ATP Cup: l'Italia spera ancora, battuta la Francia

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ATP Cup: l’Italia spera ancora, battuta la Francia

Jannik Sinner e Matteo Berrettini vincono i loro singolari in due set e poi si aggiudicano anche il doppio. Italia ancora in corsa per le semifinali

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Jannik Sinner - ATP Cup 2022 Sydney (foto Facebook ATP Cup)
 

ITALIA – FRANCIA 3-0

J. Sinner (ITA) b. A. Rinderknech (FRA) 6-3 7-6(3)

Sydney è molto lontana da Lione. Geograficamente non ci sono dubbi; tennisticamente si poteva pensare che quella vittoria a sorpresa la primavera scorsa sulla terra francese bagnaticcia avrebbe comunque potuto dare ad Arthur Rinderknech (n. 58 ATP) quella fiducia nei propri mezzi che avrebbero potuto aiutarlo a portare a casa la sorpresa. E invece Jannik Sinner ha fatto valere la sua maggiore caratura, quasi dominando il primo set nonostante la differenza nel punteggio alla fine sia stata un solo break, ottenuto al terzo gioco grazie a un doppio fallo finale del francese, ma in tutti i suoi game di battuta Rinderknech ha sempre fatto molta fatica a reggere il ritmo di Sinner.

 

Purtroppo nel secondo set ho calato un po’ l’intensità e questa cosa mi ha messo nei guai,” ha detto Jannik nell’intervista in campo post-gara. Infatti un paio di gratuiti nel secondo game hanno causato il break, l’unico da lui subito nel match, che lo ha fatto precipitare prima 0-3 e poi 1-4 nel punteggio. Rinderknech ha continuato a giocare il suo tennis aggressivo alla ricerca della rete, specialmente sulla sua battuta, per togliersi dal ritmo da fondocampo imposto da Sinner.

L’altoatesino è però riuscito a riprendere il set, agguantando il controbreak anche grazie a un nastro particolarmente beffardo, rimettendosi in carreggiata sul 4-4 e portando il set al tie-break, poi vinto con grande autorità per 7 punti a 3.

M. Berrettini (ITA) b. U. Humbert (FRA) 6-4 7-6(6)

Ci ha pensato Matteo Berrettini a chiudere prima del doppio la pratica transalpina di questa giornata di ATP Cup. Con una prestazione al servizio degna dei suoi giorni migliori il n. 1 italiano ha superato in due set un cliente scomodo come il talentuoso mancino Ugo Humbert (n. 35 ATP) mettendo a segno il 73% di prime palle con l’85% di trasformazione. Solo 13 punti ceduti in 11 turni di battuta e nessuna palla break concessa per una giornata davvero positiva: “Sono davvero contento di come ho giocato – ha poi confermato al termine del match – sapevo di dover servire bene, lui è un giocatore difficile da affrontare, mancino, ma sono riuscito a trovare il ritmo da subito e servendo parecchi aces [18 n.d.r] è più facile perché ci si stanca di meno. Ora devo solo giocare altre partite per trovare la forma”.

Due diritti in rete consecutivi da parte di Humbert sull’1-1 hanno dato il primo break di vantaggio a Berrettini, apparso non totalmente in affanno anche nelle situazioni difensive sui palleggi prolungati. Sarebbe potuto arrivare anche un secondo break per il 5-2 pesante, ma in quel frangente il transalpino ha rimediato bene a una serie di gratuiti salvando le palle break con due vincenti.

Nel secondo set dominio totale dei servizi: 12 punti vinti dal ribattitore in 12 games, zero palle break in totale e set deciso dal tie-break nel quale Berrettini è riuscito a recuperare subito un minibreak di svantaggio preso al primo punto per colpa di uno smash molto semplice messo in corridoio. Sul 4-4 ha ricevuto in dono un doppio fallo fa Humbert che però si è riscattato immediatamente con un diritto anomalo vincente. Primo match point per Matteo sul 6-5 cancellato da una volée di diritto; il secondo è stato quello buono, suggellato dal diciottesimo ace.

M. Berrettini/J. Sinner b. F. Martin/E. Roger-Vasselin 6-3 6-7(7) 10-8

La decisione di Santopadre di mandare in campo i due singolaristi Berrettini e Sinner anche per il doppio ha permesso di soddisfare la curiosità di vedere i primi due singolaristi italiani giocare dalla stessa parte del campo. “Anche se siamo due ottimi giocatori di singolare, in doppio c’è tanto da migliorare” ha detto Sinner alla fine del match. Ed effettivamente margini di miglioramento ce ne sono, nonostante nel primo set la coppia azzurra sembrasse in grado di poter controllare la partita.

Poi, però, un calo all’inizio della seconda partita è costato l’unico break del match, subito da Sinner, costringendo gli italiani a rincorrere. Sono riusciti comunque ad arrivare al tie-break, issandosi pure a match-point sul 7-6, ma sono stati i francesi Martin e Roger-Vasselin (coppia ancora più improvvisata di quella italiana, autrice in diverse occasioni di malintesi da torneo amatoriale) ad aggiudicarsi il parziale trascinando la partita al super tie-break.

 
 
 
 
 
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Qui è probabilmente stata la volée messa in rete da un metro da parte di Fabrice Martin sull’8-8 che ha deciso il match, con Berrettini e Sinner che hanno poi chiuso immediatamente dopo con un bell’intervento di Jannik a rete.

Ora è tutto nelle mani della Russia: gli azzurri devono sperare che Medvedev e compagni battano i padroni di casa dell’Australia e poi sconfiggere a loro volta la Russia giovedì per poter sperare di passare il turno.

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Challenger: Goffin vince a Ottignies, Barrere a Quimper, Coria a Concepcion

Il belga torna al successo nel Challenger di casa mentre gli italiani deludono e Benoit Paire sembra sempre più avvitato nella sua spirale di negatività

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David Goffin, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Trevor Collens

Al Challenger 125 di Ottignies (Belgio, cemento indoor) finale di rango tra la prima testa di serie, il belga David Goffin (n.41 ATP) e lo svedese Mikael Ymer (n.69 ATP) che hanno giocato davanti ad un foltissimo pubblico, davvero inusuale a questi livelli. Ha vinto il primo in maniera fin troppo netta per 6-4 6-1 e per lui è l’ottavo successo Challenger, circuito in cui non vinceva dal lontano 2014, avendo nel frattempo frequentato ben altri palcoscenici. Il 32enne ex n.7 ATP continua così, dopo un paio di anni di buio, la sua rincorsa ai bei tempi andati. Tempi che difficilmente torneranno ma comunque vederlo giocare è sempre un piacere e poi può sempre capitare che tiri fuori dal cilindro un bel coniglio come successe lo scorso luglio sui prati di Wimbledon con quegli inaspettati quarti di finale. Per lo svedese nuovo best alla posizione n.60 ATP.

Nell’altro Challenger 125 che si giocava a Quimper (Bretagna, cemento indoor) finale tra due francesi, forse non i più attesi: Gregoire Barrere e Arthur Fils. Il vecchio contro il nuovo, volendo fare una sommaria sintesi giornalistica. Ed è il vecchio a prevalere in maniera molto netta col punteggio di 6-1 6-4. Il 28enne Barrere (n.83 ATP e seconda testa di serie del torneo) conferma così di essere in chiara ripresa dopo che il 2022 non gli aveva regalato molte gioie, se non in autunno con le due vittorie di Orleans e Brest. Un po’ di delusione invece per Arthur Fils, di 10 anni più giovane, che sembrava navigare col vento in poppa sulle ali della recentissima vittoria al Challenger di Oeiras 2 che l’aveva proiettato in top 200. Per il vincitore è il sesto successo Challenger e il nuovo best ranking alla posizione n.76 ATP, ottavo miglior giocatore francese. Nuovo best anche per Fils che sale al n.164. Comunque, nonostante la partita abbia regalato poche emozioni, è stata la miglior finale possibile, persi prematuramente per strada gli italiani, ed eliminato a sorpresa Luca Van Assche che, dopo aver battuto il nostro Nardi, è inciampato nel connazionale Geoffrey Blancaneaux. Tra quelli che si sono persi per strada una citazione la merita di diritto Benoit Paire, il disperso per antonomasia, che all’esordio ha raggranellato solo cinque giochi contro l’ucraino Illya Marchenko e sembra ben avviato al quarto anno consecutivo di saldo negativo vittorie/sconfitte.

Si giocava anche in Cile a Concepcion (Challenger 100, terra battuta outdoor) dove in finale sono arrivati Federico Coria (n.76 ATP) e il kazako Timofey Skatov (n.144 ATP). E nemmeno in questo caso l’ultimo atto ha dispensato grandi emozioni. Facile infatti la vittoria dell’argentino che porta a casa il titolo 6-4 6-3 in poco meno di due ore di gioco. E non c’è bisogno che vi spieghi perché sono servite quasi due ore per definire un punteggio in fin dei conti piuttosto netto. Il combinato disposto giocatore argentino più terra battuta ha imposto la sua legge anche questa volta. Per l’ormai 30enne Coria è il quinto Challenger in bacheca mentre il kazako si consola con il nuovo best ranking al n.129 ATP, secondo miglior giocatore del suo paese dopo Alexander Bublik.

 

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Pagelle Australian Open: Nole 10 e gode

Novak Djokovic torna in Australia e torna a vincere. Primo trionfo per Sabalenka mentre Berrettini si consola

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

Diciamo la verità, è stato un Australian Open agghiacciante che non ha offerto alcuno spunto interessante, se non fosse stato per le imprese di Srdjan Djokovic, un uomo che ha un livello di autocontrollo, eleganza e opportunità nei comportamenti pari al numero di vocali nel nome. 
È stato un torneo povero, nel quale non c’era il numero 1 Carlos Alcaraz,  non c’era di fatto Rafa Nadal e chissà se ci sarà più, non c’era Roger Federer e qui mi sa che bisognerà arrendersi all’idea di vederlo sfilare alla Fashion Week di Parigi, non c’era praticamente Danil Medvedev (4) rimasto ai primi due set della finale dell’anno scorso. Per fortuna ci ha pensato Andy Murray (8) a riscaldare i cuori degli aficionados nottambuli ma capirete che se per emozionarci dobbiamo affidarci ad un quasi ex con un’anca di metallo, siamo messi malaccio. 


Quindi che cosa poteva accadere di diverso da quello che accade di solito? Novak Djokovic (10), una volta sicuro di poter tornare ad entrare in Australia, ha ripreso a fare quello che ha sempre fatto da queste parti, e non solo: dominare. Al punto che ai suoi avversari e detrattori non resterà che augurarsi l’esplosione di una nuova pandemia.


Stefanos Tsitsipas (8,5) sognava il primo slam ed il numero 1 del mondo: “sarà per la prossima volta”, ovvero la frase che i giovani , i quasi giovani e gli ex giovani del circuito degli ultimi 20 anni si sono sentiti ripetere in continuazione. Comunque Stefanos l’ha presa con filosofia e con la consueta dose di umiltà: “È scritto, sono nato campione, sono andato a soli tre set dall’essere campione slam,  numero 1 del mondo, Papa, Presidente degli Stati Uniti e presentatore del Festival di Sanremo”.

 

A proposito, per evitare le polemiche legate all’invito al presidente ucraino Zelensky, pare che Amadeus abbia deciso di mandare un forte messaggio di pace ospitando nella serata dei duetti Srdjan Djokovic e Apostolos Tsitsipas che si esibiranno prima in “Sei forte papà” e poi, tenendosi per mano in “Allora ti chiamerò trottolino amoroso dududadadà”


E lo so, dovremmo essere politically correct e tessere le lodi dei semifinalisti Tommy Paul (8), emblema del rinascimento del tennis a stelle e strisce, e Karen Khachanov (8), che ha tenuto alta la bandiera invisibile dell’armata russa…ma insomma i russi i russi gli americani, no lacrime non fermarti fino a domani…e invece diciamo che un torneo dello slam con Paul e Khachanov in semifinale non possiamo sopportarlo. Lo sappiamo, direte,  intanto loro fin lì ci sono arrivati (e infatti gli abbiamo dato dei bei voti, che volete, anche se Struff, Davidovich Fokina, Brooksby, Bautista Agut e Shelton  per arrivare in semifinale non è male come percorso eh?) e invece i membri dello squadrone italico che fine hanno fatto? 


Beh, da questo punto di vista il torneo è stato pressoché drammatico. Jannik Sinner (6,5) ha almeno piantato la bandierina nella seconda settimana, ha peggiorato di un turno il risultato dello scorso anno, ma in compenso ha portato al quinto il finalista del torneo ed è tornato a casa in buona salute e non ha rivoluzionato il suo box: insomma si cresce.


Matteo Berrettini (4,5) in realtà non ha tradito le attese: l’obiettivo era occupare le pagine dei quotidiani italiani durante la seconda settimana del torneo grazie alle imprese realizzate verso le 04.30 del mattino ora italiana. Ebbene, game, Satta and match, Matteo! Sei tutti noi! Applausi!

Lorenzo Musetti (4) invece ha perso male al primo turno, tradendo le attese degli esteti del tennis. Per fortuna ci sono le donne (a prescindere, come direbbe Totó). Rybakina (9)  e Sabalenka  (10) hanno dato vita ad una grande finale e il timore che Iga Swiatek (5) potesse soggiogare l’intero circuito femminile è stato subito fugato. Certo a vedere Aryna Sabalenka campionessa slam e ricordandoci di quando appena otto mesi fa veniva presa a pallate da Camila Giorgi (6) al Roland Garros, viene un po’ di magone.


Suvvia tifosi, la stagione è appena iniziata, grandi novità si intravedono all’orizzonte, non avete idea di quante sorprese ci sono in…serbo!

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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