Vienna, Ruud: "Nel 2020 Sinner mi ha battuto al primo turno, è bello vedere quanto siamo cresciuti"

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Vienna, Ruud: “Nel 2020 Sinner mi ha battuto al primo turno, è bello vedere quanto siamo cresciuti”

Il norvegese, settimo nella corsa alle ATP Finals di Torino, smentisce la fama di specialista della terra: “La verità è che in Norvegia si gioca indoor sei mesi l’anno!” Oggi all’Erste Bank Open la sfida con Jannik

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Casper Ruud - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer)

L’ultimo match della giornata odierna (venerdì 29 ottobre) potrebbe essere decisivo per la corsa alle Nitto ATP Finals di due dei migliori giocatori della stagione, vale a dire Casper Ruud e Jannik Sinner, che nella prima serata si troveranno di fronte nei quarti di finale dell’Erste Bank Open di Vienna.

In caso di vittoria, il norvegese (settimo nella Race) metterebbe una seria ipoteca sulla qualificazione per Torino, perché avrebbe la certezza di accrescere il distacco nei confronti di tutti gli inseguitori (Sinner stesso, Hurkacz e Norrie, oltre al lungodegente Nadal) e non dovrebbe sostanzialmente più preoccuparsi nemmeno nel caso in cui uno di loro facesse bene a Bercy, perché si qualificherebbe anche venendo sorpassato da un rivale. Qualora fosse Sinner a prevalere, invece, i giochi si farebbero molto più serrati, visto che il tennista italiano raggiungerebbe l’ottavo posto a soli 90 punti da Ruud e avrebbe la possibilità di superarlo raggiungendo la finale, levandogli il cuscinetto dell’ottavo slot intercorrente fra lui e il resto della competizione (raggiungendo la semifinale il classe 2001 diventerebbe anche Top 10 per la prima volta in carriera).

Si tratta perciò di un crocevia imprescindibile per entrambi, e per questo motivo il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha chiesto e ottenuto (insieme al collega statunitense Chris Oddo) di poter parlare per qualche minuto in più con Ruud in seguito alla vittoria riportata in tre set contro il finalista uscente Lorenzo Sonego. Durante il match di secondo turno, la tds N.4 non è stata proprio entusiasta delle pause prese dal torinese in risposta (pur riconoscendo i vuoti regolamentari legati alla specifica circostanza) e proprio da quell’episodio è partita l’intervista: “Era un punto importante, 4-3 30-30, io ero pronto a servire da dieci secondi e lui si è fermato per prendere l’asciugamano. Per quanto ne so io la regola è che ci si dovrebbe attenere al ritmo del battitore, ma quando ho chiesto al giudice di sedia non mi ha saputo dare una risposta chiara, nessuno sa mai bene cosa bisognerebbe fare. Per questo motivo ero un pochino frustrato, ma per fortuna ho vinto il punto e quindi la cosa non mi ha infastidito a lungo”.

 

SINNER E LE NITTO ATP FINALS

Il tema principale, tuttavia, non potevano che essere le ATP Finals e lo smilzo altoatesino che nei quarti di finale si frapporrà fra lui e due settimane tranquille: Essere in corsa per Torino è eccitante perché la tensione è sempre palpabile e la pressione è sempre lì, ogni match che giochi è importante. Arrivati a questo punto della stagione ripenso ad alcuni match in cui ho salvato dei match point, soprattutto quello contro Carreno Busta a Montecarlo dove ne ho salvati due [raggiunse poi la semifinale, il suo punteggio più alto in stagione assieme a Madrid, ndr], ed è incredibile pensare che un singolo punto o un singolo match potrebbe aver cambiato la stagione o comunque essere stato decisivo per qualificarsi al Master, anche se all’epoca non sembrava tanto importante. So di avere grande competizione per gli ultimi due posti, e domani [29 ottobre, ndr] dovrò cercare di tenere a bada Jannik!”

E proprio su Sinner si è focalizzata la domanda successiva, con il N.11 ATP che è reduce da dieci successivi consecutivi al chiuso senza perdere neanche un set. I due si sono peraltro allenati assieme in settimana, giocando anche un match: “Non c’è bisogno che mi ricordiate come sta giocando, lo so bene! Sinner è uno dei migliori giocatori al mondo sulle superfici indoor, e l’anno scorso mi ha battuto al primo turno di questo torneo [7-6(2) 6-3, il loro unico confronto ufficiale, ndr], anche se io avevo avuto un set point nel primo, quindi è bello ritrovarsi quest’anno da teste di serie per vedere quanto siamo cresciuti. Lui sta per raggiungere la Top 10, mentre io ci sono appena entrato, quindi spero solo che sarà un bel match. Questa settimana ci siamo scaldati insieme in una circostanza e abbiamo giocato un match d’allenamento, spero solo di riuscire a fare del mio meglio. Ora siamo entrambi più forti di un anno fa e credo di dovermi aspettare un Sinner al massimo della forma, quindi anch’io cercherò di essere al top“.

LO SPECIALISMO E I MIGLIORAMENTI IN RISPOSTA

Più che per il raggiungimento della Top 10 in sé, la stagione di Ruud è stata particolarmente sorprendente per la competitività dimostrata sul cemento: ottavi in Australia, quarti a Toronto e Cincinnati, vittoria a San Diego, gli ultimi tre risultati che gli hanno consentito di guadagnare punti in una fase in cui si pensava che la sua candidatura torinese sarebbe andata scemando. Lui però non si è mai visto come uno specialista del rosso, anche perché nel suo background formativo c’è tanto indoor: “Non so, la terra è la mia superficie preferita, ma la verità è che al chiuso mi sento più a mio agio di quanto la gente pensi, perché in Norvegia si gioca indoor cinque-sei mesi l’anno. Anche se finora non ho ottenuto grandi risultati credo che siano le condizioni più agevoli in cui giocare, perché non hai cattivi rimbalzi e non ci sono né sole né vento”.

L’anno scorso Sinner servì molto bene contro di lui (76% con la prima e 63 con la seconda), e quindi la domanda successiva ha riguardato la sua grande crescita in risposta: nel 2020 era trentacinquesimo nel Return Rating misurato dall’ATP, quest’anno è diciannovesimo, crescendo in tutti i parametri (punti vinti contro la prima, punti vinti contro la seconda, game vinti in risposta e palle break convertite, con quest’ultimo che ha visto una crescita di oltre il 7%). “Credo di aver imparato a variare piuttosto bene in risposta, a volte cerco colpi risolutivi mentre in altre situazioni preferisco stare più sulla difensiva e bloccare, soprattutto contro i big server. Ho migliorato la risposta, sì, ma soprattutto il primo colpo dopo la risposta, perché sono diventato più bravo a rientrare verso il centro, quindi la mia mobilità è cresciuta tanto e non sono più costretto a correre tanto quando rispondo. Domani cercherò semplicemente di sfruttare tutti questi elementi”.

Ha poi concluso: Non sarò mai il giocatore che tira tanti vincenti in risposta perché preferisco stare un po’ più indietro. Di solito cerco di stare un po’ più vicino contro la prima per togliere gli angoli all’avversario, anche se sulla terra preferisco rispondere da lontano. Indoor certamente devo cercare di bloccare la risposta perché non sono veloce come Rafa o Medvedev né ho una grande apertura alare, quindi devo cercare di stare più vicino e affidarmi al mio gioco di gambe per entrare bene nello scambio. D’altronde quasi tutti i tennisti della mia generazione e di quella successiva sono sopra il metro e novanta, quindi dovrò cercare di adattarmi a rispondere a dei grandi servizi per tanti anni”.

Qui il tabellone aggiornato dell’Erste Bank Open di Vienna e degli altri tornei della settimana

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Billie Jean King Cup

Billie Jean King Cup: Belinda Bencic premiata con l’Heart Award. Soldi devoluti ai canili

La tennista svizzera vince il premio dedicato a chi si è distinto di più durante la coppa per lo spirito di appartenenza alla sua nazionale

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La carrellata di premi di fine stagione continua con la Billie Jean King Cup, che ha annunciato oggi di aver premiato la tennista svizzera Belinda Bencic con l’Heart Award, il premio assegnato alla giocatrice che si è distinta nella BJK Cup per coraggio e passione per la propria nazionale. La tennista svizzera ha trionfato su una rosa di candidate che vedeva la statunitense Danielle Collins, la slovacca Viktoria Kuzmova, la russa Ljudmila Samsonova e l’australiana Storm Sanders. Bencic succede nell’albo d’oro ad Ashleigh Barty, vincitrice del premio nella Billie Jean King Cup 2019, l’ultima disputata visto che l’edizione 2020 non si è disputata causa COVID-19. Tra i meriti di Bencic citati nel comunicato del premio della BJK il passaggio del gruppo della Svizzera dal “girone della morte”, il girone D con Repubblica Ceca e Germania, con Bencic vincitrice sulla tedesca Kerber e la ceca Krejcikova, una delle rivelazioni della stagione. La Svizzera ha raggiunto la finale della coppa grazie alle prestazioni di Bencic, persa in finale contro la Russia di Kasatkina e Samsonova.

Bencic ha commentato così il premio ricevuto: “Sono davvero felice di aver ricevuto l’Heart Award della Billie Jean King Cup. Amo giocare per la mia nazionale e ricevere un premio di questo tipo per me è un onore. Donerò tutti questi soldi ai canili, anche perché il nostro cane Paula è stata presa lì.“. La tennista svizzera ha deciso di dividere i suoi 10.000 dollari di premio tra cinque canili vicini alla sua casa slovacca: Utulok Trnava, Utulok Trencin, SAOZ, Pes v Nudzi e Sloboda Zvierat, l’ultimo è il canile da cui Bencic ha adottato il suo cane Paula. Belinda Bencic è anche la prima tennista svizzera a vincere questo premio dalla sua creazione nel 2009, e corona così il suo ottimo bilancio nelle coppe a squadre. Dal 2015 la numero 23 del mondo ha accumulato un record di diciotto vittorie e otto sconfitte nei quindici tie a cui ha preso parte dalla sua prima convocazione, nel 2012.

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Risolto il giallo dell’orologio sparito di Medvedev: per la Procura non è furto

Secondo la ricostruzione della pm torinese Livia Locci l’addetto agli spogliatoi avrebbe trovato e non rubato il prezioso Bovet, avvertendo immediatamente il suo superiore

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Daniil Medvedev - Nitto ATP FInals 2021 (foto Twitter @atptour)

Tanto rumore per nulla? Sembra così delinearsi la vicenda riguardante la sparizione dell’orologio di Daniil Medvedev subito dopo l’atto conclusivo delle ATP Finals di Torino. Una vicenda, (che qui ricordiamo) appassionante e intrisa di mistero, fatta di alcuni passaggi non chiari, ricostruiti dalla procura del capoluogo piemontese che ha chiesto la chiusura del fascicolo aperto contro ignoti. Secondo le indagini portate a termine proprio in questi giorni, chi ha preso il prestigioso Bovet OttantaSei, lo ha fatto con lo spirito del buon padre di famiglia (le reminiscenze legate agli studi economico/giuridici ancora mi pervadono), per evitare che presunti malintenzionati potessero invece appropriarsene in via definitiva. Ma cosa è successo nello specifico?

Stando alla ricostruzione della pm Livia Locci e riportate dal quotidiano “La Repubblica”, l’addetto agli spogliatoi, nello specifico incaricato di ritirare i phon messi a disposizione agli atleti da una famosa ed importante casa di elettrodomestici, avrebbe ritrovato il segnatempo su un termosifone ed evidentemente riconoscendone il valore ha pensato bene di portarlo con sé, avvertendo immediatamente un suo superiore. Questi avrebbe avvisato a sua volta un dirigente ATP del ritrovamento. Quest’ultimo avrebbe deciso di tenere l’orologio in custodia salvo poi riconsegnarlo qualche settimana dopo a Madrid dove avrebbe rivisto il giocatore russo per le battute finali di Coppa Davis; questa, piuttosto arzigogolata, tecnica di riconsegna però era in contrasto con la denuncia per furto sporta dal giocatore russo, presso la polizia italiana, che ha contattato subito il manager invitandolo a riconsegnare alle forze dell’ordine il bene, restituito illico et immediate al legittimo proprietario.


Ora sarà il gip a chiudere definitivamente la questione, anche se quest’ultimo passo è quasi una formalità che mette una volta per tutte la parola fine ad una vicenda comunque complessa, pur nella sua banalità, che non si sposa con il processo alle intenzioni di ciò che poteva essere e non è stato. Che dire? Fu vero furto? Secondo la procura no, a cui è affidata l’ardua sentenza. I posteri se ne faranno una ragione.

 

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WTA Awards 2021, annunciate le vincitrici: Ashleigh Barty giocatrice dell’anno

Doppio successo per Barbora Krejcikova: miglior doppista con Siniakova e singolarista più migliorata. Premiate anche Raducanu e Suarez Navarro

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Ashleigh Barty con il trofeo - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Thomas Lovelock)

Da St. Petersburg in Florida, sede del quartier generale della Women’s Tennis Association, arriva l’annuncio delle vincitrici dei WTA Awards 2021, i premi riservati alle migliori tenniste del Tour, suddivisi in cinque categorie. Migliore giocatrice dell’anno è la numero 1 del mondo Ashleigh Barty, premiata con il prestigioso riconoscimento già ottenuto nel 2019. Durante questa stagione, la venticinquenne di Ipswich ha vinto a Wimbledon il suo secondo titolo Slam dopo il trionfo al Roland Garros 2019. Ha inoltre alzato il trofeo a Miami dov’era campionessa uscente, a Cincinnati, allo Yarra Valley Classic e a Stoccarda. Prima anche nella Race, ha chiuso al primo posto la classifica per il terzo anno consecutivo – nel 2020 praticamente senza giocare, ma quelle erano le regole.

Dalla regina alle regine: le ceche Katerina Siniakova e Barbora Krejcikova vincono il premio per il doppio dell’anno. Rispettivamente numero 1 e 2 del ranking di specialità e prima coppia nella Race. Anche per loro si tratta di una seconda volta dopo il riconoscimento del 2018. Nel palmarès stagionale di Barbora e Katerina spiccano i titoli del Roland Garros e delle WTA Finals di Guadalajara, oltre alla medaglia d’oro olimpica.

Tocca adesso alla giocatrice più migliorata dell’anno, premio destinato alla tennista che “finisce l’anno in Top 50 dopo aver dimostrato significativi miglioramenti nell’arco della stagione”: è Barbora Krejcikova che, oltre a essersi fatta valere in doppio, in singolare ha alzato tre trofei, i primi della carriera. Protagonista dell’accoppiata vincente singolo/doppio al Roland Garros, ha vinto anche i tornei di Strasburgo e Praga. Più che in Top 50, Barbora ha chiuso l’anno in Top 5, dopo aver toccato persino la terza posizione in classifica.

 

Suona meglio in inglese, ma lo traduciamo comunque: il premio per la nuova arrivata del 2021 va a Emma Raducanu. Newcomer of the Year, “colei che è entrata in Top 100 e/o ha conseguito risultati degni di nota”; quindi, considerando che aveva finito il 2020 al 343° posto mentre ora è al 19° e che ha vinto lo US Open con una straordinaria cavalcata iniziata dalle qualificazioni, possiamo affermare che ha soddisfatto – e pure ampiamente – entrambe le condizioni, in barba alla possibilità ammessa da quel “e/o”. Inoltre, in Church Road, è stata la più giovane tennista britannica a raggiungere gli ottavi nella storia di Wimbledon. Come se non bastasse, in ottobre a Cluj-Napoca ha addirittura vinto il suo primo incontro in un torneo WTA.

Ultima nell’elenco delle categorie ma certo non nei cuori degli appassionati è Carla Suarez Navarro, premiata come Comeback Player of the Year, tennista al rientro dopo che la sua classifica era precipitata a causa di infortuni o motivi personali. Un ritorno particolarmente gradito, non solo perché una delle atlete più sportive e corrette del circuito, ma perché la scorsa stagione, quella in cui aveva programmato il ritiro, è stata interrotta dalla pandemia prima e dal linfoma di Hodgkin poi. La volontà di guarire e tornare a giocare per essere ricordata sul campo e “non in un letto di ospedale” è stata premiata e Carlita ha impugnato la racchetta a Parigi, Wimbledon, Olimpiadi, US Open e in Billie Jean King Cup.

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