Gli Outfit del Roland Garros 2022

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Gli Outfit del Roland Garros 2022

Slam parigino coloratissimo: dal verde di Nadal al rosso di Djokovic, passando per l’azzurro di Swiatek. Ecco i look delle stelle del 2° major stagionale

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Cori Gauff - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 

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Ne abbiamo viste di tutte i colori in questo Roland Garros. Il rosso della terra che ha incoronato campioni nel torneo di singolare due veri campioni, Rafa Nadal e Iga Swiatek. Il verde di giovanissimi talenti che sono arrivati fino alle fasi finali del circuito come Carlos Alcaraz e Coco Gauff. Il nero del dramma di Alexander Zverev, infortunatosi al ginocchio durante la semifinale con Rafa Nadal e che ha dovuto salutare nuovamente il sogno di conquistare il suo primo grande Slam (operato con tre legamenti lesionati). E abbiamo visto tanti colori anche nelle magliette, nei pantaloncini e nelle scarpe di tutti i tennisti in campo. Andiamo dunque a commentare i look delle stelle di questo secondo slam stagionale.

Rafa Nadal – Nike

 
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Non esistono più parole per descrivere le imprese sportive di Rafa, aggettivi e iperboli si sono sprecati nei giorni successivi alla conquista del suo quattordicesimo Roland Garros. Non deve essere semplice nemmeno per Nike trovare, dopo tanti anni, un outfit adatto al torneo preferito di Nadal, eppure quest’anno il marchio USA si supera e regala a Rafa uno dei look, a nostro parere, meglio riuscito degli ultimi anni. L’accostamento di verde scuro e giallo acceso ricorda un po’ la bandiera del Brasile. E Il Brasile si sa che risveglia dolci ricordi sul Philippe Chatrier: come dimenticare infatti i cuori e le vittorie di Guga Kuerten.  Nostalgia a parte, Rafa è elegante e originale, dimenticate ormai le canotte di inizio carriera dimostra di saper indossare alla perfezione completi raffinati. Ultima nota doverosamente dedicata alle scarpe. Abbinate al completo certo, ma come consuetudine riportanti il numero di slam vinti sulla terra rossa di Parigi, ovvero il 13. Altro modello quindi che Nike consegna alla storia, o al museo della Rafa Nadal Academy, poiché il numero 13 è già un ricordo, il futuro al Roland Garros, per il momento, è marchiato 14. (Chiara Gheza)

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Colori freschi e brillanti per la n. 1 del mondo, in perfetta armonia con la brillantezza, freschezza e grinta del suo tennis. Il gioco di Iga Swiatek è davvero irresistibile, nulla possono le avversarie contro i colpi perfetti e completi della polacca che ha conquistato sabato il suo secondo Roland Garros ed è salita a 35 vittorie di fila. Pazzesco. L’outfit con cui ha dominato sui campi parigini riflette le sue doti principali in campo: essenzialità e vivacità al tempo stesso. Essenziale infatti il modello della canotta, di un azzurro delicato sulla parte anteriore, con un tocco di blu elettrico sulle spalline e i fianchi; lo stesso blu acceso conferisce personalità e vivacità alla gonna, di foggia semplice. Insomma, forza e delicatezza al tempo stesso per l’invincibile Iga. (Laura Guidobaldi)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Il colore della finale maschile di Parigi 2022 non è il rosso della terra ma il verde degli outfit dei due contendenti. Ruud indossa un completo total green. Yonex sceglie per la maglia da gioco una fantasia con disegni ripetuti di fiori con cinque petali, tono su tono, creando un terribile effetto trapunta della nonna. Pantaloncino verde scuro basico invece, così come polsini e bandana bianchi. Yonex già in passato si era spesso distinta per l’originalità, soprattutto con certi indimenticabili completi indossati dal povero Stan Wawrinka. Con Casper gli stilisti non esagerano come con il tennista svizzero (sfidiamo i lettori a ricordare i peggiori look di Stan), ma fanno comunque una scelta che non ci sentiamo di promuovere; seppur nei ricordi di Ruud quella maglia “a trapunta” resterà impressa poiché l’ha accompagnato in quella che è stata la prima finale Slam, gli auguriamo la prima di una lunga serie. Se non possiamo promuovere il suo outfit, promuoviamo a pieni voti il suo atteggiamento e la capacità di scherzare dopo la sconfitta:Non sono la prima vittima di Rafa su questo campo.” Applausi. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

La New Balance realizza completi dall’effetto sempre vincente per Coco Gauff. La 18enne americana, fresca finalista dello slam francese, incarna la grande energia e vitalità delle nuove stelle del tennis. Il suo outfit è giovane e frizzante, proprio come lei. Leggero e delicato, il gonnellino color “tiffany” – leggermente trasparente – dà un tocco di grazia al completo aderente formato da canotta e pantacourt. La canotta, così come gli short aderenti, presentano una fantasia arabescata nera, vagamente futurista, in contrasto con la tinta unita pastello della gonna. La tinta base della canotta è color lilla, mentre quella dei pantaloncini è il bianco. Scelta azzeccata anche la fascia per i capelli, della stessa tinta del gonnellino. Mai banale Coco, graziosa e carismatica al tempo stesso. (Laura Guidobaldi)

Novak Djokovic – Lacoste

Come ormai da anni a questa parte, Nole si presenta a Parigi di rosso vestito, naturalmente griffato Lacoste. Il modello della polo per questo Roland Garros è lo stesso che, in una colorazione verde smeraldo, avrebbe dovuto indossare a Melbourne (e ben sappiamo il motivo di quel condizionale) e che abbiamo già potuto ammirare agli Internazionali d’Italia in arancione, con queste due palle da tennis stilizzate che, come le comete, schizzano da una parte all’altra del busto lasciando dietro una scia luminosa. Il motivo ci piace e lo abbiamo già detto. La scelta del rosso fuoco sulla terra non ci piace e lo abbiamo già detto. Pantaloncini bianchi e Asics abbinate alla polo come d’ordinanza. Insomma un look un pò prevedibile per il campionissimo serbo che avrebbe dovuto mettere un pizzico di creatività in più anche in campo per battere un Nadal così motivato. (Valerio Vignoli)

Daniil Medvedev – Lacoste

Daniil Medvedev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nei nostri passati appuntamenti abbiamo più e più volte sottolineato come Medvedev non sia propriamente un modello ideale, per movenze e portamento, ma Lacoste a Parigi fa de suo meglio scegliendo per la maglia da gioco un abbinamento di blu e celeste davvero riuscito. Inoltre, se sul lato sinistro della t-shirt spicca, ovviamente, il famoso logo del coccodrillo, sul destro fa bella mostra il simbolo del Roland Garros, come a sottolineare l’unicità del completo di Daniil. I colori del mare e del cielo non vengono però ripresi dal pantaloncino bianco, con strisce laterali nere. Scelta particolare che comunque nulla va a togliere a questo outfit assolutamente promosso a pieni voti. Peccato per l’uscita di scena prematura di Daniil dal torneo, gli sforzi degli stilisti Lacoste meritavano maggior visibilità. (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questa collezione Nike per il Roland Garros 2022 lascia perplessi. Da una parte è cromaticamente impeccabile. Tutti i modelli, da uomo e da donna, sono infatti giocati su accostamenti di colori molto appropriati per risaltare sulla terra parigina e ben amalgamati tra di loro: blu scuro, celeste, menta, bianco panna e giallo canarino. I tagli della collezione sono pure interessanti. I ragazzi potevano scegliere tra una più sbarazzina t-shirt con collo a v (vedi Alcaraz) e una coreana a polo simile a quella già vista in Australia (vedi Sinner). I vestiti delle ragazze avevano piccole aperture nel busto e nella schiena che li rendevano più moderni e integranti. Eppure qualcosa lascia perplessi, come già successo a Melbourne. Manca l’originalità a cui il baffo ci ha abituato e che magari certe volte abbiamo perfino ritenuto eccessiva o fuori luogo. Sembra quasi che il brand americano, orfano da tempo di Federer e che sarà presto abbandonato per forza di cose da Nadal, stia cercando di ricostruire una sua identità limitandosi a giocare di rimessa. Non male ma ci aspettiamo di più. (Valerio Vignoli)

Roland Garros 2022 – Sloane Stephens – Foto Roberto Dell’Olivo

Collezione Adidas

Felix Auger-Aliassime – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)
Alexander Zverev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per l’edizione 2022 del Roland Garros, la linea Adidas ci ha convinto poco. Se il total black avrebbe potuto essere una scelta vincente, puntando sulla grinta e il contrasto con la luminosità dell’ocra di Porte d’Auteuil, altri elementi della collezione non brillano per eleganza. Come la t-shirt senza maniche indossata dallo sfortunato Sascha Zverev (vittima di un brutto infortunio in semifinale contro Nadal), che assomiglia molto di più ad una canotta in “stile spiaggia” che ad un outfit da slam. Decisamente bocciata. Un po’ meglio la maglietta del simpaticissimo Félix Auger Aliassime, con la parte anteriore caratterizzata da simboli che ricordano molto dei disegni rupestri ma che, in realtà, rappresentano l’acqua del mare. Conosciamo bene il grande impegno e la campagna di sensibilizzazione da parte di Adidas per la salvaguardia degli oceani, iniziativa più che mai apprezzabile ed encomiabile. Però, forse, avrebbero potuto concepire disegni un po’ più espliciti. Peccato, perché il messaggio è bellissimo ed indispensabile, ma resta un po’ troppo ermetico e “misterioso”. Azzeccata invece, per il completo di Félix, la scelta dei polsini gialli, che si sposano bene col completo scuro. (Laura Guidobaldi)

Camila Giorgi – Giomila

Camila Giorgi – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Che dire di Camila Giorgi? È sempre la più raffinata ed elegante in campo. Si sa, Parigi in Primavera evoca “La vie en rose” e allora il completo Giomila non sbaglia. Colori pastello e fiorellini per l’outfit indossato da Camila, un connubio che sta benissimo sulla terra rossa. La t-shirt, di un giallo chiarissimo, ha le maniche della stessa fantasia del volant principale del gonnellino, ovvero un motivo composto da fiori piccolissimi tendente al rosa. Il secondo volant, richiama la tinta della maglietta. Un completo semplice e delizioso, che rende la tennista azzurra ancora più graziosa. Grazia che si sposa benissimo con il tennis esplosivo e dirompente di Camila. (Laura Guidobaldi)

Martina Trevisan – Diadora

Martina Trevisan – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Martina Trevisan è stata la bella sorpresa di questo Roland Garros, regalando all’Italia la semifinale. Se il suo gioco e il suo sorriso hanno fatto innamorare tutti, non si può certo dire lo stesso del suo outfit. Diadora è un marchio forse più focalizzato su altri sport, viene subito in mente il calcio e, nostalgicamente, il ricordo vola alle scarpette di Roberto Baggio e alle prodezze con le quali sapeva illuminare le domeniche di un tempo che fu. Per non sbagliare sui campi da tennis Diadora ha scelto il banale accostamento bianco e arancione con basica canotta, pantaloncino e gonna. Peraltro, stesso identico outfit indossato da Martina nel torneo di Rabat, vinto la settimana prima dello slam parigino. Completo che vince non si cambia? Forse è andata così, ma noi restiamo dell’idea che Martina avrebbe meritato un look più originale e siamo certi avrebbe saputo sfoggiarlo al meglio. La stagione è ancora lunga e Diadora ha tutto il tempo per recuperare e regalarci una Martina dall’outfit memorabile. (Chiara Gheza)

Fabio Fogni – EA7

Fabio Fognini – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

Era iniziata in modo molto deludente la partnership tra Fogna e EA7, divisione sport di Emporio Armani, all’insegna dell’abuso del colletto alla coreana e dei colori fluo. Che il trend si stesse invertendo lo avevamo già notato da un pò. Prima a Roma e poi a Parigi, il veterano ligure ha però sfoderato quello che è decisamente il suo miglior outfit dall’inizio di questa sua partnership. Una polo blu notte con pinstripes bianche, richiamo bianco alla fine delle maniche e colletto a polo molto stretto con bottoni. Pantaloncino bianco con finiture abbinate al colore della polo. Un look che più classico non si può, che ricorda vagamente gli iconici outfit Fila di Bjorn Borg. Promosso a pieni voti. (Valerio Vignoli)

Bonus off-court: Iga Swiatek

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

La maturazione di Iga Swiatek negli ultimi due anni sta tutta nei look mostrati per il photoshoot con il trofeo del Roland Garros in mano. Nel 2020, la polacca si era presentata con un irriverente abito lungo a strisce multicolore con delle scarpe basse stringate. Una scelta non convenzionale, spiazzante, come i suoi colpi in campo. Sofisticata e giovanile allo stesso tempo. Una piacevole sorpresa, una ventata d’aria fresca nel circuito. A Parigi in questo 2022 Swiatek è arrivata con il peso di quel numero 1 accanto al suo nome. Lo ha portato con la stessa leggerezza, classe e semplicità con cui indossa questo completo color panna dal taglio sartoriale abbinato ad una maglietta bianca che lo alleggerisce e lo rende più sportivo. Il sandalo bianco dimostra la maggiore cura nei dettagli. Il Rolex al polso dà quel tocco di lusso ed esclusività. Il filo di trucco la rende più femminile senza ostentazioni. Da ragazzina secchiona a prima donna. Con quella facilità invidiabile che non suscita invidia. La concorrenza non può che rimanere a guardare e applaudire. (Valerio Vignoli)

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Miss Wightie, una vita all’attacco: la prima tennista che conquistò la rete

Dall’assolata California fino a Boston, ecco la storia di Hazel Hotchkiss Wightman, gran signora, campionessa e innamorata del gioco fino alla fine. Senza non avremmo avuto Bilie Jean King e Martina Navratilova

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Hazel Hotchkiss Wightman

Quando è troppo è troppo.

Dopo che avrete letto quel che mi è capitato l’anno scorso mentre mi trovavo negli Stati Uniti credo concorderete con me che sia giunto il momento di affiancare al tennis qualche altra passione.

Partiamo dal principio.

 

C’è una località a circa sei miglia da Boston in cui fra fine estate e l’autunno dolci alture e fitti boschi stingono dal verde a mille tonalità di ruggine e giallo.

Si chiama Chestnut Hill, la collina dei castagni. Qui dal 1850 in poi grandi lotti di terreno vennero venduti tutti in una volta alle più facoltose famiglie del circondario ed esse provvidero a costruirvi grandi magioni di campagna. L’adozione degli stili più in voga al tempo come lo Shingle di pietra e ciottoli e il Neocoloniale con i suoi ampi portici donò all’insediamento un’armonia estetica e naturale che dura ancora oggi.

I lunghi viali alberati costeggiati da siepi rigogliose e prati lasciano intravvedere solo scorci di quelle storiche e imponenti abitazioni. In questi luoghi sospesi a metà fra i quadri di Thomas McKnight e la foresta di Sherwood prese sede nel 1922 il Longwood Cricket Club. Fondato 45 anni prima in contemporanea con l’edizione inaugurale di Wimbledon, negli Stati Uniti è uno dei templi del tennis. I suoi campi affiancati di verde prato videro i pionieri del gioco importato da Mary Outerbridge, la prima Davis nel 1900 e tre anni dopo i fratelli Doherty giocarne i singolari decisivi a pochi metri di distanza l’uno dall’altro contro Larned e Wrenn. Fra le sue mura si respira storia, chiudendo gli occhi si può ancora avvertire il sommesso fruscio di flanelle e l’aroma di tè e tabacco, mentre attutito giunge il suono di una pallina che colpisce corde rigorosamente in budello.

Wham, Bang,

I colpi che sento però non provengono dall’avito luogo.

Esco in Hammond Street e lasciandomi alle spalle le persiane verdi dell’elegante club house color avorio ecco che questi si fanno più forti.

Wham, Bang,

Wham, Bang,

Dopo qualche centinaio di metri, a un paio di profondi lob di distanza, attraversato un ponte di vecchio metallo rivettato e ingentilito da siepi, si incrocia Suffolk Road.

Ora il ritmo è martellante e regolare, come quello di un grande cuore che batte.

Wham, Bang,

Wham, Bang,

Wham, Bang.

Il rumore proviene da un enorme garage doppio di solide mura, con il tetto appuntito decorato da tegole di pietra marrone, che sta accanto a una grande villa gialla.

Mi azzardo ad entrare.

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L’ultimo scambio del coach dei coach: addio a Nick Bollettieri

A 91 anni, ci lascia il più grande coach della storia del tennis. La sua Tennis Academy, fondata nel 1978, ha cambiato per sempre il modo di approcciare al tennis professionistico

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Si è spento a 91 anni Nicholas James Bollettieri, meglio noto come Nick. Figlio di immigrati italo-americani, è stato il coach che più di tutti ha saputo cambiare l’approccio dei giocatori al tennis professionistico. Una vita dedicata a giovani tennisti talentuosi, che lo ha visto trascurare la propria vita privata, in cui si contano ben 8 mogli diverse e 7 figli, per dedicarsi al mestiere di “allenatore di tennis”, sebbene non abbia mai giocato un torneo in tutta la sua vita.

Laureato in filosofia, inizia la sua avventura nel mondo del tennis nei primi anni Settanta, diventando il direttore delle attività agonistiche al Dorado Beach Hotel a Porto Rico, di proprietà dei Rockefeller. Nel 1978 apre la sua Tennis Academy a Bradenton, in Florida – ora di proprietà della IMG. La vera rivoluzione introdotta da Bollettieri è stata quella di trasformare l’accademia in un luogo simile a college americano: i suoi allievi erano invitati a vivere all’interno dell’impianto, dove erano a loro disposizione campi da gioco aperti a tutti le ore, affiancati dall’offerta di numerosi corsi di studio compatibili con gli allenamenti. Secondo Nick, l’amore e la passione per il gioco erano l’elemento cardine per ambire alle vette della classifica mondiale. La sua lungimiranza gli ha permesso di capire, prima degli altri, la direzione futura del tennis: si può lecitamente considerare l’ideatore del power tennis, basato sulla potenza e la forza degli scambi da fondo campo. Forse, in fondo, più che capire in che direzione stava andando il tennis, è lui stesso ad averne indicato la strada.

Ben 12 dei suoi allievi hanno raggiunto la vetta delle classifiche ATP e WTA: Andre Agassi, Jim Courier, Marcelo Rios, Pete Sampras, Jennifer Capriati, Jelena Jankovic, Martina Hingis, Monica Seles, Maria Sharapova e le sorelle Williams.

 

È l’uomo che impose ad Andre Agassi il rovescio a due mani perché, secondo lui, era il colpo migliore per vincere i grandi tornei: in un tennis sempre più rapido, il rovescio a una mano sarebbe diventato un problema. Lo stesso Agassi, nella sua biografia Open, ha parlato molto degli allenamenti alla Bollettieri Academy, criticando aspramente i metodi utilizzati, a suo dire, troppo duri. Anche oggi, chi sceglie di varcare la soglia dell’Accademia deve accettare rigide regole che coinvolgono tutti gli aspetti della vita: dall’alimentazione allo studio, dalla fatica fisica alla preparazione mentale.

Bollettieri è stato anche il primo ad applicare il concetto di mental coaching e a dare risalto all’aspetto mentale dei giocatori. A Milano, nel 2015, in occasione della presentazione della sua ultima fatica editoriale, Bollettieri su Sharapova e Seles aveva detto Nessuna delle due era un’atleta, ma erano entrambe forti mentalmente”.

La sua formula per essere un ottimo coach Capire chi sono i tuoi allievi, anche le loro manie. Non si tratta di insegnare a colpire una palla, ma aiutare i giocatori 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni all’anno”.

Nick ci lascia con una grande eredità che, siamo certi, non sarà lasciata cadere nel vuoto. Dopo aver letto o ascoltato le sue parole, si rimane con la sensazione di aver assistito a una vera lezione di vita che si adatta bene a qualsiasi contesto dell’esistenza umana, non solo all’interno del rettangolo da gioco E come diceva lui stesso, “tutte le persone grandi nella vita devono fare errori, se non commetti errori non puoi diventare una grande persona”.

Buon viaggio Nick.

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Una contro tutte: Chris Evert ed Evonne Goolagong

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale: ripercorriamo le loro storie. Le prime due furono Chris Evert ed Evonne Goolagong

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Dopo la rubrica UNO CONTRO TUTTI” dedicata ai numeri uno della storia ATP di Remo Borgatti, vi proponiamo anche la versione WTA a cura di Viola Tamani: UNA CONTRO TUTTE. Primo episodio dedicato alle carriere di Chris Evert ed Evonne Goolagong


Il tennis mi ha aiutato a darmi un’identità e mi ha reso qualcuno. Christine Marie Evert

Con due anni di ritardo rispetto ai colleghi uomini, dal 3 novembre 1975 anche il circuito femminile fu dotato di una classifica computerizzata che permise di definire l’accesso ai diversi tornei, fino ad allora a discrezione degli organizzatori. Il primo nome che uscì da questi complessi calcoli fu quello della statunitense Christine Marie Evert, a tutti nota come Chris. Nata nel 1954 a Fort Lauderdale, in Florida, iniziò a giocare a tennis nel campo comunale in terra rossa della sua città natale a soli 5 anni.

 

Il padre, Jimmy Evert, era un maestro di tennis e iniziò al tennis tutti e cinque i suoi figli – tutti vincitori dei National Juniors Championship -, forse ignaro di avere tra la progenie la futura stella del tennis americano.

Il primo grande exploit fu durante un piccolo torneo in North Carolina nel 1970. A soli 15 anni, Chris sconfisse l’allora numero uno Margaret Court in due tie-break. L’anno seguente, quando gli US Open si giocavano ancora sull’erba di Forest Hills, Evert infilò una serie di inaspettate vittorie che le consentirono di giocare la sua prima semifinale Slam, contro Billie Jean King. La stessa King ha detto di lei: “Chris non gioca game o set, ma solamente punti”.

Evert fu l’artefice di una piccola rivoluzione tennistica; fu la prima ad utilizzare il rovescio a due mani che, nella mente del padre-coach, avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea: infatti Chris, alle prime armi con la racchetta, era troppo piccola e minuta per colpire con una sola mano. Crescendo, decise di non abbandonarlo e anzi, ne fece il suo marchio di fabbrica. Ad oggi, più dell’80% delle top 100 usa il rovescio bimane. Degli insegnamenti di suo padre, dirà lei stessa, ha osservato sempre tre fondamenti che la accompagnarono per tutta la carriera: porta la racchetta dietro, affiancati, fai sempre passo avanti quando colpisci.

Il dominio di Evert fu pressoché incontrastato fino al 1982. Dal 1975 al 1978 conservò la prima posizione del ranking, ceduta per sole due settimane nell’aprile del 1976 all’australiana Evonne Goolagong.

La carriera di Evert è costellata di record. Nel triennio 1975-1977 vinse le uniche tre edizioni degli US Open tenutesi sull’Har-Tru, la terra verde americana. Ed è proprio sulla superficie più lenta, la prima su cui iniziò a giocare da bambina, che Chris Evert ottenne i suoi migliori risultati. A soli 19 anni, vinse il primo dei sette Roland Garros, del quale detiene il record di vittorie.

L’altro record mai eguagliato è quello della sequenza di 125 vittorie consecutive ottenute sulla stessa superficie, la terra, per un totale di ben sei anni da imbattuta (1973-1979). Ha vinto almeno una prova dello Slam per tredici anni consecutivi dal 1974 al 1986. Ha vinto oltre il 90% delle gare disputate (1304 su 1448 incontri disputati) secondo i dati della WTA.

Raggiunge la finale del Master di fine anno per sei anni consecutivi dal 1972 al 1977, perdendo solo due volte dall’australiana Evonne Goolagong nel 1974 e nel 1976. Per 13 anni, dal 1974 al 1986 ha occupato la prima o la seconda posizione del ranking. Ma la carriera di un grande atleta non sta solo nei record.

Jimmy Connors e Chris Evert (Art Seitz)

Questi primi anni ’70 furono per Chris di grande ascesa mediatica: era la sportiva più riconosciuta al mondo e, oltre alle vittorie in campo, un fattore che influì sulla sua popolarità è la felice relazione con il connazionale Jimmy Connors. I due nell’estate del 1974 vincono i rispettivi titoli di singolare a Wimbledon, con il tennis americano al massimo della sua espressione. Sfortunatamente però questo matrimonio non s’ha da fare.

Dal 1979 la si trova in campo col nome di Chris Evert-Lloyd, dopo aver preso il cognome del marito, anche lui tennista. Inizia in questo torno di anni una delle rivalità più seguite e amate del pubblico nello sport. Con Martina Navratilova. Nessuna altra rivalità nella storia del tennis ha visto opporsi i due contendenti per così tanto: le due si affrontarono in 80 occasioni. Praticamente in tutte le fasi finali dei tornei! Si scontravano due tipologie di giocatrice opposte: da un lato Chris consistente e paziente, impeccabile e abile a gestire la pressione; dall’altro Martina emozionale, sentimentale, coinvolgente col pubblico. Anche a livello personale, la percezione mediatica delle due è opposta. Evert incarnava perfettamente la figura della “ragazza della porta accanto”, la figlia e la moglie che tutti desideravano. Navratilova era l’estroversa e la ribelle, anche a causa della sua scelta politica di prendere le distanze dal comunismo, e acquisire la nazionalità americana.

Tra la primavera del 1975 e la fine del 1977 Evert vinse 15 dei 17 match disputati contro la cecoslovacca naturalizzata statunitense; in generale dal 1973 al 1982 Evert ha avuto la meglio sull’avversaria ma nel biennio ‘83-‘84 ha subito ben 13 sconfitte consecutive.

Il coach del marito John, Denis Ralston, iniziò a seguire anche Chris. L’unico modo per arginare la potenza di Navratilova era ricorrere al serve-and-volley. La finale del Roland Garros 1985 è uno dei match più belli della storia del tennis femminile. In tre lottatissimi set, Evert batte 6-3 6-7 7-5 l’avversaria di sempre ed agguanta, per l’ultima volta nella sua carriera la prima posizione mondiale.

Fin da giovanissima, le viene attribuito il soprannome The Ice Maiden: imperturbabile nelle espressioni facciali, quasi priva di emozioni come il ghiaccio; mentre Maiden sta ad indicare l’innocenza di una giovane donna, ma in lingua scozzese, è anche una rudimentale ghigliottina. Le straordinarie capaci mentali di Evert furono chiare fin dal secondo turno dello US Open del 1971 quando vinse, salvando addirittura 6 match point, ribaltando un pesante 4-6 5-6 e 0-40 contro la connazionale Mary Ann Eisel.

La sconfitta certamente più dolorosa da numero 1 del mondo è stata la semifinale del Roland Garros del 1981 persa in due set da Hana Mandlikova, tennista di Praga ma naturalizzata australiana, che la sconfisse nuovamente nel 1985 allo US Open. Nella sua carriera, Evert ha giocato 34 finali Slam, perdendone 16 delle quali 7 solo a Wimbledon, lo Slam in cui ha raccolto meno vittorie (solo 3 affermazioni ai Championship). Come detto, il biennio ’83-’84 fu per Chris, il momento più difficile di tutta la carriera. Stabile al secondo posto del ranking, subì la superiorità di Martina Navratilova che le inflisse anche le due peggiori sconfitte nelle finali Slam: allo US Open ’83 e al Roland Garros ’84, Evert raccolse solo 4 game (6-1 6-3 6-3 6-1).

La dolcezza dei tratti, la bellezza femminile ed elegante di Chris erano in netto contrasto con l’aggressività e l’imperturbabilità del suo volto durante le partite. Uno spirito guerriero sorprendente se si considera che, alla stessa età, a 30 anni, quando Evert decide di passare alla grafite (la sua rivale Navratilova era passata alla nuova tecnologia l’anno prima), un’altra straordinaria atleta come Steffi Graff decideva di ritirarsi. La carriera di Evert si conclude ufficialmente nel 1989.

Nei primissimi anni della sua carriera da professionista, iniziata nel 1973, la sua più grande rivale fu l’australiana Evonne Goolagong. Nata da una famiglia aborigena, ha qualcosa in comune con l’ultima campionessa australiana, Ashleig Barty. Oltre a condividere un’ascendenza comune, entrambe da piccole si sono cimentate nel cricket. A soli 19 anni, nel 1971 vinse il torneo di Wimbledon, diventando la prima tennista aborigena a vincere uno Slam. È diventata mamma nel 1976 e due anni dopo ha vinto gli AUS Open: non accadeva dal 1914. La sua carriera terminò nel 1982. Fu la prima atleta di colore a vincere uno Slam e a diventare la numero 1 del mondo, segnando così i sogni e la carriera di tante giovani atlete dopo di lei.

Evonne Goolagong (foto via Twitter, @Wimbledon)

SCONFITTE DA NUMERO 1 SUBITE DA CHRIS EVERT

1976M. Navratilova – EVERT6-3 6-4Houston
1976D. Fromholtz – EVERT2-6 6-2 6-3Boston
1976E. Goolagong – EVERT6-3 7-6Philadelphia
1976E. Goolagong – EVERT6-3 5-7 6-3Los Angeles
1976V. Wade – EVERT6-2 6-2Londra
1977M. Navratilova – EVERT6-2 6-3Washington
1977V. Wade – EVERT6-3 6-4San Francisco
1977V. Wade – EVERT6-1 4-6 6-2Wimbledon
1978E. Goolagong – EVERT4-6 6-1 6-4Boston
1978M. Navratilova – EVERT6-4 4-6 9-7Eastbourne
1978M. Navratilova – EVERT2-6 6-4 7-5Wimbledon
1979G. Stevens – EVERT6-2 6-3Florida
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Dallas
1979S. Barker – EVERT6-3 6-1Boston
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Wimbledon
1980M. Navratilova – EVERT7-6 6-2Tokyo
1981H. Mandlikova – EVERT7-5 6-4Roland Garros
1981T. Austin – EVERT6-1 6-4Toronto
1981M. Navratilova – EVERT7-5 4-6 6-4US Open
1981M. Navratilova – EVERT6-3 6-2Tokyo
1981M. Navratilova – EVERT6-7 6-4 7-5AUS Open
1981T. Austin – EVERT6-1 6-2East Rutherford, NJ
1982A. Jaeger – EVERT7-6 6-4California
1982A. Jaeger – EVERT6-1 1-6 6-2Hilton Head
1982A. Jaeger – EVERT6-3 6-1Roland Garros
1982M. Navratilova – EVERT6-1 3-6 6-2Wimbledon
1985M. Navratilova – EVERT4-6 6-3 6-2Wimbledon
1985H. Mandlikova – EVERT4-6 6-2 6-3US Open

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