Cobolli unico azzurro nei quarti di finale del Challenger di Forlì

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Cobolli unico azzurro nei quarti di finale del Challenger di Forlì

Il 19enne romano prevale su Kotov al termine di un match entusiasmante durato oltre tre e mezzo

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Flavio Cobolli - Challenger Bergamo 2021 (foto Antonio Milesi)
 

Se Tallon Griekspoor in questo 2021 ha battuto il record dei Challenger vinti, Cosimo Napolitano ha polverizzato il record di quelli organizzati perché con questi due di Forlì, che si aggiungono ai sette di Biella e ai due di Napoli/Ercolano, è arrivato a quota undici. Il movimento tennistico italiano ha maturato un grosso debito verso di lui e verso il MEF di Marcello Marchesini che in pratica hanno allestito il palcoscenico per la maggior parte degli eventi di questa stagione che ha vissuto, in gran parte, ancora sotto la spada di Damocle della pandemia.

Tornando al campo erano dieci gli italiani in tabellone in questo Challenger 80, penultimo torneo della stagione. E tra questi dieci uno scatenato Flavio Cobolli che ci ha regalato quella che probabilmente verrà ricordata come la migliore partita dell’anno. Non sapremmo come altro definire il match che lo ha visto prevalere sull’ostico russo Pavel Kotov (n.270 ATP) al termine di un incredibile incontro durato 3 ore e 39 minuti e decisosi con un triplo tie-break 6-7(3) 7-6(6) 7-6(7). L’alternarsi delle emozioni è stato da cardiopalma e ha entusiasmato il pubblico presente, non numeroso ma molto partecipe.

L’azzurro perde il primo set, dopo aver avuto ben quattro palle break sul 4-4. Ma non si demoralizza e mette in mostra quella determinazione che probabilmente sarà la cifra tecnica della sua carriera. Nel secondo tie-break infatti, pur trovandosi sotto 2-5, recupera e chiude al secondo set-point. Anche nel parziale decisivo è costretto ad una gara di rincorsa, ma sul 2-4 strappa il servizio al russo e si guadagna l’ennesimo tie-break che chiude al terzo match-point. Tecnicamente Cobolli ha sempre condotto il gioco ma, come detto, la sua vera bravura è stata quella di rimanere solido e di non innervosirsi davanti alle mille astuzie di un avversario che, a soli 23 anni, conosce già tutti i trucchi del mestiere: la protesta nel momento giusto, il piccolo e apparentemente casuale ritardo quando l’onda sta per travolgerlo. Per Flavio quindi non è solo una vittoria importante che lo proietta al nuovo best ranking al n.202 ATP, ma anche tanta esperienza che mette in magazzino per i match che verranno, a cominciare dall’incontro che lo vedrà opposto all’austriaco Jurij Rodionov (n.141 ATP) con cui non ci sono precedenti.

Veniamo invece alle note dolenti e iniziamo da uno sfortunatissimo Andrea Vavassori che, confermando il suo ottimo periodo di forma, stava facendo gara di testa contro il rumeno Radu Albot (n.125 ATP e terza testa di serie). Dopo aver vinto al tie-break il primo set, nel secondo parziale era avanti 4-3 e servizio. Sul 15-15 veniva data buona una sua volée che probabilmente era fuori. Albot, in mancanza di overrule, iniziava a protestare, inscenando un teatrino indecente che sarebbe durato la bellezza di almeno dieci minuti d’orologio. Con l’involontaria complicità della giudice arbitro che avrebbe dovuto troncare la recita, o chiamando subito il supervisor o infliggendogli un penalty point. Nel frattempo il povero Vavassori si raffredda e perde completamente il ritmo, come dimostrerà nel prosieguo del set. Il torinese, da noi interpellato, ci ha detto: Una pausa così lunga mi ha fatto raffreddare e in pratica mi è costata il secondo set. Dopo ho lottato ma devo riconoscere che il mio avversario è riuscito ad alzare il proprio livello”. Le parole di un vero gentleman che purtroppo se n’è tornato negli spogliatoi sconfitto 6-7(2) 6-4 7-6(2).

 

Matteo Viola arriva al secondo turno, battendo il tedesco Yannick Maden (n.300 ATP, in tabellone col ranking protetto). Poi contro Maxime Cressy non c’è stata praticamente partita e l’americano di origine francese vince 6-4 6-4 con un break a set, senza concedere nemmeno una palla break al mestrino. Fuori al primo turno Luca Nardi che perde in tre set (6-4 5-7 6-4) contro l’ucraino Vitaliy Sachko (n.260 ATP), facendosi rimontare dal 4-1 nel parziale decisivo. Anche Andrea Arnaboldi si fa rimontare nel derby con Cobolli (1-6 6-3 6-4), mentre l’altro veterano Thomas Fabbiano lotta con coraggio contro il russo Alexey Vatutin ma deve cedere con un doppio tie-break.

Eliminati subito anche Francesco Forti che perde 6-3 7-5 dal tedesco Oscar Otte (n.102 ATP e testa di serie n.1, nonché fresco vincitore di Bari, Ortisei e Ismaning) e Raul Brancaccio che cede 7-5 6-2 col turco Altug Celikbilek (n.164 ATP) che si conferma cliente ostico, soprattutto per gli italiani. Breve anche il percorso di Matteo Gigante che spreca la sua wild-card contro il qualificato olandese Jelle Sels (n.362 ATP) e di Federico Gaio che contro Julian Lenz, in gara col ranking protetto, appare svogliato e poco combattivo (6-0 6-3).

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Il Challenger di Tenerife è di Matteo Arnaldi

Il sanremese batte in finale l’altro azzurro Raul Brancaccio e si avvicina alla top 100. Vittorie anche di Safiullin, Kovacevic e Hijikata

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Arnaldi vince a Tenerife - Foto Kondraciuk

Matteo Arnaldi è il campione del Challenger 75 di Tenerife 2. Sul campo centrale dell’Abama Tennis Academy il ligure ha vinto il derby contro Raul Brancaccio per 6-1 6-2, portandosi in vantaggio nei testa a testa che fino ad oggi erano in parità (vittoria di Arnaldi nell’ITF di Bolzano e rivincita di Brancaccio nel Challenger di San Benedetto del Tronto). La finale è durata 58 minuti ed è stata purtroppo condizionata da un problema alla mano di Brancaccio, che ha combattuto con le vesciche.

Al via da seconda testa di serie, Matteo Arnaldi è riuscito ad alzare al cielo il secondo titolo Challenger della sua carriera, dopo quello di Francavilla al Mare nello scorso mese di maggio. Dopo essere stato forzato al terzo set da Giannessi e dal giapponese Mochizuki ad inizio torneo, il tennista classe 2001 ha messo le marce alte e non si è concesso ulteriori sbavature. A fine partita il vincitore ha dichiarato: Sono contento del successo, devo dire che è stata una bella settimana e ho iniziato con il piede giusto sin dall’esordio. Al primo round forse ho giocato addirittura la mia partita migliore. Mi dispiace che Raul non abbia potuto dare tutto, ma dal mio punto di vista ho fatto una bella finale”. Da oggi Arnaldi sarà numero 107 del mondo, suo best ranking. La top 100 si avvicina a grandi passi, ma il sanremese, per quanto contento, continua a concentrarsi sulla globalità del suo tennis: Fuori dal campo ho trovato il mio equilibrio. Questa stagione sarà ricca di esperienze, mi aspettano i primi tornei del circuito maggiore e spero anche i primi main draw Slam. Top 100? È un traguardo importante che cambia un po’ di cose sia economicamente che soprattutto per quanto riguarda le entry list. La priorità però resta il mio tennis, anche se adesso non nascondo che il mio obiettivo sia giocare il tabellone principale del Roland Garros. Al netto della sconfitta può sorridere anche Raul Brancaccio, che dopo il titolo di Noumea ha disputato la seconda finale di questo suo ottimo 2023. Il classe 1997 di Torre del Greco salirà alla 119ª posizione mondiale, ritoccando così la sua miglior classifica.

L’atto conclusivo del secondo dei tre eventi organizzati da MEF Tennis Events sull’isola ha richiamato tantissimo pubblico ed ancora una volta è stata una vera festa del tennis per tutta l’isola, anche fuori dal campo.

 

Intanto nella giornata di domenica 5 febbraio sono iniziate le qualificazioni del Tenerife Challenger 3, ATP Challenger 75, che andrà in scena fino a domenica 12 febbraio.

Al Challenger 100 di Koblenz (cemento indoor) vittoria del russo Roman Safiullin (n.100 ATP e seconda testa di serie) che in finale ha avuto la meglio 6-2 7-5 sul canadese Vasek Pospisil (n.113 ATP). Per Safiullin l’atto finale è stato curiosamente il passaggio più facile di tutto il torneo, l’unico in cui non ha dovuto fare ricorso al terzo e decisivo set. Per lui è la quarta vittoria Challenger che gli regala anche il nuovo best ranking alla posizione n.82 ATP.

Al Challenger 75 di Cleveland (cemento indoor) ha vinto il padrone di casa Alexandar Kovacevic che in una combattutissima finale, durata oltre due ore, ha battuto il cinese Yibing Wu (n.97 ATP) col punteggio di 3-6 7-5 7-6(2). Per Kovacevic è la prima vittoria Challenger dopo che nello scorso luglio a Indianapolis aveva perso in finale proprio dallo stesso  Wu in un match ancor più combattuto con due tie-break da record. Per il vincitore arriva anche il nuovo best alla posizione n.120 ATP.

Si giocava anche in Australia a Burnie (Challenger 75, cemento outdoor) in quello che assomigliava molto a un campionato nazionale aussie con 20 australiani ai nastri di partenza, integrati da 10 giapponesi e via così. Alla fine, sintesi perfetta, ha vinto Rinky Hijikata, australiano di origini giapponesi, che ha battuto in finale James Duckworth con un doppio 6-3. Per lui è la seconda vittoria Challenger, accompagnata dal nuovo best al n.199 ATP, settimo miglior giocatore australiano.

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Sono tre gli azzurri che si qualificano per i quarti al Challenger di Tenerife

Buon torneo per Arnaldi, Brancaccio e il redivivo Marcora. A Koblenz eliminati invece prematuramente Nardi, Oradini e Arnaboldi.

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Marcora Roberto - Foto Daniel Kondarcuik

Gli italiani ai nastri di partenza del Challenger 75 di Tenerife (cemento outdoor) erano addirittura dodici ma ben sette di loro sono stati eliminati all’esordio e non gli rimarrà altro da fare che allenarsi, approfittando dello splendido clima dell’isola, in vista del terzo ed ultimo torneo organizzato da MEF che andrà in scena la prossima settimana. A proposito di MEF, sono doverosi i complimenti al gruppo di Marcello Marchesini che si conferma ancora una volta un passo avanti a tutti gli altri. Infatti quello di Tenerife sarà ricordato come il primo Challenger in assoluto ad aver utilizzato l’Occhio di Falco per il controllo telematico delle palle contestate, confermando come i loro Challenger assomigliano sempre più a dei tornei ATP. Tornando al campo, accedono ai quarti Matteo Arnaldi, Raul Brancaccio e Roberto Marcora. Il sanremese, dopo aver vinto il derby tutto ligure contro Alessandro Giannessi, ha poi fermato la corsa di Shintaro Mochizuki (6-0 2-6 6-3) che sembrava avere un conto aperto con gli italiani, avendo eliminato la giovane wild card Massimo Giunta nelle qualificazioni e Matteo Gigante nel primo turno. Adesso dovrà vedersela con l’ucraino Oleksii Krutykh (n.176 ATP) e giocherà da favorito.

Raul Brancaccio conferma il suo ottimo inizio di stagione prima rimontando il serbo Nikola Milojevic (n.265 ATP), senza farsi scoraggiare da un primo set disastroso (0-6 7-5 6-2), e poi regolando con un tranquillo 6-3 6-3 il britannico Daniel Cox (n.447 ATP).

Discorso a parte merita Roberto Marcora che, entrato in tabellone da n.683 del mondo grazie al ranking protetto, continua a rimandare il momento della pensione, già dichiarata ma mai praticata.

 

Il 33enne tennista di Busto Arsizio, che lo scorso anno aveva appunto annunciato il ritiro, ha trovato un nuovo equilibrio e ha deciso di regalarsi un’altra chance in questa seconda parte della sua carriera. “Questa mattina pensavo di avere un 20% di possibilità di vincere ed è per questo che sono davvero contento – ha raccontato l’azzurro dopo il 1-6 7-5 6-3 inflitto a Rodriguez Taverna -. Nel pomeriggio di ieri ho lavorato tanto con il fisioterapista perché avevo accusato dei fastidi dopo il match con Zekic, quindi devo ringraziare anche lui per i trattamenti. In campo, dopo aver perso il primo set, ho pensato solo a godermela e a fare del mio meglio per vincere”. Seguito da Uros Vico nella trasferta alle Canarie, Roberto ha trovato un nuovo modo di vivere il tennis: “Se ripenso ad un anno fa devo ammettere che ho passato un periodo molto duro che mi aveva portato a decidere il ritiro. Poi ho capito che non era finita ed ora la vivo come una seconda chance. Sono in un posto magnifico, gioco a tennis e me la godo. Vediamo che succederà ai quarti di finale”. In cui troverà ad aspettarlo Lloyd Harris, che ha superato Francesco Passaro.

Sfortunato il tennista perugino che, da prima testa di serie, ha trovato al secondo turno Lloyd Harris, autentica mina vagante del torneo. Il sudafricano vale ovviamente molto di più della sua classifica (n.175 ATP) come aveva già dimostrato contro Musetti agli AO. Fuori al secondo turno anche Riccardo Bonadio che subisce una severa lezione (6-4 6-0) da Carlos Taberner (n.177 ATP) dopo essersi però tolto la soddisfazione di domare 7-5 6-4 l’astro nascente Martin Landaluce, il 17enne fenomeno, vincitore lo scorso anno degli US Open Juniores e allenato da Oscar Burrieza (l’ex allenatore di Jimbo Moroni). A proposito di Jimbo, purtroppo il tennista romano ha perso all’esordio contro lo spagnolo Carlos Taberner. A fargli compagnia Francesco Maestrelli che si è fatto sorprendere (7-5 6-1) dal qualificato Alejandro Moro Canas, Lorenzo Giustino, Salvo Caruso e Gianluca Mager, gli ultimi due avvitati in una spirale di cui non si riesce a vedere la fine.

Al Challenger 100 di Koblenz (cemento indoor) c’erano tre italiani in gara e purtroppo non è che abbiano fatto molta strada. Eliminato all’esordio Luca Nardi che cede 7-6(9) 6-3 allo svizzero Henri Laaksonen (n.194 ATP), confermando come la stagione che doveva essere quella della sua consacrazione non sia partita affatto col piede giusto. Eppure nel primo set molte cose potevano andare diversamente, visto che il tennista pesarese ha avuto ben tre set point, uno sul 5-3 e servizio e due nel tie-break. Eliminati nelle qualificazioni Giovanni Oradini e Andrea Arnaboldi. Il roveretano si è dovuto arrendere al tedesco Mats Rosenkranz (6-3 6-4) che si è dimostrato assolutamente ingiocabile sulla prima di servizio in cui ha totalizzato l’89% dei punti. Arnaboldi ha ceduto quasi senza combattere (6-4 6-4) all’altro tedesco Johannes Haerteis (n.705 ATP).

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Challenger: Goffin vince a Ottignies, Barrere a Quimper, Coria a Concepcion

Il belga torna al successo nel Challenger di casa mentre gli italiani deludono e Benoit Paire sembra sempre più avvitato nella sua spirale di negatività

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David Goffin, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Trevor Collens

Al Challenger 125 di Ottignies (Belgio, cemento indoor) finale di rango tra la prima testa di serie, il belga David Goffin (n.41 ATP) e lo svedese Mikael Ymer (n.69 ATP) che hanno giocato davanti ad un foltissimo pubblico, davvero inusuale a questi livelli. Ha vinto il primo in maniera fin troppo netta per 6-4 6-1 e per lui è l’ottavo successo Challenger, circuito in cui non vinceva dal lontano 2014, avendo nel frattempo frequentato ben altri palcoscenici. Il 32enne ex n.7 ATP continua così, dopo un paio di anni di buio, la sua rincorsa ai bei tempi andati. Tempi che difficilmente torneranno ma comunque vederlo giocare è sempre un piacere e poi può sempre capitare che tiri fuori dal cilindro un bel coniglio come successe lo scorso luglio sui prati di Wimbledon con quegli inaspettati quarti di finale. Per lo svedese nuovo best alla posizione n.60 ATP.

Nell’altro Challenger 125 che si giocava a Quimper (Bretagna, cemento indoor) finale tra due francesi, forse non i più attesi: Gregoire Barrere e Arthur Fils. Il vecchio contro il nuovo, volendo fare una sommaria sintesi giornalistica. Ed è il vecchio a prevalere in maniera molto netta col punteggio di 6-1 6-4. Il 28enne Barrere (n.83 ATP e seconda testa di serie del torneo) conferma così di essere in chiara ripresa dopo che il 2022 non gli aveva regalato molte gioie, se non in autunno con le due vittorie di Orleans e Brest. Un po’ di delusione invece per Arthur Fils, di 10 anni più giovane, che sembrava navigare col vento in poppa sulle ali della recentissima vittoria al Challenger di Oeiras 2 che l’aveva proiettato in top 200. Per il vincitore è il sesto successo Challenger e il nuovo best ranking alla posizione n.76 ATP, ottavo miglior giocatore francese. Nuovo best anche per Fils che sale al n.164. Comunque, nonostante la partita abbia regalato poche emozioni, è stata la miglior finale possibile, persi prematuramente per strada gli italiani, ed eliminato a sorpresa Luca Van Assche che, dopo aver battuto il nostro Nardi, è inciampato nel connazionale Geoffrey Blancaneaux. Tra quelli che si sono persi per strada una citazione la merita di diritto Benoit Paire, il disperso per antonomasia, che all’esordio ha raggranellato solo cinque giochi contro l’ucraino Illya Marchenko e sembra ben avviato al quarto anno consecutivo di saldo negativo vittorie/sconfitte.

Si giocava anche in Cile a Concepcion (Challenger 100, terra battuta outdoor) dove in finale sono arrivati Federico Coria (n.76 ATP) e il kazako Timofey Skatov (n.144 ATP). E nemmeno in questo caso l’ultimo atto ha dispensato grandi emozioni. Facile infatti la vittoria dell’argentino che porta a casa il titolo 6-4 6-3 in poco meno di due ore di gioco. E non c’è bisogno che vi spieghi perché sono servite quasi due ore per definire un punteggio in fin dei conti piuttosto netto. Il combinato disposto giocatore argentino più terra battuta ha imposto la sua legge anche questa volta. Per l’ormai 30enne Coria è il quinto Challenger in bacheca mentre il kazako si consola con il nuovo best ranking al n.129 ATP, secondo miglior giocatore del suo paese dopo Alexander Bublik.

 

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