Matteo c'è (Pierelli). Berrettini senza limiti (Mastroluca). Berrettini, ace e record: "Sto facendo cose grandi" (Piccardi). Ace e pazienza Berrettini come nessuno (Rossi)

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Matteo c’è (Pierelli). Berrettini senza limiti (Mastroluca). Berrettini, ace e record: “Sto facendo cose grandi” (Piccardi). Ace e pazienza Berrettini come nessuno (Rossi)

La rassegna stampa di lunedì 24 gennaio 2022

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Matteo c’è (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello sport)

Alla fine si ritorna sempre a quella partita lì, che rivelò al mondo intero di che pasta fosse fatto Matteo Berrettini. Era l’estate 2019 e allo Us Open l’allievo di Vincenzo Santopadre diede una decisa sterzata alla sua carriera: la partita vinta al tie-break del quinto set con Gael Monfils lo spedì dritto dritto fra i grandi, prima di perdere in semifinale contro Rafa Nadal, che poi vinse il torneo. Da allora è cambiato tutto: la consapevolezza nei propri mezzi, l’esperienza, la solidità mentale e la finale a Wimbledon contro Djokovic, l’unico capace di fermarlo negli ultimi tre Slam. Maturato Così Berrettini domani, ancora nei quarti, incrocerà le lame un’altra volta con Monfils, battuto anche nell’altro precedente (nell’Atp Cup 2021) ma che non è da sottovalutare: finora non ha lasciato per strada neanche un set. E l’imprevedibile francese è pur sempre uno che ha raggiunto due semifinali Slam (Roland Garros 2008 e Us Open 2016) e che quest’anno, a 35 anni suonati, è partito come meglio non poteva, vincendo anche il torneo di Adelaide.

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Ingiocabile di sicuro, se Matteo riuscirà a servire come ha fatto contro Carreno Busta la strada sarà quantomeno in discesa. Nel match contro lo spagnolo i numeri parlano da soli: 28 ace (sono 80 nel torneo…), 87% dei punti con la prima e una sola palla break concessa in tutto l’incontro durato due ore e 24 minuti, lungo i quali il pur indomito asturiano non ha mai dato la sensazione di poter girare la partita. «Credo che al servizio sia stata una delle prestazioni più importanti della mia carriera. Avevo la sensazione che lui non riuscisse a leggere la mia battuta. Così avevo maggiore libertà di azione e maggiore tranquillità durante lo scambio. Sono stato attento, ho giocato un match molto solido». Che gli ha permesso di diventare il primo italiano capace di raggiungere almeno i quarti di finale in tutti e quattro i tornei dello Slam, un dato che certifica più di ogni altro la qualità dell’allievo di Vincenzo Santopadre, che ha compiuto massi da gigante negli ultimi tre anni.

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Tra l’altro, Berrettini è solo il quarto italiano a raggiungere i quarti di finale agli Australian Open dopo Giorgio De Stefani (1935), Nicola Pietrangeli (1957) e Cristiano Caratti (1991): nessuno di loro si è mai spinto più in là. E forse Matteo ci sarebbe già riuscito lo scorso anno quando si dovette ritirare dal torneo prima di giocare gli ottavi contro Tsitsipas per l’infortunio agli addominali.

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Berrettini senza limiti (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

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Berrettini, che ha servito più ace di tutti all’Australian Open finora, è diventato così il terzo italiano con più quarti di finale Slam all’attivo (5), e il primo ad averne raggiunto almeno uno in tutti i quattro major, traguardo a cui sono arrivati solo in 49 nell’era Open. «Non lo sapevo, me l’hanno detto dopo la partita. Ovviamente mi fa piacere, vuol dire che sto facendo qualcosa di buono – ha commentato – Non avrei mai immaginato di poter realizzare tutto questo, di poter togliere un record a qualcuno». Nello Slam australiano, solo tre italiani prima di lui erano andati così avanti: Giorgio de Stefani (1935), Nicola Pietrangeli (1957) e Cristiano Caratti (1991). Nessuno ha mai centrato la semifinale. Berrettini ha altri due motivi per sognare. Intanto è virtualmente numero 6 del mondo, e sarebbe il suo best ranking. Poi si giocherà da favorito la sfida per la semifinale contro Gael Monfils, benché il francese stia giocando con una serenità che combinata ai talenti multiformi può mettere paura. LA PARTITA. Il numero 1 italiano ha giocato con l’autorevolezza dei campioni, capaci di indirizzare le partite esaltando l’efficacia dei colpi forti nei momenti in cui conta di più. Berrettini ha da subito tolto fiducia allo spagnolo, con almeno un ace a game in otto dei suoi primi dieci turni di battuta. Ha continuato a martellare, come dimostra il 77% di prime di servizio in campo da cui ha ricavato 1’88% di punti. Numeri che rappresentano una condizione necessaria ma non sufficiente a far funzionare lo schema base, la combinazione servizio-diritto che ha spezzato la resistenza del numero 21 del mondo. Carreno ha provato a mettere in campo le sue anni, il suo tennis geometrico, solido, per molti sfiancante. Ma contro un Berrettini così sarebbero servite espiosività in risposta e variazioni in modo da prendere il controllo del gioco. Doti che lo spagnolo non possiede in quantità tali da minare la forza tranquilla dell’azzurro, che ha chiuso con più del doppio dei colpi vincenti, 57 a 27, e anche tre gratuiti in meno, 27 a 30.

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Il prossimo step, la sfida contro Monfs, porta con sé ricordi positivi. Il romano l’ha sconfitto in Australia un anno fa nell’Atp Cup e soprattutto nel 2019, al tiebreak del quinto set, in uno storico quarto di finale dello US Open. Quel successo gli avrebbe fatto vivere la prima semifinale Slam della sua carriera. «Spero di riuscire a ripetere quella prestazione – ha commentato l’azzurro – Gael ha 10 anni più di me, ma fisicamente sembra i più giovane: è in perfetta forma e corre tanto. Ha grande esperienza, ha giocato tante partite di questo livello negli Slam, ma a queste situazioni comincio ad abituarmi anche io». Corteggiato anche da Netflix (la coppia con Ajla Tomljanovic attira l’attenzione dei produttori della docuserie in lavorazione presenti a Melbourne) Berrettini non ha nessuna intenzione di fermarsi qui.

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Berrettini, ace e record: “Sto facendo cose grandi” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Se a precederlo, lungo la strada della sua personalissima leggenda, è quel servizio (Ieri 28 ace, un doppio fallo, 87% di punti con la prima), Matteo Berrettini può fare ciò che vuole. «Davvero sono il primo italiano che si qualifica per i quarti di finale in tutti e quattro gli Slam? — chiede dopo aver demolito negli ottavi Pablo Carreno Busta, l’ex top ten che a un certo punto esaurisce le idee: impossibile rispondere a man in black —, beh, mi fa piacere, significa che sto facendo grandi cose. Mai lo avrei immaginato quando da ragazzino venivo qui a giocare il torneo junior sperando, un giorno, di qualificarmi per quello vero. E una grande sensazione». Piccoli gladiatori crescono. I tre set impeccabili con lo spagnolo (7-5, 7-6, 6-4) valgono importanti conquiste: il quinto quarto Slam in carriera, il quarto consecutivo perché un anno fa, in Australia, Matteo era stato costretto al ritiro per un infortunio agli addominali (l’ottima notizia è che Berrettini, dopo Melbourne, non avrà punti da difendere fino ad aprile). Il successo su Carreno Busta, inoltre, permette all’azzurro di scavalcare In classifica il russo Andrei Rublev, eliminato dal vecchio Cilic rivitalizzato dalla Coppa Davis: Matteo diventa numero 6 virtuale, best ranking.

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Dall’altra parte della rete, stanotte, infatti Berrettini trova il funambolico francese Gael Monfils, che a 35 anni, fresco del matrimonio con la collega Elina Svitolina, sta vivendo una seconda giovinezza. A livello Slam, Matteo ha assaggiato il tennis fisico e inesauribile del francese nel 2019, nei quarti all’Open Usa nella stagione della sua esplosione: «So perfettamente cosa aspettarmi — spiega —, una battaglia senza esclusione di colpi. All’epoca, a New York, ero meno consapevole dei miei mezzi: era il mio primo quarto Slam e la mia prima volta sull’Arthur Ashe, che è sconfinato. Oggi mi sento più sicuro, più maturo e gioco meglio a tennis. Monfils sta giocando davvero bene però io non ho usato tantissime energie fisiche e mentali con Carreno, quindi sarò pronto».

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Carreno non è riuscito a leggere il suo servizio («Una delle migliori prestazioni della mia carriera»), permettendogli di affrontare i turni in risposta a mente sgombra. E un Berrettini sereno, diventa un’arma letale. 

Ace e pazienza, Berrettini come nessuno (Paolo Rossi, La Repubblica)

L’urlo di Matteo Berrettini, dall’altra parte del mondo, è di pura gioia. Da oggi può fregiarsi di un altro primato: essere il primo, e quindi l’unico, tennista italiano ad aver raggiunto i quarti di finale di tutti gli Slam.

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Urla dunque, alza orgoglioso il muscolo e ne ha ben donde: i suoi 28 ace spiegano quasi tutto il come ha battuto lo spagnolo Carreno Busta e, durante il match, più d’uno — su Twitter — ha postato e abbinato l’immagine di Berrettini/Thor con il suo martello. Ma non è solo potenza, questo ragazzo romano: sarebbe riduttivo sintetizzare così il suo gioco, nel suo tennis ci sono molti altri ingredienti. E lo conferma il viaggio che il ragazzo di coach Vincenzo Santopadre ha intrapreso: in due anni e mezzo Berrettini ha realizzato alcune cose. Quali? Una semifinale agli Us Open, un quarto di finale al Roland-Garros e la finale a Wimbledon (primo e unico italiano). Oggi, 2022, Melbourne. E stavolta non trova (grazie al governo australiano) Djokovic, l’unico ad averlo battuto negli Slam del 2021.

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In questo Australian Open, di pazienza, Berrettini ne ha già avuta tanta: dal gestire il mal di pancia (ma l’Imodium l’ha molto aiutato) al cercare — fiducioso — la crescita di condizione, fino nel monitorare i postumi della caduta (con caviglia storta) durante il match contro Alcaraz. Per questo il Berrettini di ieri ha spaventato e preoccupato più di qualche rivale candidato al titolo: la fiducia mostrata, dopo lo spavento della possibile rimonta (sempre contro Alcaraz), ha alleggerito l’animo del nuovo numero 6 del mondo (e nel migliore dei casi potrebbe salire di un’altra casella), e ad accorgersene è stato il povero Carreno Busta. E adesso? Si scrive Melbourne, ma si legge New York 2019. Sembra un déjà-vu clamoroso, per lo Slam che lanciò l’azzurro nel firmamento. Ai quarti c’è Gael Monfils e, volendo guardare più in là con il naso, Rafael Nadal. Esattamente come in quegli Us Open.

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“Mi ricorda il percorso fatto, gli affetti di casa e mi tiene saldo nei momenti di sbandamento che il circuito e la vita comunque ti presentano». Anche per questo si è tatuato la rosa dei venti: serve per tenere la bussola, «e anche perché i tatuaggi mi piacciono».

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

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Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

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Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

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Ne resterà uno solo (Cocchi). Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 20 maggio 2022

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Ne resterà uno solo (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Stavolta hanno voglia di vedersi prima. Lo ha deciso il sorteggio, lo ha deciso anche la classifica con il maiorchino sceso al numero 5. Nadal e Djokovic atto 59, se mai dovesse esserci, potrebbe essere ai quarti di finale del Roland Garros. E dire che loro ci hanno abituati a sfide per il titolo, alla semifinale, come accadde l’anno scorso. Soltanto in due occasioni avevano incrociato le racchette ai quarti di finale, nel 2006, con la vittoria di Nadal per il ritiro di Nole, e nel 2015. Segno dei tempi, segno anche dell’età che avanza soprattutto per un Nadal sofferente, costretto a uscire di scena a Roma nel duello mancino con Shapovalov, ma soprattutto per il tiro mancino della sorte che ha voluto di nuovo accanirsi contro Rafa. Il piede, quello che soffre della sindrome di Mueller Weiss, il sinistro operato l’estate scorsa, è tornato a farsi sentire forte: «Non sono infortunato – ha detto il campione di 21 Slam -, io vivo con un infortunio». Il richiamo di Parigi, però, era troppo forte e Nadal è tornato in campo per preparare lo Slam che per 13 volte ha visto scrivere il suo nome sull’albo doro. Per entrambi, l’appuntamento di Parigi ha un sapore speciale. Per lo spagnolo un (probabilmente) ultimo tentativo di sollevare il trofeo più amato, per il serbo la prima grande rivalsa. Per Rafa anche il bisogno di allontanare ancora un po’ il sorpasso di Carlos Alcaraz, il 19enne che ha battuto entrambi a Madrid e potrebbe aspettare uno di loro in semifinale: «Basta paragoni – la supplica di Nadal – lo dico per lui…». Una stagione partita malissimo per Djoko, con le polemiche per l’opposizione al vaccino e l’espulsione dal primo Slam della stagione, a Melbourne, dove puntava alla decima vittoria e a ripartire nella corsa per il Grande Slam. E invece, paradossalmente, in questa storia di destini incrociati, a Melbourne ha vinto Rafa, diventando così il più vincente in ambito Slam nella storia del tennis e lasciando Nole a quota 20. Rivalità e affetto, perché se per 20 anni sei abituato a fare la stessa vita di lavoro, abnegazione e sacrifici, è difficile non provare stima, quasi affetto, per quello dall’altra parte della rete. Su 58 incroci a tutte le latitudini e su tutte le superfici, il numero 1 al mondo ha esultato 30 volte contro le 28 di Rafa. Una contabilità record, che anche Djokovic ha voluto nobilitare con parole di affetto a Roma. Appena festeggiato il successo contro Stefanos Tsitsipas al Foro Italico, Nole ha mandato un messaggio allo spagnolo: «Se voglio vincere uno Slam più di lui? C’è sempre competizione tra noi. Nadal è il più grande avversario che ho avuto nella mia carriera; finché gioca lui, gioco io… Sono cresciuto come giocatore perché l’ho affrontato tante volte a questo livello, mi ha sempre dato una spinta in più. Mi auguro che lo faremo ancora in altre occasioni». Dubbi Se lo augurano anche tutti gli amanti del tennis che sperano di vedere a Parigi l’ennesimo duello. Molto dipenderà dalle condizioni di Rafa, arrivato al Roland Garros mercoledì e subito sceso in campo a lavorare sotto lo sguardo di Carlos Moya. Ieri Nadal ha fatto allenamento con Jannik Sinner ed è sembrato muoversi senza troppa fatica: «Il piede ha vissuto momenti migliori, ma anche peggiori – ha detto l’ex numero 1 al mondo ora al fianco del mancino -. Si sta allenando bene e le sensazioni in generale sono buone».

Sinner, sfide russe. Musetti, provaci (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

L’Italia avrà una finalista nel WTA 250 di Rabat. A contendersi il posto saranno Martina Trevisan e Lucia Bronzetti, opposte domani in semifinale dopo aver battuto rispettivamente nei quarti l’olandese Rus (7-6(4), 6-3) e la spagnola Parrizas-Diaz (6-1, 3-6, 7-6(5)). Nell’altra semifinale si affronteranno invece l’ungherese Bondar e l’americana Liu. A Parigi è stato invece sorteggiato il tabellone principale del Roland Garros. L’ultimo italiano ad unirsi al gruppo dei già presenti è stato Giulio Zeppieri che ieri nell’ultimo turno delle qualificazioni ha battuto in due set il francese Cuerin e che ora dovrà aspettare la fine delle qualificazioni per scoprire il suo avversario. Nel tabellone maschile, oltre a Zeppieri e in attesa di capire se alla legione azzurra dovesse unirti anche un lucky loser, il sorteggio più ostico è toccato in sorte a Lorenzo Musetti che al primo turno affronterà il greco Stefanos Tsitsipas (n. 4), finalista a Roma. Sinner invece, testa di serie n.11 del seeding, inizierà la sua campagna parigina contro un qualificato. Sinner e stato sorteggiato nella parte bassa del tabellone, quella della testa di serie n.2 Daniil Medvedev tornato in campo dopo la recente operazione di ernia e subito sconfitto all’esordio nell’ATP250 di Ginevra. In caso di vittoria per l’attuale n.12 del mondo potrebbe aprirsi un cammino decisamente alla sua portata che solo al quarto turno lo vedrebbe opposto al russo Rublev. Decisamente più competitiva la parte alta del draw dove, oltre alla testa di serie n.1, Novak Djokovic, sono presenti anche Rafa Nadal e Carlos Alcaraz. Marco Cecchinato farà il suo esordio contro l’esperto spagnolo Pablo Andujar. Fabio Fognini invece se la vedrà contro l’australiano Popyrin.

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