Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato

Editoriali del Direttore

Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato

Le circostanze, e le coincidenze con precedenti prese di posizione di Djokovic, mettono in cattiva luce sia lui sia le autorità scientifiche (e non) australiane. Ma le prove della presunta farsa non ci sono. Se il n.1 del mondo farà chiarezza sarà un bene per tutti, per lui per primo

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L’esenzione sanitaria ottenuta da Novak Djokovic, che consentirà al tennista serbo di partecipare nelle vesti di favorito al torneo vinto nove volte in quel di Melbourne, suscita in me sentimenti fortemente contrastanti.

Capisco bene, quindi, perché li abbia suscitati anche nell’opinione pubblica assai divisa e pesantemente scatenata sui social. Anche se talvolta – seppur non sempre – questa si mostra troppo influenzata dalla simpatia o antipatia nutrita per il personaggio Djokovic, dal tifo per lui come per i suoi rivali sempiterni Nadal e Federer assestati sullo stesso trono dei 20 Slam.

Ho letto oltre 500 commenti su Ubitennis e me ne arrivano in continuazione altri attraverso infinite notifiche sul cellulare.

 

Dopo di che confesso il mio imbarazzo. Riuscirò a dire qualcosa di nuovo, di diverso da quanto è stato già scritto in tutte le possibili salse, fra accusatori implacabili e difensori magari poco credibili?

Sono sorpreso dall’arrivo di questa esenzione? No. Non lo sono perché mi pareva impossibile che Djokovic fosse da tempo così convinto di poterla ottenere.

Era così convinto da recarsi a Marbella ad allenarsi con le stesse palle dell’Australian Open anziché andare a praticare l’altro suo sport prediletto, lo sci, con la sua famiglia. Doveva avere almeno un asso in mano da poter giocare.

Quando lui diceva “wait and see” appariva più che fiducioso di ottenere quella risposta favorevole che poi ha effettivamente avuto. Che senso poteva avere, altrimenti, illudere se stesso e gli altri?

Perché ha preferito non dare mai spiegazioni al riguardo? Forse per lo stesso motivo per il quale probabilmente anche quando sarà a Melbourne penserà di non dover dare mai alcuna spiegazione. Anche se io mi auguro fortemente il contrario. Sono, a scanso di equivoci, certamente favorevole a una trasparenza che lui non ha avuto.

Io non posso sapere quali siano le sue spiegazioni, né i motivi della esenzione. Così come non sono sicuro al cento per cento che i motivi attraverso i quali si poteva ottenere l’esenzione fossero soltanto quelli che sappiamo. Ho letto che è così, questo sì. I protocolli fissano criteri e parametri, ma se ne emergesse uno non contemplato ma reputato grave dal comitato scientifico X, io mi chiedo…dovrebbe essere scartato a priori?

Non so se sarebbe giusto e vi assicuro che non mi sto arrampicando sugli specchi a difesa della posizione di Djokovic, perché non mi pongo assolutamente nè questo obiettivo nè un altro. Ho scritto anche in questi giorni che sono pro-vaccino, e assolutamente contrario alle teorie dei NoVax. Non vi ergete a complottisti anche nei miei confronti adesso eh!

Ma, così come do fiducia alla scienza quando mi dice che vaccinandomi tre volte a distanze sempre più brevi corro meno rischi di andare all’altro mondo o anche di finire intubato in qualche ospedale – e non ho conoscenze mediche tali da poter smentire chi lo sostiene né sono uno che si innamora dei complotti – così mi sento di dare fiducia (o se preferite …in dovere di dar fiducia) anche a un doppio comitato scientifico, quello australiano e quello del solo Stato di Victoria. Anche se non può essere paragonabile all’autorevolezza di un’autorizzazione EMA.  Vorrei essere rassicurato, questo magari sì perchè mi tranquillizzerebbe maggiormente, sul fatto che il parere sulle esenzioni – quella per Djokovic come quella per altri tennisti – possa essere stata davvero blind, cieca, cioè senza sapere chi fosse il personaggio “esaminato”. Però penso anche che non sia facile “oscurare” tutti gli esami presentati di un soggetto, in modo da non renderlo individuabile.

Attenzione: trattandosi di pareri scientifici, ma comunque espressi da esseri umani (per quanto presumibilmente iper-preparati e voglio sperare e credere anche intellettualmente onesti) essi possono tuttavia essere discrezionali. E fallaci. Magari nello Stato del Queensland a Djokovic l’esenzione non sarebbe stata data (e nemmeno in chissà quanti Paesi europei e del mondo) e invece nello Stato di Victoria sì (e chissà in quanti altri Paesi europei e del mondo). Ho letto più volte dell’esistenza di diverse esenzioni per diversi vaccini, tanto per fare un esempio. Anche in questo caso, come riguardo a chi professa teorie NOVAX non sposo teorie complottiste. Non ritengo giusto potermi considerare depositario di verità assolute. Al contrario di tanti pareri assolutisti che leggo.

Chissà, forse mi illudo che non sia così. Forse voglio illudermi che non sia così. Una posizione da vero e grande ingenuo la mia? Può essere, anche se arrivo al punto di sconfessare  completamente il cinico Andreotti quando diceva “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Anche perché, io personalmente nei confronti della rigidità morale del mondo australiano, ho avuto in più occasioni anche forte motivo di dubitare. Un esempio? Il “matrimonio politico” fra Open d’Australia, ATP (con ATP Cup) e soprattutto Laver Cup. Non ha nulla a che vedere con ciò di cui stiamo parladno, siamo su tutt’altro piano, non ci sono né Governi né Comitati Scientifici coinvolti, ma il fatto di distribuire spudoratamente punti ATP in prove cui non tutti possono partecipare e dare equo rigore statistico (fino a “inquinare” perfino gli head to head) a match d’esibizione quali sono certamente quelli della Laver Cup (non c’è neppure il terzo set, ma un long tiebreak), ai miei occhi ha fatto perdere credibilità nei confronti di alcune autorità australiane nonchè della stessa ATP.. Per me è stato uno scandalo. Ma, questa è un’altra storia e mi fermo qui.

Tornando al caso Djokovic…non mi sento, in assenza di informazioni che solo lui e i medici australiani possono conoscere, di contestare il diritto all’esenzione.

Penso anche che se a concederla è un comitato di più persone, di più medici che si presume abbiano un certo status professionale e una certa notorietà, è abbastanza improbabile che tutte queste persone si espongano al rischio di venire un domani smentite e sconfessate. Sarebbe roba da cancellazione dall’albo dei medici. Possibile che in tanti vogliano correre questi rischi?

E il suo diritto a mantenere la privacy sulla propria salute? Credo sia incontestabile anche se Djokovic è un personaggio pubblico che qualche obbligo nei confronti del pubblico ce lo potrebbe (dovrebbe?) avere. O sentire. Ma nessuno può obbligarlo a rivelare quello che ha e che riguarda la sua salute, la sua privacy. Nè, tantomeno, si può invocare che lo faccia uno speaker d’un qualsiasi comitato scientifico australiano.

Di sicuro la prolungata e misteriosa vicenda non può non suscitare in tutti che una grande curiosità. Che cosa diavolo ha Djokovic, un atleta da tutti sempre considerato una sorta di Superman? Perché lui è così misterioso…salvo aver fatto sempre pochi misteri sulle sue perplessità riguardo alla vaccinazione, “al mettersi qualcosa nel proprio corpo”? E ciò ancor prima, molto prima che i vaccini venissero alla luce, Astra Zeneca, Pfizer, Moderna, Johnson fra gli approvati, Sputnik e altri fra i non approvati.

Decisamente Novak è un tipo molto particolare. Certamente non banale. E quando si dice una cosa del genere di un individuo, di fatto si sottolinea la sua imprevedibilità – nel bene e nel male: questo è il problema – per i canoni normali attraverso cui si esprime una pubblica opinione.

Ci ha sorpreso mille volte per i suoi atteggiamenti e comportamenti. Sul campo, ma forse più ancora fuori dal campo. Cioè quando si è addentrato in altri campi. Esempio l’alimentazione: è vegano? O è semplicemente vegetariano? O soltanto allergico al glutine? O sta meglio se non ingerisce glutine, sic et simpliciter? No, non è celiaco come molti a un certo punto si erano persuasi che lui fosse. E l’acqua pranizzata? E lui che diceva di abbracciare gli alberi per ricavarne energia? Boh. Misteri su misteri. Vogliamo parlare del suo fisico (invidiabile per chiunque, secondo quanto si credeva di sapere almeno fino a ieri…) e la sua cura quasi ossessiva: Nole è sempre stato di gomma e, così magro, si è aiutato in tutti i modi possibili (la famigerata camera ipobarica a uovo di cui esisterebbero solo 20 prototipi …il cui utilizzo è consentito in certi Paesi sì, in altri no?), ma si è procurato anche qualche danno che ne minaccia magari l’integrità? Quelli che gli sono valsi l’esenzione? Ricordate quando Nole soffrì in modo pesante di quel malanno al gomito e non voleva saperne di farsi operare? Poi però lo ha fatto. E l’operazione, al di là dei suoi dubbi, delle sue ritrosie, forse delle sue paure, sembra sia riuscita assai bene, a giudicare dai risultati. Anche qui, mistero su mistero. E ricordate il periodo del Guru, Pepe Imaz, di quello strano tipo che pareva influenzarlo tantissimo e che si occupava in particolare di suo fratello? In quel periodo Novak non beccava più palla, sembrava frastornato. Poi Pepe Imaz sparì.

Poi Novak si è ritrovato a colloquiare e a condividere alcune teorie abbastanza stravaganti – ma stravaganti per me, mica per tutti eh –  con Chervin Jafarieh, appassionato di filosofie orientali che sostenne quanto “fosse eccitante vivere in un periodo di pandemia quando tanti muoiono di Covid-19!”.

Djokovic ha indubbiamente una notevole propensione a far …casino, a suscitare reazioni di ogni tipo. Organizza l’AdriaTour in piena era Covid e inevitabilmente, mentre tanti tennisti e spettatori restano contagiati (lui compreso), fa dire ai più: “Ma che bisogno c’era?”

Avvicina, o si lascia avvicinare (chi lo sa?), personaggi dal passato politico a dir poco riprovevole e non si sa perché lo faccia o gli accada. Ma è anche generoso come pochi, come ha dimostrato con quel milione dato all’ospedale di Bergamo dopo la tragica prima ondata COVID, e tutti gli aiuti dati al popolo serbo che non a caso lo adora. Quando aiuta non tiene a farlo sapere. La sua è vera generosità, non sembra farlo, come tanti, per ricavarne guadagni fiscali…Anche se poi, per una delle tante contraddizioni, abita a Montecarlo e a quelli ci pensa stando lì.

Io credo di conoscere Djokovic più di tanti, per averlo visto in situazioni in cui tanti non l’hanno visto. E ho potuto apprezzare certi lati del suo carattere. E non altri. Avrei preferito ad esempio, per come la penso io sui vaccini naturalmente, che lui con l’influenza di cui gode sul popolo serbo, anziché far serpeggiare la sua sfiducia nel vaccino, avesse invece incoraggiato i serbi a vaccinarsi. L’avesse fatto forse i serbi sarebbero vaccinati al 75% e non al 48%. Per carità, padronissimo di non farlo se non ci crede, ma dal mio (magari discutibile…) punto di vista un gran peccato.

Tuttavia non riesco a pensarlo come un personaggio negativo, opportunista e senza scrupoli. Semmai a volte, mi pare straordinariamente ingenuo, più naif che furbo. Come quando, dopo aver colpito involontariamente la giudice di linea all’US Open, pensava di poter convincere il supervisor a non squalificarlo. Non aveva una chance di riuscirci, ma si batteva come se ce l’avesse. Ma a caldo quella poteva essere una reazione istintiva.

Il suo “wait and see” è diverso, finisce per non poter essere considerato istintivo. L’attesa è stata lunga. Troppo lunga perché lui non avesse seri motivi per credere in un felice sbocco.

Non condivido il suo pensiero riguarda al COVID, non mi sembra di poter condividere i suoi comportamenti per via della sua assenza di trasparenza…però non conoscendo tutto quel che lo riguarda trovo difficile permettermi un giudizio. Perchè sarebbe comunque superficiale. Ecco perchè sono certo che qualche lettore mi darà del Ponzio Pilato. Pazienza, prendo il rischio.

Ora mi chiedo: è stata una vittoria di Pirro? La pagherà? Perché io non riesco a credere che in Australia sarà ben accolto dalla gente e dagli spettatori. Che lo fischino anche pesantemente non mi sorprenderebbe per nulla.

E se Novak ha patito tanto, tantissimo, in modo perfino inaspettato ed esagerato, la pressione del Grande Slam fallendo clamorosamente la sfida finale con Medvedev a New York, dovrà essere mille volte più forte mentalmente per arrivare in fondo all’Australian Open. Ciò a meno che un tabellone incredibilmente fortunato lo aiuti dal primo turno, consentendogli di approdare almeno alle semifinali.

Poi, in due match, potrebbe accadere di tutto. Dipenderebbe anche dagli avversari, naturalmente.

Come accennavo sopra…se Novak ha una chance di recuperare un minimo il favore del pubblico, dopo aver tenuto questo comportamento che ai più non può essere che apparso assolutamente ambiguo, dovrebbe avere la sensibilità di spiegare qualcosa alla gente. Qualcosa di credibile, ovviamente, se quel qualcosa esiste.

Perché se non lo farà, la gente farà fatica a credere alla sua buona fede. Al perché uno che si è sempre presentato assertore NoVax abbia successivamente assunto queste posizioni sempre ambigue non è chiaro. Se aveva già motivi medici per non vaccinarsi che bisogno c’era? Sono motivi subentrati dopo?

Un mistero dopo l’altro mi impedisce di proclamare sentenze senz’appello. A parlar chiaro, semmai, è stato solo il padre. E non avrebbe dovuto.

Una condotta, quella di Nole ben diversa da quella di uno Zverev che ha detto seriamente di essere diabetico, di un Sampras che seppure non subito confessò di essere affetto di anemia mediterranea. Quando Pete lo disse dette un vantaggio agli avversari. Magari Djokovic preferisce non darlo, non denunciare una propria debolezza.

Ma il modus operandi di Nole, soprattutto negli ultimi tempi, avrebbe insospettito chiunque, diciamo la verità. E non è possibile che lui non se ne sia reso conto. Se ne frega di quel che pensa la gente? Beh no. Sarebbe l’ennesima contraddizione! Ha sempre sofferto che la gente tifasse più per Federer e per Nadal piuttosto che per lui. Ricordate Wimbledon 2019? E mille altri posti. Ricordate le lacrime di commozione all’ultimo US Open quando contro Medvedev ha avuto il sostegno degli americani che in passato non lo avevano mai amato, quando di fronte aveva gli altri Fab?

Pensare che abbia ottenuto l’esenzione solo perché n.1 del mondo è, a mio modesto avviso, una valutazione di pancia che è normale possa piacere alla gente, quindi un tantino populista. Anche se la tentazione di essere un tantino populista, soprattutto d’istinto, ce l’ho avuta anch’io, lo ammetto.

Chi non si è trovato a vivere situazioni di insopportabili favoritismi, assurde opacità? E non vorrebbe ribellarsi a quelli che considera soprusi, ingiustizie, favori concessi a quei privilegiati per i quali la legge fa eccezioni smentendo il postulato della legge uguale per tutti? Però io credo che si dovrebbe sempre cercare di essere equilibrati. Io almeno ci provo. Anche se avverto comportamenti ondivaghi da parte di autorità cui si dovrebbe pretendere invece massima coerenza perchè non si possano insinuare (legittimi?) sospetti.

Da appassionato di tennis, e di bel tennis, è ovvio che verrebbe di fare il tifo per il miglior torneo possibile, con tutti i migliori protagonisti in campo, chissà magari per una grande ed ennesima finale Djokovic-Nadal con i due campioni che si battono per conquistare lo Slam n.21 – che finale sarebbe ! – ma in questo caso forse avrei sopportato meglio l’ordinario dispiacere per l’assenza di un big, per quella di Nole a Melbourne. L’avrei ritenuta conseguente e coerente con i suoi princìpi, così come ho apprezzato il comportamento di Herbert che però ha ritenuto di non poter chiedere alcuna esenzione. Così invece, capisco perchè tanti restino con il dubbio che il verdetto possa essere stato “accomodato” per via del suo status di n.1 del mondo, per i riflessi economici sul torneo di Melbourne, addirittura sul PIL di tutto il Paese (perchè ci fu raccontato che l’Open d’Australia arrivava ad avere riflessi super importanti per tutto lo Stato di Vittoria…).

Per finire dubito che vincente o perdente si placheranno per tutto gennaio le polemiche sul suo conto, salvo che – come detto e ribadito – lui capisca per primo che gli converrebbe fare chiarezza. Anche se è stato incredibilmente testardo a non averla fatta fin qua.

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Editoriali del Direttore

30 profezie a ritroso del Mago Ubaldo su Federer, Djokovic, Nadal, Zverev, Medvedev, Sinner, Berrettini, Fognini, Sonego, Musetti, Serena Williams (prima parte)

Il Mago si espone su argomenti delicati, Covid, vaccini e No-Vax. I vaticinii di un anno fa…un trionfo! Trenta indovinati. Djokovic dovrebbe impallidire a confronti dei risultati del Mago

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Novak Djokovic - Bercy 2021 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ragazzi, buon anno dal mago Ubaldo che…ama parlar chiaro. Anche se questo tradizionale articolo si chiuderà…col darvi una notizia che per alcuni potrebbe essere una piccola delusione. Ma non è detto.

Ma intanto lo comincio dicendo che tutti i maghi sono in difficoltà, non solo io, con questa piaga del Covid, del Delta, dell’Omicron e di tutte queste varianti che stanno ammorbando il mondo e annebbiando sempre più fittamente ogni sfera di cristallo, la mia inclusa.

Non si parla d’altro, in tutte le case, frequentate da persone negative (che vorremo non frequentare), da persone positive (idem come sopra), in genere da persone…che comunque siano e si sentano…ci viene il dubbio se sia il caso di frequentare anziché magari imparare a vivere meglio – almeno per un po’ – con se stessi e una propria solitudine, quella che deve essere costruttiva e non depressiva (e deprimente).

 

Gnotis te eauton – italianizzo, non avendo la tastiera più adatta all’alfabeto greco bizantino di derivazione fenicia …a scanso di equivoci non ce l’ho neppure per quello cirillico caro a russi e bielorussi, ucraini, serbi, macedoni, bulgari, ruteni– ma quella frase lassù ad inizio paragrafo mal trascritta significa “conosci te stesso”, secondo le vaghe reminiscenze del greco studiato al classico anche dal vostro Mago.

Posso solo chiedermi: ma non è che si impara a conoscere meglio se stessi concentrandosi fortemente su quel poco di cui siamo a conoscenza…pur sapendo socraticamente di non sapere? 

Due anni fa non c’era Mago al mondo che si aspettasse la pandemia, forse solo il Mago di Wuhan. Il Mago Ubaldo, si fece trovare clamorosamente impreparato. Ma errore comune mezzo gaudio, disse a se stesso per giustificarsi,  avendo commesso la clamorosa topica di profetizzare exploit straordinari di tanti campioni diversi perfino in quei 6 mesi del 2020 in cui a tennis non si giocò affatto.

E un anno dopo?

Beh, siamo e siate onesti: un anno fa non c’era Mago che non intravedesse l’alba di un vaccino miracoloso. Sembrava fosse solo questione di tempo: 3 mesi? 6 mesi? Di Maghi No-Vax non c’era neppure l’ombra. Tutt’al più apparirono i primi maghi “complottisti”, cioè quelli che vaticinarono che se il vaccino magico fosse apparso e comparso troppo presto, senza i necessari periodi di test, ciò sarebbe dipeso soltanto dagli interessi di quella casa farmaceutica e, alle sue spalle, di questo o quel Governo e Paese.

E il popolo con l’anello al naso avrebbe dovuto bere l’amaro calice davanti alla tv dove si esibivano di continuo frotte di virologi più o meno interessati a costruirsi un’immagine, un portafogli.

La scienza per i maghi complottisti? Poco seria. I comitati scientifici chiamati a garantire la validità dei vaccini? Ostaggi frettolosi di dare una qualche risposta a Governi e Paesi in crisi, avallando furbizie e furbetti della farmaceutica.

Semmai c’era quel Mago X che garantiva che Astra-Zeneca era il vaccino più efficace anche se costava di meno, poi c’era il Mago Y che invece suggeriva di dar più fiducia al Moderna (il cui nome però sembrava un po’ troppo…al passo con i tempi), quell’altro Mago che giurava sulle qualità straordinarie dello Pfizer, mentre un collega Mago famoso per la sua pigrizia faceva leva sui suoi simili: “Meglio il Johnson, basta una sola dose e ti rompi meno le scatole!”. Un mio amico mago russo – che abita a San Marino – assicurava: “Tranquilli, lo Sputnik va benissimo”. I comitati scientifici non lo approvano? “Certo ce l’hanno con Putin, sono anticomunisti”.

Poi c’era un collega serbo, amico di Djokovic – ma non di Coric e Ivanisevic – al confine dell’Italia, dalle parti di Trieste, che diceva di non farne di nulla, perché mettersi qualcosa in corpo, un qualche siero solo per favorire tutte quelle aziende farmaceutiche che pensavano soltanto ad arricchirsi, sarebbe stato un boomerang alla propria salute. Neppure un numero esorbitanti di decessi, e una percentuale decisamente migliore di intubati, ha persuaso il mio collega serbo a modificare il proprio orientamento. Testardo o soltanto coerente?

 E voi ponete quest’interrogativo imbarazzante (Not too bad…) al Mago Ubaldo?

Lasciatemi dire che un Mago che scrive su Ubitennis si deve augurare soltanto che i lettori del primo sito tennistico d’Italia crescano ancora. E non diminuiscano per cause naturali. Come accadrebbe se il Covid continuasse a mietere vittime come faceva nei primi mesi dello scorso anno.

Guerra al Covid, dunque, con tutte le armi di cui si dispone. I vaccini non garantiscono l’invulnerabilità, magari!,  ma ne riducono oggettivamente – leggasi statisticamente – la pericolosità?

Fino ad oggi sembra che sia proprio così. Lo dice chi lavora all’interno degli ospedali e constata quanti siano i ricoverati e gli intubati, fra coloro che sono stati vaccinati e coloro che non lo sono stati. Sono percentuali ben diverse, innegabili.

E se così è, allora si prosegua a vaccinare il maggior numero delle persone nell’interesse generale, almeno fino a che un gruppo di scienziati altamente qualificati, che abbia cioè fatto studi seri e approfonditi su tutto quanto sta accadendo non provi – scienza contro scienza! – che sia meglio non vaccinarsi.

In tal caso ci dovremmo fermare tutti, nella corsa verso questi vaccini eventualmente controproducenti. Guai a fidarsi, però, di “esperti” improvvisati. Ce ne sono troppi a giro.

A pagina 2 le profezie 2021 indovinate dal Mago Ubaldo

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Editoriali del Direttore

Gli auguri di Ubitennis a lettori e tennisti dopo un’annata straordinaria (VIDEO)

Centrata l’ambiziosa lista dei desideri espressi un anno fa grazie a Berrettini, Sinner, Giorgi e i 10 italiani Top100. Non sarà facile ma potremo far meglio nel 2022, sia i giocatori sia gli organizzatori

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Matteo Berrettini - ATP Finals Torino 2021 (via Twitter, @atptour)

Cari lettori,

Credo che mai come quest’anno, nel quattordicesimo Natale dacchè è nato Ubitennis, si abbia bisogno tutti di auguri che… funzionino davvero.

Sì perché, diciamo la verità, non è che quelli dell’anno scorso abbiano dato buoni risultati, al di fuori dei rettangoli di gioco per i tennisti italiani che ci hanno dato soddisfazioni inimmaginabili.

 

Un anno fa vivevamo tutti – o quasi – con la speranza che il preannunciato arrivo di vaccini efficaci ci tirasse fuori dalle angoscie del COVID che già tante vittime aveva lasciato dietro di sé nel 2020.

Scrivo da vaccinato con terza dose, affrontata serenamente perché in ogni campo (tennis compreso) preferisco confidare maggiormente in chi ha una riconosciuta competenza piuttosto che a chi non ce l’ha… e quando ci sono competenze in contrapposizione ritengo possa essere un criterio intelligente optare per quelle che riscuotono maggiore credibilità, senza tuttavia assumere posizioni fideiste e pur conservando quel pizzico di scetticismo che non dovrebbe però mai scivolare nel complottismo.

Ciò premesso, però, è evidente che un anno dopo tante speranze, ritrovarsi a vivere un Natale pieno di paure anche al momento di ritrovarsi insieme per una cena di famiglia, perché non sai se il fratello o il cugino ha avuto contatti con qualche “positivo”, non può che procurare un grande sconforto.

Soprattutto perché a causa di queste infinite varianti che adesso colpiscono perfino le creature più innocenti, i bambini, non vedi la luce in fondo al tunnel. Ti consoli certo – e non è poco – con la constatazione che il virus sembra meno virulento, che i vaccinati hanno maggiori chances di sfuggire agli ospedali e alle sale di rianimazione e intubazione per cui tanti, convinti o meno, scelgono il male minore, ma certo non è una situazione che ci possa far stare allegri e sorridenti.

Da genitore mi dispiace anche per i figli che da un paio d’anni non possano più vivere una vita normale, di affetti, di passioni ravvicinate, di uscite spensierate. Poi magari penso che rispetto ai miei genitori, ai miei nonni, a tutti gli antenati, io e mia moglie – e anche i miei figli – abbiamo avuto la fortuna di essere la prima generazione italiana che ha scampato una qualsiasi guerra… ma questa pandemia ha pur sempre portato con sé nella sola Italia oltre 136.000 lutti.

Poiché però di queste storie sono pieni tutti i media, non mi pare il caso di insistervi e deprimervi ulteriormente, perché già si teme di fare una sciocchezza a festeggiare davanti a un panettone e a quattro familiari stando chiusi in casa e tristemente attenti al primo starnuto (sarà mica Omicron?), a non abbracciarsi con troppa effusione – non si sa mai – a guardare con sospetto il cugino più vicino (sarà mica “positivo” proprio lui? Mettiamo le mascherine o no? Ma se si sta a tavola per 2 ore come ai bei tempi del Natale che fu come si fa? Rigorosi o fatalisti?), mentre i tamponi vanno a ruba nelle farmacie, molto più dei dolci che avevamo prenotato nelle pasticcerie e ci siamo ritrovati a sfissare, non senza qualche imbarazzo.

E allora teniamoci stretti, se non le persone, insieme agli affetti anche le passioni. Quella del tennis ad esempio, giusto per dirne una che mi sta particolarmente a cuore e che mi è stata “sorella” per tutta una vita. Un po’ come il giornalismo, altro amore mai tradito.

Meno male che c’è stata lei, sì, l’immutata passione per il tennis. Anche quest’anno. Mi ha tenuto compagnia sempre, anche quando mi sono ritrovato obbligato a starmene a casa, per il primo anno in oltre 30 anni senza Australian Open e senza US Open, due Slam su 4. Nemmeno fossi Federer.

E ringrazio anzi la buona sorte che mi ha permesso di andare a seguire a… teatro, in prima fila, gli Internazionali d’Italia al Foro Italico, il Roland Garros, Wimbledon, le Olimpiadi di Tokyo, le finali ATP (Next Gen a Milano e quelle di Torino), la Coppa Davis a Madrid. A contar tutti quei giorni…sono quasi 90, un quarto del 2020.

Guai a lamentarsi allora, soprattutto perché il tennis italiano ha vissuto un’annata indimenticabile, assolutamente straordinaria. Inimmaginabile, come ho già scritto sopra.

Ripercorrerla tutta significherebbe recuperare tutte le settimane in cui un tennista italiano è stato protagonista di una finale o di una semifinale di un torneo dei due circuiti maggiori, ATP e WTA – siamo arrivati al punto che i quarti di finale li snobbiamo! – ritrovare quella settimana in cui gli azzurri tra i Top 100 erano addirittura dieci per riscoprire che a fine anno ne abbiamo due addirittura fra i primi 10, quando per quarant’anni e passa non avevamo avuto più neppure uno; ricercare in 136 passate edizioni dei leggendari Championships di Wimbledon dal 1877 al 2019 l’anno in cui Nicola Pietrangeli, 61 anni fa, anno 1960, aveva giocato una semifinale all’All England Club. Fino a che Matteo Berrettini, nello stesso giorno in cui gli azzurri del calcio conquistavano un insperato titolo europeo a Wembley, qualche ora prima a Wimbledon non ci faceva sognare addirittura di poter conquistare il trionfo più prestigioso del nostro sport: aveva strappato il primo set al tiebreak al n.1 del mondo Novak Djokovic, il serbo che lo aveva fermato a Parigi e che lo avrebbe stoppato nuovamente a Flushing Meadows.

E poi c’è stata l’escalation di Jannik Sinner, da n.37 all’inizio dell’anno a n.10 a fine 2021. Quattro tornei vinti, una finale di Masters 1000 persa non senza rimpianti, perché Hurkacz è meno giovane ma non è migliore di Jannik e credo che nel 2022 ne avremo la riprova.

Quando si dice che…sognare non costa nulla. Un anno fa su queste stesse pagine, questo stesso giorno, avevo scritto quanto sarebbe stato bello pensare di poter avere due tennisti italiani impegnati nella finali ATP di Torino, le prime ospitate nel nostro Paese. Sembrava quasi impossibile, sia a coloro che pensavano che Matteo fosse quasi un usurpatore di un posto tra i top-ten, sia a quanti sostenevano che l’entusiasmo per i primi exploit di Jannik, fosse eccessivo. E anche il fatto che Lorenzo Sonego, vincitore a Cagliari, si avvicinasse ai top-20 e lo ritrovassimo a fine anno a n.27 del mondo, e quindi sicura testa di serie in Australia, non era per nulla scontato.

Così come pareva che il roseo avvenire dipinto per la nostra squadra di Coppa Davis, sulla scia della finale raggiunta nell’ATP Cup, fosse mera illusione. Non è andata bene a Torino con la Croazia, ma non credo di essere il solo a pensare che se avessimo potuto disporre del nostro n.1 Berrettini – sfortunatissimo a Torino come già lo era stato a Melbourne 10 mesi prima – avremmo potuto raccontare tutta un’altra storia.

Non sapevamo di poter raccontare quella di una Camila Giorgi finalmente vittoriosa in un grande torneo, l’Open del Canada. Temevamo di dover spendere ancora tante righe nostalgiche al ricordo di quella finale dell’US Open 2015 giocata da Flavia Pennetta e Roberta Vinci, invece abbiamo vissuto ancora qualche momento di gloria. Grazie anche a Jasmine Paolini (notevole la sua ascesa, bravo Renzo Furlan), Martina Trevisan, Sara Errani (altra irriducibile), Lucia Bronzetti, Elisabetta Cocciaretto da cui attendo altri progressi.

E dobbiamo ringraziare anche tutti gli altri tennisti italiani che ci hanno offerto giornate da raccontare, tutti coloro che si sono inseriti, o confermati, tra i top-100 nell’arco dell’anno, dal giovanissimo Musetti che ci ha entusiasmato ad Acapulco e in maniera incredibile quando ha strappato i primi due set a Djokovic a Parigi, al meno giovane Fognini che non molla – anche come papà: tre figli non sono pochi al giorno d’oggi con tanta natalità decrescente nel nostro Paese! -, a tutti gli altri, con una menzione speciale per Andreas Seppi, un esempio per tutti sotto più punti di vista che dovrebbe ispirare – visto che il coach è il medesimo, Massimo Sartori – Marco Cecchinato a ripercorrerne le orme almeno sulla terra rossa… visto che continuo a considerare il suo exploit con la semifinale al Roland Garros 2018 come la password che ha persuaso tutti i tennisti italiani che arrivare a giocarsi le tappe finali di uno Slam non sarebbe stato impossibile a patto di crederci e lavorare seriamente.

Per la Federtennis è stato naturalmente un anno tutto da festeggiare, anche a livello organizzativo. Non più soltanto un numero sempre importante di Challenger, ma anche tornei ATP quali quelli di Cagliari e Parma (quest’ultimo sia a livello WTA che ATP), WTA a Palermo, le finali ATP e la Davis a Torino che hanno fatto registrare un successo più che discreto considerate tutte le circostanze. Credo che nel 2022, sulla base delle esperienze compiute, si potrà fare ancora meglio riguardo a più settori. Ubitennis cercherà di riferire con obiettività, raccogliendo le critiche dei lettori ma raccontando anche i meriti di chi lavora per costruire qualcosa di solido.  

Per il tennis internazionale ho accennato già nel video che il 2021 ha sofferto per gli infortuni toccati ai due grandi vecchi, Roger Federer e Rafa Nadal, ma ha goduto però dell’inatteso recupero di Andy Murray in un’annata che ha visto Novak Djokovic conquistare tre Slam su 4 e mancare l’ultimo rush a New York, tradito dalla tensione accumulata da agosto in poi, dal mancato oro alle Olimpiadi ma anche dagli indubbi progressi tecnici e mentali compiuti da Medvedev e Zverev, in ordine di classifica seppur non cronologico, per i k.o. inflitti a Novak.

Ho scritto più volte del paradosso Djokovic, cioè del suo aver mancato i traguardi cui lui per primo aveva detto di tenere di più, anche se l’aver chiuso per il settimo anno in dieci anni al primo posto del ranking mondiale di fine anno dovrebbe zittire tutti i suoi critici e coloro che sottolineano maggiormente i traguardi mancati rispetto a quelli centrati. Ma si sa che spesso i tam tam mediatici propagano e fan rimbombare falsi suoni e inaffidabili eco.

I NextGen che erano a Milano fin dalla prime edizioni si stanno facendo largo, diversi sono diventati top-ten, o anche top-5 come Tsitsipas, oltre a quelli già citati.

Per Ubitennis, dopo un 2020 inevitabilmente sofferto a causa di 6 mesi di tennis non giocato, questo 2021 si è chiuso con risultati importanti e sottolineati anche dalla soddisfazione dei tanti sponsor che ci hanno accordato la loro fiducia e ci hanno promesso il loro sostegno anche per il 2022, confortati dai nostri risultati che si riassumono, secondo le statistiche ufficiali di Google Analytics, in 6 milioni di utenti unici, oltre 23 milioni di visite per gli oltre 4.500 articoli prodotti dai nostri collaboratori a una media di 15 al giorno, per un totale di oltre 40 milioni di pagine visualizzate dal solo Ubitennis.com, home page italiana. Cui vanno aggiunti i numeri sempre più consistenti della home page inglese, Ubitennis.net, e di quella spagnola, Ubitennis.es. Registriamo circa 60.000 visite mediamente al giorno, con punte anche superiori alle 150.000 nei giorni delle grandi finali o dei grandi exploit dei nostri.

Non riuscivamo più a coprire tutto il tennis che si gioca in tutto il mondo, incessantemente, a tutti i fusi orari e proprio i successi dei tennisti italiani – con alcuni stakanovisti come il nostro Sinner che nella rincorsa alle finali ATP ha giocato un torneo dopo l’altro – ci hanno costretto a passare da due turni redazionali al giorno di 4-5 ore al giorno (uno al mattino e l’altro a pomeriggio-sera) a tre turni per tutti i nostri collaboratori part-time, 9-13, 13-18, 18-23 circa. Se dovessimo avere 21 turni coperti da almeno due collaboratori, significherebbe avere 42 ragazzi impegnati su Ubitennis anche pochissime volte a settimana. Il vero problema sta nel coordinare tutte le forze.

Per questo motivo stiamo allargando il numero dei collaboratori, visto che c’è anche chi si dichiara disponibile per soli due turni alla settimana e nessuno ci può dare mano per tutti i giorni… Chi volesse imparare un mestiere, senza la pretesa di arricchirsi, può segnalarsidirettaubitennis@gmail.com.

Nelle previsioni per il 2022 mi aspetto che Jannik Sinner faccia ancora passi avanti in classifica. Forse entrerà tra i top 5. E insomma sarà a Torino senza entrare dalla porta di servizio come è accaduto quest’anno. E così spero proprio che avremo due italiani, lui e Berrettini fra i protagonisti delle ATP Finals. E sarebbe bello che il PalaAlpi potesse essere riempito in ogni ordine di posti.

Tanti cari e affettuosi auguri a tutti i lettori che condividono con noi la grande passione per questo magnifico sport e grazie naturalmente a tutti quanti ci consentono di seguirlo al meglio, giorno dopo giorno, a Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto, senza soluzioni di continuità.

Ubaldo

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Coppa Davis

L’Italia ancora candidata a ospitare un girone di Coppa Davis, ma tante le incognite

Perché le wild card a Serbia e Gran Bretagna. Le quattro probabili sedi dei gironi eliminatori. Anche la fase finale sarà indoor. Australia e USA cinque anni senza match in casa. Il problema del pubblico a Abu Dhabi. Tanti bei discorsi, anche di Gaudenzi, ma vincono gli interessi

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La Coppa Davis 2021 si è conclusa a fine anno tennistico con lo stesso prevedibile risultato con cui si era aperto insieme con l’ATP Cup: la vittoria dello squadrone russo, il solo a schierare due top-five, Medvedev 2 e Rublev 5, un recente ex top-ten, Khachanov e un top-20 come Karatsev, N.18 (ma con un best ranking ancora ad agosto di N.15). Si tratta della terza vittoria della squadra della federazione russa dopo quelle del 2002 (3-2 alla Francia) e del 2006 (3-2 all’Argentina) con Safin e Kafelnikov prima, con Youzhny, Davydenko e Tursunov poi; il merito di quest’ultimo successo va ascritto soprattutto ad un Medvedev che ha vinto i suoi 5 incontri senza perdere un solo set. In cinque incontri la Russia ha perso solo due partite, ma una – quella del doppio ceduto ai tedeschi – a risultato acquisito, quando non contava nulla ed erano scese in campo le riserve Khachanov e Karatsev. “Avevo giocato una sola volta la vecchia Coppa Davis, ma insomma due anni fa qui l’aveva vinta Nadal, questa volta c’era Djokovic, a me sembra sempre una manifestazione di cui si può essere orgogliosi a vincerla”.

Forse davvero la sola squadra che avrebbe potuto competere per la vittoria poteva essere la nostra, se gli azzurri avessero potuto schierare sia Berrettini sia Sinner, perché sull’eventuale 1-1 il doppio russo non sarebbe stato imbattibile, chiunque lo avesse giocato.

La Madrid Arena di Casa de Campo – stadio praticamente riaperto per l’occasione dopo che un incendio avvenuto il 31 ottobre del 2012, quando si erano radunate 16.600 persone per una festa chiamata “Thriller Music Park”, aveva provocato la morte di 5 ragazze (3 di 18 anni) e 29 feriti gravemente nel disperato fuggi fuggi generale; è poi seguita una serie di azioni legali connesse all’assenza di un sufficiente numero di vie di fuga per tutta quella gente, e nel marzo 2018 Miguel Angel Flores, l’impresario ritenuto “responsabile” della festa e della mancata sicurezza, è stato condannato a 4 anni di reclusione – ha comunque registrato una più che discreta affluenza di pubblico nelle giornate finali, da 6.000 a 9.000 spettatori, nonostante la Spagna non fosse presente. Forse il De Profundis questa gara non lo merita. Semmai vedremo ad Abu Dhabi.

 

Questo mi fa credere che a competere per essere una delle quattro città prescelte a ospitare uno dei 4 gironi a 4 (e non più a tre) della Coppa Davis 2022 ci saranno nuovamente:
1) Madrid, perché è difficile che la Kosmos di Pique e soci ci rinuncino;
2) probabilmente Torino (o comunque un’altra città italiana, visto che Torino ha già le Nitto ATP Finals…però la situazione logistico-organizzativa resta favorevole e l’Italia ha una squadra super-competitiva in grado di vincere il proprio girone, salvo che ci sia un altro…Gojo che improvvisa dispetti o che la Slovacchia ci faccia lo sgambetto a Bratislava il 4-5 marzo);
3) quasi certamente Londra o Manchester (entrambe candidate nel 2019 a ospitare le ATP Finals)
4) chissà che la quarta non sia Mosca, cui certo non mancherebbero i mezzi economici per venire incontro alle pretese di Kosmos e ITF. Mosca, anzi, avrebbe potuto essere la candidata con più chances per poter ospitare anche la fase finale. Per i prossimi 5 anni la RTF sarà sempre fra le primissime squadre favorite per la riconquista della nuova Davis.

Tutto ciò ipotizzato, mi pare che la principale novità emersa dalla conferenza stampa del presidente ITF David Haggerty e del chief executive office della Kosmos Enric Rojas possa essere – quantomeno rispetto ai dubbi e alle prime critiche emerse a seguito delle indiscrezioni dei giorni scorsi e da noi riprese – sta nell’annuncio che anche i quarti di finale, le semifinali e la finale che si disputeranno in sede neutra, verranno giocati in uno stadio indoor.

Dalle prime indiscrezioni non era subito sembrato così. Era evidente che soltanto in stadi indoor si sarebbero potute ospitare in pieno inverno le fasi eliminatorie nelle quattro città europee che organizzeranno i 4 gironi da martedì 22 novembre 2022. E a tutti era apparso incredibile che si potesse pensare di fare giocare i gironi eliminatori per quasi una settimana al coperto per poi pretendere di far giocare invece le fasi finale su campi all’aperto.

Ciò anche se il clima consentirebbe ovviamente ad Abu Dhabi di giocare tranquillamente outdoor. Che sarà Abu Dhabi la sede della fase finale, checchè se ne dica, è però quasi scontato. Manca solo la firma. Non so perché ancora essa manchi, ma al momento non sarebbero emerse alternative serie…data la montagna di soldi che serve per accaparrarsi la fase finale della Coppa Davis nuovo formato per 5 anni. Come accennavo prima, forse solo la Russia potrebbe garantirne altrettanti (soprattutto ora che la Cina, dopo il caso Peng Shuai, con la presa di posizione della WTA ben più coraggiosa di quelle di ATP e CIO, sembra proprio fuori causa).

Comunque sia, questa notizia ci rassicura sul piano sportivo e cancella quella che a prima vista era apparsa una incongruenza tecnica intollerabile.

Però alcuni difetti restano. E non sono pochi. Se è vero che il tennis di vertice da qualche anno è soprattutto europeo – a Torino gli otto “maestri” qualificati per le ATP Finals erano tutti europei, così come le due riserve – tutti i Paesi extra europei per i prossimi 5 anni non potranno vedere neppure un match casalingo di Coppa Davis, almeno per quanto riguarda la fase finale. Non è un difetto da poco lasciar fuori per un quinquennio Paesi dalle indiscutibili grandi tradizioni in Davis.

Come gli Stati Uniti che hanno vinto 32 Coppe Davis, come l’Australia che ne ha vinte 28. I due Paesi a lungo capaci di monopolizzare Challenge Round e grandi sfide non potranno più assistere per 5 anni a un match giocato in casa nelle fasi finali, quelle che più contano, davanti al proprio pubblico. Per loro saranno solo trasferte e zero promozione at home. Idem per le altre due nazioni extra europee che hanno vinto la Davis, anche se una volta sola: Argentina e Sud Africa.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato qui su Ubitennis le pesanti critiche di Lleyton Hewitt, di Isner e altri tennisti americani al nuovo format di questa coppa rimodellata nel 2019. Certamente adesso non avranno cambiato idea. Intensificheranno, semmai, i loro strali.

Direi che è soprattutto in Australia che la Coppa Davis ha continuato ad essere molto sentita, per via della sua grandissima tradizione – dal ’50 al ’67 con capitano Harry Hopman la vinsero 15 volte in 18 anni grazie ai formidabili Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Newcombe, Roche, Emerson, Stolle – anche se poi gli aussies non l’hanno più vinta che per altre sole 6 volte dopo il ’67 (’73, ‘77, ’83 ,’86 e ‘99, l’ultima nel 2003, 18 anni fa, quando la finale la giocarono in casa vincendola 3-1 contro la Spagna).

In Australia l’ATP Cup potrebbe finire per avere il sopravvento sulla Coppa Davis nell’immaginario collettivo, anche per questioni meramente logistiche. Difatti quando la si è giocata ha avuto ovunque un notevole successo di pubblico. Anche all’Australian Open del resto, in tempi pre-Covid, la presenza straniera è sempre stata massiccia. Grazie a tanti appassionati desiderosi di trasferirsi al caldo abbinando spirito turistico, più i tanti emigrati che lavorano Down Under.

Continuando a riferirsi all’altra delle due potenze che più di tutte hanno scritto la storia della Coppa Davis, oggi come oggi nel Nord America la Davis sembra essere molto meno sentita che in Australia (e anche in Argentina). Media compresi. Si avverta dalla East alla West Coast una sostanziale indifferenza. Per anni i network americani hanno perfino snobbato l’acquisto dei diritti tv, anche perché il tennis USA non era mai protagonista.

Ero a Mosca quando gli USA di Sampras, Courier e Martin vinsero nel 1995 sui russi che, persa la finale dell’anno precedente con la Svezia con la complicità del presidente i Boris Yeltsin e del ministro dello sport Tarpishev, avrebbero fatto carte false pur di vincerla per la prima volta. Pete Sampras fu l’eroe di quei tre giorni. Vinse due singolari e il doppio con Todd Martin…ma soprattutto un singolare 6-4 al quinto contro Chesnokov su un lentissimo campo in terra battuta  con un dritto vincente sul matchpoint… tirato il quale cadde vittima di crampi terribili, urlando come fosse ferito a morte. Pete uscì dal campo a braccia, trasportato dai compagni. Un finale drammatico. Ma proprio Sampras raccontò poi assai deluso, e lamentandosene non poco, che negli USA le sue tre epiche vittorie erano passate quasi inosservate, finendo nelle “brevi” dei giornali di maggior tiratura.

Forse anche per questo scarso interesse, oltre che per la crisi tecnica attraversata dal tennis americano dalla “scomparsa” agonistica del loro ultimo numero uno (per 13 settimane) Andy Roddick, gli USA hanno catturato la Davis l’ultima volta nel 2007 (con Roddick e Blake a Portland, nell’Oregon, proprio sulla Russia) dopo averla conquistata nel ’78, ’79, ’81, ’82, 90, e ’95. Insomma una sola volta negli ultimi 15 anni, dopo 31 trionfi ben più remoti.

E devono molte delle loro vittorie fra il ’78 e l’82 a John McEnroe, che adorava il clima di quella Coppa Davis e che a quell’epoca era uno dei più forti tennista del mondo, quasi…un Djokovic quanto ad amor patrio.

Quella del ’79, qualcuno anziano come me ricorderà, avvenne contro l’Italia: McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz in doppio non lasciarono un set in 5 match a San Francisco agli azzurri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli (ahinoi c’era anche il pachidermico tifoso Serafino con le sue urla a non farci fare una gran bella figura) dei quali abbiamo rivissuto in questi giorni una anticipazione della Docuserie firmata da Domenico Procacci in occasione del Torino Film Festival (che vedremo uscire su SKY verso aprile-maggio) e che non si limita a raccontare la contrastata spedizione 1976 nel Cile di Pinochet alla volta dell’unica vittoria italiana nella manifestazione creata da Dwight Davis nel 1900.

A pagina 2: la wild card alla Serbia assicura la presenza di Djokovic, ma perché darne una anche alla Gran Bretagna (la seconda di fila)? Le chance dell’Italia di ospitare un girone, le problematiche di un viaggio ad Abu Dhabi per gli appassionati e i proclami di Gaudenzi

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