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Wimbledon, Djokovic: “L’inizio del terzo set era cruciale. So cosa aspettarmi dalla folla contro Norrie”
“Parlare con te stesso ti rianima” spiega Nole Djokovic, dopo la grande rimonta su Sinner. “Quello che succederà dopo Wimbledon è imprevedibile al momento”

Per due set, l’Italia del tennis aveva potuto sognare l’impresa di Jannik Sinner, salvo che quel cannibale che risponde al nome di Novak Djokovic è rientrato con autorità alzando il livello su quello che sempre più è il prato di casa sua, e portato a casa il match. Per la settima volta il serbo riesce a risalire da due set a 0, per la seconda qui a Wimbledon, e affronterà Norrie in semifinale (un beniamino del pubblico che rimanda alle antiche sfide con Sir Andy Murray). Nella sala stampa dopo il match non può che essere ampiamente soddisfatto dei suoi sforzi il n.3 al mondo (dopo Wimbledon scivolerà addirittura alla settima posizione…), e come sempre si mostra tale anche nella cortesia e nell’analisi alle domande che vengono poste.
D: “Dacci i tuoi pensieri sulla partita“
Djokovic: “Una partita di cui è stato emozionante far parte. Non così eccitanti per me i primi due set, ma, dopo, ho giocato una nuova partita, ad essere onesto. Dall’inizio del terzo ho giocato tre set davvero molto solidi, da tennis di altissima qualità; fin da lì, quando ho trovato presto il break, ho sentito di aver trovato il mio ritmo e il mio tempo sui colpi. Sono state due diverse partite e mi sono sentito completamente diverso dall’inizio del terzo“.
D: “Hai detto che dopo il secondo set hai avuto una piccola conversazione con te stesso durante il toilet break. Immagino sia stata abbastanza aggressiva“
Djokovic: “Non proprio, non c’era aggressività lì, era solo un discorso di incoraggiamento, positivo. Come ti senti negativo e giù in quei momenti, anche se non sembra vero, ti dà davvero un effetto e un supporto se stai cercando di trovare le giuste sensazioni, e parlare con te stesso in un certo senso ti rianima, quindi è quello che ho fatto. Lo feci dopo aver perso due set in finale del Roland Garros contro Tsitsipas, e oggi ha funzionato, ma non sempre funziona. Mi sentivo come se dovessi cambiare qualcosa, non stavo giocando bene, non mi sentivo bene in campo, ero dominato da Sinner. Per fortuna i Grandi Slam si giocano al meglio dei cinque, quindi ho avuto l’opportunità di rientrare“.
D: “Puoi dirci cos’è andato male nei primi due set. Perché non ti sentivi bene“
Djokovic: “Penso di aver iniziato molto bene, ero in vantaggio di 4-1 e palla del doppio break, ma ha servito bene. Stavo giocando controvento e ho giocato un pessimo game, due doppi falli, due smorzate sbagliate per perdere il servizio 4-3, e lo slancio è passato al suo lato. Ho iniziato a dubitare dei miei colpi, lui ha iniziato a crederci di più, aveva una migliore mentalità sul campo, con la fiducia per intervenire e dettare il gioco. Io non stavo negli scambi, ero troppo passivo, e succede a questo livello, soprattutto sull’erba dove tutto accade molto velocemente. Quindi anche se non stai servendo bene, come me dalla fine del primo e per l’intero secondo set, lui stava leggendo e attaccando i miei servizi. Ma ho sempre creduto di poter rientrare, so che l’esperienza che ho mi avrebbe alla fine potuto far prevalere in questo tipo di situazioni. Non avevo lesioni fisiche o altro come quello, era solo una questione di cambiamento di slancio. Ho sentito quell’inizio del terzo set cruciale per iniziare bene, provare a strappare presto il suo servizio. Questo è ciò che accaduto“.
D: “Quando entri nelle partite di un Grande Slam, sapendo che probabilmente non ne giocherai per un po’ di tempo, c’è una pressione aggiunta? Ti senti come se stessi giocando più del tuo avversario a volte?“
Djokovic: “Non direi necessariamente di avere una motivazione completamente nuova a causa delle circostanze, mi sento sempre molto motivato e ispirato a giocare il miglior tennis negli Slam, in particolare qui. Voglio dire, questo è probabilmente il più importante torneo nella storia del nostro sport, o almeno sicuramente per me lo è. Questo torneo e questo Centrale mi hanno ispirato a iniziare a giocare a tennis, è sempre stato il mio sogno d’infanzia essere qui. Ogni volta che esco su quel campo, mi sento obbligato a dare tutto. Ma sono anche ispirato dalla splendida cornice del Centrale e di Wimbledon come più storico e tradizionale torneo. Quello che succederà dopo Wimbledon è davvero imprevedibile al momento, quindi non ci presto molta attenzione. Cerco di concentrare i miei pensieri qui e poi vedremo cosa succede“.
D: “Cos’hai da dire sul tuo prossimo avversario? Contro Cameron Norrie potresti avere la folla contro di te e potresti dover correre tutto il giorno perché è quello che Cam fa. Ci hai giocato l’anno scorso, cosa sai di lui e dei suoi talenti?“
Djokovic: “Abbiamo giocato al coperto alle ATP Finals, un solo precedente, e ovviamente in condizioni diverse, torneo diverso, ambiente diverso rispetto a quello in cui giocheremo qui a Wimbledon. Semifinale sul Centrale di uno slam nel suo Paese. So cosa aspettarmi in termini di supporto della folla e tutto ciò che hai menzionato. Ancora una volta, per lui, non c’è molto da perdere, ogni vittoria da ora in poi è un grosso affare. Mi ci sono allenato un paio di volte, conosco bene il suo gioco. Ovviamente farò il mio e mi preparerò. Ma è una semifinale di un Grande Slam, quindi chiunque tu debba affrontare, è un momento di spettacolo, perciò è meglio che sia al tuo meglio“.
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Djokovic alla CNN: “Non ho rimpianti. Alcaraz merita il numero 1”
“Spero di esserci per lo US Open. La finale persa con Medvedev uno dei ricordi più belli a New York”, così il tennista serbo Novak Djokovic parla da Dubai

L’assenza di Novak Djokovic anche dal torneo di Miami ormai è cosa nota, e martedì a Dubai il tennista serbo è stato intervistato da Becky Anderson, reporter della CNN. L’attuale numero 2 del mondo ha affrontato tutti i temi principali di attualità tennistica, compreso il suo status di non vaccinato che al momento gli impedisce di entrare negli Stati Uniti. Infine ha anche aggiunto interessanti osservazioni sulla rivalita con Roger Federer e Rafa Nadal.
Rimpianti sul vaccino
No, non ho affatto dei rimpianti. Ho imparato durante la vita che i rimpianti sono una zavorra, di fatto ti fanno vivere nel passato e io non voglio questo. Non voglio neanche vivere nel futuro, ma cercare di stare il più possibile nel momento presente, e piuttosto cercare di fare qualcosa per migliorare il futuro.
Su Alcaraz e la sua assenza dal Sunshina Double
Voglio congratularmi con Carlos Alcaraz, si merita assolutamente di essere numero uno. È un peccato che non abbia avuto modo di giocare Indian Wells e Miami perché sono due tornei che amo ma allo stesso tempo la mia era una scelta cosciente e sapevo che c’era la possibilità che non sarei andato. Questo è il corrente stato delle cose e spero che cambino per il resto dell’anno così da poter giocare lo US Open, il torneo per me più importante sul suolo americano.
Su un’eventuale partecipazione allo US Open
Sono fiducioso anche se non è nelle mie mani la scelta… bhe anche questo è discutibile perché c’è qualcosa che io potrei fare ma che ho deciso di non fare, e ovviamente se sarò ammesso a giocare la decisione spetta ai piani alti del Governo. A questo punto della mia carriera i tornei dello Slam sono quelli a cui punto di più e che vorrei giocare di più. Vorrei davvero tanto esserci perché ho tanti bei ricordi, e a dir la verità nella finale persa con Medvedev nel 2021 ho avuto forse uno dei momenti più belli col pubblico newyorkese; anche se ho perso quel match ho sentito tanto supporto dal pubblico e vorrei ricreare quella connessione. Non vedo l’ora.
Su Federer e Nadal
Mi hanno reso più forte, sia mentalmente che fisicamente, il mio gioco è migliorato grazie a tutte quelle partite che abbiamo giocato l’uno contro l’altro, soprattutto a causa delle partite che ho perso contro di loro, alcune davvero importanti. A volte ero davvero infastidito di far parte di quell’era’.
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Hantuchova: “Alcaraz di un altro pianeta, attacca come Federer e difende come Nadal”. Cervara: “È il Tyson del tennis”
Tra l’urgenza di paragoni sempre più arditi e statistiche strambe, la sintesi di Roger e Rafa, al secolo Carlos Alcaraz, non ha la risposta di Djokovic, di più: “Lui è la risposta”. Ma a quale domanda?

Il problema fondamentale è rappresentato da quei tre – Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic – e da quell’entità divoratrice di tutto a cui hanno dato vita nota come Big 3. Avercene di problemi del genere, si potrebbe obiettare, solo limitandosi a pensare a quanto hanno fatto per il tennis, aumentandone straordinariamente la popolarità.
Anche non considerando le generazioni di tennisti che prima tecnicamente, poi anche mentalmente, si sono ritrovate quasi senza possibilità di iscrivere il proprio nome sui trofei più importanti (quelli Slam, il cui peso è ancor più aumentato soprattutto nella considerazione dei tifosi proprio per “colpa” loro), pare che ormai nessuno possa tentare di emergere senza che “sì, ma alla sua età Roger serviva meglio, Nole aveva già vinto uno Slam mangiando pizze e Rafa non ne parliamo”.
Insomma, il problema è che quei tre non solo ti senti obbligato a citarli in ogni articolo (arrendendoti agli anacoluti), ma li devi battere sul campo, nei record di precocità, superare in classifica e spesso neanche questo basta perché l’avventato e inopportuno sfidante avrà senza dubbio avuto dalla sua una quantità industriale di circostanze favorevoli. E, come se non bastasse la pressione derivante dall’essere definito il nuovo Nadal/Djokovic/Federer a causa della disperata ricerca di un nuovo campione, allo stesso tempo lo sventurato in questione si sentirà dire con altrettanta veemenza che non vale metà della peggior versione di uno di quei tre. L’importante è che si facciano paragoni, poi tutto è permesso.
Tuttavia, c’è anche chi impara dai propri errori: in Spagna dicevano Munar el nuevo Rafa, dopo di che hanno imparato e quindi, quando Carlos Alcaraz (che entri, finalmente) aveva iniziato a farsi notare, c’era chi lo descriveva come il nuovo Roger. Così va molto meglio, bravi. Arriva però Daniela Hantuchova al alzare l’asticella. Al quotidiano francese l’Équipe, Daniela ha detto che “Carlos viene da un altro pianeta. Ha tutto. Mi sembra che abbia l’aggressività di Roger e la difesa di Rafa. Con la sua velocità e il modo di muoversi, riesce a giocare colpi che non credevamo possibili”.
L’ormai ex Carlitos (nel senso che è cresciuto, che adesso è Carlos o Charlie), avendo ancora un mese e mezzo da passare come teenager, non può evitare che, oltre ai paragoni, gli si cuciano addosso statistiche di precocità anche bizzarre, per esempio quella che lo nomina come più giovane realizzatore della tripletta IW, Miami, Flushing Meadows, impresa peraltro compiuta prima di lui dai soli Sampras, Federer, Djokovic e Agassi. Fantastico. Non è chiarissimo l’accostamento del Double allo US Open, però bello.
Di poco bizzarro c’è la sua vittoria a Indian Wells, dove colui che lo ha messo più in difficoltà è stato Jannik Sinner. Anche Griekspoor, restando aggrappato al proprio servizio, lo aveva trascinato al tie-break nel primo set, ma l’azzurro è riuscito a recuperare il break piazzando un parziale di 11 punti consecutivi e sembrava in grado di effettuare il sorpasso definitivo, anche perché il classe 2003 aveva perso confidenza con i colpi. Con la grafica in sovrimpressione che ratificava l’evidente differenza tra i dritti dei due contendenti (valutazione di 9,1 contro 6,4 a favore di Sinner), Alcaraz ha affrontato il set point contro dopo aver sbagliato proprio due dritti e pure comodi, annullandolo grazie alla smorzata di… dritto. Anche altri avrebbero forse provato il drop shot, probabilmente più alla ricerca di un timoroso asilo conseguente a quegli errori, ma non è il caso di Carlos che padroneggia quella soluzione, fa parte del suo vasto repertorio. Pur rifuggendo (invero senza difficoltà) la tentazione di suggerire chi alla sua età già possedeva un ampio baglio tecnico, resta il fatto che lo spagnolo è riuscito a vincere anche quel primo parziale e, alla fine, il suo percorso nel deserto è rimasto immacolato. Chi era stato l’ultimo a trionafre senza cedere set? Federer nel 2017, anche approfittando di un walkover. Per trovare chi aveva centrato quel risultato disputando almeno sei match, bisogna tornare indietro fino a Nadal nel 2007.
C’è per fortuna chi rimane fuori dal coro. È Gilles Cervara, l’allenatore di Daniil Medvedev, che lascia da parte i mostri sacri, ma solo quelli del tennis. “Alcaraz è il Tyson del tennis” ha… tracimato all’Équipe. “In alcuni momenti è capace di tirare dei ‘diretti’ con la racchetta. Ci sono stati colpi che hanno lasciato Daniil a dieci metri dalla palla, colpiti con potenza e velocità folli”
Difficile dire quanto ci abbia messo Medvedev del suo, ma nelle statistiche relative alla finale appare un numero enorme a dispetto di ciò che rappresenta: 0, come in “zero ace”. Pare che l’insieme “servizi neanche sfiorati dall’avversario” di Daniil non rimanesse privo di elementi dalla sfida contro Gilles Simon a Marsiglia nel febbraio 2020. Dopo una decina di giorni, (non solo) il Tour si sarebbe fermato – così, per dire. Di sicuro c’è che, in ventitré confronti, mai il Big 3 è riuscito in tale impresa contro Daniil, che ha chiuso così il contatore con un turno di anticipo, sfoderando contro Tiafoe l’ace numero 3.299 della carriera.
A proposito di contatori, durante la trasferta californiana Alcaraz ha messo a segno e superato la vittoria ATP numero 100, con un saldo positivo su tutte le superfici: 47-12 sulla terra battuta, 53-18 sul duro e – mettiamoci anche quella nonostante l’abbia appena respirata – 4-2 sull’erba. Con meno di due stagioni complete alle spalle sul Tour, vanta un bilancio indoor di 16-6 (mai aveva giocato al coperto a livello Challenger e ITF), mentre all’aperto si bea di un eloquente 88-26: se tutti sanno giocare bene a tennis in condizioni asettiche, Carlos dimostra con i numeri (oltre che con la finale del BNP Paribas Open) di saper gestire meglio di diversi colleghi il vento e le altre condizioni che si presentano nella maggior parte degli eventi del circuito. Ci affidiamo alla versione spagnola del sito atptour.com per aggiungere che, fra i tennisti in attività con almeno 20 incontri giocati, oltre al nostro protagonista solo in tre hanno un bilancio positivo contro avversari top 10. Ricorrendo a una finta preterizione, diciamo che non c’è bisogno di fare nomi: Djokovic, Nadal, Murray.
Carlos non ha (tecnicamente ancora) vinto il Sunshine Double, ma il trofeo di Indian Wells e quello di Miami sono già nel suo palmares. E – notizia inaspettata? – è il primo a vincerli entrambi da teenager. Per quanto riguarda specificatamente il titolo appena conquistato, è il secondo più giovane dell’albo d’oro, preceduto da Boris Becker. E, proprio quando si faceva ingenua strada l’illusione di poter completare un paragrafo senza essere costretti a evocare il mostro tricefalo, Alcaraz è il secondo teenager a vincere più di due Masters 1000. Il primo è stato…
… Rafa Nadal.
Non possiamo però non tornare a Daniela Hantuchova, che può continuare a lanciarsi nelle più spericolate iperboli, tanto ci aveva già convinti al “ciao”. L’ex numero 5 del mondo ha pochi dubbi su Carlos: “Porta il tennis a un altro livello, il che è pazzesco da vedere. Poco tempo fa, tutti di domandavano cosa sarebbe successo in futuro dopo Federer, Nadal e Djokovic. Credo che lui sia la risposta. Non c’è nulla di cui preoccuparsi”.
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Italiani in campo oggi mercoledì 22 marzo: Fognini a Bronzetti a Miami. A che ora e dove vederli
Bronzetti alle 16, Fognini in tarda serata (22 circa) partono entrambi sfavoriti al primo turno del Masters 1000 di Miami

Dopo una prima giornata non particolarmente felice per le tenniste italiane – con la sola Camila Giorgi capace di vincere il suo match, a fronte delle sconfitte di Paolini e Cocciaretto – al Miami Open presented by Itau nella seconda giornata di torneo scenderanno in campo altri due azzurri: Lucia Bronzetti e Fabio Fognini. In ordine temporale, a giocare per prima sarà Lucia Bronzetti che aprirà il programma sul campo 7 alle ore 16 italiane contro la ceca Linda Noskova. Il match verrà trasmesso in chiaro su SuperTennis, canale 64 del digitale (che proprio ieri ha confermato l’acquisto per i diritti dello US Open), dove la tennista italiana attuale numero 74 del mondo non parte favorita; la vittoria di Noskova infatti, numero 52, paga 1.22 la posta per Sisal, mentre un eventuale exploit dell’italiana addirittura 4.70 per efbet.
Passando al tabellone maschile, troviamo oggi in campo Fabio Fognini impegnato contro Jan-Lennard Struff come terzo match sul campo Butch Buchholz, quindi alle 22 circa. Il tedesco è al momento di poco fuori dalla top 100 ma ha un passato da numero 29 del mondo nel 2020, e in questo Masters 1000 di Miami ha superato le qualificazioni. Fognini invece è numero 91 del mondo ma non per questo i bookmakers gli hanno dato una posizione di favorito: infatti un successo del ligure paga 3.40 la posta per bet365, mentre 1.33 la vittoria si Struff. Il match verrà trasmesso in diretta su SKY Sport Tennis.
ITALIANI IN CAMPO A MIAMI MERCOLEDÌ 22 MARZO
WTA primo turno, Bronzetti-Noskova, campo 7, ore 16, diretta SuperTennis
ATP primo turno, Fognini-Struff, campo Butch Buchholz, ore 22 circa, diretta SKY Sport Tennis