Garbine Muguruza, è il tempo della tequila. "Questa vittoria vale uno Slam"

Flash

Garbine Muguruza, è il tempo della tequila. “Questa vittoria vale uno Slam”

La nuova Maestra è raggiante come non mai. “Trascinata da un pubblico impressionante, ci ho creduto anche quando le cose si sono messe male. Ho avuto alti e bassi, ma so di poter competere per i massimi traguardi”

Pubblicato

il

Garbine Muguruza - WTA Finals Guadalajara 2021 (via Twitter, @GarbiMuguruza)

Forse stavolta Garbine è tornata per restare. Ne è passato di tempo dal biennio d’oro 2016-17, arricchito dai due titoli Slam al Roland Garros e Wimbledon che spedirono Muguruza, ventitreenne al momento del trionfo a Church Road, verso un futuro da obbligatoria stella della racchetta interplanetaria. Quattro anni, dicevamo, vissuti perlopiù seduta su una scorbutica altalena: qualche picco, parecchie prestazioni deludenti, altrettante aspettative non rispettate. Poi una stagione costante, visti i recenti standard, come non se ne vedevano da chissà quanto, chiusa con la deflagrazione di Guadalajara. “Non penso di aver giocato male a tennis in questi anni – ha dichiarato Garbine con la coppa sul desk nella conferenza stampa post trionfo -, solo non sono riuscita a essere per nulla costante. Ho giocato bene qui, male lì, senza trovare continuità per lunghi periodi. Ho forse avuto qualche infortunio di troppo. In particolare, non ho offerto grandi prestazioni negli Slam, i tornei che la gente si ricorda di più, ma ho sempre saputo di avere il tennis per provare a vincerli di nuovo“.

Di chance nei Major Muguruza ne avrà, già a partire dal prossimo gennaio; intanto l’antipasto è di quelli gustosi, se antipasto può essere definito il Master di fine anno. Di sicuro Garbine, da oggi e almeno fino a gennaio nuova numero tre del mondo, ha già fatto la storia: nessuna giocatrice spagnola, e di forti la storia ne ha offerte, era mai stata capace prima d’ora di vincere le Finals. “Un torneo difficilissimo, ma è banale dirlo. Sei attorniata dalle più forti giocatrici del mondo, è una sorta di playoff dell’intera stagione trascorsa. Una bella aggiunta alla mia collezione. Di sicuro cercherò di far spazio in bacheca ai due Slam che ancora mi mancano. Questo non è uno Slam, ma il suo valore è identico“.

Nata a Caracas, latinoamericana per nascita e vocazione, nei dieci giorni trascorsi nel Jalisco Muguruza è scesa in campo con una faccia diversa dal solito, più convinta, più consapevole. Il merito è gran parte accreditabile a un pubblico che l’ha totalmente adottata, sospinta, portata in pompa magna verso il successo. Una legione schierata al suo fianco che non sarebbe stato possibile deludere in alcun modo.

Ogni volta che ho giocato in Messico, non solo qui a Guadalajara, ho ricevuto un sostegno impressionante. Ho pressato per tutto l’anno il mio team dicendo loro ‘quest’anno le Finals si giocano in Messico, dobbiamo assolutamente riuscire a qualificarci‘. Ho assorbito così tanta energia positiva in questi giorni, anche quando il torneo è iniziato male sapevo che le condizioni erano quelle perfette per girare la situazione a mio favore. Conchi (Conchita Martinez, coach di Muguruza, NdR) continuava a ripetermelo: hai perso una partita ma hai ancora una chance, la gente è dalla tua parte, vai a prendertela. Incredibile. Anche per questo, io amante del controllo emotivo, alla fine mi sono lasciata completamente andare. Volete sapere una cosa? Il mio manager Oliver ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere: ‘Forse questa è la prima volta nella tua carriera che riesci a davvero a usare il pubblico come un’arma a favore’. Dovrei continuare“.

 

Un vigore infuso che potrebbe garantire benefici effetti anche nel medio periodo. “Può darsi, sicuramente alcune vittorie cambiano il livello di fiducia e la percezione di noi stessi, in campo e fuori. Però lasciatemelo dire: questo è il momento di celebrare. Mi piace l’idea di essere diventata Maestra (lo dice proprio così, alla latina, NdR), sono questi i momenti per cui vivo, per vincere trofei del genere: mi interessano infinitamente più di qualsiasi ranking“. Vinta una partita qualche anno fa al culmine di un periodo complesso, Garbine scrisse sulla canonica telecamera a fine match “Mugu is back”. “Infatti credo uscii al turno successivo. Stavolta niente previsioni, insieme al team mi limiterò ad andare a bere un po’ di tequila in città, siamo nel posto giusto e ce lo siamo meritato!“.


Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

Coppa Davis: Novak Djokovic guida la Serbia al successo contro l’Austria

Il numero uno del mondo torna a giocare in Davis liquidando Novak in due facili set: “Giocare per la mia patria è una motivazione in più”. Lajovic supera Gerald Melzer in tre set tirati

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Davis Cup 2021 (Twitter - @DavisCup)

SERBIA b. AUSTRIA 3-0
D. Lajovic b. G Melzer 7-6 3-6 7-5
N. Djokovic b. D. Novak 6-3 6-2

N. Cacic/F. Krajinovic b. O. Marach/P. Oswald 7-6 4-6 6-3

Lajovic suda anche più del previsto ma supera Melzer, poi Djokovic archivia facilmente la pratica Novak. Come da pronostico, la Serbia vince i due singolari contro l’Austria e vince il tie inaugurale del Girone F prima del doppio conclusivo all’Olympia-Halle di Innsbruck, arena rimasta chiusa al pubblico a causa delle restrizioni introdotte dal governo per fronteggiare il rialzo di contagi Covid. I serbi, che poi hanno centrato il tris vincendo anche il doppio, sono trascinati da un Djokovic che si è presentato in Austria con grandi motivazioni e in buona forma: domani la nazionale del capitano Viktor Troicki si giocherà contro la Germania il passaggio ai quarti di finale.  

SECONDO SINGOLARE – Non delude Djokovic, che regola in due set facili facili il numero 118 del mondo Dennis Novak. Nel primo set c’è partita solo nei primi sei game, poi Djokovic rompe gli argini, prende in mano l’iniziativa, opera il break nell’ottavo gioco e chiude il primo set. Nel primo gioco del secondo set ci sono subito due palle break: Novak riesce a venirne a capo ma subito dopo ne concede un’altra con un grave errore di rovescio. Qui Djokovic prima mette in piedi una difesa granitica e poi si avventa su un drop-shot un po’ estemporaneo dell’austriaco per operare il break (1-0). Nole tiene il servizio senza problemi, chiudendo il gioco con uno smash da fondocampo eseguito con nonchalance (2-0) e poi nel terzo gioco approfitta di una volée in rete e di un gratuito dell’austriaco per volare sul 3-0 e servizio. Si veleggia tranquillamente verso fine match: Novak riesce a vincere due game, ma sul 5-2 Djokovic non si fa pregare e con un rovescio in avanzamento si impone per 6-3 6-2. Il serbo non ha bisogno di dannarsi per chiudere in due set: la palla di Novak semplicemente non gli fa male. Il numero uno del mondo, allora, ne approfitta per provare anche qualche soluzione serve&volley. “E’ bello giocare di nuovo per la Serbia, non mi succedeva da due anni. Il tennis è uno sport individuale ma la Davis è una competizione storica, e mi è mancata. Amo giocare per la mia patria ed essere disponibile quando la mia squadra ha bisogno di me – ha detto Djokovic a caldo dopo la partita -. Il match di oggi? Dennis ha iniziato bene, con molta aggressività; mixando un po’ i colpi gli ho tolto il ritmo. Tra primo e secondo set ho dato l’accelerata decisiva, sono molto contento di come ho giocato”. Djokovic, comprensibilmente, ha scelto di disertare il doppio finale a risultato acquisito per preservarsi in vista del match di domani contro la Germania.

 

PRIMO SINGOLARE – Nel primo match non si nota più di tanto la differenza di classifica tra il numero 33 del mondo Dusan Lajovic e il numero 287 Gerald Melzer: al serbo servono 2 ore e 42 minuti per aver ragione del fratello del più noto Jurgen, che gioca bene ma suo malgrado si irrigidisce proprio nei momenti chiave. Il primo set è all’insegna dell’equilibrio (solo due palle break salvate da Lajovic) fino al tie-break, che si apre con un brutto errore di Lajovic. Il finalista di Montecarlo 2019 però rimette le cose a posto con un grande recupero vincente di diritto, che gli costa anche un’escoriazione al ginocchio. Un errore gratuito di Melzer regala il mini-break al serbo, che lo restituisce subito con un doppio fallo. Ma col diritto l’austriaco fa danni: due palle steccate portano Lajovic sul 6-4. Ed è buono il secondo set point, quando Melzer si presenta a rete ma viene infilzato dal passante di rovescio di Dusan. L’austriaco però non molla, e nel secondo set è il giocatore più incline a prendere il comando delle operazioni, mentre dall’altra parte c’è un Lajovic fin troppo passivo. Così Gerald trova il break nel sesto gioco e scappa 4-2 e servizio. Al momento di servire per il primo set disegna bene il campo, verticalizza e costringe il serbo a un passante molto difficile che termina fuori; e sul primo set point prende fin da subito il comando delle operazioni con il diritto incrociato per poi affondare con un’accelerazione di rovescio incrociato imprendibile. Nel terzo set, break Lajovic al quarto gioco e pensi che la partita sia in dirittura d’arrivo, ma Melzer reagisce e controbrekka nel settimo gioco. Peccato che al dodicesimo gioco, al momento di servire per arrivare al tie-break, Gerald si disunisca. Lajovic va 0-40, l’austriaco si aiuta col servizio e arriva a palla game ma qui rovina tutto con un doppio fallo e completa l’opera con un errore di rovescio. “Avvertivo tanta pressione, non ero al meglio – ha confessato Lajovic dopo il match -. Lui negli ultimi due mesi ha giocato bene e ha accumulato fiducia. Devo dire grazie alla mia squadra, i loro incitamenti mi sono serviti molto, anche perché si giocava a porte chiuse. Fortunatamente alla fine mi sono ricomposto, e lui ha fatto un paio di errori tra cui un doppio fallo. Sono contento di aver vinto anche se ci sono volute quasi tre ore”.

DOPPIO – Visto il risultato già acquisito, Djokovic ha disertato il doppio: capitan Troicki ha schierato Cacic e Krajinovic per fronteggiare gli austriaci Marach e Oswald. Per i padroni di casa di capitan Koubek, vincere sarebbe stato importante per aumentare le possibilità di qualificazione come una delle migliori seconde (in caso di vittoria contro la Germania), ma i serbi sono stati insaziabili: Cacic e Krajinovic hanno vinto la partita in tre set, sfruttando un miglior rendimento in risposta nel terzo set.

Continua a leggere

Flash

L’outfit di Sonego allo US Open: ecco la Collezione uomo per il tennis di Mizuno

SPONSORIZZATO – Traspirabilità ed elasticità dei tessuti, scarpe appropriate per qualsiasi livello di gioco e qualsiasi superficie: così Mizuno veste i suoi tennisti

Pubblicato

il

Lorenzo Sonego è stato uno degli uomini di punta del tennis italiano nell’anno 2021: la semifinale a Roma, il titolo a Cagliari, la finale a Eastbourne e gli ottavi a Wimbledon sono stati i suoi risultati migliori, risultati che hanno fatto di lui il terzo miglior singolarista italiano dopo i top ten Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Sonego è da tantissimo tempo uomo Mizuno: il brand multisport, la cui sede italiana è a Torino nella centralissima via Soleri (dove è stato organizzato pochi giorni fa un bell’evento con protagonisti l’uomo-Davis dell’Italia e l’altro tennista torinese Andrea Vavassori), veste il tennista torinese e ne ha accompagnato fin dagli albori della sua carriera la crescita sportiva, una crescita che può avere margini ulteriori, tutti da esplorare nella stagione 2022. Nella settimana che dovrebbe vedere l’esordio di Lorenzo in Coppa Davis con i colori della nazionale italiana, Mizuno ci propone un approfondimento sull’outfit che Lorenzo Sonego ha vestito durante l’ultimo US Open.

La Collezione uomo parte dalla maglietta, denominata Shadow Polo. Bianca con due bande blu e arancioni sfumate, dal punto di vista dei materiali è composta all’87% da poliestere e al 13% da Elastane. I benefit consistono nella leggerezza e nell’estensibilità del tessuto, nonché nella sua notevole traspirabilità che facilitano la termoregolazione del corpo. Da notare il colletto a polo per i due bottoncini, ma il taglio è moderno e performante. I colori disponibili sono White (come nella foto), Harbour Blue e Violet Blue, le taglie S e XXL. Il prezzo al pubblico della maglietta è di 50 euro.

Il pantaloncino, denominato “8 in Flex Short”, è quasi identico come composizione (86% poliestere, 14% Elastane) ed è caratterizzato da traspirabilità e libertà di movimento. Ha due tasche aperte e una coulisse interna per una migliore vestibilità durante l’attività sportiva. La lunghezza interno gamba è di 20,3 cm. I colori disponibili sono Harbour Blue (come nella foto), White e Black, le taglie S e XXL. Il prezzo al pubblico è 40 euro.

 


La bandana, disponibile, nei colori bianco (con logo blu) e nero (con logo bianco) è in 100% poliestere e propone una taglia unica. Il prezzo al pubblico è 10 euro. I polsini sono fatti al 77% di nylon e al 23% di gomma; i colori sono gli stessi della bandana e il prezzo è sempre 10 euro l’uno.


Last but not least, la scarpa: La Wave Exceed Tour 4 garantisce massima leggerezza e velocità con tecnologia D-flex Groove integrata nel mesopiede che permette ai giocatori cambi di direzione alla massima velocità con la massima potenza. La tomaia a diamante flessibile offre una calzata confortevole ma stabile. Il peso è di 340 grammi, la calzatura è adatta a giocatori di livello avanzato ed è disponibile in due versioni: con suola All Court (adatta a tutte le superfici) e quella Clay Court (perfetta per le superfici in terra rossa). I colori disponibili sono Harbour Blue (come nella foto), White e Firecracker. Il prezzo al pubblico è 145 euro

Continua a leggere

Flash

“Una squadra”, la docuserie sulla Coppa Davis del 1976, verrà presentata al Film Festival di Torino

Anteprima d’eccezione: Panatta, Pietrangeli, Bertolucci, Barazzutti, Zugarelli e il creatore della serie Domenico Procacci saranno intervistati da Neri Marcorè. Ci sarà anche il direttore Scanagatta, testimone di quegli anni in qualità di cronista

Pubblicato

il

Corrado Barazzutti, Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta sollevano il trofeo della Coppa Davis 1976 (Photo Courtesy of Fosforo Press)

La squadra italiana si sta preparando all’esordio contro gli Stati Uniti al Pala Alpitour, ma non sarà l’unica rappresentativa azzurra di Coppa Davis di cui si parlerà nel capoluogo piemontese: in occasione del trentanovesimo Torino Film Festival, domenica 28 novembre alle ore 17.00 (presso la Sala 6 dell’UCI del Lingotto) verrà infatti presentata in anteprima “La squadra“, una docuserie che racconta dello straordinario gruppo composto da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, gruppo capace di raggiungere quattro finali di Davis e di sollevare il trofeo nel 1976 in Cile, vincendo anche un clima politico estremamente complicato che all’epoca portò quasi ad una consegna del silenzio sul loro successo, celebrato in maniera importante solo negli ultimi anni.

Questa prima d’eccezione sarà nobilitata inoltre dalla presenza dei quattro campioni e di Nicola Pietrangeli, inizialmente capitano della selezione, che saranno intervistati da Neri Marcorè. Di seguito il teaser:

“La squadra” è stata scritta da Domenico Procacci, Lucio Biancatelli Sandro Veronesi (che saranno presenti a loro volta alla prima) e prodotta da Fandango, di cui Procacci stesso è fondatore – si tratta però della sua prima (e a suo dire unica) esperienza da regista. Qui invece la sinossi ufficiale:

 

“Gli anni di cui parliamo vanno dal 1976 al 1980. Lo sport è il tennis. Siamo in Italia e il trofeo per cui si combatte è la Coppa Davis. La squadra è formata da quattro giocatori: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli.
In quei cinque anni raggiungono la finale quattro volte, vincendo solo una volta: nel ‘76 contro il Cile. Intorno a quella finale si crea un vero e proprio caso politico, con enormi polemiche sull’opportunità di andare a giocare con i colori dell’Italia nel Cile del dittatore Pinochet. Le finali raggiunte ma poi perse sono nel ‘77 contro l’Australia, nel ‘79 contro gli USA e nel ‘80 contro la Cecoslovacchia. Nelle prime due edizioni, ‘76 e ‘77, la squadra ha come capitano non giocatore una leggenda del tennis italiano, Nicola Pietrangeli, ritiratosi dall’attività agonistica solo da pochi anni. Pietrangeli, da giocatore a sua volta finalista nel 1960 e 1961, verrà esonerato dalla sua stessa squadra dopo la sconfitta del ‘77 in Australia. È lui il quinto protagonista della nostra storia. Raccontiamo una squadra. Ma una squadra divisa, frammentata, con al suo interno rapporti difficili, a volte conflittuali, sia tra i giocatori che con chi li guida e allena. Una squadra, una nazionale, che nel momento in cui ha la vittoria a portata di mano viene osteggiata e combattuta nel suo stesso Paese. E nonostante tutto questo, in quegli anni la squadra più forte del mondo”.

Da sinistra a destra: Adriano Panatta, Antonio Zugarelli, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Nicola Pietrangeli (Photo Courtesy of Fosforo Press)

LE PAROLE DEGLI ORGANIZZATORI

Il direttore artistico del Torino Film Festival Stefano Francia di Celle ha detto: “Il cinema che riscrive la storia: cinque punti di vista per raccontare eventi che hanno infiammato l’ItaliaEmozioni, sorprese, entusiasmi e acrimonie si intrecciano sapientemente a preziosi materiali d’archivio per dare vita sullo schermo a una verità viva e cangiante. Il TFF fa il tifo per l’opera prima da regista di un protagonista del cinema italiano”.

“È stata una pagina importante della nostra storia e in questi giorni a Torino il tennis torna protagonista con le ATP Finals e la Coppa Davis“, hanno invece rimarcato Enzo Ghigo e Domenico De Gaetano, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino. “Passato e presente si incontrano idealmente sullo schermo cinematografico e in campo, dando agli spettatori quelle emozioni che solo i grandi eventi sanno dare”.

Nicola Pietrangeli (Credit: Alberto Novelli)

I RICORDI DEL DIRETTORE

L’idea di presentare la serie al Festival di Torino è da ascrivere a Intesa Sanpaolo, Main Sponsor della kermesse e come noto legata a doppio filo anche alle Next Gen milanesi (infatti ufficialmente denominate Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals) e alle Nitto ATP Finals appena conclusesi proprio a Torino. A seguito della proiezione, infatti, si svolgerà una serata dedicata presso il Grattacielo dell’istituto di credito, durante la quale sarà possibile scambiare qualche battuta con i protagonisti. Alla cena sarà presente anche il direttore del sito Ubaldo Scanagatta, che ha promesso di realizzare delle brevi interviste esclusive con gli eroi di quella spedizione.

Paolo Bertolucci (Credit: Alberto Novelli)

Nonostante quella squadra faccia parte della memoria collettiva (anche perché fino agli ultimi anni il tennis maschile non era esattamente stato prodigo di istantanee storiche), Ubaldo ha infatti un legame molto personale con il loro successo: ancora collaboratore esterno de La Nazione, fu infatti incaricato dall’allora direttore Domenico Bartoli di scrivere un pezzo che raccontasse in modo equilibrato il dibattito che circondava quella finale: secondo molti, infatti, l’Italia non avrebbe dovuto giocare quella finale in un Paese dove si era recentemente instaurata una truculenta dittatura. “Non si giocano volée contro il boia Pinochet” era il coro ricorrente del periodo, a cui faceva da contraltare la battaglia di Nicola Pietrangeli, che invitava a “non perdere l’occasione di conquistare la prima Coppa Davis anziché fornire uno strumento di propaganda proprio al regime di Pinochet”. Qui potete leggere il ricordo delle tensioni dell’epoca scritto da Ubaldo e rileggere il suo articolo del 1976.

Come detto, il girato verrà presentato domenica 28 novembre, ma sarà preceduto da una presentazione in programma sabato 27 alle 14 e da una conferenza stampa in programma domenica alle 13. Ubitennis, ça va sans dire, sarà presente anche a questi eventi, magari chiedendo un paragone con quelli che potrebbero essere gli eroi del 2021 e oltre per il tennis maschile italiano.

Adriano Panatta (Credit: Alberto Novelli)

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement