ATP Bastad, semifinali a sorpresa: Carreno Busta e Rublev messi ko da Cerundolo e Baez

ATP

ATP Bastad, semifinali a sorpresa: Carreno Busta e Rublev messi ko da Cerundolo e Baez

Derby argentino in finale a Bastad, dopo un sabato abbastanza deludente a livello di spettacolo

Pubblicato

il

Baez e Rublev - Bastad 2022 (Twitter - @NordeaOpen)
Baez e Rublev - Bastad 2022 (Twitter - @NordeaOpen)
 

5 luglio 2004, Mariano Zabaleta batte Gaston Gaudio e vince il titolo dell’ATP di Bastad. Domani, 18 anni dopo, la finale del torneo svedese tornerà ad essere un derby argentino, tra due ragazzi che avevano rispettivamente 5 e 3 anni e mezzo il giorno in cui si giocò quella partita: Francisco Cerundolo e Sebastian Baez. Il primo, in una partita perfetta e a senso unico, ha avuto ragione di un avversario sempre ostico come Pablo Carreno-Busta, oggi apparso un po’ opaco e arrendevole, e dunque Cerundolo può festeggiare la seconda finale in carriera a livello ATP dopo Baires 2021. Vittoria ancora più prestigiosa, e con stesso livello di comodità, invece per Baez, che batte per la prima volta un giocatore tra i primi 10, il n.8 al mondo Andrey Rublev, in balia di sé stesso e della sua violenza senza calcolo o strategia. La pazienza del classe 2001 diventa quindi ancor di più un fattore, e gli regala la terza finale stagionale (sconfitta a Santiago, vittoria ad Estoril) e la piacevole statistica di essere il primo albiceleste a battere Rublev dall’ottobre 2017 a Shangai. Chi fu l’ultimo? Un certo Juan Martin Del Potro.

F. Cerundolo b. [5] P. Carreno-Busta 6-3 6-2

Tralasciando le due palle break salvate da Cerundolo nel terzo game, la partita scivola via liscia sul binario dei servizi, com’era prevedibile, senza che nessuno dei due riesca a trovare un particolare cambio di ritmo. Entrambi sono giocatori solidi, senza particolari strappi, ma Cerundolo ha più coraggio e si mostra ben propositivo. Nell’ottavo game ha ben quattro chance di break, create attaccando sin dalla risposta, specie con il dritto molto profondo e pesante: i cambi di ritmo trovati gli permettono un vincente per suggellare il break. Lo spagnolo, per trovare adatte contromisure, dovrebbe muovere l’avversario di più e cercare maggiormente le sue verticalizzazioni. Ma toccherà ormai farlo direttamente nel secondo parziale, dato che Cerundolo, senza tremare, va a chiudere 6-3 con il servizio un primo set equilibrato, dove semplicemente lui ha avuto il coraggio di osare e ha trovato più costanza e palle più pesanti dal lato destro.

 

La partita continua nel segno di Cerundolo, che nel primo game del secondo parziale subito porta a casa il break, tenendo il controllo dello scambio e giostrando bene su entrambi i lati del campo, senza permettere al suo avversario di controbattere o avere il tempo di privarlo degli appoggi che permettono queste accelerazioni e queste sortite. Prosegue il set come monologo di Francisco, che ricorda molto quello mostrato ieri dal suo avversario odierno contro Schwartzman, dato che Carreno quasi non riesce a reagire e a tenere il ritmo dell’argentino, perfetto in tutto, sia tatticamente che tecnicamente, e si porta così sul 5-0. Arriva qui un piccolo, fisiologico calo, che permette quantomeno al n.5 del seeding di evitare il bagel, ma è una resistenza effimera, che vive più di errori di Cerundolo che di reale convinzione. Chiude l’argentino qualche minuto più tardi per 6-2, una partita che gli ha richiesto un breve, minimo adattamento prima di prendere le misure e recitare la parte del leone, anche per una prestazione decisamente opaca di Carreno Busta. Seconda finale in carriera, sempre sul rosso, per Francisco Cerundolo, che (come in quasi ogni match di questa settimana) partirà sfavorito, ma se il dritto corre come oggi…

[8] S. Baez b. [2] A. Rublev 6-2 6-4

Inizio totalmente ad appannaggio di Baez, che copre tutto il campo e picchia bene e con precisione, sfruttando anche il servizio in kick sempre ottimo. Break portato a casa nel quarto game, anche grazie a un Rublev un po’ titubante e già con qualche errore di troppo a referto, da entrambi i lati del campo. Il primo set si conclude bruscamente con un sorprendente 6-2 a favore del n.8 del seeding, che scende sin da subito più centrato e non regala niente, in luogo di un Rublev falloso e che sembra aver gravemente accusato il colpo del break subito all’inizio, senza mai riuscire ad esprimere la propria potenza, o facendolo senza precisione. Le verticalizzazioni e la pazienza di Baez stanno avendo decisamente la meglio.

Il secondo set si apre come si era chiuso il primo, nel segno del dritto di Baez e dello smarrimento di Rublev, che gioca cortissimo in risposta e deconcentrato al servizio, permettendo subito all’avversario di mettere la freccia e passare avanti 3-0, senza aver mai bisogno neanche di attaccare per rompere il ritmo, dato che il russo da solo non riesce a trovarlo. Eppure il n.8 al mondo, da buon cinico, approfitta del primo passaggio a vuoto di Baez, che arriva nel settimo game, con errori e un doppio fallo (oltre a un nastro che parla russo) e alla terza occasione porta a casa il contro-break. La partita è salita di livello e di intensità, ora Rublev regge di più lo scambio da fondo, ma Baez si ritrova subito e torna a respingere costantemente da fondo. E dura infatti poco per il russo il ritrovamento del suo tennis abituale, gli errori in serie si riaffacciano rapidamente, tornano ad essere la reale costante della partita, e regalano il match all’argentino, addirittura con un disperato serve and volley sul match point per Andrey, apparso quasi in stato confusionale. E allora domani Baez, nel derby argentino, appare un pelo favorito su Cerundolo, forte della prima vittoria in carriera contro un top 10 e della sua velocità nel coprire tutto il campo.

Il tabellone completo dell’ATP 250 Bastad

Continua a leggere
Commenti

ATP

Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

Pubblicato

il

Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

Continua a leggere

ATP

Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

Pubblicato

il

Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

Continua a leggere

ATP

ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

Pubblicato

il

Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement