Il diavolo e l’acquasanta

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Il diavolo e l’acquasanta

Il diavolo è lui, Fabio, fresco della quattrocentesima vittoria ATP. L’acquasanta è lei, Flavia, quarant’anni lo scorso febbraio. Cerchiamo di capire le dinamiche di questo sposalizio

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Fabio Fognini e Flavia Pennetta (dal profilo Twitter di Fognini)
 
 

Nessuno come lui in Italia: con quella ad Amburgo su Bedene sono quattrocento le vittorie nel circuito di Fognini, a partire dal 24 maggio 2004, quando debuttò al Challenger di Torino battendo il n. 174 del mondo Alexander Waske.

Il quattro e lo zero ricorrono in modo curioso anche in un altro anniversario caduto nel 2022 e decisamente caro a Fabio, i quarant’anni della moglie Flavia. Già, Flavia Pennetta… alzi la mano chi di voi aveva pronosticato il matrimonio Fognini-Pennetta prima dell’undici giugno 2016. Eppure quel giorno si sono sposati, due che più diversi non si può.

Quando penso a Fabio e Flavia insieme mi vengono in mente coppie bizzarre del cinema, della politica, della tivvù (senza entrare nel dettaglio, ché si rischia la querela). E pure del tennis, Borg e la Berté per esempio (peraltro anche Loredana più vecchia di Bjorn di cinque anni). Il parallelo più calzante è però quello col duo Connors-Evert degli anni Settanta e non solo perché giocavano entrambi a tennis: per la stampa rosa erano “The golden couple”, per i commentatori più caustici “La bella e la bestia”. Niente di strano, ce lo ricordiamo Jimbo, provocatore, polemico, scorretto, e ce la ricordiamo Chris, irreprensibile nei suoi principeschi completini gialli. La loro storia durò un paio d’anni arrivando alle soglie delle nozze, Fabio e Flavia “durano” da sei e, a giudicare dal ritmo con cui nascono eredi, pare abbiano tutta l’intenzione di invecchiare insieme, nonostante non abbiano apparentemente nulla in comune.

 

A cominciare dallo stile di gioco: Pennetta era ordinata, geometrica, pulita; Fognini è sempre stato istintivo, intermittente, estemporaneo, anche quando vittorioso. Questione di carattere, come per la rispettiva tenuta mentale. Flavia ha fatto della solidità nervosa un bastione della propria forza (ricordo un match del trionfale Indian Wells 2014 in cui il vento spostava la palla ad ogni colpo, chiunque avrebbe ceduto alla stizza, non lei). Accreditare Fabio di solidità nervosa è un po’ come credere in altre forme di vita nell’universo, possono esserci ma non ne abbiamo le prove. Emblematica sotto quest’aspetto l’opposta componente mimica, l’espressività di Fognini rimanda agli attori del cinema muto, i Buster Keaton, i Chaplin, un attimo prima ride, un attimo dopo sbarra gli occhi, l’attimo dopo ancora sorride o regala baci, tutto senza passaggi intermedi, come se obbedisse a una serie di comandi improvvisi e perentori. Viceversa Pennetta ha sempre sfoggiato una maschera di serietà e grinta, solo raramente sporcata da deboli moti di irritazione. Per non parlare del linguaggio, ciò che raccolgono i microfoni dal lato di campo di Fabio è degno del porto di Livorno – improperi, saracche, bestemmie – mentre non ricordo una parolaccia di Flavia, neanche a mezza bocca, neanche sul net avversario che le cancella un matchpoint. 

La faccenda non cambia se usciamo dal campo e allarghiamo l’orizzonte dell’analisi ai loro tratti “sociologici”. Prendiamo il rapporto con i colleghi: il fairplay di Pennetta è celebre, mai una frase fuori posto, una stoccatina, un commento equivocabile, soltanto elogi o attenuanti per le avversarie. Fognini, beh Fognini non le manda a dire, l’ultima di mille esternazioni censurabili ha preso di mira il divin Rafa, reo a Wimbledon di aver drammatizzato l’incidente agli addominali, ché mica batti un pur giuggiolone ma forte Fritz se te li sei davvero stirati – e chissà a cos’altro alludeva Fabio affermando che non bisogna fidarsi di Nadal…

L’unpolitically correct del ligure raggiuge l’acme nei confronti dei connazionali: l’ho visto discutere, se non litigare, più o meno con tutti gli italiani incrociati dall’altra parte della rete; memorabile il siparietto con Salvatore Caruso agli Australian Open 2021, allorché Fognini, pur vincente, ha sentito il bisogno di rappresentare al siciliano la quantità di “culo” goduta durante il super tie break finale. Ingenua e sibillina la risposta di Caruso, “Puoi dire quello che vuoi, ma da te non me l’aspetto”: ma come Salvo? Se non ti aspetti certe sceneggiate da Fogna, da chi te le aspetti… Sgarbi?! Di Flavia, e del suo rispetto affettuoso per le nemiche-amiche italiche, resterà sempre negli occhi quel lungo, sincero abbraccio a Robertina Vinci al termine della finale degli Us Open 2015, una fotografia iconica di sportività, sentimento, stima reciproca (la Vinci sembrava perfino più contenta per la vittoria di Flavia della stessa Flavia…). 

E poi ci sono i coach. La lista di chi ha allenato – o tentato di allenare – Fabio è lunghetta, Caperchi, Serrano, Martin, Perlas, Davin, Barazzutti (più che un coach un confessore), Mancini e ora Gaich: per un totale di otto “mentori”, quasi uno ogni due anni di professionismo. Per carità, c’è chi cambia coach come magliette e nel tennis frenetico di oggi gli insegnamenti “scadono” in fretta, ma davvero vogliamo raccontarci la favoletta che la frizzante caratterialità di Fognini non c’entri nulla?

Guardate quel bonaccione di Sonego, legato da sempre ad Arbino, oppure Seppi, altro ragazzo d’oro, da ventisei anni con Sartori. E guardiamo Flavia, un maestro da junior – Michelangelo Dell’Edera, che non finiremo mai di ringraziare per aver “allevato” lei e Vinci – e due soli coach da professionista, Urpi e Navarro, il primo salutato per assecondarne le ambizioni, il secondo per ritirarsi dal tennis: nessun dissidio, nessuna incompatibilità sopravvenuta. 

Già, il ritiro di Flavia. Per molti è stato precoce, dopo l’impresa a New York era in cima al mondo, integra fisicamente, giovane – perché a 33 anni nello sport oggi sei giovane – chissà in quanti slam avrebbe potuto ancora brillare. Ma la sua determinazione si è trasferita dal campo alla vita, idee chiare, voglia di famiglia, e abbiamo visto com’è andata. Lasciare quando si è i migliori, ci vuole coraggio. Fabio il migliore non lo è da un po’, almeno da Monte Carlo 2019, eppure non molla. Sarà in ossequio all’inseparabile collanina con le lettere NMM (Non Mollare Mai), sarà per la speranza di inanellare un’altra serie di partite entusiasmanti “alla Fognini” come in terra monegasca, sarà che vuole aumentare i record o ancora non si vede a cambiare pannolini anziché campo, il nostro a 35 anni continua a giocare. Recentemente in conferenza stampa ha azzardato la parola “ritiro” ma ribadendo che deciderà lui quando, e ci mancherebbe altro!

Le conferenze stampa di Fognini, quelle sì che ci mancheranno: i silenzi, le rappresaglie, le accuse, gli alibi, gli enigmi, le censure; i continui riferimenti ai complotti dei giornalisti tutti coalizzati nell’avercela con lui – in particolare quei criminali di Ubitennis, a partire dal Direttore giù fino all’ultimo dei redattori, colpevoli di enfatizzarne le sconfitte e minimizzarne i successi, come se dovessero perdonargli qualsiasi mattana, qualsiasi débacle solo perché italiano e l’italiano più vincente da quarant’anni. Non funziona così, Fabio, si raccoglie sempre ciò che si semina, lo dice anche Lou Reed in “Perfect day”. E tu hai seminato troppo vento per raccogliere soltanto fiori. Avresti dovuto interloquire con la stampa, non bannarla, mostrare disponibilità alle critiche come alle lodi, esattamente quanto ha fatto tua moglie per l’intera carriera.

Potremmo continuare a lungo, ma il concetto è chiaro: Flavia e Fabio diversi, anzi opposti, in tutto. 

Quando la loro amicizia è diventata amore, in molti hanno auspicato che Pennetta influenzasse il marito, gli trasmettesse un po’ del suo equilibrio, della sua lucidità, affinché agguantasse finalmente di testa quei risultati che il braccio ha sempre meritato. Alcuni hanno addirittura sperato in una Flavia coach di Fabio. Non è successo, Flavia è rimasta ai margini della vita professionistica di Fabio, consentendogli di mantenere e coccolare il proprio diabolico bipolarismo sul campo, solo un filo attenuato dalla paternità, che addolcisce anche gli animi più inquieti. Sì, c’è stato Monte Carlo, ma è stato un guizzo, una scintilla, non certo la conseguenza di un eventuale “metodo” Pennetta inoculato in Fabio. Credo che Flavia faccia bene a disinteressarsi del Fognini tennista, di più, credo che la sua distanza sia il segreto della loro longevità sentimentale; rumors infatti raccontano di un Fabio papà e marito perfetto, che bisogno c’è di rovinare l’idillio coniugale per arricchirne la bacheca di qualche trofeo in più?

Ah, dimenticavo, oltre alle iniziali – e alle iniziali dei figli – una cosa che accomuna Fabio e Flavia però c’è: il più bel rovescio bimane lungolinea del circuito. 

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ATP Metz: Bublik si perde dopo un set, Sonego vince il primo titolo del suo 2022

Prestazione impeccabile di Lorenzo, a fronte di un solo set realmente giocato dal kazako. Prima vittoria del complicato anno per il torinese

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Lorenzo Sonego - ATP Metz 2022 (Twitter - @atptour)

L. Sonego b. [7] A. Bublik 7-6(3) 6-2

Ancora una volta il cemento indoor potrebbe rivelarsi un crocevia importante per le sorti di Lorenzo Sonego. La finale a Vienna nel 2020, seppur persa, lanciò quel 2021 da sogno per il torinese, la sua miglior stagione in carriera. Oggi, a Metz, le cose sono andate ancora meglio, dato che la vittoria su Alexander Bublik (andando sul 4-0 negli scontri diretti) ha reso Lorenzo il primo italiano nella storia a vincere il Moselle Open, torneo indoor con nomi di un certo rilievo che hanno preceduto il nostro nell’albo d’oro. Dopo un pessimo 2022, dove questa è stata la prima settimana in cui Sonego ha vinto quattro partite di fila, finalmente può sorridere, con il primo titolo che può riscattare, e addolcire, il finale di un’annata per larghi tratti da dimenticare. Da dimenticare certamente anche la prestazione di Bublik, che dopo un ottimo primo set, in cui non ha però saputo strappare il ritmo a Sonego, si è arenato nel secondo set, preda delle proprie lune, senza riuscire più a far nulla se non crollare e regalare un po’ di esibizione. Sesta finale su sette persa (con l’unico titolo vinto a Montpellier battendo Zverev) per il kazako, che da domani sarà n.41 al mondo. Terza affermazione su cinque invece per Sonego, senza perdere neanche un set tra l’altro, e 20 posizioni scalate nel ranking, dove raggiungerà il n.45 (a meno che Marcos Giron non vinca il San Diego Open: in tal caso sarà n. 46).

Il match – la partita prosegue sul binario dei turni di battuta, con entrambi che stanno servendo benissimo, ma nessuno riesce a compiere il salto di qualità in risposta. Vi si avvicina Bublik per primo, giocando un quinto game in spinta e riuscendo a prendere in mano lo scambio accelerando e variando, la cosa che Sonego non deve concedergli; quest’ultimo, da parte sua, è impeccabile nel risalire dallo 0-40 e vincere 5 punti di fila, con molta lucidità e ancora chiamando a sé l’amato servizio. Il kazako veleggia senza problemi nei propri game di battuta, anche per qualche difficoltà del torinese in risposta, che non sempre riesce a trovare il suo proverbiale dritto come vorrebbe. Nel decimo game arriva la prima palla break per Sonego, nonché set point: finalmente Lorenzo incide da fondo, allargando qualche piccola crepa di Bublik e andando ad un passo dal primo parziale, ma il n.7 del seeding oggi sembra con la luna giusta, e la annulla con lo schema palla corta e passante da mano ben educata. Nonostante le buone cose finora mostrate da entrambi, nel tie-break è il piemontese ad alzare nettamente il proprio livello, rispondendo molto meglio e lottando come sa in difesa, oltre ad essere molto più propositivo in attacco, senza soffrire neanche le imponenti buttate del kazako, e andando così a vincere 7 punti a 3 con il set point proprio in risposta, giocato con aggressività e coraggio.

Inizia invece subito con il botto il secondo parziale, con un Sonego in piena fiducia che arriva ovunque e ha un atteggiamento non solo offensivo, ma anche decisamente positivo, approfittando invece di un Bublik un po’ nervoso e non impeccabile come negli altri game di battuta, per andare a mettere a segno un immediato break nel terzo gioco. Sembra ormai aver decisamente staccato la spina il kazako (anche a causa di una piccola polemica nel game del break con il giudice di sedia), che gioca un quinto game tra luci e ombre fino alla palla break…dove invece di chiudere colpisce con il manico, permettendo un facile punto a Sonego per andare avanti di due break, sempre rimanendo concentrato e gestendo bene le proprie energie, arrivando ovunque in difesa. I game finali sono una compilation, a tratti forse anche malinconica, dei demoni di Bublik, che alterna insensati errori e scelte a dir poco rivedibili a colpi da lasciar senza fiato, che sono però solo il contesto di una vittoria strameritata per Lorenzo, che ha giocato una grande settimana. “Ho migliorato il mio tennis giorno dopo giorno“, dice a caldo il torinese, “ora sono molto emozionato. Provo grande emozione dopo un anno complicato, e voglio solo godermi il momento adesso“. Parole semplici, felici, di un ragazzo che dopo un anno complicatissimo, in cui è continuamente scivolato verso il basso per carenza di risultati, può finalmente tornare a sorridere, con il terzo titolo sulla terza superficie diversa (erba ad Antalya, terra battuta a Cagliari).

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ATP

Laver Cup: Djokovic frenato da un problema al braccio destro. Auger-Aliassime “eroe” di giornata porta in vantaggio il Team World

Adesso, dopo i due match ball sprecati dagli Europei, il destino è nelle mani di Frances Tiafoe. L’americano potrebbe regalare alla sua squadra uno storico primo trionfo, al cospetto del Dream Team. Tsitsipas per prolungare ulteriormente la sfida

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Novak Djokovic - Laver Cup 2022 Londra (foto Twitter @lavercup)

Resto Del Mondo 10-8

F. Auger – Aliassime (WOR) b. N. Djokovic (EUR) 6-3 7-6(3)

Era il 14 maggio 2022 e Novak Djokovic assieme a Felix Auger Aliassime, sulla terra rossa del Campo Centrale del Foro Italico, davano vita ad uno dei migliori match dell’anno per intensità e qualità del tennis espresso dai due protagonisti in campo. Il campione serbo s’impose per 7-5 7-6(1) guadagnandosi la semifinale, con la vittoria numero 999 della carriera, per poi alzare due giorni dopo il trofeo del Masters 1000 romano – l’unico grande trionfo, oltre a Wimbledon, messo in bacheca da Nole in questa stagione. Ebbene si ritrovavano nuovamente uno di fronte all’altro a distanza di poco più di quattro mesi, in un contesto però totalmente differente sia per la superficie di gioco che per l’evento nel quale si verificava.

 

Le premesse vedevano, ancora una volta, il n. 7 ATP nettamente favorito per ottenere il successo, è tutt’ora pregnante nei nostri occhi il ricordo della prestazione dominante ammirata contro il malcapitato Tiafoe. Inoltre a rendere ulteriormente più arduo il compito del giovane canadese, di origini togolesi, il ruolino di marcia eccezionale nelle competizioni a squadre del 21 volte campione Slam. Dalla sconfitta di quattro anni fa subita per mano di Kevin Anderson, in quella che era la sua prima partecipazione alla competizione, proprio in Laver Cup ha disputato 15 incontri in singolare compreso anche quelli dell’ATP Cup e della Coppa Davis vincendoli tutti e lasciando per strada solo tre set. Nonostante tutti questi numeri fantascientifici a favore del 35enne di Belgrado, tra cui anche l’unico scontro diretto, il n. 13 del mondo ha realizzato l’impresa imponendosi 6-3 7-6(3) in 1h35′.

C’è da dire che Nole, come ieri, era partito fortissimo incantando il pubblico della O2 Arena, prima però di spegnersi gradualmente a causa del nervosismo nel primo set – ma anche di un Felix cresciuto esponenzialmente al servizio – e di un problema fisico accusato all’avanbraccio destro nella seconda frazione, probabilmente dovuto alla doppia fatica di ieri ma anche ai carichi agonistici molto impellenti dopo un paio di mesi di assenza dalle competizioni. Per il semifinalista dello US Open 2021 si tratta dell’undicesima vittoria contro un Top Ten, tra l’altro la seconda consecutiva dopo quella della scorsa settimana fatta registrare ai danni di Alcaraz in Davis, la quinta del 2022: aveva battuto anche Zverev in ATP Cup ad inizio anno, poi il Canada trionfò nella manifestazione e, uno dietro l’altro Rublev e Tsitsipas per conquistare il suo primo torneo nel Tour maggiore a Rotterdam spezzando la maledizione delle finali perse.

Dunque sprecati entrambi i match point per il Team Europe, con la giornata che si era aperta con lo score di 8-4 per la squadra di Bjorn Borg. Tuttavia adesso la situazione si è totalmente ribaltata, dopo il successo in rimonta dello stesso canadese in coppia con Sock contro Berrettini/ Murray, e i ragazzi di John McEnroe ora pregustano il rimontone. Avanti 10-8 il Resto Del Mondo, in campo fra qualche minuto Tsitsipas-Tiafoe: Frances ha sulla racchetta la storica prima affermazione dei “rossi” da cinque anni a questa parte. Ma l’eroe in goni caso sarebbe Felix da Montreal, che ha portato a casa due “pesantissime vittorie” da tre punti ciascuna.

IL MATCH – La sfida vede la presenza speciale di un ospite d’onore sulla panchina europea, si tratta dell’attore britannico Tom Hiddleston, divenuto celebre per aver interpretato il ruolo del Dio dell’inganno Loki nell’Universo Marvel, che chiacchiera amabilmente con Ruud mentre Djokovic e Auger-Aliassime sono impegnati nel palleggio di riscaldamento

Il campione serbo sembra non aver mai abbandonato la O2 Arena, probabilmente ha messo le tende e ha riposato direttamente sul campo da gioco, ripartendo da dove aveva finito ieri contro Tiafoe. Semplicemente, il primo game della partita è un manifesto della perfezione tennistica, un’enciclopedia di come si dovrebbe giocare a questo sport: Nole è dominante in ogni aspetto dello scambio, si diverte prima a spolverare l’incrocio delle righe con un rovescio lungolinea sensazionale che solo lui e pochi altri eletti nella storia di questo gioco possono permettersi di eseguire. Poi, non contento, il 35enne di Belgrado mostra un strettino di dritto da cineteca abbinato ad un successivo approccio in slice sempre dal lato destro essenzialmente meraviglioso e letale. La grandezza di Nole, come anche degli altri due Big Three, è stata la costante capacità di evolvere il loro tennis aggiungendo in continuazione soluzioni innovative. Il break in apertura di partita, è proprio la conseguenza dell’abilità costruita lungo la carriera nel saper variare e attingere sovente a stratagemmi diversi: i tagli in back sono mortiferi e regalano l’1-0 e servizio all’ex n.1 del mondo. Chiaramente, però, bisogna riconoscere come il lavoro sia stato notevolmente facilitato, se non posto sul piatto d’argento, dalla prima mancante di Auger-Aliassime – una su cinque punti giocati nel game -. Pian piano, tuttavia il 23enne canadese riesce a scuotersi e ad entrare mentalmente dentro il match. Si porta per due turni di risposta consecutivi sul 30-30: mentre nel primo caso le sfilettate del dritto serbo non lasciano scampo comandando a più non posso; nella seconda circostanza dopo un miracolo in difesa con un’anticipazione motoria incredibile del 21 volte campione Slam, Felix sfrutta due disattenzioni del n. 7 ATP – tra cui un doppio fallo sul break point – per centrare il contro-break. Il rendimento della battuta del classe 2000 di origini togolesi, a questo punto, accresce sensibilmente la propria capacità di perforazione. Tanti punti diretti, anche due ace, e il parziale del nordamericano ribalta lo score (3-2). Il semifinalista dello US Open 2021 ha le idee molto chiare, si sposta frequentemente dal lato sinistro per giocare lo sventaglio ed evitare così d’incastrarsi con il suo bimane sulla diagonale “rovescia” dell’uomo di gomma. Finora 10/13 con la prima per il 13 del ranking, 3/7 con la seconda: dunque se si volesse sintetizzare in maniera brusca, FAA deve mettere il suo primo servizio altrimenti non c’è quasi mai partita.

Nel settimo game Djokovic esce dalla diagonale al momento giusto con il bimane in parallelo, il nativo di Montreal arriva in ritardo sulla palla ed è break point. Qui i nervi di Novak iniziano ad “affogare” nella rabbia, chiamata dubbia con il giudice di sedia che rettifica la decisione del giudice di linea. Il serbo non ci sta e caccia fuori un urlaccio, ma il replay sbugiarda sia lui che l’arbitro. Il tennista in maglia blu non sembra essere riuscito a placare la sua ira, per l’occasione mancata, e così nonostante l’aiuto derivante dalle palle nuove gioca un pessimo turno di servizio: facendosi addirittura strappare la battuta a 0, con la complicità di uno scatenato Auger-Aliassime che si esalta con un vincente pazzesco dopo l’altro – due di dritto, in mezzo ad uno di rovescio -. Il vincitore di sette Wimbledon si consegna attraverso discese a rete insensate, Felix non si fa pregare e chiamando a raccolta il suo bolide-cannone che si ritrova va vanti di un set: 6-3 in 38 minuti per Team World.

Il campione serbo è in rottura prolungata, si fa breakkare in apertura di seconda frazione. Troppo docili le sue seconde, eccessivamente comode da attaccare per l’avversario. Il n. 1 del Canada entra che è un piacere, specialmente con il dritto, in ribattuta; e se Nole commette anche errori gratuiti in uscita dal servizio la situazione si complica maledettamente per lui. Infatti, da par suo, il ragazzo in maglia rossa continua a sfornare ace a gogo e in una amen siamo 2-0. Nel frattempo Djokovic comincia a toccarsi vistosamente il braccio destro, cercando di sciogliere il polo destro. Ed ecco, che ci vengono in soccorso le immagini del riscaldamento di rifinitura, dove il campione di Roma 2022 ha svolto dei lavori specifici durante lo stretching proprio sull’arto superiore destro assieme al suo storico fisioterapista argentino Ulises Badio. Si intravede difatti, come Novak adesso faccia enorme fatica sia a spingere la battuta che il dritto. L’ex n. 1 del ranking in qualche modo riesce comunque a mantenersi in scia, pur non essendo al meglio, grazie soprattutto alla sua micidiale copertura del campo tentacolando. Felix è in totale controllo, tuttavia se c’è un aspetto sul quale può ancora compiere miglioramenti ingenti è la tenuta mentale: inspiegabilmente sente il momento, e con una sequela di regali confeziona il 3-3. Djokovic ringrazia, e sembra rigenerarsi oltre che assorbire nuova linfa vitale dalla parità conquistata. Il dritto però non cammina, ha quasi un blocco psicologico nel lasciarlo andare: allora Felix gli monta sopra nuovamente, quasi come riuscisse ad esprimersi al meglio soltanto quando deve inseguire; il settimo game è una autentico viaggio agli Inferi e ritorno con il candese che prima sale 15-40, ma poi al momento di guadagnarsi il nuovo vantaggio manca il colpo del ko su esecuzioni molto banali. Ripristinato l’ordine on-serve, ciò nonostante i turni di servizio del tennista balcanico sono sempre una montagna russa: nell’ottavo gioco con la prima un pò ballerina per via del problema al polso – o all’avanbraccio – il serbo è costretto a fronteggiare un pericoloso 30-30, tuttavia il back canadese ricade largo. Al cambio campo, viene strappato un sorriso a Djokovic da parte di Berrettini, che lo invita a metterci un mix tra “cazzimma napoletana e serba“. Nole in questo frangente di gara verticalizza maggiormente, per allievare la sofferenza nei propri turni alla battuta; dal canto suo Auger gestisce con autorità. Sarà quindi tie-break: scambio di mini-break per iniziare, poi è il n. 13 a piazzare il secondo allungo nel quarto punto con un rovescio tagliato che Novak non controlla. Questo strappo porta Felix sul 5-2, il quale tiene entrambi i suoi servizi per consolidare il vantaggio, da sottolineare il secondo dove il 23enne di Montreal ha giocato uno spettacolare rovescio sulla riga dopo una seconda. Djokovic non c’è più, rovescio sparato lungo. Al secondo match point, schema prediletto da Auger – servizio e dritto – e partita in cassaforte: 7-6(3) in 57 minuti.

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Laver Cup: il Team World non molla, Berrettini e Murray battuti al super tiebreak

Auger-Aliassime e Sock partono male ma vincono il secondo set e anche un equilibrato super tiebreak, McEnroe esulta orgoglioso

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Jack Sock (sinistra) e Felix Auger-Aliassime (destra) - Laver Cup 2022 Londra (foto @ATPTour_ES)

F. Auger-Aliassime/J. Sock [WLD] b. M. Berrettini/A. Murray [EUR] 2-6 6-3 [10-8]

Matteo Berrettini e Andy Murray vincono il primo set 6-2 senza storia, contro Jack Sock e Felix Auger-Aliassime ma calano nel secondo set perdendo 6-3. Il team Europe deve infine arrendersi al super tiebreak 8-10.

Nella terza giornata della Laver Cup più emozionante di sempre, hanno aperto le danze in doppio il nostro Matteo Berrettini, reduce da due vittorie consecutive, sia contro il canadese Aliassime che in doppio insieme al serbo più forte del mondo. Era infatti il team World a dover cercare di rimontare in questa terza giornata, dopo aver perso un singolare e il doppio il giorno prima. Per la rimonta sono stati schierati Auger-Aliassime e Sock. L’impresa è riuscita. Dopo un primo set in cui nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria dello statunitense e del canadese, i due si sono andati a prendere una buona rivincita nel secondo set vincendo 6-3 con un break di vantaggio. Il super tiebreak è stato molto equilibrato con tanta tensione da entrambi i lati del campo. Un doppio fallo a testa per il team Europe e due volée sbagliate di Murray però, hanno concesso al team World più chance di aggiudicarsi questo super tiebreak. E senza esitare Aliassime e Sock sono andati a prendersele con le unghie, vincendo 10 punti a 8 un doppio discreto.

 

IL MATCH

Primo set: Prima palla break per il team Europe sul 1-1: Berrettini tiene bene la diagonale con Sock e l’Europa si aggiudica il break grazie a un errore di Sock che sbaglia fuori: 2-1 per l’Europa. Le due squadre continuano a tenere il proprio turno di servizio e il tema World non sembra scoraggiato dal break precedente concesso, tenendo il turno di servizio successivo a 0. Si gira 3-2 per Berrettini e Murray. Il romano tiene bene il suo turno di servizio a zero e continua la scalata del primo set 4 giochi a 2 per l’Europa. Sul 30 pari Murray e Berrettini si aggiudicano un’altra esilarante palla break colpendo entrambi la stessa palla, lo scozzese addirittura cade inciampandosi nel piede destro di Matteo. Nel frattempo, Roger si era appena seduto a pranzo, e le telecamere lo riprendono mentre se la ride di gusto a tavola guardando lo schermo. La confusione li porta comunque a prendersi questa chance di palla break, annullata però, da un’ottima volée di Aliassime. Arriva una seconda palla break e questa volta grazie all’errore del canadese, il team Europe può andare a sedersi avanti 5 giochi a 2. Murray serve per conquistare il primo set e senza alcuna difficoltà ci riesce chiudendo 6-2.

Secondo set: Inizia Auger-Aliassime a servire per il secondo set. E finalmente arriva una palla break anche per il team World che non sbaglia in uno scambio tutto a rete. In un attimo Aliassime e Sock conducono 3 a 0. Murray e Berrettini appaiono un po’ sconfortati ma al turno di battuta successivo Murray cerca di rimediare un po’ ai danni e i due si riavvicinano un pochino 3 a 1. Ed ecco che qualche game dopo, 4 a 2 per Sock e Aliassime, arrivano due palle del controbreak grazie ad un buon recupero del romano sotto rete. La prima chance sfuma per colpa di un rovescio di Berrettini finito in rete. Anche la seconda se ne va con la perfetta chiusura del canadese. La lotta continua per un po’ ai vantaggi ma alla fine Sock e Aliassime portano a casa anche questo game e si gira 5 a 2. (86% di palle vinte con la prima di servizio contro 66% World.) Sul 5 a 3 Berrettini si avvicina alla panchina e chiede a Federer, Tsitspas e il resto della squadra di aiutarli cercando di essere rumorosi. Sul primo punto che porta la squadra 15-0 grazie ad una volée perfetta di Murray, Federer si alza in piede ed esulta fortissimo, proprio come gli aveva chiesto Matteo. Il game si prolunga fino ai vantaggi ma niente da fare per l’Europa, il secondo set finisce 6-3 per il team World.

Super tiebreak: Sul’1-1 arriva il primo minibreak per il team Europe per colpa di una volée finita fuori di Aliassime. Murray purtroppo gliela restituisce subito nel punto successivo ed è 2 pari con ancora un servizio dello scozzese che tira una seconda coraggiosissima e non sbaglia: 3-2. Altro minibreak regalato da Sock con un dritto troppo lungo, si gira 4 a 2 per l’Europa. Sul 4-3 però lo statunitense si prende la sua rivincita con una risposta di rovescio vincente sulla seconda di Berrettini. Ancora un servizio per il romano sul 4 pari che purtroppo commette un dannoso doppio fallo, ora il minibreak è per il team World che si porta avanti 5-4. Sul 6-4 Murray e Matteo si difendono bene sotto rete e recuperano il minibreak precedente andando a servire sotto 6-5. Lo scozzese però commette a sua volta un inaspettato doppio fallo ridandogli il minibreak: 7-5 team World. Ma poco dopo recupera ancora, proprio Murray, riportando lui e Berrettini 7 pari. Ora non ci sono più minibreak ma tanta tensione: nessuno riesce quasi più a mettere la prima di servizio. Il romano finalmente ne mette una ma Murray sbaglia la volée ed è matchpoint per il team World che ora ha due servizi con Aliassime. Ne basta uno e Sock chiude alla perfezione sotto rete. Il super tiebreak finisce qui: 10-8 per il team World e l’esultanza di McEnroe.

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