ATP Shanghai: ottimo Fognini, male Lorenzi. Kyrgios ci ricasca

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ATP Shanghai: ottimo Fognini, male Lorenzi. Kyrgios ci ricasca

SHANGHAI – Fabio supera Pouille e attende Nadal. Lorenzi mai in partita contro Bedene. Perso il primo set al tiebreak contro Johnson, Nick si precipita inspiegabilmente a rete a stringere la mano all’avversario. Out Shapovalov, bene del Potro e Cilic

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F. Fognini b. [15] L. Pouille 7-6(7) 6-3  (da Shanghai, Vanni Gibertini)

Dopo la repentina e curiosa uscita di scena di Kyrgios dopo solo un set del suo match contro Steve Johnson, la Unipay Arena vedeva il suo programma concludersi con la sfida tra il nostro Fabio Fognini e Lucas Pouille. Era piuttosto curioso osservare la differenza tra la quiete quasi irreale all’interno dell’arena, che è di fatto il secondo campo in ordine di importanza dell’impianto (anche se è il terzo in ordine di capienza), ed il brulicare di persone soltanto pochi metri più in là, dove il campo 4 ed il campo 5 sono stracolmi di gente (e con gli ingressi controllati da decine di guardie armate in uniforme) per vedere la conclusione di Shapovalov-Troicki e l’allenamento di Rafael Nadal.

 

Fognini l’ha spuntata portando a casa un bel primo set nel quale era sempre apparso in vantaggio dal punto di vista del gioco, ma che avrebbe tranquillamente potuto perdere una volta arrivato alla volata finale del tie-break. È stato poi molto opportunista nel capitalizzare il contraccolpo subito da Pouille all’inizio del secondo set e, seppur mancando il colpo del k.o. con tre palle del 4-0 non sfruttate, da quel punto in poi ha sempre tenuto l’avversario a dovuta distanza fino al traguardo finale. I due si sono affrontati a viso aperto, con un gioco abbastanza simile fatto di scambi ad alta velocità per lo più giocati ad aprire il campo e grande mobilità. Percentuali pressoché identiche per i due alla battuta nel primo set, con una differenza leggermente minore per il francese nel rendimento tra la prima e la seconda: 78% vs 62% per Fognini, 72% vs  67% per Pouille.

A parte un primo turno di battuta problematico, Pouille era apparso più solido al servizio nel corso del primo parziale: Fognini invece aveva annullato una palla del 3-4 con una bella volèè di rovescio ed aveva poi dovuto rimontare dallo 0-40 sul 5-5. “Devi avere pazienza” gli urlava capitan Barazzutti dalla tribuna, mentre il nostro rappresentante esternava occasionalmente il suo disagio interiore. Al tie-break era stato Pouille ad andare subito in vantaggio (3-1 e 4-2), salvo poi farsi riagganciare sul 4-4 per essersi fatto ingolosire dal lungolinea di diritto ed averlo spedito in corridoio. Il primo set point era per Fognini sul 6-5, cancellato da uno schema servizio-diritto; due punti dopo era la volta di Pouille a mancare la chance per vincere il set con un errore gratuito di rovescio; un servizio vincente dava al ligure il suo secondo set-point che era quello buono perché il transalpino ancora una volta metteva lungo il rovescio.

La pausa per cambiarsi gli abiti zuppi di sudore (incredibile l’umidità di questa giornata a Shanghai) non sortiva l’effetto desiderato per Pouille, che evidentemente aveva trascorso il tempo necessario per il cambio costume a recriminare sulle occasioni mancate, tanto che al ritorno in campo apostrofava in maniera visibilmente laconica gli incoraggiamenti provenienti dal suo angolo. Fognini, dal canto suo, come aveva fatto domenica sera contro Verdasco, era molto opportunista nello sfruttare al massimo il calo dell’avversario, portandosi subito sul 3-0 e portando la partita a casa fino alla fine difendendo con autorità i propri turni di battuta. Terzo turno quindi per Fabio Fognini, che potrebbe trovarsi di fronte ancora una volta giovedì prossimo Rafael Nadal, in quella che potrebbe essere la riedizione del famoso terzo turno degli US Open 2015, oppure della semifinale di Miami di quest’anno. O una qualunque via di mezzo.

S. Johnson b. [13] N. Kyrgios 7-6(5) rit. (Michelangelo Sottili)

Nick Kyrgios fa il Kyrgios, si arrabbia e si ritira dopo aver perso il primo set al tie-break contro Steve Johnson. L’australiano lamenta un fastidio alla spalla destra già al secondo gioco, subito dopo un doppio fallo. Continua però a scaraventare servizi che non tornano indietro e, allora, smette di “testarla” a ogni punto perso come se gli si stesse staccando il braccio, ma non abbandona l’espressione di chi non vorrebbe essere lì, su un campo che non è il centrale e contro un avversario che usa lo slice di rovescio anche per passare la palla ai raccatapalle. Entrambi concedono pochi punti quando servono e nessun game arriva ai vantaggi. Ci prova l’arbitro annunciando il 30-40 (set point) quando l’australiano serve per il 6 pari, ma il falco dice che il punto va rigiocato: giusto il disappunto di Nick che, però, esagera e si prende un warning per abuso di palla prima di chiudere il gioco. Indietro di un mini-break, Johnson lo recupera con un dritto vincente al termine di un lungo scambio al rallentatore. Ciò provoca le “oscenità udibili” australiane e il relativo punto di penalità. Sul 5-5 pari, servizio Kyrgios, capolavoro del californiano: Nick schiaccia con troppa sufficienza una palla facile e, dai teloni, Johnson “contro-smeccia” un passante vincente per poi chiudere il set al successivo servizio. È davvero troppo per Kyrgios che dà la mano all’avversario e all’arbitro, saluta e lascia a Johnson il secondo turno contro il cinese Di Wu, wild card, battuto quattro anni fa alle qualificazioni del Roland Garros.

A. Bedene b. P. Lorenzi 6-1 6-4 (da Shanghai, Vanni Gibertini)

Una giornataccia, quella di Paolo Lorenzi qui a Shanghai. Un primo turno sulla carta possibile si è rivelato troppo ostico alla prova del campo, un campo velocissimo quello del Master 1000 cinese, davvero poco adatto alle caratteristiche del tennista senese. “Questo campo proprio non mi aiuta – ha commentato Paolo alla fine del match – io che di solito cerco di andare in altura dove la palla salta alta e prende gli effetti, qui dove i colpi schizzano via appena toccano terra è molto difficile per me esprimermi, soprattutto venendo da Pechino dove le condizioni erano completamente diverse”.

Un Bedene centratissimo alla battuta (solo sette punti ceduti sul suo servizio, più della metà dei quali nell’ultimo game del primo set) ha messo subito sotto pressione Lorenzi, in giornata no anche da fondocampo, dove faceva fatica a spingere i colpi per togliersi dagli schemi del britannico. Meno di dieci minuti sono sufficienti per il 3-0, 24 per chiudere il primo parziale sul 6-1. Lorenzi prova già da subito ad attaccare portandosi a rete, ma Bedene è puntualissimo sui passanti e non viene mai colto fuori posizione, concedendosi sempre tutto il tempo necessario per scegliere i colpi. L’unico game di battuta del britannico nel quale Lorenzi ha qualche chance è quello sull’1-5, nel quale si trova 0-40, ma con cinque servizi vincenti o quasi il primo set va in archivio in favore di Bedene.

Juan Carlos Ferrero, a bordo campo per dare un’occhiata al prossimo avversario del suo allievo Sascha Zverev, decide di aver visto abbastanza e si allontana verso gli spogliatoi e l’aria condizionata per trovare un po’ di refrigerio dalla calura e dall’umidità impietosa che per il secondo giorno consecutivo attanaglia il Qizhong Forest Sports Center.


Lorenzi chiede una pausa-toilette prima dell’inizio del secondo parziale, e quando torna la musica è leggermente diversa, anche se sui giochi di battuta di Bedene davvero non c’è storia. Il coach del senese Claudio Galoppini prova a dargli indicazioni su cosa fare sulla seconda di Bedene, ma il britannico ne mette solo tre su dieci, e non è semplice trovare uno spiraglio nel suo gioco. Sul 3-3 tre gratuiti da fondo portano Lorenzi sul 15-40: la prima palla break è cancellata da una risposta sbagliata da Bedene, ma sulla seconda l’azzurro si porta a rete su un colpo più corto dell’avversario ma poi mette in rete la non semplice volée di rovescio successiva.

Oggi sono andato davvero male nei colpi di inizio gioco – ha lucidamente ammesso Lorenzi dopo il match – ed anche da fondo campo ho sbagliato colpi che di solito non manco. Purtroppo io faccio abbastanza fatica a passare da una superficie all’altra, e questo campo rapido davvero non è il mio pane. Se si guarda ai risultati peggiori che ho fatto quest’anno nei Masters 1000, le sconfitte peggiori sono arrivate a Cincinnati e qui, che sono quelli con le superfici più veloci. Ora non so se giocherò Mosca, dopo uno swing asiatico che non mi ha per nulla soddisfatto, e poi chiuderò la stagione con Basilea e Parigi”.

[4] M. Cilic b. K. Edmund 6-3 7-6(5)

Marin Cilic (tds 4) dispone con discreto agio del bombardamento disordinato di Kyle Edmund e si qualifica per gli ottavi di finale. Il suo prossimo avversario uscirà dalla sfida tra la wild card locale Di Wu e lo statunitense Steve Johnson. La partita comincia subito in salita per il giovane britannico che non trova il campo né col dritto né col rovescio, regalando di fatto un immediato break al proprio avversario. Cilic da parte sua non ha problemi a tenere in servizio e sale 2-0. Dopo tre giochi dominati da chi è alla battuta, Edmund riesce finalmente a farsi pericoloso. Approfittando di qualche seconda di troppo del proprio avversario, si procura una palla break che però spreca, affossando a rete la risposta. Edmund è un giocatore ostico e, a patto che possa colpire da una zona di comfort, col dritto può fare veramente male. Cilic lo sa e cerca, con successo, di metterlo sotto pressione fin dai primi colpi, evidenziando i limiti difensivi dell’inglese. Emblematico degli effetti di questa aggressività è il game che chiude il set: avanti 40-15, Edmund è costretto ad affrettare le esecuzioni dal pressing dell’avversario e finisce col perdere il servizio. 6-3 in 34 minuti. Nel secondo parziale è il nativo di Johannesburg a partire meglio. Sull’1-1 infatti riesce a procurarsi due chance di break, ma Cilic non gli dà la possibilità di comandare lo scambio e le annulla entrambe, prima di tenere il servizio. Nel gioco successivo è il croato ad avere una palla break, ma anche in questo caso la chance non viene sfruttata e la parità è mantenuta. La partita si fa sempre più scarna e i turni di battuta scorrono via rapidi. L’impressione però è che Edmund sia tenuto a galla solo da ottime percentuali al servizio (72% di prime e 86% di punti conquistati), perché nello scambio la superiorità del croato è evidente. Nessuno dei due riesce a scardinare le certezze dell’altro e il verdetto è dunque rimandato al tiebreak. Cilic scappa subito 4-1, ma con un brutto errore permette al britannico di rientrare. Edmund però si fa male da solo e sbaglia un facile dritto che regala un match point al croato. Lo scambio che chiude la contesa è uno dei più belli della partita e spedisce Cilic agli ottavi di finale, dopo un’ora e 37 minuti.

[16] J. del Potro b. A. Rublev 6-3 6-4 (Matteo Polimanti)

 Concreto e concentrato. Quest’oggi si può riassumere così Juan Martin del Potro, autore di una prova perfetta contro il diciannovenne russo Andrey Rublev, sconfitto 6-3 6-4 dopo 1 ora e 17 minuti di gioco. L’argentino è stato bravo a sfruttare i passaggi a vuoto del suo avversario, apparso ancora acerbo e incapace di mantenere un ritmo elevato. Da segnalare la prova perfetta al servizio di del Potro: 14 ace, 75% di prime palle in campo e nessuna palla break concessa a Rublev. Il match si preannunciava sulla carta equilibrato, considerate anche le difficoltà avute dall’argentino nel primo turno contro il qualificato georgiano Nikoloz Basilashvili, sconfitto 6-4 al terzo. Decisamente più convincente era stata invece la prova di Rublev, capace di rifilare un duplice 6-1 nel primo e nel terzo set al bosniaco Damir Dzumhur, giocatore sempre ostico da affrontare e vincitore recentemente a San Pietroburgo. Conscio delle possibili insidie, del Potro si dimostra sin dalle prime battute ispirato e concentrato: dopo aver tenuto in scioltezza il game di apertura con 2 ace, sfrutta nel secondo gioco un paio di errori di troppo del russo e scappa subito avanti di un break. Con il passare dei minuti, Rublev comincia lentamente a trovare precisione nei colpi, spingendo soprattutto con il suo fulmineo dritto sul rovescio dell’argentino. Se i vincenti del giovane russo strappano la maggior parte degli applausi del pubblico cinese, è la solidità del gigante di Tandil a pagare maggiormente: delPo mantiene senza problemi i suoi turni di servizio e chiude la prima frazione per 6-3 in appena 31 minuti di gioco. Il primo gioco del secondo set rappresenta perfettamente tutta la storia dell’incontro: Rublev alterna splendidi vincenti ad errori grossolani e con 3 doppi falli nello stesso gioco, regala il break in apertura all’argentino: il diciannovenne moscovita perde la calma e al termine del gioco scaglia violentemente la racchetta a terra, beccandosi i fischi del “preciso” pubblico cinese. Il parziale segue la falsariga di quello precedente con del Potro concentrato a mantenere il break di vantaggio; sul 3-5 Rublev annulla un match point, abbozzando una piccola reazione, ma ormai l’incontro è indirizzato verso l’argentino: al cambio campo il gigante di Tandil si affida al servizio e chiude la pratica al terzo match point. L’avversario degli ottavi di finale di delPo, uscirà dalla sfida tra il britannico Aljaz Bedene e la terza testa di serie Alexander Zverev.

V. Troicki b. [WC] D. Shapovalov 6-7(3) 6-3 6-0 (Michele Trabace)

Il ritorno alle competizioni per Denis Shapovalov si rivela più duro del previsto. Dopo un’estate con risultati di spicco come la semifinale in un 1000 a Montreal e gli ottavi slam a New York, e dopo aver vinto i suoi impegni in Davis e partecipato alla Laver Cup, la giovane stella esce malamente all’esordio qui a Shanghai per mano di un veterano come Viktor Troicki, che disintegra in rimonta con un bagel al terzo il numero 50 ATP, in tabellone con una una wild card. Il tennista serbo parte meglio nel primo set, strappando nel terzo game il servizio al suo avversario. Shapovalov reagisce quasi immediatamente recuperando il break di svantaggio nel sesto gioco, pareggiando sul 3 pari. Non ci sono più occasioni di break, epilogo naturale è dunque il tie-break: si cambia campo sul 4-2 Denis, il quale arriva a procurarsi 3 set point; Troicki serve e viene chiamata la sua prima fuori, facendo esplodere tutto il suo dissenso, già manifestato durante le prime fasi dell’incontro, contro il giudice di sedia. Purtroppo per lui occhio di falco non è presente sul campo 4. Torna a servire la seconda e in maniera quasi scontata commette doppio fallo. Shapovalov si aggiudica il primo parziale al tie-break per 7 punti a 3. Arriva un supervisor a calmare l’ira di Troicki, ancora polemico con l’arbitro per la chiamata sulla palla set e una volta ristabilita la calma può riprendere il gioco. Il trentunenne di Belgrado anche in questo set si porta in vantaggio, concretizzando la prima palla break della seconda frazione nel sesto game grazie ad un doppio fallo del canadese, arrivando a condurre poi 4-2. Game interlocutorio vinto Denis, Troicki al servizio è implacabile e chiude la seconda frazione al primo set point con il punteggio di 6-3. Si va al terzo. Non si ferma qui l’onda positiva di Viktor: nel gioco inaugurale del set ottiene un break grazie a un passante di diritto che lascia fermo il Next-Gen e ancora Shapovalov perde nuovamente la battuta, commettendo sulla palla break un brutto doppio fallo. Trocki è avanti 4-0. Il diciottenne appare sfiduciato, e si capisce quanto ormai sia fuori dalla partita quando commette un altro doppio fallo che gli costa lo 0-5. Troicki al servizio chiude rapidamente la contesa per 6-0 dopo un’ora e quarantaquattro minuti. Al prossimo turno affronterà Thiem.

A. Dolgopolov b. [14] J. Sock 4-6 6-1 2-1 rit. (Tommaso Voto)

Un colpo di calore mette fuorigioco lo statunitense Sock, che dopo aver vinto il primo parziale inizia a sentirsi male permettendo a Dolgopolov di vincere la partita per ritiro. Un vero peccato, anche perché il primo set era stato divertente, con Jack propositivo e Alexandr sempre estroso e tatticamente imprevedibile. Un unico break conquistato nel nono gioco porta il tennista di Lincoln avanti di un parziale, ma arriva la svolta: lo statunitense accusa un malore e rimane inginocchiato per qualche minuto prima di sedersi in panchina, sotto di un break. Durante un medical time out viene misurata la pressione arteriosa, ma Sock non si riprende affatto. Il calo è improvviso, Jack ciondola per il campo in attesa di capire se è in grado di continuare. L’ucraino in pochi minuti si porta sul 6-1, mentre il n.14 del seeding prova a scuotersi cercando refrigerio al cambio campo. Tuttavia è evidente che Jack non possa andare avanti, ormai è privo di energia e gioca per onore di firma. Un altro break è il sigillo definitivo, perché il n.20 del mondo si avvicina al giudice di sedia ed annuncia il suo ritiro, mentre continua il torneo cinese per il tennista europeo, che al secondo turno avrà Lopez.

Gli altri incontri

I bombardieri fanno il loro dovere. John Isner è quello che fatica di più, costretto a rimontare un Lajovic tignoso oltre ogni aspettativa. Alla fine servono due pericolosi tie-break per accedere al secondo turno dove troverà il giovane Tsitsipas galvanizzato dalla prima vittoria nel circuito. Anderson spegne agevolmente le velleità di un Mannarino provato dalle fatiche di Tokyo e può continuare a inseguire il traguardo delle Finals. Non molla però neanche Querrey, che lo precede nella Race, e contro il vivace – oggi non troppo – Sugita non soffre praticamente mai. Chi invece lascia per strada punti pesanti e mette in pericolo il suo posto a Londra è Pablo Carreno Busta, che non riesce a superare quota 5 in ognuno dei due set contro il connazionale Ramos-Vinolas. Su questi campi Ramos si è preso il lusso di sconfiggere Federer due anni fa, ma questo non basta a spiegare la sconfitta di Carreno. Ora proprio Querrey e Anderson gli stanno col fiato sul collo.

Risultati:

Primo turno

A. Bedene b. P. Lorenzi 6-1 6-4
[Q] A. Dolgopolov b. [14] J. Sock 4-6 6-1 2-1 rit.
[12] J. Isner b. [Q] D. Lajovic 4-6 7-6(5) 7-6(6)
R. Harrison b. [WC] Z. Zhang 6-2 6-3
D. Schwartzman b. [Q] J. Thompson 6-4 7-6(4)
[11] K. Anderson b. A. Mannarino 6-3 6-1
J.L. Struff b. M. Zverev 3-6 6-5 rit.
S. Johnson b. [13] N. Kyrgios 7-6(5) rit.
V. Troicki b. [WC] D. Shapovalov 6-7(3) 6-3 6-0
[10] S. Querrey b. Y. Sugita 6-3 6-2

Secondo turno

A. Ramos-Vinolas b. [7] P. Carreno Busta 7-5 7-5
F. Fognini b. [15] L. Pouille 7-6(7) 6-3
[16] J.M. del Potro b. A. Rublev 6-3 6-4
R. Gasquet b. H. Chung 3-6 6-4 6-3
[4] M. Cilic b. K. Edmund 6-3 7-6(5)

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Holger Rune sogna in grande per il 2023: “Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam”

La svolta per il danese è arrivata cambiando piano nutrizionale: “Non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno”

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Holger Rune - ATP Parigi-Bercy 2022 (foto: twitter @atptour)

Holger Rune è senza dubbio uno dei nomi nuovi del 2022, anno in cui ha centrato il primo titolo 1000 (Parigi-Bercy) e la prima top 10 della carriera. Ora il danese classe 2003 si candida per un 2023 da grande protagonista.

Il danese si è concesso al sito “Relevant tennis” in un’intervista a tutto campo dove ha parlato della sua vita e dei suoi obbiettivi prossimi. Su di sé ha detto: “Ho 19 anni, sono una persona molto calma e gioiosa. Sul campo da tennis mi piace lavorare sodo, amo le sfide e amo migliorarmi. Sono super ambizioso e voglio vincere”. Rune si sofferma dunque su quanto sia importante nutrirsi in maniera adeguata e di quanto lo facesse male prima:Senza energia il motore si spegne. Ho un piano nutrizionale ora, quindi so si assumere quello di cui ho bisogno. Abbiamo capito che non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno, per questo avevo cali di zuccheri e crampi”. Il suo allenatore dice sempre: “una Ferrari senza carburante è inutile“. Holger sembra aver imparato la lezione dato che adesso ha molta più consapevolezza di quello che mangia: “anche se adoro la pizza e il gelato”.

Il colpo che fatto le fortune del danese quest’anno è il servizio, riconosciuto già ora come uno dei migliori del circuito: “Sto ancora crescendo – dice – il mio servizio diventerà ancora più letale. Sto lavorando sull’essere ancora più preciso. Quando mi alleno con Novak sono sempre impressionato dalla sua precisione, specie al servizio. Sto lavorando su questo, su spin e altri effetti. L’anno scorso non ho fatto particolare attenzione a questo fondamentale. Mi piaceva di più scambiare la palla. Sto studiando molto ora. Quando ti applichi con energia in qualcosa, migliori sempre“. Rune si sofferma poi sulle sue fonti di ispirazione da bambino: “Ho avuto molti idoli quando ero piccolo. Ora che sono un giocatore professionista, mi concentro sul diventare la versione migliore di me stesso. Anche giocando a tennis, ci sono ancora atleti che mi ispirano: Djokovic è uno di questi. Il serbo è un tennista fantastico e cerco di imparare molto da lui: il servizio, la precisione dei colpi e la tenuta fisica”.

 

Alla memoria riaffiora subito la finale poi vinta a Parigi contro Nole: “Vincere a Parigi contro di lui è stato incredibile. È stata una finale da sogno contro un avversario che rispetto molto per tutto quello che ha ottenuto nel mondo del tennis. Novak è sempre stato molto generoso. Come ho detto prima, è una grande ispirazione per me. I Big 3 sono molto speciali. Sono stato molto felice di vedere Novak vincere le ATP Finals a Torino e uguagliare Roger Federer in un’altra statistica” . In chiusura Rune ha parlato degli obiettivi che cercherà di raggiungere il prossimo anno: “A dicembre, io e il mio allenatore fissiamo gli obiettivi per la stagione successiva. Per noi la classifica non è solo un numero. Analizziamo ogni torneo che intendo giocare. Nel 2022 mi sono posto l’obiettivo di raggiungere la top 25, e l’ho superato di gran lunga. Non vedo l’ora di parlare con il mio allenatore e fissare gli obiettivi per il 2023. So già cosa voglio. Ho vinto un ATP 250 , ho raggiunto la finale di un ATP 500 e ho vinto un Masters 1000. Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam” 

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Ruud, la terza è quella buona. All’esibizione di Quito batte Nadal e pensa all’Australian Open

Dopo Quito il tour d’esibizione si sposterà prima a Bogotá, e poi sarà la volta di Ciudad da Messico.

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Casper Ruud - Nitto ATP Finals Torino 2022 (foto Twitter @atptour)

Continua il tour di esibizioni in Sudamerica di Nadal e Ruud: dopo le due sconfitte a Buenos Aires e Belo Horizonte, Casper centra la prima vittoria contro Rafa nel match di esibizione a Quito, con il punteggio di 6-4 6-4. Davanti a circa 12.000 spettatori che hanno praticamente riempito il Coliseo Rumiñahui, Nadal e Ruud hanno offerto uno spettacolo degno della loro classifica ATP.

Le condizioni del campo in sintetico erano piuttosto veloci, favorendo così il tennis propositivo del norvegese. Con questi presupposti Ruud ha saputo sfruttare i suoi potenti servizi e ha vinto molti punti con il suo diritto mettendo Rafa più volte in difficoltà. Certo non sono mancati anche i momenti piacevoli: ad esempio quando Nadal ha portato fuori dal pubblico un bambino per disputare un punto contro Ruud. Il norvegese alla fine ha portato a casa l’agognata vittoria senza essere mai breakkato. A proposito della nuova stagione imminente il norvegese ha dichiarato: “In questa stagione non sono stato in grado di giocare l’Australian Open; quindi, per me sarà come una rivincita e spero vivamente di poter fare bene. Non vedo l’ora di andare in Australia, sperando di ottenere buoni risultati. Non vedo l’ora di iniziare una nuova stagione e di poter tornare a giocare i cinque set. Sono affamato per ottenere un buon risultato anche lì e sono curioso di vedere come andranno le cose il prossimo anno.

Il tour d’esibizione di Nadal proseguirà attraverso l’America Latina che lo ha già portato nei giorni scorsi a Buenos Aires, Santiago del Cile e Belo Horizonte. Adesso dopo Quito toccherà a Bogotá e Città del Messico.

 

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Djokovic numero 1, due italiani in top 10. Ecco i giocatori più vincenti del 2022

Ecco i dieci migliori giocatori con il rapporto migliore vittorie/sconfitte nel 2022: indietro Tsitsipas e Medvedev, il numero uno attuale è al terzo posto, spunta Kyrgios al quarto

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Matteo Berrettini e Jannik Sinner (foto Twitter @federtennis)

Il 2022 del tennis mondiale è stato un anno sui generis per diversi motivi. Uno Slam come Wimbledon non ha assegnato punti ed ha escluso i giocatori russi e bielorussi per motivi bellici, si è giocato un torneo 1000 in meno (Shanghai) e il 21 volte campione Major Novak Djokovic ha rinunciato a due Slam e quattro 1000 per la scelta di non vaccinarsi. Una serie di circostanze che rendono la classifica mondiale attendibile fino a un certo punto, viste le tante circostanze particolari. Dunque è possibile affidarsi a criteri differenti da quelli del ranking ATP per misurare la bontà della stagione dei migliori tennisti al mondo. Un dato che può essere preso in esame a tal fine è il rapporto tra vittorie e sconfitte, ossia la percentuale di vittorie in base a quanto ogni tennista ha giocato.

Sono tre i giocatori ad andare oltre l’80%: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Carlos Alcaraz. Il serbo ha vinto ben 42 partite perdendone appena 7: l’85,7% di successi in una stagione nella quale ha giocato “part-time” per i noti motivi. Per giunta, la maggior parte delle sconfitte sono arrivate nella parte iniziale dell’anno, quando ancora l’ex numero 1 del mondo non era in condizioni perfette. Dalla sconfitta nei quarti del Roland Garros contro Nadal ha perso una sola partita: la finale di Bercy contro Holger Rune. Numeri inequivocabili che parlano di una stagione pazzesca, malgrado le condizioni difficili.

 

Un’annata di fattura notevole è anche quella di Nadal: 39 vittorie e 8 sconfitte, 83% di successi. Possiamo definire agli antipodi le stagioni di Nadal e Djokovic: lo spagnolo ha infatti brillato nella prima parte della stagione, con due Slam vinti in Australia e a Parigi. La flessione c’è stata invece nella seconda parte: poche partite giocate dopo l’infortunio a Wimbledon e le uscite premature a Cincinnati, US Open, Parigi-Bercy e ATP Finals.

L’81,4% di vittorie invece per Alcaraz: lo spagnolo ha però giocato decisamente di più rispetto a Nadal e a Djokovic. Ben 57 vittorie e 13 sconfitte: l’attuale numero 1 del mondo ha avuto grandi momenti di fulgore, come quello del 500 vinto a Rio e i due 1000 di Miami e Madrid o la splendida cavalcata agli Open degli Stati Uniti, alternati ad altri di appannamento. Non semplice è stato il periodo post Roland Garros: le due sconfitte con Sinner a Wimbledon e Umago, il k.o. in finale ad Amburgo con Musetti. Difficile anche l’ultimo scorcio di stagione dopo lo US Open, chiuso con il ritiro nel match contro Rune a Bercy per l’infortunio all’addome che ha decretato la fine della sua stagione. Con l’andare avanti degli anni sarà sempre più importante per il murciano gestire al meglio la programmazione, evitando di giocare tantissimi tornei.

Lo stacanovista per eccellenza è stato Stefanos Tsitsipas: per lui un’ottima classifica (n.4 ATP) a fine anno giocando tantissime partite, probabilmente troppe. Il greco ha vinto 61 partite su 85 giocate, per un 71,76% che lo pone solo al nono posto nella nostra speciale graduatoria. Sette finali raggiunte avendone vinte due (Montecarlo e Maiorca). Forse la decisione migliore per l’ellenico sarebbe giocare qualche match in meno e provare a fare un ulteriore salto di qualità: la quantità di partite giocate a lungo andare può rivelarsi controproducente.

Subito dietro a Tsitsipas in decima posizione c’è Daniil Medvedev: 45 vittorie e 19 sconfitte, per una percentuale del 70,3% di vittorie. Un dato che testimonia un’annata tutt’altro che eccezionale per il russo che sembra aver smarrito qualcosa dopo la finale persa in modo incredibile agli Australian Open. Solo due titoli vinti, un 250 a Los Cabos e un 500 a Vienna e neanche una finale in un torneo 1000.

Al numero 4 di questa particolare classifica c’è Nick Kyrgios. L’australiano ha vissuto senza dubbio la migliore stagione della carriera con 37 vittorie e 10 sconfitte (78,7%). Il ranking non è eccelso soprattutto per i punti non assegnati a Wimbledon, che sarebbero stati 1200. Un titolo a Washington e tre vittorie contro top-5: due contro Medvedev tra Montreal e US Open e una contro Tsitsipas a Wimbledon.

In sesta posizione Alexander Zverev: 29 vittorie e 10 sconfitte (78,7%). Brutto colpo per il tedesco è stato l’infortunio al Roland Garros nella semifinale contro Rafa Nadal: non è riuscito più a rientrare alle gare. La prima parte dell’anno racconta come il teutonico sarebbe stato verosimilmente grande protagonista anche nella seconda parte dell’anno.

Ottavo Andrey Rublev: 51 vittorie su 71 (71.83%). Il russo si è costruito la qualificazione alle ATP Finals e la classifica nella top-8 grazie ai tanti tornei giocati.

Lasciamo volutamente in conclusione la posizione numero 5 e numero 7: sono occupate rispettivamente da Jannik Sinner e Matteo Berrettini. L’altoatesino, malgrado tutti i problemi fisici, ha sfiorato il 75% di vittorie (74,6%) con 47 successi e 16 sconfitte in stagione. Un 2022 che l’ha visto raggiungere i quarti di finale in tre Slam su quattro e gli ottavi di finale al Roland Garros. Un dato positivo riguarda le vittorie con i giocatori piazzati peggio in classifica (41/47), mentre solo 3/12 quando si ritrova ad affrontare un giocatore avanti nel ranking. Una stagione che sarebbe potuta svoltare in positivo convertendo il match point contro Alcaraz agli Us Open nei quarti di finale, ma con i se non si scrive la storia.

Estremamente positivo anche il bilancio di Berrettini: per lui 32 vittorie e 12 sconfitte (72,7%) in un anno, come per Jannik, caratterizzati dai tanti problemi fisici. La grande partenza in Australia con la semifinale raggiunta nel Major inaugurale della stagione, poi gli stop per l’infortuni alla mano e al piede, oltre a quello per Covid a Wimbledon. Malgrado ciò sono arrivati due quarti Slam su due Slam giocati e due titoli sull’amata erba a Stoccarda e al Queen’s. Statistiche che sono una magra consolazione per un anno davvero sfortunato per i due giocatori italiani migliori, ma che devono far ritenere il bicchiere mezzo pieno con la consapevolezza che gli azzurri, se stanno bene, sono estremamente competitivi ad alti livelli.

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