Numeri: l'inarrestabile discesa di Dimitrov, l'interessante ascesa di Kokkinakis

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Numeri: l’inarrestabile discesa di Dimitrov, l’interessante ascesa di Kokkinakis

Il bulgaro vive una crisi forse irreversibile. L’australiano, se libero da problemi fisici, può essere un cliente scomodo per tanti: l’approfondimento settimanale di Ferruccio Roberti

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Torna l’appuntamento con “Numeri”, la rubrica di Ferruccio Roberti: questa volta il focus si concentra su due giocatori del circuito ATP accomunati dal fatto di possedere un grande talento ma che stanno vivendo un 2022 agli antipodi: Grigor Dimitrov e Thanasi Kokkinakis.

2 – Le volte nelle quali Grigor Dimitrov ha vinto quattro match di fila nei 35 tornei che ha disputato da gennaio 2020 ad oggi. I primi tre mesi della stagione in corso hanno purtroppo confermato come stia continuando senza sosta l’involuzione di un tennista dotato di classe cristallina che ancora deve compiere 31 anni, ma incapace di ritrovare il rendimento grazie al quale era salito sino al terzo posto del ranking ATP. Vedendolo giocare negli ultimi anni – con il suo tennis esteticamente quasi impeccabile ma in troppi match eccessivamente falloso – qualcuno potrebbe avere difficoltà a credere che il bulgaro sia stato capace di passare 32 settimane nella top 5 del ranking ATP e 81 in top 10 (dalla quale manca da ottobre 2018) o di mettere in bacheca otto tornei, tra i quali anche il più prestigioso del calendario dopo i quattro del Grande Slam, le ATP Finals. Dimitrov le conquistò a Londra nel 2017 in maniera brillante, vincendo – da esordiente nella competizione che al termine della stagione ammette esclusivamente i primi otto tennisti al mondo – tutte e cinque le partite, come non accadeva a un debuttante dal 1978, quando a riuscirci fu un certo John McEnroe.

Quella di cinque anni fa è stata decisamente la migliore stagione della carriera per Grigor che nel 2017 vinse anche il Masters 1000 di Cincinnati e altri due tornei (gli ATP 250 di Brisbane e Sofia). Ma nel Dimitrov attuale è rimasto ben poco di quel rendimento: da gennaio ad adesso ha perso ben cinque volte contro tennisti non inclusi nella top 50, l’ultima delle quali contro McDonald a Miami, al termine di una prova particolarmente opaca, che lo ha visto raccogliere appena cinque game. Il problema del bulgaro non può essere ricondotto esclusivamente a una questione anagrafica: attualmente 28 ATP, questa settimana ha sette giocatori più “anziani” di lui a sopravanzarlo in classifica, che diventano otto se si considera anche Carreno Busta, nato circa due mesi dopo. Il netto calo iniziato a 26 anni, un’età che di solito accompagna la piena esplosione sportiva di un tennista, non è nemmeno spiegabile con infortuni pesanti: il bulgaro non ne ha avuti, se non considerando tale una forma piuttosto severa di Covid 19 sofferta nella tarda primavera del 2020.

 

Eppure, dopo la vittoria delle ATP Finals, Dimitrov ha raggiunto una sola finale nel circuito, datata più di quattro anni, a Rotterdam, quando perse con Federer che in quella circostanza riprese il numero 1 del mondo. Al piazzamento nel torneo olandese va aggiunta una sola semifinale davvero importante, quella conquistata agli Us Open 2019: per raggiungerla in quella circostanza sconfisse per la prima volto in otto confronti diretti Federer, un risultato che fu un piccolo record per un’altra ragione: Dimitrov aveva una per lui mediocre classifica da numero 78 ATP, la più bassa per un semifinalista a New York dopo quella di Connors nel 1991. In pratica, da quando nel pieno della maturità fisica, nel gennaio del 2018 a 26 anni e mezzo ha iniziato la stagione da terzo giocatore al mondo, Dimitrov ha giocato 74 tornei perdendo al primo turno in 27 occasioni (il 36 % delle volte!) non vincendone nessuno. Come se non bastasse, ha fatto la suddetta finale a Rotterdam e conquistato, oltre a quella di New York, appena altre otto semifinali di cui solo tre nei Masters 1000 (Monte Carlo 2018, Bercy 2019 e Indian Wells 2021).

Facendo un bilancio complessivo del periodo preso in considerazione Dimitrov ha vinto complessivamente appena 97 partite delle 172 ufficialmente giocate (il 56%). Troppi alti e bassi hanno poi caratterizzato la seconda parte della carriera, quella seguita alla vittoria alla O2 Arena: se il bilancio con top 10 negli ultimi quattro anni e mezzo è accettabile (7-10) così come quello contro colleghi tra la 11° e la 20° posizione (10-4) è molto deludente quello contro tennisti che dovrebbe sconfiggere facilmente, come quelli non nella top 50 che lo vede vincere in 47 circostanze e perdere in ben 32. Numeri che fanno capire come nella crisi tennistica forse irreversibile del bulgaro una buona parte delle cause provengano da un approccio mentale che lo condiziona negativamente.

DI SEGUITO L’APPROFONDIMENTO DELLA RUBRICA “NUMERI” DEDICATO A THANASI KOKKINAKIS

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ATP

Numeri: Matteo Berrettini, ecco perchè la discesa nel ranking non deve preoccuparti

Le statistiche da metà 2019 ad oggi rendono l’idea sul fatto che il romano meriti un piazzamento top ten. L’approfondimento di Ferruccio Roberti

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Matteo Berrettini - Queen's 2022 (Credit- Getty Image for LTA)

2 – Le sole settimane di permanenza nella top 50 ATP già vissute da Matteo Berrettini nell’aprile 2019, quando a 23 anni ha iniziato a dare una decisa svolta positiva alla propria carriera vincendo, da 55° giocatore al mondo, l’ATP 250 di Budapest. Il tennista romano prima del titolo in terra magiara – arrivato in un’età nella quale nel tennis moderno chi è destinato a una grande carriera ha quasi sempre già raggiunto quantomeno la top 20 del ranking – aveva raccolto nel circuito maggiore, a fronte di 29 sconfitte, solo 25 vittorie (nessuna delle quali contro un top ten e solo tre erano contro colleghi tra l’undicesima e la ventesima posizione ATP). Sino all’aprile di tre anni fa nella propria bacheca personale Matteo contava solo il titolo ottenuto l’estate precedente sulla terra rossa di Gstaad e nel circuito maggiore, oltre a questo successo, vantava solo una semi e un quarto di finale. Nonostante questa partenza insolita e “lenta” Berrettini sta comunque avendo dal 2019 un ruolo da grande protagonista nel circuito e – dopo il primo turno di oltre tre anni fa vinto all’Hungarian Open contro Kukhuskin – ha conquistato altri 103 match, perdendone 40. Un cospicuo bottino di partite portate a casa positivamente che gli ha consentito di partecipare a due edizioni delle ATP Finals, di aggiungere alla bacheca personale altri sei titoli (la settimana scorsa ha bissato la vittoria al prestigioso Queen’s ottenuta nel giugno 2021), di raggiungere quattro ulteriori finali (la più importante allo scorso Wimbledon, ma è anche da menzionare quella al Masters 1000 di Madrid, datata maggio 2021) e cinque semi (di cui due a livello Slam, una della categoria Masters 1000).

Il suo fisico – possente ma fragile – in questi anni non gli ha consentito di giocare nel circuito con grande continuità: Matteo ha preso parte a 45 tornei dall’aprile di tre anni fa a oggi e per capire come siano piuttosto pochi basta tarare questo dato con la normale attività di un tennista di buon livello, che in genere varia tra le 20 e le 25 competizioni a stagione. Tuttavia, l’attività nel circuito sostenuta quasi costantemente a singhiozzo non ha impedito a Berrettini di raggiungere la sesta posizione del ranking e di sostare per 116 settimane in top ten. Quest’ultimo è un record per un tennista italiano nell’Era Open: Panatta – che però è salito sino al 4 ATP e vanta una bacheca ben più prestigiosa – è rimasto tra i primi 10 per 52 settimane, Barazzutti per 45, Fognini per 9. Berrettini è uscito proprio lunedì scorso dai primi dieci del ranking, un passo indietro al quale si è aggiunta la beffa dell’essere stato danneggiato dalla mancata possibilità di  poter difendere i 1300 punti della finale conquistata a Wimbledon nel 2021. Una scelta di politica sportiva che penalizza fortemente Matteo, ottava testa di serie all’imminente edizione 2022 di Wimbledon, ma quotato come secondo favorito per la vittoria dei Championships da quasi tutte le agenzie di scommesse sportive. 

Del resto sono noti a tutti i numeri di Berrettini sull’erba: l’azzurro quest’anno arriva a Church Road avendo vinto nove partite di fila sull’erba, venti delle ultime ventuno e 31 delle ultime 34. Sono anche conosciute le legittime obiezioni degli scettici riguardo a questi numeri: di questo lungo elenco di match vinti solo due sono arrivati contro top ten (entrambi corrispondono a successi contro Khachanov, datati di tre anni), mentre le ultime vittorie di Berrettini sull’erba contro top 20 risalgono allo scorso Wimbledon. Anche quest’anno i due titoli portati a casa a Stoccarda e Londra sono arrivati affrontando un solo top 30 e quattro top 50. Resta che non è una colpa di Berrettini non avere incontrato i colleghi più forti lungo il percorso dei suoi due trionfi stagionali e che una dote indispensabile – e sempre troppo sottovalutata – per essere a tutti gli effetti un grande giocatore è la continuità di rendimento. Matteo eccelle in questa caratteristica: da quando, da aprile 2021, tornato da pochissimo dall’ennesimo infortunio, ha vinto l’ATP 250 di Belgrado, il romano ha vinto 50 delle 57 partite giocate contro tennisti con una classifica peggiore della sua. Di queste, due sono giunte contro Alcaraz – la cui classifica per la giovanissima età e la relativa scarsa attività nel circuito era falsata rispetto al valore del suo tennis -, una è arrivata per ritiro contro Tommy Paul quando il match contro lo statunitense era in sostanziale parità di punteggio e un altro paio sono spiegabili con le non perfette condizioni fisiche con le quali Matteo le ha giocate. Nonostante le citate incognite su se il numero 1 italiano possa già essere in grado di battere Djokovic e Nadal – tanto più al meglio dei cinque set e con il relativo carico emotivo di partite importanti – confortano in vista del prossimo Wimbledon e per il prosieguo della sua ancora giovane carriera sia la profonda dedizione per la crescita professionale che l’intelligenza tennistica fuori dal comune, doti capaci di permettere a Berrettini di lavorare tanto e bene per migliorarsi e diventare un giocatore sempre un pizzico più completo tecnicamente e abile nella gestione dei diversi momenti della partita. Se però gli eccellenti numeri di Matteo sull’erba sono noti a tutti, si tende forse a sminuire troppo la sua competitività sulle altre superfici, una dote che lo rende uno dei giocatori in tal senso più completi e competitivi del circuito.

 

Per comprenderlo meglio abbiamo raccolto diverse statistiche di rendimento dei migliori giocatori secondo le indicazioni dell’attuale classifica, abbiamo poi aggiunto al nostro studio per curiosità due leggende tennistiche  (Murray e, soprattutto, Federer) e abbiamo infine confrontato i loro numeri con quelli dei nostri due migliori tennisti secondo il ranking, Berrettini e Sinner. Ovviamente, ci siamo soffermati sul periodo in cui Matteo è diventato uno dei protagonisti del circuito ATP e quindi il nostro spettro di analisi è partito dalla seconda metà dell’aprile 2019 per arrivare ai tornei della scorsa settimana. I dati raccolti – tornei vinti e finali raggiunte divise per categoria di torneo, partite vinte e perse complessivamente e divise per fascia di classifica dell’avversario, oltre che per superficie – li abbiamo catalogati in tre tabelle che sottoponiamo alla vostra curiosità. Quel che emerge dando loro un’occhiata è una serie di indicazioni interessanti e varie che lasciamo alla vostra voglia di curiosare e approfondire.

Nome  giocatoreclassifica 22 aprile 2019classifica attualepartite vinte/perse%Wfinali vinte/perse
Medvedev141154-467710-10
Zverev32146-547311-10
Djokovic13154-2486,515-5
Nadal24124-1986,712-2
Ruud765135-5969,58-3
Tsitsipas86154-6370,96-9
Alcaraz505765-2274,76-0
Rublev898153-5473,911-4
Aliassime319109-7260,22-8
Berrettini5511104-4072,26-4
Sinner31413106-5067,96-1
Murray3245144-3257,81-2
Federer39647-1378,32-1
Tabelle riepilogative di statistiche riguardanti i migliori giocatori del circuito e i due tennisti italiani più forti nel periodo tra 22 aprile 2019 e settimana scorsa
Nome  giocatoreSlam vinti/finaliGrandi tornei* vinti/finalibilancio vs top 5 ATP%Wbilancio vs 6-10ATP% Wbilancio vs 11-20ATP% W
Medvedev1-35-99-1242.918-385.717-770.8
Zverev0-14-312-1938.79-756.315-768.1
Djokovic5-26-215-1255.619-482.617-194.4
Nadal5-03-112-763.2  11-761.120-483.3
Ruud0-10-13-1220.02-528.616-964.0
Tsitsipas0-13-210-2033.39-375.019-773.1
Alcaraz0-02-06-554.54-266.78-188.8
Rublev0-00-08-850.06-746.212-860.0
Aliassime0-00-02-1214.26-1135.312-7  63.2
Berrettini0-10-14-1323.53-260.08-372.8
Sinner0-00-10-120.07-558.310-566.6
Murray0-00-01-420.03-633.33-827.2
Federer0-10-02-528.53-260.06-185.8
Tabelle riepilogative di statistiche riguardanti i migliori giocatori del circuito e i due tennisti italiani più forti nel periodo tra 22 aprile 2019 e settimana scorsa

* Masters 1000, ATP Finals, Giochi Olimpici  

Nome  giocatorecementoall’aperto% Wterrabattuta%Werba%Wduroindoor% W
Medvedev88-1783.812-1152.219-773.135-1176.1
Zverev61-2273.546-1674.26-554.531-1173.8
Djokovic60-888.256-1084.814-010024-680
Nadal48-5488.956-887.55-183,315-478.9
Ruud33-2854.195-3672.52-433.38-947.1
Tsitsipas59-2669.465-1680.24-640.026-1563.4
Alcaraz22-1068.831-977.51-150.05-271.4
Rublev65-2373.935-1372.98-466.745-1476.3
Aliassime39-3056.521-2051.2           22-873.327-1465.9
Berrettini36-1767.930-1075.031-391.27-1041.2
Sinner37-1571.231-1764.60-30.032-1469.6
Murray21-1952.52-166.77-370.014-960.9
Federer13-572.212-38016-384.26-275
Risultati per superficie dal 22 aprile 2019 alla scorsa settimana

Tornando però a quanto ci interessa evidenziare in questa sede un dato va sottolineato: Matteo ha un rendimento sostanzialmente allo stesso livello di altri suoi colleghi più celebrati. Ovviamente escludiamo da tale considerazione campioni come Djokovic, Nadal, Medvedev e lo stesso Zverev, capaci di vincere la quasi totalità degli Slam (“manca” in tal senso lo Us Open vinto da Thiem nel 2019) e gran parte dei “Grandi tornei” (Masters 1000, ATP Finals e Giochi Olimpici) giocati dalla tarda primavera di tre anni fa sino ad oggi. Anche lo stesso Tsitsipas ha vinto qualitativamente (due Monte Carlo e le ATP Finals) e quantitativamente più del nostro rappresentante, contro il quale conduce anche 2-0 gli head to head. Tuttavia che il gap da recuperare sul greco non sia già adesso enorme è testimoniato dalla percentuale di successi in rapporto alla partite giocate dell’azzurro. Matteo ha vinto infatti il 72,2% di partite giocate negli ultimi 38 mesi, contro il 70,9% di Stefanos. Proprio secondo questa statistica nel circuito maschile, a parte i 4 mattatori (in proporzioni diverse tra loro) degli ultimi tre anni, solo Rublev ha fatto meglio dell’azzurro (e Andrey si fa preferire anche per l’attuale maggiore efficacia del suo tennis contro i migliori colleghi). Ma se poi si va a confrontare la bacheca del 24enne russo con quella dell’italiano, si vede che quest’ultimo ha vinto e ottenuto piazzamenti più importanti dell’attuale numero 8 ATP, nei confronti del quale conduce anche gli scontri diretti per 3 a 2. Sicuramente sulla competitività contro i più grandi colleghi Matteo ha ampi margini di crescita: anche solo fermandosi al periodo dell’esplosione della sua carriera, contro i top 5 ha vinto solo in 4 delle 17 circostanze che li ha affrontati, vincendo 14 dei 45 set giocati.


Ad ogni modo, i copiosi numeri raccolti riguardo al rendimento dei più forti giocatori al mondo da aprile 2019 certificano che Berrettini ha decisamente meritato la classifica prestigiosa occupata negli ultimi due anni e mezzo. Come ha detto anche lui in questi giorni, Matteo ha tutti i mezzi per riprendersi, magari con gli interessi, quello che gli infortuni e la mancata assegnazione di punti a Wimbledon gli stanno togliendo. Non resta che godersi l’edizione dei Championships in partenza il prossimo lunedì per avere le prime risposte in merito.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 20 giugno 2022!

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evidenza

Numeri: Nadal e le sue 14 cavalcate al Roland Garros ai raggi X

In tanti sanno che il campionissimo maiorchino ha perso solo 3 partite su 115 a Parigi. Ma ci sono molti altri dati che lasciano a bocca aperta: li ricapitola Ferruccio Roberti nel nuovo appuntamento della sua rubrica

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

6208 – I giorni che separano il primo titolo di Rafa Nadal al Roland Garros (era il 23 maggio 2005 quando il maiorchino nella finale del torneo parigino superò Mariano Puerta) dal quattordicesimo, ottenuto la scorsa domenica. Nessun tennista si è mai imposto in due tornei del Grande Slam in un lasso temporale così ampio: per citare altri colleghi che anche in tal senso hanno brillato, tra il primo e sinora ultimo (ventesimo) Major vinto da Federer sono trascorsi 14 anni, sei mesi e due giorni; mentre per Djokovic analogamente sono passati 13 anni, 5 mesi e 14 giorni. La longevità ad altissimi livelli di Nadal è già testimoniata da una statistica molte volte menzionata e sempre impressionante: Rafa conduce con ampio margine il record delle settimane consecutive in top ten, salito attualmente a 872. 

Tra l’altro con il Roland Garros vinto pochi giorni fa, Nadal è nettamente primo nella Race ed è salito al quarto posto nella classifica ATP (a circa 1300 punti dalla vetta) nonostante abbia giocato nelle ultime 52 settimane appena 11 tornei: solo Djokovic ne ha disputati più o meno quanti lui, 13, per il resto nella top 30 (ad eccezione di Berrettini), tutti hanno giocato almeno il doppio dei tornei del maiorchino. Anche valutando la prospettiva che a Wimbledon – torneo vinto due volte da Nadal, ma sono passati undici anni dalla sua quinta e ultima finale ai Championships- con ogni probabilità non si assegneranno punti sono alte le probabilità che Rafa possa tornare al numero 1 del mondo, dove è già stato per 208 settimane (sesto in assoluto in questa particolare graduatoria). Sono inoltre considerevoli anche le chance di terminare la stagione al comando del ranking per la sesta volta in carriera (supererebbe Federer e Connors, raggiungerebbe Sampras e dimezzerebbe in tal senso l’attuale distacco da Djokovic). Nadal, infatti, da qui a fine 2022 ha soli 900 punti da difendere, mentre Medvedev ne ha oltre 5550, Zverev (appena operato alla caviglia e con mesi di convalescenza ad aspettarlo) più di 4300 e Djokovic ben 4800 (con in più l’incognita di poter avere il permesso dalle autorità locali di poter giocare negli Stati Uniti).

Sarebbero questi ultimi per Nadal solo ennesimi traguardi di una carriera costellata di successi in ogni angolo del mondo contro qualsiasi avversario e su ogni superficie, ma che ha basato molto della sua grandezza su una quasi ventennale netta superiorità sulla terra battuta su qualsiasi avversario affrontato. Ovviamente Rafa prevale ancora maggiormente nei match disputati sulla lunga distanza, nei quali è ancora più garantita la vittoria del più forte. Sono ben 137 le partite vinte sulla terra rossa da Nadal sulla lunga distanza dei tre set su cinque: un numero impressionante, soprattutto se rapportato a quello delle sconfitte, appena tre in tutto (lo spagnolo ha quindi vinto il 97,8% dei match giocati in queste condizioni) a firma di due giocatori. Il primo è Soderling (agli ottavi del Roland Garros 2009 lo svedese fu autore di una delle più grandi sorprese tennistiche degli ultimi venti anni) l’altro è il grande rivale Djokovic (che ha avuto la meglio sullo spagnolo nei quarti del 2015 e nella semifinale dello scorso anno). Rafa ha vinto non solo i 98 match necessari per accaparrarsi i quattordici Roland Garros messi in bacheca (e altri quattordici complessivi nelle per lui non fortunate edizioni del 2009, 2015 e 2016 e 2021), ma anche le finali dei tornei che sino a una decina di anni fa adottavano il best of five, nonché alcuni singolari della Coppa Davis giocati nel vecchio formato. In una dittatura tennistica come quella rappresentata dagli ultimi quindici anni di Nadal nei tornei sulla terra rossa è giusto anche ricordare i pochissimi tennisti quantomeno riusciti a portarlo al quinto set: Coria e Federer nelle celebri finali di Roma (datate rispettivamente 2006 e 2007), Isner (al primo turno del Roland Garros 2011), Djokovic, ancora lui, nella splendida semifinale dello Slam parigino del 2013 e infine Felix Auger Aliassime negli ottavi dell’edizione appena conclusasi.

 
AnnoAvversari affrontati per vincere il torneotop 20 sconfittitop 10 sconfittitop 5 sconfittiSet persi
2005Burgsmuller, Malisse, Gasquet, Grosjean, Ferrer , Federer, Puerta 0013
2006Soderling, Kim, Mathieu, Hewitt , Djokovic, Ljubicic, Federer0023
2007Del Potro, Cipolla,  Montanes, Hewitt, Moya, Djokovic, Federer0111
2008Bellucci, Devilder, Nieminen, Verdasco, Almagro, Djokovic, Federer1020
2010Mina, Zeballos, Hewitt, Bellucci, Almagro, Melzer , Soderling0010
2011Isner, Andujar, Veic, Ljubicic, Soderling, Murray, Federer 0033
2012Bolelli, Istomin, Schwank, Monaco, Almagro, Ferrer, Djokovic2111
2013Brands, Klizan, Fognini, Nishikori, Wawrinka, Djokovic, Ferrer1124
2014Ginepri, Thiem, L.Mayer, Lajovic, Ferrer, Murray, Djokovic 0122
2017Paire, Haase, Basilashvili, Bautista, Carreno, Thiem, Wawrinka1110
2018Bolelli, Pella, Gasquet, Marterer, Schwartzman, Del Potro, Thiem1121
2019Hanfmann, Maden, Goffin, Londero, Nishikori, Federer, Thiem0122
2020Gerasimov, Mcdonald, Travaglia, Korda, Sinner, Schwartzman, Djokovic0010
2022Thompson. Moutet, Van de Zandschulp, Auger Aliassime, Djokovic, Zverev, Ruud0223
I numeri che riassumono le 14 cavalcate di Rafael Nadal al Roland Garros

Per celebrare la sua immensa bravura sul rosso abbiamo raccolto in una tabella tutti i quattordici percorsi vincenti di Nadal al Roland Garros, elencando i suoi avversari e annotando quanti di loro avessero una classifica rimarchevole e il numero di set impiegati dal maiorchino per sconfiggerli. Apprendiamo così che Rafa nelle sue quattordici cavalcate (in addirittura quattro non ha perso un set, in altre tre ne ha ceduto solo uno) ha smarrito in tutto 23 parziali e ha sconfitto, tra i suoi 98 avversari, ben sei volte colleghi tra la 11°e la 20° posizione ATP,  in nove circostanze tennisti che erano tra la sesta e la decima e in ben 23 volte dei top 5 ATP. Leggiamo del resto tanti nomi illustri nei suoi percorsi verso la conquista dello Slam parigino, a partire da quello di Djokovic, che lo ha sì sconfitto due volte, ma che Rafa ha battuto in ben otto match (e in queste partite ha lasciato al serbo solo cinque set). Anche un altro grandissimo campione come Federer sulla terra rossa parigina ha potuto pochissimo contro Nadal: lo svizzero è stato sconfitto in tutte e sei le partite giocate sullo Chatrier contro lo spagnolo (quattro delle quali erano finali) portando a casa solo quattro set. La già accennata longevità di Rafa è testimoniata anche da alcuni nomi che troviamo tra le sue vittime: leggiamo la presenza nella tabella anche di attuali coach affermati (ed ex numero 1) come Hewitt, Moya o (ex top 5) come Ljubicic. Impressiona anche la statistica che vede campioni come Wawrinka (sono dodici i giochi complessivi racimolati  in due match dallo svizzero), Murray (19 game in due incontri), Del Potro (17 game in due confronti parigini) e gli stessi Thiem e Ferrer (un solo set vinto da entrambi in quattro confronti con il maiorchino) inermi contro il 14 volte campione del Roland Garros. Lo stesso Soderling lo ha sì sconfitto nel 2009, ma in altri tre incontri non ha raccolto nemmeno un parziale. Per descrivere l’incredibile rendimento al Roland Garros di Nadal basterebbe la statistica che lo vede vincitore in 112 delle 115 partite da lui disputate a Parigi (il 97.4%).

Abbiamo però pensato, presi dalla curiosità, di creare due ulteriori tabelle: nella prima abbiamo catalogato anche qualche altro numero delle sue formidabili statistiche nello Slam francese, mentre nella seconda gli stessi dati li abbiamo raccolti con quelli comunque eccellenti di Rafa nelle partite giocate sulla lunga distanza dei tre set su cinque su ogni superficie e in ogni competizione. Leggiamo così che nello Slam parigino Nadal ha vinto 333 dei 367 set giocati (il 90.7%), il 66.1% dei game disputati, il 57.6% dei punti fatti e il 78.6% dei tie-break affrontati. Quest’ultimo è uno dei dati che maggiormente differisce, ovviamente in positivo, rispetto a quelli più generali dello spagnolo nelle partite giocate al best of five su ogni superficie e competizione: in tal caso Rafa ha vinto il 62.4% dei complessivi 98 giochi decisivi disputati in partite sulla lunga distanza. L’unico dato che migliora considerando globalmente i match del campione spagnolo disputati sul tre set su cinque è quello degli ace (4.6 per partita), un numero abbastanza intuitivo considerando il vantaggio in termini di rendimento che si ha servendo su erba o cemento rispetto alla terra. Non è nemmeno una sorpresa leggere come per Rafa nel computo globale di partite giocate sul best of five aumenta il numero dei doppi falli a match, visto che il maiorchino su altre superfici è consapevole di dover rischiare di più col servizio.

Bilancio complessivo partite al Roland Garrosvinte(% )persetotalePer match
Partite giocate112 (97,4%)3115 
Set giocati333 (90,7%)343673.19
Game giocati2162 (66.1%)1110327228.5
Tie break giocati22 (78.6%)6280.24
Punti giocati11120 (57.6%)819819318178.9
Ace  2982.8
Doppi falli1821.7
palle break salvate nei turni di servizio465(69.6%)2034686.2
punti di risposta4777(47.9%)520499816.57* 
palle break692 (51.6%)650134212.4
Alcune statistiche di Rafael Nadal al Roland Garros

* per gioco alla risposta

Bilancio complessivo partite giocate al meglio dei 5 setvinte(% )persetotalePer match
Partite giocate334(88.8%)42376
Set giocati1017(81.5%)23112483.31
Game giocati7122(61.4%)44751159730.8
Tie break giocati98(62.4%)591570.42
Punti giocati37361 (55.3%)3025667617195.4
Ace15964.6
Doppi falli7452.2
palle break salvate nei turni di servizio1404(68.1%)6592063
punti di risposta14984 (42.7%)20111350956.57*
palle break1816(45.3%)2196401211.6
Alcune statistiche di Nadal nei quattro tornei dello Slam

* per gioco alla risposta

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ATP

Numeri: le mille vittorie di Djokovic a confronto con quelle di Nadal e Federer

Il campione serbo ha raggiunto l’importante traguardo a Roma, battendo Casper Ruud. Quando ce l’hanno fatta gli altri due assi? E qual è il bottino che “pesa” di più? L’approfondimento di Ferruccio Roberti

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1000 – Le vittorie nel circuito ATP ottenute da Novak Djokovic grazie alla vittoria su Casper Ruud la scorsa settimana nella semifinale degli Internazionali d’Italia. Un traguardo importante per l’attuale numero 1 al mondo, divenuto il quinto tennista dell’Era Open a raggiungere un tale numero di successi, dietro a Jimmy Connors (1274), Roger Federer (1251), Ivan Lendl (1068) e Rafael Nadal (1051). Un record impreziosito da un’altra importante statistica: la sua percentuale di vittorie nel circuito maggiore è seconda solo a quella di Nadal, che ha vinto l’83.2% (1051-212) delle partite da lui giocate, giusto un centesimo meglio di quanto fatto da Nole. Djokovic è a sua volta seguito in questa speciale graduatoria dall’82,4% di Bjorn Borg (ottenuto grazie a 654 vittorie e 140 sconfitte ), dalll’82% di Roger Federer (1251-275) e dall’81.8% di Jimmy Connors (1274-283). 

La millesima vittoria dell’attuale numero 1 ATP ci ha stimolato a cercare di ripercorrere in qualche modo tutti i successi ottenuti dal serbo nei suoi diciassette anni di presenza nel tour. Non ci siamo soffermati sul numero di titoli vinti o di settimane di permanenza al primo posto della classifica, ma abbiamo piuttosto scomposto le sue vittorie in categorie meno conosciute al grande pubblico. Le mille partite vinte dal campione serbo le abbiamo così divise tra quelle giocate al meglio dei tre o dei cinque set, tra le superfici di gioco sulle quali sono state ottenute, per la categoria di tornei nella quale sono arrivate e a seconda delle varie fasce di classifica degli avversari superati. Ne sono così venute fuori le tabelle che potete consultare, all’interno delle quali abbiamo anche indicato -per ciascuna categoria – la percentuale di vittorie raggiunta.


Età prima vittoria nel circuito (info sul match)
Età millesima vittoria nel circuito (info sul match)Bilancio complessivo W-L alla millesima vittoria (percentuale successi)Bilancio W-L partite giocate sulla distanza breve nel periodo che ha portato alla 1000 vittoria(percentuale successi)Bilancio W-L partite giocate sulla distanza lunga nel periodo che ha portato alla 1000 vittoria (percentuale successi)
Djokovic16 anni e 10 mesi (RR Coppa Davis 2004: b J. Skoderis 6-2 6-2)34 anni 11 mesi (QF Roma 2022: b. C. Ruud 6-4-6-3)1000-202 (83.2%)649-149 (81.3%)351-53(86.9%)
Federer17 anni e 1 mese (1°T Tolosa 1998: b. G. Raoux 6-2 6-2)33 anni  5 mesi(F. Brisbane 2015: b. M.Raonic 6-4 6-7 6-4)1000-227(81.5%)668-166 (81%)332-61 (84.4%)
Nadal15 anni e 10 mesi ( 1°T Maiorca 2002: b R. Delgado 6-4 6-4)34 anni 5 mesi (2°T Bercy 2020 4-6 7-6 6-4)1000-200 (83.3%)687-160 (81.1%)313-41 (88.4%)

Presi dalla curiosità abbiamo poi recuperato anche il cammino percorso da due campioni della stessa grandezza di Djokovic – Federer e Nadal- tra l’altro accomunati dall’aver frequentato il circuito grossomodo negli stessi anni dell’attuale numero uno al mondo. Anche per Roger e Rafa abbiamo considerato le loro prime mille vittorie nel circuito, raggruppandole poi in sottocategorie, così come fatto per Nole. Un modo di approfondire l’immensa grandezza delle loro carriere, ben consci che qualche statistica parziale non può certo ordinare le loro gloriose carriere in vane classifiche. Anche perché i numeri contenuti nelle quattro tabelle non fanno altro che confermare in buona parte notizie ormai risapute dagli appassionati: Federer dà il meglio di sè ed è il più forte di tutti sull’erba (87.3% di successi, l’unico dato molto parziale in controtendenza a tale affermazione è rappresentato dai 3 successi a 1 di Djokovic negli scontri diretti contro di lui), Nadal è nettamente il più forte sulla terra rossa, Djokovic, a sua volta, è il migliore quando la partita si disputa sul cemento all’aperto. Quando si gioca sulle superfici veloci in condizioni indoor il rendimento migliore è nuovamente quello di Roger, di un pizzico sul serbo (e in effetti Federer ha vinto 24 titoli contro i 13 di Djokovic, sebbene Nole conduca sullo svizzero per 6-4 i confronti diretti in queste condizioni di gioco). Anche leggendo altri dati relativi alle superfici i numeri sui punti deboli (sarebbe più corretto definirli di minor dominanza nel circuito) confermano che Nadal abbia avuto una certa difficoltà sul duro indoor (68.1% di vittorie) e che Federer abbia un buonissimo 76.2 % sul rosso (del resto Roger ha vinto 11 titoli, raggiunto altre 15 finali e ha un bilancio in positivo di 32 vittorie e 29 sconfitte contro i top ten) ma non in linea con le altre superfici. Così come, leggendo i dati contenuti nelle tabelle da noi preparate, si ricava un segreto che tale non è: Nole ha un rendimento di altissimo livello su qualsiasi tipo di campo si disimpegni, uno dei grandi motivi del suo grande successo. Tutti e tre sono arrivati alla millesima vittoria con percentuali di successo superiori all’80%, che mantengono sia nei match giocati al meglio dei tre set, che in quelli disputati sulla lunga distanza. 

 

Match vinti sulla Terra rossa
 (% vittorie su partite giocate)
Match vinti sull’Erba (% vittorie su partite giocate)Match vinti sul Cemento outdoor (% vittorie su partite giocate)Match vinti sul Cemento indoor (% vittorie su partite giocate)
Djokovic253 (80,3%)102 (85%)504 (86,3%)132 (81%)
Federer198 (76.2%)131 (87.3%)439 (83.6%)232 (84.9%)
Nadal445 (81.8%)71 (78%)407 (79.8%)77 (68.1%)

Magari era notizia meno nota che tra i tre per raggiungere le 1000 vittorie sia stato Djokovic a contare su più successi nelle partite che maggiormente contano durante la stagione: quelle degli Slam, ma anche dei Masters 1000 e delle ATP Finals (e Olimpiadi, mai vinte però dal serbo che in quattro partecipazioni ha ottenuto al massimo la medaglia di bronzo, conquistata nel 2008 a Pechino sconfiggendo James Blake). Sommando i match portati a casa in queste tipologie di tornei scopriamo che Nole ha ricavato i tre quarti dei suoi successi da partite giocate quando i tornei sono i più importanti della stagione tennistica: e del resto è l’unico tra i tre- leggiamo dalle nostre tabelle- ad aver ottenuto oltre il 20% dei suoi successi contro colleghi nella top ten (ad essere precisi il 23,1%, quasi una su quattro) e che contro giocatori non compresi nella top 20 abbia perso solo 70  delle 720 volte (il 9%) che li ha incontrati.


Slam
Masters 1000/ATP Finals/OlimpiadiATP 500-250Coppa Davis/Atp Cup
Djokovic323/369 (87.5%)434/540 (80.3%)197/240 (82.2%)46/53 (86.8%)
Federer279/324 (86.1%)372/478 (77.8%)311/379 (82.1%)38/46 (82.6%)
Nadal282/321 (87.9%)417/514 (81.1%)268/330 (81.2%)33/36 (91.7%)

Ma scavando si trovano dati impressionanti su tutti e tre questi grandi campioni: davvero ad esempio lascia senza parole il numero di 454 successi sul rosso che ha portato Nadal nel novembre 2020 a raggiungere la sua 1000°vittoria nel circuito. Per il campione maiorchino, indiscutibilmente -questo sì- il più grande di sempre sulla terra rossa una dote di successi che oltre ad aver portato all’incredibile record di 13 Roland Garros vinti, gli ha regalato un’incredibile bacheca (sempre fermandoci a novembre 2020) di 60 titoli complessivi ottenuti sulla terra battuta, tra i quali ben 25 Masters 1000). Anche i numeri di Federer sono incredibilmente buoni, come confermato senza che ce ne fosse bisogno dalle nostre tabelle. Anche rileggendo i numeri da noi raccolti è difficile pensare che ci possa essere qualcuno nel breve periodo capace di raggiungere i livelli di questi campioni immensi. Le curiosità da trarre da queste statistiche sono comunque tante, lasciamo ai lettori le considerazioni che riterranno più opportuno estrapolare.

W-L Vs top  5W-LVs 6-10W-LVs 11-20W-LVs 21-50W-LVs 51-100W-LVs 101 +
Djokovic108-73 (59.6%)123-32(79.3%)117-27(81.2%)310-43(87.8%)217-15(93.5%)123-12(91.1%)
Federer87-62 (58.3%)96-35(73.2%)120-33(78.4%)324-54(85.7%)240-31(88.5%)133-12(91.7%)
Nadal86-58 (59.7%)86-35(77.4%)137-31(81.5%)286-45(86.4%)269-17(94%)136-15(90.0%)

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