quindi cosa è cambiato? “La differenza rispetto all’Australian Open è stata che stavolta avevo un piano molto chiaro, anche se ovviamente tanto sarebbe dipeso dalle scelte di Novak. Forse lui oggi non era al meglio, perché aveva tanta pressione addosso; anch’io ne avevo, soprattutto in virtù dei rischi che mi sono preso con la seconda, ma quella scelta è stata frutto del mio livello di fiducia. Sapevo di non potergli dare servizi semplici”.

 

E proprio l’aspetto della pressione l’ha fatta da padrone fra gli addetti ai lavori: Djokovic era evidentemente lontano dal suo miglior tennis, ed è inevitabile che abbia risentito del peso delle circostanze. Detto questo, però, Daniil ha voluto sottolineare che questa sua netta vittoria non sia un unicum nella loro rivalità: “L’avevo già battuto senza perdere set [alle scorse Finals, ndr]. Credo che il tennis sia particolarmente brutale perché contro i migliori non puoi sbagliare niente. Io e lui siamo fra i migliori, e quindi dopo quell’incontro londinese mi ero sorpreso perché era stata una vittoria piuttosto semplice, lui forse aveva avuto una cattiva giornata. Lo stesso è successo a me in Australia a febbraio, non ho giocato al meglio e tutti hanno detto che mi ha distrutto. Questo per dire che alla fine si risolve tutto nei dettagli più minuti, ma la domanda è: se fosse stato al meglio sarei riuscito a tenergli testa? Non lo sapremo mai, sono solo contento di aver vinto!

IL DISTURBO DEL PUBBLICO

Sin dall’inizio della finale il pubblico si è schierato con Djokovic, un sentimento comprensibile che però verso fine partita è scaduto in atteggiamenti volti esclusivamente a disturbare Medvedev, che infatti è andato in difficoltà perdendo la battuta per la prima volta nell’incontro dopo aver avuto un championship point: La situazione era decisamente dura, non posso dire altrimenti. Sapevo che l’unica cosa da fare era concentrarsi; non sapremo mai cosa sarebbe successo se fossimo andati 5-5 nel terzo, probabilmente le cose sarebbero andate pure peggio. Sapevo di dovermi concentrare su me stesso, su cosa fare per vincere, ma comunque non credo stessero tifando contro di me ma piuttosto per lui, volevano assistere ad un Grande Slam. Sicuramente il disturbo del pubblico mi ha portato a commettere qualche doppio fallo, ma devo dire che questo ha reso ancora più dolce il momento in cui sono riuscito a infilare la prima vincente al terzo match point”.

Daniil Medvedev – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

Daniil si è poi ulteriormente addentrato nei travagli di quegli ultimi game: “Ho certamente sentito la pressione. Ricordo il mio primo titolo ATP a Sydney [nel 2018, ndr], giocavo contro De Minaur davanti al suo pubblico ed ero avanti 4-0, poi 5-3, e alla fine sono riuscito a chiudere sul 7-5. Fu un grande match, molto nervoso, mentre oggi mi sento più tranquillo perché sono più esperto, so come gestire le emozioni. Quindi ho avuto meno pressione addosso rispetto ad altri momenti della mia carriera, ma l’ho comunque avvertita parecchio, sul 5-3 ho iniziato ad avere i crampi, sul 5-4 la mia gamba sinistra era completamente andata, camminavo a malapena, anche se ho cercato di nasconderlo perché se Novak se ne fosse accorto sarebbe stato in grado di approfittarne. Arrivato a doppio match point sul 40-15 mi sono detto, ok, basta tirare un ace, ma invece ho commesso doppio fallo con la seconda che è finita a metà rete. Per fortuna la seconda volta sono riuscito a mettere la prima”.

LA CORSA AL PRIMO POSTO DEL RANKING

Vinto il titolo più importante della sua carriera e nelle condizioni più difficili, ci si può solo aspettare che da qui in avanti Medvedev si sentirà ancora più sicuro di sé: “Mi dispiace per Novak perché non sono in grado di immaginare cosa stia provando. Uno Slam è uno Slam, sarei stato ugualmente felice se l’avessi vinto contro Botic [Van De Zandschulp, suo avversario nei quarti e unico capace di strappargli un set, ndr], ma di sicuro è importante per la mia autostima aver battuto uno che era 27-0 negli Slam, che stava cercando di fare la storia e contro cui avevo perso in Australia. Averlo fermato rende il titolo certamente più dolce e mi dà ulteriore sicurezza sul cemento, mentre per quanto riguarda le altre superfici vedremo”.

Medvedev è ora a 1353 punti da Djokovic in classifica, e dopo una prestazione tanto enfatica viene da chiedersi se riuscirà a diventare il primo giocatore del mondo. Lui però non sembra convinto di potercela fare in tempi brevi, e ha i numeri dalla sua: Non credo di avere grosse chance di diventare numero uno in tempi brevi, devo difendere Bercy e le Finals mentre Novak ha pochissimi punti in scadenza, e nella Race non so quanti punti in più abbia rispetto a me [sono 1990, ndr]. In termini di programmazione non posso neanche aggiungere chissà che cosa, giocherò Indian Wells, Bercy e Torino. Probabilmente non giocherò San Pietroburgo, e questo significa che non giocherò nemmeno a Vienna, che è la stessa settimana, perché se salto un torneo in Russia di sicuro non mi metto a giocare da altre parti. Proverò a vincere i tre tornei di cui dicevo, non sarà semplice ma farò del mio meglio, e poi vedremo con la programmazione. Diventare numero uno non era il mio obiettivo principale per quest’anno, ma se un giorno dovessi riuscirci sarebbe una gran cosa”.

Daniil Medvedev – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

IL PESCE MORTO

A fine partita, Medvedev (che di solito non festeggia le vittorie) si è buttato a terra con una certa flemma, dicendo anche al suo angolo di non esagerare con i festeggiamenti. Interrogato sulla peculiare esultanza ha spiegato: “Ero a Wimbledon, e stavo giocando bene perché anche se non mi trovo bene sull’erba come sul cemento, comunque è una superficie che mi piace. Una notte non riuscivo a dormire, per 5-10 minuti continuavo ad avere pensieri assurdi come capita a tutti, e mi sono detto, ‘se dovessi vincere il torneo contro Novak dovrei trovare un’esultanza, non posso non fare niente, sarebbe noioso, è quello che faccio sempre’. Allora mi è venuto in mente FIFA, perché mi piace giocare con la PlayStation: c’è un’esultanza che si chiama “il pesce morto”, si vede molto spesso. Allora ho chiesto ai giocatori più giovani, e loro mi hanno detto che sarebbe stata una celebrazione leggendaria, e così l’ho fatta“.

Si badi bene, però, per lui questo tuffo voleva rappresentare un momento intimo con chi l’ha accompagnato fin qui: “Non mi interessa finire sui giornali perché parlo dell’esultanza di FIFA, ma volevo rendere il momento speciale per le persone a cui voglio bene e per gli amici con cui gioco a FIFA. Dico la verità, non è facile farlo sul cemento, mi sono anche fatto un po’ male! Però sono contento di aver reso il momento leggendario per me stesso“.


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Roland Garros, qualificazioni: avanti Agamenone, Cobolli, Giannessi, Giustino, Zeppieri ed Errani

Nel primo turno di qualificazioni subito fuori Gaio, Fabbiano, Bonadio e Di Sarra. Gojo sorprende Mager. A Zeppieri il derby con Seppi

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Agamenone - Uff.Stampa Forlì

Oggi lunedì 16 maggio, è partita ufficialmente la 121esima edizione del Roland Garros, con l’inizio delle qualificazioni sia maschili che femminili. In questa prima giornata dell’Open di Francia 2022, sono già scesi in campo ben 12 tennisti azzurri, di cui dieci nel tabellone cadetto maschile e due in quello femminile.

SORPRESA AGAMENONE – Tra i giocatori che hanno aperto le danze del programma odierno, ci sono stati tre nostri alfieri: Gaio, Agamenone e Fabbiano. Nessuno dei tre godeva dei favori del pronostico, visto che il sorteggio lì aveva abbinati a tre teste di serie; ciò nonostante una vittoria è stata raccolta. Ma andiamo con ordine partiamo dal Campo 5. Federico Gaio, attualmente n. 184 del mondo, si è arreso 6-1 7-6(7) alla forza n. 23 delle quali, il ceco Zdenek Kolar. Il faentino ha ceduto al n. 136 ATP, dopo oltre un’ora e quaranta di gioco, perdendo nettamente il primo set; ma riuscendo poi nella seconda frazione ha forzare il tie-break. Ed è proprio nel gioco decisivo, che sono riscontrabili i maggiori rimpianti per il tennista romagnolo. Il quale ha, infatti, sprecato un vantaggio di 5 punti a 2, subendo un parziale di quattro punti consecutivi del suo avversario, e ha abbandonato qualsiasi speranza di prolungare la partita al terzo match point nel sedicesimo punto del deciding game. Invece spostandoci sul Campo 9, troviamo la prima gioia azzurra che corrisponde anche alla prima sorpresa di giornata.

Franco Agamenone, n. 155 del ranking, aveva di fronte a sé un compito assai gravoso; quel Daniel Galan che l’Italia tennistica ha imparato a conoscere durante le Finals di Davis torinesi. Il colombiano, secondo favorito per accedere al main-draw, si è portato a casa il secondo set; ma nulla ha potuto contro la furia – derivante dalla totale fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, scaturite dopo il trionfo al Challenger di Roma Garden – agonistica del 29enne di origini argentine. Il risultato finale recita 7-5 3-6 6-3 in favore dell’italiano, dopo una battaglia durata quasi tre ore (2h47 per l’esattezza) e che ha visto inoltre Franco cancellare due set point nel decimo game del secondo set. Da evidenziare il numero incredibile di palle break avute dal nostro giocatore, addirittura 23 di cui però solo 6 concretizzate. Sul Campo 2 altro scontro decisosi alla frazione finale, che però in questo caso ha visto Thomas Fabbiano soccombere alla tds n. 20 Nuno Borges. Il portoghese, n. 126, si è imposto con lo score di 6-3 1-6 6-2 dopo un’ora e tre quarti. Peccato per il pugliese, non essere stato in grado di amministrare il break di vantaggio maturato in apertura di partita. Il giovane portoghese ha fornito un’ottima prestazione al servizio, con 5 ace scagliati e il 70% di punti vinti con la prima.

 

COBOLLI CONFERMA LA SUA ASCESA – A pareggiare i conti, nel computo tra successi e ko per i rappresentati del Bel Paese, ci ha pensato Flavio Cobolli. Il toscano, ma romano d’adozione, dopo aver assaggiato per la prima volta l’atmosfera inconfondibile del Foro Italico, si è sbarazzato facilmente della wild-card locale Gueymard Wayneburg con il punteggio di 6-3 6-4 dopo poco più di un’ora e venti di match. Le 436 posizioni, che dividevano i due giocatori in classifica, si sono viste tutte nei momenti decisivi dell’incontro ed in particolar modo nei 39 non forzati commessi dal 18enne francese. Niente da fare invece per Riccardo Bonadio, che non è riuscito a dare seguito all’impresa di Agamenone sul Campo 9 con un altro exploit. Il friulano, n. 239 delle classifiche, pur lottando ha lasciato il passo all’australiano Jason Kubler. Il n. 161 del mondo ha trionfato per 6-4 3-6 6-3 in un match molto duro, che ha sfondato il muro delle 2ore di gioco. Riccardo ha purtroppo mancato due opportunità di contro-break sul 4-3 del primo set, che avrebbero rimesso in equilibrio il parziale. Inoltre il tennista aussie ha mostrato un fondamentale d’inizio gioco in grande spolvero: gli 8 ace, il 64% di prime in campo e il 75% di conversione sono lì a dimostrarlo.

GIANNESSI E GIUSTINO CONVINCENTI, NONOSTANTE IL PRONOSTICO – Dopo una mattinata abbastanza incolore per gli azzurri; ecco che a partire dall’ora di pranzo la giornata ha decisamente cambiato rotta. Sotto il solo cocente, che picchia forte all’ora di punta, sul mattone tritato parigino si sono registrate la seconda e la terza vittoria di un nostro tennista. Prima Alessandro Giannessi e poi Lorenzo Giustino hanno staccato il pass per il secondo turno delle qualificazioni, e lo hanno fatto entrambi in due set e contro avversari meglio classificati di loro. Il 31enne spezzino, numero 173 del ranking mondiale, ha battuto la tds n. 15 Mats Moraing (n. 117) 7-6(6) 6-0 in una sfida dai due volti. Ad una prima frazione scandagliata da un sottilissimo equilibrio, sempre sul filo del rasoio, e conclusasi solamente al tie-break per 8 punti a 6; ha fatto da contro altare una seconda senza storia dove il tedesco non ha racimolato neanche un gioco e ha chiuso così la sua esperienza a Bois De Boulogne con tanto di bagel. Determinante a fini del risultato il divario nel numero degli unforced (46 contro 16) e la percentuale di prime in campo (50% contro il 75% del ligure). Mentre il 30enne napoletano ha dovuto superare un avversario veramente ostico, come l’austriaco Dennis Novak – 150° giocatore della classifica ATP. Giustino, n. 205 al mondo, ha centrato il successo contro la tds n. 27 dopo quasi due ora di partita per 7-5 7-6(4). Una prova veramente convincente del campano, che ha fatto suo il primo set trasformando l’unico break point avuto nel parziale dai ribattitori. Bravo Lorenzo, soprattutto nel secondo parziale, a resettare dopo aver mal gestito un break di vantaggio e dopo aver concesso immediatamente un mini-break nel punto inaugurale nel tie-break, chiudendo poi al secondo match ball. Uno straordinario 84% di concretizzazione con la prima palla di servizio, rappresenta il dato statistico fondamentale che ha permesso al tennista italico di uscire vittorioso dal campo.

GOJO ANCORA BESTIA NERA, FUORI MAGER – Ma probabilmente gli incontri più affascinanti ed intriganti, con tennisti italiani protagonisti, erano le ultime due sfide a chiusura del programma. Per mortivi diversi, ma con la stessa curiosità che aleggiava attorno ad essi alla vigilia, gli scontri che suscitavano più interesse erano quelli che vedevano fronteggiarsi Gianluca Mager opposto a Borna Gojo da un lato e dall’altro il derby tra Giulio Zeppieri e Andreas Seppi. Per quanto riguarda il match tra il sanremese e il croato, il duello stuzzicava perché si aveva voglia di rivedere all’opera il 24enne di Spalato dopo l’incredibile percorso che lo aveva reso celebre al grande pubblico e non solo, al Pala Alpitour, iniziato con lo scalpo Sonego e proseguito trascinando la sua nazionale fino a Madrid dove solo Rublev è stato in grado di fermarlo. Ebbene la partita non ha tradito le attese, anche se ancora una volta il gigante balcanico n. 222 del mondo sì è rivelato bestia nera del tennis italiano. Gojo ha superato in rimonta Gianluca per (3)6-7 6-2 6-4 in poco più di due ore. Eccezionale rendimento con il servizio per il croato, in particolare per ciò che concerne i punti diretti, con 21 ace scaraventati ed un meraviglioso 82% di punti vinti con la prima (42/51).

UN DERBY PIENO DI SIGNIFICATI – Altrettanto gustosa si presagiva potesse essere il derby di casa nostra fra il mancino romano e l’esperto regolarista di Bolzano. Ma più che per il match in sé, la suggestione veniva data dallo scontro generazionale che questo incontro portava in dote. Da una parte un classe 2001, 20 anni lo scorso dicembre, mancino talentuoso alla ricerca della giusta ricetta per aprire le porte del grande tennis mondiale dopo una carriera da junior di livello molto alto ed una da pro, che adesso stenta a decollare. Dall’altra un classe classe ’84, 38 anni lo scorso febbraio. Ormai agli sgoccioli della sua diciottenale carriera nella quale ha fatto del lavoro, dell’intelligenza tattica strumenti essenziali che lo hanno portato ad essere il n. 18 della classifica ATP pur non potendo contare su un talento così sviluppato o su un colpo definitivo. La sfida non ha detto molto, due palle break in tutta la partita, entrambe a marca Zeppieri e decisive per i due allunghi nei parziali. Un 6-3 6-4 in 1h10 con poco da dire, ma sicuramente Andreas alla stretta di mano sarà stato prodigo di consigli per dare il suo contributo nel lanciare un altro giovane gioiello della nostra collezione.

DI SARRA SPRECA L’IMPOSSIBILE, ERRANI RISPONDE PRESENTE Chiuso il capitolo uomini, passiamo ad occuparci del tabellone femminile. La prima giornata di qualificazioni recita un bilancio in pari per le donne azzurre. A scendere in campo per prima è stata la n. 213 del ranking WTA Federica Di Sarra, la quale è stata eliminata subito all’esordio dall’australiana Jaimee Fourlis (n. 235) con il punteggio di 7-6(7) 6-3. La 31, originaria del Lazio, esce di scena con grandissimi rimorsi poiché nel set d’apertura ha addirittura gettato alle ortiche per quattro volte un break di vantaggio, restituendo puntualmente il favore. Al tie-break Federica è riuscita a trovare la forza per battagliare, cancellando due set ball, ma sul terzo nulla ha potuto. La seconda frazione, come era lecito aspettarsi, ha visto la nostra andare sotto immediatamente 2-0 e da lì la giocatrice aussie ha condotto in porto la vittoria senza patemi. Troppi i 6 doppi falli e i 41 gratuiti per Di Sarra, che sicuramente rifletterà e ripenserà a lungo all’andamento del primo set. Per fortuna ci ha pensato Sarita Errani ha pareggiare i conti. La 35enne bolognese ha lasciato per strada soltanto tre giochi contro la coreana Jang (n. 156 WTA) in 1h18. Il 6-1 6-2 finale è stato frutto dei 5 doppi falli accompagnati dai 30 errori non forzati dell’asiatica, mai entrata veramente in partita; ma anche per merito dei 20 vincenti di Errani e del suo 76% di punti con la prima – dato non banale conoscendo la debolezza della battuta dell’ex n. 5 del mondo.

Il tabellone maschile delle qualificazioni

Il tabellone femminile delle qualificazioni

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WTA Rabat e Strasburgo: Bronzetti con coraggio e Trevisan in scioltezza, vincono in Marocco

Agli ottavi nel ‘250’ di Rabat si qualificano senza problemi Muguruza e Tomljanovic. Pliskova e Kerber avanzano in Francia

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Lucia Bronzetti – WTA 1000 Madrid (foto via Instagram @pktennisteam_)

Rientra dopo tre anni nel circuito WTA, il Grand Prix Sar La Pricesse Lalla Meryem, evento ‘250’ che si svolge sui campi dell’impianto del Club des Cheminots. Sulla terra marocchina erano pronte quest’oggi, a sporcarsi calzoncini nell’ultima settimana di preparazione in vista del secondo Major dell’anno, due azzurre: Trevisan e Bronzetti.

TREVISAN IN NONCHALANCE – La prima a scendere in campo è stata Martina, alla sua quarta partecipazione nel torneo africano. Nelle precedenti esperienze, non era mai riuscita a superare le qualificazioni; mentre nell’edizione 2022 grazie alla sua classifica di n. 85 del mondo è riuscita ad accedere direttamente al tabellone principale. Nel primo turno del main-draw, si è trovata di fronte proprio una giocatrice qualificata: la numero 295 del ranking WTA Xiaodi You. La differenza di livello, dettata dal fatto che la 28enne azzurra precedeva la cinese di oltre 200 posizioni, è stata marcata incessantemente durante il match. Inoltre per contestualizzare e comprendere al meglio, la poca esperienza nel Tour maggiore della 26enne asiatica, basti pensare che questo per lei era soltanto il primo incontro in un tabellone principale WTA dal febbraio 2020 ed il primo in assoluto in carriera sul rosso. A questo livello ha vinto solo una partita, sempre due anni fa che gli ha permesso di raggiungere il suo best ranking al n. 186. Un incontro che non è mai stato in discussione, dove la nativa di Firenze ha sbrigato la pratica un minuto dopo lo scoccare dell’ora e venti di gioco; dominando sotto ogni punto di vista il primo set e gestendo con grande maturità il secondo parziale, nonostante abbia avuto il primo ed unico passaggio a vuoto al momento di chiudere la sfida. Trevisan si è infatti fatta contro-breakkare nell’ottavo game, sul 5-3 dopo che era anche stata avanti 5-1, ma poi ha ritrovato immediatamente il bandolo della matassa e strappando per la quinta volta nel match il servizio alla propria avversaria, ha posto fine alla contesa con lo score di 6-0 6-4.

BRONZETTI CON CORAGGIO E CARATTERE – A dare manforte a colei che nel 2020 giunse fino ai quarti di finale del Roland Garros, ci ha pensato la nostra “trottolina” Lucia Bronzetti. La romagnola ha confezionato la doppietta italica in quel di Rabat, sconfiggendo la russa e testa di serie numero 8 Anna Kalinskaya – che si trova esattamente una posizione avanti alla romagnola nella classifica mondiale: 82esima – con il punteggio di 6-3 (5)6-7 6-3 sfiorando le tre ore di gioco. Lucia dopo aver vinto il primo parziale con il break decisivo arrivato nel sesto game (sul 3-2 in suo favore) e dopo essere stata costretta anche a dover fronteggiare e successivamente salvare tre palle del contro-break quando ha servito per la frazione, si è complicata la vita perdendo il secondo set al tie-brek. In questo è andata subito sotto 3-1, poi però è riuscita immediatamente a strappare il servizio alla sua avversaria – per la seconda volta nel match – e a rimettere tutto in equilibrio. Qui, una volta arrivati al momento della verità, alla n. 85 è mancato il killer istinct per “ammazzare” la partita. Non riuscendo a piazzare la zampata finale, Bronzetti ha permesso alla russa di trascinare la sfida al terzo. L’essersi fatta sfuggire l’opportunità di chiudere in due, per di più il tutto aggravato dal fatto che si sentisse in controllo, ha spento la 23enne riminese che è sprofondata in un black-out prolungato. Kalinskaya, infatti, vola sul 2-0, annullando anche due chance di uno pari che hanno ulteriormente frustrato e tramortito psicologicamente l’azzurra. Ma quando ormai la sconfitta sembrava ad un passo, Lucia si è ritrovata e nel giro di tre game (tra il sesto e l’ottavo) ha ribaltato la partita con due break consecutivi. Da sottolineare i quattro break point cancellati, sui 6 totali concessi dalla tennista italiana.

 

WTA 250 RABAT, MUGURUZA OK – Per quanto riguarda invece gli altri incontri di giornata nel WTA 250 di Rabat, nessuna sorpresa. Tutte le teste di serie impegnate – o quasi, poi ci arriveremo -, ad eccezione appunto della Kalinskaya, hanno mantenuto fede al loro ruolo. A partire da colei che è scesa in campo prima di Trevisan, ovvero l’apri fila del torneo, la prima forza del tabellone Garbine Muguruza. La spagnola si è sbarazzata agilmente della kazaka Anna Danilina (n. 343 WTA), concedendo solamente 5 giochi in quasi un’ora e venti di gioco. Buona prestazione al servizio per la n. 10 del mondo, che ha fatto registrare il 77% di prime in campo con il 71% di conversione ed anche 5 ace. In realtà con la seconda ha fatto fatica, solo il 33% (4/12), ma si è dimostrata fredda nei momenti clou con un impressionante 80% sulle palle break salvate (4/5). Ha riposto presente anche l’ex morosa di Berrettini: Ajla Tomljanovic. La giocatrice australiana, ma di origini croate, testa di serie numero 2 ha disposto, in quello che è stato di fatto un allenamento, – ha chiuso prima dell’ora di gioco, 58 minuti per l’esattezza – dell’iberica Irene Burillo Escorihuela (n. 251 WTA) lasciandole meno giochi di quanto abbia fatto la due volte campionessa Slam con la sua avversaria. Un 6-1 6-2, frutto anche in questo caso di un ottimo rendimento del fondamentale d’inizio gioco: 85% di punti vinti con la prima di servizio. Dall’altro lato male Burillo con la seconda, un misero 29%.

LA PRIMA VOLTA DI MARCINKO – Ma adesso ritorniamo al quel “quasi”, oltre alla nostra Bronzetti, c’è stata in verità un’altra giocatrice che ha estromesso una testa di serie. Stiamo parlando della n. 1 juniores Petra Marcinko, che si è imposta 7-5 al terzo set dopo aver rifilato anche un 6-0 (nel primo) alla svedese Peterson (tds n. 9). Ma allora perché non siamo sorpresi da questo risultato? Perché la giovane croata è una delle tenniste più calde del 2022, in cui ha inanellato una striscia di 24 successi consecutivi ad inizio anno che hanno contribuito al suo trionfo a Melbourne nella sezione junior. Con questa vittoria in Marocco, alla sua prima partecipazione in un main-draw WTA, Petra ha ottenuto anche la prima affermazione contro una Top 100.

WTA 250 STRASBURGO, PLISKOVA RITROVA IL SORRISO – Vediamo adesso una rapida carrellata dei match principali, andati in scena nell’altro appuntamento del circuito femminile, che ha preso il via oggi, sulla terra battuta dell’Alsazia; ovvero gli Internationaux de Strasbourg. Anche qui esordio vincente per la n. 1 del seeding: Karolina Pliskova. La ceca, ex n. 1, ha superato per 6-4 6-2 l’ucraina Marta Kostyuk (n. 59 WTA) in un incontro ostico e che nascondeva numerose insidie. Se poi si considera che la n. 8 del ranking non stava vivendo un momento positivo, anzi tutt’altro; da Indian Wells ha raccolto solamente 2 successi in 8 partite. A Roma ha perso al primo turno dalla svizzera Teichmann, che però era reduce dalla semifinale a Madrid, non riuscendo dunque a difendere la finale del 2021. Oggi però è finalmente riuscita ad interrompere questa serie di tre ko di fila, aiutata dalla battuta: un buon 76% di conversione con la prima. Positivo anche il debutto della n. 2 del tabellone francese: Angelique Kerber. La tre volte campionessa in un Major rifila un comodo 6-3 6-4 in poco più di un’ora e mezza alla francese Diane Parry (n. 96). Da evidenziare la straordinaria resa con la seconda palla di servizio della la 34enne tedesca, un 79% (15/19) che è stato il vero ago della bilancia della sfida. Vanno subito fuori, invece la tds n. 5 e n. 6 del seeding. Rispettivamente Zhang per mano della belga Zanevska (6-2 6-3) e la vincitrice dello Us Open 2017 Sloane Stephens sotto i colpi della lucky loser bosniaca Berberovic (2-6 6-4 6-1). Nella parte alta del tabellone, avanza anche Elise Mertens (tds n. 4). La n. 33 WTA ha avuto la meglio della francese Monnet per 7-5 6-4, grazie anche al 78% di trasformazione con la prima con l’aggiunta di 3 ace. Ultimo risultato degno di nota, più che altro per l’eleganza e la rarità della protagonista, quello di Viktoria Golubic. La svizzera, tds n. 9, e il suo fantastico rovescio ad un mano ha rifilato un perentorio 6-0 6-4 alla carneade tedesca Yana Morderger (n. 379).

Il tabellone di Rabat

Il tabellone di Strasburgo

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Guai fisici per Gael Monfils che deve rinunciare al Roland Garros

Il problema al piede che lo tormenta da Montecarlo richiede un “piccolo intervento”

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Gael Monfils - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo le ottime notizie per quanto riguarda la sfera privata con la compagna Elina Svitolina in dolce attesa, da Gael Monfils arrivano quelle meno buone riguardo al tennis giocato. Anzi, “giocato” non è purtroppo il termine corretto, dal momento che il numero 1 di Francia ha comunicato questo lunedì che un problema al tallone gli impedirà di partecipare all’imminente Roland Garros, oltre che al torneo di Lione, in corso questa settimana e dove è stato sostituito dal lucky loser Michael Mmoh. Lamonf si è affidato ai suoi canali social per annunciare i forfait. Ecco cosa scrive su Twitter:

“Ciao a tutti, mi dispiace informarvi che che sono costretto a rinunciare all’Open Parc di Lione e all’Open di Francia la prossima settimana. Da Monte Carlo sono alle prese con uno sperone calcaneare al tallone destro che mi impedisce di muovermi in maniera adeguata sul campo.

Ho deciso di sottopormi a un piccolo intervento questa settimana, per trattare il problema prima tornare alle competizioni. Vi terrò aggiornati sui miei progrssi quando avrò ulteriori notizie.”

 

Lo sperone calcaneare è un accresimento osseo nella zona del tallone che provoca un’infiammazione dolorosa. Evidentemente, la terapia conservativa non ha dato i risultati sperati (Gael era rientrato solo a Madrid dopo la sconfitta con Francisco Cerundolo a Miami) e la “small procedure” citata dal francese si riferisce probabilmente a un intervento di chirurgia mininvasiva. Senza Lamonf, per la prima volta in questo millennio, non ci sarà alcuna testa di serie francese al Roland Garros. Non possiamo che augurargli un prontissimo recupero.

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